Lezioni di algebra lineare: II Parte
6. Gli spazi vettoriali associati a una matrice
Definizione 1. Un sistema di equazioni lineari si dice omogeneo se la sua colonna dei termini noti è nulla. Altrimenti si dice non omogeneo.
Proposizione 1. L'insieme delle soluzioni di un sistema lineare omogeneo in m incognite è uno sottospazio vettoriale di R.
Dimostrazione. Un sistema omogeneo è di tipo Mx = 0, dove M, la matrice dei coefficienti, è n × m se m è il numero delle incognite e n il numero delle equazioni. Le soluzioni del sistema sono i v tali che Mv = 0. Per dimostrare che l'insieme di queste soluzioni è un sottospazio vettoriale di R, utilizziamo le proprietà delle operazioni tra matrici enunciate nella Proposizione 2 del Paragrafo 2. Se v, v0 sono soluzioni, allora M(v + v0) = Mv + Mv0 = 0 + 0 = 0, quindi anche v + v0 è una soluzione. Inoltre, se λ ∈ R, allora M(λv) = λ(Mv) = λ0 = 0, quindi anche λv è una soluzione.
Definizione 2. Spazio nullo, spazio delle colonne e spazio delle righe di una matrice. Sia M una matrice reale n×m. A M associamo i tre spazi vettoriali seguenti:
- N(M) (spazio nullo di M): il sottospazio vettoriale di Rm costituito dall'insieme delle soluzioni del sistema omogeneo Mx = 0.
- C(M) (spazio delle colonne di M): il sottospazio vettoriale di Rn generato dalle colonne di M.
- R(M) (spazio delle righe di M): il sottospazio vettoriale di Rm generato dalle righe di M (qui vediamo come lo spazio dei vettori riga a m componenti reali).
Ricordando le proprietà del prodotto di una matrice per un vettore colonna, otteniamo che: C(M) = {v | v ∈ N(C(M))}.
Proposizione 2. Sia M una matrice n × m, N = N(M), C = C(M). Allora dim N = m - dim C, cioè: la dimensione dello spazio nullo è uguale al numero delle colonne meno la dimensione dello spazio delle colonne.
Dimostrazione. Studiamo prima l'enunciato nei due casi limite: dim N = 0 e dim N = m (entrambi sono possibili, inoltre dim N non può essere maggiore di m perché è un sottospazio di Rm).
Nel primo caso N = {0}, quindi l'unica soluzione di Mx = 0 è il vettore nullo di Rm. Questo vuol dire che l'unica combinazione lineare di colonne di M che è uguale al vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli, cioè che le colonne di M sono linearmente indipendenti. Essendo per definizione un insieme di generatori di C, esse sono quindi una base di C e quindi dim C = m.
Nel secondo caso N = Rm, cioè Mv = 0 per ogni v ∈ Rm. Questo vuol dire che tutte le combinazioni lineari di colonne di M sono nulle e quindi che tutte le colonne di M sono nulle. Perciò C = {0} e dim C = 0.
Ora supponiamo di non essere nei due casi limite, fissiamo una base BN di N e supponiamo |BN| = k, così che dim N = k. La tesi equivale a dim C = m - k.
N è un sottospazio vettoriale di Rm, quindi possiamo completare BN a una base BRm di Rm, aggiungendo m - k vettori linearmente indipendenti:
- BRm = BN ∪ {v1, ..., vm-k}.
Per costruzione Rm = Span{v1, ..., vm-k}. Questo vuol dire che:
Span{v1, ..., vm-k} ∩ N = {0},
e inoltre, ogni v ∈ Rm è una somma di tipo:
v = u + λ1v1 + ... + λm-kvm-k,
con u ∈ N e λi ∈ R. Moltiplicando M per v e utilizzando le proprietà del prodotto di matrici e il fatto che Mu = 0, si ottiene:
Mv = Mu + M(λ1v1 + ... + λm-kvm-k) = λ1Mv1 + ... + λm-kMvm-k.
Poiché C è l'insieme di tutti gli Mv con v ∈ Rm, abbiamo ottenuto che:
- {Mv1, ..., Mvm-k} è un insieme di generatori di C.
Per concludere ci basta dimostrare che {Mv1, ..., Mvm-k} è linearmente indipendente, così avremo trovato una base di C con m - k elementi.
L'insieme è linearmente indipendente, perché se λ1Mv1 + ... + λm-kMvm-k = 0, allora M(λ1v1 + ... + λm-kvm-k) = 0, cioè λ1v1 + ... + λm-kvm-k ∈ N.
Come abbiamo osservato sopra, questo implica che λ1v1 + ... + λm-kvm-k = 0, e poiché sono linearmente indipendenti, che i λi sono tutti nulli.
Teorema e definizione
Sia M una matrice reale. Vale l'uguaglianza dim C(M) = dim R(M). La dimensione dello spazio delle colonne (e di quello delle righe) di M si chiama rango di M e si denota con rk M.
Il teorema è chiaramente vero quando M è la matrice nulla, perciò per il resto di questo paragrafo supporremo che M sia non nulla. Premettiamo alla dimostrazione due osservazioni basilari. Prima di leggerle riguardate il Paragrafo 5, in particolare l'algoritmo di riduzione a scala di una matrice e le operazioni (1) e (2) sulle righe, che chiameremo operazioni elementari di riga.
Osservazioni
1. Se M0 è ottenuta da M con operazioni elementari di riga, allora R(M0) = R(M). Questo è immediato perché le righe di M0 sono combinazioni lineari delle righe di M, quindi R(M0) ⊆ R(M), ma anche le righe di M sono combinazioni lineari delle righe di M0, e quindi R(M) ⊆ R(M0). In particolare, se S è una matrice a scala ottenuta da M mediante eliminazione di Gauss, allora R(S) = R(M).
2. Se M0 è ottenuta da M con operazioni elementari di riga, allora N(M0) = N(M). Anche questo è immediato perché le operazioni elementari di riga sulla matrice del sistema Mx = 0 non cambiano le soluzioni del sistema. In particolare, se S è una matrice a scala ottenuta da M mediante eliminazione di Gauss, allora N(S) = N(M).
3. Le operazioni elementari di riga in generale cambiano lo spazio delle colonne di una matrice. Però vale il fatto seguente: Se M0 è ottenuta da M con operazioni elementari di riga, allora le relazioni di dipendenza lineare che sussistono tra le colonne di M sono esattamente le stesse che sussistono tra le colonne di M0. Quindi dim C(M0) = dim C(M).
Questo segue dal fatto che le operazioni elementari di riga non cambiano le soluzioni del sistema omogeneo Mx = 0 e dal fatto che le relazioni di dipendenza lineare tra le colonne hanno per coefficienti esattamente le soluzioni non nulle di questo sistema. L'asserzione precedente vale in particolare quando S è una matrice a scala ottenuta da M mediante eliminazione di Gauss.
Dimostrazione del teorema
Riduciamo M ad una matrice a scala S. Per le osservazioni precedenti basta dimostrare che dim C(S) = dim R(S).
Dimostriamo i fatti seguenti:
- (a) Le righe non nulle di S sono una base di R(S).
- (b) Una colonna di S è combinazione lineare delle colonne che la precedono se e solo se non contiene un pivot.
- (c) Le colonne di S che contengono i pivot sono una base di C(S).
Infatti:
(a) Siano S1, ..., Sk le righe non nulle di S. Per definizione S1, ..., Sk sono un insieme di generatori di R(S), quindi dobbiamo solo dimostrare che sono anche linearmente indipendenti. Siano λ1, ..., λk numeri reali tali che λ1S1 + ... + λkSk = 0 e siano p1, ..., pk i pivot di S. Se k = 1, l'asserto (a) è ovvio, quindi supponiamo k > 1. Per ipotesi, la prima componente diversa da 0 di S1 è p1. Consideriamo la colonna di S che contiene p1: questa ha p1 come prima componente e tutte le altre componenti uguali a 0.
S =
| p1 |
| 0 |
| … |
| 0 |
Quindi:
λ1p1 = 0 e, poiché p1 = 0, che λ1 = 0.
Concludiamo per induzione: se sappiamo che λ1 = ... = λi-1 = 0 (1 < i ≤ k), allora λ1S1 + ... + λiSi + ... + λkSk = 0. Ragionando come prima, troviamo che λi = 0.
(b) Siano S1, ..., Sm le colonne di S. Indichiamo con (S) la matrice formata dalle prime i colonne di S (1 ≤ i < m). Ricordiamo l'osservazione fatta alla fine del paragrafo 4: il sistema di matrice completa (A|b) è risolubile se e solo se b è combinazione lineare delle colonne di A. Perciò Si è combinazione lineare di S1, ..., Si-1 se e solo se il sistema di matrice completa (S1, ..., Si) è risolubile. Poiché questa matrice è a scala, questo succede se e solo se essa non ha pivot nell'ultima colonna. Ma questo equivale a dire che Si non ha pivot nella i-esima colonna.
(c) Le colonne di S sono per definizione un insieme di generatori di C(S). Ricordiamo il procedimento di estrazione di una base da un insieme di generatori ordinato: basta scartare dall'insieme i vettori che sono combinazione lineare dei precedenti. Perciò, per (b), scartando le colonne senza pivot otteniamo una base di C(S).
Poiché le righe non nulle di una matrice a scala sono tante quanti i pivot, mettendo insieme (a) e (c) otteniamo che lo spazio delle righe e lo spazio delle colonne di S (quindi di M) hanno la stessa dimensione. Ora la Proposizione 2 si può tradurre così:
Proposizione 2: Enunciato equivalente
La dimensione dello spazio nullo è uguale al numero delle colonne meno il rango.
Altre osservazioni
Le Osservazioni 1 e 3 e i punti (a) e (c) della dimostrazione precedente implicano che:
- 4. Le righe non nulle di S costituiscono una base di R(M).
- 5. Le colonne di M corrispondenti alle colonne di S che contengono i pivot costituiscono una base di C(M).
- 6. In particolare, per una matrice a scala il rango coincide con il numero delle righe non nulle o, equivalentemente, dei pivot. Inoltre, per una matrice qualunque M il rango si può calcolare riducendo M a scala e contando i pivot (o le righe non nulle) della matrice ottenuta.
Esempio
Sia
| 1 | 2 | 0 | 1 |
| 1 | 1 | 1 | 1 |
| -2 | 1 | 4 | 1 |
M:
Mostriamo come:
- (a) Calcolare il rango di M e la dimensione dello spazio nullo di M.
- (b) Determinare una base per ciascuno degli spazi N(M), C(M), R(M).
(a) Riduciamo M a una matrice a scala.
| 1 | 2 | 0 | 1 |
| -1 | -1 | 1 | 0 |
| 0 | 0 | 0 | 0 |
S:
Il rango di S è il numero delle righe non nulle di S e coincide con quello di M, quindi rk M = 2. La dimensione dello spazio nullo è uguale al numero delle colonne meno il rango.
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