ECONOMIA E MANAGEMENT
UNIVERSITÀ DI BOLOGNA, CAMPUS DI FORLÌ
ANALISI DELLA PERFORMANCE ECONOMICO-FINANZIARIA
SECONDO MODULO
ESAME DEL 13/01/2022
ANALISI DI BILANCIO PER FLUSSI
IL CONTROLLO DEI FLUSSI FINANZIARI ATTRAVERSO IL RENDICONTO
I flussi sono le variazioni subite dalle poste di bilancio, in particolare da quelle di stato patrimoniale;
vengono calcolati ed analizzati, cioè si producono veri e propri prospetti perché questi flussi dello stato
patrimoniale durante l’anno determinano delle variazioni delle risorse finanziarie. L’analisi per flussi
esamina la dinamica finanziaria.
Non esiste un unico prospetto di rendiconto finanziario, dipende dalla normativa a cui si fa riferimento: le
società di capitali seguono le disposizioni del Codice Civile (OIC 10), le aziende quotate, società con natura
finanziaria, seguono i principi contabili internazionali (IAS 7).
L’individuazione delle varie aree reddituali, e come esse hanno impattato sulle aree dei flussi è elemento
fondamentale, ha un valore informativo superiore ma è realizzata solo da un analista interno.
➢ CONTENUTI, LIMITI E FINALITÀ DELL’ANALISI PER FLUSSI
Finalità
La finalità del rendiconto finanziario e dell’analisi dei flussi finanziari è quella di comunicare qual è stata la
variazione totale subita dall’ammontare delle risorse finanziarie investite in azienda per effetto della
gestione annuale che è stata registrata.
Come ultima riga del rendiconto finanziario si trova la variazione totale subita dalle risorse finanziarie
aziendali, cioè la differenza tra l’ammontare di risorse esistenti all’inizio del periodo e tra l’ammontare di
quelle esistenti alla fine del periodo.
La finalità non è solo dare quell’ultimo valore di variazione totale, ma consentire attraverso l’esame di tutte
le voci precedenti che portano a quel valore di poter analizzare le ragioni che hanno portato a quella
variazione complessiva di risorsa finanziaria.
In termini concettuali il rendiconto è molto simile al conto economico, perché anche quest’ultimo ha tra le
sue finalità di consentire, attraverso i flussi economici, costi e ricavi di competenza dell’esercizio, di poter
esaminare quali sono le cause, le gestioni che hanno contribuito a registrare il risultato finale.
Il rendiconto finanziario permette di capire i flussi che si sono verificati durante l’anno, in incremento o
riduzione delle risorse finanziarie, ma anche le motivazioni, dunque le tipologie di operazioni per cui esse si
sono verificate. Questo consente da un lato di vedere se chi amministra l’azienda l’ha fatto bene, e
dall’altro di pianificare meglio il futuro.
Quando nell’analisi finanziaria si indica una variazione finanziaria subita col segno di fonte significa che ha
prodotto e liberato delle risorse finanziarie aggiuntive; viceversa, quando si classifica una variazione
finanziaria come impiego significa che ha assorbito e distrutto risorse finanziarie.
Nell’ambito dell’ultima riforma del 2016, che ha anche suddiviso tra bilancio ordinario e forme di
semplificazione, è stata resa obbligatoria la stesura del rendiconto finanziario, ma solo per le aziende che
redigono il bilancio in forma ordinaria. Per le piccole imprese invece tra le semplificazioni di bilancio c’è
anche la non obbligatorietà del rendiconto finanziario. 1
Noemi Ammirati
Il rendiconto finanziario mostra le variazioni intervenute non solo in termini totali, ma anche le cause, cioè
come e quanto, quali tipologie di operazioni hanno prodotto risorse e quali le hanno assorbite, e sono
rispettivamente classificate come fonti e impieghi.
Anche il conto economico evidenzia come è variato il valore di una posta patrimoniale, il patrimonio netto
in particolare, indicando quali sono i flussi economici, proventi e oneri, che hanno determinato quella
variazione.
Le operazioni gestionali vengono riportate non una ad una ma per gradi di categorie. C’è una discrasia forte
dell’analisi finanziaria rispetto a quella per lo stato patrimoniale e il conto economico.
Ad esempio, le immobilizzazioni nell’ambito economico e patrimoniale sono assoggettate ad un processo
di ammortamento, e il conto economico partecipa solo per la quota di competenza di quell’esercizio; per il
rendiconto finanziario invece si esce dalla logica economica, allora si riporta tutto il valore connesso al
costo di acquisto delle immobilizzazioni.
Va indicato tutto l’impiego di risorsa finanziaria determinato da quell’acquisto di immobilizzazione, e non
solo quello riferito all’esercizio, come si fa invece nel conto economico; si esce dalla logica economica per
entrare in quella finanziaria.
Il rendiconto serve a capire come le varie tipologie di operazioni aziendali hanno inciso in termini di
equilibri finanziari, indicando quest’ultimi in più momenti storici, non in uno solo.
Il rendiconto inoltre valuta quali tipologie di operazioni hanno determinato quelle mutazioni: questo
consente di misurare le capacità di chi ha amministrato l’azienda, ma anche di dare consigli a chi in futuro
deve pianificare l’operato dell’azienda, in modo da conciliare al meglio il numero di entrate e uscite.
L’analisi per flussi può essere svolta o sul bilancio di esercizio rivolto al passato per giudicare se chi ha
amministrato l’azienda l’ha fatto bene sotto il profilo finanziario, oppure sui budget, ossia stato
patrimoniale e conto economico preventivi, per dare indicazioni utili per contribuire alla solvibilità
aziendale.
A volte viene fuori che ad esempio in azienda si sono andati ad acquisire dei debiti bancari, finanziari su cui
vengono pagati oneri finanziari rilevanti quando in realtà le risorse erano già presenti; il timing spesso non
viene tenuto in considerazione, e non si osserva il fatto che magari c’erano dei crediti in scadenza dunque
sarebbero entrate risorse finanziarie in breve tempo da poter utilizzare.
Questi ragionamenti sono molto importanti, anche perché i finanziamenti costano oneri finanziari, che
sono di competenza dell’esercizio, quindi vanno ad incidere anche riducendo il risultato economico.
Questo implica che i tre equilibri sono tra loro collegati: agire bene tramite un’analisi degli equilibri
finanziari consente anche di migliorare le performance economiche e patrimoniali.
I limiti
L’analisi per indici non è sempre perfetta, ma ha dei limiti: l’analisi dei flussi finanziari sconta gli stessi limiti
che intaccano l’analisi del conto economico.
A differenza di stato patrimoniale e conto economico, che vengono redatti calcolando i saldi da ciascuna
posta, il rendiconto finanziario viene realizzato in modo derivato, partendo dai valori dello stato
patrimoniale e determinando delle variazioni. Proprio perché deriva i suoi valori dal bilancio, presenta i suoi
stessi limiti.
Errati criteri di classificazione delle voci, proprio perché il rendiconto finanziario viene steso in modo
indiretto: dopo aver steso lo stato patrimoniale, si giunge alla stesura del rendiconto finanziario proprio
tramite il calcolo delle variazioni. Per tale motivo se sono riclassificate male le voci di stato patrimoniale,
anche il rendiconto riporta una informativa con dei limiti, errori. 2
Noemi Ammirati
Errati criteri di valutazione delle poste, perché se vengono determinate in modo errato per forza anche il
valore flusso è pregiudicato nella sua correttezza.
Presenza di politiche di bilancio: se viene steso un bilancio usando le maglie large lasciate dal legislatore,
esse vanno ad intaccare il valore di conto economico e stato patrimoniale, di conseguenza anche del
rendiconto finanziario, il quale appunto deriva dallo stato patrimoniale.
Valori sottostimati in presenza di periodi di forte inflazione: i valori sono sottostimati perché tendono a
crescere nel tempo, mentre invece determinando i flussi, la differenza tra fine e inizio anno, non è più
precisa.
➢ LE CONFIGURAZIONI DI RISORSA FINANZIARIA INDEROGABILI
I circuiti aziendali e l’analisi per flussi
Il rendiconto finanziario è finalizzato ad indicare la variazione subita dalla risorsa finanziaria in un
determinato periodo di tempo per effetto della gestione; consente di esporre una serie di flussi che
permettono di spiegare le motivazioni per cui si è giunti alla voce finale.
Le risorse finanziarie possono avere diverse configurazioni da analizzare nel rendiconto finanziario: in
azienda, oltre al circuito economico che riguarda costi, ricavi, oneri e proventi di competenza dell’esercizio,
ci sono flussi di natura finanziaria. Essi possono essere individuati nel circuito monetario e nel circuito
finanziario.
Il circuito monetario indaga le variazioni subite dalla liquidità in senso stretto, cioè dalla risorsa liquida che
è già liquida, entrate e uscite di denaro; il circuito finanziario riguarda la liquidità in senso ampio, in quanto
nelle entrate non considera solo la liquidità ma anche i crediti, e tra le uscite non considera solo il denaro
ma anche i debiti.
Le configurazioni di risorsa finanziaria
Stendendo il rendiconto per prima cosa occorre chiedersi che tipo di configurazione di risorsa finanziaria si
vuole esaminare; esistono diverse configurazioni.
• La norma dell’OIC 10 indica come configurazione di risorsa finanziaria quella delle disponibilità liquide,
quindi il circuito monetario, la liquidità in senso stretto: al suo interno vengono inseriti i depositi bancari e
postali, gli assegni e il denaro e i valori in cassa.
L’ultima riga del rendiconto finanziario, se viene elaborato seguendo l’OIC, dà evidenza se e di quanto la
risorsa liquida è variata o meno da un anno all’altro per effetto della gestione. È facile dunque individuare
se è stato svolto bene l’esercizio o, in futuro, se è stato elaborato bene il rendiconto finanziario.
Dopo aver elaborato il rendiconto si fa una verifica: si va a vedere se l’ultima riga del rendiconto finanziario,
cioè la variazione totale subita dalle disponibilità liquide, equivale alla differenza che si trova andando negli
stati patrimoniali dell’anno precedente e di quello prima di esso; facendo la somma di tutte le disponibilità
liquide chiuse nei due anni, si osserva se quella variazione è la stessa che si ricava dal rendiconto
finanziario.
• Lo IAS 7 invece adotta una configurazione di risorse finanziarie diversa: si parla di liquidità ed equivalenti;
in questo caso si aggiunge alle voci considerate dall’OIC 10 una voce riferita agli investimenti finanziari a
breve termine. Essi sono delle modalità con cui le aziende possono usare delle liquidità ferme.
Non ci sono nell’OIC 10 perché in Italia non è tradizione delle aziende avere liquidità elevate; le aziende
estere invece hanno l’abitudine a non lasciare quelle liquidità ferme in conto corrente perché non rendono
nulla, ma ad impiegarle in investimenti finanziari di breve termine. 3
Noemi Ammirati
Lo fanno perché vogliono mantenerle come liquidità, e non inserirle in partecipazioni, investimenti
duraturi; per questo le mantengono nell’attivo circolante come modalità redditizie di investimento della
liquidità, andando ad acquistare titoli risk free e con scadenza a breve termine.
Gli investimenti finanziari di breve termine sono quelli di durata inferiore ai 3 mesi e facilmente liquidabili,
cioè vendibili facilmente e in tempi brevi perché esistono mercati regolamentati nei quali avvengono le
negoziazioni di quei titoli.
Sono titoli facilmente liquidabili, per questo sono considerati equivalenti alla liquidità, in quanto dopo
l’investimento nei titoli, se dopo poco tempo vogliono essere rivenduti per riportare in termini liquidi
quell’investimento, questo può essere fatto nel giro di breve termine.
• Per letteratura si intendono i libri e le tasse aziendali, non come prospetti per il bilancio d’esercizio, ma
come prospetti per il controllo interno: per il bilancio d’esercizio sono le normative che dicono come
redigerli, se invece il rendiconto finanziario viene redatto per controllo interno, c’è libertà di scelta delle
configurazioni di risorsa finanziaria anche in prospetto di presentazione che si ritiene più utile a fini interni,
gestionali.
In questo caso esiste nelle pratiche delle aziende, come strumento di controllo interno, l’attitudine di
elaborare dei rendiconti finanziari anche secondo il criterio del CCN finanziario.
Il concetto di CCN finanziario è un aggregato di voci, configurazioni, che ha al suo interno delle somme
algebriche: indica l’ammontare di liquidità mediamente investite nel ciclo operativo aziendale di breve
termine; è dunque collegato al concetto di breve termine, inteso con scadenza entro 12 mesi.
Il CCN finanziario deriva dalla differenza tra attivo corrente e passivo corrente, per i quali si intendono voci
che hanno scadenza entro i 12 mesi. L’attivo corrente nasce dalla somma delle liquidità più una serie di altri
investimenti correnti, ossia rimanenze, crediti, attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni,
ratei e risconti attivi; il passivo corrente comprende i debiti correnti e i ratei e risconti passivi.
Il CCN finanziario dunque è l’ammontare di risorse finanziarie mediamente investite nel ciclo finanziario di
breve dell’azienda.
Un rendiconto finanziario può avere la finalità di vedere quanto sia variato quell’ammontare di CCN
finanziario da un anno all’altro, e capire perché, quali voci si sono modificate da un anno all’altro, e quale
impatto questo ha generato sul totale.
• Un’altra configurazione di CCN spesso usata nelle pratiche aziendali è il concetto di CCN tipico; in questo
caso non ci sono più i concetti di attivo e passivo corrente, ma si considera il concetto di attivo circolante e
quello di passivo circolante tipico: viene fatta un’ulteriore individuazione delle voci.
Nel caso dell’attivo circolante tipico, ad esempio se ci fossero delle rimanenze non connesse al ciclo
operativo dell’azienda, all’oggetto sociale, in quel caso non vanno riportate; è possibile che un’azienda,
oltre ad avere rimanenze legate al proprio modulo di combinazione produttiva, abbia anche rimanenze di
altre merci, riguardanti magari un’attività accessoria. Esse non vanno considerate.
Un’altra differenza riguarda il passivo circolante tipico, rappresentato dal TFR: il concetto di passivo
circolante tipico considera anche l’ammontare della quota TFR che nell’anno viene destinata al proprio
personale; questo perché la quota destinata ogni anno va ad alimentare normalmente un debito di medio
lungo termine, non di breve.
Nel concetto di CCN tipico se il personale per cui è maturato quel trattamento è impiegato nell’attività
tipica aziendale, allora va considerato: il concetto di CCN tipico è proprio l’ammontare di risorse investite in
modo circolante, corrente, per la realizzazione dell’attività caratteristica aziendale. 4
Noemi Ammirati
Viceversa, non vanno indicati i crediti e debiti di natura finanziaria: se nel concetto di CCN finanziario si
trovano tutti i debiti di natura finanziaria con scadenza entro i 12 mesi, in quello di CCN tipico la
discriminante è che debiti e crediti siano connessi all’attività tipica, caratteristica dell’azienda.
Nel concetto di CCN tipico ci sono anche eventuali debiti con scadenza oltre i 12 mesi, connessi ad esempio
all’acquisto di beni che servono per portare avanti l’attività tipica caratteristica, con scadenze, debiti verso i
fornitori, oltre i 12 mesi; vanno inseriti perché connessi all’attività circolante tipica.
• Un’altra configurazione di risorsa finanziaria, molto usata nella prassi, soprattutto dalle società quotate, è il
concetto di posizione finanziaria netta; è un aggregato di voci che nasce dalla differenza tra tutti i debiti
finanziari, sia di breve che di lungo termine, e tutte le attività finanziarie a breve termine.
Normalmente è un risultato negativo, ma è fisiologico, se non lo fosse ci sarebbe un errore nella
pianificazione dei flussi finanziari: significherebbe che l’azienda, tra la liquidità che ha già in conto corrente
e tutti i crediti, verso clienti e diversi, in scadenza a breve, è più che in grado di coprire tutti debiti finanziari
che ha.
Per tale motivo non ha senso assumere altri debiti finanziari su cui si va a pagare degli oneri finanziari,
perché l’azienda è già in grado di gestire l’attività attingendo dalle risorse monetarie già liquide più quelle a
breve; ci sarebbe dunque un errore di pianificazione finanziaria.
Proprio per questo l’aggregato della posizione finanziaria netta è fisiologicamente negativo; diventa
patologico quando è molto negativo, il valore negativo è molto elevato, e diventa difficile perché si crea un
rischio aziendale molto elevato.
Al di là delle configurazioni richieste dalla normativa (OIC e IAS), comunque, soprattutto in grandi aziende,
sono usate anche le altre configurazioni.
➢ LOGICA DI DETERMINAZIONE DEI FLUSSI FINANZIARI
Grandezze fondo e grandezze flusso
Innanzitutto vanno determinati i flussi delle singole poste di stato patrimoniale; una volta determinati
vengono presi uno ad uno e riclassificati per esporli nel rendiconto finanziario.
L’approccio di stesura del rendiconto finanziario parte dalla stesura di un foglio di lavoro; esso non è un
documento obbligatorio, ma è molto suggerito, è un documento intermedio che consente di passare dagli
stati patrimoniali alla stesura del rendiconto finanziario, che è un documento di natura scalare.
In maniera preliminare si stende un foglio di la
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