Lombricale per Skuola.net
Vescica
Le neoplasie
Tra i tumori che si verificano in vescica circa il 95% è di origine epiteliale, il resto mesenchimale; a loro volta i tumori epiteliali sono per la maggior parte (circa il 90% dei casi) tumori dell’urotelio. La classificazione più accreditata dei tumori uroteliali è quella della ISUP (International Society of Urological Pathology) del 1998, la quale li distingue in:
- Papilloma uroteliale: rappresenta meno dell’1% dei tumori vescicali, è frequente nei giovani ed è di piccole dimensioni 0,5-2 cm, presentandosi con papillomi, strutture vegetanti costituite da un asse fibrovascolare. Esiste poi un’ulteriore distinzione di tali lesioni in papillomi esofitici ed invertiti. La differenza sta nella differente crescita: aggettante nel lume vescicale per i primi ed in direzione della lamina propria per i secondi; da qui la conseguente formazione, rispettivamente, di papille e strutture nastriformi anastomizzate tra loro.
- Neoplasia uroteliale a basso potenziale di malignità o PUNMLP: sono lesioni simili al papilloma, ma presentano un urotelio più spesso (>7 strati) e nuclei ingranditi; le rare figure mitotiche che si possono ritrovare rendono ragione del potenziale di malignità piuttosto basso.
- Carcinoma papillare uroteliale di basso grado: si presentano con un’architettura ordinata, con cellule coese tra loro e che conservano una certa polarità, ma che esprimono un certo grado di atipia (nuclei ipercromatici, sparse figure mitotiche, pleiomorfismo).
- Carcinoma papillare uroteliale di alto grado: si caratterizza per la disorganizzazione, la perdita di polarità e di coesione tra cellule, marcata atipia che si riflettono in un’incidenza molto più alta di altri tumori all’invasione.
La restante parte di tumori epiteliali è poi costituita dai meno frequenti:
- Carcinoma squamoso: rappresenta il 3-7% dei tumori vescicali, ha un’incidenza piuttosto alta nelle zone endemiche per lo Schistosoma a causa dell’insulto cronico alla mucosa che ne deriva.
- Carcinomi misti: più frequenti del precedente, sono invasivi e citologicamente molto variabili tra sottotipi che ad esempio esprimono abbondante cheratina ed altri più anaplastici.
- Adenocarcinomi: rari, simulano quelli del tratto gastrointestinale.
- Carcinoma a piccole cellule: simile a quello del polmone, si sviluppa più spesso in associazione ad altri tumori.
Complessivamente si pensa che la maggior parte dei tumori vescicali origini da due tipi di lesioni: l’iperplasia papillare uroteliale ed il carcinoma in situ (o carcinoma uroteliale piatto non invasivo). Questo è costituito da cellule istologicamente maligne che però non infiltrano la membrana basale. Macroscopicamente è una lesione piatta, arrossata, granulosa ed ispessita; le cellule di cui è composto sono atipiche e possono o interessare tutto lo spessore dell’urotelio o solo alcune zone all’interno di urotelio normale (diffusione pagetoide), tipica in entrambi i casi rimane la mancanza di coesione tra cellule, che porta a sfaldamento delle stesse con il loro rinvenimento nelle urine. Se non è trattato, il CIS nel 50-75% dei casi evolve in carcinoma invasivo.
Dei tumori mesenchimali i sarcomi ne rappresentano il tipo predominante. Al di là della classificazione, la morfologia generale dei tumori uroteliali (i più frequenti) ci dice che si tratta di tumori con: aspetto papillare o nodulare o piatto, le cui dimensioni variano tra 1 e 5 cm, con comportamento variabile, ed a localizzazione frequente a livello della parete posteriore o laterale della base della vescica. Di tutti i tumori della vescica meno del 10% tra quelli definiti ‘a basso grado’ è invasivo, contro l’85% di carcinomi definiti ‘ad alto grado’ sono invasivi. In sede di invasione possono penetrare la parete vescicale, ma anche la prostata, le vescicole seminali, gli ureteri ed il retroperitoneo. Circa il 40% dei tumori profondi metastatizzano ai linfonodi regionali. A seguito di exeresi possono poi verificarsi delle recidive, spesso a più alto grado di malignità, che sono favorite da fattori quali: dimensioni notevoli del tumore primitivo, stadio e grado avanzati, multifocalità.
I papillomi ed i carcinomi papillari uroteliali a basso grado hanno sopravvivenza a 10 anni del 98%. I carcinomi uroteliali papillari ad alto grado hanno un tasso di mortalità di circa il 25%, ma chi sviluppa un tumore primitivo a partire da un carcinoma in situ ha meno possibilità di invasione muscolare e morte per malattia. I tumori che si caratterizzano per una prognosi più sfavorevole sono l’adenocarcinoma ed il carcinoma squamoso.
Prostata
Prostatiti, IPB e neoplasie
Patologie infiammatorie/Prostatiti
- Prostatite batterica acuta: La prostata all’esplorazione rettale si presenta soffice ed edematosa, al microscopio si possono osservare piccoli ascessi disseminati, aree di necrosi ed edema diffuso. Clinicamente si associa a febbre, brividi e disuria e l’eziologia è da ricercare nell’infezione sostenuta da ceppi normalmente responsabili di infezioni urinarie (E. Coli, Enterococchi e Stafilococchi) che si pensa possano localizzarsi nella ghiandola a seguito di un reflusso intraprostatico o a seguito di diffusione ematogena o di procedure chirurgiche.
- Prostatite batterica cronica: Difficile da diagnosticare e curare, si presenta clinicamente con dolore al basso addome e disuria con senso di fastidio sovrapubico e perineale. Importante rappresenta, a fini diagnostici, il riscontro di leucociti nel secreto prostatico. Si tratta di forme associate a infezioni recidivanti urinarie e si pensa che uno dei fattori che possa favorire la localizzazione prostatica dei patogeni sia l’utilizzo di antibiotici che non si distribuiscono in tale organo, creando un ambiente adatto alla loro sopravvivenza e replicazione.
- Prostatite cronica abatterica: Risulta indistinguibile dalla precedente, si fa diagnosi nel momento in cui vi sono più di 10 leucociti per campo ad alto ingrandimento con colture negative. Ovviamente è definita abatterica perché non si associa con uno storico di infezioni recidivanti in anamnesi.
- Prostatite granulomatosa: Viene definita ‘specifica’ se è correlata alla presenza di un germe e ‘aspecifica’ in caso di sua assenza. Para-fisiologicamente può riscontrarsi a seguito di terapia del carcinoma della vescica mediante le instillazioni di BCG; in senso patologico possono riscontrarsi dei granulomi micotici negli immunocompromessi nella forma specifica oppure possono presentarsi come reazione alla fuoriuscita di materiale da acini o dotti ghiandolari rotti.
Ipertrofia prostatica benigna o iperplasia nodulare
Si tratta di una condizione clinica molto frequente negli uomini oltre i 50 anni di età che consiste nell’iperplasia dello stroma e delle cellule prostatiche, con formazione di noduli che vanno spesso poi a comprimere il canale uretrale, causando problematiche alla minzione. Una prostata con IPB pesa in genere tra 60 e 100 g (il peso medio è compreso tra i 10 e 20g) e l’iperplasia è localizzata all’interno della zona di transizione, dapprima ad origine stromale (nelle fasi iniziali) e successivamente epiteliale. Al taglio i noduli possono variare in colore e consistenza, sono giallo-rosei, in genere soffici e rilasciano una secrezione lattescente se la proliferazione è prevalentemente ghiandolare, mentre l’aspetto sarà grigio, meno distinguibile dal resto della ghiandola e la secrezione assente se l’iperplasia è prevalentemente fibromuscolare. La capsula non è presente, ma si viene comunque a formare un piano di rottura tra iperplasia e restante ghiandola a seguito della compressione del tessuto.