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Analisi Settoriale e Gestione Competitiva - la conoscenza e la gestione del rischio

Appunti di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva per l'esame del professor Maizza. Argomenti trattati: l’elevata complessità ambientale, i maggiori rischi, più alte probabilità di insuccesso e di crisi, i diversi approcci al rischio nell’economia dell’impresa.

Esame di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva docente Prof. A. Maizza

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agevolare il contenimento dei danni che esso cagiona.

Possiamo così distinguere i rischi aleatori dai rischi di non conoscenza. I primi sono rischi che l’organo di

governo è in grado di prevedere, poiché, conoscendo il fenomeno può stabilire l’eventualità che esso si

verifichi e operare affinchè vi sia un’adeguata copertura degli effetti dannosi per l’impresa. I rischi di non

conoscenza derivano da fenomeni assolutamente ignorati, per carenza informativa o per oggettiva

impossibilità.

L’approccio sistemico-vitale interpreta la conoscenza come elemento fondamentale per il contenimento dei

danni cagionati dagli eventi rischiosi.

3. Il governo del rischio

Tre momenti appaiono di fondamentale importanza nella ricerca della sopravvivenza delle imprese. Sono :

- la selezione

- la misurazione

- la gestione

3.1 La selezione

La definizione del contesto consente la conoscenza dei fenomeni selezionati. L’identificazione dei rischi

discende dalla capacità di comportamento dell’organo di governo dei fenomeni e dalla possibilità di

prevedere il loro futuro andamento. Si deve realizzare un’attività di analisi volta a selezionare i fenomeni e

ad indagarli cercando di comprenderne il funzionamento e le eventuali relazioni causa-effetto.

Si deve cercare di realizzare una vera e propria cultura del rischio che muove dalla conoscenza utile a

trasformare i rischi di non conoscenza in rischi aleatori nei cui confronti l’impresa può realizzare idonei

comportamenti volti al loro fronteggia mento.

Un ulteriore obiettivo dell’organo di governo è rappresentato dalla necessità di circolarizzazione della

conoscenza e della cultura del rischio che consente di diffondere a tutti i sub-sistemi l’importanza della

prevenzione. La diffusione delle informazioni costituisce il presupposto essenziale della creazione di

conoscenza grazie alla quale si perviene alla reale valorizzazione di questa risorsa invisibile che appare di

fondamentale utilità in contesti complessi.

Le variabili essenziali per competere e sopravvivere in contesti economici complessi sono :

- la consapevolezza della complessità ambientale intesa come cognizione diffusa delle interrelazioni

reali o potenziali di molteplici fenomeni

- la conoscenza all’interno del sistema che quando è diffusa amplifica le sue potenzialità diventando

un’attività strategica

Le imprese collocabili nel primo quadrante, dove vi è una scarsa consapevolezza e scarsa dimensione

conoscitiva con alti rischi aleatori e di non conoscenza e assenza di trasformazione del rischio aleatorio in

rischio di non conoscenza, possono definirsi come realtà statiche, ovvero ancorate a situazioni pregresse

nelle quali il livello di complessità era ridotto e non si richiedevano conoscenze diffuse poiché i rischi

generali risultavano modesti e con manifestazioni diradate nel tempo. Questa imprese appaiono vicine alle

“imprese chiuse” per via della loro scarsa propensione verso l’innovazione e per l’assenza di modelli e

strumenti di conoscenza dell’ambiente esterno e delle dinamiche interne.

Il secondo quadrante si caratterizza per un’alta consapevolezza della complessità che non stimola processi

di arricchimento della conoscenza poiché non la diffonde nei vari livelli. Questo modello d’impresa, che 3

potrebbe essere definita gerarchica per l’assetto organizzativo, si caratterizza per l’esistenza di percorsi di

apprendimento incompleti in quanto, pur percependo la complessità, non è in grado di comprenderla ed

adattarsi. Nel momento in cui si interpreta la complessità ambientale, sussiste una scarsa percezione delle

caratteristiche essenziali dell’azienda a causa del modesto feedback tra struttura operativa ed organo di

governo.

Nel terzo quadrante possono collocarsi quelle imprese che hanno una conoscenza generica dei fenomeni

ancorata a modelli conoscitivi validi per contesti non complessi. Questa imprese, definibili lineari, non

riescono a diffonderne l’importanza all’intera struttura e non possono creare la consapevolezza del

fenomeno da cui discende la percezione dell’utilità conoscitiva. Le imprese lineari possono sopravvivere in

contesti abbastanza prevedibili, ma la loro possibilità di permanenza sul mercato scende, in quanto esse

non riescono a proteggersi dai rischi tanto aleatori, quanto di non conoscenza.

Le imprese del quarto quadrante, definibili innovatrici, rappresentano quelle entità con maggiori

probabilità di successo e di permanenza sul mercato grazie alla consapevolezza della complessità e

dell’elevata conoscenza che consente loro l’attenuazione dei rischi.

3.2 La misurazione

Una tecnica di misurazione del rischio di tipo qualitativo declina la frequenza di un fenomeno a seconda

della sua entità di manifestazione e considera misurabile la gravità a seconda della probabilità, della

possibilità o della speranza di subire una perdita economica.

Esponendo in chiave quantitativa la misurazione del rischio atteso si può considerare la seguente formula :

R = f * g

dove f indica la frequenza e g la gravità.

3.3 La gestione

Le tecniche di difesa dal rischio possono operare sui singoli fattori di rischio oppure sulla dimensione delle

conseguenze.

Si distinguono le tecniche di fronteggiamento dei rischi, che prevedono l’adozione di scelte organizzative e

gestionali volte a contenere i rischi, dalle tecniche di neutralizzazione dei rischi, consistenti nel

trasferimento a terzi degli eventuali danni cagionati dal verificarsi di un evento.

I metodi di fronteggia mento dei rischi possono assimilarsi alle tecniche di controllo fisico del rischio, basate

sulla riduzione della frequenza e gravità, mentre le tecniche di neutralizzazione dei rischi si possono

considerare vicine alle tecniche di protezione finanziaria basate sulla difesa dell’impresa dagli effetti

dannosi.

Nel controllo fisico rientrano le condotte :

- di eliminazione della frequenza di un evento o della sua gravità, sia attraverso

l’abbandono(rinuncia ad attuare un’attività o una procedura rischiosa) sia attraverso il rifiuto(non

avviare la procedura)

- di controllo delle perdite attraverso la prevenzione e riduzione delle probabilità di manifestazione

dell’evento rischioso. Le prime(quelle di prevenzione) mirano a ridurre i rischi intervenendo sulla

frequenza, le seconde(tecniche di riduzione) operano sulla gravità

- di protezione aventi come obiettivo la limitazione delle conseguenze negative derivanti dal

verificarsi dell’evento. Questa finalità è tipica dei trasferimento del rischio e delle tecniche di

separazione ed aggregazione. La tecnica di separazione, basata sul principio della ripartizione dei 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management aziendale
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lella192004 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Maizza Amedeo.

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