Invasione dei Longobardi e conseguenze in Italia
Nel 568, i Longobardi invasero l'Italia. Gli usi e le tradizioni politiche degli invasori si proiettarono sulla vita urbana romanizzata. Si distinsero due principali regioni: Longobardia Major, con Pavia come centro, e Longobardia Minor, comprendente Spoleto e Benevento.
Frammentazione politica e linguistica
L'Italia cessò di essere un'unità politica e culturale, frammentandosi in 36 ducati. Questa parcellizzazione politica portò alla scomparsa della comunità linguistica unitaria e alla pluralità di linguaggi, tra cui lingue volgari e latino.
Influenze esterne
L'Islam si affacciò sull'Occidente, e il mare nostrum divenne un luogo di conflitto tra popolazioni ostili, causando una rivoluzione nei circuiti di circolazione delle merci.
Architettura e arte longobarda
Nell'architettura, il brutalismo divenne un'estetica della forma abbozzata, con l'influenza delle tecniche romane. Si utilizzarono capitelli compositi e ciottoli di fiume disposti a spina di pesce. L'inserzione di pezzi di spoglio fu un elemento caratterizzante di questa fase.
Un esempio è la cripta di S. Eusebio a Pavia, che riflette il cristianesimo secondo l'eresia ariana (non più ortodossa). Il sistema di archi e volte a crociera su colonne (abbastanza rozze) era caratteristico. I capitelli, pur cercando di imitare quelli classici, mostrano una singolare declinazione che denuncia un'egemonia di base di un'altra forma artistica.
Essi erano concepiti come pezzi di oreficeria, tipici dell'arte dei popoli barbari. L'estetica brutalistica rifletteva la precarietà della forma, producendo un apprezzamento della rude potenza della forma sbozzata. Si sostituivano paramenti murari incerti, utilizzando pezzi di spoglio, laterizio e pietre fluviali.
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