IL NUMERO E LA SUA SCOPERTA ALLA SDI E SP
Il numero è possibile definirlo come un concetto astratto, che tende a qualificare un insieme di
elementi, eventi misurabili, oggetti e viene usato in maniera naturale per contare. Per numeri
naturali si intendono invece i numeri interi e postivi che si formano dall’aggiunta di un numero, fino
ad arrivare all’idea di infinito. Ma il concetto di numero è da sempre parte integrante della vita di un
individuo.
Fin da piccolo, il bambino scopre il numero e lo utilizza in maniera quotidiana: conta le dite delle
mani, degli scalini, fa la ‘’conta’’ nel gioco del nascondino, impara la sua età, la data del suo
compleanno. Di fatto è possibile notare come il bambino, appena entrato alla scuola dell’infanzia, a
contatto con i suoi coetanei, comincia a mostrare tutte le conoscenze apprese fino a quel momento:
comincia a contare gli oggetti o mostra di conoscere le parole numeriche (uno, due, tre.). Si può dire
quindi che il bambino non arriva come una ‘’tabula rasa’’ alla scuola dell’infanzia, bensì, proprio
queste sue conoscenze devono essere sfruttate come punto di avvio per intraprendere il cammino
verso la costruzione del concetto di numero, fino ad arrivare a una piena padronanza di esso. Di
conseguenza, il ruolo dell’insegnate di Sdi deve essere di tutor- facilitatore perché deve semplificare
i concetti matematici attraverso l’uso attività ludiche ma anche recuperando le esperienze familiari e
sociali . Già l’attività del contare, svolta fino alla Sdi in maniera implicita dal bambino, deve essere
attualizzata in maniera concreta: si deve passare infatti dalle competenze innate, al raggiungimento
della piena consapevolezza che la capacità del contare permette di soddisfare necessità del
quotidiano. Per raggiungere questo obbiettivo, l’insegnante deve puntare inizialmente
sull’enumerazione, ovvero esprimere in maniera ordinata la sequenza delle parole – numero che si
usa per contare. Proprio l’attività del enumerare è il presupposto del contare oggetti, che a sua volta
stimola la memorizzazione della sequenza delle parole – numero.
Il bambino vive le cose con il proprio corpo per questo, inizialmente ha bisogno di toccare
fisicamente l’oggetto che deve contare, ha bisogno di manipolarlo, spostarlo e, quando sarà pronto
smetterà di farlo spontaneamente. Soltanto con il passare del tempo il movimento si trasformerà in
tocco del dito, quest’ultimo in movimento della testa e successivamente in movimento degli occhi.
Soltanto dopo il superamento di questi step si arriverà al conteggio, all’ordine e a una etichetta
verbale corretta che porterà il bambino a contare veramente.
All’inizio della SP invece, il bambino capace di contare gruppi di oggetti, è chiamato a
comprendere i molteplici significati del numero e per tale proposito è propedeutico fin da subito
mostrare i diversi approcci ad esso. L’idea del numero naturale deve tener conto di diversi punti di
vista: come la sua cardinalità, ordinalità e ricorsività ed è un concetto che per essere assorbito dal
bambino richiede tempo e attenzione. È importante dunque che l’insegnante differenzi gli approcci
ma senza ostentare l’importanza di uno rispetto all’altro, ma anzi i tre approcci devono essere
utilizzati in maniera parallela. L’approccio cardinale, ad esempio, rappresenta il ‘’tanti quanti’’ ed è
l’esempio classico del pastore che conta le pecorelle con le tacche del bastone.
Già dalla Sdi, il concetto di ‘’tanti quanti’’ è utilizzato in maniera implicita durante la routine
quotidiana e le attività ludiche. Alla scuola primaria, tuttavia, molti libri presentano lo zero subito
dopo al numero nove, soltanto quando si arriva ai numeri in coppia; questa metodologia risulta
errata perché il bambino potrà confondersi in quanto l’insegnante ha, fino ad allora, fatto iniziare la
semiretta orientata dal numero 1. Una buona metodologia da utilizzare invece è agganciare lo zero
alla cardinalità di un insieme e quindi alla sua quantità. Utilizzare infatti l’approccio cardinale può
risultare una strategia per facilitare l’insegnamento dello zero. Al bambino vengono affidati oggetti
da classificare e raggruppare all’interno di insiemi. Nel caso di zero oggetti, quindi di nessun
elemento, il bambino avrà il sistema vuoto che corrisponde, per l’appunto, all’idea del niente.
Infine nell’approccio ricorsivo, è utile far comprendere che lo zero non è il successivo di nessun
numero. Come abbiamo ben visto, lo zero risulta essere un concetto particolare, da poter spiegare in
diversi modi. Ma tuttavia, se spiegato fin da subito alla scuola dell’infanzia in quanto legato alla
realtà e quindi all’assenza di quantità, il bambino, attraverso delle strategie didattiche, può
comprendere il suo posto e il suo valore. In questo modo lo zero non risulterà più come un ostacolo,
ma anzi il bambino può stimolare un atteggiamento critico verso questo numero magico.
Già a partire dalla scuola dell’infanzia si possono presentare tantissime attività che serviranno da
base per la scuola primaria in ambito matematico.
Si può presentare ad esempio la simmetria assiale attraverso il disegno, la pre-misurazione,
l’allenamento della motricità fine, ovvero un insieme di piccoli movimenti muscolari di mani, piedi,
volto e bocca, utili ad un individuo per compiere delle azioni e i riferimenti topologici, ovvero
quelle nozioni che riguardano lo spazio che ci circonda: dentro-fuori; aperto- chiuso; sopra-sotto;
davanti-dietro; destra-sinistra; vicino-lontano tramite l’uso di mattoncini lego e costruzioni.
Inoltre, attraverso l’uso dell’abaco orizzontale si può anche imparare a contare attraverso l’abaco e
provare a introdurre l’addizioni con termini più semplici.
Tutto quello che il bambino apprende alla scuola dell’infanzia attraverso attività ludiche sarà poi
rinforzato alla scuola primaria.
LA PROTO-MATEMATICA ALLA SDI E SP
Con il termine proto-matematica ci riferiamo alla prima matematica di cui i bambini fanno
conoscenza, quella matematica ingenua e spontanea, definibile anche come l’avvicinamento alla
logico-matematica. Essa avvicina i bambini a concetti importanti come il rendersi conto di essere
parte di un tutto o di essere in continuo cambiamento nel tempo e nello spazio. Da un punto di vista
didattico, bisogna riconoscere che la proto-matematica rappresenta una minima parte della
competenza numerica, la scuola dell’infanzia e la scuola primaria costituiscono quegli anni che
contribuiscono in maniera decisiva a sviluppare e rafforzare le abilità proto-matematiche del
bambino. Tali abilità, che si sviluppano nella Scuola dell’Infanzia, sono: raggruppamento,
ordinamento, quantificazione e misurazione.
Dunque, questi contenuti proto-matematici riguardano:
La geometria: insiemi, relazioni (ordine, equivalenze), forme, misura lineare, superficiale o
ampiezze.
L’aritmetica: rappresentazione di un andamento di un fenomeno, per esempio, i giorni rossi nel
calendario.
La probabilità statistica: eventi, enunciati, relazioni, insiemi, dati e grafici. Rappresenta un evento
casuale che permette di favorire il superamento dell’egocentrismo.
Esempio: nell’ambito geometrico i bambini possono, attraverso il gioco, imparare dei concetti della
geometria, come il segmento. L’insegnante dopo aver spostato i banchi, utilizzando dello scotch
colorato, traccia delle linee a terra e invita i bambini a camminare sul segmento e successivamente
di dividerlo a metà, mostrando quindi un ulteriore aspetto della matematica.
Per quanto riguarda le figure geometriche, l’insegnante utilizza delle scatole di forme diverse, le
mostra e le fa maneggiare ai bambini. Successivamente distribuisce delle schede sui solidi e le fa
dipingere con colori differenti. Alla fine di questa attività, l’insegnante fa una verifica per capire se i
concetti sono stati interiorizzati.
Per quanto riguarda l’aritmetica si possono svolgere una serie di giochi che sono ricchi di contenuti
numerici, ad esempio nascondino, il gioco del fazzoletto e/o campana.
Infine, tra le attività che potrebbero ricordare la probabilità statistica possiamo citare il gioco del
sacco pieno e sacco vuoto per abituare i bambini a distinguere gli insiemi che contengono elementi
e quelli che non ne contengono; potrebbe essere un gioco utile anche per spiegare lo zero.
Un concetto molto importante è l’idea di costruire ambienti adeguati che diano ai bambini la
possibilità di interagire con gli oggetti e le loro proprietà dando loro la possibilità di rielaborare una
teoria. Dal punto di vista delle operazioni proto-matematiche la possibilità di manipolare oggetti è
indispensabile.
Vi sono molte attività che permettono di giocare con i numeri facendo così prendere confidenza il
bambino con questi. L’atteggiamento che deve assumere l’insegnante è saper sfruttare l’esperienza,
occorre incentivare ciò che il bambino sa e sa fare. La proto-matematica risulta presente fin dalla
scuola dell’infanzia in ogni ambito d’azione del bambino. Di conseguenza, partire da attività della
sua quotidianità per promuovere competenze proto-matematiche può essere un’importante risorsa.
Bisogno agire nella quotidianità, nelle azioni che il bambino compie ogni giorno. Si può anche
lavorare con gli insiemi, creando dei raggruppamenti, individuando ad esempio quanti maschi e
quante femmine vi sono, creando relazioni operando confronti: quanti hanno i capelli corti, quanti
gli occhiali e così via. Avvicinare il bambino all’apprendimento della matematica attraverso un
approccio ludico è il modo migliore per vedere l’apprendimento in maniera attiva e divertente.
LO ZERO: PROBLEMATICHE DIDATTICHE ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA E ALLA
SCUOLA PRIMARIA.
Il caso dello zero è significativo sia nella scuola dell’infanzia sia nella scuola primaria. Lo zero
nasconde con se molte problematiche dal punto di vista didattico come ad esempio il momento in
cui presentarlo e come presentarlo, ad esempio molti testi affrontano i numeri partendo da uno e
subito dopo il nove, viene presentato lo zero.
Lo zero è il numero che separa i numeri positivi dai numeri negativi. È il primo numero dell'insieme
dei numeri naturali ed è l'unico numero reale a non essere né positivo e né negativo.
Lo zero è un numero molto complesso, difficile, non è una cifra legata all’idea di quantità, ma alla
mancanza di quantità. inoltre, nelle quattro operazioni fondamentali assume poi un ruolo diverso.
Già dalla scuola dell’infanzia, attraverso immagini, scoperte, lim, giochi in palestra il bambino può
iniziare ad approcciarsi allo zero, fino a scoprire contesti reali. Lo zero alla scuola dell’infanzia
viene legato all’assenza di oggetti, per questo per presentarlo la maestra potrebbe mettere tante
ceste riempite con dei giocattoli e lasciare invece alcune ceste vuote, chiedendo poi ai bambini
quanti giocattoli ci sono all’interno. Chiedendo al bambino quanti giocattoli ci sono all’interno della
cesta vuota il bambino spontaneamente risponderà che non ce ne sono, è vuota. La maestra allora
dovrà spiegare che la risposta sarà zero. In questo modo il bambino attraverso il gioco può capire
veramente la valenza dello zero.
Introducendo lo zero già alla scuola dell’infanzia, i bambini alla scuola primaria a livello
concettuale possiedono già una base che adesso potrà essere potenziata.
Alla scuola primaria lo zero viene ripreso, viene ora studiato come una quantità e viene anche
agganciato alle operazioni.
Lo zero nelle quattro operazioni assume ruoli differenti: nell’addizione è elemento neutro perché
sommato a destra e a sinistra lascia inalterata quella quantità;
Nella sottrazione invece lo zero assume un ruolo diverso, non è più elemento neutro perché cambia
significato se è posto a sinistra o a destra. Per quanto riguarda la moltiplicazione lo zero ha un ruolo
annullatore perché un qualsiasi numero moltiplicato per zero darà sempre zero.
Nella divisione quando il dividendo è 0 risulta 0 anche il quoziente (esempio 0:5 =0), quando è 0 il
divisore la divisione non si può effettuare, non avrebbe senso, è dunque impossibile (esempio 5:0 è
impossibile), se sono 0 entrambi l'operazione 0:0 è indeterminata, non riesco a stabilire quale
risultato dare.
Lo zero è difficilissimo da rappresentare geometricamente, poiché sul righello non lo uso come
immagine perché sarebbe troppo complesso, mentre per quanto riguarda il numero 1 io lo posso
agganciare ad una misura.
Nella scelta di ciò che l’insegnante porta in classe ci sono tanti saperi e si devono collegare a questi
delle scelte didattiche, delle ingegnerie didattiche, il rischio è sennò quello di confondere il
bambino. Una delle strategie migliori è quella di presentare lo zero come primo numero attraverso il
gioco.
IL TRIANGOLO ALLIEVO-INSEGNANTE-SAPERE
La teoria del triangolo di Chevallard è un approccio sistemico che serve per analizzare quei
fenomeni che entrano in gioco nel momento in cui si parla di insegnamento-apprendimento.
Ai tre vertici di questo triangolo corrispondono tre poli, ovvero quello dell’Insegnante che espone,
spiega, dimostra e costruisce situazioni didattiche, quello dell’Allievo che interpreta l’informazione
che riceve e la elabora, e quello del Sapere.
Allievo-Insegnante-Sapere, sono i tre soggetti che devono essere presenti in ogni situazione
didattica, quest’ultima è il cuore del triangolo e corrisponde alla situazione di apprendimento che
l’insegnante, consapevolmente, cerca di costruire.
Per Chevallard, l’aspetto iniziale per definire una buona pratica didattica, che lui chiama
trasposizione didattica, è il sapere. Per trasposizione didattica si intende il lavoro di adattamento, di
trasformazione del sapere in oggetto d’insegnamento, in funzione del luogo, del pubblico e delle
finalità didattiche che ci si pone. La trasposizione didattica consiste, dal punto di vista
dell’insegnante, nel costruire le sue proprie lezioni attingendo dalla fonte dei saperi, tenendo conto
delle orientazioni fornite dalle istruzioni e dai programmi (sapere da insegnare), per adattarli alla
propria classe: livello degli allievi, obiettivi perseguiti. La trasposizione consiste nell’estrarre un
elemento di sapere dal suo contesto per ricontestualizzarlo nel contesto sempre singolare della
propria classe.
Tutto il triangolo è incentrato sulla relazione insegnante-allievo e Chevallard sottolinea come
bisogna differenziare due tipologie di saperi.
Da un lato abbiamo un sapere con S maiuscola che rappresenta un sapere epistemologico, il sapere
disciplinare, formale, rigoroso, oggettivo, completo, rispetto a tutto quello che ha a che fare con il
pensiero matematico; dall’altro lato abbiamo un sapere con la s minuscola, ovvero un sapere più
piccolo in relazione al grado scolastico, al contesto e al bambino con il quale si lavora. Questo
perché ognuno di noi ha un proprio sapere personale ed è per questo compito dell’insegnante
tenerne conto e adattare la didattica anche alle singole esigenze e ai bisogni della classe.
I poli riguardano la relazione insegnante-allievo la quale fa riferimento all’aspetto psico-pedagogico
(di cui si occupa la didattica generale); la relazione insegnante-sapere che fa riferimento al Sapere
con la “s” maiuscola, cioè al sapere epistemologico, il quale è composto da saperi più piccoli. Il
docente sceglie, poi, quanti e quali di essi vanno portati in classe in base al contesto in cui si lavora
e al grado scolastico; la relazione sapere-allievo la quale fa riferimento a ciò che l’alunno sa già
prima di entrare in classe; dunque, in nessun grado scolastico si parte totalmente da zero.
L’insegnante non deve ignorare questo sapere ma, anzi, lo deve tenere in considerazione durante il
suo lavoro: deve potenziarlo e non annullarlo.
• Esistono due tipi di percorso didattico:
1) per scoperta; Il bambino vive le cose con il proprio corpo quindi non si deve, per esempio,
impedire ad esso di toccare l’oggetto che sta contando: quando sarà pronto smetterà di farlo
spontaneamente).
2) per potenziamento; È possibile proporre l’addizione alla scuola dell’infanzia ma in termini non
troppo formali e rigorosi. La terminologia corretta va presentata; magari, però, al posto di usare il
termine “segmento” sarà meglio utilizzare il termine “trattino”). In più, è meglio far parlare spesso i
bambini.
L’ABACO COME ARTEFATTO PER LA SCOPERTA DEL NUMERO ALLA SDI E ALLA SP.
L'abaco è uno dei migliori strumenti di calcolo utili per accompagnare i bambini alla scoperta del
numero, utilizzato come artefatto per effettuare operazioni matematiche.
L’artefatto è un qualsiasi oggetto modificato in modo opportuno al fine di essere trasformato in uno
strumento utile per l’apprendimento matematico o per la scuola dell’infanzia protomatematico. Con
il termine artefatti, quindi, si fa riferimento a quegli “oggetti” che servono ad aumentare l’efficacia
di un’azione al fine di ottenere un determinato risultato.
L’abaco è uno strumento formato da una tavola di legno chiamata base, su cui si incastrano delle
aste, chiamate "guide". Lungo le guide possono essere inserite delle palline, dette "calcoli", che
avranno colori di
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