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Europa dal 1789 al 1815 e l'età della restaurazione

Dal 1789 al 1815, l'Europa fu attraversata da una serie di eventi traumatici iniziati con la rivoluzione francese e proseguiti con le guerre napoleoniche. Il periodo che seguì questi eventi, denominato "età della restaurazione", fu caratterizzato dal tentativo di restaurare le istituzioni e le tradizioni tipiche dell'antico regime: tentativo che però fu fortemente contrastato dai nuovi ideali rivoluzionari che si erano insediati nella popolazione.

Evoluzione degli stati e delle istituzioni

Eccetto in Inghilterra (dove non vi era un apparato burocratico stabile, ma al contrario il governo del paese era affidato alla gentry, la piccola nobiltà di provincia), in Europa si diffuse la forma di Stato burocratico-amministrativo; alla cui base vi erano una serie di norme, il cui rispetto era compito di una serie di funzionari-burocrati, che venivano scelti mediante concorsi pubblici.

Parallelamente si affermarono istituzioni rappresentative e vi fu la nascita dei partiti politici: la rivoluzione francese aveva trasformato i sudditi in cittadini, ed ora il potere non apparteneva più al principe, ma spettava al popolo ed ai suoi rappresentanti. Lo sviluppo dei nuovi sistemi politici fu favorito dalla redazione di una costituzione, basata sul principio della separazione dei poteri e della superiorità delle leggi su ogni forma di privilegio o arbitrio.

Forme di governo e dibattito elettorale

In Europa, furono due le forme di governo che si alternarono principalmente: il governo costituzionale e quello parlamentare. Nel primo caso, il potere esecutivo apparteneva al primo ministro, il quale era responsabile del proprio operato solo di fronte al sovrano che lo aveva nominato; nel secondo caso, il potere esecutivo rispondeva solo al parlamento che gli aveva concesso la fiducia.

Significativo fu anche il dibattito circa il sistema elettorale da adottare: si confrontarono da un lato il principio liberale, basato su un suffragio ristretto legato al censo ed alle capacità di un’élite specifica; e da un altro il principio democratico fautore del suffragio universale maschile. In molti paesi europei, un importante elemento di coesione fra tutti gli avversari del vecchio regime assolutista fu dato dall’esigenza di liberazione da un dominio straniero: nella rivendicazione dell’indipendenza nazionale. Difatti, divenne sempre più forte la convinzione che lo Stato dovesse coincidere con l’idea di nazione.

Il ruolo della Chiesa e le rivoluzioni degli anni 48-49

Per quanto riguarda la Chiesa, superata la crisi del periodo rivoluzionario, si chiuse nella difesa dei propri dogmi; proponendosi come pilastro dell’assolutismo legittimista: buona parte del mondo cattolico si schierò infatti in contrapposizione alla tradizione illuminista e liberal-democratica. Tuttavia, le prime formulazioni di un cattolicesimo liberale, si ebbe in Francia, nei tardi anni 20, ad opera di un gruppo di intellettuali capeggiati dall’abate de Lamennais; il cui programma politico era improntato su una notevole moderazione ed aveva come obiettivo principale quello di salvare la Chiesa da una troppo stretta identificazione con l’antico regime.

Per i cattolici liberali, lo Stato doveva rispettare i diritti della Chiesa, ma soprattutto doveva mantenere un carattere cristiano nella sua legislazione. Queste idee vennero però rifiutate dai vertici ecclesiastici: nel 1832, con l’enciclica Mirari vos, papa Gregorio XVI condannò ogni apertura liberale.

Le rivoluzioni degli anni 48-49 si erano concluse con un totale fallimento: i vecchi sovrani erano tornati, ovunque, sui propri troni (eccetto che in Francia); le istituzioni rappresentative erano state quasi ovunque cancellate. Al generale clima di conservatorismo diffuso, contrastava un profondo processo di mutamento della società, grazie alla quale si vide l’affermarsi della classe borghese: "borghesia" serviva ad indicare una gamma molto ampia di figure sociali, che comprendeva artigiani, contadini, piccoli proprietari fino ai grandi magnati dell’industria. Le virtù del borghese-tipico erano l’austerità, la moderazione, la propensione al risparmio, la repressione degli istinti; caratteristiche che si riflettevano sulla famiglia: una struttura patriarcale, basata sull’autorità del capofamiglia e sulla subordinazione della donna.

Il progresso delle scienze e l'espansione economica

Negli anni 50-70 tutte le scienze conobbero importanti progressi teorici, e tornarono ad occupare una posizione di preminenza nell’ambito della cultura europea. Si affermò, negli stessi anni, la corrente del positivismo, di cui Comte ne fu considerato fautore. Importanti furono anche le teorie evoluzionistiche ad opera di Darwin.

A partire della fine degli anni 40, dopo le crisi degli anni 45-46, si registrò una forte espansione dell’economia europea che fu caratterizzata dall’aumento dei prezzi, dei salari e dei profitti. I risultati più importanti si registrarono nell’ambito industriale, che fece registrare un vero e proprio boom, che avvantaggiò soprattutto le "nuove" potenze industriali, consentendo loro di diminuire il divario con la Gran Bretagna. Si ebbero notevoli e nuove introduzioni come la macchina a vapore, i filatoi e telai meccanici, il combustibile minerale.

Crisi economiche e sviluppo del proletariato

Tuttavia, l’eccesso di fiducia nelle capacità espansive del mercato fini col provocare ben due crisi, rispettivamente nel 57-58 e nel 66-67, che furono le prime crisi cicliche del capitalismo moderno; delle crisi provocate da un eccesso di produzione. Con lo sviluppo della grande industria e la decadenza delle piccole imprese artigiane, il proletariato di fabbrica andò assumendo sempre più importanza e consistenza. Dal punto di vista economico, gli operai avevano un salario superiore rispetto a quelli del settore agricolo, tuttavia le condizioni precarie in cui gravavano non fecero altro che accentuare un contrasto sempre maggiore con la borghesia; tanto da maturare, all’interno ed all’esterno dei luoghi di lavoro, una coscienza di classe. Tuttavia, dopo le repressioni del 48-49, ovunque il movimento associativo fra lavoratori risultava fortemente indebolito.

Il movimento operaio inglese si concentrò sul progetto delle Trade Unions: progetto che fu coronato nel 1868 dalla costituzione delle Trade Unions Congress, che riuniva i delegati di tutti i maggiori sindacati e che rappresentò, da allora, il nucleo fondamentale del movimento operaio inglese. Peggiore la situazione in Francia, dove i pochi nuclei operai si dividevano fra il comunismo insurrezionista di Blanqui e il federalismo di Proudhon. Le dottrine di quest’ultimo ebbero un notevole successo anche in Italia, dove peraltro il proletario di fabbrica era pressoché inesistente, ed i pochi nuclei organizzati che vi erano subivano la forte influenza di Mazzini.

In Germania, invece, si formò una forte classe operaia che trovò in Ferdinand Lassalle il proprio leader: egli basava le proprie concezioni socialiste su una teoria molto simile a quella di Marx; ma, a differenza di Marx, credeva nella possibilità per i lavoratori di conquistare lo Stato borghese dall’interno attraverso il suffragio universale.

Chiesa e modernità

Per quanto riguarda il rapporto fra la Chiesa e società laico-borghese, Papa Pio IX abbandonò qualsiasi velleità innovatrice tanto che nel 1864 emanò l’enciclica Quanta Cura nella quale condannava il liberalismo, la democrazia, il socialismo e l’intera civiltà moderna. Per dare maggior forza alla condanna, accompagnò all’enciclica una sorta di elenco, il Sillabo, degli "errori del secolo": che suscitò scalpore in tutta Europa, tanto che lo stesso Napoleone III ne vietò la diffusione in Francia, poiché considerato altamente nocivo per i rapporti fra Stato e Chiesa. La situazione peggiorò nell’estate del 1870, quando il Papa promulgò il dogma dell’infallibilità del papa accentuando così l’isolamento della Santa Sede.

Urbanesimo e trasformazioni sociali

Nell’800 si ebbe lo sviluppo dei grandi centri urbani, un processo che prende il nome di urbanesimo, un processo che portò la popolazione a spostarsi dalle campagne alle città. Questo spostamento avvenne soprattutto a causa dello sviluppo industriale, il quale creava nuove occasioni di lavoro; inoltre si aggiungeva la rivoluzione dei trasporti che rendeva molto più semplice e veloce qualsiasi spostamento. Divenne, tuttavia, sempre più netta la separazione fra periferie operaie (le quali erano sovraffollate, malsane, prive di servizi igienici adeguati) e i quartieri residenziali borghesi (che si trovavano invece in zone più verdi, erano provvisti di acqua corrente e del riscaldamento). L’immigrazione aggressiva che si verificò in quegli anni favorì il diffondersi del sovraffollamento cronico e delle malattie infettive.

Situazione italiana e il ritorno dei sovrani legittimi

In Italia, dopo il fallimento delle rivoluzioni del 48-49, il ritorno dei sovrani legittimi aveva segnato l’arresto di qualsiasi esperimento riformatore. Il Lombardo-Veneto, che era stato fino a quel momento la regione più economicamente avanzata della penisola, fu sottoposto ad una forte occupazione militare, a cui si aggiunse un inasprimento della già forte pressione fiscale. Nelle regioni del centro-nord, il ritorno di uomini ed istituzioni dell’antico regime non aveva fatto altro che accentuare il distacco fra corti ed opinione pubblica. Lo Stato pontificio si riorganizzò secondo il vecchio assetto; mentre nel Regno delle Sicilie con il ritorno al sistema assolutistico vi furono forti repressioni, mentre la relativa mitezza delle pressioni fiscali si tradusse in una forte limitazione nella spesa statale (i settori più sacrificati furono quelli dell’istituzione e delle opere pubbliche).

Piemontese sabaudo e modernizzazione

Diversa la situazione nel Piemonte sabaudo, dove poté sopravvivere l’esperimento costituzionale inaugurato con la concessione dello Statuto Albertino; un esperimento che, tuttavia, si avviò con un duro scontro fra la corona di Vittorio Emanuele II e la Camera elettiva: quando, nell’agosto del 49, conclusa la pace di Milano con l’Austria (con la quale il Piemonte si impegnava a pagare una forte indennità di guerra senza subire mutilazioni), la corona e il governo D’Azeglio decisero di sciogliere la Camera e indire nuove consultazioni. La nuova Camera, a maggioranza moderata, decise di approvare la pace di Milano evitando una crisi istituzionale. Così il governo D’Azeglio poté portare avanti il vasto programma di modernizzazione dello Stato: tappa fondamentale si ebbe nel 1850, con il progetto di legge proposto da Siccardi che riordinava i rapporti fra Stato e Chiesa.

La battaglia per l’approvazione di suddetta, fece emergere fra le fila della maggioranza liberal-moderata la figura di Cavour, il quale entrò a far parte del gabinetto di D’Azeglio nell’ottobre 1850; ottenendo poi, due anni dopo, l’incarico di formare il nuovo governo. Prima ancora di diventare Presidente del Consiglio, Cavour promosse un accordo fra l’ala progressista della maggioranza moderata (centro-destra) e la componente moderata della sinistra democratica (centro-sinistra): dall’accordo, nacque una nuova maggioranza di centro, che permise a Cavour di allargare la propria base parlamentare, spostandone l’asse verso sinistra (il che gli consentì di far propria la campagna anti-austriaca condotta dai democratici).

Unità italiana e strategie di Mazzini

Intanto le sconfitte del 48-49 non avevano mutato la strategia di Mazzini, che era sempre più convinto che l’unità italiana sarebbe scaturita da un moto insurrezionale. Convinto che il fallimento dei moti milanesi fossero dovuti ad una scarsa organizzazione, fondò nel 1853, a Ginevra, il Partito d’azione; mentre Ferrari e Pisacane introducevano all’interno del movimento risorgimentale i temi socialisti: soltanto legando a sé le classi popolari, il progetto d’unificazione sarebbe riuscito.

Difatti, nonostante le divergenze ideologiche, Mazzini e Pisacane prepararono un nuovo piano: nel giugno 1857, Pisacane sbarcò a Genova con pochi compagni e con essi si diresse a Ponza (in un penitenziario borbonico); qui, liberati i carcerati e forte dei "nuovi acquisti" di diresse verso Sapri. Tuttavia, individuati i rivoltosi, essi furono annientati dalle truppe borboniche e lo stesso Pisacane si uccise per non cadere in mano nemica.

Il fallimento della spedizione esasperò i conflitti fra i democratici, producendo la formazione di un movimento filopiemontese ad opera di Manin, alla quale aderì Garibaldi, che sosteneva che l’unica possibilità per raggiungere l’obiettivo dell’unità era nella monarchia costituzionale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariasweetgarofano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Capperucci Vera.
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