Forme quadratiche
Matrici quadrate definite, semidefinite e indefinite
Sia A = (aij), con i, j = 1, 2, ..., n, una matrice quadrata e F: Rn → R una funzione associata alla matrice A data da
F(λ) = (A λ, λ), λ ∈ Rn
dove λ è la variabile in Rn, A λ è il prodotto righe per colonne della matrice quadrata n × n, per λ, vettore colonna n × 1; (A λ, λ) è il prodotto scalare tra il vettore colonna A λ e λ.
Definizione di forma quadratica
Si definisce associata ad A, il polinomio omogeneo di secondo grado nelle componenti di λ dato da
F(λ) = (A λ, λ) = ∑i,j=1n aijλiλj, ∀λ ∈ Rn.
Definizione di matrice definita positiva
Una matrice A = (aij) si dice definita positiva se la forma quadratica associata è positiva su Rn:
∑i,j=1n aijλiλj > 0, ∀λ ∈ Rn, λ ≠ 0.
Definizione di matrice semidefinita positiva
Una matrice A = (aij) si dice semidefinita positiva se la forma quadratica associata è maggiore o uguale a zero su Rn:
∑i,j=1n aijλiλj ≥ 0, ∀λ ∈ Rn.
Analogamente si ottengono le definizioni di matrice definita negativa e semidefinita negativa.
Definizione di matrice indefinita
Una matrice A = (aij) si dice indefinita se la forma quadratica associata cambia di segno su Rn, ovvero se esistono λ, µ ∈ Rn tali che:
∑i,j=1n aijλiλj > 0, ∑i,j=1n aijµiµj < 0.
Teorema di caratterizzazione delle matrici definite
Una matrice A = (aij) si dice:
- Definita positiva ⇔ ∃ m > 0: ∑i,j=1n aijλiλj ≥ m|λ|2, ∀λ ∈ Rn.
- Definita negativa ⇔ ∃ m > 0: ∑i,j=1n aijλiλj ≤ -m|λ|2, ∀λ ∈ Rn.
Dim. Se vale la (1) allora ∑i,j=1n aijλiλj > 0, ∀λ ∈ Rn \{0}, quindi la matrice A = (aij) è definita positiva. Viceversa, supponiamo che A = (aij) sia una matrice definita positiva. Sia, allora, F la forma quadratica associata ad A:
F(λ) = (A λ, λ) = ∑i,j=1n aijλiλj, |λ| = 1.
In particolare, l'insieme K = {λ ∈ Rn | |λ| = 1} è un compatto di Rn e, per il teorema di Weierstrass, la funzione F assume un punto di minimo su K. Sia λ0 tale che F(λ0) = min F(λ), allora, si ha:
F(λ0) = (A λ0, λ0) > 0.
Ponendo m = F(λ0), si ha che ∑i,j=1n aijλiλj ≥ m, ∀λ ∈ Rn, |λ| = 1.
Dalla relazione ottenuta, segue che ∑i,j=1n aijλiλj ≥ m|λ|2, ∀λ ∈ Rn \{0}, e banalmente la tesi risulta ovvia per λ = 0. Analogamente si ottiene la caratterizzazione per le matrici definite negative.
Teorema di caratterizzazione delle matrici × 2
Sia A = (a11 a12; a12 a22) una matrice simmetrica 2 × 2 e indichiamo con det A = a11a22 - a122 il suo determinante. Risulta:
- Det A > 0 e a11 > 0: definita positiva
- Det A > 0 e a11 < 0: definita negativa
- Det A = 0 e a11 ≥ 0: semidefinita positiva
- Det A = 0 e a11 ≤ 0: semidefinita negativa
- Det A < 0: indefinita
Dim. Sia F(λ1, λ2) = a11λ12 + 2a12λ1λ2 + a22λ22 la forma quadratica associata alla matrice A. Supponiamo inizialmente che a11 = 0. Si consideri λ = (λ1, λ2), con λ2 = 0 e sia t = λ1 / λ2. Si ottiene in tal modo il seguente polinomio nella variabile t:
φ(t) = a11t2 + 2a12t + a22 che ha per grafico una parabola con vertice nel punto t = -a12/a11 in cui si annulla la derivata φ'(t). Il valore di massimo o di minimo è φ(-a12/a11) = a122/a11 - det A/a11.
- Se det A > 0 e a11 > 0, la parabola φ(t) è convessa e assume valori positivi ∀t ∈ R. In questo caso, risulta F(λ1, λ2) > 0 ∀(λ1, λ2) ∈ R2, con λ1 = 0 e F(λ1, 0) > 0 con λ1 = 0.
- Se det A = 0 e a11 > 0, ⇒ F(λ1, λ2) ≥ 0 e F(λ1, λ2) = 0 per t = -a12/a11. In questo caso, la matrice A è semidefinita positiva (con a11 > 0 e a22 = 0 si ottiene ugualmente la forma quadratica F(λ1, λ2) semidefinita negativa.
- Se det A < 0, allora φ assume sia valori di segno positivo che valori di segno negativo, quindi F(λ1, λ2) è indefinita.
La formula di Taylor
Sia f: C2 un aperto di Rn, e sia x0 un punto interno ad A. Si ha allora in un intorno di x0:
f(x) = f(x0) + (∇f(x0), x - x0) + (1/2)(∇2f(x0)(x - x0), x - x0) + R(x, x0)
dove ∇f rappresenta il gradiente di f, ∇2f la matrice hessiana delle derivate parziali seconde di f, ed infine R è infinitesimo di ordine superiore a ||x - x0||2:
lim (R(x, x0)/||x - x0||2) = 0 per x → x0.
Dimostrazione
Per la funzione di una variabile g(t) = f(x0 + tv), vale la relazione:
g(t) = g(0) + g'(0)t + (1/2)g''(τ)t2, dove τ è un punto compreso tra 0 e t.
Ora si ha g(0) = f(x0), g'(0) = (∇f(x0), v), g''(0) = (∇2f(x0)v, v).
Introducendo questi valori nella precedente relazione, avremo:
f(x0 + tv) = f(x0) + (∇f(x0), v)t + (1/2)(∇2f(x0)v, v)t2 + R(x, x0),
dove si è posto R = (1/2)([∇2f(x0 + tv) - ∇2f(x0)]v, v).
In particolare, se prendiamo v = (x - x0)/||x - x0||, avremo:
f(x) = f(x0) + (∇f(x0), x - x0) + (1/2)(∇2f(x0)(x - x0), x - x0) + R(x, x0).
R è infinitesimo di ordine superiore a ||x - x0||2.
Resta da dimostrare che R è infinitesimo di ordine superiore a ||x - x0||2. Dividendo la relazione per ||x - x0||2, si ottiene:
R(x, x0)/||x - x0||2 = (1/2)[∇2f(x0 + tv) - ∇2f(x0)]v, v)/||x - x0||2.
E dunque, lim (R(x, x0)/||x - x0||2) ≤ (1/2)|D2f(x0 + tv) - D2f(x0)| per x → x0.
Quando x → x0, τ → 0 e, quindi, poiché le derivate seconde sono continue: lim (R(x, x0)/||x - x0||2) = 0 per x → x0.
Funzioni composte
Siano x1(t), x2(t), ..., xn(t) funzioni reali, rappresentanti le componenti della funzione x: E ⊂ R → Rn, definita come segue:
x(t) = (x1(t), x2(t), ..., xn(t)), t ∈ E.
In tal modo x(t) è un vettore di Rn, dipendente da t. Indichiamo con F un aperto di Rn, che contiene il codominio dell’applicazione x: E → Rn. Supponiamo che per ogni t ∈ E la funzione composta:
g(t) = f(x(t)) = f ∘ x(t), ∀t ∈ E.
La funzione composta g: E → R è una funzione reale di variabili reali.
Funzioni definite tramite integrali
Sia Φ: A ⊂ Rn → R una funzione definita su un aperto A di Rn per mezzo della seguente espressione integrale:
Φ(x) = ∫α(x)β(x) f(x, t) dt, x ∈ A
dove f: A × R → R è una funzione continua di n + 1 variabili reali.
Funzioni di più variabili
Qui di seguito vengono richiamate brevemente le proprietà topologiche di Rn. Si definisce norma di un vettore x ∈ Rn, con x = (x1, ..., xn), la seguente espressione:
|x| = √∑i=1n xi2.
Fissato x0 ∈ Rn, si dice intorno circolare di x0 una sfera aperta non vuota di centro x0:
Iδ(x0) = {x ∈ Rn : |x - x0| < δ}.
- Dato A ⊆ Rn, un punto x0 ∈ Rn si dice interno ad A se ∃δ > 0 t.c. Iδ(x0) ⊂ A;
- Esterno ad A se ∃δ > 0 t.c. Iδ(x0) ∩ A = ∅;
- Di frontiera per A se ∀δ > 0 risulta Iδ(x0) ∩ A ≠ ∅ e Iδ(x0) \ A ≠ ∅;
- Di accumulazione per A se ∀δ > 0: (Iδ(x0) \ {x0}) ∩ A ≠ ∅;
- Isolato di A se x0 ∈ A e non è di accumulazione.
Inoltre, un insieme A ⊆ Rn si dice aperto se ogni x0 ∈ A è interno ad A e si dice chiuso se il complementare CA = Rn \ A è aperto (l'insieme ∅ e tutto Rn sono gli unici insiemi contemporaneamente aperti e chiusi). La chiusura di un insieme A, indicata con Ā, è l'insieme formati dall'unione dei punti di A e dei punti di accumulazione di A (la chiusura di un insieme è un chiuso).
Un dominio di Rn è la chiusura di un insieme aperto quindi, un dominio è un insieme chiuso. Un insieme aperto A ⊆ Rn si dice connesso se non esistono A1, A2 aperti non vuoti di Rn tali che A1 ∪ A2 = A, A1 ∩ A2 = ∅. In particolare, un dominio si dice connesso se è la chiusura di un aperto connesso.
Allo scopo di dare la definizione di connessione per poligonali ricordiamo che un segmento in Rn di estremi x1 e x2 è l'insieme dei punti di Rn tali che x(t) = x1 + t(x2 - x1), con t ∈ [0, 1]; inoltre, una poligonale di Rn di vertici x1, ..., xk (x1 e xk sono detti estremi della poligonale), tali che k ≥ 2 e xi ≠ xi+1 per ogni i = 1, 2, ..., k - 1, è l'unione dei segmenti di estremi xi, xi+1 per i = 1, ..., k - 1.
Un aperto A ⊆ Rn è detto connesso per poligonali, se per ogni coppia di punti di A esiste una poligonale, di estremi nei due punti, tutta contenuta nell'aperto. E' possibile provare che ogni aperto connesso è un aperto connesso per poligonali e viceversa.
Un insieme A ⊆ Rn si dice limitato se ∃M > 0 t.c. |x| < M per ogni x ∈ A.
Definizione di compatto
Un insieme K ⊆ Rn si dice compatto se da ogni successione di elementi di K è possibile estrarre una sottosuccessione convergente ad un elemento di K. In particolare il teorema di Heine-Borel afferma che un insieme A ⊆ Rn è compatto se e solo se A è chiuso e limitato.
A questo punto siamo in grado di dare la definizione di limite e di continuità per una funzione di più variabili. In particolare la definizione di limite per una funzione di più variabili reali rappresenta la naturale estensione di quella per funzioni di una variabile reale.
Definizione di limite
Sia f: A → R, con A ⊆ Rn, e x0 un punto di accumulazione per l'insieme A. Si dice che f(x) tende ad l ∈ R ∪ {±∞} per x che tende ad x0 e si scrive:
limx→x0 f(x) = l
se, per ogni intorno U ⊆ Rn di l esiste un intorno Iδ(x0) ⊆ Rn di x0 tale che:
f(x) ∈ U per ogni x ∈ Iδ(x0) ∩ A \ {x0}.
Se il limite è finito, quindi se l ∈ R, si scrive:
∀ε > 0 ∃δ > 0 t.c. ∀x ∈ A \ {x0}, |x - x0| < δ ⇒ |f(x) - l| < ε.
Definizione di continuità
Si dice che la funzione f: A → R, con A ⊆ Rn, e x0 un punto di accumulazione per l'insieme A, è continua in x0 ∈ A se:
limx→x0 f(x) = f(x0).
f è continua nell'insieme A se è continua in ogni punto di accumulazione x0 ∈ A (cioè nessuna condizione sui punti isolati).
Definizione di funzione Lipschitziana
Una funzione f: A → R, con A ⊆ Rn, si dice Lipschitziana su A, se esiste una costante, detta costante di Lipschitz, L > 0, tale che per ogni coppia di punti x, y di A:
|f(x) - f(y)| ≤ L |x - y|.
Inoltre, una contrazione è una funzione Lipschitziana di uno spazio in se stesso, con costante di Lipschitz L < 1. E' evidente che se f è Lipschitziana su A, allora essa è anche uniformemente continua in A.
La continuità e la differenziabilità di funzioni definite tramite integrali
Teorema (Continuità della funzione integrale)
Sia f: A × R → R una funzione continua di n + 1 variabili reali e siano α(x) e β(x) due funzioni reali continue e definite in A. Allora la funzione integrale:
Φ(x) = ∫α(x)β(x) f(x, t) dt, risulta anch'essa continua in A.
Dimostrazione
Consideriamo inizialmente la funzione F: A × R → R, tale che:
F(x, y, z) = ∫yz f(x, t) dt, x ∈ A ⊂ Rn, y, z ∈ R
Provando che tale funzione è continua su A × R, allora anche la funzione Φ(x) = F(x, α(x), β(x)) lo sarà, essendo composizione di funzioni continue.
Fissando un punto (x0, y0, z0) ∈ A × R, si consideri un compatto K × [a, b] contenente un intorno del punto (x0, y0, z0). Utilizzando il teorema di Weierstrass si ha che esiste un M > 0 tale che |f(x, t)| ≤ M per ogni (x, t) ∈ K × [a, b].
Inoltre si ha che per ogni (x, y, z) ∈ K × [a, b]:
|F(x, y, z) - F(x0, y0, z0)| ≤ M|y - y0| + M|z - z0|.
Essendo la funzione g(x, t) = |f(x, t) - f(x0, t)| continua nel compatto K × [a, b], in base al teorema di Cantor essa sarà anche uniformemente continua, di conseguenza fissato un ε > 0 esiste un δ > 0 tale che scelta una qualunque coppia (x1, t1), (x2, t2) di punti di K × [a, b] aventi distanza minore di δ, risulta che:
|g(x1, t1) - g(x2, t2)| < ε.
In particolare, se (x1, t1) = (x, y) e (x2, t2) = (x0, y0), essendo g(x2, t2) = 0, allora si ha:
|g(x, t)| = |f(x, t) - f(x0, t)| < ε con |x - x0| < δ.
Se inoltre |y - y0| < ε, e |z - z0| < ε, si ottiene in conclusione che:
|F(x, y, z) - F(x0, y0, z0)| ≤ (2M + b - a)ε.
Teorema (Differenziabilità della funzione integrale)
Sia f: A × R → R una funzione continua di n + 1 variabili reali di classe C1 in A ed inoltre siano α(x) e β(x) due funzioni reali di classe C1 in A, allora la funzione integrale:
Φ(x) = ∫α(x)β(x) f(x, t) dt, e` ancora di classe C1 in A e le componenti del suo gradiente DΦ per ogni i ∈ {1, 2, ..., n} risultano:
∂Φ/∂xi = f(x, β(x))∂β(x)/∂xi - f(x, α(x))∂α(x)/∂xi + ∫α(x)β(x) ∂f/∂xi(x, t) dt.
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