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Analisi Settoriale e Gestione Competitiva - regolamentazione e soluzioni gestionali

Appunti di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva per l'esame del professor Maizza sulla regolamentazione e le soluzioni gestionali della crisi d'impresa. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: il cambiamento, la ristrutturazione, migliorare il rapporto input-output.

Esame di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva docente Prof. A. Maizza

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singolarmente dai creditori i quali, in presenza di un attivo inferiore al passivo fallimentare,

provocherebbero un inutile frazionamento dell’impresa.

L’efficienza delle procedure concorsuali viene riconosciuta nella loro possibilità di ottenere un maggior

valore dell’attivo rispetto all’azione dei singoli creditori.

Il presupposto della dichiarazione di fallimento è rappresentato dall’incapacità di far fronte con le proprie

disponibilità alle obbligazioni contratte e scadute. La procedura da così avvio alla liquidazione delle attività

aziendali al fine di rimborsare i crediti vantati dai terzi. Questa ratio presenta dei limiti :

- l’insolvenza viene valutata senza considerare le prospettive future relative ai flussi reddituali e

finanziari attesi

- l’insolvenza viene stabilita dal giudice il quale è privo delle informazioni e delle conoscenze

necessarie per valutare la situazione reale e prospettica dell’impresa

- la procedura è priva delle informazioni necessarie per consentire l’ottimizzazione della fase

liquidatoria

- l’estromissione del debitore dalla procedura determina, nella fase pre-fallimentare, l’attivazione di

meccanismi non ottimali per la conservazione del patrimonio

- il rispetto della normativa fallimentare burocratizza l’azione esecutiva prolungandone la durata

- la chiusura della procedura non consente ai creditori insoddisfatti di far vale diversamente i propri

titoli e costituisce uno degli aspetti fondamentali della normativa fallimentare

Questa ratio estende la limitazione della responsabilità anche all’imprenditore individuale, garantendo una

sorta di equità e di incentivo economico.

3. Le attuali tendenze normative

Anche a livello internazionale, l’intervento normativo è stato rivolto a privilegiare la liquidazione

dell’impresa dal punto di vista giuridico tramite lo spossessamento, al fine di rimborsare le diverse posizioni

creditorie.

La normativa tedesca in ambito fallimentare prevede una procedura volta alla liquidazione aziendale ed al

rimborso delle posizioni creditorie. Questa procedura si avvia su istanza dei creditori ed in seguito alla

verifica dell’esistenza dello stato di insolvenza. Nell’ambito di questa previsione normativa è presenta il

concordato fallimentare che prevede la possibilità di individuare nel piano d’insolvenza soluzioni differenti

dalla liquidazione, orientate a consentire la sopravvivenza dell’impresa.

L’approvazione del piano avviene con l’ottenimento del voto favorevole della maggioranza delle varie

classi. La normativa tedesca prevede un ruolo determinante per i creditori i quali, riuniti in assemblea,

assumono funzione deliberante su alcuni argomenti e tramite il comitato dei creditori esercitano la

funzione di vigilanza e controllo sull’attività della procedura.

Nell’ordinamento francese possono distinguersi tre procedure alternative al fallimento. La prima è quella

che precede la verifica dello stato di insolvenza e che viene definita procedura d’allarme che può essere

attivata su impulso del revisore dei conti nel caso in cui egli intraveda situazioni tali da compromettere la

continuità dell’impresa. Una seconda fattispecie è quella che prevede il riassetto dell’impresa tramite una

composizione amichevole che si avvia con la nomina da parte del tribunale di un conciliatore. Un’ultima

categoria è quella giudiziaria in cui rientrano il risanamento e la liquidazione.

L’ordinamento inglese distingue le procedure di pre-insolvenza, in cui si prevedono accordi formali o

informali per l’estinzione delle passività aziendali, da quelle in cui si accetta l’insolvenza che viene valutata

sulla base dell’insufficienza dei beni per il soddisfacimento dei debiti.

Nell’ambito delle procedure di insolvenza previste per le società rientrano : 2

- Administration che ha lo scopo di salvaguardare le sorti dell’impresa e garantire ai creditori una

migliore soluzione rispetto a quella ottenibile con la liquidazione

- Administration Receivership in cui un creditore garantito sul patrimonio della società nomina il

curatore che ha il compito di realizzare attività necessarie per il soddisfacimento delle ragioni

creditorie

- Liquidazione che può essere volontaria o coatta, quindi avviata dal Tribunale nel caso in cui sia

manifestata l’insolvenza.

L’administration consente alle imprese potenzialmente efficienti di poter continuare ad operare evitando la

liquidazione tramite il concordato preventivo che deve trovare l’approvazione da parte del 75% dei

creditori.

La presenza più incisiva dell’autorità giudiziaria, oltre a tutelare gli interessi del ceto creditorio, può essere

anche di utilità economico-sociale per tentare la salvaguardia di interi ambiti o di macro-realtà di

particolare rilevanza per il territorio.

La decisione di avviare o meno la procedura attualmente è di competenza del giudice il quale non possiede

le conoscenze necessarie e competenze utili per cercare di ridurre la complessità presente in questa

deliberazione. le soluzioni concordatarie possono rappresentare una formula utile per contenere la

problematica, visto che i creditori e l’impresa in decozione possiedono informazioni e know-how utili per

cercare di mirare a soluzioni meno rischiose rispetto a quelle demandate al giudice.

Il debitore potrebbe avere un ruolo attivo nell’ambito della procedura e vedersi anche riconoscere una

parte delle risorse qualora la crisi non sia sanabile.

La validità delle soluzioni concordate della crisi dipende dalla presenza di alcune caratteristiche tra cui la

tempestività della loro proposta, la trasparenza e veridicità dello stato di decozione, la salvaguardia degli

interessi dei creditori, l’efficacia prospettica del piano di risanamento.

4. Le soluzioni concordatarie

Tra gli strumenti utilizzati per la ristrutturazione delle imprese in crisi troviamo :

- il concordato preventivo

- gli accordi di ristrutturazione

4.1 Il concordato preventivo

Il presupposto oggettivo del concordato preventivo è rappresentato dall’esistenza di uno stato di crisi cui si

intende far fronte con l’implementazione di un piano di risanamento che prevede il soddisfacimento delle

esposizioni debitorie, attuabili tramite qualsiasi formula di rientro.

La crisi è lo stadio non terminale, quindi recuperabile, di un processo degenerativo dell’impresa la quale,

per via di squilibri ed inefficienze, subisce perdite economiche che possono comportare poi l’insolvenza,

quindi la scomparsa definitiva dell’impresa. Giuridicamente, questo stadio di crisi viene interpretato come

una situazione di squilibrio strutturale ed immodificabile che impedisce il regolare adempimento delle

obbligazioni assunte.

E’ stato modificato il presupposto soggettivo per l’ammissione alla procedura che prima stabiliva

determinati requisiti per l’imprenditore richiedente. La riformulazione non interpreta più il concordato

come una sorta di premio che gratifica l’imprenditore onesto ma sfortunato, ma vede in questa tipologia

giuridica un’alternativa al fallimento per l’impresa in crisi.

Un’ulteriore innovazione è rappresentata dall’eliminazione della soglia minima di pagamento dei creditori 3

chirografari e dall’attenuazione del ruolo del giudice sia nella fase di valutazione che in quella di

esecuzione. I creditori partecipano al rischio ed al danno economico patiti dall’impresa. L’ammissibilità alla

procedura dipende da una relazione, redatta da un esperto, che attesti la veridicità dei dati e confermi la

fattibilità del piano di risanamento proposto. Al Tribunale è demandato il compito di verificare la

completezza e la regolarità dell’istanza avanzata dalla parte. Il testo normativo non aggiunge nulla in merito

al contenuto della relazione accompagnatoria per attestare l’attendibilità delle informazioni e dei dati che

compongono il piano.

La relazione dovrà indicare i punti di rottura con le precedenti esperienze, quindi i cambiamenti manageriali

che l’impresa intende adottare ed eventualmente la loro opportunità rispetto agli obiettivi da raggiungere.

Si tratta di un documento di completamento del piano. Affinchè ciò possa essere realizzato, è necessaria

una preliminare analisi delle cause della crisi, cui dovrà seguire lo studio riguardante la validità delle

soluzioni prospettate e la loro coerenza rispetto alle caratteristiche endogene ed esogene all’impresa. Il

tutto verrà completato con business plan periodici in cui dovranno evidenziarsi i flussi reddituali e finanziari

che l’impresa potrà avere.

Il piano, oltre a fornire indicazioni in merito al pagamento dei debiti, deve anche presentare la situazione

patrimoniale, economica e finanziaria attuale e prospettica ed essere accompagnato da una relazione,

redatta da un professionista. I requisiti essenziali del programma sono quelli della veridicità dei dati e della

concreta possibilità di attuazione degli obiettivi programmati. In caso di difficoltà di attuazione del piano, il

commissario giudiziale deve esplicitare questa condizione affinchè il Tribunale possa esprimersi in merito

alla dichiarazione di fallimento.

Il piano proposto dall’impresa in crisi può prevedere diverse soluzioni che vanno dalla liquidazione parziale

alla sua ristrutturazione, passando anche attraverso formule miste. E’ comunque previsto il pagamento

integrale dei creditori privilegiati, quello parziale dei chirografari e la suddivisione in classi di tutta la

compagine creditoria alla quale spetta l’approvazione del piano. Per l’approvazione è necessario il voto

favorevole della maggioranza dei creditori ammessi al voto per singola classe. E’ anche previsto che il

giudice possa comunque varare il concordato, pur in presenza di un esito sfavorevole della votazione,

qualora reputi il piano accettabile e preveda la possibilità di rimborso dei debiti in misura maggiore rispetto

a formule alternative.

Il concordato preventivo deve essere richiesto tempestivamente dalla stessa impresa in crisi, quindi prima

dell’insolvenza.

4.2 Gli accordi di ristrutturazione

Una novità introdotta dalla legge di conversione del decreto 35/2005 è rappresentata dagli accordi di

ristrutturazione che si inseriscono nello schema del concordato preventivo, cercando di consolidarne la

proposta. E’ lasciata all’autonomia dell’impresa la possibilità di allegare alla documentazione un accordo da

essa siglato almeno con il 60% dei propri creditori, in cui si esplicano le modalità di estinzione dei debiti,

attestando la concretezza di questa prospettiva anche con la relazione di un esperto. La nomina

dell’esperto spetta al debitore, ma trattandosi di un accordo consensuale, dovrebbe essere più corretto,

per garanzia di entrambe le parti, la nomina congiunta.

Il testo normativo non precisa come si deve procedere all’acquisizione di adesione al piano da parte dei

creditori. La procedura corretta potrebbe prevedere dapprima la divisione in classi dei creditori,

distinguendoli per interessi e/o posizioni giuridiche, per poi ottenere l’adesione al piano da parte della

maggioranza.

Entro 60 giorni dalla data di registrazione dell’atto, i creditori o le altri parti interessate possono opporsi,

motivando il loro dissenso che sarà valutato dal Tribunale che, nel caso dovesse essere non pertinente, 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management aziendale
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lella192004 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Maizza Amedeo.

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