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Citologia e istologia 22 novembre

Tessuto connettivo

Il tessuto connettivo origina dal mesoderma. Svolge una funzione di sostegno per altri tessuti, connette tessuti diversi tra loro, permette la diffusione di cellule e molecole da e per i vasi sanguigni, ha funzione di isolante termico e meccanico e favorisce lo scorrimento di parti anatomiche.

Tipi di tessuto connettivo

  • Il tessuto connettivo propriamente detto (mucoso, denso, lasso, reticolare e adiposo);
  • Il tessuto connettivo di sostegno (cartilagineo e osseo);
  • Il tessuto connettivo a funzione trofica (sangue, linfa).

Il tessuto connettivo è costituito da una componente cellulare e una componente acellulare, detta matrice extracellulare.

Matrice extracellulare (ECM)

La matrice extracellulare è a sua volta costituita da una componente amorfa o sostanza fondamentale e una componente fibrillare.

La componente amorfa o sostanza fondamentale ha consistenza gelatinosa ed è costituita da glicosaminoglicani, glicoproteine e proteoglicani. La sostanza amorfa funziona come setaccio molecolare, influenza l’orientamento delle microfibrille nascenti di collagene e fibrillina, ostacola la diffusione di microrganismi. La sostanza fondamentale è formata da:

  • Glicosaminoglicani o GAG: sono lunghi polisaccaridi lineari formati da concatenamento di unità disaccaridiche ripetute numerosissime volte. Sono polimeri ad alto peso molecolare, carichi negativamente, estremamente idrofili e costituiti dalla ripetizione monotona di unità disaccaride formate da uno zucchero acido a sei atomi di carbonio (esoso) e da un aminozucchero (esosammina) legati da enzimi specifici. Formano lunghe catene estese e non ramificate. Sono sintetizzati nell’apparato del Golgi da diversi enzimi specifici, appartenenti alla famiglia delle glicosiltransferasi. Hanno un elevato contenuto di gruppi anionici, che provocano intensa attività basofila: la sostanza amorfa diventa un gel poroso in cui l’acqua facilita la diffusione di gas e delle sostanze nutritive nonché quelle di rifiuto. Possono essere solforati e non solforati. Sono molecole polifunzionali. Oltre alla funzione d’idratazione della ECM, a essere largamente responsabili della resistenza alla compressione dei connettivi e della lubrificazione, i GAG sono da considerare degli importanti modificatori delle risposte biologiche delle cellule e dei tessuti, poiché: legano cationi; regolano l’attività di numerosi enzimi; mediano l’adesione cellulare; aumentano l’effetto di citochine; svolgono una funzione di stabilizzazione e di serbatoio per fattori di crescita e di differenziamento; hanno una funzione di segnalazione in risposta al danno cellulare; sono dei bersagli per fattori di virulenza di microrganismi e virus patogeni. In natura i GAG, tranne l’acido ialuronico, sono sempre legati a proteine formando enormi complessi macromolecolari detti proteoglicani;
  • Proteoglicani: sono macromolecole formate da una proteina cui sono legate una o più catene di GAG (sono quindi grandi molecole polianioniche). Svolgono la funzione di setaccio, hanno azione anticoagulante e di protezione degli endoteli. Diventano componenti della membrana con funzione co-recettoriale;
  • Glicoproteine adesive: collegano le macromolecole della superficie cellulare a macromolecole della matrice extracellulare. Sono quantitativamente inferiori ai GAG. Sono:
    • Fibronectina: è una grossa glicoproteina dimerica con funzione soprattutto di fattore di adesione;
    • Laminina: è una glicoproteina multimerica delle membrane basali e forma una sorta di impalcatura sulla quale si assemblano gli altri costituenti della lamina basale. La lamina basale connette e separa allo stesso tempo gli epiteli e le cellule endoteliali con il connettivo sottostante. Esistono numerose varianti e isoforme di laminina e tutte hanno in comune la funzione di favorire l’adesione, la migrazione e l’organizzazione delle cellule in tessuti;
    • Entactina: rafforza il legame laminina-fasci di collagene;
    • Tenascina: è elevata nella ECM durante la vita embrionale, mentre è bassa nella vita adulta. Si ritrova a bassi livelli nei tendini, nei legamenti e nella zona subependimale dei ventricoli cerebrali. In quest’ultima sede contribuisce a formare la nicchia delle cellule staminali neurali. La tenascina modula l’adesione e la migrazione (stimolandola nella maggior parte dei casi) di cellule normali e tumorali, e promuove l’angiogenesi (anche dei tumori);
    • Condronectina: si lega ad integrine dei condroblasti e condrociti, collagene II;
    • Osteonectina: si lega ad integrine degli osteoblasti ed osteociti, collagene I.

Fibre del tessuto connettivo

Le fibre del tessuto connettivo appartengono a tre categorie: collagene, reticolari ed elastiche. Le prime due sono formate da tropocollagene, la terza da elastina. Le fibre collagene conferiscono al tessuto resistenza meccanica. Le fibre elastiche la capacità di recuperare le dimensioni originali dopo essere stato disteso.

  • Collagene: sono resistenti alla trazione (resistenza meccanica) e flessibili, ma prive di elasticità. Sono le fibre più abbondanti del connettivo. L’enzima che le digerisce è la collagenasi. Sono filamenti molto lunghi che decorrono in una o più direzioni con andamento ondulato e con una caratteristica striatura longitudinale dovuta alla presenza di fibrille più sottili disposte parallelamente. Le fibre collagene sono costituite da fibrille, che presentano un’alternanza di bande chiare e scure. Le fibrille sono costituite da microfibrille rappresentate da molecole di tropocollagene, costituito da 3 catene polipeptidiche avvolte ad elica (4 amminoacidi ricorrenti: prolina, glicina, idrossilisina e idrossiprolina). Il tropocollagene è il costituente elementare delle fibre collagene. La bandeggiatura regolare è dovuta alla particolare disposizione spaziale delle molecole di tropocollagene. Nelle fibre collagene il numero di legami tra le fibre aumenta con l’età e la mobilità delle articolazioni diminuisce. Sono presenti delle regioni gap che separano l’estremità amino-terminale di una molecola di tropocollagene dall’estremità carbossi-terminale di quella che la precede;
  • Reticolari: sono costituite da tropocollagene di tipo III, che ha un alto contenuto di idrossilisina ed un maggior grado di glicosilazione rispetto al collagene I. Morfologicamente presentano la tipica striatura di 67 nm. Sono fibre sottili, ramificate ed intrecciate con ampi spazi. Stanno strato profondo della lamina basale, nella guaina reticolare delle fibre nervose periferiche, nello stroma degli organi ghiandolari, nel sarcolemma delle fibre muscolari, nella parete dei vasi sanguigni, nel tessuto adiposo, nel tessuto periendoteliale dei capillari, nell’endomisio, nello stroma del tessuto linfoide, nella milza e nel fegato, nel midollo osseo. Hanno la caratteristica di essere particolarmente ricche di residui di zuccheri. Durante l’embriogenesi e la riparazione delle ferite nell’adulto le prime fibre a essere assemblate nei tessuti sono quelle reticolari, sostituite in seguito da fibre di collagene di tipo I con la maturazione del tessuto;
  • Elastiche: sono costituite da 2 componenti: microfibrille di fibrillina immerse in una componente amorfa composta da elastina. Sono prodotte e organizzate da fibroblasti, cellule muscolari lisce, condroblasti e condrociti. Le microfibrille si costituiscono all’esterno della cellula. La formazione dei legami crociati tra le tropoelastine (polimerizzazione) richiede il loro corretto allineamento. A differenza delle fibre collagene, sono molto estensibili (150%) e non presentano striature longitudinali, possono ramificarsi ed anastomizzarsi formando un reticolo. Sono termostabili, resistenti al succo gastrico e l’enzima che le digerisce è l’elastasi. Sono abbondanti nella parete dei vasi sanguigni e in alcuni tessuti.
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Scienze biologiche BIO/06 Anatomia comparata e citologia

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