Ambivalenza dell'uso di temi popolari e le scuole nazionali
Alla fine dell'800 la musica colta imbocca la via del nazionalismo e dell'esotismo esaltando le proprie radici (folklore autoctono) o guardando altrove (folklore "altro"). Il rapporto tra musica colta e "altra" c'è sempre stato, ma solo con Debussy si mette in discussione la propria cultura e il proprio linguaggio; il confronto con l' "altro" lo costringe a rivedere la propria realtà linguistica. Debussy e Schoenberg sono due musicisti che più degli altri indicano strade nuove, il primo guardando lontano e il secondo scavando dentro il linguaggio popolare occidentale.
Il romanticismo e il folklore
All'inizio dell'800, durante il Romanticismo, si guarda anche al folklore di altri paesi che viene "citato" senza perdere la propria identità (questa sorta di piccolo cosmopolitismo non è una novità perché i polifonisti fiamminghi, ad esempio, usavano lo stile italiano e nelle corti rinascimentali le musiche spesso accennavano ad "altri mondi"). Gli stereotipi, però, erano spesso usati per marcare le differenze ridicolizzando l'altro. I romantici tedeschi erano molto nazionalisti ma nelle citazioni preferivano guardare al Nord (tradizioni celtiche, irlandesi, scozzesi con paesaggi brumosi) o al Sud (la Spagna e l'Italia con i loro paesaggi solari. Non dimentichiamo che Goethe amava moltissimo l'Italia).
Ricordiamo le due Sinfonie di Mendelssohn "Scozzese" e "Italiana" (in quest'ultima, composta nel 1833, il 4° movimento è una Tarantella), il "Capriccio spagnolo" (Alborada) di Korsakov del 1887 con accenni di temi originali galiziani, ed infine di Ciaikovski il "Capriccio italiano", alcuni brani dell'Album della gioventù per pianoforte, la "Danza araba" e la "Danza cinese" della Suite dello Schiaccianoci (tratta dal sogno infantile sotto un albero di Natale della fiaba di Hoffman). In tutti questi brani non ci sono musiche arabe, cinesi, italiane ecc., ma solo colore ed atmosfera.
Consolidamento del rapporto tra musica colta e musica "altra"
Alla fine dell'800 si consolida il rapporto tra musica colta e musica "altra", costringendo il musicista a rivedere la propria identità e l'origine del proprio linguaggio (nascono in questo periodo lo storicismo musicale e le Scuole Nazionali). Il riferimento al folklore autoctono è molto ricco e fa nascere l'equivoco delle scuole nazionali che non furono scuole vere e proprie perché i musicisti agiscono indipendentemente e non sotto istruzione, non furono veramente nazionali in quanto non nascono per spirito patriottico o per affermare la grandezza della nazione di appartenenza. Erano scuole periferiche rispetto al centro culturale e musicale del tempo, la Germania, ecco perché furono definite "nazionali". Le più importanti furono quelle ungherese, boema, scandinava, russa, balcanica, spagnola.
La scuola scandinava
Ricordiamo in particolare la scuola scandinava che esalta l'amore per la natura e gli affetti come avviene nelle celebri "Due melodie" op.53 per pianoforte di Grieg composte nel 1890, dove si riprendono temi popolari norvegesi, mentre nelle "Due melodie" op.63 del 1895 il tema e il ritmo popolari hanno un'armonizzazione più vicina allo stile tedesco più cromatico e complesso armonicamente. Il brano più significativo è però il poema sinfonico "Norvegia" in modo lidio (in Fa con quarta aumentata simile alla melodia del pastorello del 3° atto dell'opera "Tosca" di Puccini).
Influenza dei cambiamenti culturali
Come sappiamo, la situazione culturale di un paese si modifica a causa anche di motivazioni politiche, economiche e sociali e la musica ne è investita in prima linea.
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