Capitolo 1. Problemi, possibilità e limiti della ricerca sul campo in educazione
Tutte le ricerche nascono da una curiosità, da un problema, da una domanda, procedono a una raccolta di dati (teorici o empirici) e li valutano criticamente per dare una risposta, generalmente provvisoria, alla domanda iniziale.
La sperimentazione
La sperimentazione si intende quando sottopone a verifica rigorosa modelli e procedimenti educativi per applicare modelli di analisi scientifica ai fatti educativi ed eventualmente a misurarli (tramite strumenti non necessariamente numerici, notava Kurt Lewin).
Dewey (nel 1929) sostiene il metodo scientifico in educazione: la pratica educativa fornisce i problemi su cui ricercare, la filosofia dell’educazione le ipotesi di lavoro, la pratica educativa nuovamente le verifica. Egli sostiene che:
- La misurazione non può prescindere dal giudizio qualitativo,
- Il nesso tra pratica educativa e ricerca,
- Insegnante come ricercatore (prelude alla ricerca-azione),
- Nell’esaminare le variabili, esse non vano isolate ma considerate in un sistema coerente.
E. Claparède (1922) fonda a Ginevra, l’Istituto Jean-Jacques Rousseau, diretto e seguito da Piaget; nei suoi lavori sullo sviluppo psicologico e la pedagogia sperimentale si sofferma sui problemi di metodo. Ha grande diffidenza verso la quantificazione, abbozzando tecniche di rilevazione dei dati di tipo qualitativo (riflessioni riprese da Piaget nelle sue considerazioni sul metodo clinico).
R. Buyse (1935): la pedagogia non è una scienza neutrale ma una disciplina intrisa di valori; cattolico che ritiene che la pedagogia è sottoposta a una morale soprannaturale come matrice di quella sperimentale che verifica solo i mezzi dell’educazione. La sua è più una didattica sperimentale- positivismo metodologico (invece Dewey è laico).
Gatullo sostiene che non sia possibile verificare gli obiettivi dell’educazione sperimentale ma solamente:
- I problemi riguardanti il confronto tra diverse forme di organizzazione scolastica;
- Problemi riguardanti il confronto tra diverse procedure di controllo/valutazione dell’attività scolastica.
Aspetti che si è tentato di controllare sperimentalmente: i trattamenti, le procedure delle ricerche effettuano comparazioni sull’efficacia di sistemi e procedure scolastiche differenti (gli studi dell’ IEA, International Education Association).
Le difficoltà della sperimentazione in campo educativo
La sperimentazione in campo educativo deve affrontare diverse difficoltà: differenze fra individui (età, sesso, tipo di esperienze formative); difficoltà con gruppi di controllo; correttezza dello sperimentatore che non deve strumentalizzare gli interventi; le caratteristiche personali degli insegnanti che non accettano facilmente di prendere parte in procedimenti di ricerche di cui non hanno contribuito a definire né i procedimenti, né le ipotesi, né le procedure di intervento.
Poi, inizia, introdotta da Lucia Lumbelli, la ricerca esplorativa in educazione e si riprende inoltre a parlare di ricerca-azione in una prospettiva che prevede l’impegno attivo del ricercatore sul campo. Mauro Laeng distingue tra ricerche strettamente didattiche e ricerche in senso largo, ampliando i problemi della sperimentazione educativa: include ricerche sul ruolo dell’educatore, sugli stili di insegnamento, sulla formazione professionale degli insegnanti, rapporto scuola e società, sulla valutazione, educazione extrascolastica e mass-media. Egli sottolinea la funzione esplicativa dello studio pedagogico, capire come si svolgono i fatti per poter agire su di essi. La ricerca può essere fondamentale (o pura) - per accrescere le conoscenze, oppure applicata (o di sviluppo) - per prendere delle decisioni ed effettuare degli interventi.
Il metodo sperimentale in pedagogia
Il metodo sperimentale in pedagogia è contemporaneo allo sviluppo sperimentale in psicologia ed è un modo di conoscenza; tende verso la coerenza di un sistema di rapporti controllati mediante esperimenti. Il ricercatore analizza i fatti, “provoca” i fatti e cerca di stabilire rapporti controllati tra questi. Il metodo sperimentale ha 4 fasi:
- L’osservazione, occasionale e poi sistemica, per individuare fatti ed eventi significativi e descriverli più accuratamente possibile,
- La formulazione di ipotesi sul significato dei fatti descritti, sui loro rapporti e sugli effetti,
- La sperimentazione propriamente detta - il momento della verifica delle ipotesi,
- L’interpretazione ed elaborazione dei dati raccolti.
Altre caratteristiche del metodo sperimentale sono: quella delle ripetibilità delle sue procedure (un esperimento è valido se riprodotto nelle stesse condizioni dà gli stessi risultati); i risultati della ricerca sono misurabili, esprimibili in forma quantitativa.
Le ricerche di Piaget sullo sviluppo infantile - metodo clinico, alternativo a quelli dei test che costringono i soggetti a orientarsi su prove prefissate. Egli osserva, interagisce con il soggetto; lo guida ma si fa anche guidare dalle sue reazioni, cercando di pervenire a una descrizione sistematica (progettare e definire gli strumenti, le situazioni, i tempi in cui si osserva) e a un’interpretazione del processo indotto e del materiale.
L’osservazione può essere: naturalistica, clinica, strutturata. L’applicazione del metodo sperimentale alla ricerca educativa è soggetta a delle critiche (scarso significato di molte procedure di indagine). Oggi, si considera in modo complessivo il contesto di interazione, i componenti con le loro caratteristiche e le variabili degli individui che compongono il sistema.
La dimensione qualitativa (modo di raccogliere e di descrivere i dati che usa il linguaggio comune) non esclude quella quantitativa (che utilizza il linguaggio matematico); dipendono dalle fasi della ricerca, dal suo soggetto o dal problema affrontato; sono due versanti complementari. Gilbert de Landsheere propone la ricerca nomotetica (che cerca di arrivare a leggi generali) accanto alla ricerca storica che intende recuperare l’originalità dei singoli individui e delle singole situazioni. La ricerca nell’ambito delle scienze umane usa entrambe le forme di espressione: la qualitativa nelle descrizioni, colloqui, comunicazione; la quantitativa nei test e nella valutazione scolastica.
Gatullo manifesta il suo dubbio per la ricerca qualitativa in educazione perché ogni metodo utilizzato richiama procedure e categorie di tipo quantitativo.
Lucia Lumbelli, al contrario, distingue 2 livelli di discussione che riguardano l’approccio qualitativo:
- Il momento qualitativo fa da premessa, da momento esplorativo alla fase preliminare del metodo sperimentale e si percorre prima della fase centrale che è rigorosa e si basa su fatti e variabili misurabili in forma quantitativa;
- Esistono temi della ricerca educativa che non possono essere affrontati con strumenti quantitativi e richiedono un approccio qualitativo, descrittivo, condotto con strumenti di tipo clinico senza rinunciare al rigore (colloquio clinico, alcuni tipi di interviste) – prevale l’interesse per l’analisi, la comprensione delle situazioni studiate rispetto a pretese di validità generale.
Piero Bertolini: mette in guardia contro un approccio empirico-sperimentale che dimentica la “struttura di senso” della educazione; il problema non è considerare o no legittime ricerche teoretiche, sperimentali o qualitative, ma giudicarle in base al rigore con cui vengono condotte.
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