Storia dell'arte contemporanea
Kant e la critica del giudizio
Kant nella “Critica del Giudizio” pubblicata nel 1790, cerca una ricomposizione tra il sentimento di sgomento e di sopraffazione dell’uomo di fronte alla potenza della natura e il suo essere razionale. Secondo Kant, l'uomo rimane intimorito in un primo momento dalle forze fisiche che lo eccedono ma presto torna in sé, scoprendosi superiore a quelle forze in quanto uomo ed essere razionale. Questa scoperta coincide quindi con la consapevolezza di un dominio dell’elemento intellettuale e delle idee della ragione sulla sensibilità. Distingue due atteggiamenti diversi dell'uomo nei confronti della realtà: il “bello sublime” e il “bello pittoresco”.
Bello pittoresco
Il bello pittoresco è una qualità che si ripercuote sulla natura dal 'gusto dei pittori'. Recupera una dimensione libera e selvaggia. La natura è accogliente e sorgente di stimoli. Sensazioni a macchie, no geometrismi. Il dato sensoriale è elaborato dall'artista. Vuole chiarire il significato e il valore della sensazione. Si cerca la varietà, il particolare. Il caratteristico si coglie con l'arguzia. A teorizzarlo è Cozens perché voleva dare alla pittura inglese del '700 una scuola di paesaggisti. Tonalità calde e luminose con tocchi vivaci, rapida fattura e repertorio vario. Precedente storico negli Olandesi. Come pittori si formano Wilson, Constable, Turner.
Sublime
Il sublime, secondo il teorico inglese Edmund Burke, è tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore. È ciò che produce la più forte emozione che l’anima sia capace di sentire. Tutto ciò che è terribile è anche sublime. La natura nei suoi aspetti più grandiosi (mare in tempesta, montagne ecc.) diventa la fonte principale del sublime. Lo stupore e lo sconcerto di fronte a fenomeni incommensurabili per l’uomo, al di fuori della sua capacità di comprendere, possono essere fonte di un piacere ‘negativo’ poiché prodotto non dal fatto in sé ma dalla consapevolezza della distanza incolmabile che separa il soggetto dall’oggetto. Al sublime, all’evocazione di una minaccia che incombe sull’uomo, si collega la riscoperta del Gotico e del primitivo (si moltiplicheranno gli scrittori gotici come Walpole). Antitetico al sublime è il bello, qui l’occhio si rilassa a seguire forme sinuose che accondiscendono lo sguardo. Il bello non sorprende, non desta, non determina uno spasmo del nervo ottico. Introdotto da Pseudo-Longino (I sec). Come pittori si formano Füssli e Blake.
Füssli
Füssli vede l'arte antica come esperienza vissuta, non come canone. Ideale del 'sublime' come esaltazione del 'genio', infatti fu il massimo rappresentante illustratore di Shakespeare. Pittura visionaria. Abbandona e condanna l’artificiosità con cui la Natura era stata precedentemente imbrigliata in una fitta rete di rimandi simbolici e allegorici e cerca nelle manifestazioni naturali la vera e unica bellezza. Ma sarà solo l’artista colui che, attraverso la scelta e il suo metodo di aggregazione, potrà esprimere la vera armonia della Natura.
- “Incubo” (1781): il mondo classico può essere revocato sole come un fantasma. Il sublime è in profondità, nel sogno o nell'incubo. Il contenuto inquietante del quadro può essere messo in relazione con la razionalità del “Giuramento degli Orazi” di David. La situazione onirica qui descritta non è comprensibile con gli strumenti offerti dalla ragione, la sua ‘visione’ conserva tutta l’ambiguità di significato di un mondo che trascende la coscienza.
Blake
Blake è un poeta legato alla rivelazione di Omero, di Dante e di Milton. Quando il 'sublime' supera la soglia si entra in contatto con forze soprannaturali. Vive di visioni. La verità sta nelle coincidenze e divergenze della mitologia che solo l'arte può evocare. Non esistono le arti, ma l'arte come coscienza intuitiva delle forze sovrumane. Modello dell'artista sublime è Michelangelo che coglie la tendenza anti-classica.
- “Newton” (1795): lo rappresenta simbolicamente come un eroe, un titano condannato alla solitudine e ricerca invano nella matematica una verità che è nelle cose. Cielo oscuro e rocce gremite sono la realtà che trascura. Corpo michelangiolesco si ripiega a formare un quadrato.
- “La scala di Giacobbe” (1808): Giacobbe dorme sulla pietra, sogna la scala con Angeli.
Il Neoclassicismo storico
Condanna gli eccessi del Barocco e del Rococò, cerca una visione più equilibrata. Con il termine ‘Neoclassico’ si intende l’esplicita ripresa di modelli dell’antichità greca e romana. Tale termine fu coniato alla fine dell’Ottocento per indicare una produzione considerata negativamente. Gli artisti che oggi definiamo neoclassici non hanno mai usato questo termine, nella loro ripresa di forme dell’arte antica era insita l’idea della ‘rinascenza’ a seguito di una lunga decadenza. Nei modelli veniva ricercata non solo la forma ma anche l’ispirazione che aveva consentito agli antichi di raggiungere quella purezza e quell’armonia che la sola imitazione della natura non era in grado di dare. L’antichità classica era quindi studiata anche per i valori umani e civili che vi si riscontravano e che venivano messi a confronto con i vizi che avevano caratterizzato la società del Rococò.
Intorno agli anni Sessanta del Settecento si avvia la ricerca e lo studio ‘in loco’ dell’arte greca che darà vita alla polemica tra i sostenitori della superiorità dell’arte ellenica e quelli della superiorità dell’arte romana. Entrambi i contendenti basano le proprie convinzioni su Vitruvio che aveva affermato che i Greci avevano derivato la loro architettura dall’Egitto, perfezionandola e passandola a Roma. I sostenitori della supremazia greca rivendicavano il fatto che l’arte ellenica fosse ‘sorgente d’arte’ e affermavano che l’architettura romana ne era una semplice derivazione. Gli oppositori rivendicavano ai Romani l’aver portato l’architettura alla perfezione e ne sottolineavano grazia e bellezza. Si può quindi parlare di una diversa attenzione nei confronti dell’antico: da un lato emerge l’idea di un passato in grado di educare e da cui attingere ispirazione per il presente; dall’altro si fa strada l’immagine di un passato perduto per sempre le cui rovine grandiose sottolineano l’impossibilità di un ritorno all’antico e dunque la miseria dell’epoca attuale.
Teorici del Neoclassicismo
La prima estetica è di Baumgarten nel 1735: vuole dare norme e direttive per la produzione artistica; è una poetica. Questi sono gli anni delle scoperte di Pompei ed Ercolano, viene trasformato il concetto di classicità. I teorici sono Winckelmann e Mengs.
- Mengs: Nei “Pensieri sulla bellezza” pubblicati a Zurigo nel 1762, teorizza l’imitazione dei grandi maestri come strumento per giungere alla bellezza, riprendendo il concetto che la bellezza ideale non esiste in natura ma è il frutto di una scelta di ciò che in natura è il meglio e il più utile. L’arte degli antichi viene riscontrata nell’età di Raffaello e quindi al nuovo classicismo.
- Winckelmann: Giunge a Roma nel 1755 e conosce Mengs frequentando il circolo di artisti e intellettuali creato attorno al mecenate Cardinale Albani. È un profondo conoscitore della letteratura greca e affronta lo studio dell’arte antica con sistematicità adottando il criterio dell’evoluzione degli stili cronologicamente distinguibili l’uno dall’altro e rompendo con la tradizione precedente che trattava l’arte greca e romana come un’unità distinta. Le partizioni cronologiche da lui adottate dalle origini dell’arte greca all’Impero Romano sono fondate sull’analisi stilistica. La grande modernità di questo intervento viene sminuita dal fatto che Winckelmann si sia basato non sugli originali, come lui credeva, ma su copie romane di opere greche. È comunque considerato l’iniziatore della moderna storia dell’arte per aver enunciato la necessità di una conoscenza sistematica e scientifica dell’antico. Le principali caratteristiche e valori dell’arte greca secondo Winckelmann sono la ‘nobile semplicità’ e la ‘pacata grandiosità’.
- Lessing: Tedesco. Nella sua opera “Il Laoconte”, sostiene la distinzione tra poesia e pittura in quanto la prima può rappresentare anche l’invisibile e la seconda solo il visibile. Definisce pittura, scultura e architettura ‘arti figurative’.
- Milizia: Italiano. Favorì un’idea di architettura ispirata alla semplicità dell’arte greca e romana. L’architettura deve essere attenta alle esigenze della comunità e finalizzata alla pubblica felicità e afferma che la funzione giustifica la forma. Ripudia il mito della superiorità degli antichi e dell’insegnamento di Vitruvio perché l’edificio classico non rappresenta all’esterno la funzione interna.
Contesto storico
Con la Prima Rivoluzione Industriale nasce una nuova concezione urbanistica. Si ampliano i mercati, c’è una crescente richiesta di beni di consumo, miglioramento delle vie di comunicazione, nell’organizzazione del lavoro produttivo e si sostituisce il sistema artigianale con quello industriale. Il fenomeno dell'industrializzazione porta con sé l'‘urbanesimo’, cioè l’afflusso delle famiglie operaie e contadine nei maggiori centri urbani; si costruiscono e si progettano abitazioni destinate a creare una vita socialmente migliore. Nascono i boulevard a Parigi, utili durante le manifestazioni per raggruppare e controllare meglio i manifestanti.
Nuove concezioni estetiche
- Pittura: Si predilige il ritratto per studiare le personalità; si respingono i temi più diffusi. Contorni netti, colore piatto. Personaggi storico-mitologici.
- Scultura: Epicentro a Roma. Si normalizza escludendo finezze ed estrosità del passato.
- Architettura: Le forme rispondono ad una funzione e una spazialità razionalmente calcolata. Nasce l'urbanistica, la città con unità stilistica che corrisponde all'ordine sociale. Si rifiuta il Rococò visto come arte frivola e leggera ma soprattutto inutile e priva di valore d’uso.
Antonio Canova
Arriva a Roma 22enne da Venezia per completare la propria formazione, come facevano tutti gli artisti; a Roma studia la statuaria antica e frequenta la Scuola di nudo dell’Accademia di Francia e dei Musei Capitolini. Nell’ambiente romano, Antonio, fa sue le teorie di Winckelmann. Ricerca con la scultura il 'bello ideale' attraverso l'antico, in cui si incarni l’ideale neoclassico del Bello. Vengono bandite le passionali torsioni barocche, gli elementi eccessivi, i superflui panneggi; ricerca quindi una forma pura che possa ugualmente trasmettere sentimenti e rappresentare azioni. Le statue generalmente vengono eseguite dai collaboratori così che l'opera cessa di essere espressione individuale ed assume valore di bellezza.
- “Teseo sul Minotauro” (1781): Commissionato a Roma dall’ambasciatore veneto Girolamo Zulian. Qui l’artista si concentra sul momento che segue la lotta, il momento della vittoria ma anche della riflessione e della quiete. Teseo non è più scosso dall’ira e dall’adrenalina e i suoi muscoli non sono contratti in uno sforzo ma una pace sovrana regna sui due protagonisti, uno steso a terra morto e l’altro sfinito per la lotta. È l’unica opera che Canova scolpì da solo (aveva degli assistenti che scolpivano i modelli in creta che lui realizzava; secondo lui infatti l’artista era colui che progettava).
- “Monumento funebre a Clemente XIV” (1783-87): Riprende e rielabora il tipo di monumento sepolcrale berniniano. Le statue allegoriche in basso, il sarcofago in mezzo e la statua del pontefice in alto. Viene ridotto il movimento entro uno schema rigido, piramidale (la piramide ritorno sempre come simbolo mortuario).
- “Amore e Psiche” (1787-93): Opera che esprime al meglio l’adesione all’insegnamento di Winckelmann. Il soggetto è tratto da Apuleio. Le due figure si sfiorano appena rapite da una reciproca contemplazione. È ritratto il momento appena precedente al bacio ma tra i due non c’è passione amorosa ma sensualità raffinata giocata sull’intreccio amoroso delle braccia. La statua si basa su geometrie compositive attraverso la visione frontale. L’arco formato dal corpo di Psiche e un’ala del Dio si interseca con quello formato dalla gamba dx di Cupido e dall’altra sua ala; si vengono a formare due circonferenze. Un’altra circonferenza si forma con le braccia. La statua è fruibile a 360° e da ogni punto di vista risulta in maniera differente. È una celebrazione dell’amore ma non della passione sfrenata dei sensi, è una rappresentazione idilliaca della giovinezza nella sua innocenza.
- “Ercole e Lica” (1795-1815): Su commissione dei Principi di Aragona. Questa scultura venne presentata solo nel 1815 a causa degli avvenimenti che scossero il Napoletano in quegli anni. Qui Canova affronta l’azione nel pieno del suo svolgimento, ritraendo Ercole mentre sta per lanciare Lica. Il dramma viene depurato dalla violenza e dalla crudeltà in quanto vengono accentuati i soli movimenti e non l’espressività dei due.
- “Ebe” (1796): Era la coppiera degli Dei. Tiene in mano una coppa e nell’altra una brocca. La particolarità è il panneggio della veste.
- “Monumento a Maria Cristina d'Austria” (1798-1805): Si trova nella Chiesa degli Agostini a Vienna. Il tema del sepolcro viene rappresentato dalla forma più antica ed elementare del monumento funebre, la piramide. Mancano la statua-ritratto e il sarcofago. Suggerisce uno spazio interno attraverso la finta porta (simboleggiando anche l'entrata nell'aldilà). È un corteo funebre che si snoda in direzione dell’entrata e che ripone nel sepolcro l'urna con le ceneri (interpretazione classica). Il corteo simboleggia la meditazione sull'incedere dell'umanità verso la morte (interpretazione cristiana). Le statue sono libere e asimmetriche, non sono allegoriche o simboliche. In realtà si sono volute vedere delle simbologie nei personaggi (partendo da sx): vecchiaia, beneficenza, bene, pietà (urna), felicità (che tiene il tondo con l’effige di Maria Cristina), la fortezza (leone), il genio del dolore (angelo).
- “Paolina Borghese” (1808): Era la sorella di Napoleone e viene raffigurata come una Venere vincitrice con una mela/pomo in mano. Vi sono riferimenti alla “Venere dormiente” di Giorgione e alla “Venere di Urbino” di Tiziano ma anche al “Sarcofago degli Sposi” di manifattura etrusca. È posta in posizione recumbente sul triclinio con la parte superiore nuda e quella inferiore coperta da un velo che lascia intravedere le pieghe dell’inguine. Sotto l’opera c’è un meccanismo che la fa ruotare per ammirare la luce che ne dà effetti diversi.
Thorvaldsen
L'antico è un mondo di archetipi, senza emozioni e sentimenti. Nella sua poetica ci sono solo concetti espressi. È l'emulo e l'antagonista di Canova e lo tende a correggere con un rigido idealismo formale. Individuare i 'concetti' che trovano espressione più giusta nella forma plastica e definire un'autonomia dell'arte. Si era posto sulla scia di Canova e lo aveva sfidato apertamente realizzando Giasone.
- “Giasone” (1802): Si rifà al canone policleteo delle proporzioni umane per creare una figura di robusta semplicità. Nel Giasone viene però a mancare ogni emozione e ricordo di una natura sensibile e sensuale, per quanto frenata dall’intelletto, come nelle opere di Canova. La sua andatura è bloccata e il volume del corpo è chiuso in linee che inibiscono ogni collegamento con l’ambiente circostante.
Schinkel
Ha un calcolo preciso di pesi e di misure dei pieni e dei vuoti. Fondamentale l'ideazione o progettazione dell'opera. È forse il primo architetto che intende la propria funzione di un tecnico.
- “Palazzo della Nuova Guardia” (Berlino 1816-1818): Magnificenza di architettura neoclassica con portico dorico e struttura cubica. Stile del passato interpretato in chiave moderna (eclettismo).
Boullée e Ledoux
Architetti della Rivoluzione. Concepiscono l'architettura come definizione di oggetti edilizi. Progettano per entità volumetrica, nei solidi geometrici individuano la sintesi di idea e cosa. Hanno progettato edifici in forma di sfera, forma chiusa e perfetta.
Jacques-Louis David
È considerato il ‘dittatore artistico’ della Rivoluzione, è l’autorità incontrastata da cui dipende la propaganda artistica, l’organizzazione delle feste pubbliche, la didattica delle scuole d’arte, il complesso delle esposizioni e dei musei. Nella sua pittura viene individuata la nuova forma e il nuovo stile: tradurre il rigore morale e la spartana semplicità, qualità rappresentative della nuova società. Anche per lui Roma rappresenta il punto di partenza di una concezione dell’operare artistico. La sua arte deve essere capace di stimolare, attraverso l’esempio del passato, virtù morali e civiche, un’arte in grado non solo di proporre ma anche di esaltare virtù universali.
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