Nutrizione
umana
UNIPR III° anno
A.A. 2018/2019
Corso: scienze e tecnologie
alimentari NUTRIZIONE UMANA
LE BASI CONCETTUALI DELLA NUTRIZIONE 4
Cenni di fisiologia 7
ACQUA COME “NUTRIENTE” ESSENZIALE 12
Apporti d’acqua 13
Alterazione dello stato di idratazione 14
Fabbisogno di acqua 15
CENNI DI ANATOMIA E FISIOLOGIA DEL SISTEMA CARDIOCIRCOLATORIO18
CENNI DI ANATOMIA E FISIOLOGIA DELL’APPARATO DIGERENTE UMANO20
Cavo orale 22
Esofago 22
Stomaco 23
Fasi della digestione gastrica 25
Intestino tenue 28
Intestino crasso 31
Fegato 32
Pancreas 36
MACRODIGESTIONE E ASSORBIMENTO 40
Carboidrati 40
Lipidi 44
Proteine 48
ETANOLO E BEVANDE ALCOLICHE 52
Effetti negativi del consumo di etanolo 55
FIBRA ALIMENTARE 59
VITAMINE e MINERALI 63
Vitamine liposolubili 64
Vitamine idrosolubili 70
Minerali 82
I MACRONUTRIENTI: CARATTERISTICHE, SIGNIFICATO E QUALITA’ 95
Le proteine 95
I carboidrati 100
I lipidi 103
EPIDEMIOLOGIA NUTRIZIONALE E METODI DI STUDIO DEL RAPPORTO DIETA-
SALUTE 111
Percorso di una ricerca scientifica 115
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Enrico Masotto NUTRIZIONE UMANA
NUTRIZIONE
LE BASI CONCETTUALI DELLA NUTRIZIONE
Qualsiasi organismo vivente è formato da composti chimici
inorganici (minerali) ed organici (a base di carbonio,
idrogeno ed ossigeno). Per lo sviluppo ed il mantenimento
dell’organismo tali composti devono essere introdotti con
gli alimenti, inoltre le funzioni vitali richiedono l’impiego di
energia chimica. Per ottenere energia l’organismo utilizza
(ossida) composti organici, anch’essi contenuti negli
alimenti, mediante complesse reazioni biologiche, l’insieme
delle quali prende il nome di metabolismo.
Dal punto di vista energetico il nostro organismo si è
evoluto in maniera brillante: se si ossidasse una molecola di
glucosio solamente mediante combustione, questa
richiederebbe un’elevata energia di attivazione per la
reazione diretta, portando la temperatura a valori non
compatibili con la vita umana. L’evoluzione ha portato
quindi a dividere la reazione di ossidazione del glucosio
mediante tante piccole reazioni con energia di attivazione
ridotta, in modo tale da rendere le condizioni di reazione
compatibili con la vita umana: questo viene reso possibile
grazie alla presenza di enzimi che catalizzano le diverse
reazioni. Gli alimenti forniscono sia energia che componenti
strutturali. La fisiologia è lo studio di come funzionano gli organismi
viventi, come si alimentano, come si muovono, come si
adattano ai cambiamenti e come si riproducono.
I processi vitali sono basati sulle leggi della chimica e
della fisica. Molti di questi processi sono comuni a tutti
gli organismi ma altri sono altamente specifici.
Affinché un alimento o qualsiasi materiale diverso dagli
alimenti possa definirsi “interno all’organismo”, questo
deve superare necessariamente una barriera cellulare, ovvero degli epiteli (strati monocellulari che
separano l’interno di un organo dall’esterno o da un tessuto).
La valigetta rappresenta a pieno il rapporto tra l’esterno e l’interno dell’organismo, ovvero la
ripartizione del nostro organismo, dove nessun alimento può essere definito interno all’organismo
fino a quando non passa una barriera rappresentata dalle frecce. L’attraversamento delle
membrane è cruciale per il funzionamento dell’organismo. Si può definire quindi che all’interno
dell’organismo si ha un coordinamento tra apparati. ! 4
Enrico Masotto NUTRIZIONE UMANA
Per OMEOSTASI si intende il
mantenimento della composizione (e
del volume e della temperatura) dei
comportamenti interni all’organismo
dentro a limiti ben definiti.
Le variabili cruciali per la fisiologia
devono essere contenute all’interno
di un range più o meno elastico, e
non è data solamente da un valore
univoco. Si tratta, ad esempio, di tutti
i composti solubilizzati nel sangue
(glucosio, trigliceridi, …), il pH del
sangue e dello stomaco, la frequenza
cardiaca, la temperatura corporea, …
L’omeostasi, in altre parole, è la
tendenza naturale al mantenimento di
un relativo stato di equilibrio interno
delle proprietà chimico-fisiche di un qualsiasi organismo vivente. I meccanismi omeostatici nella
fisiologia umana sono necessari per il mantenimento della vita perché permettono di mantenere
alcuni parametri dell’organismo entro limiti accettabili anche al variare delle condizioni esterne,
attraverso precisi meccanismi auto-regolatori. Il sistema omeostatico si basa su quattro principali
componenti, che assieme prendono il nome di meccanismo a feedback, cioè retroazione o anche
reazione o risposta. Si parla di:
Stimolo: è il cambiamento nell’equilibrio dell’organismo. Ad esempio il picco glicemico che si
• verifica dopo un pasto, o l’abbassamento della temperatura corporea quando l’organismo è
esposto al freddo, o la diminuzione della tensione di ossigeno nel sangue;
Recettore: ha il compito di percepire le condizioni esterne e interne, ad esempio la
• temperatura, la pressione arteriosa, la concentrazione di una data molecola nel sangue;
Centro di controllo: riceve l’informazione dal recettore, confronta tale valore con quello
• ottimale e decide come comportarsi, mettendo in funzione sistemi per aumentare lo specifico
valore se è troppo basso o per abbassarlo se troppo alto. Il sistema nervoso, nella sua interezza,
è il livello più elevato di controllo sull’omeostasi;
Effettore: esegue quello che gli viene ordinato dal centro di controllo. Una ghiandola endocrina
• è un esempio di effettore, che rilascia ormoni specifici in risposta all’ordine ricevuto dal centro
di controllo.
Per fare questo, l’organismo ha sviluppato una serie di strategie in modo tale che nel momento in
cui una di queste variabili varia, venga riportata all’interno del valore ottimale (come una sorta di
sistema tampone) mediante adattamenti immediati sia mediante adattamenti a lungo termine.
Ad esempio, il glucosio ematico deve essere pari a circa 4-5 mmol/litro in condizioni di digiuno,
ed aumenta nel momento in cui si consuma un pasto. La glicemia non può stare per tempi elevati
al di fuori di questo valore, e per questo si attiva un meccanismo (insulina) che permette il
raggiungimento dei valori ottimali. Tale meccanismo, l’organismo, lo attiva anche al
raggiungimento di valori inferiori, mediante la glicogenolisi e gluconeogenesi (con la secrezione
di glucagone).
In realtà questo meccanismo appena spiegato è noto come “feedback negativo”, dove due
processi distinti lavorano non simultaneamente per riportare all’equilibrio un determinato valore. Il
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feedback negativo è il sistema di retroazione principale di tutta l’omeostasi e consente di
produrre un cambiamento opposto allo stimolo iniziale, facendo sì che il prodotto finale di un
processo inibisca il processo stesso, ciò significa che all’aumentare dello stimolo iniziale, il
prodotto finale tende a diminuire (i due fattori sono inversamente proporzionali). La retroazione
negativa è il feedback più diffuso nel nostro corpo perché permette, ad un valore che si sta
troppo alzando o abbassando, di tornare a livelli medi e normali. Questa regola vale non solo nel
corpo umano, ma anche nei circuiti elettrici.
Si parla di feedback negativo o retroazione negativa o negative feedback quando in un sistema il
segnale di uscita retroagisce sottraendosi parzialmente al segnale di ingresso e contrastando gli
effetti di quest’ultimo.
I limiti di questo meccanismo sono che spesso e volentieri “over-correggono” la variabile, ovvero
il controllo a feedback negativo inizia dopo che la variabile è stata disturbata e la correzione è
dimensionata al segnale di errore (correzione incompleta). L’overcorrezione è quindi l’oscillazione
della variabile controllata.
Il feedback positivo è il contrario del negativo poiché consente di accelerare o intensificare un
processo in seguito agli stimoli ricevuti, ciò significa che all’aumentare dello stimolo iniziale, il
prodotto finale tende ad aumentare (come in un “circolo vizioso”: i due fattori sono direttamente
proporzionali). E’ meno diffuso del feedback negativo. Come intuibile, qualsiasi circuito a
feedback positivo è potenzialmente mortale se non interrotto da un qualche segnale, dal
momento che è un circolo vizioso che porta virtualmente qualsiasi situazione fisiologica a livelli
estremi e patologici; fortunatamente i feedback dell’organismo hanno la capacità di
autoregolarsi. La regola del feedback positivo vale non solo nel corpo umano, ma anche nei
circuiti elettrici. Si parla di feedback positivo o retroazione positiva o positive feedback quando in
un sistema il segnale di uscita retroagisce aumentandosi parzialmente al segnale di ingresso ed
aumentando gli effetti di quest’ultimo.
Il controllo feedforward (o anticipatorio) è un meccanismo per il quale la variabile viene corretta
ancora prima che venga modificata (esempi sono la salivazione, la frequenza cardiaca durante
l’attività fisica, la gestione della glicemia assieme al feedback negativo, …). I controlli anticipatori
quindi modificano il valore di riferimento per evitare la correzione di variazioni che sono funzionali
e comunque conosciute dall'organismo. L’ambito di operazione del sistema a feedback è diverso
da quello normalmente considerato.
CENNI DI COMPOSIZIONE CORPOREA
Il corpo umano è costituito in peso da diversi elementi in
composizione differente. I principali costituenti sono i carboidrati, i
grassi, le proteine e gli acidi nucleici. La percentuale di acqua nel
corpo è di circa 60% nell’uomo adulto, mentre è attorno al 50%
nella donna adulta. L’acqua è presente sia in fluidi intra-cellulari 67%
sia in quelli extra-cellulari 26% (presenti rispettivamente nel plasma
e nei fluidi interstiziali).
Essendo noi stessi costituiti di ambiente fortemente acquoso (a
parte alcune zone come le membrane cellulari a carattere
prettamente lipidico), la polarità delle molecole influisce
notevolmente la loro capacità di essere dissolte in tale ambiente. ! 6
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L’acqua corporea, quindi è suddivisa tra:
Fluidi intracellulari (67%)
• Fluidi extracellulari (26%):
•
- Plasma (dentro ai vasi sanguigni) (7%);
- Fluidi interstiziali.
Cenni di fisiologia
La polarità, caratteristica specifica delle molecole organiche e non, serve all’attraversamento delle
membrane cellulari caratterizzate dal doppio strato fosfolipidico.
I metodi di attraversamento delle membrane cellulari sono essenzialmente tre:
Diffusione libera;
• Diffusione facilitata;
• Trasporto attivo.
•
Ciò che differenzia una
membrana cellulare
dall’altra è di fatto la
caratteristica degli acidi
grassi, che possono
essere più o meno
saturi: se sono molto
saturi allora non vi sono
gradi di libertà di
“bending”, ovvero non
si possono ripiegare
con elevata flessibilità;
se vi è una o più
instaurazioni allora
l’angolazione di
movimento che ha la
molecola è maggiore e
quindi è più fluida.
Le membrane troppo rigide non ospitano volentieri proteine di membrana e quindi non sono
funzionali, così come le membrane troppo fluide (entrambe in eccesso): questo descrive la fluidità
di membrana come una delle variabili che devono rimanere all’interno di un range ben
definito.
Il colesterolo aumenta la fluidità delle membrane, ma in eccesso è un fattore di rischio come
marker circolatorio: questo però non ne riduce la sua importanza nel corpo umano come
precursore per la formazione di ormoni e nel garantire la fluidità di membrana.
La membrana ospita proteine di vario tipo, e dal punto di vista nutrizionale sono cruciali in quanto
permettono il trasporto dei nutrienti dall’ambiente extracellulare a quello intracellulare.
I sei tipi di proteine di membrana sono:
Proteine di trasporto: specifici ioni ed un certo numero di molecole polari non possono
• attraversare le membrane cellulari da sole. Tuttavia, queste sostanze idrofile possono evitare il
contatto con il doppio strato lipidico grazie alla presenza di proteine di trasporto che ! 7
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attraversano tutto lo spessore della membrana. Alcune proteine di trasporto come le proteine
canale (a) svolgono la loro funzione formando un
canale idrofilo utilizzato come un tunnel da
alcune molecole o ioni monoatomici per
attraversare la membrana. In certe cellule, per
esempio, l’attraversamento di membrana da
parte delle molecole di acqua è notevolmente
facilitato dalla presenza di proteine canale note
come acquaporine. Il glucosio, ad esempio, per
entrare nella cellula non può penetrare direttamente, in quanto molecola polare. La proteina
canale determina dunque un notevole aumento della velocità di trasporto. Altre proteine di
trasporto note come trasportatori o Carrier (b) racchiudono la specie che deve essere
trasportata al loro interno, e grazie a un cambiamento conformazionale, la trasferiscono sull’altro
lato della membrana;
Proteine ad attività enzimatica: una proteina presente nella membrana può essere un enzima
• con il sito attivo esposto verso le sostanze nella soluzione adiacente. In alcuni casi molti enzimi
di membrana agiscono come una “squadra” che catalizza reazioni in
sequenza di uno specifico pathway metabolico;
Recettori: sono proteine ospitate nella membrana citoplasmatica e hanno la
• capacità di legare specificatamente una molecola (ligando) reagendo a
questa interazione. Quando il recettore interagisce con il proprio ligando
(presente in ambiente extracellulare), cambia la sua conformazione e
guadagna la capacità di catalizzare una reazione in ambiente intra-membrana
(esempio il recettore per l’insulina). I ligandi sono a loro volta proteine, ma
anche ormoni di natura non proteica;
Proteine di membrana che servono alla giunzione tra due membrane
• adiacenti: sono proteine in grado di tenere le cellule dell’epitelio congiunte
tra di loro (mantengono adese una cellula all’altra). Sono essenziali per il
mantenimento della separazione tra l’esterno e l’interno nonché per il
mantenimento del controllo. Quando l’organismo evolve da feto ad adulto
queste proteine evitano che le cellule neo-replicate vadano in giro per
l’organismo ma rimangano in una regione definita;
Proteine per il riconoscimento cellula-cellula: è una caratteristica del sistema immunitario, ma
• è poco rilevante dal punto di vista nutrizionale. Diverse glicoproteine presentano dei gruppi
che vengono direttamente riconosciuti da altre proteine di membrana presenti su altre cellule
(richiedono il contatto);
Proteine a funzione di ancoraggio del citoscheltro: mantengono la struttura interna della
• cellula ancorando alla membrana il citoscheltro.
Queste sei categorie sono molto importanti così come il
trasporto attraverso membrana. I meccanismi che queste
cellule utilizzano per dare origine allo scambio di molecole o
ioni tra un ambiente e l’altro possono essere differenti. In
particolare ritroviamo:
Diffusione semplice: le molecole possiedono energia
• termica, dovuta al loro moto costante. Una conseguenza di
questo moto è la diffusione, ovvero la tendenza delle ! 8
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molecole di una qualsiasi sostanza a disperdersi nello spazio disponibile. Sebbene ciascuna
molecola si muova in modo casuale, lo spostamento dell’intera popolazione di molecole può
avvenire in una direzione precisa. Per comprendere le modalità di tale processo, è opportuno
immaginare una membrana artificiale che separi un recipiente in due parti, una che contenga
acqua pura e l’altra in soluzione acquosa di un colorante. A quel punto, si stabilirà una
condizione di equilibrio dinamico, in cui il numero di molecole di colorante che attraversa la
membrana nei due sensi nell’unità di tempo è lo stesso. È ora possibile enunciare una semplice
regola che guida la diffusione: in assenza di altre forze, una sostanza diffonderà dalla zona in cui
è più concentrata verso quella in cui è meno concentrata. In altri termini, ciascuna sostanza
diffonderà seguendo il proprio gradinate di concentrazione, la regione in cui la densità di una
sostanza chimica aumenta o diminuisce. Affinché ciò avvenga non è necessario alcun tipo di
lavoro: la diffusione è dunque un processo spontaneo che non richiede alcun dispendio
energetico. La maggior parte degli spostamenti molecolari avviene per diffusione. La diffusione
di una sostanza attraverso una membrana biologica viene detto trasporto passivo o diffusione
semplice perchè la cellula non consuma energia in questo processo;
Diffusione facilitata: numerose molecole polari e ioni non sono in grado di attraversare
• liberamente il doppio strato lipidico e diffondono passivamente grazie all’aiuto di proteine di
trasporto inserite nella membrana. Questo fenomeno è noto come diffusione facilitata. I due
casi sono quelli delle proteine di trasporto viste prima, i “canali” ed i “carriers”. Il Carrier è una
proteina che presenta un sito specifico per un suo substrato. Quando la molecola incontra
causalmente il sito attivo, la molecola si lega mediante legami o interazioni deboli, p
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