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Perché si fa analisi economico-finanziaria?

Quali sono gli scopi? Perché ci sono dei limiti? Su quali profili si fa analisi? L'analisi di bilancio viene fatta per capire i risultati che l'azienda è stata in grado di conseguire, ma non solo: serve anche per desumere alcune linee di tendenza che possono aiutare a ipotizzare certi andamenti futuri. In questo senso, l'analisi di bilancio serve per valutare l'azienda sia in una prospettiva storica che in una prospettiva strategica.

Dal punto di vista storico, il bilancio è utile come strumento di controllo sulla gestione; invece, dal punto di vista prospettico, è utile come strumento di supporto ai processi decisionali. Lo scopo dell'analisi è andare a stimare il profilo finanziario e il profilo economico.

Profilo finanziario ed economico

Con la stima del profilo finanziario si va a vedere se ci sono le condizioni nell'azienda per far sì che questa possa essere capace di far fronte alle uscite con le proprie entrate, sia nel breve che nel medio/lungo periodo, mantenendo un certo grado di autonomia finanziaria. Quindi, dal punto di vista finanziario, si va a vedere la solidità (copertura delle uscite a medio/lungo termine) e la solvibilità (copertura delle uscite a breve).

Con la stima del profilo economico si va a vedere se l'azienda è in grado di generare un certo grado di redditività soddisfacente e durevole nel tempo. Con l'analisi non si va a dire con certezza che in futuro l'azienda genererà sufficiente redditività, che sarà solida e solvibile: si va a vedere se ci sono le condizioni per cui potrà esserlo.

Limiti dell'analisi

L'analisi ha dei limiti. Questi possono essere riassumibili in:

  • Non considerazione del parametro del rischio
  • Soggettività nella valutazione di alcune poste
  • Non tempestività nella redazione dei documenti
  • Prospettiva di analisi esterna

Uno dei principali limiti degli indici tradizionali è la mancanza del fattore rischio nelle stime. Questo giustifica il fatto che non siamo in grado di dire se la redditività generata dall'azienda sia soddisfacente, congrua ed equa. Il fattore rischio non è contenuto negli indici di redditività tradizionali, quindi anche a fronte di valori positivi non si può dire se questi per gli investitori sono considerati soddisfacenti perché non sappiamo qual è il loro rischio percepito sull'azienda.

La soggettività è un elemento fisiologico del bilancio, talvolta può essere anche talmente enfatizzata da renderlo un fattore patologico e quindi distorsivo della realtà della gestione. La discrezionalità è fisiologica in quanto per loro natura gli assestamenti derivano da stime (valutazioni sugli ammortamenti, sulle rimanenze, sui crediti). L’esercizio della discrezionalità su tali poste può diventare un elemento patologico quando questa si attua al fine di implementare politiche di bilancio tendenti all’eccessiva sopravvalutazione/sottovalutazione di alcune poste.

La non tempestività nella redazione dei documenti è un elemento non eliminabile perché, per quanto l'analisi possa essere svolta in modo tempestivo dopo la chiusura dell'esercizio, passerà sempre un certo arco temporale in cui la gestione continua e si rilevano fatti di gestione che possono essere anche rilevanti al fine del giudizio.

Spesso le analisi di bilancio vengono fatte da una prospettiva di analisi esterna, quindi da soggetti esterni all'azienda. Questo può rappresentare un limite perché solo se siamo interni possiamo cogliere certe informazioni, spesso dall'esterno vengono fatte supposizioni, approssimazioni sui dati.

Analisi dello stato patrimoniale

Modelli di riclassificazione

Quali tipi di modelli di riclassificazione possiamo seguire? Quando preferire l'uno o l'altro modello?

Lo stato patrimoniale può essere riclassificato secondo il criterio finanziario o gestionale. Il criterio gestionale è meno utilizzato dalle PMI, mentre è più utilizzato nelle grandi società perché ha un potenziale informativo aggiuntivo e diverso rispetto al criterio finanziario. La riclassificazione secondo il criterio finanziario è necessaria per la valutazione della solidità e della solvibilità dell'azienda, quindi per valutare l'equilibrio finanziario. Quindi questo metodo è utilizzato diffusamente. Invece, la riclassificazione per pertinenza gestionale si utilizza (in modo aggiuntivo spesso) se è necessario venire a conoscenza della PFN oppure per calcolare valori come il CIN e il ROA.

Il criterio di riclassificazione di tipo finanziario prevede che gli impieghi debbano essere riportati in funzione della loro liquidabilità (ovvero della loro attitudine a convertirsi in entrate), invece, le fonti devono essere riportate in funzione della loro esigibilità (ovvero del loro grado di impegno che generano nel breve o medio/lungo periodo).

Entrate e uscite nella riclassificazione finanziaria

Come si fa a vedere le entrate e le uscite che si sono succedute con la riclassificazione di tipo finanziario? (domanda fatta perché lui aveva sbagliato a rispondere)

Non si può vedere perché nello stato patrimoniale ci sono valori stock a fine anno. Per vedere le variazioni che si sono succedute nell'anno occorre il ReF.

Liquidità differite

Cosa si considera per liquidità differite nella riclassificazione di tipo finanziario?

Per liquidità differite in questo caso si intendono i crediti, i crediti per imposte anticipate, le attivita finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni e i ratei e risconti attivi esigibili entro l'esercizio successivo.

Collocazione dei crediti finanziari

Dove si collocano i crediti finanziari esigibili oltre i prossimi mesi nella riclassificazione di tipo finanziario?

I crediti finanziari con scadenza oltre l'esercizio successivo si collocano nell'attivo immobilizzato, nelle immobilizzazioni finanziarie. Quelli con scadenza entro l'esercizio successivo nell'attivo corrente, nelle liquidità differite.

Prospettica e storica

La riclassificazione di tipo finanziario, per quanto riguarda le entrate e le uscite, guarda al passato o al futuro?

La riclassificazione di tipo finanziario, come per l'analisi di bilancio in generale, deve essere letta sia in chiave storica che in chiave prospettica. Serve innanzitutto per vedere l'andamento della gestione aziendale e i risultati che è riuscita a conseguire, successivamente questo deve essere letto in ottica prospettica. Con lo stato patrimoniale finanziario, infatti, si va a vedere se l'azienda presenta una condizione di equilibrio finanziario, quindi se è capace di far fronte alle uscite con le proprie entrate ed essere al contempo solvibile e solida. L'esistenza di questo presupposto pone le basi per supporre che l'azienda abbia in futuro le condizioni per cui si possa ritenere che ci sia equilibrio. Inoltre, c'è anche da considerare il fatto che i valori dei crediti e debiti che saranno esigibili nel prossimo esercizio, quindi movimentazioni finanziarie future.

Indici di riclassificazione

La riclassificazione consente di individuare diversi indici…

Uno dei principali scopi per cui vengono fatte le riclassificazioni dei prospetti di bilancio è proprio quello di calcolare gli indici: si riclassifica il bilancio civilistico per ottenere dai suoi valori dei contenuti informativi maggiori. Tramite la riclassificazione secondo il criterio finanziario è possibile individuare diversi indici e margini. Gli indici più comunemente usati sono:

  • CCNF (indice di disponibilità) = attivo corrente – passivo corrente. Nasce dallo studio delle poste a breve, quindi è considerato un indicatore di solvibilità. È importante che questo abbia un valore positivo. Tuttavia, anche nel caso in cui questo sia positivo occorre approfondire l'analisi calcolando il margine di tesoreria secondario in modo da non ricomprendere il magazzino (che è la posta dell'AC meno liquidabile).
  • Margine di tesoreria secondario (indice di liquidità) = (liq. imm + liq. diff) – passivo corrente. Il valore di questo margine dovrebbe essere positivo. Però, come il CCNF, ha dei limiti: non si riesce a capire se quelle liquidità si genereranno in tempi utili per far fronte alle passività.
  • Margine di tesoreria primario = liquidità immediate – passivo corrente. Deve essere negativo. Se fosse positivo vorrebbe dire che c'è troppa liquidità inoperosa giacente sul c/c e non utilizzata nel ciclo produttivo.
  • Margine di struttura secondario = capitale permanente – attivo immobilizzato. Deve essere positivo, quindi mezzi propri e debiti a medio/lungo devono essere sufficienti a coprire gli investimenti a medio/lungo.
  • Margine di struttura primario (di autocopertura) = mezzi propri – attivo immobilizzato. Difficile che sia positivo però maggiore è il peso dei mezzi propri più si dice che l'azienda è solida.
  • Indice di rigidità = attivo immobilizzato/tot. Impieghi. Indica il peso dell’attivo immobilizzato sul capitale investito, quindi si parla di rigidità in questo caso perché riguarda scelte a medio/lungo che vincolano l'azienda. Varia a seconda dei settori.
  • Indice di elasticità = attivo corrente/tot. Impieghi. Complementare dell'indice di rigidità. È utile per valutare la capacità dell'azienda di contenere il magazzino, nella consapevolezza però che il just in time perfetto non esiste.
  • Indice di autonomia finanziaria = mezzi propri/tot. Impieghi. Secondo studi, se il capitale di proprietà risulta inferiore al 30% delle fonti vuol dire che riesce a finanziare poco le fonti, quindi l'azienda è molto esposta nei confronti di terzi e questo può generare situazioni di tensione finanziaria e di onerosità dei prestiti.
  • Quoziente di indebitamento = tot. debiti/mezzi propri. Si considerano tutti i debiti, sia di finanziamento che di funzionamento.

Questi indici di natura finanziaria però hanno il limite che non colgono la corrispondenza temporale, il susseguirsi nel tempo delle entrate e uscite. Quindi occorre supplire con gli indici di rotazione e durata per vedere il tempo di rientro dei crediti e di pagamento dei debiti.

Margine di struttura e margine di CCNF

In valore assoluto come devono essere il margine di struttura e il margine di CCNF? Cioè che rapporto ci deve essere?

Sia il margine di struttura secondario che il margine di CCNF devono essere positivi per far sì che possa mantenersi l'equilibrio finanziario. Dal punto di vista della solvibilità vorrebbe dire che si presume che l'azienda abbia sufficienti liquidità immediate, differite e magazzino per far fronte ai debiti a breve termine, dal punto di vista della solidità vuol dire che l'azienda dispone di un capitale permanente sufficiente a coprire l'attivo immobilizzato.

Margine di CCNF e margine di tesoreria secondario

Che differenza c’è tra il margine di CCNF e il margine di tesoreria secondario? Perché spesso non ci si limita all'analisi del CCNF e si calcola anche il margine di tesoreria?

Successivamente alla riclassificazione di tipo finanziario si può calcolare questi indici. Il margine di CCNF si calcola come la differenza tra AC – DB, mentre il margine di tesoreria secondario come (liq. imm + liq. diff) – DB. La differenza tra questi due margini sta nella considerazione o no del magazzino.

Quando si effettua l'analisi dal punto di vista finanziario occorre calcolarli entrambi però hanno una valenza informativa diversa. Il CCNF esprime se con il totale delle attività correnti siamo in grado di coprire tutte le passività correnti, quindi considera come elemento di copertura di tali fonti anche il magazzino. Tra le voci di AC questo è più lento da convertire in liquidità rispetto ai crediti (liquidità differite), quindi sotto certi punti di vista il CCNF ha una valenza informativa minore rispetto a quella del margine di tesoreria. Il margine di tesoreria secondario, infatti prende in considerazione le liquidità immediate sia le differite, quindi i valori che si avvicinano di più al concetto di entrata futura.

Margine di CCNF e di CCNO

Che differenza c’è tra il margine di CCNF e di CCNO?

Il margine di CCNF (capitale circolante netto finanziario) si può calcolare successivamente alla redazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario. Questo è dato dalla differenza tra AC – DB (l'attivo corrente e il passivo corrente) e viene detto anche indice di disponibilità.

Il margine di CCNO (capitale circolante netto operativo) si può calcolare dalla redazione dello stato patrimoniale secondo il criterio gestionale. Questo è dato dalla differenza tra le poste dell'attivo corrente di natura operativa (magazzino, crediti operativi) e tutti i debiti a breve termine di natura operativa (debiti di funzionamento v/fornitori, tributari, v/altri operativi).

Quindi, la differenza più evidente è che nel CCNO non è compresa la liquidità in quanto questa ha natura finanziaria, e nello SP gestionale sarà compresa o nell’area extra caratteristica in senso ampio o nell’area finanziaria in senso ampio. Poi un’altra differenza sta nel fatto che tutte le poste comprese nel CCNO hanno natura operativa, quindi tutti i debiti finanziari a breve non sono compresi (debiti v/banche a breve) e nemmeno la liquidità (cassa e banca). Invece, nel CCNF sì perché si guarda alla durata e non alla natura.

Magazzino e stima

Perché il magazzino è soggetto a stima?

Il magazzino è una delle voci contabili che, insieme ai crediti e agli ammortamenti, viene fatta in sede di assestamento dopo la chiusura del bilancio d’esercizio. Come per i crediti, spetta all’azienda valutarne l’ammontare tramite diversi metodi di valutazione che possono più o meno essere soggetti all’esercizio della discrezionalità. Per sua natura la discrezionalità è insita nella valutazione del magazzino proprio perché si deve provvedere a effettuarne una stima.

Proprio perché è necessario stimare e fare uso della propria discrezionalità, a volte se ne fa un uso eccessivo, utilizzando tale voce come mezzo per attuare delle politiche di bilancio volte alla sovrastima o alla sottostima delle voci di costo connesse. Pertanto, è necessario integrare questa analisi con il margine di tesoreria.

Segno del margine di tesoreria

Quale segno deve avere il margine di tesoreria?

Il margine di tesoreria primario è bene che sia negativo, altrimenti vorrebbe dire che c'è liquidità inoperosa giacente sul c/c bancario, quindi non utilizzata per il ciclo produttivo o per investimenti. Il margine di tesoreria secondario, invece è bene che sia positivo: vuol dire che ci sono sufficienti liquidità immediate e differite per far fronte ai debiti a breve termine.

Equilibri finanziari

Il fatto che il margine sia positivo ci dà sicurezza sugli equilibri finanziari? O ci possono essere delle incertezze?

No, anche se il margine di tesoreria secondario risulta positivo non si può dire mai che ci può essere la certezza che vi sia un equilibrio finanziario. Infatti, si tratta di un valore di stock a fine anno, non possiamo sapere come si susseguono nel tempo le entrate e le uscite, quindi se anche a fronte di un valore finale positivo si possano venire a creare situazioni intermedie di carenze di liquidità.

Indici di redditività

Indici di redditività: quali sono quelli più significativi? Che significato hanno?

Analizzare la redditività dell'azienda vuol dire andare a vedere se questa nel tempo ha dimostrato una stabilizzata attitudine a produrre una redditività positiva. Quindi si va a fare un raffronto su più esercizi per vedere se l'azienda ha prodotto una redditività positiva e l'andamento che ha avuto nel tempo.

Negli indici di redditività abbiamo al numeratore dei flussi di reddito e al denominatore degli stock di capitali che hanno concorso a generare quel reddito. Quindi la cosa fondamentale negli indici di redditività è l'omogeneità tra il numeratore e il denominatore: si confronta flussi di reddito che si devono riferire ad aree di gestione che sono le medesime nelle quali sono stati utilizzati gli stock di capitale considerati.

Uno degli indici principali da cui si parte nell'analisi di bilancio è il ROE (risultato d'esercizio/patrimonio netto). Questo però ha il grosso limite di essere un indicatore sintetico: sintetizza nel solo risultato d'esercizio il contributo della gestione caratteristica, extra caratteristica, finanziaria, straordinaria se c'è e tributaria. Sicuramente importante ai fini dell'analisi ma ha ridotta capacità segnaletica.

Ciò che ci interessa con l'analisi della redditività è andare a vedere la redditività delle varie aree di gestione per capire quali sono i fattori che hanno concorso e in quale misura a generare il reddito.

Cos'è il ROE?

Il ROE (return on equity) è uno dei principali indicatori di redditività che vengono calcolati in sede di analisi di bilancio. Si calcola come il rapporto risultato d'esercizio/patrimonio netto. È un indicatore che non necessita della riclassificazione per essere calcolato, infatti i valori considerati sono già presenti anche nel civilistico.

Può risultare necessario calcolarlo dopo la riclassificazione di bilancio qualora parte dell'utile sia stato distribuito. In questo caso, ci sarà un diverso valore di patrimonio netto rispetto al bilancio riclassificato. Infatti, nel civilistico tutto l'utile (indipendentemente dalla delibera di distribuzione) viene ricompreso come posta del patrimonio netto, invece, nel riclassificato l'utile distribuito viene spostato nelle passività a breve come "debito verso soci per dividendi". Quindi, a fini di maggior precisione, è utile calcolarlo dopo la riclassificazione.

Questo indice è negativo quando si ha una perdita. Peró nel caso in cui la perdita sia talmente grave che anche il patrimonio netto risulta negativo allora non ha più senso calcolarlo, altrimenti diventerebbe positivo. Questa è una situazione di collasso dell'azienda.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinadeluca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bilancio e analisi economico finanziaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Talarico Lucia.
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