Commedia: Paradiso - Canto VI
Indice
- 1 - 27 Risposta alla prima domanda: Giustiniano narra la sua vita
- 28 - 36 Ragioni della digressione sull'Impero
- 37 - 54 Storia dell'aquila romana: l'età dei re e della repubblica
- 55 - 96 Storia dell'aquila romana: l'età imperiale
- 97 - 111 Invettiva contro i Guelfi e i Ghibellini
- 112 - 126 Risposta alla seconda domanda: condizione degli spiriti del cielo di Mercurio
- 127 - 142 Giustiniano indica lo spirito di Romeo di Villanova
1 - 27 Risposta alla prima domanda: Giustiniano narra la sua vita
Lo spirito interpellato da Dante dichiara di essere Giustiniano, portatore dell'Aquila romana dopo più di duecento anni che Costantino ne aveva trasferito la sede in Oriente. Parla poi della sua conversione alla vera fede e della sua opera legislativa.
«Poscia che Gostantin l’aguglia volse contr’ al corso del ciel, ch’ella seguì odietro al’ antico che Lavina tolse, cento e cent’ anni e più l’uccel di Dione lo stremo d’Europa si ritenne, vicino a’ monti de’ quai prima uscìo; e sotto l’ombra de le sacre penne governò ’l mondo lì di mano in mano, e, sì cangiando, in su la mia pervenne."
PARAFRASI: [Il personaggio interpellato da Dante comincia] portato l'aquila contro il corso del cielo, che essa aveva invece seguito muovendosi con quell'antico che prese Lavinia in moglie, per centinaia di anni l'uccello di Dio rimase al confine d'Europa, vicino ai monti dai quali aveva spiccato il volo originariamente. e lì governò il mondo sotto l'ombra delle penne sacre passando di mano in mano; così, cambiando continuamente, arrivò a posarsi sulla mia".
Poscia = dopo che | Aguglia = aquila, il simbolo dell'impero | contr'al corso del ciel = da Ovest a Est | Seguio = aveva seguito | l'antico che Lavinia tolse = Enea | stremo d'Europa = il Bosforo | i monti = della Troade, in particolare il monte Ida, dove Enea si era rifugiato dopo la distruzione di Troia | di mano in mano = si fa riferimento al susseguirsi degli imperatori | cangiando = cambiando | pervenne = arrivò
STILE: "l'antico che Lavinia tolse" è perifrasi per "Enea" | come abbiamo già detto, la forma con la consonante sonora è tipicamente fiorentina. Ecco perché Dante scrive "Gostantino" e non "Costantino".
CONCETTO CHIAVE: Tre terzine che vogliono introdurre il tema storico - politico del canto e comunicare a Dante che chi parla è stato imperatore del Sacro Romano Impero nel periodo in cui Costantinopoli ne era la capitale.
COMMENTO: Iniziamo così il canto sesto del Paradiso. Bisogna innanzitutto dire che si tratta dell'unico canto interamente occupato da un discorso diretto. Ancora non sappiamo chi stia parlando, ma questo qualcuno ci sta dicendo che l'aquila è il simbolo dell'impero affidato da Dio al popolo romano. L'aquila è stata inizialmente portata da Enea, fondatore di Roma, da Est a Ovest, seguendo il senso naturale del Primo Mobile. Ora, però, è stata riportata da Ovest a Est a causa di Costantino I, "Il Grande", imperatore dal 306 fino alla morte, che aveva trasferito la sede imperiale nell'antica Bisanzio (330 d.C.), poi chiamata Costantinopoli (l'odierna Istanbul). Notiamo come Dante associ il movimento geografico a un atto ideologico morale: ci dice che si sposta da Ovest a Est e questo è contro il naturale movimento voluto da Dio. Segnalo anche che la fonte storica del poeta deve essere sbagliata, perché, sebbene dica che passarono cento e cento anni e più prima che l'aquila passasse nelle mani di chi parla, in realtà l'impero del personaggio in questione si tenne meno di duecento anni dopo la proclamazione di Bisanzio capitale. Andiamo subito a scoprire chi sta parlando:
Cesare fui e son Iustinïano, che, per voler del primo amor ch'i' sento, d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano. E prima ch’io a l’ovra fossi attento, una natura in Cristo esser, non piúe, credea, e di tal fede era contento; ma ’l benedetto Agapito, che fue sommo pastore, a la fede sincera mi dirizzò con le parole sue.
PARAFRASI: [Il personaggio continua] Giustiniano. Per volere dello Spirito Santo, il primo amore, che sento dentro di me, tolsi dal corpo delle leggi quanto vi era di superfluo e di incongruo. Prima di dedicarmi a questa opera ero convinto che la natura di Cristo fosse unica, non molteplice, ed ero contento di questa mia convinzione, ma il benedetto Agapito, il papa, con le sue parole mi fece tornare alla vera fede".
Cesare = imperatore | primo amor = lo Spirito Santo | d'entro = da dentro, fuori | troppo = l'eccesso | il vano = l'inutile | ovra = opera | piúe = più | fue = fu
STILE: "Cesare fui e son Giustiniano" = chiasmo. Il chiasmo è, ricordiamo, "la figura retorica in cui si crea un incrocio immaginario tra due coppie di parole, in versi o in prosa, con uno schema sintattico di AB, BA".
CONCETTO CHIAVE: Il personaggio si presenta come Giustiniano e racconta di essere stato un eretico prima che papa Agapito lo riportasse alla retta via. Dopodiché, ispirato dallo Spirito Santo, mise mano alle leggi dell'Impero e migliorò il corpus.
COMMENTO: Giustiniano (482 - 565 d.C.) fu imperatore d'Oriente dal 527 fino alla morte. Lo si conosce soprattutto per la sua opera legislativa. La raccolta di leggi che ancora porta il suo nome è tuttora base di ogni legislazione presso i popoli civili. Dante lo dipinge come una figura esemplare, probabilmente perché le fonti sulla sua vita erano lacunose, ma in realtà il suo impero fu caratterizzato da molte scelleratezze. L'eresia di cui parla Giustiniano è quella di Eutiche, il "monofisismo", il quale sostiene che la natura di Cristo sia solo divina e non anche umana come professa il cattolicesimo. Agapito fu papa nel 535 e 536 e si recò a Costantinopoli come paciere fra bizantini e goti. Lì combatté con successo gli eretici, fra cui anche l'imperatore stesso.
Io li credetti; e ciò che ’n sua fede era, vegg’ io or chiaro sì, come tu vedi ogni contradizione e falsa e vera. Tosto che con la Chiesa mossi i piedi, a Dio per grazia piacque di spirarmi l’alto lavoro, e tutto ’n lui mi diedi; e al mio Belisar commendai l’armi, cui la destra del ciel fu sì congiunta, che segno fu ch’i’ dovessi posarmi.
PARAFRASI: [Giustiniano continua] Io gli credetti, e ora vedo ciò che lui credeva per fede tanto chiaramente quanto tu con evidenza comprendi che in un giudizio contraddittorio, necessariamente uno dei termini è falso, e l'altro vero. Appena cominciai a procedere in accordo con la Chiesa, la grazia di Dio mi ispirò l'importante lavoro, cui mi dedicai con tutto me stesso. Al mio fido Belisario affidai l'esercito, e Dio gli mostrò tanto favore, che mi confermò che dovessi fermarmi".
Vegg' = vedo | tosto = non appena | spirarmi = ispirarmi, spingermi a | commendai = affidai | la destra del ciel = la volontà di Dio | congiunta = unita alla campagna bellica di Giustiniano | posarmi = fermarmi e smettere di guidare l'esercito
STILE: La ripetizione di "vegg'io" e "vedi" è un poliptoto. Un poliptoto è, ricordo, "una figura retorica in cui una parola ripetuta a breve distanza all'interno di un enunciato, pur essendo la stessa, assume una funzione sintattica diversa". In questo caso si tratta di due verbi che si differenziano dalla persona (prima singolare e seconda singolare).
CONCETTO CHIAVE: Dopo la conversione, Giustitiano viene ispirato dallo Spirito Santo all'opera legislativa. Affida dunque le guerre a Belisario, e questa scelta si è dimostrata felice e benedetta dall'alto, visti gli ottimi risultati.
COMMENTO: Intanto segnalo che le fonti di Dante erano proprio sbagliate. Sembra, infatti, che Agapito (che nel testo dantesco converte Giustiniano prima della sua opera legislativa) sia diventato papa dopo la fine del lavoro di Giustiniano! Ma poniamo l'attenzione su altro, più interessante. Nella prima terzina ("tu vedi ogni contradizione e falsa e vera") il personaggio fa riferimento al principio di non contraddizione, che è alla base della logica perché non ha bisogno di dimostrazione: l'affermazione "A è B" e l'affermazione "A non è B" si contraddicono, ergo esse possono essere solo una falsa e una vera, e non contemporaneamente vere. Invece, Cristo è al contempo uomo e non-uomo. Belisario, il più famoso generale di Giustiniano, fu vincitore dei vandali in Africa e dei goti in Italia. Quello che Dante non ha mai saputo, però, è che Belisario era stato "licenziato" dopo alcuni insuccessi, vessato e cacciato dall'imperatore ed era morto in povertà. Dante però vuole sottolineare la congiunzione della provvidenza divina con le azioni belliche dell'imperatore e il suo generale: con tali guerre, l'aquila riuscì infine a tornare a Roma muovendosi, finalmente, in accordo col cielo: da est a ovest.
28 - 36 Ragioni della digressione sull'Impero
Giustiniano afferma che la natura della sua prima risposta, con l'accenno all'aquila romana, lo obbliga ad indicare come erroneamente agiscano Guelfi e Ghibellini, i primi combattendo il "sacrosanto segno", i secondi indebitamente appropriandosene. La lunga storia dell'Impero lo rende degno di riverenza.
Or qui a la question prima s’appunta la mia risposta; ma sua condizione mi stringe a seguitare alcuna giunta, perché tu veggi con quanta ragione si move contr’ al sacrosanto segno e chi ’l s’appropria e chi a lui s’oppone. Vedi quanta virtù l’ha fatto degno di reverenza - e' cominciò - da l’ora che Pallante morì per darli regno.
PARAFRASI: [Giustiniano continua] Qui si conclude la mia risposta alla tua prima domanda, ma il tenore di tale risposta mi costringe a far seguire un'aggiunta, affinché tu capisca quanto iniquamente offende il santissimo segno sia chi gli si oppone, sia chi se ne appropria. Considera, cominciò Giustiniano, quanta virtù l'ha fatto degno di rispetto fin dal momento in cui Pallante morì perché nascesse il suo impero.
Question = domanda | s'appunta = si ferma, mette il punto | stringe = costringe, obbliga | giunta = aggiunta | sacrosanto segno = l'aquila, simbolo del potere imperiale | e' = egli
STILE: il "con quanta ragione" di Giustiniano è ironico e retorico: in realtà non c'è ragione valida per offendere il santissimo segno!
CONCETTO CHIAVE: Giustiniano ha risposto alla prima domanda di Dante, che voleva sapere chi fosse, ma deve aggiungere qualcosa perché il mortale capisca quanto sia offensivo il comportamento di chi cerchi di appropriarsi dell'aquila imperiale, ma anche di chi lo opponga. Inizia quindi a mostrare la grande virtù del simbolo partendo dal narrare il sacrificio che Pallante fece per dare inizio all'impero.
COMMENTO: Come mai l'aquila imperiale è così intoccabile? Perché si porta dietro un grande carico di virtù etico - politica! Dicevamo che il primo a portare l'aquila da Est a Ovest fu Enea, antenato dei fondatori di Roma, che fuggì da Troia per recarsi presso il Lazio.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Analisi completa del II canto del "Paradiso" di Dante
-
Analisi completa del V canto del "Paradiso" di Dante
-
Analisi completa del IV canto del "Paradiso" di Dante
-
Analisi completa del VII canto del "Paradiso" di Dante