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In questa seconda accezione il CCN (MaSA) assume implicitamente anche una seconda finalità

segnaletica, in quanto quando positivo implica che i fabbisogni finanziari durevoli rappresentati dal

capitale fisso sono stati comunque coperti con finanziamenti durevoli.

Al contrario, un CCN (MaSA) negativo implica che la copertura dei fabbisogni connessi con il

capitale fisso è avvenuta non solo attraverso il capitale proprio (condizione di ottimo) e una parte

delle passività consolidate (condizione di minimo), bensì utilizzando anche parte delle passività

correnti.

c) Margine di Tesoreria (MT): (l + L) – p. Liquidità immediate/differite meno passività correnti ed

esprime pertanto un “sintomo” in relazione a questo ultimo aspetto: un MT positivo deriva da una

situazione patrimoniale in cui il denaro che l’impresa già ha, incrementato dagli incassi attesi

“misurati” dagli elementi patrimoniali costituenti le liquidità differite, è superiore agli esborsi attesi

per fronteggiare le passività correnti.

NB. Ovviamente, nel caso di un CCN negativo, anche MT sarà negativo. Nel caso in cui:

- Il CCN sia negativo, anche il MT e il MS saranno negativi;

- Il MS sia positivo, anche il CCN sarà positivo.

Dall’analisi per margini, dunque, possono emergere le cinque situazioni tipo:

Situazione 1: MS positivo; CCN positivo; MT positivo.

Questa prima situazione può dirsi ottimale:

 Vi è una più che buona situazione di liquidità: le sole liquidità immediate sono già più che sufficienti

a far fronte ai rimborsi/utilizzi attesi (le passività correnti);

 Vi è una buona situazione finanziaria: CCN è largamente positivo;

 Vi è un adeguato livello di patrimonializzazione relativa: il margine di struttura positivo indica che

l’impresa è stata più che capace di coprire i fabbisogni finanziari connessi con le attività-

investimenti durevoli mediante finanziamenti permanenti

Situazione 2: MS negativo; CCN positivo; MT positivo.

 Vi è una più che buona situazione di liquidità;

 Vi è una buona situazione finanziaria: CCN è largamente positivo

 Non vi è un adeguato livello di patrimonializzazione relativa: il margine di struttura negativo indica

che l’impresa non è stata capace di coprire i fabbisogni finanziari connessi con le attività-

investimenti durevoli esclusivamente mediante finanziamenti permanenti, ma ha ottenuto questa

copertura utilizzando in parte passività consolidate.

L’impresa presenta possibili problemi di solidità patrimoniale e di equilibrio finanziario nel medio-lungo

termine.

Situazione 3: MS positivo; CCN positivo; MT negativo.

Questa terza situazione è già pericolosa:

 Vi sono difficoltà nella gestione della liquidità;

 Vi è tuttavia un CCN positivo, anche se determinato dall’ammontare delle rimanenze di magazzino;

 Vi è però un adeguato livello di patrimonializzazione relativa: il margine di struttura positivo indica

che l’impresa è stata più che capace di coprire i fabbisogni finanziari connessi con le attività-

investimenti durevoli mediante finanziamenti permanenti.

La gravità di questa situazione dipenderà dall’ampiezza del MT negativo.

Situazione 4: MS negativo; CCN positivo; MT negativo.

Questa quarta situazione è molto pericolosa:

 Vi sono difficoltà nella gestione delle liquidità;

 Vi è un CCN positivo, anche se determinato dall’ammontare delle rimanenze di magazzino;

 Non vi è un adeguato livello di patrimonializzazione: il margine di struttura negativo indica che

l’impresa non è stata capace di coprire i fabbisogni finanziari connessi con le attività-investimenti

durevoli esclusivamente mediante finanziamenti permanenti, ma ha ottenuto questa copertura

utilizzando in parte passività consolidate.

L’impresa presenta simultaneamente sia problemi di solvibilità, sia problemi di solidità patrimoniale e

di equilibrio finanziario nel medio-lungo termine.

Situazione 5: MS negativo; CCN negativo; MT negativo.

Questa quinta situazione è critica, in quanto evidenzia condizioni patologiche in cui:

 Vi sono difficoltà nella gestione della liquidità

 Vi è un CCN negativo;

 Di conseguenza, anche il margine di struttura è negativo.

L’impresa presenta problemi immediati per la sua stessa sopravvivenza. Una situazione come questa

richiederebbe l’intervento dei soci per ricapitalizzare l’impresa e/o il tentativo di cercare di consolidare

parte dei debiti di breve termine.

La presenza di un margine di struttura negativa, in presenza di un CCN e di un margine di tesoreria

positivi, esprimerebbe la necessitò di monitorare con attenzione le condizioni prospettiche di medio-

lungo termine, senza tuttavia generare allarmi rispetto al breve termine.

La presenza di un CCN negativo deve invece essere intesa come un segnale di allarme acuto e

immediato circa la capacità dell’impresa di sapersi rapportare al vincolo della solvibilità finanziaria.

Le analisi per indici

Gli indici di bilancio costituiscono strumenti diagnostici funzionali a favorire la lettura e l’interpretazione

dei dati emergenti dal processo di riclassificazione dei documenti contabili componenti il bilancio di

esercizio. Permettono all’analista il formarsi di un giudizio:

 Sulle condizioni economico-reddituali, patrimoniali e finanziarie;

 Sulle cause che hanno inciso su tali condizioni.

L’impianto complessivo del sistema per indici può essere schematizzato nel seguente modo:

a) L’aspetto reddituale – verifica delle condizioni connesse con il perseguimento dell’obiettivo

finalizzante l’impresa – viene investigato attraverso due “famiglie” di indici, che procede dal

generale al particolare, per esaminare l’aspetto reddituale:

- Nella sua globalità

- Con specifico riferimento agli effetti prodotti dalla gestione caratteristica.

b) L’aspetto finanziario investigato attraverso due gruppi di indici, per esplicitare informazioni circa le

condizioni da cui dipende l’equilibrio finanziario-monetario.

c) L’aspetto patrimoniale investigato attraverso tre gruppi di incidici, per esaminare le condizioni da

cui dipende la solidità del patrimonio aziendale.

I valori dei singoli indici non hanno un immediato significato in sé, ma rappresentano idealmente tante

tessere attraverso la cui composizione dovrebbe emergere il ritratto della situazione aziendale.

Indici per l’analisi della reddittività complessiva

Questa prima famiglia di indici si prefigge lo scopo di esaminare l’aspetto economico-reddituale della

gestione nel suo complesso; segue una “logica piramidale” che procede dall’indice sintetico, che ha il

compito di cogliere complessivamente il fenomeno indagato, a indici più analitici, che hanno la funzione di

evidenziare i fattori da cui esso dipende.

La costruzione di questi indici richiede l’utilizzo di dati esposti sia nel CE che nel SP riclassificati; grandezze,

dunque, aventi natura diversa in quanto:

 i valori tratti dal CE esprimono delle grandezze flusso;

 i valori tratti dallo SP esprimono delle grandezze fondo.

A causa di tale natura eterogenea, i valori di stato patrimoniale devono essere assunti attraverso un valore

medio, ottenuto dalla semisomma delle grandezze presenti negli stati patrimoniali iniziale e finale ((valore

iniziale + valore finale) / 2).

1. Indice di reddittività del capitale proprio – ROE (Return On Equity): è l’indice che esprime il tasso di

reddittività netta del capitale proprio; mostra in termini percentuali il “ritorno” ottenuto dai soci

sul capitale investito nell’impresa. L’indice è costruito rapportando il risultato netto di periodo (RN)

al capitale netto medio (N): RN/N.

NB. Nelle aziende for profit, il ROE indaga la capacità dell’azienda di conseguire l’obiettivo di

remunerare adeguatamente il capitale di rischio; tanto più elevato è il valore durevolmente

espresso dall’indice, tanto più soddisfacente è la situazione sotto l’aspetto economico.

Il ROE indica dunque in quale misura nel periodo considerato l’impresa sia stata complessivamente

in grado di remunerare il capitale in essa investita dai soci.

Il ROE può essere considerante come la risultante (il prodotto) che emerge moltiplicando i tre

seguenti indici:

a) Tasso di redditività degli investimenti – ROIg (ROG/K)

b) Rapporto di indebitamento (K/N)

c) Incidenza della gestione extraoperativa (RN/ROG)

2. Indice di redditività del capitale investito – ROIg (Return On Investment): esprime in termini

percentuali in quale misura l’impresa ha saputo far rendere il capitale da essa complessivamente

investito: ROG/K.

Fornisce la misura sintetica della capacità dell’impresa di saper investire in condizioni di adeguata

remuneratività.

3. Rapporto di indebitamento (in forma indiretta: K/N; in forma diretta: T/N). Nella forma indiretta

assume valori che vanno da 1 (ipotesi teorica in cui la totalità dei finanziamenti medi aziendali

coincida esclusivamente con quelli propri) in poi.

Nella forma indiretta, l’indice rapporta i finanziamenti medi direttamente o indirettamente

riconducibili a soggetti terzi ai finanziamenti propri.

4. Indice di incidenza della gestione extraoperativa sul risultato operativo globale: evidenzia

sinteticamente il peso che i componenti economici esterni ai circuiti di investimento hanno avuto

nel determinare il risultato netto di periodo: RN/ROG. L’indice assume sempre valori inferiori a 1.

5. Indice di onerosità dei finanziamenti di terzi – ROD (Return on Debts): rapporta gli oneri finanziari

sostenuti dall’azienda nel periodo al valore medio dei finanziamenti di terzi. OF/T

Ne emerge un valore che mostra una sorta di tasso di interesse medio che l’azienda corrisponde

per l’utilizzo dei finanziamenti diversi da quelli propri.

*La leva finanziaria

Il ROD non compare nella relazione matematica prima proposta per spiegare il ROE, tuttavia incide in modo

determinante sulla redditività netta d’impresa. Ciò si comprende rapportandolo al ROIg: se infatti il tasso di

redditività degli investimenti aziendali (cioè del capitale investito) è superiore al tasso di onerosità dei

finanziamenti da terzi, emerge un differenziale positivo tra quanto rende e quanto costa il capitale ottenuto

dai terzi stessi, differenziale che almeno in parte va a plusremunerare il capitale di pertinenza dei soci.

Dunque, al verificarsi della condizione ROIg > ROD è possibile fare leva sull’indebitamento per migliorare il

tasso di redditività netta (ROE) – da qui l’espressione di “leva finanziaria”.

La comprensione della leva finanziaria richiede dunque un modo alternativo per “spiegare” il ROE:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management e marketing
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher karimtoncelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi di bilancio e analisi dei costi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Tieghi Marco.

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