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Anatomia I – Apparato locomotore Appunti scolastici Premium

Appunti della materia di Anatomia I sull'apparato locomotore. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Anatomia generale, cellule, tessuti, organi, apparati, Organi cavi dell'apparato circolatorio, Tonache, Tonaca... Vedi di più

Esame di Anatomia I docente Prof. M. Giulisano

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ESTRATTO DOCUMENTO

Mezzi d’unione:

a. Legamento longitudinale anteriore: è un nastro fibroso che si trova sulla faccia

anteriore dei corpi vertebrali, dall’epistrofeo fino alla parte superiore del sacro.

Aderisce fortemente ai corpi vertebrali e più lassamente ai dischi

intervertebrali.

b. Legamento longitudinale posteriore: sulla faccia posteriore dei corpi vertebrali,

è perciò rivolto verso il canale vertebrale. Si estende dall’osso occipitale al

sacro, come una benderella fibrosa a contorno festonato, perché è slargata a

livello dei dischi intervertebrali e ristretta a livello dei corpi. La faccia

anteriore del legamento aderisce ai corpi e ai dischi intervertebrali; la faccia

posteriore è in rapporto con la dura madre.

Diartrosi: giunzioni tra i processi articolari, articolazioni intrinseche

Tipo di articolazione: queste diartrosi sono del tipo delle ARTRODIE perché si

articolano faccette articolari piane o leggermente incurvate (vedi segmento lombare).

Movimenti a livello dei processi articolari: sono sempre di scorrimento tra le

superfici. Il piano è quasi frontale nelle vertebre cervicali e toraciche, è sagittale nel

segmento lombare.

Mezzi d’unione:

a. Capsula fibrosa, che ha, all’interno, una sinoviale lassa.

b. La capsula è rinforzata, in tutti i segmenti della colonna, dai legamenti gialli.

c. Inoltre nei segmenti toracico e lombare si trova, sulla capsula fibrosa, un

legamento di rinforzo posteriore.

Legamenti a distanza:

Legamenti gialli tesi fra le lamine, sono formazioni rettangolari costituite da

tessuto elastico: sono ben visibili all’interno del canale vertebrale. Si estendono dalla

faccia anteriore della lamina sovrastante al margine superiore della lamina

sottostante. La loro faccia anteriore è in rapporto con la dura madre, quella posteriore

con le lamine e quindi con i muscoli spinali. Sulla linea mediana, i legamenti gialli

dei due lati continuano tra loro vicino alla base dei processi spinosi. Lateralmente

ricoprono la parte mediale dei processi articolari, rinforzando la capsula fibrosa che

riunisce i processi stessi.

Legamenti interspinosi uniscono i processi spinosi, fissandosi su 2 processi

spinosi contigui e proseguendo fino ai legamenti gialli.

Legamenti sovraspinosi uniscono i processi spinosi; si sovrappone al legamento

interspinoso. E’ un cordone fibroso che si estende per tutta la colonna vertebrale,

fissandosi all’apice dei processi spinosi. Nel segmento cervicale della colonna, il 73

legamento sovraspinoso è molto sviluppato formando il legamento cervicale

posteriore, detto anche legamento nucale.

Legamenti intertrasversari connettono i processi trasversi di vertebre vicine.

Hanno forma e dimensioni variabili. Sono massimamente sviluppati nel tratto

lombare della colonna.

Articolazioni estrinseche: articolazioni craniovertebrali

Si classificano, in base alla funzione, in un unico complesso giunzionale, le diverse

articolazioni che consentono i movimenti della testa sul rachide:

Articolazione atlo-assiale mediana:

Tipo di articolazione: è una diartrosi a ginglimo laterale o trocoide.

Superfici articolari: tra il dente dell’epistrofeo e un anello osteofibroso, formato

dall’arco anteriore e dal legamento trasverso dell’atlante.

L’anello osteofibroso atlantoideo ha la FOSSETTA del DENTE, che si trova nel

centro della faccia posteriore dell’arco anteriore dell’atlante. La fossetta del dente è

una superficie articolare rivestita di cartilagine, che accoglie la faccia anteriore del

dente dell’epistrofeo. La parte posteriore dell’anello è fibrosa ed è formata dal

legamento trasverso dell’atlante, rivestito di cartilagine articolare nella parte di mezzo

che è in contatto con il dente. Anche il dente dell’epistrofeo è rivestito di cartilagine

articolare, sia anteriormente sia posteriormente.

Mezzi d’unione: dati dai legamenti tesi tra il dente dell’epistrofeo e l’osso occipitale.

Articolazione atlo-assiale laterale:

Tipo di articolazione: sono artrodie.

Superfici articolari: articolazione tra i processi articolari delle PRIME DUE

VERTEBRE CERVICALI. Le superfici articolari dell’atlante si trovano sulla faccia

inferiore delle masse laterali; con questi si articolano i processi articolari superiori

dell’epistrofeo.

Mezzi d’unione: le 2 vertebre sono unite da:

 2 legamenti atlo-assiali collaterali: sono lamine fibrose che si fissano sul

contorno delle superfici articolari delle 2 vertebre.

 Da 1 legamento atlo-assiale anteriore: si estende dal margine inferiore dell’arco

anteriore dell’atlante alla faccia anteriore del corpo dell’epistrofeo.

 Da 1 legamento atlo-assiale posteriore: va dall’arco posteriore dell’atlante alle

lamine e alla base del processo spinoso dell’epistrofeo. 74

Articolazione atlo-occipitale:

Tipo di articolazione: è una diartrosi di tipo condiloideo.

Superfici articolari: tra i condili dell’osso occipitale e le cavità glenoidee, che sono

sulla faccia superiore delle masse laterali dell’atlante. Le superfici articolari dei

condili OCCIPITALI sono allungate e oblique da dietro in avanti e dall’esterno

all’interno. Le superfici articolari dell’ATLANTE corrispondono perfettamente.

Mezzi d’unione:

Capsula articolare: fibrosa, si fissa sul contorno delle superfici articolari ed è

o più ispessita lateralmente.

Membrana atlo-occipitale anteriore: si attacca, in alto, sul contorno anteriore

o del foro occipitale e, in basso, sul margine superiore dell’arco anteriore

dell’atlante. La faccia anteriore di questa membrana è rinforzata da una

benderella fibrosa che è l’origine del legamento longitudinale anteriore.

Membrana atlo-occipitale posteriore: più sottile della precedente; si estende dal

o contorno posteriore del foro occipitale al margine superiore dell’arco

posteriore dell’atlante. E’ perforata dall’ARTERIA VERTEBRALE e dal 1°

NERVO CERVICALE.

Legamenti a distanza:

Completano il complesso delle articolazioni cranio-vertebrali, in particolare quella

che connette l’epistrofeo all’occipitale (articolazione occipitoassiale). Si dividono in:

1. Legamenti occipito-assiali propriamente detti: che sono 3, uno mediano e 2

laterali. Il legamento mediano (membrana tectoria) origina dalla doccia

basilare dell’osso occipitale, che si trova davanti al foro occipitale e scende

fino alla faccia posteriore del corpo dell’epistrofeo, passando dietro al dente

dell’epistrofeo e al legamento trasverso dell’atlante. I legamenti laterali si

fissano sulla parte laterale del contorno del foro occipitale e discendono

obliquamente per andare sulla faccia posteriore del corpo dell’epistrofeo.

2. Legamenti occipito-odontoidei: sono 3 e si distinguono in mediano e laterali. Il

legamento mediano va dal contorno anteriore del foro occipitale all’apice del

dente. I legamenti laterali o alari vanno dalla faccia mediale dei condili

occipitali fino alle facce laterali del dente.

MUSCOLI DEL RACHIDE

Si dividono anche questi in intrinseci ed estrinseci. Quelli propri del rachide sono gli

intrinseci (origine e terminazione sulla colonna vertebrale).

M. delle docce vertebrali o spinodorsali o m. erettori della colonna vertebrale: sono la

maggior parte dorsali, a ridosso dello scheletro. Sono lo strato profondo dei muscoli

dorsali, infatti, sono ricoperti, dalla profondità verso la superficie, da 2 strati di

muscoli (spinocostali e spinoappendicolari).

M. suboccipitali: muscoli delle docce vertebrali che originano dalla colonna e

terminano sul cranio.

M. prevertebrali del tratto cervicale 75

della colonna vertebrale si trovano ventralmente

M. sacrococcigei

Muscoli delle docce vertebrali:

Sono 2 masse carnose nelle docce vertebrali, a lato della linea formata dai processi

spinosi. Questi muscoli si estendono lateralmente fino agli angoli delle coste, nel

segmento toracico, e ai processi costiformi, nel segmento lombare. Sono rivestiti da

una fascia, che li separa dai m. superficiali spinocostali e spinoappendicolari

FASCIA NUCALE, nella zona più rostrale e FASCIA LOMBODORSALE, nei

segmenti inferiori.

I m. delle docce vertebrali sono formati da fascetti paralleli e leggermente obliqui

rispetto alla colonna.

Se classificati in base alla lunghezza:

I fasci più superficiali sono quelli più lunghi perché originano e terminano in

metameri molto distanti.

I fasci intermedi sono meno lunghi ed, infatti, l’origine e la fine si trovano al

massimo nello spazio di 2 o 3 metameri.

I fasci profondi hanno origine e fine in due segmenti contigui, sono perciò i più corti.

Si possono classificare anche in base agli strati, ma difficilmente perché non sono

divisi da fasce, cioè i fasci muscolari sono accolti in un ambiente connettivale

comune.

Distinguendo dalla superficie in profondità si hanno 3 gruppi di muscoli:

M. splenio della testa

M. splenio del collo piano più superficiale

M. sacrospinale

M. trasverso spinale piano intermedio

M. interspinosi

M. intertrasversari piano più profondo

M. suboccipitali

PIANO PIU’ SUPERFICIALE

Muscolo splenio della testa

Origine: dai 2/3 inferiori del legamento nucale e dai processi spinosi dell’ultima

vertebra cervicale e delle prime due vertebre toraciche.

Inserzione: si trova in alto e lateralmente, rispetto all’origine, sui 2/3 laterali della

linea nucale superiore e sul processo mastoideo. 76

Rapporti con altri muscoli: è ricoperto dai muscoli sternocleidomastoideo, trapezio,

romboide, dentato posteriore-superiore. A sua volta però ricopre i muscoli

semispinale e lunghissimo della testa.

Innervazioni: rami posteriori dei nervi cervicali, 2°, 3° e 4°

Movimento: contraendosi, estende la testa, inclinandola e ruotandola dal proprio lato.

Muscolo splenio del collo

Origine: dai processi spinosi della 3°, 4°, 5° e 6° vertebra toracica.

Inserzione: in alto e lateralmente verso i processi trasversi delle prime tre vertebre

cervicali.

Rapporti con alti muscoli: sotto il muscolo dentato posteriore superiore e il m.

romboide. Ricopre il m. lunghissimo e spinale del collo.

Innervazioni: rami posteriori dei nervi cervicali, 2°, 3° e 4°.

Movimento: estende la colonna cervicale.

Muscolo sacrospinale

E’ un lungo muscolo che si trova nelle docce vertebrali, per tutta la lunghezza della

colonna (dalla zona nucale alla sacrale).

Questo muscolo si divide in 3 parti:

 M. ileocostale, parte laterale:

Innervazione: dai rami posteriori dei nervi toracici e del 1° lombare.

Movimento: contraendosi, estende la colonna vertebrale e la inclina dal proprio lato;

può anche elevare e abbassare le coste.

E’, a sua volta, diviso in 3 zone:

 Ileocostale dei lombi:

Origine: di seguito al m. lunghissimo del dorso, dalla tuberosità iliaca, dalla

cresta iliaca, dal foglietto posteriore della fascia lombodorsale.

Inserzione: in alto e lateralmente, divergendo in otto lingue carnose, a livello

degli angoli delle 8 ultime coste.

 Ileocostale del dorso:

Origine: con 6 fasci, dalla faccia esterna delle ultime 6 coste medialmente

all’angolo.

Inserzione: tramite 8 tendini, agli angoli delle prime 7 coste e al processo

trasverso della 7° vertebra cervicale.

 Ileocostale del collo:

Origine: con 5 fasci carnosi, dagli angoli delle prime 5-6 coste.

Inserzione: con 3 tendini, ai processi trasversi della 4°, 5° e 6° vertebra

cervicale.

 M. lunghissimo, parte intermedia:

Innervazioni: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 1° cervicale al 5° lombare. 77

Movimento: estende ed inclina, dal proprio lato, la testa e la colonna vertebrale.

Si divide in 3 parti:

M. lunghissimo del dorso:

o Origine: dalla faccia posteriore del sacro, dal foglietto posteriore della fascia

lombodorsale e dai processi spinosi delle ultime vertebre lombari.

Inserzione: in alto si inserisce, con alcuni fasci laterali, ai processi costiformi

delle vertebre lombari e alle facce esterne di tutte le coste, esclusa la 1°, tra gli

angoli ed i tubercoli. Con altri fasci mediali si inserisce ai processi accessori

delle vertebre lombari e ai processi trasversi di tutte le vertebre toraciche.

M. lunghissimo del collo:

o Rapporti con altri muscoli: si trova tra l’ileocostale del collo e il lunghissimo

della testa.

Origine: dai processi trasversi delle prime 5 vertebre toraciche.

Inserzione: tubercoli posteriori dei processi trasversi della 2°, 3°, 4°e 5°

vertebra cervicale.

M. lunghissimo della testa:

o Rapporti con altri muscoli: si trova tra il lunghissimo del collo e il semispinale

della testa.

Origine: dai processi trasversi delle prime vertebre toraciche e dai processi

articolari delle 5 ultime vertebre cervicali.

Inserzione: all’apice e alla faccia posteriore del processo mastoideo del

temporale.

 M. spinale, parte mediale:

Rapporti con altri muscoli: tra il m.lunghissimo e i processi spinosi, forma la parte

mediale del m.sacrospinale.

Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale al 12° toracico.

Movimento: estende la colonna.

In generale, tutti i m. spinali originano e terminano a livello dei processi spinali.

Si divide in 3 parti:

 M. spinale del dorso:

Origine: dai processi spinosi delle prime 2 vertebre lombari e delle ultime due

o 3 vertebre toraciche.

Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre toraciche, dalla 2° alla 9°.

 M. spinale del collo:

Origine: dai processi spinosi delle ultime 2 vertebre cervicali e delle prime 2

toraciche.

Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre cervicali 2°, 3° e 4°.

 M. spinale della testa:

Origine: dai processi spinosi delle ultime vertebre cervicali e delle prime

toraciche.

Inserzione: i suoi fasci confluiscono insieme con quelli del m.semispinale della

testa. 78

PIANO INTERMEDIO

Muscolo trasverso spinale

Si trova nelle docce vertebrali, ventralmente al m.sacrospinale. Nell’insieme è

formato dai fasci che originano dai processi trasversi e si inseriscono nei processi

spinosi. E’ formato da 3 parti, su piani diversi, che sono il m.semispinale, il

m.multifido e i m.rotatori:

M.semispinale:

E’ la parte più superficiale del m.trasverso spinale e si divide in 3 parti:

 M.semispinale del dorso:

Origine: nasce dai processi trasversi delle ultime 6 vertebre toraciche.

Inserzione: nei processi spinosi delle ultime 2 vertebre cervicali e delle prime 6

toraciche.

 M.semispinale del collo:

Origine: dai processi trasversi delle prime 6 vertebre toraciche.

Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre cervicali dalla 2° alla 5°.

 M.semispinale della testa:

Rapporti con altri muscoli: si trova fra il legamento nucale e il m.lunghissimo

della testa.

Origine: dai processi trasversi delle prime 6 vertebre toraciche e dai processi

trasversi e da quelli articolari delle ultime 4 vertebre cervicali.

Inserzione: i suoi fasci si riuniscono a quelli del m.spinale della testa e si

portano medialmente ed in alto per andare verso la squama dell’osso occipitale,

tra le 2 linee nucali.

Il m.semispinale della testa si divide in una parte laterale ed una mediale:

- Parte mediale: ha nel ventre un tendine intermedio ed è perciò detta

m.digastrico della nuca. Rapporti con altri muscoli: è superficiale ed in

rapporto con i m.spleni e con il trapezio. Profondamente è in rapporto con

i m.retti posteriori e obliqui della testa.

In generale il m.semispinale è

Innervato: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal1° cervicale al 2° toracico.

Movimento: estende la testa e la colonna, ruotandole verso il lato opposto.

M.multifido:

Forma il secondo strato del m.trasverso spinale e si estende dal sacro all’epistrofeo.

Rapporti con altri muscoli: è più voluminoso nel tratto lombosacrale dove è ricoperto

dal lunghissimo del dorso. Nelle restanti parti si trova profondamente al semispinale.

Origine: i suoi fasci originano dalla faccia posteriore del sacro, dai processi

mammillari e accessori delle vertebre lombari, dai processi trasversi delle vertebre

toraciche e dai processi articolari delle ultime 4 vertebre cervicali.

Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre lombari, toraciche e cervicali, escluso

l’atlante.

I fasci delle varie parti del muscoli si estendono per 2-4 metameri. 79

Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale all’ultimo

lombare.

Movimento: estende e ruota dal lato opposto la colonna.

M.rotatori:

Complesso di fasci che formano lo strato profondo del m.trasverso spinale; si

estendono dal sacro all’epistrofeo.

Origine: dalla faccia posteriore dei primi 2 segmenti sacrali, dai processi mammillari

delle vertebre lombari, dai processi trasversi delle vertebre toraciche e cervicali.

Inserzione: alla base dei processi spinosi.

Uniscono metameri contigui (m.rotatori brevi) o si estendono per 2 o 3 segmenti

(m.rotatori lunghi).

Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale all’ultimo

lombare.

Movimento: contraendosi, estendono e ruotano la colonna.

PIANO PIU’ PROFONDO

Muscoli interspinosi

Sono tesi tra i processi spinosi di vertebre contigue e si trovano a lato dei legamenti

interspinosi. Sono ben visibili nei tratti cervicale e lombare del rachide

Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale all’ultimo

lombare.

Movimento: estendono la colonna.

Muscoli intertrasversari

Sono tesi tra i processi trasversi di vertebre vicine. Mancano spesso nel tratto

toracico.

Nel rachide cervicale si distinguono 2 m.intertrasversari per lato:

Uno anteriore che si fissano ai tubercoli anteriori e posteriori

Uno posteriore dei processi trasversi.

Nel rachide lombare si trovano 2 m.intertrasversari in ciascun lato:

Laterali: che si tendono tra i processi costiformi

Mediali: che si tendono tra i processi mammillari.

Innervazione: dai rami anteriori di tutti i nervi cervicali e dai rami posteriori dei nervi

spinali, dal 1° cervicale all’ultimo lombare.

Movimento: inclina lateralmente la colonna.

Muscoli suboccipitali (tipo particolare di m.delle docce vertebrali)

Sono 4 muscoli pari e simmetrici che si trovano profondamente nella parte superiore

del rachide, in stretto contatto con il piano scheletrico. 80

Collegano le prime vertebre cervicali tra loro e con la squama dell’osso occipitale.

Questi muscoli sono: i m.grande e piccolo retto posteriore della testa e i m.obliqui

superiore ed inferiore della testa.

M.grande retto posteriore della testa:

 Origine: dall’apice del processo spinoso dell’epistrofeo.

Inserzione: in alto e lateralmente nella squama dell’occipitale, sotto del terzo

medio della linea nucale inferiore.

Rapporti con altri muscoli: è ricoperto dai m.semispinale della testa e obliquo

superiore della testa. Anteriormente è in rapporto con l’arco posteriore

dell’atlante, con la membrana atlooccipitale e con l’osso occipitale.

Innervazione: dai nervi sottooccipitali e grande occipitale (C1 e C2).

Movimento: estende e ruota la testa.

M.piccolo retto posteriore della testa:

 Origine: dal tubercolo posteriore dell’atlante.

Inserzione: nella squama dell’occipitale, sotto il terzo mediale della linea

nucale inferiore.

Rapporti con altri muscoli: ricoperto dal muscolo semispinale della testa e da

parte del grande retto posteriore della testa. Si addossa alla membrana

atlooccipitale posteriore.

Innervazione: dal nervo sottooccipitale (C1).

Movimento: estende la testa.

M.obliquo superiore della testa:

 Origine: dalla superficie laterale del processo spinoso dell’epistrofeo.

Inserzione: si porta in alto ed in fuori per inserirsi nella faccia inferiore e al

margine posteriore del processo trasverso dell’atlante.

Rapporti con altri muscoli: si trova sotto al m.semispinale della testa e sopra

rispetto all’articolazione atloassiale posteriore.

Tra il margine laterale del m.grande retto posteriore e i margini mediali dei

m.obliqui superiore ed inferiore, si trova uno spazio triangolare che serve per il

passaggio dell’arteria vertebrale e per il ramo posteriore del nervo

sottooccipitale.

Innervazione: dal nervo sottooccipitale (C1) e grande occipitale (C2).

Movimento: contraendosi ruota la testa.

I muscoli delle docce vertebrali sono rivestiti, in superficie, da una LAMINA

CONNETTIVALE che prende il nome di:

Fascia nucale nella parte cervicale del rachide. Si trova tra i m.trapezio e

romboide, superficiali, e i m. spleni e semispinali della testa, profondi. In alto si fissa

alla squama occipitale e, in basso, avvolge il m.dentato posteriore-superiore.

Lateralmente continua nella fascia cervicale superficiale. Medialmente si fonde con il

legamento nucale.

Fascia lombodorsale nelle restanti porzioni. E’ formata da 2 foglietti: 81

Anteriore: si trova nella parte bassa del rachide e non va oltre il tratto lombare.

Superiormente si attacca alla 12° costa; inferiormente invece si attacca al labbro

interno della cresta iliaca e al legamento ileolombare. Medialmente si fissa ai processi

trasversi delle prime 4 vertebre lombari. Lateralmente si unisce al foglietto posteriore.

Questo foglietto anteriore si trova tra il m.sacrospinale, dorsalmente, e i m.quadrato

dei lombi e grande psoas, che si trovano ventralmente. Nella parte alta, il foglietto

anteriore della fascia lombodorsale dà origine a tratti fibrosi, che servono per unire

l’ultima costa ai processi costiformi delle prime 2 vertebre lombari, formando il

LEGAMENTO LOMBOCOSTALE.

Posteriore: ricopre il m.sacrospinale, passa dal m.dentato posteriore-superiore e si

porta in basso verso il m.dentato posteriore-inferiore, per arrivare fino alla regione

sacrale del rachide. Questo foglietto posteriore è fissato, medialmente, ai processi

spinosi delle vertebre toraciche e lombari, ai legamenti sovraspinosi e alla cresta

sacrale media. Inferiormente si fissa sulla faccia posteriore del sacro e sul labbro

esterno del terzo posteriore della cresta iliaca. Lateralmente si fissa agli angoli delle

coste e si unisce al foglietto anteriore, tra l’ultima costa e la cresta iliaca.

Muscoli ventrali del rachide

Ventralmente alla colonna vertebrale si trovano m.intrinseci, vicino al tratto

cervicale; questi sono i m.prevertebrali. Si descrivono anche m.rudimentali nel tratto

sacrococcigeo.

M.prevertebrali

Si trovano nella faccia anteriore delle vertebre cervicali e delle prime vertebre

toraciche e sono ricoperti, in avanti, dalla fascia cervicale profonda. Questi m. sono:

1. M.lungo del collo: formato da:

 Parte mediale:

Origine: dai corpi delle prime 3 vertebre toraciche e dai corpi delle ultime 3

vertebre cervicali.

Inserzione: si porta in alto per inserirsi nell’arco anteriore e nei corpi delle

vertebre cervicali, dalla 2° alla 4°.

 Parte laterale superiore:

Origine: dai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali

dalla 2° alla 5°.

Inserzione: risale medialmente per andare ad inserirsi nel tubercolo

anteriore dell’atlante, insieme alla parte mediale.

 Parte laterale inferiore:

Origine: si stacca dai corpi delle prime 3 vertebre toraciche.

Inserzione: si porta in alto ed in fuori per inserirsi nei tubercoli anteriori dei

processi delle ultime 3 vertebre cervicali.

Rapporti con altri muscoli: anteriormente è in rapporto con il m.lungo della testa, con

la faringe e l’esofago, con il fascio vascolonervoso del collo e con il tronco

dell’ortosimpatico. Posteriormente è in contatto diretto con la colonna vertebrale. 82

Innervazione: dai rami anteriori dei nervi cervicali, dal 2° al 6°.

Movimento: flette ed inclina lateralmente la colonna cervicale.

2. M.lungo della testa:

Origine: dai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali, dalla 3°

alla 6°.

Inserzione: nella faccia inferiore della parte basilare dell’osso occipitale, dietro e

lateralmente al tubercolo faringeo.

Rapporti con altri muscoli: la sua faccia anteriore è in rapporto, come il m.lungo del

collo, con il m.lungo della testa, con la faringe, con l’esofago, con il fascio

vascolonervoso del collo e con il tronco dell’ortosimpatico. La sua faccia posteriore,

invece, è in rapporto con la parte alta del m.lungo del collo, con il m.retto anteriore

della testa e con la membrana atlooccipitale anteriore.

Innervazione: dai rami anteriori dei primi 3 nervi cervicali.

Movimento: contraendosi, flette e ruota la testa.

3. M.retto anteriore della testa:

Origine: dalla faccia anteriore della massa laterale e dal processo trasverso

dell’atlante.

Inserzione: si porta in alto e medialmente per inserirsi nella faccia inferiore della

parte basilare dell’occipitale, dorsalmente al m.lungo della testa.

Rapporti con altri muscoli: si trova davanti all’articolazione atlooccipitale.

Innervazione: dai rami anteriori dei primi 2 nervi cervicali.

Movimento: flette ed inclina lateralmente la testa.

4. M.retto laterale della testa:

Origine: dalla faccia anteriore del processo trasverso dell’atlante.

Inserzione: nella faccia inferiore del processo giugulare dell’osso occipitale.

Rapporti con altri muscoli: è laterale rispetto al m.retto anteriore e all’articolazione

atlooccipitale.

Innervazione: dal ramo anteriore del primo nervo cervicale.

Movimento: inclina lateralmente la testa.

Muscoli sacrococcigei ventrali

Si trovano sulla faccia ventrale del sacro e del coccige. Sono rudimentali formazioni

muscolari o fibrose, che arrivano fino all’apice del coccige.

Muscoli sacrococcigei dorsali: si trovano sulla faccia dorsale del sacro e del coccige e

sono analoghi ai fascetti muscolari ventrali.

Innervazione: dai rami del plesso coccigeo. Questi sono formati da nervi spinali

compresi tra il 4° sacrale e il 1° coccigeo. Hanno poca importanza funzionale. 83

COLLO

E’ la prima parte del tronco e ha uno scheletro assiale costituito dal rachide cervicale

(già visto). Un solo osso si trova nel collo, ventralmente al rachide Osso ioide.

Muscoli del collo

Si dividono in: m.sopraioidei

Anteriori m.sottoioidei

m.prevertebrali (intrinseci del rachide) vedi pg.81

m.delle docce vertebrali

strato profondo vedi pg.75 m.intrinseci del rachide

Posteriori m.suboccipitali pg.80

strato superficiale m.spinoappendicolari m.estrinseci del torace 84

platisma vedi anche i m.pellicciai o mimici

Laterali sternocleidomastoideo

m.scaleni SOPRA LO IOIDE

Muscoli sopraioidei (fra i muscoli anteriori del collo)

Si dividono a loro volta in:

M.digastrico (sono 2 e simmetrici)

Questo m. si trova tra il processo mastoideo del temporale e la fossetta digastrica

della mandibola. E’ formato da 2 ventri, uno anteriore ed uno posteriore. Tra questi 2

ventri si trova un tendine intermedio. Nell’insieme il m. ha un’arcata, a concavità

rivolta verso l’alto.

- Ventre posteriore: è più lungo e sottile di quello anteriore.

Origine: dall’incisura mastoidea.

Inserzione: si porta in avanti, in basso e medialmente per continuare nel

tendine intermedio.

Rapporti con altri muscoli: faccia laterale del ventre posteriore è in rapporto

con il processo mastoideo, con i m.sternocleidomastoidei, lunghissimo e

splenio della testa, con la ghiandola parotide e sottomandibolare. La faccia

mediale è in rapporto con il m.retto laterale della testa, con la vena giugulare

interna, con l'arteria carotide, interna ed esterna, e con il nervo ipoglosso.

Innervazione: dal nervo faciale.

- Ventre anteriore: viene di seguito al tendine intermedio.

Inserzione: si dirige in avanti, in alto e medialmente per inserirsi nella

fossetta digastrica della mandibola.

Rapporti con altri muscoli: è ricoperto, lateralmente, dai piani cutanei e dal

m.platisma. Medialmente appoggia sul m.miloioideo.

Innervazione: dal ramo mandibolare del trigemino.

- Il tendine intermedio è fissato all’estremità laterale del corpo dell’osso ioide

mediante un anello fibroso. Questo tendine delimita il TRIANGOLO

DELL’ARTERIA LINGUALE (del Pirigoff), insieme al margine posteriore

del m.miloioideo e al nervo ipoglosso che sono superiori.

Movimento: innalza l’osso ioide, abbassa la mandibola ed estende la testa.

M.stiloioideo (sono 2 e simmetrici)

Si trova sopra e davanti al ventre posteriore del digastrico.

Origine: dal processo stiloideo.

Inserzione: si porta in alto, in basso e medialmente per inserirsi nel corpo dell’osso

ioide, vicino al grande corno.

Rapporti con altri muscoli: ha gli stessi rapporti che ha il ventre posteriore del

m.digastrico. 85

Innervazione: da un ramo del nervo faciale.

Movimento: sposta l’osso ioide in alto ed in dietro.

M.miloioideo

E’ una lamina quadrilatera che si trova sopra al ventre anteriore del m.digastrico.

Origine: dalla mandibola, in particolare da una linea che inizia al di sotto della spina

mentale, circonda il margine superiore della fossetta digastrica e prosegue nella linea

miloioidea, fino alla faccia interna del ramo mandibolare.

Inserzione: i fasci muscolari si portano medialmente per andare al rafe miloioideo e

alla faccia anteriore del corpo dell’osso ioide. (RAFE MILOIOIDEO: è formato,

come tutti i rafi, dall’incrociarsi di fibre tendinee. E’ una lamina fibrosa sagittale con

una faccia dx e una sn, un margine superiore ed uno inferiore, un’estremità anteriore

ed una posteriore. L’estremità posteriore si distacca dalla parte media della faccia

anteriore del corpo dell’osso ioide. L’estremità anteriore si connette alla parte

inferiore della spina mentale della mandibola).

Rapporti con altri muscoli: la faccia inferiore del m.miloioideo è in rapporto con il

ventre anteriore e con il tendine intermedio del m.digastrico, con la ghiandola

sottomandibolare e con la fascia cervicale superficiale.

La faccia superiore è in rapporto con il m.genioioideo e ioglosso, con la ghiandola

sottolinguale e con i nervi, linguale ed ipoglosso.

I 2 m.miloioidei (perché sono 2 e simmetrici) partecipano alla costituzione del

pavimento della cavità buccale.

Innervazione: dal ramo mandibolare del trigemino.

Movimento: sposta in alto ed in avanti l’osso ioide e solleva la lingua, cooperando

nella deglutizione.

M.genioioideo (sono 2 e simmetrici)

Si trova sopra al m.miloioideo.

Origine: dalla parte inferiore della spina mentale.

Inserzione: nella faccia anteriore del corpo dell’osso ioide.

Rapporti con altri muscoli: la faccia inferiore è in rapporto con il m.miloioideo, la

superiore con il m.genioglosso e con la ghiandola sottolinguale.

Innervazione: dal nervo ipoglosso.

Movimento: contraendosi, sposta in alto l’osso ioide e abbassa la mandibola.

SOTTO LO IOIDE

Muscoli sottoioidei

Formano uno strato

m.sternoioideo

superficiale m.omoioideo

m.sternotiroideo

profondo 86

m.tiroideo

Innervazione: dai primi 3 nervi cervicali, attraverso l’ansa dell’ipoglosso.

M.sternoioideo o sternocleidoioideo:

E’ un m.nastriforme.

Origine: dalla faccia posteriore del manubrio sternale, dalla parte posteriore della

capsula dell’articolazione sternoclavicolare e dall’estremità sternale della

clavicola.

Inserzione: i fasci muscolari si portano in alto e medialmente per andare verso la

metà interna del margine inferiore del corpo dell’osso ioide.

Rapporti con altri muscoli: la faccia superficiale con il manubrio dello sterno, con

la clavicola, con il m.sternocleidomastoideo e con la fascia cervicale superficiale.

La faccia profonda è in contatto con il m.sternotiroideo e tiroioideo e con la

membrana tiroioidea.

Movimento: abbassa l’osso ioide.

M.omoioideo:

E’ un m.digastrico formato da un ventre inferiore e da uno superiore, tra loro uniti

da un tendine intermedio.

 Ventre inferiore:

Origine: dal margine superiore della scapola, all’interno dell’incisura.

Inserzione: si porta in alto, in avanti e medialmente per andare nel tendine

intermedio.

 Ventre superiore:

Origine: nasce dal tendine intermedio, dove termina il ventre inferiore.

Inserzione: va ancora in alto e medialmente per andare al margine inferiore

dell’osso ioide, a lato dell’inserzione del m.sternoioideo.

Rapporti con altri muscoli: dal basso verso l’alto i rapporti sono con il

m.trapezio, m.succlavio e con la clavicola. Da qui passa sotto al

m.sternocleidomastoideo per rapportarsi con i m.scaleni, con la vena giugulare

interna, con l’arteria carotide comune e con la ghiandola tiroide.

Il tendine intermedio incrocia il fascio vascolonervoso del collo. Tra i 2

m.omoioidei si trova la fascia cervicale media.

Movimento: abbassa l’osso ioide e tende la fascia cervicale media.

M.sternotiroideo:

Si trova sotto allo sternoioideo.

Origine: dalla faccia posteriore del manubrio dello sterno e dalla 1° cartilagine

costale.

Inserzione: nella linea obliqua della cartilagine tiroidea della laringe.

Rapporti con altri muscoli: la faccia posteriore del muscolo è in rapporto con

l’arteria carotide comune, con la vena giugulare interna, con la trachea e con la

ghiandola tiroide.

Movimento: abbassa la cartilagine tiroidea e quindi la laringe. 87

M.tiroideo:

Si trova di seguito al m.sternotiroideo e ricopre la cartilagine tiroidea e la

membrana tiroioidea. E’ sotto i m.sternoioideo e omoioideo.

Origine: dalla linea obliqua della cartilagine tiroidea.

Inserzione: nel margine inferiore del corpo e nel grande corno dell’osso ioide.

Movimento: abbassa l’osso ioide e innalza la laringe.

MUSCOLI LATERALI DEL COLLO

Comprendono:

Platisma m.pellicciaio o mimico

M.sternocleidomastoideo

M.scaleni m.scheletrici

Platisma

Essendo un muscolo mimico ha derivazione ed innervazione simili agli altri

m.mimici. Si trova in uno sdoppiamento della fascia superficiale del collo, tra 2 strati

del pannicolo adiposo sottocutaneo.

Origine: a livello della 2° costa e dalla superficie anteriore della spalla.

Inserzione: i fasci vanno verso l’alto e medialmente, verso la cute della regione

masseterina e della commessura labiale. Inoltre, vanno verso la faccia esterna del

corpo della mandibola.

Innervazione: dal ramo cervicale del nervo faciale.

Movimento: tende la cute del collo e abbassa la mandibola.

M.sternocleidomastoideo

Si trova nella parte anterolaterale del collo e ha 2 capi di origine, che poi si fondono

in un unico ventre, che sono:

capo sternale

o

Origine: dalla parte alta della faccia anteriore del manubrio sternale.

capo clavicolare

o

Origine: si distacca dal 4° mediale della faccia superiore della clavicola.

Inserzione di entrambi i capi: si forma un ventre muscolare, dalla fusione dei 2 capi,

che si inserisce nel processo mastoideo e nel 3° laterale della linea nucale superiore.

Rapporti con altri muscoli: si trova in uno sdoppiamento della fascia cervicale

superficiale. In superficie è in rapporto con lo strato sottocutaneo e con la vena

giugulare esterna. La sua faccia profonda corrisponde, dal basso verso l’alto,

all’articolazione sternoclavicolare, ai m.sternoioideo, omoioideo, scaleni, elevatore

della scapola, digastrico (ventre posteriore) e al fascio vascolonervoso del collo.

Il capo clavicolare è attraversato dal nervo accessorio (11° paio dei nervi encefalici).

Innervazione: dal nervo accessorio e dai rami del 2° e 3° nervo cervicale. 88

Movimento: flette ed inclina lateralmente la testa, facendola ruotare dal lato opposto.

Se prende punto fisso sulla testa, funziona come elevatore del torace.

M.scaleni

Si trovano, sotto, nella regione laterale del collo e si distinguono in:

Anteriore:

Origine: dai tubercoli anteriori dei processi traversi delle vertebre cervicali, dalla

3° alla 6°.

Inserzione: nel tubercolo dello scaleno, sulla parte anteriore della faccia superiore

della 1° costa.

Medio:

Origine: dai tubercoli anteriori dei processi traversi di tutte le vertebre cervicali,

escluso l’atlante, al di dietro delle origini dello scaleno anteriore.

Inserzione: sulla faccia superiore della 1° costa, dietro al solco per l’arteria

succlavia.

Posteriore:

Origine: dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali 4° e

6°.

Inserzione: termina sul margine superore e sulla faccia esterna della 2° costa,

passando lateralmente all’inserzione dello scaleno medio sulla 1° costa.

Rapporti con altri muscoli: superficialmente sono in rapporto con i m.omoioideo e

sternocleidomastoideo, con la clavicola e con le arterie cervicale superficiale e

trasversa del collo. Sulla faccia ventrale del m.scaleno anteriore discende il nervo

frenico. La stessa faccia ventrale è incrociata in basso dall’arteria trasversa della

scapola e dalla vena succlavia.

Lo scaleno anteriore e medio delimitano, inferiormente, insieme con la 1° costa, un

triangolo in cui passano l’arteria succlavia e i rami del plesso brachiale.

Innervazione: dai rami dei plessi cervicale e brachiale (C3-C8).

Movimento: elevano le prime coste (muscoli inspiratori) ed inclinano lateralmente la

colonna cervicale.

FASCE DEL COLLO

Si dividono, perché disposte su piani diversi, in:

 Fascia cervicale superficiale:

Si trova al di sotto del tegumento e non si deve confondere con la fascia

superficiale del collo, che invece si trova tra 2 strati del sottocutaneo.

Parte dalla linea mediana, dove si ispessisce a livello della LINEA ALBA

CERVICALE, per andare lateralmente, sdoppiandosi per avvolgere i

m.sternocleidomastoidei.

Dietro questi m. si riforma un unico foglietto che attraversa la regione

sopraclavicolare. 89

Dopo questa, si sdoppia ancora per avvolgere il m.trapezio e per fissarsi sulla linea

di origine dello stesso muscolo.

Il margine superiore della fascia si fissa al margine inferiore del corpo della

mandibola, continua nelle fasce masseterina e parotidea. Dietro si attacca alla

faccia esterna del processo mastoideo, alla linea nucale superiore e alla

protuberanza occipitale esterna.

Il margine inferiore è connessa all’incisura giugulare dello sterno, al margine

anteriore della clavicola, al margine laterale dell’acromion e al margine posteriore

della spina della scapola.

Spazio sovrasternale: si forma perché la fascia cervicale superficiale si sdoppia in

2 foglietti che si fissano ai labbri anteriore e posteriore dell’incisura stessa. In

questo spazio si trova l’arco venoso del giugulo tronco anastomotico

impari e trasversale, che decorre al di sotto della ghiandola tiroide. Serve a

connettere le vene giugulari anteriori, prima dello sbocco nelle vene giugulari

esterne.

Rapporti della fascia cervicale superficiale: la sua superficie esterna ha rapporti

con lo strato sottocutaneo. Quella interna aderisce al corpo dell’osso ioide.

Lateralmente è in rapporto con i m.scaleni. E’ perciò come un piano di clivaggio

teso tra i 2 muscoli sternocleidomastoidei.

 Fascia cervicale media:

E’ una lamina triangolare a base inferiore e apice superiore tronco.

Si trova trasversalmente tra i 2 m.omoioidei e verticalmente tra l’osso ioide, in

alto, lo sterno e le ossa del cingolo toracico, in basso.

Il suo margine inferiore va dal manubrio dello sterno fino alle origini dei ventri

inferiori dei m.omoioidei. Lateralmente, la fascia cervicale media termina

avvolgendo i 2 m.omoioidei. La superficie esterna della fascia corrisponde alla

fascia cervicale superficiale. La superficie interna è in rapporto con la ghiandola

tiroide, con la laringe, con la trachea e con il fascio vascolonervoso del collo.

La fascia cervicale media si estende, perciò fino al mediastino anteriore.

 Fascia cervicale profonda:

Si pone sui m.prevertebrali e sui corpi delle vertebre cervicali e prime toraciche.

Ha forma quadrilatera, quindi ha 4 margini e 2 facce.

Margine superiore: si fissa sulla base dell’osso occipitale.

Margine inferiore: si perde nel connettivo del mediastino posteriore.

Margini laterali: si fissano ai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle

vertebre cervicali, dove la fascia continua con le aponeurosi che avvolgono i

m.scaleni.

Faccia posteriore: è in rapporto, oltre che con i m.prevertebrali e le vertebre, con

la faringe, l’esofago e il fascio vascolonervoso del collo.

Tra le 3 fasce cervicali si trovano 3 logge LOGGE INTERFASCIALI.

Quella anteriore, tra le fasce superficiale e media, contiene i m.sottoioidei. E’ chiusa

inferiormente, a livello dell’incisura giugulare dello sterno. 90

Quella posteriore, tra le fasce cervicali media e profonda, sono accolti la ghiandola

tiroide, la laringe, la trachea, la faringe, l’esofago, le arterie carotidi, la vena

giugulare interna e il nervo vago. Al contrario dell’anteriore, la loggia posteriore

prosegue nel mediastino.

TORACE

E’ la seconda parte del tronco e si trova tra il collo e l’addome. E’ formato da:

Gabbia toracica: complesso osteoartromuscolare, impalcatura ossea con un’apertura

superiore ed una inferiore, che delimita una cavità viscerale nella quale si trovano i

polmoni (logge pleuropolmonari) e il mediastino al centro. L’apertura superiore serve

da passaggio per i visceri, vasi, nervi tra il collo e il mediastino. L’apertura toracica

inferiore, invece, serve per il passaggio per l’addome. Questa apertura è chiusa dal

muscolo DIAFRAMMA.

Scheletro: della gabbia toracica, che è formata, dorsalmente, dalla colonna vertebrale

(tratto toracico). Con la colonna si articolano 12 paia di coste, che sono completate in

avanti dalla cartilagine costale. La gabbia è chiusa, anteriormente, da un osso impari

e mediano STERNO.

Articolazioni: sono quelle costovertebrali e sternocostali.

Muscoli: si dividono, anche questi, in estrinseci ed intrinseci e si trovano tra i vari

segmenti del torace.

m.toracoappendicolari 91

m.estrinseci m.spinoappendicolari

m.spinocostali

m.del torace DIAFRAMMA (tra i m.estrinseci)

m.elevatori delle coste

m.intrinseci m.intercostali

m.sottocostali

m.trasverso del torace

OSSA DEL TORACE

Coste

Cosa sono: segmenti scheletrici, che si articolano, posteriormente, con le vertebre

toraciche e formano, in questo modo, la cavità toracica.

Come sono: sono formate da:

Costa propriamente detta: parte ossea.

Cartilagine costale: completa, in avanti, la costa propriamente detta. E’ una parte

cartilaginea.

Quante sono: sono 12 paia. Le prime sette si uniscono in avanti, grazie alla loro parte

cartilaginea, allo sterno. L’8°,la 9° e la 10°, invece, si connettono, sempre grazie alla

loro parte cartilaginea, alla cartilagine della costa sovrastante. In questo modo

formano una linea arcuata ARCO COSTALE.

L11° e la 12° costa sono libere e terminano con una piccola cartilagine appuntita. Per

questo sono dette COSTE LIBERE O FLUTTUANTI.

Caratteri generali delle coste:

Coste propriamente dette sono ossa piatte, nastriformi ed incurvate ad arco.

Non sono dette ossa lunghe perché non hanno il canale midollare. Sono formate da

una lamina superficiale di tessuto osseo compatto che racchiude sostanza spugnosa.

Le coste hanno l’ANGOLO COSTALE che è un punto di brusco cambiamento di

direzione dovuto alla loro funzione (cioè quella di formare una gabbia che avvolga da

dietro in avanti visceri e mediastino). La curva che si forma è a convessità esterna.

Sull’angolo costale si inserisce il m.ileocostale (il più laterale dei m.spinodorsali).

Nel loro decorso le coste si torcono perciò la loro faccia esterna, convessa, sarà

rivolta anteriormente in alto e posteriormente in basso.

Nelle coste si distinguono:

Un corpo: si possono considerare diverse parti:

Una parte dorsale: posta dietro l’angolo costale.

o Una parte ventrale: posta davanti l’angolo costale.

o Una faccia esterna: convessa.

o Una faccia interna: pianeggiante o lievemente concava.

o Un margine superiore: smusso.

o 92

Un margine inferiore: si trova il SOLCO COSTALE, in particolare nel

o tratto compreso tra l’angolo costale e il punto d’unione del terzo anteriore

con il terzo medio del corpo. In questo solco si trova il fascio

vascolonervoso (vasi e nervi intercostali). Il solco costale è delimitato da un

labbro esterno, sporgente in basso, e da un labbro interno, meno evidente.

Due estremità:

 quella posteriore si articola con la colonna vertebrale; è ingrossata e forma

la TESTA DELLA COSTA. Su questa testa si trovano 2 faccette articolari

tra loro divise da 1 cresta. Queste faccette servono alla costa per articolarsi

con le faccette costali dei corpi delle 2 vertebre contigue.

Alla testa segue il COLLO DELLA COSTA. Su questo si trova una cresta

longitudinale determinata dall’impianto di legamenti.

Tubercolo della costa: si trova nel punto di passaggio tra il collo e il corpo;

è un rilievo tozzo che sporge posteriormente. Ha una superficie articolare

convessa che è in rapporto con la faccetta articolare del processo trasverso

della vertebra toracica, che si trova alla stessa altezza.

 quella anteriore prosegue con la cartilagine costale. E’ infossata e si

congiunge alla cartilagine costale.

Per quanto riguarda altre caratteristiche generali:

La lunghezza delle coste cresce andando dalla 2° all8° e diminuisce dall’8° alla 12°.

L’obliquità in basso ed in avanti aumenta dalla prima all’ultima.

La distanza dal tubercolo all’angolo costale si accresce dall’alto in basso.

CARATTERISTICHE PARTICOLARI DELLE PRIME 2 COSTE

1° COSTA: delimita l’apertura superiore del torace. E’ diretta dall’indietro in avanti e

dall’alto in basso. La testa ha un’unica faccetta che si articola con la 1° vertebra

toracica. Il tubercolo costale è molto pronunciato. Nel corpo manca il solco costale

(in questo il tratto dorsale è uguale alle altre coste mentre il tratto ventrale ha la faccia

esterna che è rivolta verso l’alto e quella interna verso il basso). Sempre il corpo ha

un SOLCO VENOSO che serve per la vena succlavia. Dietro a questa vena si trova il

SOLCO ARTERIOSO che serve, invece, per l’arteria succlavia e per il tronco

inferiore del plesso brachiale.

Tra i 2 solchi si trova il TUBERCOLO DELLO SCALENO, dove si inserisce il

m.scaleno anteriore.

Infine c’è la TUBEROSITA' DELLA PRIMA COSTA che serve per l’attacco del

m.dentato anteriore. 93

2° COSTA: ha un orientamento del corpo simile alla prima costa. La parte dorsale e

ventrale del corpo ci sono e sono individuati dalla TUBEROSITA’ DELLA

SECONDA COSTA, che serve per l’inserzione del m.dentato anteriore.

COSTE FLUTTUANTI: sono molto diverse, soprattutto per la lunghezza. La loro

testa ha una sola faccetta articolare, perché sono in rapporto con un solo corpo

vertebrale (dall’11° alla 12° vertebra toracica). Non ci sono l’angolo e il tubercolo

costale.

CARTILAGINI COSTALI

Hanno forma simile alla parte ventrale del corpo delle coste, perché ne sono la

continuazione. Sono perciò laminari e con:

Una faccia esterna

Una faccia interna

Un margine superiore

Un margine inferiore

Un’estremità laterale o costale: ha una faccetta ellittica che si articola con la fossetta

dell’estremità anteriore delle coste.

Un’estremità mediale o sternale: varia secondo di che altezza si trova. Infatti, nelle

prime sette coste ha 2 faccette convergenti a formare un cuneo che si articola con le

incisure articolari dei margini laterali dello sterno. Le estremità mediali dell’8°,9° e

10° costa si uniscono, grazie ad un tratto fibroso, alle cartilagini delle coste

sovrastanti. Hanno perciò solo una connessione indiretta con lo sterno.

Nelle coste fluttuanti, in fine, le cartilagini sono brevi, appuntite e terminano libere.

STERNO

Cos’è: è un osso piatto, impari e mediano che serve per chiudere, anteriormente, la

gabbia toracica.

Dove si trova: si estende ,dall’alto in basso, dalla 3° alla 9° vertebra toracica. E’

leggermente obliquo in avanti.

Com’è: è formato da 3 segmenti che nell’adulto sono spesso fuse insieme:

Manubrio: che è slargato in alto. Nel punto di unione con il corpo forma

l’ANGOLO STERNALE.

Corpo: è slargato nella parte di mezzo e ristretto alle 2 estremità.

Processo xifoideo: è assottigliato e appuntito. Vario secondo lo sviluppo.

Nel complesso si possono considerare:

Faccia anteriore: detta anche piano sternale. E’ convessa, perché ha l’angolo

 sternale, e rugosa, perché dà origine a molti m. del collo, del torace e

dell’addome. Ha una serie di rilievi trasversali. Il primo di questi rilievi 94

corrisponde alla giunzione tra manubrio e corpo e l’ultimo all’unione tra corpo

e processo xifoideo.

Faccia posteriore: è concava, in senso longitudinale, e si vedono anche in

 questa le tracce delle giunzioni. E’ per la maggior parte liscia, infatti, dà

origine ai m. solo nella sua parte alta e bassa.

2 margini laterali: hanno 7 incisure articolari dove si pongono le prime 7

 cartilagini costali. La prima di queste incisure accoglie la 1° costa e si trova

nella parte alta del margine del manubrio. La seconda si trova all’altezza della

giunzione tra manubrio e corpo, a livello dell’angolo sternale. L’ultima

incisura si vede a livello dell’unione del corpo con il processo xifoideo.

Base: è data dal margine superiore del manubrio, è ingrossata e, nella sua zona

 centrale, ha l’INCSURA GIUGULARE. A lato dell’incisura giugulare si

trovano le 2 INCISURE CLAVICOLARI, dove lo sterno si articola con la

clavicola.

Apice: è data dal processo xifoideo, che può avere la stessa direzione del corpo

 o inclinarsi in avanti o in dietro, per una lunghezza variabile.

ARTICOLAZIONI DEL TORACE

Si dividono in:

Articolazioni costovertebrali: gruppo posteriore.

Articolazioni sternocostali: gruppo anteriore che comprende le articolazioni

delle cartilagini costali con lo sterno.

Articolazioni intercondrali: articolazioni tra le diverse cartilagini costali.

Articolazioni sternali: articolazioni tra i vari pezzi dello sterno.

Articolazioni costovertebrali

I punti di articolazione delle estremità posteriori delle coste con le vertebre, sono 2:

1. articolazione costovertebrale propriamente detta: la testa della costa si articola

con i corpi delle vertebre.

Tipo di articolazione: è una doppia artrodia.

Superfici articolari: sono 2 faccette piane, sulla testa della costa, separate dalla

CRESTA COSTALE e convergenti a cuneo. Sono rivestite di cartilagine articolare

e sono accolte in una cavità articolare, che si forma per l’incontro delle faccette

costali di 2 vertebre adiacenti. Tra queste 2 faccette articolari si trova il DISCO

INTERVERTEBRALE (con la sua fibrocartilagine) che corrisponde alla cresta

costale.

Eccezione: le articolazioni della 1° e delle ultime 2 coste, perché sono artrodie

semplici tra le coste e il corpo di 1 sola vertebra, del livello corrispondente.

Mezzi d’unione: 95

- Capsula articolare: ha uno strato fibroso sottile che si fissa al contorno

delle superfici articolari. E’ rinforzata, in avanti, dal LEGAMENTO

RAGGIATO che si attacca al contorno anteriore della testa. Da qui si

inserisce, con fasci divergenti, sul corpo delle 2 vertebre contigue. La

capsula aderisce strettamente, in avanti ed in dietro, al legamento

interarticolare della testa.

- Legamento interarticolare della testa: va dalla cresta costale alla

fibrocartilagine intervertebrale. Questo legamento divide la cavità

articolare in 2 parti, ciascuna con la sua membrana sinoviale. Il

legamento interarticolare manca nelle artrodie semplici tra la 1° e tra le

ultime 2 coste con le vertebre corrispondenti.

2. articolazione costotrasversaria: il tubercolo della costa si articola con il

processo trasverso della vertebra.

Tipo di articolazione: è un’artrodia che si ha tra i tubercoli delle prime 10 coste e i

processi trasversi delle vertebre corrispondenti. Manca nelle ultime 2 coste, che

sono senza tubercolo.

Superfici articolari:

 faccetta leggermente convessa che si trova nella parte inferiore e mediale

del tubercolo costale.

 faccetta lievemente concava sulla faccia anteriore del processo trasverso.

Queste superfici sono rivestite da cartilagine ialina.

Mezzi d’unione:

Capsula articolare: ha uno strato fibroso che si fissa sul contorno delle

o superfici articolari.

Legamento del tubercolo costale: ispessisce posteriormente la capsula

o articolare. E’ teso tra la parte superiore del tubercolo costale e l’apice del

processo trasverso.

Legamento costotrasversario inferiore: ispessisce inferiormente la capsula.

o Si trova tra il margine inferiore del processo trasverso e il margine inferiore

della costa.

Membrana sinoviale: si trova a tappezzare la faccia interna dello strato

o fibroso.

Alcuni legamenti a distanza che sono:

o - Legamento del collo della costa: si porta obliquamente in dietro e

medialmente, dalla faccia posteriore del collo della costa alla faccia

anteriore del processo trasverso, della vertebra corrispondente. E’

presente, ridotto, anche nelle ultime 2 coste.

- Legamento costotrasversario anteriore: va dal margine superiore del

collo della costa fino al margine inferiore del processo trasverso della

vertebra sovrastante. Manca tra il collo della 1° costa e il processo

trasverso della 7° vertebra cervicale. E’ presente nelle ultime 2 coste.

- Legamento costotrasversario posteriore: è un fascio che va dalla costa

alla vertebra sovrastante. In particolare dal margine superiore del 96

collo alla base del processo trasverso e alla parte inferiore della

lamina. Nel suo tragitto incrocia il legamento costotrasversario

anteriore.

- Legamento discocostale: va dalla faccia posteriore del collo e arriva

al margine posteriore del disco intervertebrale. Passa nel canale

vertebrale, attraverso il foro intervertebrale.

Funzione delle articolazioni costovertebrali: consentono movimenti di elevazione e di

abbassamento delle coste che sono importanti per la respirazione.

Articolazioni sternocostali

Tipo di articolazione: sono artrodie semplici o doppie, con l’eccezione della 1°

cartilagine costale che è articolato con lo sterno (non è una vera e propria

articolazione) come la sua estremità laterale è articolata con la parte ossea della costa.

Superfici articolari: le articolazioni sternocostali si hanno tra le estremità anteriori

delle prime 7 cartilagini costali e le incisure articolari, che ci sono sui margini laterali

dello sterno. In particolare ci sono:

 2 faccette articolari, convergenti a cuneo, separate da una cresta

anteroposteriore.

 Sul margine laterale dello sterno si trovano 2 faccette piane inclinate che

formano un’incisura costale, dove è accolto il cuneo cartilagineo.

Mezzi d’unione:

 Capsula articolare: ha uno strato fibroso, dato dal pericondrio della cartilagine

costale che continua nel periostio sternale.

 Legamento raggiato sternocostale: rinforza anteriormente la capsula; va dalla

faccia anteriore della cartilagine alla faccia anteriore dello sterno, distendendosi

a ventaglio. I fasci di questo legamento si incrociano con quelli del lato opposto

e formano, in questo modo, una membrana fibrosa MEMBRANA

STERNALE, che è unita al sottostante periostio.

 Legamenti costoxifoidei: sono fasci fibrosi che vanno dalla faccia anteriore della

6° e 7° cartilagine costale al processo xifoideo.

 Legamento interarticolare sternocostale: è una lamina fibrocartilaginea

orizzontale che divide in 2 parti la cavità articolare e forma, così, una doppia

artrodia. Il legamento è completo a livello della 2° e 3° articolazione

sternocostale mentre può mancare o essere incompleto nelle altre.

Articolazioni intercondrali

Tipo di articolazione: in generale questo tipo di articolazione si ha tra cartilagini

costali contigue. Si distinguono in 2 tipi:

- Primo tipo: tra le estremità mediali dell’8°,9° e 10° cartilagine costale e le

cartilagini sovrastanti. E’ una giunzione con fasci fibrosi.

- Secondo tipo: sono artrodie tra i margini contigui della 6°e 7°,7°e 8°,8°e 9°

cartilagine costale. In queste articolazioni i mezzi d’unione sono Capsula

articolare, dipendenza del pericondrio. 97

Articolazioni sternali

Tipo di articolazione: si hanno tra il manubrio e il corpo e tra il corpo e il processo

xifoideo. Si dividono in:

1. Articolazione sternale superiore:

Tipo di articolazione: è una sinfisi.

Superfici articolari: sono le superfici del manubrio e del corpo, che sono riunite

con l’interposizione di una fibrocartilagine. Questa fibrocartilagine continua,

lateralmente, con il legamento articolare sternocostale delle 2° cartilagini costali.

Mezzi d’unione: l’articolazione è rinforzata da legamenti periferici dati dal

periostio, che dalle facce anteriore e posteriore del manubrio passa sul corpo dello

sterno.

2. Articolazione sternale inferiore: tra il corpo e il processo xifoideo.

Tipo di articolazione: è una sincondrosi che, nell’adulto, si trasforma in una

sinostosi.

Funzione delle articolazioni sternocostali, intercondrali e sternali: danno elasticità e

mobilità ai pezzi che formano la gabbia toracica, anteriormente. In questo modo

rendono possibili l’elevazione e l’abbassamento delle coste, importante nella

respirazione.

MUSCOLI DEL TORACE

m.elevatori delle coste

m.intrinseci m.intercostali

m.sottocostali

m.trasverso del torace

Muscoli elevatori delle coste

Sono 12 paia di m. che si trovano profondamente nel dorso, vicino alla colonna

vertebrale. Hanno forma triangolare, con la base in basso e l’apice in alto e

medialmente.

Origine: dall’apice dei processi trasversi della 7° vertebra cervicale e delle vertebre

toraciche, ad eccezione dell’ultima.

Inserzione: nella faccia esterna e nel margine superiore della costa sottostante, tra

l’angolo e il tubercolo.

Elevatori lunghi: sono gli ultimi 4 muscoli che sono detti così perché si dividono in 2

fasci: 98

- Un fascio si inserisce nella costa sotto.

- L’altro fascio scende ancora per inserirsi nella costa ancora dopo, prende

cioè inserzione in 2 coste.

Rapporti con altri muscoli: hanno dietro i m.intercostali esterni e sopra il

m.lunghissimo.

Innervazione: dai rami anteriori dell’8° nervo cervicale e di tutti i nervi toracici (12

paia di nervi intercostali).

Movimento: elevano le coste e sono perciò m.inspiratori.

Muscoli intercostali

Sono negli spazi intercostali. 11 PER LATO e si distinguono in:

 Esterni: vanno dai tubercoli delle coste fino alle estremità laterali delle cartilagini

costali.

Origine: dal margine inferiore di ogni costa.

Inserzione: nel margine superiore della costa sottostante. Le loro fibre sono perciò

dirette dall’alto in basso e dal dietro in avanti.

Fascia o membrana intercostale esterna: si trova tra l’estremità anteriore di ciascun

muscolo intercostale esterno e lo sterno. E’ una lamina fibrosa, sullo stesso piano dei

muscoli.

 Medi: si trovano nello spazio intercostale tra la linea ascellare media e lo sterno.

Origine: dal margine inferiore delle coste, all’interno della linea d’origine dei

m.intercostali esterni.

Inserzione: nel margine superiore delle coste sottostanti.

 Interni: vanno dall’angolo costale allo sterno.

Origine: dal margine inferiore e dalla faccia interna di una costa.

Inserzione: nel margine superiore della costa sotto. Le fibre vanno perciò dall’alto in

basso e dall’avanti in dietro, incrociando i m.intercostali esterni.

Fascia o membrana intercostale interna: si trova in ogni spazio intercostale, tra

l’estremità posteriore dei m.intercostali interni e la colonna vertebrale. E’ una sottile

lamina fibrosa. La faccia profonda dei m.intercostali interni e della fascia intercostale

interna aderisce alla FASCIA ENDOTORACICA, che separa queste formazioni

muscoloaponeurotiche dalla pleura parietale.

Innervazione: i vasi ed i nervi si trovano nel sottile interstizio tra m.intercostali

interni ed esterni, o medi, in particolare nel solco costale. Questi m. sono innervati

dai nervi intercostali (dall’1° all’11°).

Movimento: elevano ed abbassano le coste (m.inspiratori ed espiratori).

Muscoli sottocostali

Sono nella parte interna e posteriore della parete toracica, vicino alle articolazioni

costovertebrali. Variabili per numero e i superiori spesso mancano. 99

Origine: dalla faccia interna delle coste.

Inserzione: vanno in basso e medialmente verso la faccia interna della costa sotto o di

quella successiva.

Innervazione: dai nervi intercostali (dal 1° all’11°).

Movimento: abbassano le coste (muscoli espiratori).

Muscolo trasverso del torace

Si trova sulla faccia interna della parete toracica anteriore.

Origine: dalla faccia posteriore del corpo e dal processo xifoideo dello sterno.

Inserzione: si porta in alto e lateralmente verso la faccia interna e il margine inferiore

delle cartilagini costali (dalla 2° o 3° alla 6°), dove si inserisce con 4 o 5 digitazioni.

Fascia endotoracica: riveste la faccia interna del m.

Innervazione: dai nervi intercostali; dal 2° al 9°.

Movimento: abbassa le cartilagini costali (m.espiratorio).

m.toracoappendicolari

m.estrinseci m.spinoappendicolari

m.spinocostali

m.del torace DIAFRAMMA (tra i m.estrinseci)

Muscoli toracoappendicolari

Origine: dalle coste e dallo sterno.

Inserzione: nelle ossa del cingolo toracico e dell’omero. Si distinguono in:

M.grande pettorale: si trova anteriormente nel torace e forma gran parte della

parete anteriore del cavo ascellare. In questo m. si distinguono diverse parti:

 Parte clavicolare Origine: dai 2/3 mediali del margine anteriore della

clavicola. 100

 Parte sternocostale Origine: dalla faccia anteriore dello sterno e delle prime

6 cartilagini costali.

 Parte addominale Origine: dal foglietto anteriore della guaina del m.retto

dell’addome.

Inserzione: i fasci convergono per inserirsi, con un tendine appiattito, al labbro

laterale del solco bicipitale dell’omero (cresta della grande tuberosità).

Rapporti con altri muscoli: la faccia superficiale è in rapporto con la ghiandola

mammaria. La faccia profonda copre lo sterno, i m.intercostali esterni e il

m.piccolo pettorale.

Il margine mediale del m. è dato dalla lunga linea di origine.

Il margine superolaterale è separato dal m.deltoide da un interstizio

triangolare TRIANGOLO DELTOIDEOPETTORALE, dove si trova la vena

cava cefalica.

Il margine inferolaterale forma il pilastro anteriore della cavità ascellare.

Borsa mucosa: si trova tra la faccia posteriore del tendine d’inserzione

omerale e il tendine del capo lungo del m.bicipite.

Innervazione: dai nervi toracici anteriori del plesso brachiale (C5-C8 e T1).

Movimento: adduce e ruota all’interno l’omero, oppure se prende punto fisso

sull’omero, solleva il tronco.

M.piccolo pettorale: si trova sotto il grande pettorale.

Origine: da 3 digitazioni tendinee dalla faccia esterna e dal margine superiore

della 3°, 4° e 5° costa, vicino alla cartilagine, si formano i 3 fasci.

Inserzione: questi 3 fasci, formando un unico ventre, si dirigono in alto e

lateralmente verso l’apice ed il margine mediale del processo coracoideo della

scapola.

Il m. si trova in uno sdoppiamento della FASCIA CLAVI-CORACO-

PETTORALE e insieme al m.grande pettorale formano la parete anteriore del

cavo ascellare.

Rapporti con altri muscoli: con la sua faccia profonda copre le coste, i

m.intercostali esterni e dentato anteriore, i vasi ascellari e il plesso brachiale.

Innervazione: dai nervi toracici anteriori del plesso brachiale (C6-C7).

Movimento: abbassa la spalla e solleva le coste (m.inspiratorio).

M.succlavio: ha forma cilindrica e si trova tra la clavicola e la 1° costa.

Origine: dalla faccia superiore della 1° cartilagine costale e della 1° costa.

Inserzione: va in alto e lateralmente verso il solco presente sulla faccia inferiore

della clavicola.

Rapporti con altri muscoli: con l’arteria succlavia, con la vena succlavia e con il

plesso brachiale. In avanti il m.succlavio è ricoperto dalle origini clavicolari del

m.grande pettorale.

Innervazione: dal nervo succlavio del plesso brachiale (C5-C6).

Movimento: abbassa la clavicola.

M.dentato anteriore: si trova nella parete laterale del torace.

Origine: dalla faccia esterna delle prime 10 coste. 101

Inserzione: arriva tra la parete laterale della gabbia toracica e la faccia anteriore

della scapola, per inserirsi sul margine vertebrale della stessa scapola.

In questo m. si considerano:

- Parte superiore: origina dalle prime 2 coste.

- Parte media: origina dalla 2°, 3° e 4° costa.

- Parte inferiore: origina dal resto delle coste, fino alla 10°.

Rapporti con altri muscoli:

La sua faccia superficiale entra in rapporto con il m.grande pettorale,

o piccolo pettorale e sottoscapolare. In basso invece con il m.grande

dorsale.

La sua faccia profonda ricopre le coste e i m.intercostali esterni.

o

In generale il m.dentato anteriore costituisce la parete mediale del cavo ascellare.

Innervazione: dal nervo toracico lungo del plesso brachiale (C5-C6).

Movimento: eleva le coste (m.inspiratorio) e sposta la scapola in avanti, in fuori ed in

alto.

I m.toracoappendicolari sono rivestiti da FASCE, che sono:

Fascia del m.grande pettorale:

Si fissa lungo la linea d’origine del m.grande pettorale e ne riveste la faccia

o superficiale.

Continua poi in alto con la fascia cervicale superficiale e, a lato, con la fascia

o deltoidea.

Dal margine inferiore del grande pettorale la fascia si porta in fuori ed in dietro

o per continuare nella fascia ascellare.

Fascia del m.dentato anteriore:

Riveste la faccia superficiale del m.dentato anteriore, appunto.

Fascia clavi-coraco-pettorale o coraco-clavicolare:

 Origina dalla faccia inferiore della clavicola con 2 foglietti che involgono il

m.succlavio, per fondersi in un’unica lamina, sotto questo.

 Più lateralmente, la fascia ha origine dal processo coracoideo della scapola.

 La fascia si porta in basso e si sdoppia per avvolgere il m.piccolo pettorale.

 Sul margine inferiore di questo muscolo si ricostituisce in un’unica lamina che

prosegue, lateralmente, nella fascia del m.coracobrachiale.

 Inferiormente termina sulla fascia ascellare dando il LEGAMENTO

SOSPENSORE DELL’ASCELLA.

Muscoli spinoappendicolari

Origine: dalla colonna vertebrale.

Inserzione: raggiungono le ossa del cingolo toracico e l’omero.

Possono essere considerati come m.estrinseci dell’arto superiore. Si dividono in:

M.trapezio: si trova nella zona nucale e nella parte dorsale del torace. 102

Origine: dal terzo mediale della linea nucale superiore, dalla protuberanza

occipitale esterna, dal legamento nucale, dai processi spinosi della 7° vertebra

cervicale e di tutte le vertebre toraciche ed, infine, dal legamento sovraspinoso.

Inserzione: i fasci vanno verso la spalla per inserirsi nel terzo laterale del margine

posteriore della clavicola, nel margine mediale dell’acromion, nel labbro superiore

del margine posteriore della spina della scapola e nell’estremità mediale della

spina stessa.

Rapporti con altri muscoli:

 La faccia superficiale è in rapporto con i tegumenti.

 La faccia profonda è in rapporto con il m.sovraspinato, m.elevatore della

scapola, m.splenio della testa e del collo, m.romboide, m.semispinale della

testa e m.grande dorsale.

 Il margine antero-superiore del m.trapezio delimita dorsalmente la regione

sopraclavicolare.

Innervazione: dall’accessorio (11° paio di nervi encefalici) e da rami del plesso

cervicale (C2-C4).

Movimento: eleva e adduce la spalla; estende la testa ruotandola verso il lato

opposto.

M.grande dorsale: ricopre la parte inferiore e laterale del dorso (regione lombare)

e la parte laterale del torace.

Origine: tramite il foglietto posteriore della fascia lombodorsale, dai processi

spinosi delle ultime 6 vertebre toraciche e delle vertebre lombari, dal legamento

sovraspinoso, dalla cresta sacrale media, dal terzo posteriore del labbro esterno

della cresta iliaca. Alcuni fasci si staccano anche dalla faccia esterna delle ultime

3 o 4 coste.

Inserzione: i fasci si portano in alto ed in fuori verso la zona ascellare; circondano

il m.grande rotondo (passando sulla sua faccia anteriore); arrivano alla linea

d’inserzione sul labbro mediale del solco bicipitale dell’omero (cresta della

piccola tuberosità).

Fra i tendini del grande dorsale e del grande rotondo si trova una borsa mucosa.

Rapporti con altri muscoli:

- La sua faccia superficiale si trova sotto al m.trapezio (in alto) e ai tegumenti,

per il resto.

- La sua faccia profonda è in rapporto con parte del m.sacrospinale, con il

m.dentato posteriore-inferiore, con i m.intercostali esterni e con il m. obliquo

esterno dell’addome.

- Forma il pilastro posteriore e la parete posteriore del cavo ascellare.

Innervazione: dal nervo toracodorsale del plesso brachiale (C6-C8).

Movimento: adduce e ruota all’interno l’omero; se prende punto fisso sull’omero,

eleva il tronco e le coste (m.inspiratorio).

M.romboide: si trova nella parte inferiore della regione nucale e in quella

superiore del dorso. 103

Origine: dal tratto inferiore del legamento nucale, dai processi spinosi e dai

legamenti interspinosi dell’ultima vertebra cervicale e delle prime 4 toraciche.

Inserzione: i fasci si portano in basso e lateralmente verso il margine vertebrale

della scapola, sotto la spina.

La parte superiore del m. (m.piccolo romboide) è di solito separata dall’inferiore

(m.grande romboide) da un interstizio.

Rapporti con altri muscoli: è ricoperto dal trapezio (che è sopra al m.dentato

posteriore-superiore, al m.sacrospinale, alle coste e ai m.intercostali).

Innervazione: dai rami dei plessi cervicale e brachiale (C3-C5).

Movimento: porta la scapola medialmente.

M.elevatore della scapola: si trova nella regione laterale e posteriore del collo.

Origine: dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle ultime 4 vertebre

cervicali.

Inserzione: si porta in basso ed in fuori verso l’angolo mediale e verso la parte alta

del margine vertebrale della scapola.

Rapporti con altri muscoli: si trova sotto i m.trapezio e sternocleidomastoideo. Si

trova sopra i m.splenio e lunghissimo del collo, dentato posteriore-superiore e

scaleno posteriore.

Innervazione: dai rami dei plessi cervicale e brachiale (C3-C5).

Movimento: solleva e sposta medialmente la scapola.

Muscoli spinocostali

Sono m. larghi, sottili e quadrilateri che si trovano nello strato medio dei m. del

dorso. Si dividono in:

M. dentato posteriore-superiore:

Origine: dalla parte inferiore del legamento nucale, dall’apice dei processi spinosi

della 7° vertebra cervicale e delle prime 3 vertebre toraciche, dal legamento

sovraspinoso.

Inserzione: si porta lateralmente ed in basso per dividersi in 4 digitazioni, che si

fissano nel margine superiore e nella faccia esterna delle coste, dalla 2° alla 5°,

lateralmente all’angolo.

Rapporti con altri muscoli: ricoperto dal m.romboide per la maggior parte, poi dal

trapezio e dall’elevatore della scapola. Sotto di se ha i m.splenio, ileocostale,

lunghissimo del dorso, le coste e i m.intercostali.

Innervazione: da un ramo del plesso brachiale (C5) e da rami dei nervi intercostali

(T1-T4).

Movimento: eleva le coste (m.inspiratorio).

M.dentato posteriore-inferiore: 104

Origine: dal foglietto posteriore della fascia lombodorsale, a livello dei processi

spinosi delle ultime 2 vertebre toraciche e delle prime 3 vertebre lombari.

Inserzione: il m. si divide in 4 digitazioni carnose che si dirigono verso l’alto per

andare ad inserirsi nel margine inferiore e nella faccia esterna delle ultime 4 coste.

Rapporti con altri muscoli: questo muscolo si trova sotto al m.grande dorsale. E’

sopra il m.ileocostale, lunghissimo del dorso, le coste e i m.intercostali.

Tra i 2 m.dentati posteriori si trova una fascia.

Innervazione: da un ramo del nervo toraco-dorsale (C6-C8) e dai rami intercostali

(T9-T11).

Movimento: abbassa le coste (m.espiratorio).

DIAFRAMMA

E’ un m. impari, largo, appiattito che separa la cavità toracica da quella addominale.

Ha la forma a cupola che, con la convessità superiore, si spinge dentro la cavità

toracica. La cupola diaframmatica non è regolare, infatti, il diametro trasverso è il più

lungo e il m. si trova più in basso dorsalmente. Infine, al centro del diaframma c’è

una depressione che è poi la sede del cuore.

CENTRO TENDINEO (centro frenico): è un’aponeurosi dalla quale partono i fasci

carnosi. Ha la forma di un trifoglio e per questo si considerano diverse parti:

- Fogliola anteriore

- Fogliola destra

- Fogliola sinistra

Orifizio della vena cava inferiore: si trova al confine della fogliola anteriore con la

destra.

Oltre alle fogliole si possono individuare altri elementi, tra i fasci fibrosi del centro

tendineo:

Benderella superiore: visibile sulla faccia convessa; nasce dalla fogliola dx, circonda

l’orifizio della vena cava inferiore, da dietro, e si porta verso la fogliola anteriore per

espandersi.

Benderella inferiore: visibile sulla faccia concava; nasce sempre dalla fogliola dx ma

circonda l’orifizio della vena cava inferiore dal davanti e lateralmente. Dall’orifizio si

porta verso la parte dorsale della fogliola sn, espandendosi.

Tenendo conto poi le inserzioni, il diaframma si distingue in:

Parte lombare: che ha origine da:

Pilastro mediale: il dx, più spesso e lungo del sn. Il dx origina con un

o tendine dal corpo della 2°,3° e 4° vertebra lombare e dai dischi

intervertebrali delle stesse. Il pilastro mediale sn non va oltre il corpo

della 3° vertebra lombare.

Pilastro intermedio: sono piccoli ed originano dal corpo della 3° vertebra

o lombare e dal disco intervertebrale soprastante. 105

Pilastro laterale: sono formati da robusti tendini nastriformi che

o originano dai processi costiformi della 2° vertebra lombare. Questi

tendini, del pilastro laterale, si dividono per formare 2 arcate tendinee:

- Arco diaframmatico mediale (arcata lombocostale mediale):

circonda la parte superiore del m.grande psoas per fissarsi al corpo

della 1° e della 2° vertebra lombare e al disco tra queste 2

vertebre.

- Arco diaframmatico laterale (arcata lombocostale laterale): passa

sopra l’estremità superiore del m.quadrato dei lombi e si fissa alla

faccia interna della 12° costa.

Tra il pilastro laterale e la parte costale si trova il Trigono lombocostale, che è un

interstizio.

Parte costale: origina dalla faccia interna e dal margine superiore delle ultime 6

coste con 6 digitazioni, che si incrociano con quelle del m.trasverso

dell’addome.

Tra la parte costale e quella sternale c’è un interstizio che è il Trigono sternocosta le.

Parte sternale: ha origine con 2 piccoli fasci dalla faccia posteriore del processo

xifoideo.

Tra questi fasci si trova un interstizio.

Rapporti con altri muscoli:

 E’ attraversato dall’esofago e da diversi vasi e nervi. In particolare l’esofago ed i

nervi vaghi passano dall’orifizio esofageo, delimitato da 2 fasci carnosi che

provengono dai pilastri mediali.

 I tendini di questi pilastri, insieme al corpo della 2° vertebra lombare, delimitano

l’orifizio aortico, che si trova a sn della linea mediana e serve per il passaggio

dell’aorta e del dotto toracico.

 Fessura tra il pilastro mediale e l’intermedio: passano di qui il tronco

dell’ortosimpatico, i nervi, grande e piccolo splancnico e, a dx, la vena azigos.

 La faccia superiore del diaframma è in rapporto con la base del pericardio, con le

basi polmonari e con i seni pleurali costodiaframmatici.

 La faccia inferiore è in rapporto a dx con il fegato e a sn con lo stomaco e con la

milza.

 Posteriormente con il pancreas, i reni e le ghiandole surrenali.

Fascia diaframmatica: rivestono le 2 facce del diaframma; in particolare la lamina

superiore si fonde con la pleura e quella inferiore con il peritoneo.

Innervazione: dai nervi frenici (C3-C5).

Movimento: abbassa ed eleva le ultime 6 coste; in questo modo amplia la cavità

toracica (m.inspiratorio) e determina un aumento di pressione addominale.

ANATOMIA FUNZIONALE DELLA GABBIA TORACICA 106

Le articolazioni costovertebrali permettono e condizionano i movimenti delle coste

durante la Respirazione.

Il movimento delle coste si basa sulla Rotazione assiale del loro collo.

Per le coste superiori, l’orientamento dell’asse del collo si trova su un piano frontale;

in questo modo il movimento di rotazione determina un AUMENTO del

diametro ANTERO-POSTERIORE del torace.

Per le coste inferiori, l’orientamento dell’asse del collo è invece quasi sul piano

sagittale; per questo motivo, il movimento di rotazione determina un AUMENTO del

diametro TRASVERSO del torace.

A livello delle articolazioni condrosternali, si hanno movimenti angolari.

M. intercostali interni e sovracostali: sono i muscoli che contraendosi determinano i

movimenti costali (meccanismo non del tutto chiaro).

Fase inspiratoria

I muscoli che si associano a questa fase sono:

1) M.sternocleidomastoideo

2) M.scaleni

3) M.pettorali

4) M.dentati

IL PIU’ IMPORTANTE M. INSPIRATORIO E’ IL DIAFRAMMA quando le

sue fibre si contraggono, il centro frenico si abbassa; questo movimento si arresta, da

un lato, per la tensione degli organi che si trovano nel mediastino e che sono collegati

con il centro frenico e, dall’altro, per l’opposizione degli organi che si trovano sotto il

diaframma, cioè nell’addome. L’arresto dell’abbassamento del centro frenico

stabilizza lo stesso, rendendolo un punto fisso nel seguito della contrazione

diaframmatica.

Il m. solleva di conseguenza le coste inferiori; l’allargamento della parte inferiore del

torace si associa, in questo modo, ad un allungamento della Cassa toracica.

Per la coordinazione dei movimenti respiratori sono importanti i Fusi neuromuscolari

dei m. respiratori e i centri nervosi bulbari.

Fase espiratoria

E’ sostanzialmente passiva. Infatti, durante l’inspirazione, le strutture legamentose

della cassa toracica e i polmoni subiscono un allungamento elastico, caricandosi così

di energia potenziale da restituire nell’espirazione.

Questa energia riporta, nell’espirazione, le pareti della cassa alla posizione di

partenza. Ci sono però m. che facilitano questo movimento, e sono:

1. M. intercostali interni

2. M. retti

3. M.obliqui dell’addome 107

L’elasticità delle cartilagini, articolari e legamentose, della cassa toracica sono perciò

importanti non solo per i movimenti del rachide ma anche per i movimenti

respiratori. Scoliosi e cifosi perciò hanno ripercussioni sulla respirazione.

ADDOME

Parte del tronco che si trova tra il torace e la pelvi. Non ha uno scheletro nelle pareti,

anteriore e laterale, dove invece si trovano lamine muscolari e fasce. La colonna

vertebrale, in questo tratto, è detta lombare. Le pareti dell’addome delimitano la

CAVITA’ ADDOMINALE, che è chiusa, sopra, dal diaframma e, sotto, prosegue

nella cavità pelvica (il limite tra l’addome e la pelvi è dato da un piano che passa per

lo stretto superiore della pelvi; la grande pelvi è perciò inclusa nella cavità

addominale).

MUSCOLI DELL’ADDOME

1) M. retto

2) M. piramidale

3) M. obliquo esterno

4) M. obliquo interno

5) M. trasverso 108

6) M. cremastere

7) M. quadrato dei lombi

M. intrinseci del rachide lombare descritti a pg.75

Muscolo retto dell’addome

Si trova nella parete addominale anteriore; ha la forma di un grosso nastro, a lato

della linea mediana.

Origine: superiormente, con 3 fasci carnosi che sono:

Laterale si staccano dalla faccia esterna e dal margine inferiore della 5° e 6°

Intermedio cartilagine costale.

Mediale: dalla faccia esterna della 7° cartilagine costale e dal processo xifoideo.

Inserzione: il m. si porta in basso, verso un corto e robusto tendine, sul margine

superiore del pube, tra il tubercolo pubico e la sinfisi pubica. I fasci fibrosi mediali si

incrociano con quelli del lato opposto, davanti alla sinfisi.

Il ventre del m. ha 4 ISCRIZIONI TENDINEE, trasversali, che si vedono sulla faccia

anteriore ma non lungo tutto il m. Queste iscrizioni si trovano:

Una a livello dell’ombelico

2 si trovano sopra questo

Una si trova sotto l’ombelico

Rapporti con altri muscoli:

- Davanti ha il foglietto anteriore della guaina del retto.

- Dietro ha le cartilagini costali, dalla 5° alla 9°, e ha il foglietto posteriore della

guaina.

- In basso ha la fascia trasversale.

Arteria epigastrica inferiore: si trova tra la faccia posteriore del m. e il foglietto

posteriore della sua guaina.

Il margine laterale del m. è il margine laterale della guaina; il margine mediale è

invece diviso da quello controlaterale dalla LINEA ALBA.

Innervazione: dagli ultimi nervi intercostali (T6-T12) e dal nervo ileoipogastrico

(L1).

Movimento: abbassa le coste (m. espiratorio) e flette il torace sulla pelvi o viceversa.

Inoltre, aumenta la pressione addominale.

Muscolo piramidale

E’un m. che si trova nella parte inferiore e mediale della parete addominale anteriore.

Ha la forma triangolare, con la base inferiore e l’apice superiore.

Origine: dalla faccia anteriore del ramo superiore del pube, tra il tubercolo e la sinfisi.

Inserzione: si porta in alto e medialmente verso la linea alba.

Innervazione: dall’ultimo nervo intercostale.

Movimento: tende la linea alba.

Muscolo obliquo esterno dell’addome 109

Si trova nella parete anteriore e laterale dell’addome e risale sulla parete laterale

toracica. E’ una larga lamina appiattita, quadrilatera.

Origine: dalla faccia esterna delle ultime 8 coste, grazie a digitazioni (di cui, le prime

5 o 6, si incrociano con quelle del m. dentato anteriore e, le ultime 3, con quelle del

m. grande dorsale).

Inserzione: le digitazioni carnose si riuniscono in un’unica lamina piatta che si porta

in avanti, medialmente ed in basso per inserirsi in un’aponeurosi, che si estende dal

processo xifoideo al pube (i fasci che nascono dall’11° e 12° costa però si portano

verticalmente ed in basso e si inseriscono nel labbro esterno della cresta iliaca).

L’aponeurosi del m.obliquo esterno si comporta diversamente, infatti:

 Medialmente partecipa alla formazione della guaina del retto e arriva fino alla

linea alba.

 Inferiormente si inserisce nel pube e nella sinfisi pubica, grazie a fasci che

delimitano l’anello inguinale sottocutaneo.

 Costituisce il LEGAMENTO INGUINALE, il tratto dell’aponeurosi che si trova

tra il tubercolo pubico e la spina iliaca anteriore-superiore.

Rapporti con altri muscoli:

- La sua faccia superficiale è in rapporto, con lo strato sottocutaneo, davanti e,

dietro, con il m. grande dorsale.

- La sua faccia profonda ricopre le ultime 8 coste con i m. intercostali esterni e il m.

obliquo interno.

Triangolo lombare: si trova tra il margine posteriore dell’obliquo esterno e il margine

anteriore del m. grande dorsale. Questo spazio triangolare ha la base inferiore che

corrisponde alla cresta iliaca.

Innervazione: dai nervi intercostali (T5-T12) e dai nervi ileoipogastrico e

ileoinguinale (L1).

Movimento: abbassa le coste (m.espiratorio), flette il torace e lo ruota dal lato

opposto. Infine, determina un aumento di pressione addominale.

Muscolo obliquo interno dell’addome

Si trova nella parete anteriore-laterale dell’addome, sotto al m. obliquo esterno.

Origine: dal terzo laterale del Legamento inguinale, dalla spina iliaca antero-

superiore, dai ¾ anteriori della cresta iliaca ed infine, dalla faccia posteriore della

fascia lombodorsale, dietro.

Inserzione: i fasci si portano in alto e medialmente:

I fasci posteriori si inseriscono nel margine inferiore delle ultime 3 cartilagini

costali.

Tutti gli altri fasci continuano in una lamina fibrosa (che è l’aponeurosi

dell’obliquo esterno) che partecipa alla formazione della guaina del retto e della linea

alba.

TENDINE CONGIUNTO: è formato dalla parte inferiore dell’aponeurosi

dell’obliquo interno che si fonde con l’aponeurosi del m. trasverso. Questo tendine si

110

inserisce nel margine superore del pube, nel tubercolo pubico e nella parte mediale

della cresta pettinea.

Rapporti con altri muscoli:

La sua faccia superficiale è in rapporto con il m. obliquo esterno. Dietro ha,

o invece, il m. grande dorsale.

La sua faccia profonda è in rapporto con il m. trasverso.

o

Il margine inferiore entra a far parte della parete superiore del CANALE

INGUINALE.

Innervazione: dagli ultimi nervi intercostali (T8-T12) e dai nervi ileoipogastrico e

ileoinguinale (L1).

Movimento: analogo all’obliquo esterno, ruota però il torace dal proprio lato.

Muscolo trasverso dell’addome

Si trova sotto al m. obliquo interno e ha fasci trasversali.

Origine: dalla faccia interna delle ultime 6 cartilagini costali, con digitazioni che si

alternano a quelle del diaframma. Inoltre origina dalla fascia lombodorsale, dal labbro

interno dei ¾ anteriori della cresta iliaca e dalla metà laterale del LEGAMENTO

INGUINALE.

Inserzione: i fasci si portano medialmente verso l’aponeurosi del trasverso, che

partecipa alla formazione della guaina del retto e della linea alba.

LINEA SEMILUNARE: linea curva a concavità mediale formata dalle linee carnose

che trapassano l’aponeurosi.

TENDINE CONGIUNTO: formato dall’unione della parte inferiore dell’aponeurosi

del trasverso con quella dell’obliquo interno.

Rapporti con altri muscoli:

La sua faccia superficiale è in rapporto con il m. obliquo interno.

 La sua faccia profonda è coperta dalla fascia trasversale, che serve a separarlo dal

 peritoneo.

Il margine inferiore del m. trasverso entra a far parte della parete superiore del

CANALE INGUINALE.

Innervazione: dai nervi intercostali (T8-T12) e dai nervi ileoipogastrico e

ileoinguinale (L1).

Movimento: porta in dietro le coste (m. espiratorio) e aumenta la pressione

addominale.

Muscolo cremastere

Origine: da un fascio laterale e da uno mediale. Il primo fascio viene dal m. obliquo

interno, trasverso e dalla parte laterale del LEGAMENTO INGUINALE. L’altro

fascio viene dal tubercolo pubico.

Inserzione:

Nel maschio: i fasci entrano nella compagine del FUNICOLO SPERMATICO e

attraversano l’ANELLO INGUINALE insieme a questo, per arrivare a formare la

tonaca eritroide della borsa scrotale. 111

Nella femmina: il m. è rudimentale e accompagna il legamento rotondo dell’utero.

Innervazione: dal nervo spermatico esterno (L1-L2).

Movimento: solleva il testicolo.

Muscolo quadrato dei lombi

Si trova nella parete addominale posteriore, tra la cresta iliaca e l’ultima costa. E’

formato da 2 strati:

Anteriore:

Origine: dall’apice dei processo costiformi delle ultime 4 vertebre lombari.

Inserzione: nel margine inferiore della 12° costa.

Posteriore:

Origine: dal labbro interno della cresta iliaca e dal margine superiore del legamento

ileolombare.

Inserzione: nel margine inferiore della 12° costa e nell’apice dei processi costiformi

delle prime 4 vertebre lombari.

Rapporti con altri muscoli:

In avanti, il m. è rivestito da una fascia che lo separa dal m. grande psoas, dal

o rene, dal colon ascendente (a dx) e discendente (a sn).

In alto, la fascia si ispessisce e forma l’arco diaframmatico laterale, del pilastro

o laterale del diaframma.

In dietro, il m. è in rapporto con il foglietto anteriore della fascia lombodorsale.

o

Innervazione: dall’ultimo ramo intercostale e dai rami anteriori dei primi 2 o 3 nervi

lombari.

Movimento: abbassa la 12° costa (m. espiratorio) ed inclina lateralmente la colonna e

la pelvi.

FASCE DEI MUSCOLI ANTERO-LATERALI DELL’ADDOME

I m. di queste pareti sono a forma di lamina e avvolti da FASCE SUPERFICIALI e

PROFONDE, che sono gli organi accessori. Queste fasce non sono spesse; le

formazioni più consistenti sono la fascia trasversale, la guaina dei retti e altre

formazioni fibrose, che sono una dipendenza delle fasce. Le fasce sono 3:

Una ricopre:

 - Superficialmente il m. obliquo esterno dell’addome.

- Dietro si porta sul m. grande dorsale.

- Medialmente si fonde con la guaina del retto.

- In basso aderisce alla cresta iliaca e al legamento inguinale.

- In alto continua con la fascia dei m. grande pettorale e dentato anteriore.

La seconda fascia si trova sul m. obliquo interno ed esterno.

 Una terza fascia è tra i m. obliquo interno trasverso.

FASCIA TRASVERSALE

Dove si trova: sotto al m. trasverso.

Com’è: ha forma quadrangolare, perciò con: 112

1. Un margine superiore: continua nella fascia che riveste, inferiormente, il

diaframma.

2. Un margine inferiore: si fissa al tubercolo pubico, alla cresta pettinea, al margine

posteriore del legamento inguinale, alla fascia iliaca, alla spina iliaca anteriore.-

superiore e al labbro interno della cresta iliaca. Il tratto di fascia trasversale, che si

attacca alla cresta pettinea, chiude dorsalmente quella parte della lacuna dei vasi,

che si trova tra il legamento lacunare e la vena femorale SETTO

FEMORALE.

3. Un margine posteriore: arriva fino al margine posteriore del m. trasverso.

4. Un margine anteriore: che è la linea mediana; a questo livello la fascia trasversale

continua con quella del lato opposto.

5. Una superficie esterna: è in rapporto con la faccia profonda del m. trasverso e,

anteriormente, con il foglietto posteriore della guaina del m. retto. Sotto la linea

semicircolare, copre la faccia posteriore del m. retto.

6. Una superficie interna: è in rapporto con lo strato sottoperitoneale e,

inferiormente, delimita lo spazio prevescicale.

E’ sottile, nella parte che è sopra l’ombelico, e si ispessisce, scendendo.

TONACA VAGINALE COMUNE: si forma quando si ha la discesa dei testicoli.

Infatti, la fascia trasversale, con questo spostamento, è spinta, attraverso il canale

inguinale, dentro la borsa scrotale.

Nella zona inguinale, la fascia trasversale ha 2 ispessimenti:

 Legamento interfoveolare (di Hasselbach): si trova tra le fossette inguinali,

mediale e laterale. Ha la forma di un triangolo, con la base in basso (che si unisce

al legamento inguinale) e l’apice in alto (che arriva fo all’estremità laterale della

linea semicircolare). La PIEGA FALCIFORME si forma con il suo margine

laterale, concavo, che forma il contorno mediale dell’ANELLO INGUINALE

ADDOMINALE.

 Benderella ileopubica: è un fascio fibroso che

Origina dal tubercolo pubico e dalla cresta pettinea.

Inserzione: si porta in alto ed in fuori verso la spina iliaca antero-superiore, passando

dietro al margine posteriore del legamento inguinale.

Guaina dei muscoli retti dell’addome

E’ formata dalle aponeurosi dei m. obliquo esterno, interno e del m. trasverso. Nella

guaina si distinguono:

Foglietto anteriore:

Foglietto posteriore:

Margine mediale:

Margine laterale:

La guaina è incompleta nella parte toracica del m. che si mette in contatto diretto con

le ultime cartilagini costali.

Aponeurosi del m. obliquo esterno: 113

Passa davanti al m. retto, dal processo xifoideo al pube per raggiungere la linea

mediana. Qui i suoi fasci incrociano quelli controlaterali della linea alba. La linea

alba contribuisce perciò a formare il foglietto anteriore della guaina.

Aponeurosi del muscolo obliquo interno:

Si divide, a livello del margine laterale del m. retto, in 2 lamine:

1) Una di queste lamine passa davanti al m. e si unisce all’aponeurosi

dell’obliquo esterno, formando, in questo modo, il foglietto anteriore della

guaina.

2) L’altra lamina passa dietro al m. e va a formare il foglietto posteriore della

guaina.

Questo sistema di 2 lamine c’è solo per i 3/5 superiori del m. retto. Nella parte

inferiore, infatti, tutta l’aponeurosi è davanti il m. Anche questa aponeurosi raggiunge

la linea mediana per finire sulla linea alba.

Aponeurosi del muscolo trasverso:

1. Passa, per i 3/5 superiori, dietro al m. retto e si unisce alla lamina posteriore

dell’aponeurosi dell’obliquo interno, formando il foglietto posteriore della

guaina.

2. Nei 2/5 inferiori passa davanti al m. retto e si unisce all’aponeurosi

dell’obliquo interno e dell’esterno, come parte del foglietto anteriore della

guaina.

Anche questa guaina arriva sulla linea mediana e finisce sulla alba.

In conclusione: al confine dei 3/5 superiori del m. con i 2/5 inferiori, la guaina

posteriore del m. retto cambia forma. Sopra questo confine, infatti, la guaina è

formata dal foglietto posteriore dell’aponeurosi dell’obliquo interno e dall’aponeurosi

del traverso. Sotto questo confine, è formata dalla sola fascia trasversale, perché le

aponeurosi precedenti passano sopra al m.

Nel punto di passaggio c’è un’arcata concava, in basso linea semicircolare (del

Douglas).

LINEA ALBA

Cos’è: è un rafe tendineo che si trova nella parte di mezzo della parete addominale

anteriore.

Dov’è: si trova tra i margini dei 2 m. retti e si estende dal processo xifoideo al pube.

Aumenta di larghezza fino all’ombelico e si restringe sotto questo.

Com’è: è formata dall’aponeurosi dei m. obliqui e trasverso, che incrociano i loro

fasci sulla linea mediana. Inoltre è formato da fibre proprie che originano dal pube e

dalla faccia anteriore del processo xifoideo.

OMBELICO

Nel feto, la linea alba ha un orifizio, che serve per il passaggio delle 2 arterie

ombelicali, per la vena ombelicale e l’uraco. Quest’orifizio è l’ombelico.

Dopo la nascita, l’ombelico si chiude e risulta una depressione cutanea, sul cui fondo

si trova la cicatrice ombelicale, circondato dal solco ombelicale. 114

Esternamente al solco ombelicale c’è un rilievo cutaneo detto CERCINE

OMBELICALE.

Nell’ombelico dell’adulto ci può essere un residuo dell’orifizio ombelicale fetale

,detto ANELLO OMBELICALE. Dove c’è l’anello ombelicale, la parete addominale

è debole perché è formata solo da tegumenti, dal connettivo sottoperitoneale e dal

peritoneo.

FASCIA OMBELICAE: è un ispessimento della fascia trasversale, che copre

completamente l’anello ombelicale.

LEGAMENTO INGUINALE

Cos’è: è un nastro tendineo che si trova tra la spina iliaca anteriore, superiore e il

tubercolo pubico. Va dall’alto in basso e dall’esterno all’interno, seguendo la piega

dell’inguine.

Com’è: è dato da fibre che vengono dall’aponeurosi dell’obliquo esterno. Ha un:

Margine anteriore: che prosegue in alto verso l’aponeurosi del m. obliquo

esterno. Inferiormente dà attacco alla FASCIA LATA.

Margine posteriore: si fissa la FASCIA TRASVERSALE.

Faccia superiore: dà attacco lateralmente a fasci del m. obliquo interno e

trasverso. Medialmente è libera e forma il pavimento (parete inferiore) del

CANALE INGUINALE.

Faccia inferiore: si unisce lateralmente alla FASCIA ILIACA. Medialmente è

libera e forma il margine superiore della lacuna dei vasi.

Rapporti con altre strutture: il legamento inguinale si lega, superiormente e

lateralmente, alla spina iliaca antero-superiore. Medialmente ha 2 inserzioni che si

fissano una al tubercolo pubico e l’altra, in dietro, alla cresta pettinea. Quest’ultima

parte è il legamento lacunare.

LEGAMENTO LACUNARE (di Gimbernat)

Cos’è: è un legamento di forma triangolare, che ha:

Apice: si fissa al tubercolo pubico.

 Base: è concava ed è rivolta lateralmente; forma il contorno mediale dell’anello

 femorale.

Faccia superiore: che è la cavità addominale ed è coperta dalla fascia trasversale.

 Faccia inferiore: che è in rapporto con la fascia pettinea.

 Margine anteriore: che prosegue nel legamento inguinale.

 Margine posteriore: che si attacca sulla cresta pettinea.

BENDERELLA ILEOPETTINA (o LEGAMENTO ILEOPETTINEO)

Cos’è: la fascia iliaca e il legamento inguinale si fondono lateralmente, per alcuni cm.

La fascia si distacca poi dal legamento e si porta in dietro e medialmente, per fissarsi

115

sull’eminenza ileopettinea. Il tratto della fascia iliaca che si trova tra il legamento

inguinale e l’eminenza ileopettinea è detta benderella ileopettinea.

Com’è: è una formazione fibrosa che serve per dividere lo spazio sotto al legamento

inguinale in:

1) Una zona laterale (lacuna dei muscoli): attraversata dal m. ileopsoas e dal

nervo femorale.

2) Una zona mediale (lacuna dei vasi): dove passano vasi femorali.

TRAGITTO INGUINALE

Cos’è: è un tragitto attraverso la parete addominale anteriore, che si trova sopra la

metà mediale del legamento inguinale.

A cosa serve: dà passaggio al funicolo spermatico nel maschio e al legamento

rotondo dell’utero, nella femmina.

Com’è: fa un tragitto obliquo, dall’alto in basso, dall’esterno all’interno e dal dietro

in avanti. Nel maschio adulto, dove ha il max sviluppo, ha una lunghezza di 4-5 cm.

Formazioni che si trovano nel tragitto inguinale:

Anello inguinale sottocutaneo: orifizio di sbocco superficiale. E’ delimitato da

2 fasci dell’aponeurosi dell’obliquo esterno che si inseriscono al pube, questi

sono:

a. Il pilastro superiore (o mediale): si fissa nella faccia anteriore della sinfisi

pubica, dove le sue fibre si incrociano, sulla linea mediana, con quella del

lato opposto.

b. Il pilastro inferiore (o laterale): si attacca al tubercolo pubico.

c. Tra i 2 pilastri si trova un terzo fascio, che è il LEGAMENTO

INGUINALE RIFLESSO (del Colles): viene dall’aponeurosi dell’obliquo

esterno del lato opposto. Questo legamento attraversa la linea mediana e

passa sulla faccia posteriore del pilastro superiore. Ponendosi tra i 2 pilastri,

si inserisce sul margine superiore del ramo superiore del pube e sulla cresta

pettinea. Sul margine superiore, concavo, poggia il funicolo spermatico.

In conclusione: l’anello inguinale sottocutaneo è delimitato dai pilastri, inferiore e

superiore, e dal ramo superiore del pube.

FIBRE ARCUATE: passano vicino al contorno superiore dell’anello; partono

dalla spina iliaca antero-superiore e dal legamento inguinale per andare verso

l’aponeurosi del m. obliquo esterno.

Anello inguinale addominale: orifizio di entrata profondo. Si trova 15 mm al di

sopra del punto medio del legamento inguinale. Corrisponde ad una depressione

visibile sulla faccia posteriore della parete addominale anteriore, detta

FOSSETTA INGUINALE LATERALE.

Com’è: è una fessura verticale (10-15 mm), con un margine laterale piatto e uno

mediale rilevato (questo margine è costituito dal margine laterale del legamento

interfoveolare, detto PIEGA FALCIFORME). Dietro la piega falciforme passa

l’arteria epigastrica inferiore. 116

Si considerano poi, nel tragitto inguinale, 4 pareti:

Anteriore: data dall'aponeurosi dell’obliquo esterno e dalle fibre arcuate.

Posteriore: formata dalla fascia trasversale, dal legamento interfoveolare e dalla

benderella ileopubica. Inoltre è formata dal tendine congiunto e dalla falce inguinale

(legamento di Henle).

 Cos’è la FALCE INGUINALE: è una lamina fibrosa che si trova fra il tendine

congiunto e la fascia trasversale. Ha la forma di un triangolo con la base sulla

cresta pettinea e 2 margini (mediale, che è unito al margine esterno del m. retto

dell’addome, e laterale, che è libero e concavo).

 FOSSETTA INGUINALE MEDIALE: si trova tra la falce inguinale e il

legamento interfoveolare. E’ un punto debole della parete posteriore del canale

inguinale.

Superiore:formata dal margine inferiore dei m. obliquo interno e trasverso.

Inferiore: data dalla faccia superiore del legamento inguinale, che ha la forma di

doccia.

ARTO SUPERIORE

Ciascun arto superiore è composto da (direzione prossimo-distale):

Spalla: dispositivo d’attacco al tronco. Il suo scheletro forma la CINTURA

TORACICA (cingolo toracico), che si unisce alla parte superiore del torace e dà

attacco alle restanti parti dell’arto (parte libera).

Braccio

Avambraccio

Mano

SCHELETRO DELL’ARTO SUPERIORE

Scapola

Clavicola formano lo scheletro della cintura toracica 117

Omero: forma lo scheletro del braccio

Radio

Ulna formano lo scheletro dell’avambraccio

Carpo

Metacarpo formano lo scheletro della mano

Falangi

SCAPOLA

Cos’è: è un osso piatto, sottile, di forma triangolare, con la base in alto e l’apice in

basso, che si appoggia sulla parte postero-superiore del torace. Si estende dalla 3° alla

7° costa. Si distinguono:

 Faccia anteriore o costale: ha una leggera concavità, detta FOSSA

SOTTOSCAPOLARE perché accoglie l’omonimo m. In questa fossa ci sono

rilievi trasversali, che servono per l’attacco dei fasci del m. sottoscapolare.

 Faccia posteriore o dorsale: qui si trova la SPINA della SCAPOLA, che è

un’eminenza trasversale; inizia poco alzata per poi aumentare andando verso

l’esterno. Termina in un robusto processo che è l’ACROMION (diretto verso

l’esterno, appiattito e arrotondato).

Nella spina della scapola si distinguono:

- Margine d’attacco anteriore.

- Margine libero posteriore che ha 2 labbri, superiore ed inferiore.

Nell’acromion si distinguono:

- Faccia superiore: ricoperta dalla cute.

- Faccia inferiore: ricopre l’articolazione scapolo-omerale.

- Margine mediale: vicino all’estremità libera. Qui si trova una faccetta

articolare ovale, che serve per l’articolazione con la clavicola.

- Margine laterale: prosegue nel labbro inferiore del margine posteriore

della spina.

FOSSA SOVRASPINATA: parte della faccia dorsale che si trova al di sopra della

spina. Qui ha origine il m. sovraspinato.

FOSSA INFRASPINATA: si trova al di sotto della spina della scapola. Qui si trova il

m. infraspinato. Lateralmente a questa fossa si trova un rilievo parallelo al margine

ascellare, che individua una zona d’attacco dei m. piccolo rotondo (in alto) e grande

rotondo (in basso).

 Margine mediale o vertebrale: è sottile e dà attacco a m. dal torace e dalla colonna.

 Margine laterale o ascellare: è più spesso e ha un rilevo, detto TUBEROSITA’

INFRAGLENOIDEA, dove origina il capo lungo del tricipite brachiale.

 Margine superiore: più breve degli altri; ha l’INCISURA della SCAPOLA che un

legamento trasforma in foro per il passaggio del nervo sovrascapolare (del plesso

brachiale). All’esterno di questa incisura si trova il PROCESSO CORACOIDEO,

118

che si porta in alto e si incurva a becco, verso il fuori. Il processo coracoideo

termina con un apice smusso dove si fissano il m. coracobrachiale, il capo breve

del bicipite brachiale e il m. piccolo pettorale.

 Angolo laterale: è slargato e si evidenzia perché è preceduto da un collo, che è il

COLLO delle scapola. Ha una faccia ovoidale, leggermente concava e rivestita di

cartilagine. Questa è la cavità glenoidea per l’articolazione con l’omero. Nel polo

superiore, della cavità glenoidea, si trova la TUBEROSITA’

SOVRAGLENOIDEA, dove origina il capo lungo del bicipite brachiale.

 Angolo mediale: dà attacco al m. elevatore della scapola e al dentato anteriore;

quest’ultimo m. si fissa all’angolo inferiore e nel margine vertebrale.

 Angolo inferiore: si trova nel punto d’incontro dei margini ascellare e vertebrale.

CLAVICOLA

Cos’è: è un osso allungato a forma di S che va, trasversalmente, dal manubrio dello

sterno all’acromion della scapola. Non è un osso lungo perché ha la struttura interna

tipica delle ossa piatte. E’ formata da:

Un corpo: forma una doppia curva con una convessità anteriore, volta medialmente,

ed una concavità posteriore, volta lateralmente. La parte mediale del corpo ha forma

prismatica triangolare mentre la parte laterale è appiattita.

In generale, nel corpo si considerano:

Faccia superiore: è rugosa lateralmente, per dare attacco ai m. trapezio e deltoide.

Medialmente è più liscia; qui dà attacco al capo clavicolare del m.

sternocleidomastoideo.

Faccia inferiore:

 Ha lateralmente la TUBEROSITA’ CORACOIDEA dove si fissa il legamento

coraco-clavicolare.

 A questa tuberosità fa seguito il SOLCO DEL M.SUCCLAVIO.

 Medialmente a questo si trova un altro rilievo scabro, che è la TUBEROSITA’

COSTALE, che serve per l’inserzione del legamento costo-clavicolare.

Margine anteriore: arrotondato medialmente, dove dà origine a fasci del m. grande

pettorale. E’ più sottile lateralmente, dove dà attacco al deltoide.

Margine posteriore: smusso, dà origine lateralmente al m. trapezio.

Estremità mediale o sternale: si trova medialmente alla tuberosità costale e

termina con una FACCETTA ARTICOLARE STERNALE, triangolare a base

superiore, che si articola con lo sterno. Da questa estremità originano i fasci del m.

sternoioideo.

Estremità laterale o acromiale: è appiattita. Sulla sua parte terminale ha una

FACCETTA ARTICOLARE ACROMIALE che si articola con la faccetta acromiale

della scapola.

OMERO 119

Cos’è: è l’osso lungo dello scheletro del braccio. Si articola, superiormente, con la

scapola e inferiormente, con le 2 ossa dell’avambraccio, radio e ulna. E’ costituito da:

Un corpo: ha forma quasi cilindrica in alto, prismatica-triangolare, in basso. E’

costituito da:

 Faccia antero-mediale: ha, nella sua parte di mezzo, il FORO NUTRITIZIO.

Sopra a questo si trova l’impronta dell’inserzione del m. coraco-brachiale. In

alto a questa faccia si trova il prolungamento inferiore del solco bicipitale.

 Faccia antero-laterale: ha, nel suo terzo medio, una parte rugosa, a forma di V,

che è la TUBEROSITA’ DELTOIDEA, che serve appunto per l’inserzione del

m. deltoide.

 Faccia posteriore: qui si trova il SOLCO DEL NERVO RADIALE; è una

scanalatura elicoidale che inizia in alto, vicino al margine mediale, e arriva in

basso ed in fuori. Qui divide la faccia posteriore in 2 parti:

- Una sopra il solco, dove origina il capo laterale del tricipite.

- Una sotto il solco dove origina il capo mediale dello stesso muscolo.

Margine anteriore: si biforca in basso, delimitando la fossa coronoidea.

o Margine mediale: percorre tutto il corpo, terminando nell’epitroclea.

o Margine laterale: è interrotto dal solco del nervo radiale, terminando

o nell’epicondilo.

Estremità prossimale: è ingrossata e segue il COLLO CHIRURGICO. Ha

un’ampia superficie articolare, quasi emisferica, rivestita di cartilagine, detta TESTA

DELL’OMERO. Questa testa volge medialmente ed in alto e il suo asse forma con

quello del corpo, un angolo di 130°. La testa è delimitata da un restringimento, che è

il COLLO ANATOMICO, che individua la testa rispetto a 2 rilievi, che si trovano

qui vicino.

Questi rilievi sono la:

GRANDE TUBEROSITA’: è rivolta in dietro e lateralmente. Ha, nel suo contorno

superiore, 3 faccette:

- Superiore: dove si inserisce il m. sovraspinato.

- Media: dove si inserisce il m. infraspinato.

- Inferiore: dove si inserisce il m. piccolo rotondo.

PICCOLA TUBEROSITA’: è rivolta in avanti e medialmente e dà attacco al m.

sottoscapolare.

Da queste 2 tuberosità partono 2 creste, dette della grande e della piccola tuberosità,

che vanno verso il margine anteriore, della grande, e verso la faccia antero-mediale,

della piccola.

SOLCO BICIPITALE: si trova tra le 2 tuberosità e le 2 creste. Serve per il passaggio

del tendine del capo lungo del m. bicipite. Le 2 creste sono i labbri del solco

bicipitale, per questo si distinguono anche in cresta mediale e laterale. Sul labbro 120

laterale si inserisce il m. grande pettorale, sul labbro mediale originano i m. grande

dorsale e grande rotondo.

Estremità distale: è slargata e appiattita dall’avanti in dietro. Ci sono 2 rilievi

rugosi su ogni lato. Di questi:

- Il rilievo mediale: è detto epitroclea; è più voluminosa e ha sulla sua

superficie il SOLCO DEL NERVO ULNARE.

- Il rilievo laterale è detto epicondilo.

Tra l’epicondilo e l’epitroclea si trovano le superfici articolari per le ossa

dell’avambraccio. Queste superfici sono:

- Troclea: superficie articolare, mediale, che si articola con l’ulna. Ha la

forma di una puleggia.

- Condilo: superficie articolare laterale, per l‘articolazione con il radio. E’

un rilievo emisferico.

Sull’estremità distale si ha una:

- Faccia anteriore: dove si trova la FOSSA CORONOIDEA, che serve,

nella flessione dell’avambraccio, per il processo coronoideo dell’ulna.

- Faccia posteriore: si trova la FOSSA OLECRANICA, che invece serve ad

accogliere l’olecrano ulnare, nell’estensione dell’avambraccio.

FOSSETTA RADIALE: si trova anteriormente, sopra il condilo. Qui si porta il

capitello del radio nella flessione dell’avambraccio.

RADIO

Cos’è: è un osso lungo, che si trova nell’avambraccio, in posizione laterale. Si

articola in alto con l’omero ed in basso con le ossa del carpo. Sia in alto sia in basso è

poi in rapporto con l’ulna. E’ costituito da:

Un corpo: è prismatico, triangolare, perciò con 3 facce:

Anteriore o volare: si fa più larga dall’alto in basso. Sulla parte superiore ha

o una depressione per il m. flessore lungo del pollice. C’è inoltre il FORO

NUTRITIZIO. Nella parte inferiore della faccia volare del corpo, c’è l’attacco

al m. pronatore quadrato.

Posteriore o dorsale: c’è la CRESTA OBLIQUA che separa 2 docce, dalle

o quali hanno origine il m. estensore breve del pollice e uno dei capi del m.

abduttore lungo del pollice.

Laterale: qui si trova, in alto, l’origine del m. supinatore e, in basso, quella del

o m. pronatore rotondo. 121

E 3 margini:

 Anteriore: parte dall’estremità superiore, dove c’è la tuberosità del radio, si

rende poco visibile nella zona centrale del corpo per poi ritornare in basso,

dove dà origine al m. flessore superficiale delle dita.

 Posteriore: al contrario del margine anteriore è più evidente nella zona centrale.

 Mediale detto anche CRESTA INTEROSSEA: è sottile, tagliente e dà attacco

alla MEMBRANA INTEROSSEA. Nella sua parte inferiore, si biforca,

delimitando l’INCISURA ULNARE.

Una estremità prossimale o superiore: si chiama CAPITELLO del RADIO. E’un

rigonfiamento cilindrico con il contorno rivestito di cartilagine. Questo contorno è

detto CIRCONFERENZA ARTICOLARE DEL CAPITELLO. La circonferenza

ruota dentro un anello osteofibroso, di cui la parte ossea è data dall’incisura radiale

dell’ulna. La faccia superiore del capitello ha una faccetta articolare concava, che è la

FOSSETTA ARTICOLARE DEL CAPITELLO RADIALE, che si articola con il

condilo omerale. Sotto al capitello c’è il COLLO DEL RADIO, che è una parte

ristretta sotto la quale si trova sporgente la TUBEROSITA’ DEL RADIO, che dà

inserzione al m. bicipite brachiale.

Una estremità distale o inferiore: è appiattita dall’avanti in dietro e ha la forma di

una piramide triangolare tronca ad apice superiore. Di questa estremità si considerano

3 facce:

2 che proseguono nelle stesse facce del corpo:

- Faccia volare: liscia e leggermente concava.

- Faccia dorsale: che ha, lateralmente, un voluminoso rilievo diretto in

basso, che è il PROCESSO STILOIDEO. Inoltre, è percorsa da molti

solchi longitudinali per i tendini.

- Faccia mediale: che continua in alto nella cresta interossea, perché è delimitata

dalle 2 branche della stessa cresta. Qui si trova l’INCISURA ULNARE, faccetta

per l’articolazione radio-ulnare distale.

FACCETTA ARTICOLARE CARPALE: è il nome della base dell’estremità distale;

è allungata trasversalmente e ha forma triangolare a base mediale. Una cresta

sagittale la divide in 2 faccette articolari, per le ossa scafoide e semilunare, del carpo.

ULNA

Cos’è: è un osso lungo che forma lo scheletro, insieme al radio, dell’avambraccio. Si

trova medialmente al radio; è più voluminoso nella parte prossimale rispetto alla

distale. Si articola in alto con l’omero ed in basso con le ossa del carpo,

indirettamente. E’ inoltre in giunzione con il radio a livello delle sue estremità

prossimale e distale. Anche nell’ulna si considerano:

Corpo: è prismatico triangolare e perciò con 3 facce e 3 margini:

 Faccia anteriore: ha il foro nutritizio, nel suo terzo superiore. E’ percorsa,

longitudinalmente, da una cresta che dà origine al m. flessore profondo delle

dita e dà, inoltre, attacco, in basso, al m. pronatore quadrato. 122

 Faccia posteriore: è convessa ed è divisa in 2 parti da una linea obliqua, che va

in basso e medialmente e, per questo, le 2 parti sono una superiore ed una

inferiore:

a. La parte superiore: dà attacco al m. anconeo.

b. La parte inferiore: è più estesa ed è divisa, a sua volta, da una linea

longitudinale in 2 zone:

- Mediale: dà origine al m. estensore ulnare del carpo.

- Laterale: dà origine ad un capo del m. abduttore lungo del pollice,

al m. estensore lungo del pollice e all’estensore proprio dell’indice.

 Faccia mediale: dà attacco in alto al m. flessore profondo delle dita e in basso

continua nel processo stiloideo.

Margine anteriore: dà attacco in alto al m. flessore profondo delle dita e in

o basso al pronatore quadrato.

Margine posteriore: continua in alto nella faccia posteriore dell’olecrano.

o Margine laterale: detto anche CRESTA INTEROSSEA, dà attacco alla

o membrana interossea. In alto si biforca in 2 rami che delimitano l’incisura

radiale dell’ulna.

Estremità prossimale o superiore: è ingrossata e termina con un grosso rilievo

rugoso OLECRANO. Sotto questo c’è un prolungamento robusto che è il

PROCESSO CORONOIDEO. Sia l’olecrano che il processo coronoideo delimitano

l’INCISURA SEMILUNARE o incisura TROCLEARE, che è una superficie

articolare che una cresta divide in 2 parti e che si articola con la troclea omerale.

L’olecrano ha 4 facce e un apice:

- Faccia anteriore: entra a far parte dell’incisura semilunare.

- Faccia posteriore: è triangolare con l’apice superiore; è rugosa per l’inserzione del

m. tricipite brachiale.

- Faccia mediale: dà attacco al legamento collaterale dell’articolazione del gomito.

- Faccia laterale: dà attacco al m. anconeo.

- Apice: si incurva a becco. Questo becco, durante l’estensione completa

dell'avambraccio, raggiunge la fossa olecranica dell’omero.

Anche il processo coronoideo ha 4 facce ed un apice; ha, infatti, la forma di una

piramide quadrangolare:

- Faccia superiore: entra a far parte dell’incisura semilunare.

- Faccia inferiore: ha un rilievo che è la TUBEROSITA’ dell’ULNA, dove si

inserisce il m. brachiale.

- Faccia mediale: prosegue in quella dell’olecrano.

- Faccia laterale: si trova l’INCISURA RADIALE che si articola con la

circonferenza articolare del radio. Questa incisura è delimitata da 2 creste ossee

che si riuniscono, in basso, in un’unica cresta interossea. La posteriore, di queste 2

creste, è più sviluppata ed è detta CRESTA del m. SUPINATORE, perché dà

attacco a questo m. 123

- Apice: è lievemente incurvato e raggiunge, nella flessione dell’avambraccio, la

fossa coronoidea dell’omero.

Estremità distale o inferiore: è una piccola testa tondeggiante CAPITELLO

dell’ULNA, che è divisa dall’osso piramidale del carpo da un disco articolare. Questa

faccia articolare del capitello è rivestita da cartilagine fino a rivestire l’INCISURA

RADIALE INFERIORE dell’ulna. Dal lato mediale del capitello si stacca il

PROCESSO STILOIDEO. Dietro al processo stiloideo c’è un solco verticale, che

serve per il passaggio del tendine del m. estensore ulnare del carpo.

CARPO

Cos’è: è un complesso osseo a forma di doccia, con la concavità anteriore. E’ lo

scheletro del segmento prossimale della mano. E’ composto di 8 ossa, tutte brevi, che

si dispongono in una fila prossimale ed in una distale.

Fila prossimale, dall’esterno all’interno:

Osso scafoide o navicolare: è l’osso più esterno della fila prox.

- Ha una faccia prox: convessa che si articola con il radio.

- La faccia distale: convessa, si articola con il trapezio e il trapezoide della

fila distale.

- La faccia mediale: si articola in alto con il semilunare ed in basso con il

capitato.

- La faccia laterale: si articola con il processo stiloideo del radio e ha il

solco dell’arteria radiale.

- Sulla faccia volare: c’è il tubercolo dello scafoide.

- Sulla faccia dorsale: è ristretta e si riduce ad un solo solco trasversale.

Osso semilunare: è l’osso mediano della fila prox e ha la forma a semiluna:

- La faccia prossimale: è convessa e si articola con il radio.

- La faccia distale: è concava; circonda la testa dell’osso capitato e si pone

in giunzione con l’uncinato.

- La faccia mediale: si articola con l’osso piramidale.

- La faccia laterale: si articola con lo scafoide.

- La faccia volare: è convessa e rugosa.

- La faccia dorsale: è ristretta ed è un solco.

Osso piramidale: è l’osso più mediale della fila prox e ha la forma di una piramide

irregolare.

- La faccia prox: corrisponde al disco articolare che la separa dal capitello

dell’ulna.

- La faccia distale: è concava e si articola con l’osso uncinato.

- La faccia ulnare: è libera.

- La faccia radiale: si articola con il semilunare.

- La faccia volare: ha una faccetta articolare per l’osso pisiforme.

- La faccia dorsale: ha una cresta trasversale che la percorre.

Osso pisiforme: non si articola con le ossa dell’avambraccio né con quelle della

fila distale. Appoggia solo sulla faccia volare dell’osso piramidale. Si trova davanti

124

all’osso piramidale, con il quale si articola con la sua faccetta dorsale (piana a

contorno tondeggiante).

Fila distale in senso latero-mediale:

Osso trapezio: ha forma cuboide e quindi con 6 facce, di cui 3 sono articolari:

- La faccia prox: concava, si articola con il navicolare.

- La faccia distale: ha forma di sella ed è in giunzione con il 1° osso

metacarpale.

- La faccia mediale: è divisa da una cresta in una parte prox (che si articola

con il trapezoide) ed in una distale (che si articola con la base del 2° osso

matacarpale).

- La faccia laterale: è libera e rugosa.

- La faccia volare: si trova il tubercolo del trapezio e medialmente una

doccia per il tendine del m. flessore radiale del carpo.

- La faccia dorsale: libera e scabra.

Osso trapezoide: si trova tra il trapezio e l’osso capitato. Ha 4 facce articolari e 2

non articolari (volare e dorsale).

- La faccia prox: concava, si articola con lo scafoide.

- La faccia distale: a sella, si congiunge alla base del 2° osso metacarpale.

- La faccia mediale: piana, si articola con il capitato.

- La faccia laterale: convessa, si articola con il trapezio.

- La faccia volare: è libera e rugosa.

- La faccia dorsale: è libera e rugosa.

Osso capitato: è l’osso più voluminoso del carpo e si trova tra il trapezoide e

l’uncinato.

Ha una parte prox: è una testa arrotondata, che penetra in una insenatura, formata

dallo scafoide e dal semilunare, e che si congiunge al reste dell’osso grazie ad un

collo ristretto.

Le facce sono 6 e di queste 4 sono articolari:

- La faccia prox: convessa, si articola con il semilunare.

- La faccia distale: è divisa in 2 parti che si articolano con il 3° e con una

parte del 4° osso metacarpale.

- La faccia mediale: si articola con l’uncinato.

- La faccia laterale: è formata da 3 faccette articolari:

 Faccetta superiore: che si articola con lo scafoide.

 Faccetta media: che si articola con il trapezoide.

 Faccetta inferiore: ristretta che si articola con la base del 2° osso

metacarpale.

- La faccia volare: ha un solco trasversale, in corrispondenza del collo.

- La faccia dorsale: ha, come la volare, un solco trasversale in

corrispondenza del collo. 125

Osso uncinato: è l’osso più interno della seconda fila. Il nome uncinato viene dal

fatto che ha un processo a forma di uncino, che si stacca dalla faccia volare. Ha la

forma di piramide quadrangolare.

- La faccia distale: è la base della piramide; si articola con il 4° ed il 5°

osso metacarpale.

- La faccia prox: è l’apice che è rivolto verso l’alto e si articola con il

semilunare.

- La faccia mediale: si articola con il piramidale.

- La faccia laterale: si articola con il capitato.

- La faccia volare: ha il processo uncinato.

- La faccia dorsale: è larga e rugosa.

Il CARPO nell’insieme:

Ha forma quadrangolare ed è più ristretto nella parte prox che in quella distale.

- Margine superiore: è convesso e può essere paragonato ad un condilo che

si articola con lo scheletro dell’avambraccio.

- Margine inferiore: è frastagliato e si articola con le ossa metacarpali.

- Margine laterale o radiale: si vedono i rilievi dati dai tubercoli dello

scafoide e del trapezio EMINENZA RADIALE DEL CARPO.

- Margine mediale o ulnare: c’è un’altra sporgenza che è data dall’osso

pisiforme e dall’uncino dell’osso uncinato EMINENZA

ULNARE DEL CARPO.

- Faccia dorsale: leggermente convessa.

- Faccia volare: è concava, infatti, i margini, radiale ed ulnare, sono

sollevati.

SOLCO DEL CARPO: è la doccia che si forma tra le 2 eminenze, radiale ed ulnare.

Questo solco è trasformato in CANALE DEL CARPO, dal legamento trasverso del

carpo,che si tende tra le 2 eminenze. In questo canale si trovano vasi, nervi e tendini

dei m. flessori delle dita.

METACARPO

Cos’è: e il segmento medio dello scheletro della mano. E’ formato da 5 ossa

metacarpali, che si identificano con numeri progressivi, dal lato radiale all’ulnare. Le

ossa metacarpali sono ossa lunghe. In queste ossa si considera:

Un corpo: in tutte le ossa metacarpali, tranne il 1°, è prismatico triangolare con 3

facce (laterale, mediale e dorsale) separate da 3 margini (laterale, mediale e volare

che è il più esteso e che forma una cresta). Il corpo del 1° metacarpale è appiattito in

senso antero-posteriore e ha solo 2 facce e 2 margini. Tutte le ossa metacarpali hanno

un foro nutritizio, che si apre nel corpo.

Un’estremità prox o base: è slargata, a forma di piramide quadrangolare. E’

costituita da:

Faccia prox della base: si articola con le ossa del carpo.

o 126

Facce collaterali: si articolano con quelle delle ossa metacarpali vicine. Ciò

o non sempre accade, infatti, nel 2° osso metacarpale, la faccia prox si articola

anche con le ossa del carpo.

Faccia dorsale e volare: sono libere.

o

Caratteri particolari della base delle ossa metacarpali:

Nel 1°metacarpale: la faccia prox ha forma di sella e si articola con il trapezio.

Nel 2° metacarpale, la faccia prox è bipartita e accoglie il trapezoide. Questa faccia si

divide in 3 faccette articolari:

 Faccetta laterale per l’articolazione con il trapezio.

 Faccetta mediale-prox: che si articola con il capitato.

 Faccetta mediale-distale: che si articola con la base del 3° osso metacarpale.

Il 3° metacarpale si articola:

Con il capitato grazie ad una faccetta superiore.

o Con il 2° e il 4° metacarpale, grazie alle sue faccette laterali.

o Sulla faccia dorsale c’è un rilievo, detto processo stiloideo, che serve per

o l’inserzione del tendine del m. estensore radiale breve del carpo.

Il 4° metacarpale si articola:

 Grazie alla sua faccia superiore, con il capitato e l’uncinato.

 In alto, la sua faccetta mediale si articola con il 5° metacarpale.

 Ha 2 faccette laterali in giunzione con il capitato e con il 3°

metacarpale.

Il 5° metacarpale ha la sua:

Faccia superiore che si articola con l’uncinato.

 Faccetta articolare laterale che si articola con il 4°

 metacarpale.

Sul lato ulnare c’è una faccetta scabra per l’inserzione del

 m. estensore ulnare del carpo.

Un’estremità distale o capitello: è arrotondata e ha 1 FACCETTA ARTICOLARE

per la prima falange delle dita. Questa faccetta si estende più dal lato volare.

Nell’insieme le ossa metacarpali sono disposte a raggiera, convergente verso il carpo,

e delimitano degli spazi angolare, aperti distalmente, detti SPAZI INTEROSSEI DEL

METACARPO, che sono occupati dai m. interossei dorsali e palmari.

FALANGI

Cosa sono: formano lo scheletro delle dita; sono ossa lunghe. Ciascun dito, eccetto il

pollice, è formato da:

1. Falange prossimale o propriamente detta: sono le più lunghe e hanno un corpo e 2

estremità:

- Corpo: si vedono 2 facce, una dorsale, convessa, ed una volare, piana.

- Estremità prossimale o base: ha una faccetta articolare per il

corrispondente osso metacarpale. 127

- Estremità distale: c’è una superficie articolare, che è la troclea della

falange, a forma di puleggia, che è in giunzione con la base della 2°

falange.

2. Falange media o falangina: sono più piccole delle recedenti e sono anche queste

formate da un corpo e da 2 estremità.

- Estremità prox o base: ha una cresta smussa, diretta sagittalmente, che

serve per la fossa della troclea che si trova nell’estremità distale della

falange prox corrispondente.

3. Falange distale o falangetta o falange ungueale: sono ancora più piccole di quelle

medie. E’ formata da una base, un corpo e 1 estremità, distale (lamina slargata e

rugosa TUBEROSITA’ UNGUEALE).

ARTICOLAZIONI DELL’ARTO SUPERIORE

Le articolazioni dell’arto superiore si distinguono in quelle della:

Articolazione sternoclavicolare

Cintura toracica Articolazione acromioclavicolare

Dei diversi segmenti della parte libera dell’arto:

Articolazione scapoloomerale (della spalla)

Articolazione del gomito

Articolazione radioulnare distale

Articolazioni della mano

ARTICOLAZIONE STERNOCLAVICOLARE (della cintura toracica)

E’ un’articolazione che si ha tra l’estremità sternale della clavicola, il manubrio dello

sterno e la 1° cartilagine costale.

Tipo d’articolazione: è una articolazione doppia, perché ha un disco intraarticolare

completo. Si classifica tra le articolazioni a sella.

Superfici articolari:

 Della clavicola: è una faccetta a squadra che si trova nella parte mediale della

faccia inferiore e si prolunga sulla parte inferiore dell’estremità sternale.

 Del manubrio dello sterno: è una superficie articolare, non concordante con

quella della clavicola, che si trova dal lato dello sterno e della 1° costa. Questa

superficie articolare è data dall’incisura clavicolare del manubrio sternale, che

continua in basso ed in fuori sulla faccia superiore della 1° cartilagine costale.

La faccia clavicolare è molto più estesa di quella sternale.

DISCO FIBROCARTILAGINEO: rende le 2 superfici articolari concordanti. Questo

disco è convesso, nella parte che è rivolta verso la faccia sternocostale, e concavo,

lateralmente. Il disco si fissa con tutto il suo contorno, alla capsula fibrosa

dell’articolazione e in basso si unisce alla 1°cartilagine costale. 128

Mezzi d’unione:

 Capsula articolare: ha uno strato fibroso ispessito in avanti ed in alto, dove

forma un robusto legamento sterno-clavicolare.

Legamento sterno-clavicolare: dato da fasci che si estendono dal

o contorno antero-superiore dell’estremità sternale della clavicola al

contorno antero-superiore dell’incisura clavicolare dello sterno.

Legamento interclavicolare: la parte più superficiale del legamento

o sterno-clavicolare è data da fasci lunghi, che vanno da un’estremità

sternale della clavicola all’altra, passando al di sopra dell’incisura

giugulare dello sterno.

Legamento sterno-clavicolare posteriore: la capsula è rinforzata anche

o dietro da questo legamento.

 La membrana sinoviale è duplice, con un manicotto per ciascuna metà della

cavità articolare.

Legamento costo-clavicolare: legamento a distanza che si trova nell’angolo formato

dalla clavicola e dalla 1° costa. E’ obliquo in alto e in fuori e va dalla faccia superiore

della 1° cartilagine costale, attraverso la parte ossea della costa per arrivare alla

tuberosità costale della clavicola.

Funzione dell’articolazione sterno-clavicolare: serve per i movimenti della spalla

(elevazione, abbassamento, proiezione anteriore e posteriore, circumduzione).

ARTICOLAZIONE ACROMIO-CLAVICOLARE

Tipo d’articolazione: è un’artrodia, che connette la clavicola alla scapola.

Superfici articolari:

Della clavicola: superficie articolare pianeggiante, a contorno ovale. La faccetta

clavicolare è rivolta in fuori e in basso.

Dell’acromion della scapola: ha sempre una superficie articolare pianeggiante, a

contorno ovale. La faccetta acromiale è rivolta medialmente e in alto.

DISCO FIBROCARTILAGINEO: si trova tra le superfici articolari; raramente è

completo.

Mezzi d’unione:

 Capsula articolare: il suo strato fibroso si inserisce ad una certa distanza dal

contorno delle superfici. Questo strato fibroso è rinforzato, superiormente, dal

LEGAMENTO ACROMIO-CLAVICOLARE. e da fasci dei TENDINI dei m.

trapezio e deltoide.

MEMBRANA SINOVIALE: tappezza la faccia interna della capsula fibrosa e arriva

fino al periostio e al contorno delle superfici articolari.

 Legamento coraco-clavicolare, legamento a distanza: unisce il processo

coracoideo alla clavicola e si divide in 2 fasci che proseguono su piani diversi: 129

- Fascio anteriore è il legamento trapezoide: robusta lamina quadrilatera

che va dalla faccia superiore del processo coracoideo alla tuberosità

coracoidea della clavicola. Il suo percorso va dal basso in alto e

dall’interno all’esterno, obliquamente.

- Fascio posteriore è il legamento conoide: ha forma triangolare. Il suo

apice si fissa alla radice del processo coracoideo e si porta in alto, con le

fibre divergenti a ventaglio, verso la tuberosità coracoidea della

clavicola.

Funzione: questa articolazione non è messa in movimento da m. intrinseci, ma lavora

contemporaneamente all’articolazione sterno-clavicolare e a tutti i movimenti della

cintura toracica. Questa collaborazione consente i movimenti di scorrimento, grazie

ai quali, la scapola modifica il suo rapporto con il torace.

In seguito agli spostamenti della scapola, infatti, la cavità glenoidea si orienta in

modo che il braccio possa avere la più ampia libertà di movimento.

I legamenti, trapezoide e conoide, sono molto importanti perché permettono di

scaricare parte del peso esercitato dall’arto superiore sull’articolazione acromio-

clavicolare. Inoltre, contribuiscono a fissare la scapola.

LEGAMENTI PROPRI DELLA SCAPOLA

Questi legamenti sono:

 Legamento coraco-acromiale: è una benderella fibrosa triangolare che va

dall’estremità dell’acromion al margine esterno del processo coracoideo.

Completa la volta osteofibrosa che si trova sopra l’articolazione scapolo-omerale.

- La sua base si inserisce in tutta la lunghezza del margine laterale del processo

coracoideo.

- Il suo apice, laterale, è invece inserito nell’estremità anteriore dell’acromion.

- La faccia superiore del legamento è ricoperta dal m. deltoide.

- La faccia inferiore è in rapporto con l’articolazione della spalla.

 Legamento trasverso superiore: trasforma l’incisura della scapola in foro.

 Legamento trasverso inferiore: va dal margine esterno della spina al collo della

scapola. Delimita, in questo modo, un foro.

ARTICOLAZIONE SCAPOLO-OMERALE

Tipo d’articolazione: è detta anche articolazione della spalla. E’ una enartrosi.

Superfici articolari:

Testa dell’omero: è un terzo di sfera, liscia e rivestita di cartilagine ialina.

 Cavità glenoidea della scapola: è ovalare, poco profonda e meno estesa della testa

 omerale. Caratteristiche della cavità glenoidea:

 La sua superficie è rivestita da cartilagine articolare.

 Il margine anteriore ha un’INCISURA GLENOIDEA che serve per il

passaggio dei vasi.

 Sul contorno della cavità c’è un cercine fibrocartilagineo, che è il LABBRO

GLENOIDEO, che amplia la cavità articolare e scavalca l’incisura glenoidea,

trasformandola in un foro. Il labbro glenoideo ha una: 130

- Faccia interna: che continua nella cavità glenoidea e fa parte della

superficie articolare.

- Faccia esterna: che dà attacco alla capsula fibrosa e ai legamenti di

rinforzo dell’articolazione.

Mezzi d’unione:

1. Capsula articolare: ha lo strato fibroso a forma di manicotto conoide che ha:

- L’apice tronco che si fissa al contorno della cavità glenoidea e alla faccia

esterna del labbro glenoideo.

- La base del manicotto si attacca sul collo anatomico dell’omero e, in

avanti, raggiunge il collo chirurgico dell’omero.

Limiti della capsula articolare:

 In alto, la capsula si estende fino al processo coracoideo.

 In basso, si fonde con il tendine del capo lungo del tricipite brachiale.

 A livello del solco bicipitale, la capsula passa a ponte dalla piccola alla

grande tuberosità e si prolunga in basso, tra le 2 creste, chiudendo il tragitto

osteofibroso dove passa il tendine del capo lungo del bicipite, che fuoriesce

dall’articolazione.

MEMBRANA SINOVIALE: tappezza la capsula articolare dall’interno e il periostio

del capo omerale, là dove la capsula fibrosa si distanzia dal contorno della superficie

articolare. Questa membrana forma dei diverticoli, che sono dei prolungamenti

sinoviali: a. Diverticolo sottoscapolare: si impegna nel forame ovale, tra i

legamenti glenoomerali, superiore e medio.

b. Diverticolo bicipitale: accompagna il tendine del capo lungo del

bicipite nel solco bicipitale. Attraverso questo solco il tendine

penetra nella cavità articolare, circonda ad arco la testa dell’omero

e raggiunge il polo superiore della cavità glenoidea, fino al labbro

glenoideo e alla tuberosità sovraglenoidea, dove ha la sua origine.

La membrana sinoviale riveste il tendine in tutto il suo tragitto intraarticolare.

2. Legamenti gleno-omerali: sono i fasci fibrosi, che rinforzano la capsula articolare.

Si distinguono in:

- Superiore: va dalla parte alta del labbro glenoideo alla piccola tuberosità

dell’omero.

- Medio: origina dal labbro glenoideo, al davanti del precedente, per

andare in basso ed in fuori, alla tuberosità, dove si fonde con il tendine

del m. sottoscapolare.

Tra il legamento glenoomerale superiore e medio si trova uno spazio triangolare, con

la base verso la piccola tuberosità (forame ovale), dove la capsula fibrosa è debole o

manca e la membrana sinoviale invia un prolungamento verso il m. sottoscapolare.

- Inferiore: è più lungo e robusto degli altri e si tende tra il contorno

antero-inferiore del labbro glenoideo e il collo chirurgico dell’omero.

Qui si fissa tra l’inserzione dei m. sottoscapolare e piccolo rotondo. 131

3. Legamento coraco-omerale, legamento a distanza: è una spessa lamina fibrosa che

va dalla base e dal margine laterale del processo coracoideo fino alla grande

tuberosità dell’omero, dove si fonde con la capsula fibrosa.

Funzione dell’articolazione: consente all’omero un’ampia libertà di movimenti di:

Flessione sono limitati e sono resi più ampi dallo spostamento dell’intera

cintura toracica.

Estensione

Abduzione: la testa omerale scorre sotto alla volta coracoomerale e si applica sul

contorno inferiore della capsula, sporgendo nel cavo ascellare.

Adduzione: è limitata dalla parete del tronco.

Rotazione: può essere esterna o interna.

Circumduzione: il braccio descrive un cono la cui base volge in fuori, in basso e in

avanti.

ARTICOLAZIONE DEL GOMITO

E’ un complesso articolare, compreso dentro una sola capsula articolare. In generale,

le superfici articolari di questo complesso articolare si trovano sull’estremità distale

dell’omero e sull’estremità prossimali del radio e dell’ulna. Il complesso è costituito

da:

1) Articolazione omero-ulnare:

Tipo d’articolazione: è un ginglimo angolare.

Superfici articolari:

- Troclea omerale: è una puleggia ossea quasi completa, perché è interrotta da

una sottile lamina ossea che divide la fossa coronoidea dalla fossa olecranica.

E’ formata da 2 labbri, di cui l’interno è più sporgente, che delimitano una

gola.

- Incisura semilunare dell’ulna: ha un segmento superiore corrispondente

all’olecrano e un segmento inferiore che spetta al processo coronoideo. In

entrambi i segmenti c’è una cresta mediana smussa per la gola della troclea

omerale e 2 faccette laterali per i labbri.

2) Articolazione omero-radiale:

Tipo d’articolazione: è una condiloartrosi.

Superfici articolari:

- Condilo omerale: è un rilievo emisferico, diviso dal labbro esterno della

troclea da un solco condilo-trocleare che è rivestito di cartilagine articolare.

- Fossetta del capitello del radio: è una depressione arrotondata che è rivolta

verso l’alto. Il suo contorno mediale è accolto nel solco condilo- trocleare

dell’omero.

3) Articolazione radio-ulnare prossimale:

Tipo d’articolazione: è un ginglimo laterale. 132

Superfici articolari: hanno la forma di segmenti di cilindro, concavo, dal lato ulnare e

convesso dal lato radiale. Queste superfici sono:

- Incisura radiale dell’ulna: si trova sulla faccia laterale del processo

coronoideo e ha la forma di una cavità semilunare allungata in direzione

sagittale.

- Circonferenza articolare del radio: è completamente rivestita di

cartilagine. Infatti, ruota dentro un ANELLO OSTEOFIBROSO formato

dall’incisura radiale dell’ulna, per la parte ossea, e dal LEGAMENTO

ANULARE DEL RADIO, per la parte fibrosa.

Mezzi d’unione:

1. Capsula articolare: ha uno strato fibroso che forma un manicotto per le 3

articolazioni. Questo manicotto si inserisce in alto sul capo omerale, in basso al

radio e all’ulna.

Limiti della capsula:

- L’inserzione omerale della capsula è vicina alle superfici articolari

lateralmente e medialmente (in avanti e in dietro è più lontana). L’inserzione

è al di sopra della fossa coronoidea e della fossetta radiale e a livello della

fossa olecranica.

- L’inserzione radio-ulnare è sul contorno della cartilagine articolare

dell’incisura semilunare e dell’incisura radiale dell’ulna. Dal limite inferiore

di quest’ultima incisura, la linea d’inserzione si porta al collo del radio, tra il

capitello e la tuberosità radiale.

Ci sono sottili fasci di fibre che rinforzano la capsula davanti e dietro; non formano

veri e propri legamenti.

2. Legamenti di rinforzo della capsula: sono robusti ispessimenti che si trovano

lateralmente e medialmente; sono i legamenti collaterali, radiale e ulnare.

Legamento collaterale radiale: parte dall’epicondilo e si divide in 3 fasci:

a) Fascio anteriore: che si stacca dalla parete antero-inferiore dell’epicondilo e

termina nell’ulna, davanti all’incisura radiale.

b) Fascio medio: origina sempre dalla parte antero-inferiore dell’epicondilo ma

per andare all’ulna, dietro l’incisura radiale.

c) Fascio posteriore: origina dalla parte posteriore dell’epicondilo e finisce sulla

faccia esterna dell’olecrano.

LEGAMENTO ANULARE DEL RADIO: annesso al legamento collaterale radiale; è

un anello fibroso che va dal margine anteriore a quello posteriore dell’incisura radiale

dell’ulna, circondando il capitello del radio e delimitando un anello osteofibroso,

dentro al quale il capitello ruota. La faccia interna del legamento anulare è rivestita da

cartilagine articolare. Il margine superiore del legamento prosegue in una piega 133

falciforme che si pone, come un disco, nell’interlinea articolare tra condilo omerale e

radio.

LEGAMENTO COLLATERALE ULNARE: a ventaglio; si irradia dall’epitroclea al

margine mediale dell’incisura semilunare. E’ formato da 3 fasci:

- Anteriore

- Medio

- Posteriore: è il più robusto e va dalla parte posteriore dell’epitroclea alla

faccia mediale dell’olecrano.

MEMBRANA SINOVIALE: può essere divisa in 2 segmenti:

Segmento superiore: più esteso, appartiene all’articolazione omero-radiale, omero-

ulnare e alla parte superiore dell’articolazione radioulnare prossimale.

Segmento inferiore: è ridotto ed appartiene solo all’articolazione prossimale. Prende

il nome di RECESSO SACCIFORME perché forma un cul di sacco anulare intorno al

collo del radio.

3. Legamento a distanza: è la Membrana interossea dell’avambraccio

(dell’articolazione del gomito). Si trova nello spazio allungato, ovalare, che si

forma tra il radio e l’ulna. E’ costituito da:

- Faccia anteriore da queste facce originano i m. profondi dell’avambraccio.

- Faccia posteriore

- Margine laterale: si fissa al radio.

- Margine mediale: si fissa all’ulna.

- Margine inferiore: si fonde con la capsula dell’articolazione radio-ulnare distale.

- Margine superiore: è libero e arcuato con la concavità superiore. Si trova

qualche cm sotto all’articolazione radio-ulnare prossimale. Insieme a questa

articolazione delimita un foro che serve per il passaggio di vasi interossei

posteriori. A livello di questo foro si trova un fascio fibroso che si tende tra il

processo coronoideo dell’ulna e la faccia anteriore del radio. Qui termina, sotto

alla tuberosità; tale fascio è detto CORDA OBLIQUA.

Funzione dell’articolazione: consente movimenti dell’avambraccio sul braccio, a

livello delle 2 articolazioni omero-ulnare e omero-radiale. Consente poi movimenti

del radio sull’ulna a livello dell’articolazione radio-ulnare prossimale. I principali

movimenti dell’avambraccio:

Flessione che si svolgono per opera dell’ulna che trasporta passivamente il

radio.

Estensione

Lateralità: movimenti limitati che sono possibili solo quando l’avambraccio è flesso.

Prosupinazione: è il movimento di spostamento del radio rispetto all’ulna, con

modificazioni nei rapporti degli assi longitudinali. 134

ARTICOLAZIONE RADIO-ULNARE DISTALE

Tipo d’articolazione: come l’articolazione radio-ulnare prossimale è un’articolazione

a ginglimo laterale.

Superfici articolari:

 Ulnare: è data da 2 faccette che si trovano sul capitello:

- Faccetta esterna: che è la circonferenza articolare del capitello.

- Faccetta inferiore: si trova sulla faccia inferiore del capitello stesso.

 Radiale: è data dall’incisura ulnare e da un disco articolare, che insieme

all’incisura, delimita la cavità che accoglie il capitello dell’ulna. Questa incisura

è un segmento di cilindro cavo.

Disco articolare: ha forma triangolare, con:

- La base: esterna che si fissa sul margine inferiore dell’incisura ulnare del

radio.

- L’apice: è interno e si fissa sul processo stiloideo dell’ulna e sull’incisura,

che separa il processo stiloideo dalla faccetta articolare inferiore

dell’ulna.

Lo spessore del disco diminuisce dall’apice alla base; qualche volta è perforato e

mette in comunicazione la cavità radio-ulnare distale con quella radio-carpica.

Funzione del disco articolare: permette la concordanza tra l’estremità distale dell’ulna

e le ossa della fila prossimale del carpo. Il rapporto tra l’ulna e il carpo non è, in

nessun punto diretto, perché tra i 2 capi articolari si frappone sempre il disco.

Mezzi d’unione

 Capsula articolare: la sua parte fibrosa si fissa sul contorno delle superfici

articolari. Aderisce ai margini, anteriore e posteriore, del disco e continua in basso

con la capsula fibrosa dell’articolazione radio-carpica.

MEMBRANA SINOVIALE: forma in alto un recesso sacciforme tra radio e ulna.

 Membrana interossea: già descritta.

 Disco articolare: robusto mezzo d’unione dell’articolazione radio-ulnare distale.

Funzione dell’articolazione: insieme all’articolazione radio-ulnare prossimale, entra

in movimento per la pronazione e la supinazione dell’avambraccio, con i quali la

mano è solidale. In questi movimenti, le 2 ossa dell’avambraccio ruotano su un asse

verticale, che unisce il capitello del radio al capitello dell’ulna.

Pronazione: il corpo del radio incrocia quello dell’ulna e la sua estremità inferiore si

porta medialmente.

Supinazione: le 2 ossa tornano a porsi parallelamente.

ARTICOLAZIONE RADIO-CARPICA

Tipo d’articolazione: è una condiloartrosi tra il radio, dal lato distale, e le ossa del

carpo, dal lato prossimale. L’ulna non è a diretto contatto con le ossa del carpo, 135

infatti, tra la sua estremità e quella del carpo si trova un DISCO ARTICOLARE (già

descritto nell’articolazione radio-ulnare distale).

Superfici articolari:

1. Dal lato distale: è una cavità ovale, che è la cavità glenoidea; allungata in senso

trasversale. La cavità glenoidea è formata, nel suo terzo interno, dalla faccia

inferiore del disco articolare. Nei suoi 2/3 esterni, invece, è formata dalla faccia

articolare carpica dell’estremità inferiore del radio. L’estremità inferiore del radio

è divisa, da una cresta antero-posteriore, in una parte esterna, che è lo scafoide, e

una parte interna, che è il semilunare.

2. Dal lato prossimale: la superficie articolare è un condilo dato dalle facce

prossimali dello scafoide, del semilunare e del piramidale, che sono tra loro unite

da legamenti interossei. (lo scafoide e parte del semilunare corrispondono al radio;

parte del semilunare e del piramidale sono in giunzione con il disco articolare; la

maggior parte del piramidale si fissa contro il legamento collaterale ulnare).

Mezzi d’unione:

Capsula articolare: ha una parte fibrosa che forma un manicotto che va dal contorno

della superficie articolare fino ai margini del condilo. In alcuni punti arriva fino alle

ossa della fila distale del carpo. La capsula è più spessa anteriormente.

Legamenti di rinforzo della capsula: si chiamano legamenti RADIO-CARPICI e si

dividono in:

a) Volare: va dal processo stiloideo e dalla faccia anteriore del radio verso il

basso, obliquamente e medialmente, dove si divide in 2 fasci:

- Un fascio che termina sull’osso semilunare e piramidale.

- Un fascio inferiore che termina sulla testa dell’osso capitato.

b) Dorsale: va dal contorno posteriore della superficie articolare radiale verso la

faccia dorsale delle ossa semilunare e piramidale.

c) Collaterali: questi, a loro volta,si dividono in:

 Collaterale radiale del carpo: origina dal processo stiloideo del radio e

discende, slargandosi ed incurvandosi sul piano mediale, per arrivare alla

faccia radiale dello scafoide, fino al tubercolo dello stesso.

 Collaterale ulnare del carpo: origina dal processo stiloideo dell’ulna e si

dirige verso il basso per dividersi in 2 fasci:

- Fascio anteriore: che si fissa all’osso pisiforme.

- Fascio posteriore: che si fissa all’osso piramidale.

MEMBRANA SINOVIALE: ha molti diverticoli, in particolare quello più costante è

il prestiloideo che si pone tra il legamento collaterale ulnare e il legamento ulno-

carpico volare.

ARTICOLAZIONI DELLA MANO 136

Le ossa della mano si articolano tra loro e con le ossa dell’avambraccio, perciò le

giunzioni sono numerose e complesse.

Articolazioni della mano, in direzione prossimo-distale:

Inter-carpiche

Carpo-metacarpiche

Inter-metacarpiche

Metacarpo-falangee

Inter-falangee

ARTICOLAZIONI INTER-CARPICHE

A loro volta queste articolazioni si dividono in: tra scafoide, semilunare e

piramidale

Reciproche delle ossa della fila prossimale articolazione del pisiforme

Reciproche delle ossa della fila distale

Tra le 2 file delle ossa del carpo, detta anche articolazione Mediocarpica

Articolazione tra scafoide, semilunare e piramidale

Tipo d’articolazione: sono 2 artrodie.

Superfici articolari: le faccette articolari sono piane, verticali, orientate sul piano

sagittale. Le faccette articolari si trovano nella parte inferiore delle superfici di

contatto tra le ossa, infatti, la parte superiore serve per l’attacco dei legamenti inter-

carpici.

Mezzi d’unione:

Capsula articolare: è incompleta e mette, in questo modo, la cavità delle 2

 articolazioni in contatto con quella dell’articolazione medio-carpica.

Legamenti inter-carpici: si distinguono in:

 1. Interossei: sono 2, uno tra lo scafoide e il semilunare, e l’altro tra il

semilunare e il piramidale. Questi legamenti si trovano nella parte alta della

superficie di contatto tra le ossa contigue e sono lassi.

2. Volari: sono 3; 2 di questi sono profondi e si tendono tra le facce volari

dello scafoide e del semilunare e del semilunare e del piramidale. Il terzo

legamento è superficiale e va dallo scafoide al piramidale.

3. Palmari

MEMBRANA SINOVIALE: continua con quella dell’articolazione medio-carpica.

137

Articolazione del pisiforme

Tipo d’articolazione: è un’artrodia che si ha tra l’osso pisiforme e la faccia anteriore

del piramidale.

Superfici articolari: sono piane, ovali, con il grande asse verticale.

Mezzi d’unione:

Capsula articolare: è propria dell’articolazione e delimita una cavità che

o comunica con quella dell’articolazione radio-carpica.

Legamenti a distanza: sono 3, di questi:

o - Uno superiore che fa parte del collaterale ulnare dell’articolazione radio-

carpica.

- 2 sono inferiori e sono detti LEGAMENTI PISO-UNCINATO e PISO-

METACARPICO, perché vanno dall’osso pisiforme all’uncino dell’osso

uncinato e alla base del 5° osso metacarpale.

Articolazioni reciproche delle ossa della fila distale

Tipo d’articolazione: sono 3 artrodie che si hanno tra il trapezio, il trapezoide, il

capitato e l’uncinato.

Superfici articolari: sono piane, verticali, orientate sagittalmente e si trovano sulle

facce di contatto tra le varie ossa.

Mezzi d’unione:

Capsula articolare: è incompleta e consente molte vie di comunicazione con le cavità

dell’articolazione medio-carpica e di quelle carpo-metacarpiche. Nella parte fibrosa

della capsula ci sono vari legamenti che si distinguono in:

Interossei: che sono 3 e si trovano sulla parte distale delle superfici in contatto, vicino

alle articolazioni carpo-metacarpiche.

Volari: sono anche questi 3 e vanno dalla faccia anteriore di un osso a quella del

segmento vicino.

Dorsali: sono sempre 3 e sono tesi tra le facce posteriori delle ossa distali.

Articolazione mediocarpica

Tipo d’articolazione: si ha tra le ossa delle 2 file, con l’eccezione del pisiforme. E’

considerata come la giustapposizione di 2 condiloartrosi che delimitano un’interlinea

articolare irregolare (a forma di S orizzontale).

Superfici articolari:

 Nella condiloartrosi laterale: il condilo è dato dalla superficie distale dello

scafoide. Questa superficie è divisa, da una cresta sagittale, in 2 faccette che si

articolano con il trapezio e il trapezoide. Con le loro facce prossimali, queste

ossa delimitano una cavità glenoidea.

 La condiloartrosi mediale: è inversa alla precedente; il condilo è dato dalla

testa del capitato e dall’uncinato e la cavità glenoidea, molto ampia, si forma

grazie alla partecipazione di tutte e 3 le ossa della fila prossimale.

Mezzi d’unione: 138

Capsula articolare: che ha la parte fibrosa che si ispessisce a formare i legamenti

volare, dorsale e collaterali (radiale e ulnare).

 Legamento volare detto anche LEGAMENTO RAGGIATO DEL CARPO:

origina dalla faccia volare del collo dell’osso capitato e si divide in fasci:

- Superiori: che si fissano allo scafoide e al piramidale.

- Laterali: che fanno parte dei legamenti INTER-CARPICI VOLARI, che

si tendono tra le ossa della fila distale.

- Inferiori: si portano alla base del 2°,3°, 4° osso metacarpale.

 Legamento dorsale: va dalla faccia dorsale del piramidale e si porta in basso e

in fuori verso il trapezio e il trapezoide.

 Legamento collaterale radiale: è breve e robusto e va dal tubercolo dello

scafoide alla parte esterna del trapezio.

 Legamento collaterale ulnare: va dal piramidale all’uncinato.

MEMBRANA SINOVIALE: continua con quella delle articolazioni sotto.

Movimento: le articolazioni del carpo si azionano tutte insieme quando si compiono

movimenti della mano sull’avambraccio. I movimenti sono di:

Flessione, Estensione:

Le articolazioni radio-carpica e medio-carpica sono condiloartrosi che consentono

una diversa escursione flesso-estensoria. La prima articolazione ha a massima libertà

nel movimento di flessione, la seconda nel movimento di estensione.

Nel complesso i movimenti di flesso-estensione si svolgono soprattutto

nell’articolazione medio-carpica.

Inclinazione laterale (radiale e ulnare):

L’articolazione radio-carpica ha una maggiore escursione ulnare e quella

mediocarpica una maggiore escursione radiale.

L’articolazione radio-carpica e mediocarpica sono, perciò,il perno per tutti i

movimenti del polso.La mobilità delle varie ossa del carpo fra loro aumentano le

possibilità delle articolazioni recedenti.

La mano può anche compiere il movimento complesso di circumduzione, rispetto

all’avambraccio.

ARTICOLAZIONI CARPO-METACARPICHE

Sono le articolazioni tra le ossa della fila distale del carpo e la base delle 5 ossa

metacarpali. Per le sue caratteristiche nei movimenti, l’articolazione carpo-

metacarpica del pollice è considerata separatamente.

Articolazione carpo-metacarpica del pollice:

Tipo d’articolazione: a sella; è un’articolazione tra la faccia distale del trapezio e la

base del 1° osso metacarpale.

Superfici articolari:

a. Del trapezio: è concava in senso trasversale

b. Del 1° osso metacarpale: ha una curvatura inversa.

Mezzi d’unione:

- Capsula articolare: si inserisce sul contorno della superficie articolare; è lassa. Si

distinguono, nel suo strato fibroso, i legamenti, palmare e dorsale. 139

- Legamento palmare

- Legamento dorsale

Funzione di questa articolazione: permette movimenti liberi, con tutte le possibili

escursioni, eccetto la rotazione.

Le altre articolazioni carpo-metacarpiche:

Tipo d’articolazione: sono artrodie; queste articolazioni si hanno tra le faccette

articolari distali del trapezoide, del capitato e dell’uncinato con le basi delle ossa

metacarpali (dal 2° al 5°).

Superfici articolari:

 Il 2° metacarpale: si incunea fra il trapezio, il trapezoide e il capitato. Si articola

con il trapezoide, in particolare con la sua una faccetta prossimale, e con le altre 2

ossa, cioè con le loro faccette collaterali.

 Il 3° metacarpale: si articola con il capitato.

 Il 4° metacarpale: si articola con l’uncinato e con la faccetta dorso-laterale del

capitato.

 Il 5° metacarpale: si articola all’uncinato.

Mezzi d’unione:

- Capsula articolare: si fonde con quella delle articolazioni vicine. Lo strato fibroso

è ispessito e forma i legamenti carpo-metacarpici.

- Legamenti carpo-metacarpici: si dividono in:

Volari sono tratti d’unione fra i capi articolari affrontati.

Dorsali

Interosseo: è un robusto fascio che, da un lato, si inserisce nelle facce contigue del

capitato e dell’uncinato e, dall’altro, termina nella faccia mediale della base del 3°

osso metacarpale.

MEMBRANE SINOVIALI: le cavità articolari delle diverse articolazioni sono tra

loro comunicanti. Perciò anche le loro membrane sinoviali sono fra loro comunicanti.

Funzione dell’articolazione: i movimenti di questa articolazione sono di

scivolamento, con poche possibilità di flessione, estensione e inclinazione laterale.

ARTICOLAZIONE INTER-METACARPICHE

Tipo d’articolazione: sono artrodie che uniscono le basi delle 4 ultime ossa

metacarpali.

Superfici articolari: si trovano sul lato ulnare del 2° osso metacarpale, su entrambi i

lati del 3°, 4° osso metacarpale e sul lato radiale del 5°.

Mezzi d’unione:

 Capsula articolare: ha uno strato fibroso dove si distinguono i legamenti volari e

dorsali, della base delle ossa metacarpali e i legamenti interossei.

 Legamenti volari e dorsali: sono tesi tra le facce volari e dorsali delle basi

metacarpali vicine.

 Legamenti interossei: connettono le facce collaterali prospicienti.

 Legamento a distanza: è il LEGAMENTO TRASVERSO dei capitelli delle ossa

metacarpali. Questo legamento è un nastro trasversale teso tra il 2° e il 5° osso, 140

all’altezza dei capitelli incrociando la faccia volare delle articolazioni metacarpo-

falangee. Questo legamento può essere considerato come un ispessimento

dell’aponeurosi palmare profonda, che ricopre i m. interossei.

Funzione di questa articolazione: i movimenti sono limitati allo scivolamento.

ARTICOLAZIONI METACARPO-FALANGEE

In generale queste articolazioni si hanno tra i capitelli delle ossa metacarpali e le basi

delle prime falangi.

Articolazione del pollice:

Tipo d’articolazione: è considerata un ginglimo angolare.

Superfici articolari:

 Sul capitello del 1° metacarpale c’è una superficie a forma di troclea.

 Dal lato delle falangi si hanno superfici ovalari, concave, che sono ampliate da

un cercine fibrocartilagineo. Nella fibrocartilagine della 1° articolazione

metacarpo-falangea si trovano sempre 2 ossa sesamoidi, che si articolano con i

2 tubercoli articolari palmari del capitello del 1° osso metacarpale.

Articolazione delle altre falangi:

Tipo d’articolazione: sono condiloartrosi.

Superfici articolari:

Sulle facce distali di questi capitelli ci sono superfici convesse, più allungate in

o senso sagittale.

Come accade nell’articolazione del 1° osso anche dal lato di queste falangi si

o hanno superfici ovalari, concave, che sono ampliate da un cercine

fibrocartilagineo. Qui si possono trovare piccole ossa sesamoidi nei cercini

della 2° e della 5° articolazione metacarpo-falangea.

Mezzi d’unione:

a. Capsula articolare: ha uno strato fibroso sottile, dietro, e spesso, ai lati dove forma

i legamenti collaterali e i legamenti accessori volari.

b. Legamenti collaterali (radiale e ulnare): sono fasci robusti, che si fissano sulle

depressioni laterali dei capitelli e si inseriscono nei tubercoli, che si trovano,

lateralmente e anteriormente, sulle basi delle falangi.

c. Legamenti accessori volari: vanno dalle facce laterali dei capitelli ai margini

laterali dei cercini fibrocartilaginei.

Funzione dell’articolazione: queste articolazioni hanno un’ampia libertà di

movimento, in particolare per la flessione e l’estensione. Sono più ridotte le capacità

di abduzione, adduzione e rotazione. I movimenti di questa articolazione nel pollice

sono più limitati. 141

ARTICOLAZIONI INTER-FALANGEE

Tipo d’articolazione: articola tra loro le falangi, che formano lo scheletro delle dita.

Sono tutte ginglimi angolari. Sono 2 nelle ultime 4 dita; nel pollice, dove ci sono 2

falangi, si ha una sola articolazione inter-falangea.

Superfici articolari:

 Estremità distale: di una falange prossimale. Hanno la forma a troclea, che si

estende di più sulla faccia volare, con una gola mediana e 2 salienze laterali. La

troclea ha più estensione e perciò la superficie articolare della base delle

falangi è ampliata dal labbro fibrocartilagineo, che si stacca dal margine

volare. In questo labbro può esserci un piccolo osso sesamoide.

 Estremità prossimale o base: di una falange distale. Hanno un rilievo mediano

e 2 depressioni laterali.

Mezzi d’unione:

 Capsula articolare: si ispessisce, ai lati e nel mezzo, per formare i legamenti

collaterali.

 Legamenti collaterali: si staccano dai lati dell’estremo inferiore della falange

prossimale e si dirigono in basso per dividersi in 2 fasci:

- Fascio posteriore: si fissa sulla falange distale.

- Fascio anteriore: si fissa al labbro fibrocartilagineo volare.

Funzione dell’articolazione: i movimenti consentiti sono di flesso-estensione, più

ampi per le giunzioni tra la 1° e la 2° falange che tra la 2° e la 3°.

MUSCOLI DELL’ARTO SUPERIORE

Anche questi si distinguono in estrinseci ed intrinseci.

m.spinoappendicolari

Estrinseci m.toracoappendicolari

già visti

Intrinseci che, in direzione prossimo-distale, si distinguono in:

M. della spalla

M. del braccio

M. dell’avambraccio

M. della mano 142

MUSCOLI DELLA SPALLA

Hanno tutti origine nella cintura toracica e si inseriscono nell’omero. Questi sono:

M. deltoide

M. sovraspinato

M. infraspinato

M. piccolo rotondo

M. grande rotondo

M. sottoscapolare

Muscolo deltoide

Si trova sopra la parte laterale dell’articolazione della spalla. E’ triangolare e

appiattito, con la base in alto e l’apice in basso.

Origine: dal terzo laterale del margine anteriore della clavicola, dall’apice e dal

margine laterale dell’acromion, e dal labbro inferiore del margine posteriore della

spina della scapola.

Inserzione: i suoi fasci, separati da setti fibrosi, vanno in basso per inserirsi, grazie ad

un robusto tendine, nella tuberosità deltoidea dell’omero.

Rapporti con altri muscoli: il m. deltoideo ha:

 Faccia superficiale: è in rapporto con il foglietto superficiale della fascia

deltoidea.

 Faccia profonda: è rivestita dal foglietto profondo della fascia deltoidea e ricopre

l’articolazione della spalla.

Base: corrisponde all’origine.

o Apice: corrisponde al termine.

o

 Margine anteriore: è diviso dal margine superolaterale del grande pettorale da uno

spazio triangolare a base superiore TRIANGOLO

DELTOIDOPETTORALE.

 Margine posteriore: passa sopra i m. infraspinato, piccolo e grande rotondo e ai

capi lungo e laterale del tricipite brachiale.

Innervazione: dal nervo ascellare (C4-C6).

Movimento: abduce il braccio di 90°. Considerando le sue componenti:

Il fascio anteriore: ha un’azione di flessione, leggera adduzione e intrarotazione.

Il fascio posteriore: ha un’azione di estensione, abduzione ed extrarotazione.

Il fascio medio: massima abduzione sull’omero.

Muscolo sovraspinato

Si trova nella fossa sovraspinata della scapola e ha forma prismatica triangolare.

Origine: dai 2/3 mediali della fossa sovraspinata e dalla fascia omonima.

Inserzione: i fasci si portano lateralmente, passando sotto l’estremità acromiale della

clavicola, all’acromion e al legamento coraco-acromiale e si inseriscono nella

faccetta superiore della grande tuberosità dell’omero. Il tendine d’inserzione aderisce

alla capsula fibrosa dell’articolazione della spalla.

Rapporti con altri muscoli: 143

- Faccia superficiale: è ricoperta dalla fascia sovraspinata ed è in rapporto con i m.

trapezio e deltoide.

- Faccia profonda: appoggia nella fossa sovraspinata e si mette in relazione con la

capsula dell’articolazione della spalla.

Innervazione: dal nervo sovrascapolare (C5).

Movimento: contraendosi, abduce e ruota all’esterno il braccio in sinergismo con il

m. deltoide. Inoltre, stabilizza l’articolazione scapolo-omerale.

Muscolo infraspinato

Si trova nella fossa infraspinata ed è appiattito, di forma triangolare.

Origine: dai ¾ mediali della fossa infraspinata, dalla fascia infraspinata e dal setto

che lo separa dal m. piccolo rotondo.

Inserzione: i fasci si portano lateralmente verso il tendine, che passando sotto

l’acromion e aderendo alla capsula fibrosa dell’articolazione della spalla, si inserisce

nella faccetta media della grande tuberosità dell’omero.

Rapporti con altri muscoli:

- La faccia superficiale: è rivestita dalla fascia infraspinata ed è in rapporto coni m.

trapezio e deltoide e con la cute.

- La faccia profonda: è in rapporto con la fossa infraspinata e con la capsula

dell’articolazione della spalla.

Innervazione: dal nervo sovrascapolare (C5-C8).

Movimento: ruota all’esterno il braccio e stabilizza l’articolazione scapolo-omerale.

Muscolo piccolo rotondo

E’ allungato, appiattito e corrisponde al margine inferiore del m. infraspinato.

Origine: dalla fossa infraspinata, a livello della metà superiore di una striscia ossea

che passa vicino al margine ascellare.

Inserzione: i fasci si portano in alto e lateralmente e si inseriscono, grazie ad un breve

tendine, nella faccetta inferiore della grande tuberosità dell’omero. Anche il suo

tendine d’inserzione aderisce alla capsula fibrosa dell’articolazione della spalla.

Rapporti con altri muscoli:

- Faccia posteriore: è in rapporto con i m. deltoide e grande rotondo.

- La faccia anteriore: è in rapporto con il m. sottoscapolare, con il capo lungo del

tricipite e con la capsula dell’articolazione della spalla.

Innervazione: dal nervo ascellare (C5).

Movimento: ruota all’esterno il braccio e ha un’azione stabilizzante sull’articolazione

scapolo-omerale.

Muscolo grande rotondo

Si trova sotto al m. piccolo rotondo; è sempre allungato e appiattito, come il piccolo

rotondo.

Origine: al di sotto del piccolo rotondo, dalla faccia dorsale dell’angolo inferiore

della scapola. 144

Inserzione: in alto e lateralmente nel labbro posteriore e nel fondo del solco bicipitale

dell’omero.

Rapporti con altri muscoli:

La faccia posteriore: è in rapporto con il m. gran dorsale e con il capo lungo del

o tricipite.

La faccia anteriore: è in rapporto con i m. sottoscapolari, coracobrachiale, grande

o dorsale (che incrocia il m. passandogli sotto).

Margine inferiore: insieme al grande dorsale, forma la parete posteriore della

o cavità ascellare.

Il margine superiore: insieme con l’omero con il margine inferiore del piccolo

o rotondo, delimita uno spazio triangolare detto il TRIANGOLO DEI MUSCOLI

ROTONDI. Questo triangolo è diviso dal capo lungo del tricipite brachiale in:

- Una parte laterale detto SPAZIO OMERO-TRICIPITALE, che serve per

il passaggio dell’arteria circonflessa posteriore dell’omero e il nervo

ascellare.

- Una parte mediale detta SPAZIO OMO-TRICIPITALE, che serve per il

passaggio dell’arteria circonflessa della scapola.

Innervazione: dal nervo sottoscapolare inferiore (C5-C7).

Movimento: ha n’azione simile ma meno potente del m. grande dorsale. Adduce,

estende e intraruota l’omero.

Muscolo sottoscapolare

Si trova nella fossa sottoscapolare; è appiattito e ha contorno triangolare.

Origine: dal fondo della fossa sottoscapolare.

Inserzione: i suoi fasci si dirigono verso l’alto e lateralmente, passando sotto al

processo coracoideo, avanti all’articolazione della spalla. Si inseriscono sulla piccola

tuberosità dell’omero.

Rapporti con altri muscoli:

La faccia posteriore: appoggia sulla fossa sottoscapolare.

La faccia anteriore: è in rapporto con il m. dentato anteriore e con il fascio vascolo-

nervoso dell’ascella. Il tendine d’inserzione aderisce, dietro, alla capsula articolare

dell’articolazione della spalla.

Innervazione: dai nervi sottoscapolari (C5-C6).

Movimento: determina l’adduzione e rotazione interna del braccio e stabilizza

l’articolazione scapolo-omerale.

BORSE MUCOSE

Sono annesse ai muscoli della spalla e servono per facilitare i movimenti di

scivolamento dei piani muscolari e dei tendini d’inserzione.

Le diverse caratteristiche dipendono dalle diverse articolazioni e dalle sue necessità

di movimento:

Sono costanti la BORSA SOTTOTENDINEA del m. sottoscapolare e la BORSA del

m. BICIPITE. Queste sono dipendenze della sinoviale articolare. 145

Altre borse principali sono:

BORSA SOTTOACROMIALE: tra la faccia superiore della capsula articolare

o e la faccia inferiore dell’acromion.

BORSA SOTTOCORACOIDEA: tra la faccia inferiore del processo

o coracoideo e la capsula articolare.

BORSA DEL M. CORACO-BRACHIALE: tra il tendine comune del bicipite e

o del coracobrachiale e la capsula articolare.

Meno costanti sono queste borse:

 Borsa del grande rotondo

 Borsa del grande dorsale (anteriore e posteriore)

 Borsa del grande pettorale

 Borsa sottodeltoidea

 Borsa del sottospinato

 Borsa sottocutanea acromiale.

FASCE DEI M. DELLA SPALLA

1. Fascia deltoidea: si sdoppia per avvolgere le 2 facce del m. deltoide; in avanti

continua nella fascia pettorale, in dietro nella fascia infraspinata e in basso nella

fascia brachiale.

2. Fascia sovraspinata: riveste la faccia superficiale del m. e si fissa sul contorno

della fossa omonima.

3. Fascia infraspinata: simile alla precedente e prosegue in basso a rivestire i m.

grande e piccolo rotondo.

4. Fascia sottoscapolare: si pone sulla faccia anteriore del m. e si attacca ai contorni

della fossa sottoscapolare.

MUSCOLI DEL BRACCIO

Si distinguono in:

m. bicipite brachiale

Anteriori m. coracobrachiale

m. brachiale

Posteriori m. tricipite brachiale

Muscoli anteriori del braccio

Muscolo bicipite brachiale 146

E’ formato da 2 capi:

1. Capo lungo:

Origine: dalla tuberosità sovraglenoidea della scapola e dal labbro glenoideo, grazie

ad un tendine lungo e cilindrico, che passa nella cavità dell’articolazione della spalla,

tra la testa dell’omero e la capsula per arrivare nel solco bicipitale dell’omero. Qui è

circondato da un prolungamento della sinoviale articolare. Il tendine si fa carnoso

all’uscita dal solco bicipitale e in corrispondenza del terzo medio del braccio, si

unisce al capo breve.

2. Capo breve: mediale rispetto al capo lungo.

Origine: dall’apice del processo coracoideo e si porta in basso per unirsi al capo

lungo, in un robusto tendine d’inserzione. Questo tendine si va a fissare alla

tuberosità bicipitale del radio. Dal margine mediale del tendine d’inserzione si stacca

una lamina, LACERTO FIBROSO, che si espande, in basso e medialmente, per

fondersi con la fascia antibrachiale.

Inserzione: confluiscono, in basso, in un unico ventre.

Rapporto con altri muscoli:

In alto: è in rapporto con i m. deltoide e grande pettorale.

 In superficie: è avvolto dalla fascia brachiale.

 Profondamente: è in rapporto con il m. brachiale anteriore.

 Il tendine d’inserzione inferiore si fa profondo nell’avambraccio, tra i m. brachio-

 radiale e pronatore rotondo.

A lato del m. bicipite: ci sono 2 solchi (solchi bicipitali):

 - Solco mediale: che serve per il passaggio dell’arteria e la vena brachiale,

con il nervo mediano e, più in superficie, la vena basilica.

- Solco laterale: che serve per il passaggio della vena cefalica.

Innervazione: dal nervo muscolocutaneo (C5-C6).

Movimento: è un m. BIARTICOLARE, perciò agisce sia sul braccio sia

sull’avambraccio. Stabilizza l’articolazione scapolo-omerale, contribuendo a

mantenere la testa dell’omero a contatto con la cavità glenoidea della scapola. Inoltre,

con altri m. sinergici partecipa alla flessione e adduzione del braccio. E’ anche il

principale m. flessore dell’avambraccio sul braccio e sviluppa, ad avambraccio prono,

una considerevole azione supinatoria.

Muscolo coracobrachiale

Si trova medialmente e profondamente al capo breve del tricipite.

Origine: insieme al tricipite, origina dall’apice del processo coracoideo della scapola.

Inserzione: si porta in basso verso il terzo medio della faccia antero-mediale

dell’omero.

Rapporti con latri muscoli:

Davanti: è in rapporto con il deltoide, con la parte laterale del grande pettorale e

o con il capo breve del bicipite.

Dietro: è in rapporto con i tendini del grande dorsale, del grande rotondo e del

o sottoscapolare. 147

Lateralmente: è in rapporto con il capo breve del bicipite.

o Medialmente: è in rapporto con il fascio vascolo-nervoso dell’ascella e del

o braccio.

Innervazione: obliquamente è attraversato dal nervo muscolo-cutaneo (C6-C7).

Movimento: flette e adduce il braccio.

Muscolo brachiale

E’ allungato, appiattito e si trova dietro al m. bicipite.

Origine: subito sotto l’inserzione del m. deltoide, origina dalle facce antero-mediale e

antero-laterale dell’omero. La sua origine si estende fino all’articolazione del gomito.

Inserzione: il fascio si porta in basso verso la tuberosità dell’ulna, che si trova sulla

faccia inferiore del processo coronoideo.

Rapporto con altri muscoli:

Anteriormente: con il bicipite, il brachio-radiale, il pronatore rotondo e con il

 fascio vascolo-nervoso del braccio.

Posteriormente: è in rapporto con il piano osseo e con l’articolazione del

 gomito.

Innervazione: dal nervo muscolocutaneo (C5-C6).

Movimento: flette l’avambraccio.

Muscolo posteriore del braccio

Muscolo tricipite brachiale

E’ formato da 3 parti:

1. Capo lungo:

Origine: dalla tuberosità sottoglenoidea della scapola e dal labbro glenoideo.

2. Capo laterale:

Origine: dalla faccia posteriore dell’omero, sopra e lateralmente al solco del nervo

radiale.

3. Capo mediale:

Origine: dalla faccia posteriore dell’omero, inferiormente al solco del nervo radiale.

Inserzione: i 3 capi si inseriscono, in basso, convergendo in un robusto tendine.

Questo tendine, a sua volta, si inserisce nella faccia superiore e posteriore e ai

margini dell’olecrano. 148

Rapporti con altri muscoli:

 Posteriormente: con il deltoide e con la fascia brachiale.

 In avanti: con l’omero e con l’articolazione del gomito.

 Tra il capo laterale e quello mediale si trova un solco del nervo radiale, che serve

per l’arteria brachiale profonda e il nervo radiale.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).

Movimento: principale muscolo ESTENSORE dell’avambraccio. Inoltre, grazie al

capo lungo, adduce l’omero.

BORSE MUCOSE della muscolatura brachiale

a) Borsa bicipito-radiale: si trova tra la tuberosità bicipitale del radio e il tendine del

bicipite.

b) Borsa coraco-brachiale: tra l’omonimo muscolo e il tendine del sottoscapolare.

c) Borse sottotendinea, intratendinea e sottocutanea dell’olecrano: annesse al tendine

d’inserzione del tricipite brachiale.

MUSCOLI DELL’AVAMBRACCIO

Si distinguono in: m.pronatore rotondo

Strato superficiale m. epitrocleari m.flessore radiale del carpo

che nascono m.palmare lungo

dall’epitroclea m.flessore ulnare del carpo

Anteriori Secondo strato m.flessore superficiale delle dita

m.flessore profondo delle dita

Terzo strato m.flessore lungo del pollice

Quarto strato, il più profondo m.pronatore quadrato 149

m.brachioradiale

Laterali m.estensore radiale lungo del carpo

m.estensore radiale breve del carpo m.estensore comune delle dita

m.estensore proprio del

Strato superficiale m.epicondiloidei mignolo

che nascono m.estensore ulnare del

dall’epicondilo carpo

Posteriori m.anconeo

m.supinatore

m.abduttore lungo del pollice

Strato profondo m.estensore breve del pollice

m.estensore lungo del pollice

m.estensore proprio dell’indice

Muscoli anteriori dell’avambraccio

Strato superficiale

Muscolo pronatore rotondo

E’ il m. più laterale dello strato superficiale e attraversa obliquamente la metà

superiore dell’avambraccio, dall’alto in basso e dall’interno all’esterno.

Origine: con 2 fasci:

Capo omerale: parte dalla faccia anteriore dell’epitroclea, dal margine mediale

dell’omero e dalla fascia brachiale.

Capo ulnare: origina dalla faccia mediale del processo coronoideo dell’ulna.

Inserzione: con un tendine appiattito che si fissa alla parte media della faccia laterale

del radio.

Rapporti con altri muscoli:

 In superficie: è ricoperto dalla fascia antibrachiale e dal lacerto fibroso del

bicipite.

 Profondamente: è in rapporto con i m. brachiale anteriore e flessore

superficiale delle dita e con il radio.

 Tra i suoi 2 capi passa il nervo mediano; lateralmente a questo passano l’arteria

brachiale e il nervo radiale.

Innervazione: dal nervo mediano (C6-C7).

Movimento: ruota il radio all’interno (pronazione) e flette l’avambraccio.

Muscolo flessore radiale del carpo

Si trova medialmente al pronatore rotondo e lateralmente al palmare lungo. 150

Origine: dalla faccia anteriore dell’epitroclea, dalla fascia antibrachiale e dai setti

intermuscolari.

Inserzione: in basso e lateralmente, grazie ad un tendine che attraversa il carpo in un

condotto osteofibroso proprio, si inserisce alla base del 2° osso metacarpale. Può

inviare un fascetto alla base del 3° metacarpale.

Rapporti con altri muscoli:

- Superficialmente: è ricoperto dalla fascia antibrachiale.

- Profondamente: con il flessore superficiale delle dita.

- Nel carpo, il condotto osteofibroso per il suo tendine è formato dallo scafoide e

dal trapezio. Ventralmente dal legamento trasverso del carpo.

Innervazione: dal nervo mediano (C6-C7).

Movimento: flette la mano e l’avambraccio, ruotandoli all’interno (pronazione). Ha

anche una componente di adduzione sulla mano.

Muscolo palmare lungo

Si trova tra il flessore radiale del carpo e il flessore ulnare del carpo; può mancare in

certi casi.

Origine: dall’epitroclea, dalla fascia antibrachiale e dai setti intermuscolari.

Inserzione: nel terzo medio dell’avambraccio prosegue nel tendine d’inserzione che

va nell’aponeurosi palmare.

Rapporti con altri muscoli: a livello del carpo,il tendine passa sulla faccia anteriore

del legamento trasverso del carpo (cui aderisce).

Innervazione: dal nervo mediano (C7-T1).

Movimento: tende l’aponeurosi palmare e flette la mano.

Muscolo flessore ulnare del carpo

E’ il più interno dei m. epitrocleari e si trova medialmente al palmare lungo.

Origine: con 2 capi:

1. Capo omerale: più piccolo.

Origine: dalla faccia anteriore dell’epitroclea, dalla fascia antibrachiale e dai setti

intermuscolari.

2. Capo ulnare:

Origine: si stacca dal margine mediale dell’olecrano e dai 2/3 superiori del margine

posteriore dell’ulna.

Inserzione: il tendine d’inserzione termina sull’osso pisiforme che resta incluso nel

suo spessore. Il legamenti del pisiforme fissano il tendine all’osso uncinato e al 5°

metacarpale.

Rapporti con altri muscoli:

- La faccia superficiale: è ricoperta dalla fascia antibrachiale. 151

- La faccia profonda si trova sui m. flessori superficiale e profondo delle dita e sul

pronatore quadrato. E’, inoltre, in rapporto con il nervo e l’arteria ulnare.

Innervazione: il nervo ulnare si trova tra i 2 capi d’origine; innerva questo muscolo

(C7-T1).

Movimento: flette e adduce la mano; ha un’azione di supinazione sulla mano, in

atteggiamento di pronazione.

Secondo strato

Muscolo flessore superficiale delle dita

orma da solo il secondo strato dei m. anteriori dell’avambraccio.

F

Origine: ha 2 capi:

1. Capo omerale

Origine: dall’epitroclea, dal legamento collaterale mediale dell’articolazione del

gomito, dal margine mediale del processo coronoideo dell’ulna e dai setti

intermuscolari.

2. Capo radiale

Origine: dalla parte superiore della faccia anteriore e dal margine anteriore del radio.

I 2 capi sono uniti da un ARCO TENDINEO, convesso in alto. Anche quest’arco dà

origine a fasci muscolari.

Inserzione: a metà circa dell’avambraccio, il m. si divide in 4 ventri, ciascuno dei

quali continua in un lungo tendine cilindrico.

I 4 TENDINI passano per i canali del carpo e dopo si dirigono verso le dita, dal

 2° al 5°.

Questi tendini non si trovano sullo stesso piano; per il dito medio e l’anulare

 sono superficiali e si sovrappongono, quasi, agli altri 2, per il dito mignolo e

indice.

Sulla faccia volare della falange prossimale, i tendini si dividono in 2 rami, che

 delimitano un occhiello attraversato dal tendine del m. flessore profondo delle

dita; proseguono quindi, scambiandosi fasci di collegamento (CHIASMI

TENDINEI), per inserirsi nella parte laterale e mediale della faccia palmare

della 2° falange.

Rapporti con altri muscoli:

- Superficialmente: il m. è ricoperto dai 4 m. del primo strato.

- Profondamente: appoggia sui m. flessore profondo delle dita e flessore lungo del

pollice. Inoltre, è in rapporto con vasi ulnari e con il nervo mediano.

- I tendini: nel condotto del carpo, decorrono superficialmente a quelli dei m.

flessore profondo delle dita e flessore lungo del pollice. Nelle dita, ciascun

tendine, avvolto da una guaina mucosa, è collegato alla faccia anteriore delle

falangi da tralci, più o meno sviluppati (RETINACOLI DEI TENDINI).

Innervazione: dal nervo mediano (C7-T1). I rami nervosi penetrano nella faccia

profonda del m. 152

Movimento: flette la 2° falange del 2°,3°, 4° e 5° dito e coopera alla flessione della

mano sull’avambraccio e di questo sul braccio.

Terzo strato

Muscolo flessore profondo delle dita

Si trova nella parte mediale del terzo strato dove si trova insieme al flessore lungo del

pollice.

Origine: dai 2/3 superiori delle facce anteriore e mediale dell’ulna, dalla fascia

antibrachiale, dalla parte mediale della membrana interossea e dal margine mediale

del radio, al di sotto della tuberosità.

Inserzione: il ventre si porta in basso e verso la metà dell’avambraccio, dove si divide

in 4 fasci carnosi cui seguono altrettanti tendini d’inserzione.

I tendini d’inserzione attraversano il condotto del carpo, si portano nel palmo della

mano e decorrono nella guaina osteofibrosa, che si trova sul lato volare delle dita.

Arrivati alla 1° falange, attraversano l’occhiello del tendine del m. flessore

superficiale e si inseriscono alla base della 3° falange delle ultime 4 dita.

Rapporti con latri muscoli:

- Superficialmente: è in rapporto con il flessore superficiale delle dita e il

flessore ulnare del carpo, con il nervo e i vasi ulnari.

- Profondamente: si trovano il pronatore quadrato e la membrana interossea.

- Il nero mediale discende nell’interstizio, tra il flessore profondo delle dita e il

flessore lungo del pollice.

Innervazione: dal nervo mediano (metà laterale) e dal nervo ulnare (metà mediale)

(C7-T1).

Movimento: flette la 3° falange del 2°, 3°, 4° e 5° dito; in contrazione forzata flette

anche le seconde falangi e coopera alla flessione delle prime falangi e della mano.

Muscolo flessore lungo del pollice

Si trova nella parte laterale del terzo strato.

Origine: dai 3/4 superiori della faccia anteriore del radio, dalla parte laterale della

membrana interossea, dall’epitroclea e dal processo coronoideo dell’ulna.

Inserzione: si dirige in basso verso la faccia anteriore del radio. Il suo tendine

attraversa il condotto del carpo e l’eminenza tenar, per arrivare sulla faccia volare

della 1° falange del pollice, tra i 2 capi del flessore breve, e inserirsi alla base della

falange distale.

Innervazione: dal nervo mediano (C6-C8).

Movimento: flette la falange distale del 1° dito.

Quarto strato 153

Muscolo pronatore quadrato

Si trova profondamente, nella parte inferiore e anteriore dell’avambraccio e ha forma

quadrilatera.

Origine: dal quarto inferiore della faccia anteriore e dal margine anteriore dell’ulna.

Inserzione: i fasci, con decorso trasversale, si inseriscono al quarto inferiore della

faccia anteriore e del margine anteriore del radio.

Rapporti con altri muscoli:

- Profondamente: il m. è in rapporto con la faccia anteriore del radio, dell’ulna e

della membrana interossea.

- Superficialmente: è in rapporto con i tendini dei m. flessore lungo del pollice,

flessore profondo delle dita e flessore ulnare del carpo.

Innervazione: dal nervo mediano (C6-T1).

Movimento: ruota medialmente l’avambraccio (pronazione).

Muscoli laterali dell’avambraccio

Muscolo brachioradiale

Origine: dal margine laterale dell’omero, sotto il solco del nervo radiale, e dal setto

intermuscolare laterale.

Inserzione: il suo ventre si porta in basso, rimanendo superficiale, e prosegue in un

lungo tendine, che si inserisce al processo stiloideo del radio.

Rapporti con altri muscoli:

 Parte superiore del muscolo: si trova tra il brachiale e il tricipite; fra il

brachioradiale e il brachiale si trova il nervo radiale.

 Superficialmente: è ricoperto, nell’avambraccio, dalla fascia antibrachiale.

 Profondamente: ricopre parzialmente i m. estensori del carpo, l’estremità inferiore

del pronatore rotondo e, con il suo margine mediale, il nervo e i vasi radiali.

 Il tendine d’inserzione è incrociato da quelli dei m. abduttore lungo ed estensore

breve del pollice.

Innervazione: dal nervo radiale (C5-C6).

Movimento: flette l’avambraccio. La sua componente transarticolare è importante per

la stabilità dell’articolazione del gomito.

Muscolo estensore radiale lungo del carpo

Si trova fra il brachioradiale e l’estensore radiale breve.

Origine: dalla parte anteriore del margine laterale dell’omero, dall’epicondilo

omerale e dal setto intermuscolare laterale.

Inserzione: il ventre del m. prosegue in un tendine che decorre sulla faccia laterale del

radio. Dorsalmente, attraversa il 2° condotto del legamento dorsale del carpo, per

inserirsi alla faccia dorsale della base del 2° osso metacarpale.

Rapporti con altri muscoli:

Superficialmente: è ricoperto dal brachioradiale e dalla fascia antibrachiale.

o 154

Il tendine d’inserzione è incrociato, superficialmente, dai tendini dei m.

o abduttore lungo, estensore breve ed estensore lungo del pollice.

Innervazione: dal nervo radiale (C5-C7).

Movimento: estende e abduce la mano.

Muscolo estensore radiale breve del carpo

Si trova, posteriormente e lateralmente, all’estensore radiale lungo.

Origine: dalla faccia anteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale, dal

legamento collaterale radiale e dal setto intermuscolare, che lo separa dall’estensore

comune delle dita.

Inserzione: il ventre continua in un tendine che va dalla faccia laterale del radio,

insieme al tendine dell’estensore radiale lungo. Da questo si separa solo poco prima

d’inserirsi nella faccia dorsale della base del 3° osso metacarpale.

Rapporti con altri muscoli:

 Anteriormente: è in rapporto con l’estensore radiale lungo del carpo e con la

fascia antibrachiale.

 Il tendine d’inserzione ha gli stessi rapporti del tendine dell’estensore radiale

lungo.

Innervazione: dal nervo radiale (C5-C7).

Movimento: estende la mano.

Muscoli posteriori dell’avambraccio

Strato superficiale

Muscolo estensore comune delle dita

E’ il più laterale dei m. superficiali.

Origine: dalla faccia posteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale e dai setti

che lo dividono, esternamente, dall’estensore radiale breve del carpo e, internamente,

dall’estensore proprio del mignolo.

Inserzione: sotto alla metà dell’avambraccio, il m. si divide in 3 fasci; di questi, il

Fascio laterale dà origine a 2 tendini, gli altri 2 ad 1 tendine solo ciascuno. In totale,

perciò, i tendini sono 4; questi passano per il 4° condotto del legamento dorsale del

carpo e divergono, per portarsi alle ultime 4 dita. Ciascun tendine, sulla faccia dorsale

della 1° falange, si divide in 3 linguette:

- La linguetta media: si fissa alla faccia dorsale della base della 2° falange.

- La linguetta laterale e mediale: convergono e si riuniscono per inserirsi

alla base della 3° falange.

GIUNTURE TENDINEE: a livello del metacarpo, i 4 tendini sono uniti, l’uno

all’altro, da 3 fasci obliqui che sono detti giunture tendinee.

Rapporti con altri muscoli:

Superficialmente: è in rapporto con la fascia antibrachiale, con il legamento

o dorsale del carpo e con la fascia dorsale superficiale della mano. 155

Profondamente: è in rapporto con il supinatore, abduttore lungo, estensore

o breve e lungo del pollice e con l’articolazione radiocarpica.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).

Movimento: estende le ultime 4 dita e coopera all’estensione della mano.

Muscolo estensore proprio del mignolo

Si trova medialmente all’estensore comune delle dita.

Origine: dalla faccia posteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale e dai setti

intermuscolari, che lo separano dai m. vicini.

Inserzione: a metà dell’avambraccio, continua in un tendine che passa per il 5°

condotto del legamento dorsale del carpo e poi nel 5° osso metacarpale, dove si fonde

con il tendine dell’estensore comune delle dita, che serve per il mignolo.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).

Movimento: estende il mignolo.

Muscolo estensore ulnare del carpo

Si trova medialmente all’estensore proprio del mignolo.

Origine: dall’epicondilo, dal legamento collaterale radiale dell’articolazione del

gomito, dalla fascia antibrachiale, dai setti intermuscolari vicini e dal margine

posteriore dell’ulna.

Inserzione: si porta in basso e medialmente, coperto dalla fascia antibrachiale; per

continuare, nel terzo inferiore dell’avambraccio, in un tendine. Questo tendine passa

nel 6° condotto tendineo del legamento dorsale del carpo e si inserisce nella parte

interna della base del 5° osso metacarpale.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).

Movimento: estende ed inclina medialmente la mano.

Muscolo anconeo

Si trova nella parte posteriore e superiore dell’avambraccio. Si trova di seguito, in

alto, al capo mediale del m. tricipite.

Origine: dalla parte posteriore dell’epicondilo.

Inserzione: si porta in basso e medialmente verso l’ulna, in particolare al margine

laterale dell’olecrano.

Rapporti con latri muscoli:

- Faccia superficiale: corrisponde alla fascia antibrachiale.

- Faccia profonda: è in rapporto con l’articolazione del gomito, con il m. supinatore

e con l’ulna.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).

Movimento: ha una minima azione di estensione sull’avambraccio. 156

Strato profondo

Muscolo supinatore

Si trova ad avvolgere il terzo superiore del radio.

Origine: dall’epicondilo, dal legamento collaterale radiale del gomito, dal legamento

anulare del radio e dalla cresta del m. supinatore dell’ulna.

Inserzione: i fasci si portano in basso, in fuori e in avanti verso la faccia anteriore e

laterale del radio.

Rapporti con altri muscoli:

- La faccia superficiale: è coperta dai m. posteriori del primo strato.

- La faccia profonda: è in rapporto con la parte laterale dell’articolazione del

gomito, con la membrana interossea e con il radio.

Innervazione: dal nervo radiale (C5-C6).

Movimento: ruota in fuori l’avambraccio (supinazione).

Muscolo abduttore lungo del pollice

E’ il più laterale dei m. posteriori profondi.

Origine: dalla faccia posteriore dell’ulna, dalla membrana interossea e dalla faccia

posteriore del radio.

Inserzione: il suo ventre si porta in basso e all’esterno, sulla faccia laterale del radio,

e finisce in un tendine. Questo attraversa il 1° condotto del legamento dorsale del

carpo e si inserisce sulla parte laterale della base del 1° osso metacarpale. Da questo

tendine si può staccare un fascetto fibroso che dà origine al m.abduttore breve del

pollice.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C7).

Movimento: abduce il pollice e la mano.

Muscolo estensore breve del pollice

Si trova medialmente all’abduttore lungo.

Origine: dalla faccia posteriore del radio e dalla membrana interossea.

Inserzione: il m. si porta in basso ed in fuori, circondando il radio. Il tendine

terminale si trova insieme al tendine dell’abduttore lungo nel 1° condotto del

legamento dorsale del carpo. Va a fissarsi nella faccia dorsale ella base della falange

prossimale del pollice.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C7).

Movimento: estende la prima falange e abduce il pollice.

Muscolo estensore lungo del pollice

E’ mediale rispetto all’abduttore lungo e all’estensore breve. 157

Origine: dal terzo medio della faccia posteriore dell’ulna e dalla membrana

interossea.

Inserzione: si porta in basso ed in fuori verso il tendine. Il suo tendine si porta nel 3°

condotto del legamento dorsale del carpo e passa sulla faccia dorsale del 1° osso

metacarpale per inserirsi alla base della falange distale del pollice.

TABACCHERIA ANATOMICA: è una depressione delimitata, medialmente, dal

tendine d’inserzione dell’estensore lungo del pollice. E’ visibile sulla parte latero-

dorsale del carpo, quando il pollice è abdotto ed esteso. I limiti laterali della

tabaccheria anatomica sono dati dai tendini dei m. abduttore lungo ed estensore breve

del pollice. Sul fondo della tabaccheria ci sono l’arteria radiale e i tendini dei m.

estensori radiali del carpo (C6-C8).

Movimento: estende la falange distale e abduce il pollice.

Muscolo estensore proprio dell’indice

E’ il più mediale dei m. posteriori profondi.

Origine: dalla faccia posteriore dell’ulna e dalla membrana interossea.

Inserzione: il suo tendine terminale passa per il 4° condotto del legamento dorsale del

carpo, insieme ai tendini del m. estensore comune delle dita. Quindi attraversa,

obliquamente e dall’interno all’esterno, la faccia dorsale del carpo e il 2° spazio

interosseo. A livello dell’articolazione metacarpo-falangea dell’indice, il tendine si

fonde con il tendine dell’estensore comune delle dita, che è per l’indice stesso.

Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).

Movimento: estende l’indice.

FASCIA ANTIBRACHIALE

Manicotto fibroso che avvolge i m. dell’avambraccio. In questa fascia si considerano:

 Estremità superiore della fascia antibrachiale:

Prosegue nella fascia brachiale, attaccandosi all’epicondilo, all’epitroclea e

all’olecrano.

 Estremità inferiore della fascia antibrachiale:

Prosegue nelle fasce della mano e ha 3 ispessimenti che sono:

1. Legamento palmare del carpo: ha forma quadrilatera e si trova sopra

l’articolazione radio-carpica. Prosegue, in alto, nella fascia antibrachiale e, in

basso, nel legamento trasverso del carpo.

2. Legamento trasverso del carpo: si trova teso tra le eminenze ossee che

delimitano il solco del carpo. 158

- La sua faccia anteriore: dà origine ad alcuni m. dell’eminenza tenar e

dell’eminenza ipotenar. E’ in rapporto con il tendine del m. palmare

lungo, che aderisce.

- La faccia profonda: delimita il canale del carpo ed ha un setto fibroso

che, fissandosi al trapezoide e al capitato, divide il condotto stesso in una

parte:

 Laterale: per il passaggio del tendine del m. flessore radiale del

carpo.

 Mediale: per il nervo mediano e i tendini dei m. flessori delle dita.

- Margine superiore: che continua nel legamento palmare del carpo.

- Margine inferiore: che si fonde con l’aponeurosi palmare.

Lateralmente, il legamento trasverso del carpo si fissa ai tubercoli dello

scafoide e del trapezio; medialmente, si attacca all’osso pisiforme e

all’uncino dell’osso uncinato.

3. Legamento dorsale del carpo: è un ispessimento della fascia antibrachiale che

si trova nella parte dorsale dell’articolazione radio-carpica. Ha 2 facce e 4

margini:

Faccia superiore del legamento dorsale: è in rapporto con la cute.

o Faccia profonda del legamento dorsale: invia setti che si fissano ai margini

o delle docce che si trovano alle estremità inferiori del radio e dell’ulna. In

questo modo si formano 6 canali osteofibrosi, detti CONDOTTI DEI

TENDINI DEI M. ESTENSORI (sono numerati a partire dal lato radiale):

I primi 4 condotti si trovano nelle estremità inferiore del radio.

Il 5° passa tra radio e ulna.

Il 6° è il solco che c’è sul capitello dell’ulna.

- Nel 1° condotto: passano i tendini dei m. abduttore lungo ed estensore breve

del pollice.

- Nel 2° condotto: i tendini dei m. estensori radiali lungo e breve del carpo.

- Nel 3° condotto: passa il tendine del m. estensore lungo del pollice.

- Nel 4° condotto: passa il tendine del m. estensore comune delle dita ed

estensore proprio dell’indice.

- Nel 5° condotto: passa il tendine del m. estensore del mignolo.

- Nel 6° condotto: passa il tendine del m. estensore ulnare del carpo.

Margine laterale del legamento dorsale: si fissa alla faccia laterale e al

o processo stiloideo del radio.

Margine mediale del legamento dorsale: si fissa al processo stiloideo

o dell’ulna e alle ossa piramidale e pisiforme.

 Superficie esterna della fascia antibrachiale:

E’ in rapporto con i tegumenti.

 Superficie interna della fascia antibrachiale: 159

E’ in rapporto con i muscoli. Inoltre, da questa originano i setti intermuscolari e

aderisce al margine posteriore dell’ulna.

GUAINE MUCOSE O SINOVIALI

I tendini dei m. estensori e flessori, nei condotti osteofibrosi dorsali e ventrali del

carpo, sono rivestiti da guaine mucose o sinoviali.

Queste sono 6 per i 6 condotti formati dal legamento dorsale del carpo:

 Le prime 4 guaine dorsali: iniziano alcuni cm sopra al legamento.

 La 5° e la 6°: incominciano a livello della testa dell’ulna. Inferiormente

attraversano i limiti del legamento dorsale del carpo.

Dal lato volare del carpo, le guaine sono:

Guaine digitali dei tendini: che avvolgono i tendini flessori per le 3 dita

o intermedie. Iniziano a livello dell’articolazione metacarpo-falangea e arrivano

alla base della 3° falange.

Guaina del tendine del m. flessore lungo del pollice: inizia sopra il

o legamento trasverso del carpo e arriva alla base della falange distale.

Guaina dei tendini dei m. flessori comuni: avvolge i tendini dei m.

o flessori superficiale e profondo. Inizia sopra il legamento trasverso del carpo e

si allarga nel palmo della mano, per restringersi intorno ai 2 tendini flessori

destinati al mignolo, terminando alla base della 3° falange di questo dito. Le

guaine digitali del pollice e del mignolo sono perciò dipendenze,

rispettivamente, della guaina del flessore lungo del pollice e della guaina dei

flessori comuni.

MUSCOLI DELLA MANO

I m. si trovano tutti sulla faccia palmare e si dividono in (le eminenze tenar e ipotenar

sono i rilievi del palmo della mano che corrispondono al 1° e al 5° osso metacarpale):

m.abduttore breve del pollice

m.flessore breve del pollice

Laterale dei m. m.opponente del pollice

dell’eminenza del tenar m.adduttore del pollice

Mediale dei m. m.palmare breve

dell’eminenza dell’ipotenar m.abduttore del mignolo

m.flessore breve del mignolo

m.opponente del mignolo 160

Intermedio m.lombricali

dei m. palmari m.interossei

Muscoli dell’eminenza del tenar

Muscolo abduttore breve del pollice

Origine: dalla parte antero-laterale del legamento trasverso del carpo, dal tubercolo

dello scafoide e da un fascetto tendineo che si stacca dal tendine dell’abduttore lungo

del pollice.

Inserzione: nella parte laterale della base della falange prossimale e, con

un’espansione tendinea, al tendine del m. estensore lungo del pollice.

Rapporti con altri muscoli:

 In superficie: è coperto dalla fascia dell’eminenza tenar.

 In profondità: è in rapporto con i m. flessori breve e opponente.

Innervazione: dal nervo mediano (C6-C8).

Movimento: flette e abduce il 1° metacarpale e flette la corrispondente falange

prossimale.

Muscolo opponente del pollice

Si trova sotto all’abduttore breve e lateralmente al flessore breve.

Origine: dalla parte antero-laterale del legamento trasverso del carpo e dal tubercolo

del trapezio.

Inserzione: nella faccetta anteriore del corpo del 1° metacarpale.

Innervazione: dal nervo mediano (C6-C7).

Movimento: oppone il pollice alle altre dita, portando in avanti, medialmente e

contemporaneamente intraruotando, in modo da opporre la faccia palmare a quella

delle altre 4 dita.

Muscolo flessore breve del pollice

E’ formato da un:

Capo superficiale:

Origine: dalla parte antero-laterale del legamento trasverso del carpo e dal tubercolo

del trapezio.

Capo profondo:

Origine: dal trapezoide, dal capitato e dalla base del 2° metacarpale.

Inserzione: i 2 capi si riuniscono per inserirsi nella parte laterale della base della

falange prossimale del pollice. Fra i 2 capi c’è il tendine flessore lungo del pollice.

Innervazione: dai nervi mediano (capo superficiale) e ulnare (capo profondo) (C6-

C7).

Movimento: ha la stessa funzione del m. abduttore breve. 161

Muscolo adduttore del pollice

E’ il più mediale e anche il più profondo tra questi muscoli.

Origine: con 2 capi:

Capo obliquo: che si stacca dal trapezoide, dal capitato e dall’uncinato.

Capo trasverso: che ha origine dal margine anteriore del 2° e del 3° osso

metacarpale.

Inserzione: i 2 capi si uniscono per inserirsi, lateralmente, nella parte mediale della

base della falange prossimale del pollice.

Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: flette e adduce il 1° metacarpale, ponendo in flessione la corrispondente

falange prossimale.

Muscoli dell’eminenza dell’ipotenar

Muscolo palmare breve

E’ un m. rudimentale, pellicciaio, che si trova nello spessore del sottocutaneo, in

particolare nella metà superiore dell’eminenza dell’ipotenar.

Origine: dal margine mediale dell’aponeurosi palmare.

Inserzione: nel derma a livello del margine mediale dell’eminenza dell’ipotenar.

Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: corruga la cute che riveste l’eminenza dell’ipotenar.

Muscolo abduttore del mignolo

Si trova, superficialmente e medialmente, nell’eminenza dell’ipotenar.

Origine: dall’osso pisiforme, dal legamento trasverso del carpo e da un’espansione

del tendine del m. flessore ulnare del carpo.

Inserzione: nella parte mediale della base della 1° falange del mignolo e, con un

fascio secondario, nel tendine del m. estensore proprio del mignolo.

Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: abduce il mignolo e flette la 1° falange, sempre del mignolo.

Muscolo flessore breve del mignolo

S trova superficialmente e lateralmente nell’eminenza dell’ipotenar.

Origine: dalla parte mediale del legamento trasverso del carpo e dal processo

dell’uncinato.

Inserzione: nella parte mediale della base della 1° falange del mignolo.

Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: flette la 1° falange del mignolo.

Muscolo opponente del mignolo

Si trova profondamente ai m. abduttore breve e flessore breve del mignolo.

Origine: dal processo dell’uncinato e dal legamento trasverso del carpo.

Inserzione: nella faccia mediale e nel capitello del 5° osso metacarpale. 162

Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: flette il mignolo e lo abduce.

Muscoli palmari

Sono i m. che si trovano nella zona centrale del palmo della mano (tra l’eminenza del

tenar e quella dell’ipotenar).

Muscoli lombricali

Si trovano nella zona palmare, fra i tendini del m. flessore profondo delle dita. Sono

4.

Origine: dal margine laterale dei 4 tendini del m. flessore profondo delle dita.

a. Il 3° e il 4° originano anche dal margine mediale del 2° e 3° tendine.

b. I fasci arrivano al lato radiale delle articolazioni metacarpo-falangee delle

ultime 4 dita.

c. Continuano nei tendini, che si uniscono a quelli dei m. interossei dorsali.

d. Portandosi sulla faccia dorsale della 1° falange.

e. Inserendosi nel tendine del m. estensore comune delle dita.

Innervazione: dal nervo mediano (C6-C8) e, gli ultimi 2, dal nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: flettono la 1° falange ed estendono la 2° e la 3° falange delle ultime 4

dita.

Muscoli interossei

Si trovano tra le ossa metacarpali e si distinguono in palmari e dorsali.

Muscoli interossei palmari: sono 3 e si trovano negli ultimi 3 spazi

intermetacarpali.

- Il 1° m. origina dalla faccia mediale del 2° metacarpale.

- Il 2° m.origina dalla faccia laterale del 4° metacarpale.

- Il 3° m.origina dalla faccia laterale del 5° metacarpale.

Questi m. non hanno alcuna origine dal 3° osso metacarpale e non prendono nessuna

inserzione sul dito medio.

Inserzione: i fasci sono in rapporto con le articolazioni metacarpo-falangee a livello

delle quali continuano in tendini. Questi tendini si portano sulla faccia dorsale delle

prime falangi, per inserirsi nei tendini del m. estensore comune delle dita.

Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: flettono la 1° falange ed estendono le altre 2; inoltre, avvicinano tra loro

le dita.

Muscoli interossei dorsali: sono 4 e si trovano, dorsalmente, negli spazi interossei

del metacarpo. Sono m. penniformi.

Origine: dalle 2 facce delle ossa metacarpali, che delimitano lo spazio interosseo.

Inserzione: i fasci si portano in basso verso un tendine, che si divide in 2 parti:

- Una parte breve: che si inserisce alla base della 1° falange. 163

- Una parte più lunga: che è di forma triangolare e che si espande sul

tendine del m. estensore comune delle dita. In particolare, il 1° interosseo

dorsale si inserisce al lato radiale del 2° dito, il 2° al lato radiale del 3°

dito, il 3° al lato ulnare del 3° dito e il 4° al lato ulnare del 4° dito.

Innervazione: da nervo ulnare (C8-T1).

Movimento: come i palmari, flettono la 1° falange ed estendono le altre 2, ma

allontanano le dita fra loro.

APONEUROSI PALMARE O FASCIA PALMARE SUPERFICIALE

E’ una robusta membrana fibrosa, che si trova nel sottocutaneo, tra le eminenze tenar

e ipotenar. Ha la forma triangolare, con la base distale e l’apice prossimale. Oltre alla

base e all’apice, si considerano un margine laterale, uno mediale, una faccia

superficiale e una profonda.

 L’apice: segue il tendine del m. palmare lungo.

 La base: si trova a livello della radice delle dita.

 La faccia superficiale: è unita alla cute da tratti fibrosi.

 La faccia profonda: si unisce al legamento trasverso del carpo e, più in basso,

ricopre i tendini dei m. flessori, lombricali, i vasi dell’arcata arteriosa palmare

superficiale e i rami dei nervi, mediano e ulnare.

L’aponeurosi palmare è considerata una dipendenza del tendine del m. palmare lungo

e del legamento trasverso del carpo. E’ formata da fasci longitudinali riuniti da fasci

trasversali, più numerosi nella parte distale.

FASCIA DELL’EMINENZA TENAR

Serve a ricoprire i sottostanti m.

- Lateralmente, si fissa al margine laterale del 1° osso metacarpale.

- Medialmente, prosegue nell’aponeurosi palmare.

FASCIA DELL’EMINENZA IPOTENAR

Si fissa, medialmente, al margine mediale del 5° osso metacarpale e, lateralmente,

continua nell’aponeurosi palmare.

Nella linea d’unione delle 2 fasce, dell’eminenza tenar e ipotenar, con l’aponeurosi

palmare si staccano 2 SETTI FIBROSI, che si portano profondamente per fissarsi ai

margini anteriori del 3° e del 5° osso metacarpale. In questo modo, l’intera zona

palmare è divisa in 3 LOGGE:

a) Loggia laterale: che contiene i m. dell’eminenza tenar e il tendine del m.

flessore lungo del pollice.

b) Loggia intermedia: che accoglie i tendini dei m. flessori, i m. lombricali, i vasi

e i nervi.

c) Loggia mediale: che accoglie i m. dell’eminenza ipotenar e i tendini flessori

del mignolo. 164

FASCIA PALMARE PROFONDA

Si distende sopra le ossa metacarpali e i m. interossei.

- In alto, si unisce ai legamenti delle articolazioni intercarpali.

- In basso, si ispessisce per trovare il legamento trasverso delle ossa metacarpali.

FASCIA DORSALE SUPERFICIALE

E’ sottile. Si unisce:

- In alto, al legamento dorsale del carpo, per perdersi, inferiormente, nelle

dita. Superficialmente, è in rapporto con il sottocutaneo.

- Profondamente con i tendini estensori.

FASCIA DORSALE PROFONDA

Si trova profondamente ai tendini estensori e superficialmente rispetto alle ossa

metacarpali e ai m. interossei dorsali.

LEGAMENTO VAGINALE

Nella superficie palmare di ogni dito, profondamente al sottocutaneo, si trova questa

robusta lamina fibrosa, che serve a rivestire i tendini dei m. flessori avvolti dalle

proprie guaine mucose. Il legamento vaginale è formato da fasci fibrosi, trasversali

(fibre anulari) e obliqui (fibre crociate). Questo legamento, medialmente e

lateralmente, si attacca ai margini rispettivi delle falangi.

ARTO INFERIORE

Ciascun arto è costituito da, direzione prossimo-distale:

Anca: dispositivo d’attacco della parte libera dell’arto inferiore al tronco.

Coscia

Gamba

Piede

SCHELETRO DELL’ARTO INFERIORE

E’ costituito da:

Cintura pelvica: formata dalle 2 ossa dell’anca, connesse con lo scheletro assiale

(porzione sacrale della colonna vertebrale), grazie all’articolazione sacroiliaca. Le 2

165

ossa dell’anca si articolano tra loro, anteriormente, grazie alla SINFISI PUBICA,

formando il sistema osseo detto BACINO o PELVI.

Femore: ciascun osso dell’anca si articola con il femore, che è o scheletro della

coscia.

Tibia, fibula, con la rotula: sono lo scheletro della gamba.

Piede: ha molti pezzi ossei, che sono raggruppati in segmenti distinti, detti TARSO,

METATARSO e FALANGI.

OSSO DELL’ANCA

E’ un osso piatto, pari e simmetrico, derivato, nell’adulto, dalla fusione di 3 parti

(queste 3 parti nella vita prenatale e nell’infanzia, sono distinte in: ILEO, ISCHIO e

PUBE). Ha forma di un quadrilatero irregolare, perciò ha 2 facce e 4 margini.

Faccia esterna: ha nel centro una cavità, sferica, detta ACETABOLO.

cavità è delimitata da un lembo osseo circolare, il CIGLIO COTILOIDEO

oQuesta

O MARGINE DELL’ACETABOLO.

margine è interrotto in 3 punti, che sono i punti di fusione dei primitivi

oQuesto

abbozzi ossei.

questi solchi, quello che si trova tra ischio e pube è ben evidente ed è detto

oDi

INCISURA DELL’ACETABOLO.

parte dell’incisura interna dell’acetabolo è destinata ad essere articolazione;

oSolo

questa è la parte liscia, periferica, detta FACCIA SEMILUNARE, mentre la

porzione centrale quadrilatera, più profonda, è rugosa, contiene tessuto adiposo e

un legamento.

porzione centrale è la FOSSA DELL’ACETABOLO.

oQuesta

l’acetabolo, la faccia esterna ha un’ampia superficie piana, la FACCIA

oSopra

GLUTEA, percorsa da 2 linee rugose ad andamento semilunare, le LINEE

GLUTEE ANTERIORE E POSTERIORE.

linee servono per delimitare 3 territori, che corrispondono alle 3 origini dei

oQueste

m. glutei. La LINEA GLUTEA INFERIORE, breve, si trova sotto la linea glutea

anteriore; è convessa in alto e in dietro e corrisponde al limite inferiore del m.

piccolo gluteo.

l’acetabolo si trova il FORAME OTTURATORIO, delimitato in alto dai

oSotto

corpi dell’ischio e del pube, in basso dai rami inferiori delle stesse parti. Questo

foro è chiuso da una membrana fibrosa che dà attacco ai m. su entrambe le sue

superfici.

Faccia interna: è divisa in 2 porzioni da una linea obliqua, diretta in basso ed in

avanti, la LINEA ARCUATA O INNOMINATA, sopra la quale si estende una

superficie piana, detta FOSSA ILIACA, da dove origina il m. iliaco. Questa è la parte

inferiore della cavità addominale.

 Dietro all’origine della linea arcuata c’è una faccetta articolare piana,

corrispondente alla faccetta auricolare del sacro. Questa è la FACCETTA

AURICOLARE dell’osso dell’anca. 166

 Dietro questa c’è la TUBEROSITA’ ILIACA, area accidentata che serve per

l’attacco dei legamenti sacro-iliaci posteriori.

 In basso, tra la linea arcuata e il forame otturatorio, c’è una vasta superficie

pianeggiante, che corrisponde esternamente all’acetabolo.

Margine anteriore: può essere diviso in 2 porzioni:

- La prima porzione: è circa verticale.

- La seconda porzione: piega in avanti e medialmente, formando con la

precedente un angolo di 140°.

 Dall’alto in basso, nel margine anteriore si trovano:

- 2 protuberanze messe una sopra all’altra e separate da un’incisura, le

SPINE ILIACHE ANTERIORI (rispettivamente superiore ed

inferiore)

- Un’incisura per il passaggio del m.ileopsoas.

- Una cresta smussa, detta EMINENZA ILEOPETTINEA, per

l’omonima benderella.

- Una superficie pianeggiante per l’inserzione del m. ileopettineo, detta

SUPERFICIE PETTINEA, su cui termina la linea arcuata, formando

una cresta tagliente, detta CRESTA PETTINEA.

- Un tubercolo per l’inserzione del legamento inguinale, il

TUBERCOLO PUBICO.

Margine posteriore: è più accidentato.

 Nella sua parte superiore ha 2 spine separate da un’incisura poco profonda;

queste sono le SPINE ILIACHE POSTERIORI (rispettivamente superiore ed

inferiore).

 Sotto la spina iliaca inferiore, c’è la GRANDE INCISURA ISCHIATICA,

delimitata in basso dalla SPINA ISCHIATICA, che forma il margine superiore

di un’incisura meno profonda della precedente, la PICCOLA INCISURA

ISCHIATICA.

 Sotto questa c’è una grossa sporgenza, la TUBEROSITA’ ISCHIATICA.

Margine superiore: è detto CRESTA ILIACA ed è leggermente incurvato ad S.

- Posteriormente: ha una concavità laterale.

- In avanti è concavo, medialmente.

- La cresta iliaca è delimitata da un LABBRO ESTERNO e da uno INTERNO,

poco rilevati.

Margine inferiore: è obliquo in avanti e medialmente. Inizia in dietro con la

tuberosità ischiatica e termina in avanti con una faccetta ovalare, faccetta della sinfisi

pubica, che s articola con l’omologa faccetta del lato opposto.

IL BACINO NEL SUO INSIEME 167

E’ un complesso osseo, formato dalle 2 ossa dell’anca e dagli ultimi 2 segmenti della

colonna vertebrale, il sacro e coccige. Ha la forma a tronco di cono, con la base

antero-superiore, rivolta verso la cavità addominale, e l’apice inferiore, che è rivolta

verso la regione perineale.

CAVITA’ PELVICA: ha la forma di un imbuto ed è divisa in 2 parti:

 Superiore: detta GRANDE PELVI. Fa parte della cavità addominale (zona

superiore).

- Posteriormente, tra l’ileo e la colonna lombare, c’è uno spazio che mette in

comunicazione la grande pelvi con lo scheletro e che è completata dai

legamenti ileolombari e sacroiliaci.

- Lateralmente, è delimitata dalle ali iliache.

- Anteriormente, dove la parete ossea manca, il suo limite è dato dalla parete

addominale anteriore.

 Inferiore: detta PICCOLA PELVI. E’ la cavità pelvica. Ha:

 un’apertura superiore: lo STRETTO SUPERIORE, che ha contorno ovalare ed

è delimitato, in dietro, dal margine anteriore della base del sacro, lateralmente,

dalle linee arcuata e pettinea e, in avanti, dalla continuazione di quest’ultima

fino al tubercolo pubico.

 un’apertura inferiore: lo STRETTO INFERIORE, che ha un contorno

irregolare e che passa, dal dietro in avanti, per l’apice del coccige e per le

tuberosità ischiatiche, giungendo al margine inferiore della sinfisi pubica. Fra

la tuberosità ischiatica anteriormente, il sacro e il coccige posteriormente, la

parete ossea è incompleta. Essa, infatti, è solo parzialmente completata dai

legamenti sacro-spinoso e sacro-tuberoso.

 una CAVITA’: le dimensioni di questa sono importanti in ostetricia.

 Il limite tra le 2 è segnato dallo STRETTO SUPERIORE costituito, in avanti e di

lato, dall’eminenza ileopettinea e dalla linea arcuata. In dietro dalle ali del sacro e

da una sporgenza mediana, il PROMONTORIO, che corrisponde all’angolo

lombo-sacrale.

IMPORTANZA PRATICA IN OSTETRICIA (dimensioni del bacino)

Lo stretto superiore ha queste dimensioni:

Diametro antero-posteriore: distanza fra promontorio e margine superiore della

sinfisi pubica, detta anche coniugata anatomica. 11 CM

Diametro trasverso massimo: distanza tra i punti più laterali delle linee arcuate

di ciascun lato. 13,5 CM

Diametri obliqui: distanza tra l’articolazione sacro-iliaca di un lato

dall’eminenza ileopettinea, del lato opposto. 12 CM

Sono poi molto interessanti le seguenti coniugate: 168

Coniugata ostetrica o coniugata vera: distanza del promontorio dal piede, della

perpendicolare alla sinfisi pubica, per il promontorio stesso. E’ lo spazio utile

minimo per il transito fetale. 10,5 CM

Coniugata diagonale: dal promontorio al margine inferiore della sinfisi pubica.

Questa misura è importante perché è il diametro usato dal feto, al momento del

parto, per il transito attraverso lo stretto superiore. E’ direttamente valutabile

dall’ostetrico con l’esplorazione vaginale. In generale questa coniugata è 1,5 CM

in meno di quella vera. 12 CM

Nello stretto inferiore si considerano i seguenti diametri:

Diametro antero-posteriore: tra sinfisi pubica e apice del coccige. 9,5 CM

Diametro trasverso o bisischiatico: 11 CM

Le dimensioni medie della testa fetale superano quelle dei diametri pelvici; il parto

non sarebbe pox, perciò, se i movimenti di nutazione del sacro e di retropulsione del

coccige non consentissero di guadagnare oltre 3 CM.

Metodi pelvimetrici esterni: per l’importanza che hanno le misure pelviche in

ostetricia, sono stati pensati questi parametri che possano indicare le distanze tra

punti ben visibili, dai quali si possa risalire ai diametri pelvici. I metodi pelvimetrici

esterni misurano punti come spine iliache, trocanteri.

Metodo pelvimetrico interno: valuta, con l’esplorazione vaginale, la coniugata

diagonale.

Metodo radio-pelvimetrici: sfruttano l’indagine radiologica per accertare la

conformazione generale e i rapporti tra le varie parti del bacino.

Differenze sessuali del bacino: si definiscono dalla pubertà e raggiungono la

completa espressione al termine dell’accrescimento scheletrico.

Tipo maschile:

Spessore: è più spesso e, in esso, i rilievi, per le inserzioni muscolari, sono più

o pronunciati.

Dimensioni: c’è una prevalenza del diametro verticale.

o Inclinazione: l’angolo è minore.

o Configurazione: lo stretto superiore ha la forma di cuore (della carta da gioco).

o Il foro otturatorio ha contorno ovale; la sinfisi pubica è più alta; l’angolo

sottopubico è di 70° d’apertura.

Tipo femminile:

 Spessore: meno spesso di quello maschile.

 Dimensioni: prevalgono i diametri trasversali.

 Inclinazione: è più inclinato in avanti; l’angolo formato dal piano passante per

lo stretto superiore con il piano orizzontale è di 4°-5° più ampio che nel

maschio.

 Configurazione: lo stretto superiore è ovale; le ali iliache sono maggiormente

inclinate in fuori; gli acetaboli e le tuberosità ischiatiche sono meno

ravvicinati; le pareti della piccola pelvi sono più verticali; il foro otturatorio ha

169


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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti della materia di Anatomia I sull'apparato locomotore. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Anatomia generale, cellule, tessuti, organi, apparati, Organi cavi dell'apparato circolatorio, Tonache, Tonaca mucosa, Epitelio di rivestimento, Lamina propria, ecc.


DETTAGLI
Esame: Anatomia I
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Biotecnologie mediche e farmaceutiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Giulisano Massimo.

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