COMMEDIA - CANTO II
INDICE:
1 -18 Monito ai lettori
19 - 45 Dante e Beatrice giungono al cielo della luna
46 - 105 Teoria delle macchie lunari: Beatrice confuta l'opinione di Dante
106 - 148 Teoria delle macchie lunari: Beatrice ne spiega la vera origine
1 - 18 MONITO AI LETTORI: Prima di proseguire nella narrazione, Dante prende una
pausa per rivolgersi ai lettori. Chiede loro di considerare le proprie forze e a riflettere bene
se possano seguirlo ancora nella trattazione di questa ardua materia, poiché fin qui hanno
potuto seguirlo facilmente, ma ora le cose si fanno difficili e nuove e solo coloro che si sono
dedicati ad alti studi filosofici e teologici potranno seguirlo e capirlo. In tal caso, udiranno
inaudite meraviglie.
O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca, 3
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti. 6
O voi, che, desiderosi di ascoltarmi, avete seguito la mia nave con una piccola
PARAFRASI:
barca, mentre, cantando, attraversava l'oceano, tornate ai vostri lidi di partenza: non andate
al largo, perché forse, se mi perdeste, vi smarrireste.
legno = nave | liti = lidi, punti di partenza | pelago = alto mare
STILE: legno è sineddoche per "nave" (il materiale per l'oggetto che lo compone). Una
grande metafora torna in queste terzine: quella del mare e della navigazione.
CONCETTO CHIAVE: Dante avverte che si sta per affrontare una materia difficile e invita
i lettori a tornare indietro, perché senza la sua guida non ce la farebbero.
COMMENTO: La "piccioletta barca" indica l'ingenuità dei lettori sprovveduti, mentre il
"legno" di Dante è una nave solida.
Dante assimila la difficoltà della cantica alla difficoltà della materia che tratterà.
L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Appollo,
e nove Muse mi dimostran l’Orse. 9
L'oceano che sto per attraversare non è mai stato percorso da nessuno;
PARAFRASI:
Minerva mi sospinge, Apollo mi conduce e le nove Muse mi indicano la strada.
Minerva = La dea della Sapienza (quindi la Sapienza stessa) | Apollo = dio della poesia |
Orse = l'orsa maggiore e minore, che indicano il Nord e quindi la direzione da prendere.
CONCETTO CHIAVE: Questa materia non si è mai affrontata prima e io sono ben guidato.
COMMENTO: Certamente Dante non è stato il primo a parlare del paradiso, ma ci tiene a
differenziarsi dai suoi predecessori.
Voialtri pochi che drizzaste il collo
per tempo al pan de li angeli, del quale
vivesi qui ma non sen vien satollo, 12
metter potete ben per l’alto sale
vostro navigio, servando mio solco
dinanzi a l’acqua che ritorna equale. 15
I pochi di voi che invece avete proteso il capo in tempo per essere nutriti con
PARAFRASI:
il pane degli angeli, del quale sulla Terra si vive, ma non si resta mai soddisfatti, possono
ben mettere in mare la propria barca, di modo che conservi il solco della mia prima che
l'acqua torni ad unificarsi.
STILE: Continua la metafora del mare e della navigazione. "Sale" è sineddoche per "mare".
CONCETTO CHIAVE: Alcuni dei lettori sono in grado di proseguire la lettura della
cantica; a questi ora Dante si rivolge, chiedendo loro di seguirlo da vicino nella narrazione.
COMMENTO: Il "pan degli angeli" è la Verità stessa, di cui gli angeli si nutrono perché
possono contemplare Dio continuamente. Tale pane degli angeli è il premio che è centrale
nella cantica del Purgatorio, quando invece i temi dell'Inferno e del Purgatorio erano
rispettivamente il castigo e la penitenza.
Dante specifica che anche in vita gli uomini alimentano il proprio spirito con la Verità, ma
non possono possederla completamente (uno dei temi fondamentali in Dante è il desiderio
di conoscenza).
Nell'immagine che Dante costruisce, i lettori più "studiati" devono seguire molto da vicino
il poeta, tanto che la loro barca dovrebbe continuare la scia creata dalla sua nave prima che
questa si disperda e l'acqua torni a essere omogenea.
Que’ glorïosi che passaro al Colco
non s’ammiraron come voi farete,
quando Iasón vider fatto bifolco. 18
I famosi eroi che navigarono fino alla Colchide non si meravigliarono tanto
PARAFRASI:
quanto farete voi nel momento in cui videro Giasone trasformato in aratore.
gloriosi = pieni di gloria, famosi | Colco = la Colchide | bifolco = contadino | Iason =
Giasone
STILE: Similitudine fra i lettori di Dante e gli Argonauti.
CONCETTO CHIAVE: Voi lettori vi stupirete moltissimo di quello che vi racconterò,
anche più degli argonauti quanto videro Giasone arare la terra.
COMMENTO: Si fa qui ovviamente riferimento a qualcosa che dobbiamo raccontare: Narra
Ovidio nelle sue "Metamorfosi" che Giasone dovette affrontare dure prove per conquistare il
vello d'oro custodito dal re dei colchi (la Colchide è una zona vicino al Mar Nero). Grazie
all'aiuto di Medea, Giasone domò due tori mostruosi e con essi arò un campo che non era
mai stato dissodato prima. A tale vista, lo stupore invase i colchi e gli argonauti, che lo
acclamarono.
Notare come torni la metafora del viaggio. Dante scomoda addirittura il viaggiatore per
antonomasia: Giasone e i suoi argonauti. Anche lui compirà un'impresa con l'aiuto di una
forza straordinaria.
19 - 45 DANTE E BEATRICE GIUNGONO AL CIELO DELLA LUNA: Si torna alla
situazione interrotta nel primo canto: Beatrice sta guardando in alto, mentre Dante guarda
lei. Stanno salendo molto velocemente. Giungono quindi al primo cielo e Beatrice invita
Dante a ringraziare Dio. Al poeta sembra di essere penetrato in una nube luminosa e si
stupisce come possa essere penetrato in un altro corpo solido, come un raggio di luce che
attraversa l'acqua.
La concreata e perpetüa sete
del deïforme regno cen portava
veloci quasi come ’l ciel vedete. 21
Il desiderio dell'Empireo, desiderio fatto concreto con l'anima umana e
PARAFRASI:
inestinguibile, ci trasportava veloci quasi come quella del cielo.
deiforme = fatto a somiglianza di Dio
CONCETTO CHIAVE: Stavamo andando velocissimi , mossi dal desiderio di congiungerci
all'Empireo.
COMMENTO: Dante chiude il secondo proemio e riprende la narrazione da dove si era
interrotto nel canto precedente.
Il cielo di cui parla si riferisce al moto quotidiano di tutti gli astri da est a ovest. C'è da
pensare che stiano andando a una velocità pari a quella che il cielo impiega a compiere una
rotazione (cioè che la Terra impiega a ruotare su se stessa): 24 h. In realtà il viaggio durerà
più tempo perché si fermeranno spesso.
Beatrice in suso, e io in lei guardava;
e forse in tanto in quanto un quadrel posa
e vola e da la noce si dischiava, 24
giunto mi vidi ove mirabil cosa
mi torse il viso a sé; e però quella
cui non potea mia cura essere ascosa, 27
volta ver’ me, sì lieta come bella,
"Drizza la mente in Dio grata", mi disse,
"che n’ ha congiunti con la prima stella". 30
Beatrice guardava verso l'alto e io guardavo lei. Forse nel tempo in cui un
PARAFRASI:
dardo si stacca dalla balestra, vola e si ferma sul bersaglio io mi vidi giunto dove una
stranezza distolse il mio sguardo. Perciò Beatrice, a cui il mio interesse non poteva essere
nascosto, rivolta a me, allegra e bella, mi disse: "Rendi grazie a Dio, che ci ha condotti alla
prima stella".
suso = su |quadrel = freccia a base quadrata | posa = colpisce il bersaglio | noce = nome del
meccanismo che tiene in tensione la corda di un arco | dischiava = schioda: il grilletto della
balestra è anche detto "chiave" | ascosa = nascosta | la prima stella = la luna
STILE: Ancora una similitudine per mostrare quanto sia veloce il movimento che permette
ai due di salire al cielo. Anche qui torna il paragone con l'arco (la balestra, in questo caso) e
la freccia scoccata.
Per scrivere questa similitudine, Dante usa un hysteron proteron, che rafforza l'impressione
di un movimento che avviene velocissimo. Un hysteron proteron è una figura retorica che
consiste nell'enunciazione di una successione di eventi nell'ordine cronologico inverso. In
questo caso, Dante ci mostra la freccia che si posa, poi vola, e poi viene scoccata. Così il
movimento ci sembra più veloce.
CONCETTO CHIAVE: Dante e Beatrice salgono velocemente. Dante sta ancora
guardando Beatrice, che guarda in alto, quando si accorge che qualcosa è cambiato.
Beatrice si accorge di questo suo meravigliarsi e si volta verso di lui, invitandolo a
ringraziare Dio, perché li ha portati sulla Luna.
Parev’a me che nube ne coprisse
lucida, spessa, solida e pulita,
quasi adamante che lo sol ferisse. 33
Per entro sé l’etterna margarita
ne ricevette, com’acqua recepe
raggio di luce permanendo unita. 36
Mi sembrava come se una nube splendente, spessa, solida e pulita, come un
PARAFRASI:
diamante colpito dai raggi del sole, ci avvolgesse.
La perla imperitura ne riceveva dentro di sé come l'acqua riceve i raggi di luce senza
venirne divisa.
margarita = gemma, perla | etterna = imperitura | adamante = diamante | ferisse =
trafiggesse
STILE: Due similitudini in due terzine. La prima fra la nube che circonda Dante e un
diamante colpito dalla luce, la seconda fra questa gemma (per indicare la luna) e l'acqua che
riceve i raggi del sole.
Dai un'occhiata agli aggettivi con cui Dante descrive la nube: "lucida, spessa, solida e
pulita": nota che "lucida" e "pulita" contengono le stesse vocali, mentre c'è un'allitterazione
nelle esse di "spessa" e "solida". Insomma, le quattro parole sono foneticamente legate fra di
loro.
CONCETTO CHIAVE: Dante è avvolto da una nube luminosa, che sembra essere solida,
nonostante sia appunto attraversata dai raggi del sole.
COMMENTO: Dante si accorge che la materia in cui è immerso è solida e non gassosa,
anche se rimane penetrabile sia dal suo corpo, sia dai raggi del sole. Secondo Aristotele, i
cieli e gli astri sarebbero costituiti da una materia ingenerata e incorruttibile: la "quinta
essenza" o "etere". Questa interpretazione è stata però messa in dubbio osservando le
macchie lunari, una anomalia di cui si parlerà di seguito.
Si parla di "imperitura" perché, secondo Dante e i suoi contemporanei, alla fine del tempo i
moti cesseranno, ma le sostanze celesti, come quella che forma la luna, appunto,
permarranno.
S’io era corpo, e qui non si concepe
com’una dimensione altra patio,
ch’esser convien se corpo in corpo repe, 39
accender ne dovria più il disio
di veder quella essenza in che si vede
come nostra natura e Dio s’unio. 42
Se io fossi stato unito al corpo, e dagli intelletti umani non è concepito come
PARAFRASI:
un'estensione ne ammettesse un'altra entro se stessa, cosa che non potrebbe non accadere
se un corpo si compenetrasse con un altro,
dovrebbe accendere in noi maggiormente il desiderio di contemplare l'essenza in cui si dà a
vedere la natura umana unita a quella divina.
conc
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