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Capitolo 3: Conoscenza e governo del rischio

L’elevata complessità ambientale determina maggiori rischi, quindi più alte probabilità di insuccesso e di crisi aziendali. L’organo di governo dell’impresa nella sua attività decisionale deve cercare di superare il gap esistente tra situazione reale e prevista possedendo informazioni che gli permettano di avere una visione complessiva del problema in modo da motivare le decisioni assunte.

I diversi approcci al rischio nell’economia dell’impresa

Il concetto di rischio può assumere significati differenti a seconda dell’ottica e della finalità di osservazione. Nel linguaggio comune con esso si intende un fatto o un evento sfavorevole. Il rischio è in diretta relazione con il futuro e la sua consapevole accettazione presuppone la certezza, o la speranza, di ottenere un beneficio capace di coprire il danno potenzialmente causato dall’evento rischioso.

Un primo approccio proviene da Smith, il quale trattando “dei profitti del capitale”, argomenta su quanto sia complesso giungere a questa qualificazione per via di molteplici fattori non sempre prevedibili e valutabili. Successivamente Gobbi evidenziò che per l’individuo esistono due forme estreme di certezza: quella della necessità e quella dell’impossibilità. All’interno di queste si presentano vari gradi di incertezza che si collegano al concetto di inconsapevolezza, ovvero alla carenza di informazioni. Con il termine eventualità si indica la possibilità di un evento incerto, con rischio si intende l’eventualità sfavorevole e con il termine alea l’eventualità favorevole o sfavorevole.

L’argomento viene poi sviluppato da Knight che definisce il rischio come “incertezza misurabile” contrapponendola a quella non misurabile. Alcuni Autori non associano il rischio al concetto di perdita, ma lo considerano un’incertezza oppure, in modo più generico, lo considerano come la potenziale variabilità dei risultati futuri. La natura favorevole o sfavorevole di un evento dipende dalla posizione relativa del soggetto interessato e dalla diversità del punto di osservazione dello stesso. Il rischio viene considerato pertanto come un concetto relativo che dipende dall’aspettativa e dalle capacità dell’individuo sul quale si manifesta.

Importanti contributi teorici, in un’ottica di studio del rischio secondo un approccio aziendale, provengono dalla Scuola Viennese e dalla Scuola Toscana. Merito della Scuola Viennese è quello di aver evidenziato il collegamento esistente tra le funzioni aziendali ed i rischi. Pur sostenendo che i rischi relativi alle manifestazioni del mondo aziendale possono essere qualificabili ma non quantificabili, si è manifestata l’importanza della consapevolezza dell’esistenza del rischio definendola coscienza del rischio, ovvero conoscenza grazie alla quale è possibile quantificare il rischio attraverso la sua consistenza e le sue probabilità di effettuazione.

Il legame tra funzioni aziendali e rischi è accettato anche dalla Scuola Toscana affrontando il tema con importanti studiosi tra cui Corsani, Fazzi, Giannessi e Bertini. Corsani definisce il rischio come il differenziale tra previsione e reale accadimento analizzabile con fattori causali che possono essere di tipo naturale o sociale derivanti dal comportamento di un gruppo di individui appartenenti ad una entità organizzata. L’Autore introduce il concetto di vie gestionali che sono dei processi la cui valutazione deve attuarsi in funzione del loro grado di economicità e di apprezzamento del rischio.

Fazzi approfondisce il comportamento che l’imprenditore deve assumere in relazione al rischio, inteso come il verificarsi di un evento che genera uno scostamento negativo rispetto al risultato atteso in un certo arco temporale. Giannessi analizza i rischi in funzione delle attività che caratterizzano i fondamentali momenti della vita dell’impresa. Nella fase pre-aziendale, i rischi riguardano l’impiego delle risorse. Nella fase istituzionale, l’Autore individua i rischi di forma, di struttura, di proporzionalità e di funzionalità dipendenti da scelte organizzative-gestionali. Nella fase dinamico-probabilistica, i rischi possono avere origine da:

  • Fattori economici, sociali, giuridici e politici
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

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