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Analisi Settoriale e Gestione Competitiva - l'impresa e la complessità ambientale

Appunti di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva per l'esame del professor Maizza sull'impresa e la complessità ambientale. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le applicazioni quantitative che consentono la comprensione di fenomeni lineari tra loro interconnessi.

Esame di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva docente Prof. A. Maizza

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CAPITOLO 2 : L’IMPRESA E LA COMPLESSITA’ AMBIENTALE

1. L’ambiente economico e la complessità

L’esistenza di una relazione tra complessità ambientale ed evoluzione/sopravvivenza dei sistemi

imprenditoriali affonda le sue radici nella teoria economica classica. Si riesce, così, a formalizzare modelli

teorici i quali analizzano isolatamente i comportamenti degli attori economici.

Le applicazioni quantitative consentono la comprensione di fenomeni lineari tra loro interconnessi. Quando

si esaminano sistemi non lineari, vi è la difficoltà di individuare lo sviluppo delle combinazioni che derivano

dall’applicazione delle diverse relazioni potenzialmente attivabili.

L’attuale sistema economico è vicino alla tipologia non lineare quindi assimilabile alla definizione di sistemi

complessi, ovvero entità in cui sono presenti molteplici componenti eterogenee che relazionano tra loro in

maniera non necessariamente stabilizzata, potendo anche dar luogo a nuove entità sistemiche e, quindi, ad

altre interazioni.

L’evoluzione degli ambienti economici impone una revisione dei precedenti approcci di ricerca al fine di

comprendere meglio come il dinamismo influisca sull’evoluzione e sulla vitalità delle imprese sempre più

caratterizzate da forme di equilibrio instabile, quindi difficili da descrivere con i modelli dell’economia

classica per via della loro “complessità”.

Non bisogna confondere la complessità con la complicatezza.

La complessità indica una realtà che non può essere compresa pienamente poiché la sua evoluzione non è

pienamente prevedibile, invece, la complicatezza attiene ad entità le quali necessitano di un adeguato

patrimonio informativo e cognitivo, grazie al quale si perviene ad una piena conoscenza da cui discende la

predizione dei loro futuri assetti. La complicatezza potrebbe intendersi come un concetto relativo, mentre

la complessità riguarda fenomeni oggettivamente di difficile codificazione iniziale.

La complessità discende dalle interazioni tra diversi elementi i quali operano secondo schemi autonomi e,

quindi, appaiono difficilmente prevedibili e codificabili, ciò comporta che quando due o più componenti

interagiscono, generano effetti non prevedibili poiché può aversi una molteplicità di interpretazioni del

fenomeno indagato.

2. Gli studi sulla complessità

Il pensiero positivista è stato messo in discussione da Edgar Morin il quale, verificando la non regolarità dei

comportamenti umani, rifiuta l’approccio deterministico. Tale posizione discende dall’impossibilità di

prevedere con assoluta certezza l’accadimento di determinati fenomeni.

Morin afferma che alcuni comportamenti umani siano riconducibili ad una casualità stocastica, ovvero a

fenomeni non esattamente imprevedibili perché non necessariamente riferibili ad eventi costanti e

codificabili. Tale casualità non deve essere vista in chiave negativa, poiché essa può agevolare la crescita e

lo sviluppo degli esseri umani. Questi ultimi generano errori fatali e fecondi che possono determinare da un

lato fallimenti e scomparse, ovvero portare verso forme di nuova complessità da cui può discendere il

progresso. Morin ha, quindi, sviluppato lo studio della complessità, argomentando sull’esigenza dell’uomo

di conoscere. Questa conoscenza può costituire un presupposto per mettere in discussione predeterminati

modelli teorici(razionalità) e per ricercare le verità che diiscendono dall’osservazione della natura. La

razionalità è il presupposto per la comprensione della complessità.

Un altro importante studioso della complessità è Murray Gell-Mann che afferma che la complessità è frutto

della ripetizione casuale di regole molto semplici che, applicate a differenti entità, generano forme

sistemiche con auto-organizzazione localmente ordinate ma operanti in ambienti disordinati. Questi ambiti

sono legati dall’esistenza di sistemi definiti dinamici(o non lineari o complessi), che appaiono distanti da 1

leggi deterministiche. Lo studio della complessità appare trasversale a molteplici campi di indagine, poiché

tutti i sistemi complessi hanno caratteristiche comuni tra cui l’assenza di equilibrio costante ed il fatto che

la loro origine non può risalire alle leggi del caso pur dipendendo da esse.

I sistemi non lineari possono avvicinarsi a modelli comportamentali prevedibili, preservando la loro non

linearità. Si perviene così ad un livello intermedio tra ordine e caos in cui emergono forme di regolazione

che caratterizzano la complessità. Questa proprietà si manifesta nei sistemi viventi i quali possono

modificarsi in virtù dei cambiamenti di contesto al fine di raggiungere gli obiettivi. Questo accade anche nei

sistemi lineari i quali sono in grado di autoregolarsi in presenza di eventi già previsti, in base ai quali

adottano soluzioni preordinate dall’esterno. Quando i fenomeni sono imprevedibili, nel sistema non lineare

emerge l’autoreferenzialità che consente di adottare idonei “aggiustamenti” della propria condizione

tramite l’auto-organizzazione. Il “caso”, cosi’, può condurre all’eliminazione dell’intero o di una

parte,inefficace, del sistema.

3. Causa, caso, caos

La causa, per determinare l’effetto, richiede l’esistenza di un processo realizzato in una struttura. Essa può

generare un effetto sempre uguale ovvero differente. La prima situazione si manifesta nei sistemi “senza

memoria”, ovvero quelle entità che non si modificano in seguito all’attivazione di un processo. La seconda

si attua in sistemi “con memoria”, con cui si definiscono le strutture che subiscono variazioni di stato

generale dall’input precedente e da feedback esterni.

Il primo tipo è riferibile a realtà semplice di tipo deterministico, mentre il secondo riguarda i sistemi

complessi nei quali collegata alla nozione di causa, vi è quella di caso. “ Un evento accade per caso se non è

possibile individuarne la causa ; se i fattori che influiscono sulla produzione dell’evento sono numerosi ed

articolati, l’evento può ritenersi prodotto casualmente. Tra causa e caso vi è un legame di feedback

concettuale in quanto se il caso deriva dall’ignoranza delle cause, anche la causa deriva dall’ignoranza degli

altri fattori che possono influire sull’effetto”.

La non conoscenza diventa elemento condizionante lo sviluppo o la stessa sopravvivenza del sistema, ciò in

quanto la non comprensione delle cause può tradursi in difficoltà di previsione. L’adozione di un approccio

sistemico consente di analizzare contestualmente più fenomeni cercando di individuare i legami che li

collegano.

Il processo decisorio necessita della conoscenza degli input e degli effetti che conseguono alla decisione. La

complessità di una decisione dipende dal livello di consapevolezza posseduto dall’organo decisore. In

qualsiasi decisione, oltre alle informazioni sugli eventi, incide quasi sempre il caso che potrà condizionare i

risultati della decisione.

La complessità potrebbe definirsi come un fenomeno non catalogabile nei valori normali, poiché si

concretizza in sistemi con memoria che interagiscono con numerosi elementi in maniera non lineare.

Ulteriori approfondimenti sui sistemi dinamici non lineari condussero alla sviluppo della teoria del caos

secondo cui lievi modifiche dello stato iniziale di questi sistemi determinano profonde variazioni della loro

condizione finale. Le lievi modifiche iniziali possono determinare il cambiamento del sistema portandolo da

lineare a non lineare, quindi caotico.

Non per tutte le tipologie di sistemi non lineari diventa fondamentale la conoscenza del loro stato iniziale e

degli eventi, in quanto non è possibile sapere il margine di errore della previsione effettuata.

La teoria del caos insegna come per l’analisi dei sistemi dinamici non lineari sia necessario adottare un

approccio sistemico che consideri tutte o la maggior parte delle variabili esterne ad esse che, pur

apparendo irrilevanti, possono nascondere effetti di particolare rilevanza con conseguenze imprevedibili.

La complessità si presenta come un’area di confine tra ordine e disordine in cui non possono applicarsi le 2


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management aziendale
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lella192004 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi Settoriale e Gestione Competitiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Maizza Amedeo.

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