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Diritto privato - l'Amministrazione di sostegno Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto privato per l'esame del professor Cafaggi sulle norme applicabili all'amministrazione di sostegno, la revoca amministratore sostegno. Vengono esaminati anche gli atti compiuti dal beneficiario o dall'amministratore di sostegno in violazione di norme di legge o delle disposizioni del giudice, l'interdizione,... Vedi di più

Esame di Diritto privato docente Prof. F. Cafaggi

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beneficiario, ovvero che sia coniuge o persona che sia stata chiamata alla funzione in quanto con lui

stabilmente convivente". Invero, le convenzioni cui detto comma si riferisce non possono essere che quelle

che il beneficiario conserva la capacità di stipulare (in quanto non comprese nell'oggetto dell'amm.):

convenzioni di cui nondimeno si sancisce l'invalidità se concluse con l'amminist., salvo che questi sia

persona da cui ci si possa attendere, stante la sussistenza di un vincolo lato sensu familiare con il

beneficiario, che non operi in modo da pregiudicarne gli interessi (v. amplius DELLE MONACHE, Nuova g.

civ. comm. 04, 29ss.). |B5 Sempre per gli effetti del citato 3o co., deve intendersi "in favore

dell'amministratore di sostegno" qualunque convenzione che costituisca la fonte dell'acquisto di diritti da

parte del medesimo. |B5 In termini non dissimili deve poi ritenersi strutturata la disciplina relativa alle

disposizioni testamentarie ed alle donazioni del soggetto sottoposto ad amm. di s., quale si ricava dal dettato

del 2o e 3o co. dell'art. in comm. Tali disposizioni e donazioni, quando dirette all'amminist., sono invero da

considerare invalide (e in questo caso, anzi, colpite da nullità), anche se non rientranti nella sfera degli atti

per i quali il beneficiario ha perso la capacità d'agire; ciò, tuttavia, salvo che l'amminist. stesso sia parente

entro il quarto grado o coniuge del beneficiario ovvero ancora persona che con lui convive in modo stabile. |

B5 Pare doversi riconoscere, infine, che l'ambito di applicabilità dei co. 2o e 3o sia limitato alla sola figura

dell'amm. sostitutiva o mista, laddove il soggetto sottoposto ad una pura amm. di assistenza - figura che si

ispira, come s'è detto, all'istituto della curatela - dovrà essere considerato in grado, invece, da un lato di

concludere validamente con l'amminist. (pur privo delle qualità indicate nel 3o co.) qualunque convenzione

relativa a materie per le quali la capacità sia stata conservata; dall'altro di disporre per testamento a favore

del medesimo (e di nuovo a prescindere dal fatto che tra l'amminist. e il beneficiario sussista un vincolo di

coniugio o di parentela entro il quarto grado ovvero ancora una situazione di stabile convivenza) (sul punto,

DELLE MONACHE, ibidem).

L'estensione giudiziale al beneficiario dell'amm. di s. del regime giuridico relativo all'interdetto e

all'inabilitato. Il problema delle disp. normative in cui compare un generico riferimento all'incapacità. |B5 Al

giud. tut. compete di delineare gli esatti contorni della sfera di comportamenti giuridicamente rilevanti che al

beneficiario dell'amm. di s. risultano preclusi, richiamandosi eventualmente alle limitazioni previste dalla

legge con riguardo ai soggetti interdetti o inabilitati. Ciò parrebbe risolversi, prima facie, in una redazione del

decreto istitutivo dell'amm. (o del successivo provvedimento ex art. 407, 4o co.) mediante l'impiego della

tecnica della relatio (ad. es., "al beneficiario si applica la limitazione di cui all'art. 591, 2o co., n. 2 c.c.");

laddove peraltro è indubbio, stanti le caratteristiche di elasticità del nuovo istituto e in particolare il fatto che è

rimesso all'autorità giudiziaria di modulare convenientemente l'oggetto dell'amm. (e di riflesso l'area di

residua capacità del beneficiario), che il giud. potrebbe addivenire allo stesso esito senza alcun richiamo ad

una specifica disposizione relativa all'interdetto o all'inabilitato (ad es., "al beneficiario è tolta la capacità di

testare"). Salvo dunque non farne una disp., in parte qua, priva di rilevanza alcuna, al 4o co. dell'art. in

comm. va attribuito un altro significato, e cioè quello di far sì che il giud., richiamandosi, quando pure in

forma implicita, ad una determinata limitazione prevista dalla legge con riguardo all'interdetto o all'inabilitato,

possa estendere la disciplina ad essa relativa anche al beneficiario dell'amm. di s. Così, all'esclusione della

capacità di testare disposta dal giud. tut. si accompagnerà il fatto che il termine prescrizionale relativo

all'impugnativa del testamento redatto dal beneficiario decorra non dal momento indicato dall'art. 412, 3o co.,

bensì da quello previsto ex art. 591, 3o co. Se poi, per fare un altro es., nel decreto di cui all'art. 405 è

stabilito che le eredità devolute al soggetto sottoposto ad amm. di s. debbano essere accettate, in nome di

lui, dall'amminist., questi sarà tenuto, ai sensi dell'art. 471, ad effettuare l'accettazione col beneficio di

inventario. |B5 Distinguendo tra limitazioni ed effetti contemplati dalla legge per l'interdetto o l'inabilitato, il 4o

co. dell'art. in esame, sotto il primo profilo, allude alle disp. che precludono il compimento di un particolare

atto all'incapace, mentre, per quanto concerne il riferimento agli "effetti", esso deve intendersi avere riguardo

alle ipotesi in cui lo stato di interdizione o di inabilitazione figura tra gli elementi di una qualche fattispecie

normativa autonoma. Al giud. tut. sarà così consentito, ad es., estendere al beneficiario dell'amm. di s. la

sospensione dei termini prescrizionali prevista dall'art. 2941 nn. 3 o 4 (a seconda che si tratti di amm.

sostitutiva o di assistenza) e dall'art. 2942 n. 1. Ancora, nel decreto si potrà, quando il beneficiario sia

coniugato e in regime di comunione legale, escluderlo dall'amministrazione dei beni della comunione, sulla

scorta dell'art. 183, 3o co., ovvero dichiarare ammissibile la domanda volta ad ottenere la pronunzia della

separazione giudiziale dei beni ex art. 193. Ciò presuppone, tuttavia, che tra il mantenimento del potere di

amministrare i beni della comunione e le limitazioni che derivano, a carico del coniuge, dalla sottoposizione

al regime di cui ai nuovi artt. 404ss. sussista una astratta compatibilità, come è a dirsi, ad es., nel caso in cui

il decreto del giud. tut. privi detto coniuge soltanto della capacità relativa agli atti di disposizione concernenti

un suo bene personale (art. 179). È in ipotesi siffatte, appunto, che al giud. si apre la possibilità di estendere

al beneficiario dell'amm. di s. la sfera applicativa di previsioni come quelle degli artt. 183 e 193; laddove, se il

decreto identificasse genericamente con qualsiasi atto di straordinaria amministrazione l'oggetto della

limitazione subita dal beneficiario, si può assumere, invece, che alla fattispecie risulterebbero comunque

estensibili, e cioè pur in mancanza di un espresso pronunciamento del giud. al riguardo, i succitati artt. 183 e

193 c.c. (con la particolarità però che della prima di dette disp. verrebbe in considerazione il 1o co.,

2

allorquando all'amminist. fossero affidati compiti di mera assistenza e non invece sostitutivi del beneficiario).

|B5 Ai sensi del 4o co. dell'art. in comm., il giud. tut., infine, può estendere al beneficiario dell'amm. di s. le

decadenze sancite dalla legge con riguardo all'interdetto o all'inabilitato. Non vi è dubbio, in proposito, circa il

fatto che la previsione sia da riferire alla decadenza intesa come cessazione automatica da un determinato

ufficio per il venir meno dei presupposti che normativamente condizionano l'assunzione della sua titolarità.

Nel decreto ex art. 405 il giud. potrebbe così estendere al beneficiario, che sia amministratore di una società

di capitali, la decadenza disposta per l'interdetto e l'inabilitato dall'art. 2382. Anche a questo riguardo,

peraltro, occorre operare qualche distinguo. Nulla quaestio invero, pure qui, se la limitazione subita dal

beneficiario attiene a singoli atti o ad una o più categorie di atti relativi a determinati beni di sua proprietà: in

tal caso, l'estensione della decadenza dovrà essere disposta dal giud., quando questi ritenga una simile

misura comunque opportuna. Più complicato (in argomento, amplius, DELLE MONACHE, ibidem) è invece

stabilire se un tale pronunciamento sia indispensabile allorché il beneficiario sia privato della capacità d'agire

con riguardo a categorie generali di atti, e in particolare rispetto a tutti gli atti di straordinaria

amministrazione. Stante l'identità di ratio riscontrabile tra l'ipotesi disciplinata dall'art. 2382 e la fattispecie

appena descritta, tale disp. sembra peraltro potersi ritenere applicabile in via analogica alla fattispecie

stessa: il funzionamento dell'analogia non pare, infatti, precluso dal dettato del 4o co. dell'art. in comm., il

quale si limita a consentire al giud. di modulare nella maniera più opportuna il regime applicabile al

beneficiario, fermo restando che il mancato richiamo, nel decreto ex art. 405, di un qualche limite o effetto

previsto per l'interdetto o l'inabilitato non necessariamente si traduce nella sua inestensibilità all'amm. di s. |

B5 Allo stesso modo, quando sul soggetto sottoposto ad amm. di s. gravi un obbligo gestorio derivante da un

contratto di mandato, la regola di cui all'art. 1722 n. 4 deve considerarsi applicabile al rapporto contrattuale

se l'oggetto dell'amm. sia determinato attraverso il riferimento ad una categoria di atti che appaia

comprensiva dell'operazione che il beneficiario, sulla base del mandato, è tenuto a compiere. |B5 Oltre che

in senso peggiorativo, l'estensione giudiziale, ex 4o co. art. in esame, al beneficiario dell'amm. di s. del

regolamento normativo previsto per l'interdetto o l'inabilitato può tradursi anche in particolari concessioni

tendenti a ridurre quella che altrimenti sarebbe l'area dell'incapacità del soggetto. Così, dovrà ritenersi che,

come l'inabilitato ex art. 425, anche il beneficiario possa essere ammesso a continuare l'esercizio di

un'impresa commerciale; con la differenza, peraltro, che in tal caso la relativa autorizzazione, stante la

competenza del giud. tut. a pronunciare il decreto di apertura dell'amm., nonché tutti i provvedimenti

successivi, spetterà al giud. stesso e non invece al trib. |B5 Per quanto attiene, poi, alla tematica relativa alle

disp. codicistiche in cui compare un generico riferimento all'incapacità, il problema se le stesse debbano

intendersi estese, ora, all'amm. di s. va affrontato alla luce dell'inquadramento sistematico del nuovo istituto.

Così, quando si neghi - secondo la prospettiva qui seguita (v. retro, sub art. 409, II) - che l'apertura dell'amm.

di s. determini l'acquisto, da parte del beneficiario, di una specifica qualità soggettiva (come invece accade

nell'interdizione e nell'inabilitazione), bisognerà assumere che, di fronte a disp. come, ad es., l'art. 2034,

operi il criterio ermeneutico secondo il quale esse, almeno tendenzialmente, devono intendersi avere

riguardo (a parte le persone di età minore) soltanto all'interdetto e all'inabilitato. La qual cosa non esclude,

d'altronde, che sia pur sempre necessario valutare se l'atto concretamente posto in essere dal beneficiario

rientri nell'area dell'incapacità segnata dal decreto istitutivo dell'amm. di s.: quando si tratti così, per rimane

all'es. precedente, dell'adempimento di una obbl. nat., alla fattispecie risulterà applicabile il cpv. dell'art. 412,

se il cennato accertamento si concluda in senso positivo; laddove, nell'ipotesi opposta, l'atto dovrà

considerarsi valido, salvo che non si ricada nella previsione dell'art. 428. |B5 Ancora, capace di disporre dei

diritti su cui è sorta controversia, ai sensi dell'art. 1966, dovrà intendersi il beneficiario dell'amm. di s. tutte le

volte in cui nell'area della sua incapacità non siano da considerare compresi gli atti relativi ai suddetti diritti:

si pensi al caso in cui il beneficiario sia privato della capacità rispetto agli atti concernenti un dato bene,

mentre la transazione si riferisca a diritti che attengono ad un bene diverso (quando l'ambito dell'incapacità

venga delineato, invece, avendo riguardo ad una categoria generale di atti - ad es., tutti quelli di straordinaria

amministrazione - occorrerà valutare se in concreto il negozio transattivo sia riconducibile alla categoria

stessa). |B5 Capace di contrattare, ai sensi dell'art. 2029, sarà da ritenere, poi, il beneficiario dell'amm. di

sostegno, allorché l'affare gerito non rientri nell'oggetto dell'amm., quale risulta determinato dal decreto di cui

all'art. 405. |B5 Nonostante, infine, il tenore specifico della formula normativa recata dall'art. 774, la quale

parrebbe prestarsi a comprendere, ora, anche l'ipotesi dell'amm. di s., sembra di poter dire che il problema

della sussistenza della capacità a donare del beneficiario debba risolversi caso per caso, alla luce del

principio, accolto nel 1o co. dell'art. 409, secondo cui per tutto ciò che non rientra nell'oggetto dell'amm. la

capacità d'agire è da intendere conservata. |B5 La tendenziale non estensibilità al nuovo istituto delle disp.

che contengono un generico riferimento all'incapacità d'agire non esclude, d'altra parte, che talvolta possa

apparire giustificato l'accoglimento di un'interpretazione alla cui stregua anche il beneficiario dell'amm. di s.

sia incluso, per gli effetti di un determinato disposto normativo, tra i soggetti incapaci. Così, se è vero che la

ratio dell'art. 1445, nella parte in cui non fa mai salvi i diritti dei terzi subacquirenti quando l'annullamento

dipenda da incapacità legale, consiste anche nel fatto che per le sentenze di interdizione e inabilitazione è

contemplata la duplice forma di pubblicità di cui all'art. 423, non v'è ragione di considerare non compresa,

3

ora, nella formula dello stesso art. 1445 anche l'amm. di s., la quale è assistita, ex art. 405, 7o e 8o co., da

misure pubblicitarie equivalenti a quelle previste per i tradizionali istituti di protezione degli incapaci.

412

Atti compiuti dal beneficiario o dall'amministratore di sostegno in violazione di norme di legge o

delle disposizioni del giudice. Gli atti compiuti dall'amministratore di sostegno in violazione di disposizioni

di legge, od in eccesso rispetto all'oggetto dell'incarico o ai poteri conferitigli dal giudice, possono essere

annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi

ed aventi causa. Possono essere parimenti annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del

beneficiario, o dei suoi eredi ed aventi causa, gli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione

delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l'amministrazione di sostegno. Le

azioni relative si prescrivono nel termine di cinque anni. Il termine decorre dal momento in cui è cessato lo

stato di sottoposizione all'amministrazione di sostegno.

Gli atti dell'amministratore. |B5 Per "atti compiuti dall'amministratore di sostegno in violazione di

disposizioni di legge" devono intendersi quelli che siano stati posti in essere senza le prescritte

autorizzazioni. Al riguardo, va tenuto presente che, ai sensi dell'art. 411, 1o co., all'amm. di s. risultano

applicabili in particolare gli artt. 374 e 375: sicché, sancendo l'annullabilità dell'atto compiuto dall'amminist.

per il caso in cui le autorizzazioni da essi previste non siano state richieste o comunque ottenute, l'art. in

comm. non fa che confermare la conseguenza giuridica già contemplata dall'art. 377 (laddove occorre però

osservare che, differentemente da ciò che è previsto da tale ultima disp., tra i legittimati all'esercizio

dell'azione di annullamento, per il caso in cui l'atto sia compiuto dall'amminist. di sost. in violazione di

disposizioni di legge, è compreso anche il pubblico ministero). |B5 L'interpretazione dell'inciso del 1o co., ove

si parla di atti posti in essere dall'amminist. "in eccesso rispetto all'oggetto dell'incarico o ai poteri conferitigli

dal giudice" è correlata alla constatazione che al giudice è rimesso, nella fase dell'emanazione del decreto

ex art. 405, da un lato di delimitare l'ambito dei comportamenti giuridicamente rilevanti rispetto ai quali il

beneficiario subisce l'ablazione della capacità d'agire; dall'altro di optare, relativamente agli atti compresi

nell'area dell'incapacità (e qui prescindendo da quelli c.d. personalissimi), per l'affidamento all'amminist. del

potere rappresentativo ovvero di una funzione di mera assistenza. Così, quando i limiti dell'area suddetta

vengano indicati attraverso il riferimento ad una o più categorie generali e il contenuto del potere di

rappresentanza attribuito all'amminist. - allorché, appunto, il giudice scelga l'amm. sostitutiva - sia

determinato in modo corrispondente (ad es., "Tizio non potrà compiere alcuno degli atti appartenenti alla

straordinaria amministrazione, essendo sostituito, quanto a tali atti, dall'amministratore Caio"), l'oggetto

dell'incarico risulterà coincidente con l'oggetto dell'amm. (v. supra, sub art. 405, II) e il compimento, poi, di

ciascun singolo atto affidato all'amminist. richiederà, onde l'atto stesso sia valido, che venga ottenuta

l'autorizzazione giudiziale di cui ai già menzionati artt. 374-375. D'altra parte, sono certamente ipotizzabili

casi nei quali (sempre tralasciando i c.d. atti personalissimi) tale coincidenza dell'oggetto dell'incarico con

l'oggetto dell'amm. non è invece riscontrabile: si pensi all'eventualità che, essendo composto il patrimonio

del beneficiario di un solo bene di valore apprezzabile, nel decreto si preveda che su di esso il beneficiario

non possa compiere alcun atto di disposizione, contestualmente attribuendosi all'amminist. il potere di

vendere il bene medesimo quando ciò appaia necessario per far fronte alle esigenze economiche del

soggetto sottoposto all'amm. di s. e comunque per un prezzo non inferiore a quello corrente nel momento

della vendita. In tal caso, tutti gli atti dispositivi compiuti personalmente dal beneficiario sul bene in questione

(in quanto posti in essere da un incapace) saranno annullabili, benché non tutti gli atti medesimi rientrino

nell'oggetto dell'incarico affidato all'amminist.: un tale incarico nella specie riguarda, infatti, solo un tipo

particolare di negozio dispositivo (la compravendita), oltre a potersi dire assistito dal potere di

rappresentanza unicamente a condizione che il prezzo pattuito con il compratore non risulti inferiore a quello

di mercato. Ma se dunque la coincidenza tra l'area dell'incapacità e l'oggetto dell'incarico assegnato

all'amministratore-rappresentante non costituisce un tratto essenziale dell'istituto dell'amm. di s. (e ciò a

prescindere, come ancora si ripete, dai c.d. atti personalissimi), proprio con riguardo ai casi in cui detta

coincidenza appare far difetto sembra di poter ritenere operante il 1o co. dell'art. in comm., nella parte in cui

stabilisce che annullabili siano gli atti compiuti dall'amminist. "in eccesso rispetto all'oggetto dell'incarico".

Tale disposto normativo si presta ad essere inteso, vale a dire, nel senso che annullabili siano gli atti

dell'amminist. che, nel risultare esorbitanti rispetto all'oggetto dell'incarico affidatogli, al tempo stesso

rientrino, però, nel novero di quelli rispetto a cui il beneficiario ha perduto la capacità. Così, circa la

fattispecie poc'anzi ipotizzata, bisognerà concludere che, mentre annullabile sarebbe un qualsiasi negozio,

relativo al bene contemplato nel decreto ex art. 405, diverso dalla compravendita, privi di efficacia

dovrebbero invece giudicarsi gli atti dell'amminist. che non avessero alcuna attinenza con il bene medesimo.

Ed è sempre prendendo ad esempio detta fattispecie, poi, che può intendersi il senso dell'inciso secondo cui

annullabili sono da considerare altresì gli atti compiuti dall'amminist. di sostegno, i quali risultino eccedenti

rispetto "ai poteri conferitigli dal giudice": colpita da annullabilità, quando il decreto istitutivo dell'amm. di s.

4

abbia appunto il contenuto sopra ipotizzato, sarà infatti anche la compravendita stipulata dall'amminist. per

un prezzo inferiore al valore di mercato del bene.

Gli atti compiuti personalmente dal beneficiario. |B5 Nella categoria degli atti compiuti personalmente dal

beneficiario "in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce

l'amministrazione di sostegno" si devono intendere compresi, trattandosi di amministrazione sostitutiva, tutti

gli atti ricadenti nell'area dell'incapacità, quale risulta segnata dal decreto ex art. 405 (o dai successivi

provvedimenti ex art. 407, 4o co.); trattandosi, invece, di mera amministrazione di assistenza, gli atti, sempre

rientranti nell'area suddetta, che il beneficiario abbia posto in essere senza il consenso dell'amminist. ovvero

in difetto delle prescritte autorizzazioni giudiziali (sotto questo aspetto, il cpv. dell'art. in comm. ha un

contenuto omologo a quello dell'art. 396). |B5 Il nuovo istituto, si presta a creare non poche difficoltà sul

fronte dell'affidamento dei terzi e dunque sotto il profilo della sicurezza nel traffico giuridico. Se infatti i

presupposti per l'accesso alle tradizionali forme di tutela rappresentate dall'interdizione e dall'inabilitazione

rimandano a condizioni personali, le quali sono in genere sufficientemente gravi da consentire al terzo il

riconoscimento de visu dell'inidoneità della controparte alla cura dei propri interessi, non altrettanto può dirsi,

invece, con riguardo all'amm. di s.: la quale (v. retro, sub art. 404, I), non richiedendo la sussistenza di una

vera e propria infermità mentale, è destinata a far fronte anche a situazioni di inettitudine soggettiva

eventualmente radicate in forme di disagio psichico o di indebolimento delle facoltà intellettive che il terzo

potrebbe non essere affatto in grado di percepire. |B5 Per altro verso, quando pure il terzo avesse contezza

della sottoposizione della propria controparte ad amm. di s., ciò ancora non gli sarebbe sufficiente a formarsi

un giudizio circa la validità dell'atto compiuto o da compiere. A differenza di quanto accade per l'interdizione

e l'inabilitazione, non è infatti la legge a determinare una volta per tutte l'area dell'incapacità del beneficiario,

questa essendo invece delineata caso per caso dal giud. tut. mediante il decreto di apertura dell'amm.: sarà

dunque soltanto l'esame del contenuto di tale decreto a poter chiarire ogni dubbio (cfr. art. 49 bis disp. att. e

trans.).

413

Revoca dell'amministrazione di sostegno. Quando il beneficiario, l'amministratore di sostegno, il

pubblico ministero o taluno dei soggetti di cui all'art. 406, ritengono che si siano determinati i presupposti per

la cessazione dell'amministrazione di sostegno, o per la sostituzione dell'amministratore, rivolgono istanza

motivata al giudice tutelare. L'istanza è comunicata al beneficiario ed all'amministratore di sostegno. Il

giudice tutelare provvede con decreto motivato, acquisite le necessarie informazioni e disposti gli opportuni

mezzi istruttori. Il giudice tutelare provvede altresì, anche d'ufficio, alla dichiarazione di cessazione

dell'amministrazione di sostegno quando questa si sia rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del

beneficiario. In tale ipotesi, se ritiene che si debba promuovere giudizio di interdizione o di inabilitazione, ne

informa il pubblico ministero, affinché vi provveda. In questo caso l'amministrazione di sostegno cessa con la

nomina del tutore o del curatore provvisorio ai sensi dell'art. 419, ovvero con la dichiarazione di interdizione

o di inabilitazione. 5


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Appunti di Diritto privato per l'esame del professor Cafaggi sulle norme applicabili all'amministrazione di sostegno, la revoca amministratore sostegno. Vengono esaminati anche gli atti compiuti dal beneficiario o dall'amministratore di sostegno in violazione di norme di legge o delle disposizioni del giudice, l'interdizione, l'inabilitazione, l'incapacità naturale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Cafaggi Fabrizio.

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