Commedia: Paradiso - Canto III
Indice
- 1 - 33 Apparizione delle beate anime
- 34 - 57 Piccarda Donati
- 58 - 90 Piccarda spiega a Dante i vari gradi di beatitudine
- 91 - 108 Spiegazione dell'inadempienza del voto
- 109 - 120 Piccarda addita lo spirito di Costanza imperatrice
- 121 - 130 Sparizione delle anime
Apparizione delle beate anime
Dante alza la testa verso Beatrice per farle sapere di aver compreso la verità sulle macchie lunari, ma viene distratto da un'improvvisa visione. Gli appaiono i volti di varie anime, molto tenui, come dei riflessi. Credendo appunto di vedere immagini riflesse, Dante si volge indietro, ma non vede nulla. Stupito, guarda Beatrice, la quale sorride e gli spiega che sono spiriti beati relegati nel primo cielo per non aver adempiuto ai voti fatti. Lo invita, poi, a parlare con le anime.
Quel sol che pria d’amor mi scaldò ’l petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto; 3
e io, per confessar corretto e certo
me stesso, tanto quanto si convenne
leva’ il capo a proferer più erto; 6
ma visïone apparve che ritenea
sé me tanto stretto, per vedersi,
che di mia confession non mi sovvenne. 9
Quel sole che per primo mi aveva scaldato il petto d'amore, mi aveva rivelato il dolce aspetto della verità argomentando a favore e contro le due tesi; e per questo io, per dichiararmi emendato dall'errore e persuaso della verità, sollevai il capo per parlare, nei limiti del conveniente, ma mi apparve un'immagine che, per essere vista, catturò tanto la mia immagine che mi dimenticai della mia confessione.
Quel sole... = Beatrice | pria = per prima | provando e riprovando = argomentando le tesi | corretto = conscio di essere stato in errore | certo = convinto ora della verità | a proferer = per parlare | più erto = più in alto
Stile: similitudine che accosta Beatrice al sole
Concetto chiave: Dante vuole comunicare a Beatrice che ha capito ora la vera causa delle macchie lunari e alza il viso per parlarle, ma viene distratto dalla vista improvvisa di qualcosa.
Commento: Dopo la lunga spiegazione metafisica di Beatrice, Dante riprende la narrazione e inizia l'avventura nel Paradiso. Ricordo che i due si trovano nel cielo della Luna.
Quali per vetri trasparenti e tersi,
o ver per acque nitide e tranquille,
non sì profonde che i fondi sien persi, 12
tornan d’i nostri visi le postille
debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men forte a le nostre pupille; 15
tali vid’io più facce a parlar pronte;
per ch’io dentro a l’error contrario corsi
a quel ch’accese amor tra l’omo e ’l fonte. 18
Come attraverso vetri trasparenti e puliti, o attraverso acque nitide e immobili, non abbastanza profonde perché il fondale sia celato, vengono riflesse le sembianze dei nostri volti, attenuate come ci appare una perla sulla carnagione bianca, così io vidi molti volti pronti a parlare, e per questo fui portato all'errore contrario a quello che fece accendere l'amore fra l'uomo e il suo riflesso nella fonte.
Persi = perduti, celati alla vista | postille = non è chiaro il riferimento, ma si intendono i connotati accennati in un riflesso
Stile: Le tre terzine sono tutte una similitudine, cui se ne intreccia un'altra. La visione di Dante è paragonata al riflesso di un volto umano nell'acqua o in un vetro trasparente. Dopodiché la si paragona a una perla sulla fronte bianca di una donna. Trova anche l'allitterazione in veTRI TRAsparenTi e TERsi e l'assonanza vEtri trasparEnti e tErsi. Qual è la differenza fra le due figure retoriche? Una allitterazione "consiste nella ripetizione, spontanea o ricercata di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, all'inizio (più raramente all'interno) di due o più vocaboli successivi, producendo omofonia". L'assonanza, invece, è spesso una "rima imperfetta in cui le parole hanno le stesse vocali a partire dalla vocale accentata (vocale tonica), mentre le consonanti sono diverse".
Concetto chiave: La visione di Dante è quella di tanti volti traslucidi, tanto da fargli pensare che siano riflessi.
Commento: L'episodio in cui un errore accese l'amore fra l'uomo e lo specchio d'acqua, di cui parla Dante, è un riferimento alle Metamorfosi di Ovidio e in particolare al racconto di Narciso che, credendo di scorgere in una fonte il volto reale di una persona fisica, si innamorò di se stesso. Al contrario il personaggio di Dante crede di vedere dei riflessi, quando invece sta guardando i volti stessi delle anime, come scopriremo nelle terzine successive. Molto significativo il riferimento alla moda medievale dell'epoca di Dante: la carnagione molto chiara nelle donne era prediletta, e si usava portare una perla sulla fronte, pendente da una coroncina o simili. Notare la fisicità dei paragoni, il forte riferimento agli elementi mondani, terreni. Questo ci fa capire che la lingua di Dante è ancora simile a quella usata nel Purgatorio, per dimostrare la vicinanza al mondo sublunare. Più tardi le anime saranno di sola luce e sarà più difficile costruire riferimenti terreni.
Sùbito sì com’io di lor m’accorsi,
quelle stimando specchiati sembianti,
per veder di cui fosser, li occhi torsi; 21
e nulla vidi, e ritorsili avanti
dritti nel lume de la dolce guida,
che, sorridendo, ardea ne li occhi santi. 24
Appena mi accorsi di loro, pensando fossero riflessi, mi voltai per vedere a chi appartenessero; ma non vidi nulla, e voltai nuovamente lo sguardo portandolo alla mia dolce guida che, sorridendo, aveva gli occhi illuminati.
Lume = la luce dello sguardo, animatrice degli occhi
Stile: Nota il parallelismo di "torsi" e "ritorsili", che accentua la simmetria del movimento: indietro e poi subito avanti. Nota anche l'allitterazione del suono "s" in "Stimando Specchiati Sembianti".
Concetto chiave: Dante si volta indietro per vedere da chi provengano quei presunti riflessi, ma non vede niente. Si rivolta indietro e guarda Beatrice per avere una spiegazione. Lei sorride.
"Non ti maravigliar perch’io sorrida",
mi disse, "appresso il tuo püril coto,
poi sopra ’l vero ancor lo piè non fida, 27
ma te rivolve, come suole, a vòto:
vere sustanze son ciò che tu vedi,
qui rilegate per manco di voto. 30
Beatrice mi disse: "Non ti meravigliare del fatto che stia sorridendo in conseguenza del tuo pensiero ingenuo, poiché questo ancora non fa poggiare con sicurezza il piede sopra la verità, ma invece ti fa girare a vuoto, come suole fare: quelle che vedi sono veri esseri, relegate in questa posizione perché inadempienti ai voti.
Coto = pensiero | poi = poiché | vòto = vuoto
Concetto chiave: Beatrice spiega a Dante che sorride perché il suo intelletto non gli permette ancora di vedere automaticamente la verità. Spiega poi che quelli che ha visto sono dei veri volti, e non riflessi, delle anime che non hanno potuto adempiere ai voti presi.
Commento: L'intelletto di Dante è quindi ancora troppo influenzato dalle apparenze. Beatrice dice "relegate qui" perché le anime godono di un grado di beatitudine proporzionato allo splendore della loro virtù. Alle anime che non han saputo tenere fede al voto pronunciato è riservato il grado di beatitudine più attenuato e per questo è loro dedicato il cielo più in basso, più vicino alla Terra. Tra l'altro, la Luna cambia continuamente d'aspetto e posizione e per questo è associata a una mancanza di fermezza e stabilità (così come le anime che vi si trovano).
Però parla con esse e odi e credi;
che la verace luce che le appaga
da sé non lascia lor torcer li piedi". 33
Perciò parla con loro, ascolta e credi a quello che ti diranno, perché i beati non possono mai discostarsi dalla verità divina che, illuminandoli, li appaga.
Però = perciò
Concetto chiave: Beatrice invita Dante a parlare a quei beati e a credere alle loro parole: non possono mentire, perché illuminati dalla verità divina.
Piccarda Donati
Dante si rivolge all'anima che sembra più intenzionata a parlare. Le chiede chi sia e quale sia la situazione dei beati in quel cielo. L'anima dichiara di essere Piccarda Donati e spiega di trovarsi lì, nel cielo più in basso, perché non ha saputo adempiere sino alla fine ai voti fatti.
E io a l’ombra che parea più vaga di ragionare...
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