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Storia della filosofia

Cos'è la filosofia?

La parola «filosofia» significa «amore del sapere». Il filosofo è «colui che ama il sapere», «chi ricerca con passione», ed è appassionato dalla ricerca della conoscenza. Secondo Aristotele la ricerca filosofica è mossa dalla meraviglia, dalla capacità di stupirsi e dal desiderio di capire. Nel Simposio Platone paragona il filosofo all’amante, colui che tende verso l’oggetto del suo amore, senza però riuscire mai a raggiungerlo e a possederlo completamente. Allo stesso modo la filosofia non rappresenta una forma di conoscenza già posseduta, consiste piuttosto nell’amore e nel desiderio della conoscenza che ancora non si possiede.

Il compito di una storia della filosofia consiste perciò nel ricostruire criticamente e nel raccontare fedelmente come gli uomini hanno affrontato e tentato di risolvere alcune questioni fondamentali, senza esaltare le presunte risposte giuste e senza condannare le risposte apparentemente sbagliate. Far iniziare la storia della filosofia con la filosofia ionica (in particolare con Talete) è una consuetudine storiografica che si fonda sulla sistemazione che già gli stessi Greci (in particolare Platone e Aristotele) dettero delle proprie tradizioni culturali.

Filosofia greca classica

Caratteristiche generali della mentalità e della cultura greca

I Greci elaborarono un concetto generale di natura in cui si manifesta l’ordine regolare e razionale delle cose. Il termine «natura» sta a indicare sia l’origine di tutte le cose (arché), sia ciò che costituisce la realtà comune di tutte le cose (essenza). Di fronte al mondo esterno i Greci svilupparono un atteggiamento contemplativo, visivo, in base al quale l’uomo è spettatore e testimone di un processo ininterrotto di eventi. Per i Greci “conoscere” è prima di tutto “vedere” e con ciò è presupposto un nesso tra il mondo delle conoscenze e il mondo reale. I primi Greci non distinguevano ancora la cosa reale dal pensiero che la conosce e dalla parola che la esprime.

Socrate

Socrate supera il soggettivismo dei sofisti, secondo cui ognuno ritiene vero solo ciò che appare tale alla sua riflessione, perché sostiene che non sia possibile essere certi della propria verità finché non la si sia confrontata con la verità degli altri, nasce così il dovere di capire il punto di vista degli altri, il dovere di sottoporre ad “esame” e “confutazione” tutte le opinioni. Discutere con gli altri vuol dire collaborare a una comune ricerca della verità, giacché soltanto da un vero dialogo filosofico possono scaturire valori e verità comuni, cioè universali. Il dialogo diventa così un principio filosofico di ordine intellettuale e morale che ha come fine la verità e che ha il suo fondamento in se stesso.

Caratteristiche principali del dialogo socratico

  • Dissimulazione ironica: Socrate sa di non sapere e alla fine questo suo sapere di non sapere si rivela essere superiore alla presunta sapienza degli altri.
  • Maieutica: liberarsi dunque della presunzione di essere sapiente, del sapere solo apparente e rendersi consapevoli di non sapere sono i presupposti per “portare alla luce” da dentro di sé il vero sapere, il sapere universale e condiviso da tutti i partecipanti, e in ciò consiste quell’arte ostetricia della maieutica.
  • Identità di virtù e scienza, teoria e prassi: Socrate è convinto che ogni uomo agisce in funzione del suo proprio convincimento e di una sua propria prospettiva, quindi nessuno fa il male volontariamente, cioè per il solo gusto di fare il male, ma ciascuno agisce sempre in funzione di quello che crede sia il bene e il meglio per lui. Fare il male vuol dire quindi seguire un bene apparente e particolare, invece del bene reale e universale, dal momento che è impossibile fare il bene se non si conosce che cosa esso realmente sia.

Quindi tutte le virtù particolari (ad es. coraggio, temperanza, giustizia, ecc.) si riconducono a quell’unica virtù in generale che è la «scienza del bene e del male» (intellettualismo etico).

Platone

Platone assiste da lontano al fallimento del suo ideale di riforma politica di Siracusa. Un'esperienza fondamentale nella biografia di Platone è rappresentata dall'incontro con Socrate. L’Accademia è la scuola filosofica fondata da Platone.

Opere

I dialoghi giovanili, detti anche «socratici», perché segnati dal pensiero di Socrate; qui è fondamentale il dialogo; temi: l’identità di virtù e scienza, la determinazione di questa scienza come «scienza del bene e del male» (nel Protagora), della conseguente insegnabilità della virtù e della riduzione a questa virtù-scienza in generale di tutte le cosiddette virtù particolari, come il coraggio (nel Lachete), la saggezza (nel Carmide), l’amicizia (nel Liside), la santità (nell’Eutifrone) ecc.

Motivi più caratteristici della filosofia di Socrate

  • La necessità del dialogare per ricercare la verità.
  • La ricerca della verità mediante la discussione e l’esame critico delle reciproche convinzioni.
  • La convinzione che solo nella discussione e nell’esame critico delle diverse posizioni possono emergere quei valori universali e stabili che devono presiedere alla condotta degli uomini.
  • Il convincimento che il bene, una volta che sia stato conosciuto, non può non essere realizzato, dal momento che esso, presentandosi come ciò che è sommamente utile e piacevole, attrae irresistibilmente la volontà dell’uomo e lo sprona alla sua realizzazione.
  • La fiducia che nessuno fa il male volontariamente, cioè per il mero gusto e il deliberato proposito di far il male, e che tutti agiscono in base a ciò che ritengono essere il bene, anche se poi – per ignoranza di che cosa sia propriamente il bene – possono (non vogliono) agire male.

La vera scienza è la scienza dell’eterno, cioè possesso stabile e immutabile di ciò che è sempre vero e reale. Per spiegare la conoscenza e l’insegnabilità della virtù Platone ricorre nel Menone al mito della “reminiscenza”: nella sua vita anteriore all’unione con il corpo, l’anima ha contemplato le “idee” o “forme” immutabili delle cose e, pur avendole dimenticate quando è entrata nel corpo, può poi “ricordarle” sotto lo stimolo di opportune domande. Per spiegare l’immortalità dell’anima ricorre al mito di Er.

I dialoghi della maturità, che presentano la filosofia platonica e sono successivi alla fondazione dell’Accademia.

I dialoghi della vecchiaia, nei quali il pensiero platonico subisce un’ampia revisione e viene fortemente ridimensionata la figura di Socrate.

Platone: la dottrina delle idee e la concezione dell'anima

Mondo ideale e mondo sensibile - Nei dialoghi della maturità Platone chiama éidos o idéa («forma») l’unica realtà «veramente reale» e «realmente vera» che permane «eternamente identica a sé stessa», sottratta al divenire, alla nascita e alla morte, al mutamento e alla corruzione. Al mondo ideale (oggetto della «visione» o contemplazione intellettuale) si contrappone il mondo sensibile (ovvero conoscibile tramite i sensi), che è il mondo del divenire e del perenne mutamento, della molteplicità e varietà degli enti. Le cose sensibili possono dirsi comunque reali in quanto «partecipano» delle idee, sono «copie» imperfette delle idee, le quali permangono però «separate» dalle cose sensibili e sussistono «in sé e per sé» nel loro mondo (che chiama Iperuranio).

Scienza e opinione - Dal rigoroso dualismo esistente tra le idee e le cose sensibili consegue un altro dualismo: quello tra «scienza» (epistéme), che è conoscenza chiara e necessaria del mondo delle idee, e «opinione» (dóxa), che è la conoscenza confusa e contingente del mondo sensibile.

Per spiegare la sua dottrina dei quattro gradi della conoscenza, Platone ricorre nella Repubblica alla celeberrima “allegoria della caverna”: un prigioniero legato nel fondo di una caverna e con il viso rivolto verso la parete, vede proiettate su questa parete le ombre di statue poste dietro di lui e considera queste ombre come la vera realtà (fase dell’immaginazione); ma se il prigioniero si libera dai lacci che lo costringono a guardare le ombre ed esce dalla caverna, vede le statue che proiettavano quelle ombre (fase della credenza); vede poi le vaghe sembianze delle cose reali che sono fuori della caverna e che non riesce subito a distinguere e a mettere bene a fuoco, in quanto è abbagliato dalla luce del sole (fase della diánoia); infine, dopo aver adeguato lo sguardo, comincia ad avere una visione chiara delle cose, illuminate e vivificate dal sole, nonché dello stesso sole (fase del noûs).

La psicologia

L’uomo può arrivare a conoscere le idee solo grazie all’anima; nella Repubblica Platone delinea una dottrina dell’anima fondata su una sua distinzione in tre parti o facoltà: a) una parte razionale, destinata al comando, la cui virtù è la sapienza; b) una parte animosa, incline ad aiutare la parte razionale, la cui virtù è il coraggio (la forza di volontà); c) una parte appetitiva, per natura ribelle e insofferente alla guida della parte razionale, la cui virtù è la temperanza.

Nel Fedro Platone ricorre allo splendido mito della biga per esporre la sua concezione dell’anima: l’anima è come una biga alata tirata da due cavalli, uno bianco e generoso (la parte animosa), docile ai comandi dell’auriga (la parte razionale), e un altro nero e riottoso (la parte appetitiva).

L'organizzazione dello Stato

L’“utopia” platonica – Lo “Stato ideale” che Platone delinea nella Repubblica si colloca in un vasto dibattito e scaturisce dall’esigenza di ricostruire un ordine capace di frenare gli eccessi della democrazia, il tumulto delle passioni particolari e delle opinioni personali; è un modello costituzionale secondo ragione, al quale dovranno ispirarsi gli Stati esistenti se vorranno risolvere i problemi da cui sono afflitti e, soprattutto, se vorranno attuare la giustizia e fare degli uomini come Socrate le loro guide (e non le loro vittime).

I filosofi e lo Stato - Alla guida dello Stato dovrebbero esserci i filosofi per governare in modo armonioso ed equo, in quanto non è spinto al governo dall’avidità di cariche politiche e di ricchezze, ma semplicemente per conseguire e realizzare il bene della comunità che lo ha allevato ed educato.

La condanna dell’arte – Nella Repubblica Platone formula una dura condanna dell’arte, condotta sia da un punto di vista etico-pedagogico, sia da un punto di vista metafisico: 1) Da un punto di vista etico-pedagogico, lo Stato ha il dovere di reprimere tutte le espressioni artistiche (poetiche e musicali) che infondono sentimenti contrari a quelli che il buon cittadino e il buon custode dello Stato devono possedere (coraggio, onestà, amor di patria, fedeltà ecc.): un’opera d’arte non deve quindi raffigurare un eroe come pauroso, menzognero e truffatore oppure una divinità perfida e ingannatrice ecc. 2) Da un punto di vista metafisico, l’arte è da condannare poiché è semplice «imitazione» di una realtà (quella sensibile) che, a sua volta, non è altro che una «copia» della realtà eterna e immutabile delle idee. L’opera d’arte è dunque copia di una copia e, come tale, non fa che allontanare ulteriormente l’uomo dalla vera realtà del mondo delle idee.

Aristotele

Aristotele prova un sentimento filomacedone, fondò una scuola chiamata Liceo, che fu esclusivamente un istituto di ricerca e di organizzazione del sapere. Aristotele scienziato puro, inaugura così la figura dello scienziato dedito unicamente alla scienza: non il filosofo-re, ma il filosofo-scienziato, precettore e consigliere di re.

La tradizione racconta che Aristotele compose due tipi di opere: le une essoteriche, destinate al gran pubblico, le altre acroamatiche, perché destinate non a lettori lontani, bensì ad ascoltatori e collaboratori delle ricerche. Nelle prima usa molto il dialogo e sono soggette a confusione in quanto perse nel tempo, riordinate ma comunque ignote. Poi inizia a criticare Platone attraverso il trattato scientifico. Le critiche erano rivolte soprattutto contro la dottrina platonica delle idee e della loro separazione dalle cose sensibili, e contro la tesi che il mondo sensibile fosse generato e perituro. La teologia e la cosmologia proposte da Aristotele erano incentrate sul concetto di divinità – intesa come motore immobile e causa finale di tutte le cose, al di sotto del quale stanno poi le divinità dei cieli e degli astri –, e sull’eternità ed eccellenza del mondo sensibile.

Aristotele riconosce a Platone il merito di vedere come le molteplici realtà concrete non possano essere spiegate soltanto riconducendole alla loro materia sensibile (acqua, aria, ecc.) e come sia necessario porre anche un elemento «formale» (l’idea, l’essenza); ma lo critica per aver concepito questo elemento formale come «separato» dalle cose sensibili e per averlo introdotto anche per gli aspetti accidentali e poco rilevanti della realtà (colori, odori ecc.). Così facendo, Platone ha riprodotto l’infinità degli accidenti e delle cose sensibili nella infinità delle idee.

Il motivo fondamentale di tutti questi argomenti aristotelici contro la dottrina delle idee è la critica al dualismo platonico, alla separazione tra idee e cose, tra universale e particolare. Secondo Aristotele, è possibile collegare due termini tra loro solo se si riesce a trovare un terzo termine, intermedio e collegato a ciascuno di essi. Da queste critiche a Platone deriva la dottrina delle categorie, cioè dei predicati che, in un giudizio, possono riferirsi a un soggetto. La tavola delle categorie (sostanza, quantità, qualità, relazione, luogo, tempo, situazione, azione e passione) permette di classificare i «molteplici sensi» in cui si può parlare dell’essere, di tutto ciò che è. Ogni aspetto della realtà è degno di diventare oggetto di indagine dello scienziato, in quanto racchiude il finalismo.

Aristotele traccia la sua celeberrima classificazione delle scienze, distinguendole in teoretiche, pratiche e poietiche, e rivendicando la superiorità delle scienze teoretiche (in particolare della metafisica) su tutte le altre.

Logica e sillogismi

Tutti gli scritti logici di Aristotele sono stati raccolti sotto il titolo di Organon, un termine greco che significa «strumento», intendendo con ciò che la logica studia i procedimenti generali mediante i quali le singole scienze conoscono gli oggetti; la logica di Aristotele è stata definita “formale”, in quanto non si occupa del contenuto, della materia del conoscere, ma della forma e cioè del pensiero. Così, la trattazione della logica va intesa come “propedeutica” e preliminare a quelle delle scienze filosofiche vere e proprie, che hanno la realtà come loro oggetto.

Un giudizio è l’attribuzione di un predicato (ad es. mortale) a un soggetto (ad es. Socrate). Partendo dall’analisi delle varie forme dei giudizi, Aristotele costruisce la sillogistica: si può sapere se un predicato (P) può essere attribuito a un soggetto (S), solo se si riesce a trovare un terzo termine, il termine medio (M) che, essendo collegato sia a P sia a S, rende possibile il collegamento di P ad S. Così il predicato «mortale» può essere attribuito al soggetto «Socrate», in quanto esiste un termine medio «uomo», al quale può essere riferito il termine «mortale» e che può essere riferito anche al termine «Socrate». Il sillogismo è un ragionamento in cui, poste due premesse, ne consegue necessariamente una conclusione, diversa dalle due premesse: Se tutti gli uomini sono mortali (P) e se Socrate (S) è un uomo (M) allora Socrate è mortale (P).

La validità di un sillogismo (ovvero la sua correttezza «formale») non si identifica con la sua verità: un sillogismo è formalmente e logicamente valido quando risulta da un corretto collegamento dei suoi termini e non quando sono veri i giudizi formati da quei termini. La sillogistica rappresenta, dunque, un’analisi «formale» di un determinato procedimento logico, che prescinde dal suo «contenuto» di verità e di falsità, tanto da poter sostituire i termini del ragionamento con dei simboli letterali (ad es.: se A è B, e se B è C, allora anche A è C).

(Tratto dalle letture: Nella conoscenza sono importanti sia il processo induttivo, che parte dalle sensazioni e tende all’universale, sia il processo deduttivo, che parte dall’universale e tende al particolare, fondandosi sulla dimostrazione. Dialettico è, d’altro lato, il sillogismo che conclude da elementi fondati sull’opinione. Eristico è il sillogismo che si origina da elementi che appaiono fondati sull’opinione e non lo sono, e quello che si presenta come originato da elementi fondati sull’opinione o che appaiono tali: invero, non tutto ciò che sembra fondato sull’opinione lo è anche. Paralogismi sorgono dagli argomenti propri di alcune scienze, come avviene per la geometria e per le scienze ad essa affini: si costruisce il sillogismo partendo dalle assunzioni proprie di quella scienza, per altro non vere.

Aristotele: I princìpi della logica aristotelica

  • Il principio di identità, che asserisce la necessaria determinatezza e identità con sé stesso di ogni contenuto della nostra esperienza mentale (A è A, Maria è Maria).
  • Il principio di (non) contraddizione, che asserisce l’impossibilità logica di attribuire nello stesso tempo e sotto il medesimo rispetto predicati contraddittori ad un medesimo soggetto (se Maria adesso è bella, è impossibile che adesso Maria non sia bella).
  • Il principio del terzo escluso, secondo cui non si dà una terza possibilità (tertium non datur) oltre all’affermazione e alla negazione (Maria è adesso bella o non bella).

Aristotele: La fisica

La fisica è la scienza della physis, cioè della natura, e la natura è il regno del movimento e del divenire. Nei libri della Fisica Aristotele si propone di dare una classificazione esauriente delle varie forme di movimento e di divenire e cerca poi di ricondurle a un unico concetto, quello di «passaggio dalla potenza all’atto».

Aristotele individua e classifica quattro cause del divenire e del movimento:

  • La causa materiale, cioè la materia di cui una cosa è fatta (ad es.: il bronzo di una statua).
  • La causa formale, cioè la forma di una cosa (ad es.: l’immagine raffigurata dalla statua).
  • La causa efficiente, cioè l’agente che produce la cosa (ad es.: l’artista che scolpisce la statua).
  • La causa finale, cioè lo scopo per cui avviene il divenire e il movimento (ad es.: lo scopo per cui la statua è stata scolpita).

Aristotele: La psicologia

Tutti gli organismi viventi risultano dall’unione di una materia e di una forma, che, in psicologia, prendono il nome di corpo e anima, i quali formano un’unità indissolubile, tanto che quando muore l’uno, muore anche l’altra. Aristotele distingue tre parti dell’anima, che corrispondono a tre funzioni psichiche vitali, a tre modi diversi di realizzazione di organismi viventi nella loro attualità:

  • L’anima vegetativa, capace di assolvere alla funzione nutritiva e alla funzione generatrice, è propria di tutti gli esseri viventi, comprese le piante.
  • L’anima sensitiva, presiede alla funzione della sensibilità ed è propria soltanto degli animali e degli uomini.
  • L’anima intellettiva che, oltre alle due funzioni precedenti, presiede anche a quelle della conoscenza e dell’agire razionali, ed è propria soltanto dell’uomo.

Aristotele: La metafisica e la “teologia”

Da Aristotele in poi, il termine metafisica è passato a designare una considerazione della realtà che va al di là dell’apparenza sensibile per cogliere la natura profonda, la struttura essenziale, che non muta con il mutare delle apparenze sensibili, di cui anzi costituisce lo stabile fondamento.

Nel libro XII della Metafisica Aristotele tratta di Dio, come di ciò che è atto puro, cioè privo di ogni potenza, un atto quindi privo di potenzialità e pienamente realizzato, da cui tutto il processo dipende e a cui tutto il processo tende come a suo fine, come sua causa finale (vale a dire, come sommo Bene). Questo termine ultimo, questa causa finale di tutta la realtà è appunto Dio, che quindi è anche il motore immobile di ogni movimento. Il Dio di Aristotele è, però, soprattutto pensiero, ma non pensiero di altre cose, bensì pensiero di sé stesso e quindi pensiero di pensiero, unità sempre in atto di intelletto e di intellegibile, e proprio in questa suprema e imperturbabile auto-contemplazione risiede la sua suprema beatitudine e soddisfazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LisiBisi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Sgrò Giovanni.
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