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Analisi di bilancio: domande esame

Contenuti del corso:
Il corso fornisce innanzitutto un inquadramento sulla composizione del bilancio e sui principi di redazione. Successivamente, il corso si focalizza sugli strumenti idonei per la lettura e l’interpretazione del bilancio, partendo dalla riclassificazione dei prospetti, e terminando con la costruzione dei principali margini ed indici di liquidità, solidità... Vedi di più

Esame di Analisi di bilancio docente Prof. C. Caserio

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Cosa prevede il principio di realizzazione dei ricavi nel caso di prestazione

dei servizi?

In caso di prestazione di servizi a un proprio cliente, il ricavo è riconosciuto nel periodo

in cui il servizio viene reso. Se un’impresa immobiliare riceve un pagamento in

contanti da un locatario in gennaio, e, in cambio, gli consente di utilizzare un

appartamento a febbraio, marzo, aprile, il proprietario riconoscerà il ricavo a febbraio,

marzo ed aprile. Questo tipo di provento è detto fitto attivo.

Quando una banca presta del denaro rende un servizio, concedendo al soggetto

finanziario, l’uso del denaro per un preciso periodo di tempo. Per tale servizio, la banca

ottiene un provento denominato interesse attivo e, in accordo con il principio di

realizzazione dei ricavi, tale interesse è riconosciuto nel periodo o nei periodi in cui il

soggetto finanziario può utilizzare il denaro.

Lezione 14 – le attività monetarie

Cosa si intende per attività monetarie?

Le attività monetarie sono costituite dalle disponibilità liquide e dai crediti, ossia della

promesse dei terzi di pagare all’azienda uno specifico importo di denaro. Ne sono

esempi i crediti verso clienti, le cambiali attive, le obbligazioni. Le attività monetarie

includono la cosiddetta liquidità immediata e le liquidità differite, ossia i crediti

destinati a tramutarsi in denaro.

A quale valore sono iscritte in bilancio le attività monetarie?

Nello stato patrimoniale le attività monetarie sono iscritte al valore ce si è

ragionevolmente certi di incassare (il cosiddetto valore di realizzo). Per questo si pone

il problema di svalutare l’eventuale porzione di attività monetarie rappresentate da

crediti inesigibili. Al contrario, le attività non monetarie, come gli immobili e i

macchinari, sono iscritti al costo, a meno che non si possano applicare i principi

contabili internali IAS/IFSR (che danno la possibilità di iscriverli al valore di mercato).

Cosa indica l’indice di durata dei crediti? Come viene calcolato l’indice di

durata dei crediti?

La durata media dei crediti rappresenta il numero di giorni di dilazione mediamente

concesso ai propri clienti per l’incasso delle vendite a credito. Questo indice si misura

rapportando i crediti verso clienti iscritti in bilancio al valore giornaliero delle vendite a

credito.

Quali sono i limiti dell’indice di durata dei crediti?

Alcuni limiti di questo indice sono legati al fatto che presume che le vendite sino

distribuite uniformemente durante tutto l’anno, mentre ciò non sempre accade,

soprattutto nei settori stagionali. Inoltre, esso presume che la dilatazione concessa sia

la stessa per tutti i clienti, mentre nella realtà è possibile che l’azienda diversifichi

notevolmente questo aspetto della propria politica commerciale, per fasce diverse di

clienti.

Lezione 15 – i costi

Cosa si intende per costo?

La spesa necessaria per ottenere la proprietà o la disponibilità di qualcosa o per

compiere una qualsiasi operazione economica.

Cosa prevede il principio di correlazione tra costi e ricavi? 9

La relazione tra i costi ed i ricavi è trattata dal “principio di correlazione tra i costi e i

ricavi”, ossia il principio di competenza. Mentre il principio di realizzazione dei ricavi

sancisce che i ricavi vengano riconosciuti nel periodo in cui sono consegnati i relativi

beni o prestati i relativi servizi, il principio di correlazione tra costi e ricavi afferma che

“ i costi associati ai ricavi di un esercizio vanno contabilizzati in quello stesso periodo.

Cosa deve avvenire affinché un costo sia considerabile di competenza dell’esercizio?

Se si verifica la vendita allora il costo sarà considerato di competenza, in quanto avrà

partecipato alla realizzazione del relativo ricavo.

Lezione 16 – il costo del venduto

Cosa si intende per costo del venduto?

Il costo del venduto è un altro esempio di applicazione del principio di correlazione tra

costi e ricavi.

Per costo del venduto si intende il costo della produzione venduta e quindi non si tiene

conto della produzione realizzata.

Proporre un esempio numerico di calcolo del costo del venduto

Se l’azienda vende due automobili nel corso di un mese, di cui una costa €32.000,00

(prezzo di vendita €36.000,00) e l’alta costa €15.000,00 (prezzo di vendita

€20.000,00), si verifica che:

1. I ricavi di vendita registrati per il periodo amministrativo ammonteranno a €

56.000,00 (cioè €36.000,00 + €20.000,00).

2. Il costo del venduto sarà pari a €47.000,00 (cioè €32.000,00 + €15.000,00).

Qual è la differenza tra costi di produzione e costo del venduto di

un’azienda?

Il costo del venduto non coincide con il costo di produzione. Il totale dei costi di

produzione, infatti, include anche i costi sostenuti per generare il magazzino, mente il

costo del venduto considera soltanto i costi sostenuti per ottenere la produzione che si

è venduta.

Cos’è il criterio del costo specifico?

Il criterio del costo specifico si può applicare quando il costo delle materie o delle

merci sia identificabile agevolmente in modo diretto.

Lezione 17 – il costo del venduto

Cosa si intende per metodo indiretto per il calcolo del costo del venduto?

Se un’attività non dispone di un registro perpetuo per misurare il costo specifico di

ciascun articolo a magazzino, allora dovrà ricorre al metodo indiretto. Questo metodo

presume che i prodotti che non sono stati disponibili per la vendita durante un periodo

amministrativo, al termine dell’anno si siano tradotti o in magazzino finale o in

vendite. Infatti, gli articoli presenti nel magazzino iniziale in data 1/1 sono sez’altro

disponibili per la vendita nel corso dell’anno. Allo stesso modo, gli articoli aggiuntivi

acquistati ed offerti al pubblico sono stati disponibili per la vendita nello stesso anno.

Qual è il ruolo dell’inventario perpetuo per il calcolo del costo del venduto?

Il calcolo del costo del venduto prevede l’esistenza di un inventario perpetuo, ossia di

un contabilità di magazzino puntuale, in grado di rilevare tutti i prelevamenti e di

attribuire i relativi costi specifici.

Perché per il calcolo del costo del venduto è necessario effettuare un

inventario fisico?

Lo scopo dell’inventario fisico è calcolare indirettamente il costo dei prodotti che sono

stati venduti, ogni articolo è iscritto al costo. Calcolare il magazzino finale di un 10

periodo equivale a valorizzare anche il magazzino iniziale del periodo successivo. Ogni

anno, è sufficiente effettuare un unico inventario fisico. Anche le aziende che

applicano il metodo del magazzino perpetuo effettuano l’inventario fisico almeno una

volta l’anno, perché esso potrebbe rivelare che il magazzino finale effettivo sia

inferiore a quanto indicato nei registri a causa di furti, errori di registrazione o perché

alcuni articoli sono stati eliminati.

Lezione 19 – le variazioni delle rimanenze

Quando è possibile utilizzare il metodo dell’identificazione specifica?

Se esiste la possibilità di tenete traccia del costo d’acquisto di ciascun articolo (ad

esempio applicando un codice a barre), allora è possibile accertare il costo effettivo

della singola unità venduta. Utilizzare questo metodo, denominato metodo

dell’identificazione specifica, è una prassi consueta quando si commercializzano beni

di altro valore, come automobili o prezzi unici come quadri, gioielli. In alcuni casi

questo metodo è utilizzabile anche con oggetti poco costosi (in caso si faccia ricorso ai

codici a barre).

Cosa si intende per costo medio ponderato?

Con il costo medio ponderato si valorizzano gli scarichi calcolando la media ponderata

di tutti i valori di carico.

Cosa si intende per LIFO e FIFO?

Nell’ambito dei processo di valorizzazione delle scorte, molte aziende adottano

l’ipotesi FIFO (first in, first out), esclusivamente ai fini della redazione del bilancio, per

convenzione contabile, ossia a prescindere dall’effettiva modalità di scarico e carico

fisco dei prodotti in magazzino. I prodotti entrati ne magazzino per primi (first in),

siano anche i primi ad uscire per far fronte alle vendite (first out). Applicando questo

metodo, si presume che i prodotti più vecchi siano stati venduti, mentre i prodotti più

nuovi siano conservati in magazzino.

Lezione 20 – metodi di valorizzazione delle rimanenze a confronto

Quali sono le caratteristiche principali del LIFO?

Secondo il metodo LIFO, le partite acquistate (o prodotte) per ultime, sono le prime ad

essere vendute (o utilizzate per la produzione), perciò restano conservate in

magazzino le partite relative agli acquisti (o alle produzioni) più remote.

Quali sono le distorsioni che il LIFO potrebbe provocare ?

Il metodo del LIFO crea però anche alcune distorsioni, dovute al fatto che, in regime di

prezzi crescenti, determinerà un valore delle rimanenze a costi inferiori dei costi storici

recenti.

Quali sono le caratteristiche del FIFO?

Secondo il metodo FIFO, le partite acquistate (o prodotte) per prime, sono le prime ad

essere vendute (o utilizzate per la produzione), perciò restano conservate in

magazzino le partite relative agli acquisti (o alle produzioni) più recenti.

Quali sono le differenze tra LIFO e FIFO? Quali implicazioni hanno sul

bilancio?

Il metodo del LIFO, in fase di prezzi crescenti, riduce gli effetti dell’inflazione sui

risultati di periodo rispetto al FIFO o al metodo del costo medio ponderato e garantisce

una migliore correlazione tra ricavi e costi, contrapponendo a ricavi recenti, costi più

recenti.

Il metodo del LIFO porta ad una contrazione degli utili, in regime di prezzi crescenti, ed

un aumento degli utili in regime di rezzi decrescenti (l’effetto sugli utili è dovuto alla

valorizzazione delle rimanenze). 11

Cosa indica l’indice di rotazione delle rimanenze?

L’indice più utilizzato per analizzare la dimensione delle giacenze di magazzino è

l’indice di rotazione delle scorte o turnover delle rimanenze. Esso si ottiene

rapportando il coso del venduto ed il valore delle rimanenze in magazzino: Indice di

rotazione delle rimanenze = Costo del venduto/ valore magazzino.

Il valore dell’indice può variare a seconda della natura dell’attività d’impresa. Anche la

stagionalità delle vendite può modificare il valore dell’indice di rotazione. Nei casi in

cui la stagionalità ha una forte influenza sulla giacenza delle materie, è più utile

calcolare l’indice sia nei periodi di picco stagionale che in bassa stagione. La rotazione

delle rimanenze può ridursi sia perché il livello delle rimanenze è deliberatamente

fatto crescere per anticipare un aumento atteso delle vendite, sia perché le vendite si

sono ridotte improvvisamente, lasciando un eccesso di giacenze in essere. Nel primo

caso, potrebbe essere un evento favorevole e voluto, nel secondo caso, può dipendere

da un evento sfavorevole e subito, ma il valore dell’indice non fornisce elementi

riguardo alle cause.

Lezioni 21 – analisi di bilancio

Quali sono le origini storiche dell’analisi di bilancio?

La pratica di analizzare i bilanci sembra si sia diffusa a cavallo tra le due guerre, negli

Stati Uniti. Dal punto di vista scientifico i pionieri dell’analisi di bilancio sono gli

americano Bliss, Guthmann, Wall, Duning, Gilman e Fixel. In Itali l’interesse per questa

tematica si è diffuso molto più tardi, dopo la seconda guerra mondiale.

Quali sono le finalità dell’analisi di bilancio?

Lo scopo dell’analisi è diagnosticare, in tempi ragionevolmente contenuti, lo stato di

salute di un’impresa. In termini più semplici, l’analisi di bilancio consente anche a

soggetti con informazioni limitate ai soli bilanci di esercizio e che non hanno possibilità

di effettuare accessi diretti presso le imprese, di potere effettuare un check-up sullo

stato di salute de un’impresa, verificandone il grado di redditività, solidità e solvibilità.

L’utile d’esercizio ad esempio è privo di significato se non viene correlato al patrimonio

netto dell’impresa oppure al fatturato. Da qui la necessità di porre in relazione tra di

loro i dati di bilancio.

Chi sono i destinatari dell’analisi di bilancio?

I destinatari dell’analisi di bilancio sono tutti coloro interessati, per un motivo o per un

altro, allo stato di salute dell’impresa. Generalmente questi soggetti sono:

- I soci

- I finanziatori esterni (banche, istituti di credito, ecc..)

- Clienti e fornitori

- Concorrenti

- Dipendenti e soci

- La stampa, la pubblica opinione, ecc. se l’azienda ha rilevanza nazionale (o

internazionale).

Quali sono le differenze principali tra analisi di bilancio esterne ed analisi

interne?

Per analisi esterne si intendono tutte quelle analisi effettuate mediante la tecnica degli

indici di bilancio da parte di operatori che sono in possesso della sola informativa

esterna aziendale.

Per analisi interne si intendono tutte quelle analisi effettuate da soggetti che, oltre a

disporre dell’informativa esterna, possono accedere ad ulteriori informazioni aziendali

12

e, sono a conoscenza della qualità dell’informazione esterna. I soggetti sanno se e in

che misura sono affidabili i dati provenienti dai bilanci d’esercizio.

Lezione 22 – la comparazione nello spazio e nel tempo

In cosa consiste la comparazione nello spazio?

La comparazione condotta nello spazio è quelle effettuata confrontando la condizione

dell’azienda con la condizione delle altre imprese operanti nel medesimo settore.

Come si conduce la comparazione nello spazio?

La comparazione può essere effettuata confrontando gli indici di bilancio dell’azienda

analizzata con: gli indici delle principali imprese concorrenti e gli indici riferiti alla

media del settore di appartenenza.

In cosa consiste la comparazione nel tempo?

Una comparazione condotta nel tempo, è quella con cui gli indici di bilancio

dell’azienda analizzata sono posti a confronto con gli indici di bilancio della stesa

azienda ma riferiti ai periodi precedenti. Quest’analisi consente di seguire l’evoluzione

della performance aziendale e di comprendere, se l’azienda stia migliorando o

peggiorando.

Cosa si intende per comparazione nello spazio in senso assoluto?

Un giudizio in senso assoluto è esprimibile solo qualora si disponga di parametri di

confronto che abbiano una validità assoluta nello spazio. Questo accade raramente,

salvo quei casi in cui sia evidente, in senso assoluto, una situazione squilibrata. Ad

esempio, se un’azienda ha un importo di debiti finanziari cinquanta volte superiore

all’importo del patrimonio netto, risulta eccessivamente indebitata, in senso assoluto.

Perché è importante interpretare i risultati emergenti da tutte e due le

tipologie di comparazione?

Se un’impresa è molto indebitata in senso assoluto, ma il trend dell’indebitamento

risulta in costante miglioramento, ciò rappresenta un indubbio elemento di confronto

per l’analista finanziario. Al contrario, se gli indici fossero positivi me seguissero un

andamento decrescente se analizzati nel loro trend temporale, questo sarebbe un

elemento di preoccupazione per l’analista finanziario.

Lezione 23 – le fasi dell’analisi di bilancio

Quali sono le fasi da seguire per svolgere un’analisi di bilancio?

Le fasi da seguire per svolgere un’analisi di bilancio sono:

1. Studio preliminare del mercato in cui opera l’impresa da analizzare.

2. Reperimento della documentazione e valutazione sommaria circa la sua

attendibilità.

3. Riclassificazione dei bilanci ufficiali.

4. Calcolo degli indici.

5. Interpretazione degli indici e formulazione del giudizio sullo stato di salute

dell’impresa.

Cosa prevede la fase uno? Perché è importante?

Fase 1 - studio preliminare in cui opera l’impresa da analizzare. 13

Attraverso l’analisi di bilancio gli operatori studiano l’evoluzione della performance

dell’impresa, cercando di comprendere quale potrebbe essere, nel futuro, lo stato di

salute dell’azienda esaminata e dunque l’evoluzione del grado di rischio del loro

investimento (reale o potenziale) nella stessa impresa.

Per fare questo, occorre analizzare due tipologie di variabili, endogene ed esogene.

Le variabili endogene sono le variabili legate alla performance, alla struttura

economica, finanziaria e patrimoniale dell’impresa, alla sua posizione competitiva sul

mercato, alla capacità di management, ecc.

Le variabili esogene sono le variabili legate alle prospettive generali del settore di

appartenenza dell’azienda esaminata.

Cosa prevede la fase due?

L’analisi esterna è basata principalmente sulla documentazione “ufficiale”

dell’impresa, ovvero da bilanci e relativi allegati. L’analisi dovrà prendere in

considerazione gli ultimi tre esercizi, ritenuto un periodo congruo per cogliere il trend.

Un periodo più ristretto sarebbe insufficiente. Mentre, un periodo più lungo renderebbe

il confronto tra i bilanci poco significativo, tenendo conto della turbolenza ambientale

dell’economia, che causa cambiamenti spesso sostanziali nel corso del tempo.

Qual è l’utilità della riclassificazione del bilancio?

La riclassificazione dei bilanci è fondamentale ai fini dell’analisi di bilancio in quanto

consente di fornire variabili indispensabili per il calcolo degli indici di bilancio. Gli

schemi di bilancio previsti dalla normativa civilistica, infatti, non hanno le stesse

finalità che ha un analista finanziario. La riclassificazione di bilancio consiste nel

rielaborare i dati originali di bilancio secondo delle modalità e degli schemi differenti

da quelli civilistici, al fine di individuare margini, subtotali, risultati e valori che saranno

successivamente posti in relazione tra di loro, dando luogo agli indici di bilancio.

Lezione 24 – la riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario

Quali sono gli impieghi non numerabili?

Gli impieghi non numerabili possono a loro volta distinguersi in:

- Impieghi per l’utilizzo (riferiti a fattori produttivi da utilizzare per la produzione).

- Impieghi per la vendita (riferiti alla produzione ottenuta, pronta per essere

venduta).

Come si distinguono gli impieghi secondo la loro natura?

liquidi

Gli impieghi numerari (cassa e simili) occorrono per investire in impieghi non

numerari. Le disponibilità liquide sono utilizzate per acquisire i fattori necessari per la

produzione (impieghi non numerari). Questi fattori, per effetto della trasformazione

industriale, consentono di realizzare i prodotti finiti (impieghi non numerari). La

vendita dei prodotti finiti, transita in genere per uno stadio relativo ai crediti di

regolamento (impieghi numerari non liquidi. L’incasso del credito di regolamento

genera nuova cassa (impiego numerario liquido).

Come si distinguono gli impieghi secondo la loro velocità di rotazione?

Si possono distinguere impieghi a breve termine, ovvero impieghi il cui ritorno allo

stato liquido è molto rapido, ed impieghi a non breve termine, per i quali il ritorno allo

stato liquido richiede più tempo. Per distinguere il breve termine dal non breve

termine, si ricorre al periodo amministrativo. Si avranno così impieghi a breve, cioè

quelli che ritornano allo stato liquido entro l’esercizio (entro i 12 mesi); impieghi a non

breve, che ritornano allo stato liquido dopo i 12 mesi (nell’esercizio successivo – o in

più esercizi successivi). 14

Lezione 25 – la riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario

Quali sono le tre categorie di immobilizzazioni tecniche?

Le immobilizzazioni tecniche corrispondono agli impieghi nei fattori produttivi che

compongono la struttura operativa dell’azienda: da un lato gli impieghi aventi

consistenza fisica (fabbricati, macchinari, impianti, automezzi, immobili) e dall’altro

quelli non aventi consistenza fisica (brevetti, marchi, spese d’impianto, spese di

ricerca e sviluppo, ecc). Le immobilizzazioni tecniche materiali possono essere:

- Funzionanti che saranno riportate in bilancio secondo “lo stato di avanzamento”

emergente a seguito degli ammortamenti.

- In corso di costruzione che esprimono il valore dei costi capitalizzati alla

costruzione stessa.

- Relative ad eventuali anticipi a fornitori sul prezzo d’acquisto che riguardano gli

anticipi inviati ai fornitori, come accordi sul prezzo di fornitura di fattori

pluriennali non ancora acquisisti.

Con quale valore devono essere riportate in bilancio le immobilizzazioni

tecniche materiali ed immateriali?

Per le immobilizzazioni tecniche occorre riportare in bilancio il valore contabile attuale,

cioè quel valore derivante dalla sottrazione tra il costo storico ed il fondo di

ammortamento.

In cosa consistono le immobilizzazioni finanziarie?

Le immobilizzazioni finanziarie riguardano impieghi a carattere finanziario la cui

trasformazione in denaro liquido si proietta in un tempo superiore al breve termine. In

questa categoria sono comprese in particolare le partecipazioni detenute a titolo

strategico, ossia acquistate per finalità di controllo. Rientrano anche i crediti di

finanziamento a medio-lungo termine ed altri impieghi minori (ad es. i depositi

cauzionali). Anche per le immobilizzazioni finanziarie il valore nominale deve essere

rettificato, laddove sia necessario, dai relativi fondi specifici di svalutazione.

Quali sono gli elementi dell’attivo circolante’ ?

L’attivo circolante comprende tutti gli impieghi la cui trasformazione in numerario

avviene entro i 12 mesi del periodo amministrativo. L’attivo circolante di solito

comprende:

- Disponibilità tecniche

- Disponibilità commerciali

- Disponibilità finanziarie

- Disponibilità numerarie

- Liquidità

Cosa si intende con “liquidità differite?

L’attivo circolante “realizzabile numerario” composto da tutti i crediti di regolamento e

finanziari e dai valori ad essi assimilabili (ad es. le cambiali attive) con scadenza entro

i 12 mesi, prende il nome di Liquidità differite.

Lezione 26 – la riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario

In base a quale elemento sono distinte le fonti per “natura”?

La natura delle fonti dipende dalla tipologia di finanziatore a cui l’azienda si rivolge.

Quali sono le differenze tra capitale di rischio e capitale di terzi?

In base alla natura dei finanziatori si possono distinguere due diverse provenienze

delle fonti di finanziamento: 15

1. Capitale di rischio (o fonti interne o mezzi propri). Esso viene conferito a titolo di

dotazione dal titolare dell’azienda o dai soci.

2. Capitale di credito (o fonti esterne o mezzi di terzi). Esso viene apportato a titolo

di prestito dai terzi.

Quali sono le differenze tra debiti di finanziamento e debiti di regolamento o

funzionamento?

La presenza delle fonti può essere collegata, a seconda dei casi, all’ottenimento di

finanziamenti (debiti di finanziamento), oppure all’ottenimento di dilazioni nel

regolamento del prezzo di acquisto dei fattori produttivi (debiti di regolamento o

funzionamento). I debiti di finanziamento costituiscono valori finanziari, mentre i

debiti di regolamento esprimono il formarsi di valori numerari, collegati alle dilazioni

ottenute.

A quale tipologia di passività appartiene un debito di regolamento che scade

tra 3 mesi? E un debito finanziario che scade tra due anni?

La distanza di un debito di regolamento che scade tra pochi mesi, sarà ben diversa da

quella di un debito di finanziamento la cui scadenza è stabilita in un’unica soluzione

tra alcuni anni. La distinzione che in genere viene condotta è basata sulla durata del

periodo amministrativo (che coincide con l’anno solare).

Sono quindi considerate fonti a breve quelle che si estinguono nell’ambito dell’anno e

fonti a non breve (o a medio/lungo termine) le rimanenti. Le prime prendono il nome di

passività correnti, mentre, le seconde prendono il nome di passività consolidate.

Esistono però delle fonti senza scadenza. In questo caso ci si riferisce alla fonti di

capitale di rischio.

Lezione 28 - La riclassificazione dello Stato Patrimoniale secondo il criterio finanziario

Cosa distingue le riserve di capitale dalle riserve di utili?

Le riserve di capitale sono quelle relative ad operazioni connesse ai conferimenti a

titolo di capitale di rischio, ad esempio riserve di rivalutazione monetaria, riserve per

sovrapprezzo azioni, e tutte le altre eventuali collegate a leggi speciali.

Le riserve di utili sono invece quelle formatesi a seguito dell’accantonamento di utili

rilevati nell’esercizio. Possono essere riserve legali, riserve statutarie, oppure riserve

straordinarie.

Quali sono gli interventi di riclassificazione che interessano gli impieghi?

1. Riclassificare i crediti verso soci per i versamenti ancora dovuti, nell’attivo fisso o

nell’attivo circolante, a seconda di quando è previsto il versamento dei decimi

residui;

2. Riclassificare nell’attivo circolante i crediti iscritti nelle immobilizzazioni, ma

esigibili entro l’esercizio successivo;

3. Riclassificare nell’attivo fisso i crediti iscritti nell’attivo circolante, ma esigibili

oltre l’esercizio successivo;

4. Riclassificare nell’attivo fisso o nell’attivo circolante i ratei e risconti attivi, in

funzione delle operazioni a cui si riferiscono (ad es. il disaggio di emissione dei

prestiti andrebbe riclassificato nell’attivo fisso; i ratei attivi, maturati su cedole

semestrali di titoli di stato, andrebbero riclassificati nell’attivo circolante tra le

liquidità differite). 16

Quali sono gli interventi di riclassificazione che interessano le fonti?

1. Riclassificare i fondi per rischi ed oneri ed il fondo TFR nel passivo consolidato o

nel passivo corrente, a seconda di quando sono previsti i relativi esborsi;

2. Riclassificare i debiti nel passivo consolidato o nel passivo corrente, a seconda

che siano esigibili oltre o entro l’esercizio successivo, come obbligatoriamente

indicato nello stesso schema civilistico;

3. Riclassificare i ratei ed i risconti passivi nel passivo consolidato o nel passivo

corrente, a seconda di quando sono previsti i relativi esborsi.

La voce debiti verso banche può essere indicata, allo stesso tempo, sia tra le

passività consolidate che tra quelle correnti. Perché?

Nell’effettuare la riclassificazione dello Stato Patrimoniale, è possibile che una stessa

voce sia riportata in due diverse sezioni. Ad esempio, le passività consolidate possono

riportare la voce «debiti verso banche» per mutui passivi contratti, ma allo stesso

tempo la voce «debiti verso banche» può essere inserita anche tra le passività

correnti, perché riferita a debiti in scadenza a breve (entro il periodo amministrativo).

Quali sono i due criteri finanziari che si utilizzano nell’ordinare gli impieghi e

le fonti riclassificati?

Gli impieghi sono riclassificati in ordine di liquidità, ovvero in base alla «distanza» che

li separa dal divenire liquidi. Le fonti sono riclassificate in ordine di esigibilità, ossia in

base alla «distanza» dalla data di scadenza del debito.

Lezione 30 – l’analisi della composizione del capitale e del reddito

Qual è la differenza tra indice di composizione ottenuto come «peso» e

indice di composizione ottenuto come «rapporto»?

Gli indici che mettono in evidenza il peso sono considerati quozienti di struttura

semplici, mentre quelli che mettono in evidenza il rapporto sono considerati quozienti

di struttura composti.

Perché gli indici di composizione che rappresentano i «pesi percentuali»

sono detti «di struttura». «semplici» e «composti»?

Sono detti di “struttura perché consentono l’analisi della struttura patrimoniale

dell’azienda.

Sono detti “semplici” perché sono basati su di uno soltanto degli impieghi o su di una

soltanto delle fonti.

Sono detti “composti” perché sono basati su di una coppia di impieghi o su di una

coppia di fonti.

Quali analisi è possibile condurre analizzando i pesi percentuali?

Il valore degli indici che mettono in evidenza il peso degli impieghi o delle fonti sarà

sempre compreso fra zero e uno. Se il valore è uguale a zero, allora l’impiego

considerato non esiste. Se il valore è uguale a uno, allora esiste solo l’impiego

considerato.

Quali analisi è possibile condurre analizzando i rapporti?

Il valore degli indici che mettono in evidenza il rapporto degli impieghi o delle fonti è

compreso tra zero e infinito. Se il valore del rapporto è parti a zero, allora l’impiego

posto al numeratore non esiste (e quindi il numeratore del rapporto è pari a zero). Se il

valore del rapporto è pari a infinito, allora l’impiego posto al denominatore non esiste

(e quindi il denominatore del rapporto è pari a zero).

Lezione 31 - Il grado di elasticità ed il grado di indebitamento 17

Cosa esprime il concetto di elasticità della gestione?

Il concetto di elasticità della gestione è la sua capacità di riadattarsi

convenientemente, con facilità e in tempi brevi, alle mutevoli condizioni dell’ambiente.

In che modo un’azienda potrebbe, almeno ipoteticamente, mantenere la

propria gestione elastica?

Affinché sia possibile mantenere elasticità della gestione, l’azienda dovrebbe

continuamente assecondare i mutamenti ambientali, modificando la sua struttura e le

sue dimensioni. Questo, non è possibile in senso stretto: la gestione è caratterizzata

da vincoli, dovuti alle caratteristiche del settore, del prodotto, del mercato, o di altri

innumerevoli fattori, interni ed esterni.

Da cosa dipende la maggiore o minore rigidità della gestione?

L’elasticità della gestione è tanto maggiore quanto più facile è la possibilità di

sostituire i fattori produttivi «superati» con i fattori produttivi «adatti» alle nuove,

mutate, necessità. Un’azienda che può effettuare senza traumi una tale sostituzione, è

in grado di mantenersi in linea con le esigenze ambientali. Viceversa, un’azienda che

per la sostituzione incontra perdite non sopportabili, sarà svantaggiata dal punto di

vista della competitività.

In che modo un’azienda con una gestione rigida potrebbe cercare di renderla

più elastica?

Il rischio di rigidità degli impieghi, che influisce sulla complessiva rigidità della

gestione, può essere fronteggiato e ridimensionato. Le tecniche più utilizzate per

questo scopo consistono nel ricorso alla

sostituzione dei fattori rigidi con fattori elastici equivalenti: ad esempio, alla locazione

degli impianti, o al leasing, oppure alle lavorazioni in c/terzi (cioè affidando a terze

aziende una parte del processo produttivo). L’analista del bilancio, dovrà considerare il

rapporto tra gli «impieghi rigidi» e gli «impieghi elastici» per poter ottenere

l’informazione relativa alla rigidità della gestione. Per impieghi rigidi si intendono quelli

appartenenti all’attivo fisso, mentre per impieghi elastici si intendono quelli

appartenenti all’attivo circolante.

Cosa esprimono l’indice di elasticità degli impieghi e l’indice di rigidità degli

impieghi?

indice di rigidità degli impieghi

L’ esprime il peso dell’attivo fisso sul totale del capitale

l’indice di elasticità degli impieghi

investito, mentre esprime il peso dell’attivo

circolante sul totale del capitale investito.

Lezione 32 - Il grado di elasticità del capitale investito

Come si calcola il grado di elasticità degli impieghi?

Esprime la percentuale di impieghi a breve ciclo di utilizzo rispetto al totale impieghi.

Tale indice è complementare all'indice di rigidità degli impieghi. A parità di altre

condizione è preferibile un valore alto.

Elasticità impieghi : Attivo Circolante/ Totale impieghi

Quali sono gli indici di dettaglio dell’indice di elasticità degli impieghi?

Indice di disponibilità del magazzino M/Ci

Indice di liquidità totale (Ld+Li)/Ci

Indice di liquidità immediata LI/CI

Quali sono gli indici di dettaglio dell’indice di rigidità degli impieghi?

Indice di immobilizzo materiale Im/Ci

Indice di immobilizzo immateriale Imm.imm/Ci 18

Indice di immobilizzo finanziario If/Ci

Dopo aver calcolato gli indici di elasticità degli impieghi, come occorre

interpretarli? Quali difficoltà si possono incontrare nell’interpretazione dei

dati?

Per avere un giudizio più attendibile, occorre innanzitutto ricorrere anche all’analisi dei

vari componenti dell’attivo fisso e circolante. Inoltre, occorre interpretare gli indici

costruiti. La difficoltà di tale interpretazione risiede nel comprendere se la rigidità che

emerge dagli indici sia funzionale oppure antifunzionale. Fino ad un determinato livello

la rigidità è necessaria, ma oltre un certo livello diventa antifunzionale. La difficoltà

dell’analisi è comprendere dove sia il confine, non esistendo dei dati standard validi in

ogni caso.

Lezione 33 Il grado di elasticità ed il grado di indebitamento indice di

L’indice che esprime il peso del capitale di rischio prende il nome di

autonomia finanziaria

(Mp / Cf). L’indice che misura il peso del capitale di credito, viene invece denominato

indice di indebitamento

indice di dipendenza finanziaria o, più frequentemente, .

Determinare tali indici è utile per effettuare comparazioni tra l’indebitamento di

un’azienda e quello di altre aziende ad essa paragonabili, oppure di confrontare le

situazioni di indebitamento assunte da una stessa azienda nel corso del tempo.

L’indice di indebitamento a sua volta si suddivide in :

- l’indice di indebitamento a medio-lungo termine, calcolato attraverso il rapporto

Pml/Cf.

- l’indice di indebitamento corrente rapportando Pb/Cf.

- l’indice di indebitamento permanente rapportando (Mp+Pml)/Cf.

Glossario delle abbreviazioni

Af = Attivo Fisso

Ac = Attivo Circolante

Ci = Capitale Investito (di uguale importo del Cf)

M = Magazzino

Ld = Liquidità differite

Li = Liquidità immediate

Mp = Mezzi Propri

P = Passività generalmente intese

Pml = Passività a medio-lungo termine

Pb = Passività a breve

Cf = Capitale di finanziamento (di uguale importo del Ci)

Lezione 34- il grado di indebitamento

Come si calcola l’indice di indebitamento?

Oltre ai «pesi» percentuali, che mostrano la composizione del capitale di

finanziamento, si può far ricorso ai rapporti tra i diversi valori relativi alle fonti.

L’informazione sul grado di indebitamento della gestione è data dal rapporto tra il

passivo complessivo (consolidato e corrente) e il capitale di rischio.

Questo rapporto prende il nome di quoziente di indebitamento e si calcola: (Pml + Pb)/

Mp.

Lezione 35 - La percentualizzazione del conto economico

Come avviene la percentualizzazione del conto economico?

Gli indici di composizione possono essere calcolati anche in relazione al conto

economico calcolando il peso di ciascun costo o di ciascun ricavo, sul totale e

calcolando il rapporto esistente tra un costo ed un altro oppure fra un ricavo ed un

altro. 19

Perché si ricorre a percentualizzare il conto economico?

Gli indici che riguardano la percentualizzazione del conto economico hanno lo scopo di

condurre un’analisi che metta in evidenza la variabilità dei diversi componenti di costo

in relazione all’andamento della

produzione.

Quali sono le differenze riscontrabili tra la percentualizzazione dello stato

patrimoniale e quella del conto economico?

Il conto economico, deve essere, come lo stato patrimoniale, «a dati comparati». Però,

la semplice comparazione tra valori assoluti spesso non è sufficiente, in quanto

soltanto la comparazione a percentuali consente di cogliere il significato dei rapporti

tra le varie quantità che costituiscono la struttura economica dell’azienda. I valori

assoluti non consentono, un’analisi di tipo dinamico e pur essendo necessari ai fini

dell’analisi, non sono sufficienti per condurla in modo efficace.

Cosa implica un valore aggiunto alto?

Un valore aggiunto alto esprime un peso rilevante, nell’esercizio, dei fattori produttivi

interni (impianti e lavoro umano) i quali sono quelli che concorrono maggiormente alla

rigidità della gestione.

Lezione 37 – la solidità patrimoniale

Qual è il principio cardine su cui si basa la correlazione tra fonti e impieghi?

Il tempo di scadenza delle fonti deve essere sincronizzato con il tempo di recupero

degli impieghi.

Il principio cardine si può a sua volta scomporre in due principi: l’attivo fisso dovrebbe

essere finanziato prevalentemente con il passivo permanente e l’attivo circolante

dovrebbe essere finanziato prevalentemente con il passivo corrente.

Perché l’attivo fisso dovrebbe essere finanziato prevalentemente da

passività permanenti?

Gli impieghi pluriennali dovrebbero essere alimentati da fonti di finanziamento

parimenti pluriennali. In caso contrario si verificherebbe un «incaglio» più o meno

pericoloso. Dato che gli impieghi dell’attivo fisso «rientrano», sotto forma di ricavi, in

un tempo superiore all’anno, se il loro finanziamento avesse una scadenza minore,

l’azienda si troverebbe nell’impossibilità di fare fronte alle proprie obbligazioni.

Perché l’attivo circolante dovrebbe essere finanziato prevalentemente da

passività correnti?

Gli impieghi dell’attivo circolante dovrebbero essere alimentati da fonti di

finanziamento a breve scadenza, altrimenti si verificherebbe una liquidità fittizia,

dovuta al differimento della scadenza del passivo rispetto al rientro dell’attivo (stasi

finanziaria).

Cosa si intende per «solidità» patrimoniale?

Un’azienda si definirà solida, dunque, se ha buone possibilità di superare disequilibri

economici e finanziari di breve periodo, in quanto il suo assetto patrimoniale le

consente di assorbire gli effetti negativi di tali disequilibri senza compromettere la

continuità della gestione nel medio-lungo periodo.

Lezione 38 – la solidità patrimoniale – correlazione fonti-impieghi m/l termine: analisi

del finanziamento delle immobilizzazioni 20


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DESCRIZIONE APPUNTO

Contenuti del corso:
Il corso fornisce innanzitutto un inquadramento sulla composizione del bilancio e sui principi di redazione. Successivamente, il corso si focalizza sugli strumenti idonei per la lettura e l’interpretazione del bilancio, partendo dalla riclassificazione dei prospetti, e terminando con la costruzione dei principali margini ed indici di liquidità, solidità e redditività, utili ad analizzare e giudicare le condizioni di equilibrio economico e finanziario dell’azienda. Il corso affronta inoltre il tema del rendiconto finanziario, delle principali
metodologie di derivazione ed analisi dei flussi finanziari.


DETTAGLI
Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi di bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Caserio Carlo.

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