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Chirurgia generale - gli accessi vascolari per terapia infusionale Appunti scolastici Premium

Appunti di Chirurgia generale per l'esame del professor Milone sugli accessi vascolari per terapia infusionale, la terapia infusionale periferica, la terapia endovenosa, le vie di accesso centrali (succlavia, giugulare e femorale), la via di somministrazione intradermica, sottocutanea e intramuscolare,... Vedi di più

Esame di Chirurgia generale docente Prof. A. Milone

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viene valutato dal tipo e dalla durata dell’infusione, normalmente l’agocannula si

eparinizza e può essere mantenuto in loco anche senza infusione per diversi giorni.

Per la terapia infusionale periferica servono:

- la bottiglia contenente il liquido da infondere;

- il deflussore che comprende un gocciolatoio, il regolatore per la velocità di

flusso, non in tutti i deflussori è presente la camera in gomma che permette

una via d’accesso secondaria per la somministrazione collaterale di altri

farmaci. Ultimamente si è passati all’utilizzo delle diramazioni con rubinetti,

sicuramente più sterili che vanno meno incontro a contaminazione rispetto al

gommino che viene punto continuamente.

La preparazione del set d’infusione deve essere eseguita in maniera sterile, a partire

dalla disinfezione del gommino della boccia da infusione prima dell’inserimento del

deflussore, poi viene deflussata in modo tale da non far immettere aria nell’infusione;

è buona norma preparare il set e deflussarlo al momento dell’infusione, con le dovute

accortezze per evitare sovra-infezioni al pz.

Una volta inserito, l’agocannula, viene fissato alla cute con dei cerotti che vengono

intrecciati a mò di cravatta per tenere ferma la parte prossimale dell’ago;

normalmente i cerotti vengono posizionati uno all’estremità prossimale, uno più in

altro ed un altro viene posizionato creando una curva al deflussore per evitare brusche

trazioni che sfilino l’ago. prevede l’uso di ago collegato a siringa e talvolta si

La terapia endovenosa

utilizza il butterfly per una questione di comodità, soprattutto nel caso in cui si

devono somministrare diverse sostanze consecutivamente, per non dare il trauma di

dover sganciare la siringa dall’ago. Le vene vanno punte posizionando l’ago

tangenzialmente con una inclinazione di circa 25°-30°; prima della somministrazione

si aspira leggermente per assicurarsi di essere in vena, si toglie il laccio emostatico, si

somministra lentamente avendo l’accortezza di alternare all’infusione l’aspirazione

per controllare se si continua ad essere in vena. Tutte le infusioni endovenose vanno

somministrate lentamente, tranne alcuni salvavita in caso di reazioni allergiche

(idrocortisone, bentelan, solumedrol), di ipotensione, la cui infusione rapida non

provoca danni ma è necessaria perché il farmaco agisca immediatamente. Inoltre, è

conveniente che i farmaci somministrati per via endovenosa vengano diluiti in una

quantità doppia di soluzione iniettabile o fisiologica, per alleviare, sia i danni locali

alla parete venosa per il contatto improvviso con la sostanza che potrebbe essere più

o meno irritante, sia il pericolo di reazioni allergiche alla sostanza stessa. La

diluizione fa si che la reazione sia minore. Importante è controllare spesso che si sia

in vena in quanto alcuni farmaci hanno un potere necrotizzante sui tessuti.

Questo è uno dei motivi per cui non bisogna somministrare mai il Ranidil e lo Zantac

per via intramuscolo, in quanto potrebbero provocare necrosi nella zona di

somministrazione. 3

VIE DI ACCESSO CENTRALI

Le vie di accesso centrali sono: la succlavia, la giugulare e la femorale.

La succlavia è la più utilizzata anche se fra le vene centrali, per inizio dialisi o per

dialisi momentanea, viene preferita la giugulare.

La puntura della succlavia può essere soggetta a complicanze:

- intraprocedurali: la succlavia decorre al di sotto della clavicola vicino

all’apice polmonare ed un errore nell’introduzione dell’ago può perforare la

pleura provocando il pneumotorace; perforazione del vaso con formazione di

ematoma.

- postprocedurali, compaiono più tardivamente:

infezione del catetere il quale dopo un periodo più o meno lungo

può provocare la setticemia con innalzamento della temperatura

ad andamento ondulante; spesso basta togliere il catetere, tagliare

la punta ed inserirla in un contenitore sterile per far eseguire un

esame colturale.

la tromboflebite.

La manovra va effettuata in maniera sterile: si prepara un piccolo campo sterile

con il kit sterile per succlavia contenente tutti i presidi necessari alla manovra; si

calcolano i 2/3 al di sotto della clavicola facendo ruotare la testa del pz dalla parte

opposta, pungere facendo scorrere l’ago a stretto contatto con i margini inferiori della

clavicola, con la siringa in aspirazione controlliamo l’ingresso in succlavia, si stacca

la siringa ed attraverso l’ago si introduce un filo guida che scorrerà all’interno della

vena e viene estratto l’ago. A seconda dei kit vi sono dei piccoli dilatatori che

attraverso il filo guida dilatano i tessuti cutanei e sottocutanei per permettere il

passaggio del cateterino, a volte si usa una lama di bisturi per incidere

millimetricamente la cute e far si che si crei uno spazio maggiore.

Il cateterino da succlavia viene inserito nel filo guida e spinto all’interno, una volta

posizionato si estrae il filo guida e si provvede al lavaggio con soluzione fisiologica e

aspirazione per vedere se si è in sede; dopo di che viene fissato con dei punti di sutura

dalla cute alla estremità del catetere che di solito possiede delle apposite alette

perforate che permettono il fissaggio.

Sarebbe bene al termine della procedura eseguire un controllo radiologico per

escludere la presenza di danni polmonari e verificare l’esatto posizionamento del

catetere. Di norma, durante la puntura non viene utilizzata l’eparina, comunque il

catetere può essere eparinizzato nel momento in cui non viene costantemente

utilizzato nell’arco delle 24 ore.

INDICAZIONI ALL’UTILIZZO DI ACCESSO CENTRALE

L’indicazione all’utilizzo di un accesso centrale non prevede solo la terapia

infusionale prolungata, per la quale si potrebbe anche utilizzare la vena omerale


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Chirurgia generale per l'esame del professor Milone sugli accessi vascolari per terapia infusionale, la terapia infusionale periferica, la terapia endovenosa, le vie di accesso centrali (succlavia, giugulare e femorale), la via di somministrazione intradermica, sottocutanea e intramuscolare, l'emogas analisi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (CALTAGIRONE, MESSINA, PIAZZA ARMERINA, REGGIO CALABRIA, ENNA, SIRACUSA)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher banzie di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Chirurgia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Milone Antonino.

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