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Struttura di un linfonodo normale

La struttura di un linfonodo normale è questa: ha delle zone caratteristiche del tipo di cellula (cioè ogni cellula ha la sua zona così come in una caserma la fanteria è da una parte, la cavalleria è dall'altra, lo stesso discorso vale per il linfonodo). Intanto il linfonodo va diviso in una corticale e in una midollare, presenta un linfatico afferente ed uno efferente; abbiamo una zona corticale costituita dai follicoli, che a loro volta hanno il loro centro germinativo ed il mantello entrambi costituiti da cellule B; poi c'è la zona interfollicolare che è costituita da cellule T ed in questa zona ci sono anche le venule ad alto endotelio che rappresentano la via di passaggio dei linfociti T direttamente al sangue; poi abbiamo la zona midollare con i seni dove si trovano le cellule istiocitarie. Di seni abbiamo quelli della midollare e quelli della corticale che stanno sotto la corteccia dove arriva il linfatico afferente.

Cellule e marcatori

Quindi cellule B: follicoli, cellule T: zone interfollicolari, cellule del sistema monocito-macrofagico: li abbiamo divisi in:

  • Istiociti e macrofagi che si trovano nei seni
  • Cellule reticolari dendritiche che sono ubiquitarie (si trovano sia nel follicolo che nelle zone interfollicolari).

Così come noi marchiamo i linfociti B con il CD 20 o con il CD 79a, i linfociti T con il CD3, salvo poi suddividerli in CD4 (T-helper) e in CD8 (T-suppressor). Marchiamo sia gli istiociti circolanti, sia le cellule del sistema monocito-macrofagico con il CD68; le cellule reticolari dendritiche però hanno anche una positività per la proteina S-100 (un costituente citoscheletrico), che marca le cellule neuroectodermiche - da qui la loro postulata derivazione - (somigliano un po' a dendriti neuronali).

Iperplasie e linfadenopatie

Le iperplasie vanno divise in:

  • Iperplasia follicolare (iperplasia dei follicoli) e quindi zona B (molte infezioni batteriche danno una iperplasia follicolare)
  • Espansione (iperplasia) delle aree interfollicolari, quindi aree T (molte infezioni virali, soprattutto nei bambini e nei giovani danno questo tipo di linfadenopatia)
  • Iperplasia sinusoidale ovvero istiocitosi dei seni (ad esempio la presenza di talco o di sostanze amorfe che possono penetrare, polveri, etc. possono dare una attivazione dei seni con istiocitosi dei seni).

Ma spesso la linfadenopatia è mista e prevale o l'uno o l'altro. Prevale sempre una componente ma in genere tutte queste tre componenti partecipano alla iperplasia. Spesso sentirete adesso quando faremo le linfadeniti speciali l'istiocitosi immatura dei seni: in alcune linfadeniti come nella mononucleosi infettiva o in quella a cellule epitelioidi c'è la presenza nei seni di alcune cellule monocitoidi immature che presentano a volte atipie e possono essere confuse con elementi neoplastici immaturi; quando c'è la presenza di questi elementi monocitoidi si parla di istiocitosi immatura dei seni.

Linfadeniti e necrosi

Esistono poi linfadeniti con aree di necrosi, e alcune linfadeniti di tipo granulomatoso cioè in cui nel linfonodo abbiamo una flogosi di tipo granulomatosa, cioè una flogosi con cellule epitelioidi, con cellule giganti tipo corpo estraneo, linfociti fibrociti e fibroblasti.

Linfoadeniti speciali

Le linfoadeniti speciali sono linfadeniti in cui il quadro morfologico richiama l'eziopatogenesi, cioè c'è una diretta correlazione tra il pattern morfologico e l'eziologia. Queste linfadeniti vengono divise in forme non granulomatose e in forme granulomatose.

Forme non granulomatose

Gruppo eterogeneo che vanno segnalate perché in alcuni casi hanno un significato ai fini dell'insorgenza del linfoma. Una linfadenopatia non può essere considerata tout-court una precancerosi (un precursore morfologico) perché non è la cellula che si trasforma in cancro ma è il disordine immunologico che sta alla base della linfadenopatia che può far insorgere il linfoma; per esempio se noi consideriamo la linfadenopatia da AIDS, qui è frequente l'insorgenza di un linfoma (così come anche di un sarcoma di Kaposi), alla base della sua insorgenza c'è il disordine immunologico che determina la stessa linfadenopatia.

Un altro concetto è opportuno chiarire adesso: a differenza delle neoplasie epiteliali, connettivali, mesenchimali etc. dove la cellula neoplastica (abbiamo visto che la possiamo diagnosticare) ha delle atipie e delle caratteristiche sia morfologiche che biomolecolari tipiche della neoplasia maligna, nel linfoma questo non succede; cioè la cellula linfatica neoplastica, tranne alcune eccezioni, è simile alla cellula linfatica normale. Allora come riusciamo a classificare il linfoma?

Al di là della monoclonalità (anche questa non sempre osservata), ovvero la cellula neoplastica avrà un fenotipo caratteristico, tipico, monoclonale; per esempio un linfoma secernente produce o solo IgG o solo IgM o solo IgA (quindi c'è una monoclonalità), mentre una reazione infiammatoria li produce tutti (quindi policlonalità). Questo perché la genesi del linfoma è diversa rispetto a quella di una neoplasia maligna classica: nel linfoma si ha l'espansione di un clone cellulare che sopraffà e sostituisce tutti gli altri cloni cellulari ed in un certo senso si ha anche un arresto maturativo (dal linfocita B1 o dall'immunoblasto o dal centrocita o dal centroblasto rimane bloccato per cui non si hanno gli elementi a valle di questo percorso formativo).

Vi ricordo che sia per le linfadenopatie non neoplastiche che per quelle neoplastiche noi parliamo di monostazionalità quando è interessato uno o più linfonodi ma di una sola stazione linfonodale; e di pluristazionalità quando sono interessate più stazioni linfonodali. Parliamo di stazioni linfonodali superficiali (linfonodi latero-cervicali, ascellari, inguinali per esempio); parliamo di linfonodi profondi (mediastinici, mesenterici, lombo-aortici etc.). Anche la localizzazione dipende dal tipo di linfadenopatia così come poi vedremo dal tipo di linfoma.

Le linfadeniti speciali sono per lo più primitive, ma anche secondarie a processi situati nei territori tributari. La cosa più importante è che il quadro patologico è sufficientemente distintivo per identificarne l'eziologia o comunque l'appartenenza a...

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Scienze mediche MED/08 Anatomia patologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia Patologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Agozzino Lucio.
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