ALBRECHT DURER
DüRER E IL VENETO:
L’artista tedesco ha segnato, attraverso una rete d’influssi, un’intera epoca.
La pluralità di riferimenti è uno stimolo per elaborazioni sempre diverse ed originali.
Da Colmar a Venezia, da Norimberga a Malines gli incontri con gli artisti, opere ed intellettuali consentono
di sondare soluzioni diverse. con l’Italia,
Il rapporto costante del grande maestro Dürer a differenza di quello di Antonello con i
fiamminghi: configurazione dello stile, l’artista sceglie l’Italia come patria d’elezione figurativa, per ragioni
molteplici:
lo studio dell’antico e del nudo
-
- le proporzioni del corpo umano
- la plausibilità spaziale
l’elaborazione di una teoria artistica compiuta, basata su criteri oggettivi
-
primo soggiorno dell’artista a Venezia tra il 1494 e il 1495 è un viaggio di tirocinio, di un artista poco più
Il
che ventenne, lo pone a contatto con i grandi maestri, tra cui:
all’apice della carriera, e noto ovunque per le stampe. Sicuramente la
- MANTEGNA: rilettura del
Mantenga dell’antico impressionò che copiò svariate cose dal Mantenga: “Baccanale con il
Dürer,
Sileno”, “Zuffa degli dei marini”. Invenzioni mantegnesche compaiono in: “La morte di Orfeo”,
“Ercole al bivio” ed “Ercole combatte con Caco”, questo per quanto riguarda la mitologia. Per il
“Vita della Vergine” l’episodio “Gioacchino e Anna” (1504) presenta l’utilizzo del mezzo
ciclo
prospettico memore del Mantenga.
JACOPO DE’ BARBARI: l’artista è piuttosto misterioso “Maestro del caduceo” (simbolo
- con cui
sigla le sue opere), è autore di capolavori come la “Natura morta” (1504), il suo successo è siglato
l’imperatore Massimiliano, Federico il Saggio, Alberto di
dagli stessi committenti di Dürer:
Brandeburgo e Margherita d’Austria. Nel 1500 soggiorna L’interesse di
in Germania. Dürer nei suoi
confronti è dichiarato svariate volte: 1523 descrive il giovanile incontro col veneziano, per carpirgli
le perfette proporzioni del corpo umano, ma non vi riesce e quindi si serve del “trattato di Vitruvio”.
Tra il 1505 e il 1507 soggiorna nuovamente a Venezia: lettera all’amico Pirkheimer – 7 febbraio
1506 => rinnega il suo interesse verso De’ Barbari, quasi lo schernisce, perché se fosse stato un
grande artista non si sarebbe allontanato da Venezia. Nel 1521, durante il soggiorno a Malines, alla
corte di Margherita d’Austria ricorda opere di VAN EYCK e di DE’ BARBARI, chiedendo alla
sovrana il taccuino di disegni posseduto da lei, ma subisce un dispiacere perché Margherita l’ha già
spiega l’interesse di
promesso a Van Orley. Questo Dürer verso il veneziano, e smentisce la lettera
Probabilmente De’ Barbari era il cognome di sua madre, evidentemente lui si chiamava,
del 1506.
come asserisce Dürer, Jakob Walch. La stima e i buoni rapporti con Dürer gli permisero di lavorare
presso Massimiliano, come ritrattista e illustratore di libri. Dal punto di vista stilistico i legami tra i
due artisti sono costanti, in un rapporto continuo di dare e avere. Il ripensamento mantegnesco agisce
sul “Tritone e nereide” di Jacopo, che si legge in parallelo col “Mostro marino” di Dürer. Per quanto
riguarda i dipinti il rapporto tra i due è sbilanciato a favore di Dürer, c’è nei dipinti di Jacopo un
forte imprinting di Dürer nella risoluzione formale e nei temi.
BELLINI: all’altezza del secondo soggiorno di Dürer a Venezia (1505-1507)
- GIOVANNI si denota
il legame con Bellini dal punto di vista stilistico ed iconografico. Dal punto di vista della
RITRATTISTICA si denota il più forte rapporto, in “Ritratto di giovane”, “Ritratto di donna”, “Giovane
uomo”. Anche in piccole immagini destinate alla devozione provata si rifà il legame tra i due: “Madonna
con il bambino” (tema belliniano per eccellenza), “Madonna Haller” e “Madonna del lucherino”. Nella
“Pala del rosario” si nota l’influsso belliniano nell’angelo musicista in basso al centro, la soluzione è
originalissima: formato marcatamente originale, la scena si dilata all’aperto, lasciando spazio agli effetti
di controluce, alla visione atmosferica, ad un sottile realismo.
Malgrado i legami col Bellini la visione di Dürer consente un naturalismo più aspro e pungente.
Summa degli interessi dell’artista è rappresentato dal “Cristo tra i dottori”, collezione Thyssen a Madrid
(1506): guarda verso l’esterno
1) Mantenga => figura in un angolo che
2) Leonardo => il volto grottesco in primo piano rimanda ai suoi studi sulle fisionomie dei volti
3) Bellini => figura in primo piano senza capelli e con barba fluente
- LUCA PACIOLI : maestro di segreta prospettiva, incontrato presumibilmente a Bologna nel 1506.
DüRER, LEONARDO E I PITTORI LOMBARDI DEL QUATTROCENTO:
Il rapporto tra Dürer e Leonardo è stato molto scandagliato dalla critica, soprattutto per ciò che riguarda la
trasmissione a Dürer di idee e teorie di Leonardo.
Questo legame è ben più complesso della semplice imitazione di Dürer per Leonardo.
Il tema più interessante, sia per la critica antica che per quella più recente, è dato dall’incidenza che ebbe
l’arte di Leonardo sul giovane Dürer.
Lo studioso Roberto Salvini , in un libro di trenta anni fa circa, ha parlato di qualità e sostanza del
“leonardismo” di Dürer, interrogandosi su cosa abbia portato Dürer ad interessarsi a Leonardo. La risposta a
questo interrogativo fu trovata nell’atteggiamento scientifico dei due artisti di fronte alla Natura.
In Leonardo “l’arte della pittura è al servizio della conoscenza scientifica”
In Dürer “la scienza racchiusa nella natura è al servizio dell’artista”
In entrambi il risultato è lo stesso, perché entrambi chiedono all’arte di “carpire alla natura le sue norme, ed è
preciso compito della pittura definire la realtà visiva delle cose della natura”.
= strumento principe d’indagine della Natura per Leonardo ; per Dürer ha lo stesso valore
DISEGNO
della parola.
PITTURA = è una scienza
Per Dürer il mondo di Leonardo è come un’interpretazione del mondo naturale e delle cose, che a lui poteva
sembrare più congeniale e condivisibile. Dürer “IL CONIGLIO” 1502 circa
Leonardo “RITRATTO DI DAMA CON L’ERMELLINO”
(particolare dell’ermellino – 1487 circa)
Entrambi gli artisti riescono a penetrare con la stessa acutezza la natura dei due differenti animali,
cogliendone il carattere vigile e le timide reazioni, con gli stessi analitici mezzi di interpretazione.
Dürer “LA GRANDE ZOLLA” (1503)
Si accosta ai molti fiori, ritratti naturali, foglie e frutti dei disegni giovanili di Leonardo (lunette del
“Cenacolo”).
La stessa percezione della natura si rivela affine nella definizione complessiva del paesaggio. Soprattutto nei
disegni:
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