Letteratura italiana - Riassunti
Eccoci all'inizio del Paradiso. Ti spiego un po' come affronteremo i capitoli. Innanzitutto, per ognuno potrai leggere un breve indice, che ti aiuterà ad orientarti e a capire di cosa si parlerà. Dopodiché divideremo in parti ogni canto e procederemo a riassumere ogni parte, ad analizzarne il significato, le scelte stilistiche dell'autore e a spiegarne i contenuti. Metteremo particolarmente in risalto i nomi e i concetti importanti, per aiutarti a ricordarli. Alla fine dell'analisi più particolare, ci focalizzeremo, se necessario, su alcuni temi chiave esplorati nel canto e che ci servirà tenere a mente per proseguire nella lettura. Allegherò anche una mappa molto chiara e ti metterò in evidenza la posizione di Dante al suo interno, di volta in volta. Il "Paradiso" è difficile, ma spero di riuscire a rendere più chiaro ogni passaggio. Iniziamo!
Commedia - Canto I
Indice
- 1 - 36 Proemio al Paradiso
- 37 - 81 Trasumanazione e ascensione di Dante
- 82 - 93 Primo dubbio di Dante
- 94 - 142 Secondo dubbio e soluzione di Beatrice: l'ordine dell'universo
1 - 36 Proemio al Paradiso
Dante dichiara l'argomento della terza cantica, poi invoca Apollo: se il dio della poesia (Apollo) lo aiuterà nella scrittura, Dante potrà aspirare ad ottenere la corona d'alloro con cui vengono premiati condottieri e poeti e che non è un riconoscimento particolarmente diffuso sulla Terra.
La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove.
La virtù divina investe tutto il creato e illumina in misura maggiore e minore le sue diverse parti.
Parafrasi: La virtù divina investe tutto il creato e illumina in misura maggiore e minore le sue diverse parti.
Stile: "Colui che tutto move" è una perifrasi, cioè un "giro di parole" per indicarne una semplice. Devi sapere che Dante usa quasi solo perifrasi per parlare di Dio nella sua opera e raramente lo nomina in modo diretto.
Nota: La parola "gloria" può indicare anche la luce divina, uno dei temi fondamentali del "Paradiso".
Concetto chiave: Non tutte le cose create accolgono la luce divina allo stesso modo, e a seconda di questa capacità esse risplendono di luce riflessa in misura minore o maggiore.
Commento: Dante inizia subito a spiegarci come funziona l'universo.
Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là sù discende; perché appressando sé al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non può ire.
Parafrasi: Io sono stato nell'Empireo (il cielo che è maggiormente investito dalla luce di Dio) e ho visto cose che chi torna di lì non può e non riuscirebbe a riferire; perché l'intelletto umano, più si avvicina all'oggetto del suo desiderio, vi si addentra tanto che la memoria non può seguirlo.
Stile: Anche il "ciel che più della sua luce prende" è una perifrasi per "L'Empireo".
Concetto chiave: Quando l'intelletto arriva a contemplare il mistero divino, la memoria non può ritenere l'esperienza.
Commento: Più volte nel corso delle tre cantiche Dante fa riferimento al fatto che quello che riporta al mondo in forma scritta dopo l'esperienza di viaggio fra i tre mondi non è che ciò che le sue capacità umane gli consentono. Non è possibile riportare l'ineffabile che a Dante è dato di esperire, se non con alcune metafore e similitudini, delle immagini di cui il poeta fa uso nel corso della sua opera, per arrivare a farci capire che cosa ha visto. In questo caso, ormai arrivato nel Paradiso, non solo lui avrà difficoltà a raccontare l'ineffabile, ma anche, come in questo caso, talvolta non ne avrà nemmeno memoria, perché in alcuni momenti ha potuto contemplare direttamente il mistero divino!
Veramente quant’io del regno santo ne la mia mente potei far tesoro, sarà ora materia del mio canto.
Parafrasi: Tuttavia, l'argomento della mia narrazione sarà ora ciò che la mia memoria poté accogliere del viaggio celeste, finché questa è rimasta congiunta all'intelletto.
Concetto chiave: Nonostante, come ci anticipava, sia quasi impossibile riferire l'esperienza mistica, Dante vuole dirci che ci proverà e riporterà tutto quello che ha potuto serbare nella memoria.
Nota: Veramente = Tuttavia (è un falso amico, il suo significato è cambiato molto col tempo)
Commento: Dante esplicita e dichiara quale sarà l'argomento della terza cantica. Si tratta di una dichiarazione di intenti e di un'anticipazione del contenuto dell'opera. Non è la prima volta che Dante dichiara la materia del suo canto: ha fatto lo stesso con l'Inferno e poi con il Purgatorio. Inizia qui il proemio al "Paradiso". Tradizionalmente, il proemio è la parte introduttiva di un poema, di un trattato, di un'orazione, di un discorso e, nella letteratura classica, è formato da una dichiarazione di intenti, una breve indicazione del contenuto dell'opera, e un'invocazione alle muse o al dio della poesia (confronta terzina seguente).
O buono Appollo, a l’ultimo lavoro fammi del tuo valor sì fatto vaso, come dimandi a dar l’amato alloro.
Parafrasi: Oh, buon Apollo, fa' di me un vaso tanto pieno della tua virtù poetica, quanto richiedi per concedere la corona d'alloro.
Stile: LAVoro + VALor + VAso = allitterazione, una figura retorica che vede la ripetizione di suoni simili o uguali.
Concetto chiave: Dante poeta invoca l'aiuto del Dio della poesia perché gli infonda la virtù necessaria a completare l'opera e meritarsi un riconoscimento poetico.
Nota: Amato alloro= è la ninfa Dafne, che nella letteratura latina viene trasformata in alloro perché sfugga alle incursioni del dio, innamorato di lei. Apollo, però, continuerà ad amarla anche dopo la trasformazione e per questo a lui è legato il simbolo del lauro.
Commento: Continua il proemio al "Paradiso" con l'invocazione del dio della poesia in persona. Tale invocazione continuerà fino al vv. 36.
Infino a qui l’un giogo di Parnaso assai mi fu; ma or con amendue m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.
Parafrasi: Fino a questo momento mi è bastato il supporto di una delle due cime del Parnaso, ma ora devo affrontare l'impresa con entrambe.
Stile: ARingo RImaso = allitterazione. Aringo = metafora -> si tratta del "ring", del campo di gara o di un torneo, nel passato. Qui indica l'impresa che lo attende. L'un giogo di Parnaso è una perifrasi per indicare le Muse con una metafora.
Concetto chiave: Dante sottolinea che non può affrontare la materia così complessa del Paradiso senza avere l'aiuto e delle Muse, e di Apollo. Fino ad ora gli era bastato quello delle Muse.
Nota: Amendue = entrambe | m'è uopo = devo | giogo = cima
Commento: Il Parnaso è un massiccio montuoso della Grecia centrale e ha due cime. Una è chiamata Cirra, l'altra Nisa. Nel mito, su una ha sede Apollo e sull'altra le Muse. Con una metafora, Dante dice che gli serviranno entrambe le cime, volendo indicare le divinità che vi risiedono.
Entra nel petto mio, e spira tue sì come quando Marsïa traesti de la vagina de le membra sue.
Parafrasi: Entra nel mio petto e canta come facesti quando strappasti Marsia dalla sua pelle.
Stile: Spira = parla, canta | traesti = facesti uscire | vagina = fodero, guaina
Concetto chiave: Dante chiede ad Apollo di dare il meglio di sé e fa riferimento a un episodio del mito.
Commento: Il satiro Marsia osò sfidare Apollo in una gara di bravura musicale, egli suonando il flauto e il dio la cetra. Apollo vinse e, per punirlo per la sua sfrontatezza, lo legò a un albero e lo scorticò. Ecco il mito a cui questa terzina fa riferimento. Marsia è stato tirato fuori vivo dalla guaina della sua pelle.
O divina virtù, se mi ti presti tanto che l’ombra del beato regno segnata nel mio capo io manifesti, vedrà’ mi al piè del tuo diletto legno venire, e coronarmi de le foglie che la materia e tu mi farai degno.
Parafrasi: Oh virtù divina, se mi concedi il tuo aiuto, tanto che io possa riferire ciò che del regno dei cieli ricordo, mi vedrai venire ai piedi del tuo amato alloro e coronarmi delle foglie, di cui tu e l'argomento della mia opera mi renderete degno.
Stile: Dicendo "legno", Dante intende "albero". Quando si usa la parola del materiale per indicare l'oggetto fatto di quel materiale, allora si usa una sineddoche.
Concetto chiave: Con l'aiuto di Apollo, Dante potrà ricevere la corona d'alloro come riconoscimento poetico. Tale riconoscimento sarà possibile sia grazie all'aiuto del dio Apollo, sia per la materia stessa della narrazione: nientedimeno che il regno dei cieli.
Commento: Di nuovo, Dante fa riferimento all'incoronazione poetica e di nuovo fa accenno alla difficoltà di imprimere nella memoria l'esperienza celeste.
Sì rade volte, padre, se ne coglie per trïunfare o cesare o poeta, colpa e vergogna de l’umane voglie, che parturir letizia in su la lieta delfica deïtà dovria la fronda peneia, quando alcun di sé asseta.
Parafrasi: È così raro, padre, che si colga l'alloro per celebrare un condottiero o un poeta, colpa e vergogna dei desideri umani non più rivolti ad aspirare alla gloria, che il solo fatto che l'alloro desti in qualcuno il desiderio di sé dovrebbe generare felicità nella lieta divinità di Delfi.
Nota: Triunfare = celebrare | cesare = condottiero (Cesare è il condottiero per antonomasia) | parturir = generare | delfica deità = Dio di Delfi | fronda peneia = alloro | asseta = desiderio
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Analisi completa del II canto del "Paradiso" di Dante
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Analisi completa del VI canto del "Paradiso" di Dante
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Analisi completa del IV canto del "Paradiso" di Dante
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Analisi completa del VII canto del "Paradiso" di Dante