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Capitolo 2: L'impresa e la complessità ambientale

L'ambiente economico e la complessità

L'esistenza di una relazione tra complessità ambientale ed evoluzione/sopravvivenza dei sistemi imprenditoriali affonda le sue radici nella teoria economica classica. Si riesce, così, a formalizzare modelli teorici i quali analizzano isolatamente i comportamenti degli attori economici.

Le applicazioni quantitative consentono la comprensione di fenomeni lineari tra loro interconnessi. Quando si esaminano sistemi non lineari, vi è la difficoltà di individuare lo sviluppo delle combinazioni che derivano dall'applicazione delle diverse relazioni potenzialmente attivabili.

L'attuale sistema economico è vicino alla tipologia non lineare quindi assimilabile alla definizione di sistemi complessi, ovvero entità in cui sono presenti molteplici componenti eterogenee che relazionano tra loro in maniera non necessariamente stabilizzata, potendo anche dar luogo a nuove entità sistemiche e, quindi, ad altre interazioni.

L'evoluzione degli ambienti economici impone una revisione dei precedenti approcci di ricerca al fine di comprendere meglio come il dinamismo influisca sull'evoluzione e sulla vitalità delle imprese sempre più caratterizzate da forme di equilibrio instabile, quindi difficili da descrivere con i modelli dell'economia classica per via della loro "complessità".

Non bisogna confondere la complessità con la complicatezza. La complessità indica una realtà che non può essere compresa pienamente poiché la sua evoluzione non è pienamente prevedibile, mentre la complicatezza attiene ad entità le quali necessitano di un adeguato patrimonio informativo e cognitivo, grazie al quale si perviene ad una piena conoscenza da cui discende la predizione dei loro futuri assetti. La complicatezza potrebbe intendersi come un concetto relativo, mentre la complessità riguarda fenomeni oggettivamente di difficile codificazione iniziale.

La complessità discende dalle interazioni tra diversi elementi i quali operano secondo schemi autonomi e, quindi, appaiono difficilmente prevedibili e codificabili, ciò comporta che quando due o più componenti interagiscono, generano effetti non prevedibili poiché può aversi una molteplicità di interpretazioni del fenomeno indagato.

Gli studi sulla complessità

Il pensiero positivista è stato messo in discussione da Edgar Morin il quale, verificando la non regolarità dei comportamenti umani, rifiuta l'approccio deterministico. Tale posizione discende dall'impossibilità di prevedere con assoluta certezza l'accadimento di determinati fenomeni.

Morin afferma che alcuni comportamenti umani siano riconducibili ad una casualità stocastica, ovvero a fenomeni non esattamente imprevedibili perché non necessariamente riferibili ad eventi costanti e codificabili. Tale casualità non deve essere vista in chiave negativa, poiché essa può agevolare la crescita e lo sviluppo degli esseri umani. Questi ultimi generano errori fatali e fecondi che possono determinare da un lato fallimenti e scomparse, ovvero portare verso forme di nuova complessità da cui può discendere il progresso.

Morin ha, quindi, sviluppato lo studio della complessità, argomentando sull'esigenza dell'uomo di conoscere. Questa conoscenza può costituire un presupposto per mettere in discussione predeterminati modelli teorici (razionalità) e per ricercare le verità che discendono dall'osservazione della natura. La razionalità è il presupposto per la comprensione della complessità.

Un altro importante studioso della complessità è Murray Gell-Mann che afferma che la complessità è frutto della ripetizione casuale di regole molto semplici che, applicate a differenti entità, generano forme sistemiche con auto-organizzazione localmente ordinate ma operanti in ambienti disordinati. Questi ambiti sono legati dall'esistenza di sistemi definiti dinamici (o non lineari o complessi), che appaiono distanti da leggi deterministiche.

Lo studio della complessità appare trasversale a molteplici campi di indagine, poiché tutti i sistemi complessi hanno caratteristiche comuni tra cui l'assenza di equilibrio costante ed il fatto che la loro origine non può risalire alle leggi del caso pur dipendendo da esse.

I sistemi non lineari possono avvicinarsi a modelli comportamentali prevedibili, preservando la loro non linearità. Si perviene così ad un livello intermedio tra ordine e caos in cui emergono forme di regolazione che caratterizzano la complessità. Questa proprietà si manifesta nei sistemi viventi i quali possono modificarsi in virtù...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

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