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Nozioni fondamentali di economia

Le branche dell'economia

L'economia è una disciplina che può essere differenziata in varie specializzazioni o branche. Ne fanno parte:

  • Scienza delle finanze: Si occupa dello studio dell'attività finanziaria dello Stato e degli Enti Pubblici, rivolta al soddisfacimento dei bisogni pubblici per mezzo dei tributi prelevati ai cittadini;
  • Storia dell'economia: Esamina la successione dei fatti economici e l'evoluzione del pensiero economico nel tempo;
  • Politica economica (o studio normativo dell'economia): Studia il modo per raggiungere certi risultati (ad es. riduzione dell'inflazione, rilancio dei consumi, riduzione del debito pubblico) con azioni di politica economica (ad es. controllo dei prezzi, aumento dei salari e degli stipendi, contenimento della spesa pubblica);
  • Economia politica (o studio positivo dell'economia): Analizza, interpreta e ricostruisce i fenomeni economici attraverso la loro descrizione (economia descrittiva) e la loro simulazione (teoria economica). L'economia politica si suddivide, a sua volta, in:
    • Microeconomia: Studia il comportamento delle singole unità decisionali, cioè del consumatore e dell'impresa, e di come queste unità entrano in relazione sul mercato. Spiega, ad esempio, perché il prezzo della benzina varia da una stazione di servizio all'altra e perché esistono tariffe aeree scontate.
    • Macroeconomia: Studia il comportamento di aggregati di unità decisionali. Affronta temi come il consumo nazionale, l'occupazione globale, la quantità di moneta in circolazione.

Intorno a una definizione di economia

Nel tempo la definizione di economia ha avuto una serie di evoluzioni. Il termine economia compare per la prima volta nel III secolo a.C. nell'Economico, opera del filosofo greco Senofonte. In questo testo vengono indicate le regole igieniche, morali, di tecnica agraria, di estetica femminile da seguire per la corretta gestione delle cose domestiche. Nello scritto di Senofonte il termine economia va inteso nel senso etimologico della parola, formato da due parole greche: òikia che significa “casa” e nòmos che significa “legge”, cioè governo dell’azienda domestica. Si tratta quindi di un trattato di economia domestica.

Osservazioni di carattere economico si trovano anche in alcuni scritti di Aristotele. Nell’opera Etica a Nicomaco si preoccupa di ragionare sul meccanismo di formazione dei prezzi, sull’interesse, sul profitto, sulle attività che sono realmente produttive, ma affronta queste tematiche dal punto di vista etico-morale quindi si interroga su quale sia il giusto prezzo da pagare in uno scambio, se sia lecito pagare un interesse su un prestito in denaro, e quali attività siano realmente produttive.

La visione etico-aristotelica dei fenomeni economici prosegue anche nel medioevo. Infatti, gli scolastici e i canonisti condannano l’interesse, considerato una forma di usura; classificano l’agricoltura e l’artigianato tra le attività produttive e, viceversa, condannano il commercio quale attività sterile; individuano il giusto prezzo delle cose nel corrispondente costo di produzione. Nella sua opera De usuris, San Tommaso D’Aquino, teologo, giudica inaccettabile la giustificazione dell’interesse come ricompensa del tempo trascorso fra il prestito del denaro e la sua restituzione. Secondo il teologo, poiché il tempo è un bene gratuito che Dio dispensa a tutti gli uomini, non è giusto farselo pagare.

Nel XV secolo la riforma protestante sposta l’attenzione degli studiosi di economia dalla visione etica a quella dei “meccanismi” che regolano i fenomeni economici. La ricchezza non è più considerata come qualcosa di cui vergognarsi ma un segno della benevolenza di Dio.

Il primo testo di economia, nell’accezione moderna del termine, è quello di Adam Smith intitolato Sopra la causa della ricchezza delle nazioni pubblicato nel 1776, in cui definisce l’economia come la “scienza che insegna i modi per arricchire il popolo e il Sovrano”. Similmente Giovan Battista Say nel suo Trattato di economia politica definisce l’economia come la “scienza della ricchezza”. Qualche anno dopo Robert Malthus propone un’altra definizione di economia nel suo saggio Principi di Politica Economica definendola come “la triste scienza” perché, dallo studio delle statistiche sull’andamento della popolazione e della produzione agricola in cui evidenziavano che mentre la popolazione raddoppiava ogni 25 anni secondo una progressione geometrica, la produzione agricola aumentava secondo una progressione aritmetica, Malthus giunse alla conclusione che ben presto la popolazione avrebbe raggiunto una numerosità tale che il fabbisogno alimentare sarebbe stato superiore a quello che la produzione agricola sarebbe stata in grado di soddisfare. Questa visione pessimistica però non si è mai verificata perché l’avanzamento delle tecniche agricole ha permesso di mantenere una produzione agricola sempre superiore al fabbisogno della popolazione.

Un’altra definizione è data dalla scuola neoclassica secondo la quale l’economia è “la scienza che studia la formazione dei prezzi e i meccanismi degli scambi”. I neoclassici però nel dare questa definizione non tennero conto dell’esistenza dei diversi sistemi economici. In particolare i sistemi economici possono essere di tre tipi:

  • Sistemi di "libero" mercato: È l’esempio del sistema capitalistico, in cui il possesso dei mezzi di produzione era privato e il mercato era un sistema libero e autoregolante; in un sistema di questo tipo gli agricoltori sono liberi di scegliere cosa produrre e in che quantità sulla base della domanda espressa dai compratori;
  • Sistemi diretti "dal centro": In cui la proprietà dei mezzi di produzione era di proprietà del governo, il quale decideva cosa produrre, in che quantità e il prezzo del bene. Per un sistema di questo tipo la definizione della scuola neoclassica non è adatta;
  • Sistemi "misti": Sistema del nostro Paese costituito da privati che hanno il possesso dei beni di produzione e lo Stato.

Una definizione attuale di economia è quella di Paul Samuelson, premio Nobel per l’Economia nel 1970, secondo cui “l’economia studia il modo in cui i singoli e la collettività giungono a compiere delle scelte circa l’impiego di risorse produttive scarse che potrebbero avere usi alternativi, allo scopo di produrre beni e distribuirli fra gli individui e i gruppi della collettività, perché li consumino nel presente e nel futuro”. Questa definizione può essere divisa in due parti: nella prima tratta del problema generale dell’economia, la seconda parte parla dei problemi su cui si sofferma l’economia ovvero la produzione, la distribuzione e il consumo dei beni. La definizione mette l’accento sull’aspetto psico-sociale dell’economia quindi la scienza che studia il meccanismo attraverso il quale gli uomini effettuano le proprie scelte in condizioni diverse. L’attività economica dell’individuo si esplica in una serie di scelte economiche che riguardano da un lato l’esistenza di risorse scarse e dall’altro l’uso multiplo e alternativo di queste risorse, che hanno come risultato azioni economiche (ad esempio un investimento). Un’azione economica implica:

  • L’esistenza di un soggetto economico
  • La molteplicità di obiettivi che il soggetto economico può perseguire con l’impiego dei mezzi scarsi posseduti
  • La possibilità di scegliere tra i diversi usi dei mezzi posseduti
  • La libertà della scelta
  • La consapevolezza della scelta

I modelli in economia

I fenomeni economici possono essere studiati solo attraverso dei modelli. Un modello economico è un’astrazione e una semplificazione del mondo reale. Il modello economico è il “laboratorio” dell’economista, il luogo astratto dove poter riprodurre e studiare l’esperimento economico partendo da opportune ipotesi. Il modello, nel caso della microeconomia, può essere schematizzato come segue:

  • Prende in considerazione un singolo soggetto economico (consumatore o impresa)
  • Il soggetto economico (consumatore o impresa) ha sempre un comportamento razionale
  • Il soggetto economico si comporta seguendo il “principio edonistico” e quindi può:
    • Massimizzare la sua soddisfazione utilizzando le risorse scarse disponibili
    • Minimizzare l’uso delle risorse per raggiungere un certo livello di soddisfazione
  • Il tempo non è preso in considerazione

La teoria del consumatore

Il consumo è “l’atto con il quale vengono utilizzati determinati mezzi per la soddisfazione dei bisogni”. Il problema del consumatore può essere riassunto come segue: “dati determinati bisogni che possono essere soddisfatti con l’uso di beni economici, ciascuno dei quali ha un prezzo, e dato il reddito del consumatore, in che modo il consumatore utilizzerà il reddito per soddisfare i suoi bisogni?”

Si definisce bisogno ogni stato di instabilità interiore che induce l’uomo a dotarsi di mezzi in grado di sopprimere una sensazione di disagio o di prolungare una sensazione di piacere. I bisogni possono essere suddivisi in:

  • Bisogni non economici: Sono quelli che per essere soddisfatti non richiedono sacrifici poiché i mezzi per soddisfarli sono illimitati (ad es. il bisogno di respirare perché l’aria è gratuita).
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vc4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Morano Pierluigi.
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