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Anatomia umana

Apparato digerente

L’apparato digerente inizia nella cavità orale. Rappresenta la prima parte del canale alimentare. È situato nella parte inferiore del massiccio facciale. Ha una struttura complessa per la presenza di diversi organi e ciò riflette la complessità delle sue funzioni. In essa troviamo organi masticatori, ovvero i denti, il gusto e la fonazione, cioè la lingua, ma anche numerose ghiandole, le ghiandole salivari.

Porzioni della cavità orale

Possiamo riconoscere due porzioni:

  • Vestibolo della bocca: Fessura a ferro di cavallo posta tra le labbra anteriori, l'arcata dentale posteriore e le guance laterali. Superiormente e inferiormente è delimitato da due solchi detti solchi vestibolari o fornici. Essi si estendono lungo la linea di riflessione della mucosa di labbra e guance nella mucosa alveolare (ovvero dove si trovano le arcate dentali). Ambedue i solchi sono attraversati sulla linea mediana dal frenulo labiale superiore e inferiore. A tale livello si aprono i dotti salivari minori delle labbra e delle guance e, di fronte alla corona del secondo molare superiore, si apre il dotto parotideo o di Stenone;
  • Cavità orale propriamente detta: Posta tra il vestibolo della bocca e l'istmo delle fauci posteriori. Ha la forma ovoidale con asse maggiore anteroposteriore e più larga posteriormente. I suoi confini sono segnati dalle arcate alveolo-dentali anteriori, dalle guance laterali, dalla lingua e solco sotto-linguale inferiore e dal palato duro superiore. Il palato molle e l'istmo delle fauci la dividono posteriormente dalla faringe.

A questo punto incominciamo con la prima struttura anatomica che il cibo incontra per poter entrare nel nostro organismo. Tengo a precisare che ho seguito lo schema del libro Anastasi mantenendo le informazioni più importanti per ogni apparato, ma consiglio vivamente di utilizzare un atlante, quale ad esempio il Netter, per la consultazione delle immagini, a mio parere fondamentali per uno studio accurato della materia.

Labbra

Le labbra sono due lamine muscolo-membranose poste, a livello del massiccio facciale, tra la base del naso ed il mento. Si estendono a partire dagli angoli della bocca (o commessure labiali) individuando, se chiuse, una linea orizzontale, la rima buccale. Esse seguono la curvatura delle arcate gengivali e perciò presentano una forma convessa, ad orientamento verticale (nei bianchi).

Struttura delle labbra

Partendo dall’esterno e proseguendo verso l’interno riconosciamo:

  • Parte cutanea: È la faccia esterna delle labbra. Nel labbro superiore, dal suo margine libero parte una depressione, il filtro, che si estende fino al setto nasale con decorso verticale. Al margine libero del labbro superiore termina con un rilievo, il tubercolo labiale. Nel labbro inferiore è separata dal mento dal solco labio mentale;
  • Parte intermedia: Detto bordo roseo o vermiglio, rappresenta la zona di transizione fra porzione cutanea e mucosa. Presenta una colorazione rossa più o meno intensa a causa del diminuito spessore dell'epitelio con conseguente vicinanza alla superficie dei vasi sanguigni;
  • Parte mucosa: È la faccia interna di colorito roseo, al tatto possiamo riconoscere una serie di rilievi corrispondenti alle ghiandole salivari poste in profondità.

Osservazione microscopica delle labbra

  • Parte cutanea: Presenta un epitelio squamoso stratificato cheratinizzato, munito di follicoli piliferi, ghiandole sebacee e ghiandole sudoripare. Presenta papille dermiche appiattite. Nel derma invece si trovano numerose fibre elastiche e muscolari dei muscoli pellicciai, ai quali aderisce fortemente;
  • Parte intermedia: L'epitelio è sottile e la cheratinizzazione è intermedia fra la parte cutanea e la parte mucosa. Aumentano le papille dermiche che diventano riccamente vascolarizzate (questo dal colore rosso). Non sono presenti i peli e le ghiandole sudoripare, ma troviamo ghiandole sebacee;
  • Parte mucosa: L'epitelio risulta alto e squamoso stratificato e non cheratinizzato. Si sollevano alte papille dermiche. Inferiormente troviamo uno strato di connettivo lasso nel quale sono accolte le ghiandole salivari minori labiali, ghiandole tubulo-acinose, ramificate, miste con dotti che si aprono a livello del vestibolo della bocca. Con il loro secreto, insieme a quello della ghiandola parotide, contribuiscono a lubrificare il vestibolo della bocca, promuovendo il movimento delle labbra e delle guance sulle arcate alveolo-dentali.

Vascolarizzazione e drenaggio linfatico delle labbra

Le labbra vengono irrorate dalle arterie labiali superiori ed inferiori (due per labbro provenienti dall'arteria facciale che a sua volta origina dalla carotide esterna). Ricevono inoltre l'arteria sotto mentale che deriva dalla facciale, infraorbitaria, buccinatoria (origine mascellare interna), trasversa della faccia (origine temporale superficiale). Le vene labiali sboccano nella sotto-mentale o direttamente nella facciale anteriore. Del linfatico invece abbiamo una rete sottocutanea e sottomucosa che si uniscono e, per il labbro superiore, vanno ai linfonodi sottomandibolari, per il labbro inferiore ai linfonodi sottomentali e sottomandibolari.

Guance

Le guance delimitano lateralmente il vestibolo della bocca e presentano una:

  • Parte cutanea: Non presenta delimitazioni regionali nette e la sua forma presenta variazioni a seconda dell'età, del sesso, del peso e la dentatura.
  • Parte mucosa: È delimitata dai solchi vestibolari anteriori e dalla piega pterigomandibolare posteriore.
  • Porzione adiposa: Si trova nello spessore della parete posteriore della guancia e prende il nome di corpo adiposo (o bolla di Bichat), uno strato di grasso avvolto da una capsula fibrosa e fra muscolo massetere e muscolo buccinatore.

Strutturalmente la guancia si compone, similmente al labbro, di un:

  • Piano cutaneo: Epitelio pavimentoso pluristratificato cheratinizzato, presenta numerose ghiandole sebacee e sudoripare e follicoli piliferi.
  • Piano sottocutaneo: Termina alcuni muscoli mimici.
  • Piano muscolare.
  • Piano mucoso: Accoglie numerose ghiandole salivari, le ghiandole malari o geniene. La mucosa geniena aderisce alla faccia profonda del muscolo buccinatore. A tale livello sono molto sviluppate le formazioni aponeurotiche, in particolar modo la fascia del muscolo buccinatore che si fonde con il legamento pterigomascellare ed in avanti contrae rapporto con il dotto parotideo (o di Stenone).

Vasi e nervi sono identici alle labbra.

I denti

Gli uomini presentano due dentature, la dentatura decidua (primaria) e la dentatura permanente (secondaria). Il primo dente deciduo (I molare) erompe al sesto mese di vita e tutti i denti decidui erompono entro il terzo anno di vita. Essa si compone di 20 denti, 5 per ogni quadrante. La dentatura permanente si compone di 32 denti, otto per quadrante. Si parla di quadrante perché si possono dividere le porzioni alveolari di ossa mascellari e mandibolari in due porzioni, destra e sinistra.

Anatomia macroscopica dei denti

Esistono tre forme principali di dente in ambedue le dentature:

  • Incisivi: In ambedue le dentature abbiamo due incisivi per ogni quadrante. Si parlerà quindi di incisivo centrale (primo incisivo) ed incisivo laterale (secondo incisivo). Non presentano cuspidi, hanno radici singole e in sezione sono circolari. Erompono tra 6-9 anni.
  • Canini: I canini sono quattro, uno per ogni quadrante. Presentano una cuspide singola, con sezione circolare e appuntita. La loro radice è singola. Erompono tra 9-11 anni.
  • Premolari: Sono presenti solo nella dentatura permanente, due per ogni quadrante, denominati primo e secondo premolare, si trovano a sostituire i molari decidui. Essi presentano due cuspidi. La radice è singola, in alcuni casi può farsi bifida all'apice. Erompono tra 10-12 anni.
  • Molari: Sono due per quadrante nella dentatura decidua e tre in quella permanente. Non sostituiscono nessun dente deciduo in quanto i denti molari decidui vengono sostituiti dai premolari (sono perciò detti denti monofisari). Vengono denominati primo, secondo (e terzo) molare in senso mesio-distale, direzione nella quale poi decrescono. Presentano una sezione quadrangolare e quattro cuspidi. Le radici sono due inferiormente e tre superiormente. I molari decidui non assomigliano perciò ai premolari che li sostituiscono ma di più ai primi molari permanenti. Per quanto riguarda i terzi molari, poiché in una percentuale di popolazione i denti risultano più grandi dell'arcata dentaria, i terzi molari, che sono gli ultimi ad erompere, possono rimanere inclusi nella porzione profonda della mandibola (più raramente della mascella). Erompono a 9-12-18 anni.

Anatomia microscopica dei denti

La struttura del dente è formata da una corona, ricoperta da smalto, e una radice, ricoperta da cemento. Questi due tessuti si riuniscono a livello del margine cervicale o colletto. Il corpo del dente è invece formato principalmente da dentina, la quale delimita la camera pulpare, formata dalla polpa dentaria. Il dente è stabilizzato dai legamenti periodontali che lo ancora all'osso alveolare. Abbiamo inoltre fasci di fibre collagene che, dal cemento, penetrano l'osso alveolare, detti fibre di Sharpey.

  • Smalto: Lo smalto è il materiale, duro e resistente, che riveste la corona del dente. È un tessuto di origine ectodermica, non vascolarizzato, non innervato e acellulare. Esso è formato per il 95% da materiale organico, principalmente idrossiapatite, per il 4% da acqua e per meno dell'1% da materiale organico, principalmente amelogenine. Poiché le cellule che lo producono scompaiono in eruzione, lo smalto non è più in grado di accrescere il suo spessore, 2,5 mm a livello delle cuspidi che si assottiglia ai lati, e la sua capacità di riparazione è limitata. Lo smalto è formato da prismi o tubuli strettamente adesi che si portano dalla giunzione smalto-dentina, fino quasi alla superficie dove lo smalto si fa non prismatico. Ad essi si trova interposta della sostanza interprismatica formata anch'essa da cristalli di idrossiapatite. Al microscopio possiamo osservare delle striature trasversali, le strie trasversali, espressione dell'incremento giornaliero dello smalto. Esse sono di due tipi:
    • Linee incrementali di Retzius: esprimono l'evoluzione ritmica dello smalto ma potrebbero essere correlati a disturbi nell'amelogenesi.
    • Linee trasversali di Hunter-Shreger: dovute al decorso dei prismi che in sezione possono essere sia trasversali che longitudinali al taglio, con alternanza di zone chiare e scure.
  • Possiamo inoltre osservare i fusi dello smalto o ciuffi dello smalto, strutture dovute ad anomalie nell'amelogenesi o ipomineralizzazione.
  • Dentina: È un tessuto avascolare che costituisce la maggior parte del dente. È un tessuto di origine mesenchimale. Esso è formato per il 70% da minerali e per il 20% da matrice organica (collagene I, GAG). La dentina si dispone in maniera regolare, formando i tubuli della dentina che hanno direzione radiale e, in vicinanza dello smalto, possono ramificarsi. I tubuli sono formati da una particolare dentina, la dentina peritubulare, differenziata dalla dentina che si trova tra i tubuli, dentina intertubulare, perché più mineralizzata. Al loro interno i tubuli contengono i prolungamenti di un singolo odontoblasto, il cui corpo costituisce uno strato che ricopre la camera pulpare. La dentina si forma per deposito, sul lato pulpare, di predentina, formata soltanto da collagene e sostanza cementante. Il confine tra predentina e dentina è dato dai calcoglobuli, strutture lobulari che rappresentano il fronte di calcificazione della dentina. Nella dentina possiamo distinguere:
    • Dentina primaria: prodotta durante l'odontogenesi, fino all'eruzione del dente.
    • Dentina secondaria: prodotta dall'eruzione del dente per tutta la vita, ma si riduce con il tempo.
    • Dentina terziaria: prodotta in seguito a processi car.
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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bilirubina92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia dell'uomo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Businaro Rita.
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