Peter Burke: storico anglosassone
Definizione di “cultura”:
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“Culture” (1978) “Sistema di significati, atteggiamenti e valori condivisi, unitamente alle forme
simboliche (azioni, manufatti) in cui essi si esprimono e si traducono.”: criticata perché lascia aperto il
problema del rapporto tra cultura alta e bassa, tra locale e generale, e come sostiene Ginzburg rimane il
problema dell’identificazione di significati, azioni, manufatti, ecc.
La storia culturale fa riferimento alla definizione che guarda la cultura della società in un determinato
momento storico, e fa propria la cultura bassa
Treccani:
- “Insieme delle cognizioni intellettuali che, acquisite tramite studio, letteratura, esperienza e influenza
dell’ambiente, e rielaborate in modo soggettivo e autonomo diventano elemento costitutivo della
personalità, contribuendo ad arricchire lo spirito, sviluppare o migliorare le facoltà individuali, specialmente
la capacità di giudizio.”: pone al centro l’individuo in relazione al termine “cultura”
- “Complesso di istituzioni sociali, politiche ed economiche, attività artistiche e scientifiche, manifestazioni
spirituali che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico.”: pone al centro
la società in un dato momento storico
Nella seconda metà del ‘700 è nata una duplice definizione di “cultura”:
- aspetto soggettivo: processo di formazione della personalità umana e capacità di coltivarsi; in
quest’epoca viene considerata in questo concetto
- aspetto oggettivo: condizione che non riguarda l’individuo, ma l’umanità, cioè un popolo o movimento
che deve raggiungere tale condizione Cicerone e gli umanisti
Il concetto non fa più riferimento all’espressione di come “sforzo di educazione,
tramite cui l’individuo si forma nel tempo”, ma è inteso come sviluppo verso uno stato sociale che si
contrappone alle barbarie, che caratterizza la vicenda storica del genere umano, di una sua parte, un
popolo, area o continente: passaggio dal significato soggettivo a oggettivo del termine, relativo ad una
trasformazione concettuale, cioè da una definizione in termini individuali ad una in termini storico-sociali
della persona
Il concetto è diventato chiave nell’ambito delle scienze sociali, anche se per esempio basti pensare alla
contrapposizione tra cultura e minoranza, cultura d’élite e cultura di massa: ha assunto una veste scientifica
di rilievo nella storiografia, antropologia, psicanalisi, ecc.
Tylor: antropologo britannico, fondatore dell’antropologia
→
“Primitive culture” (1871) elabora un concetto antropologico di “cultura” socialmente condivisa, di cui
se ne sono appropriati gli storici culturali, cioè una prima definizione scientifica “Insieme di conoscenze,
credenze, arte, morale, diritto, costumi, e qualsiasi altro prodotto e modo di vivere propri dell’uomo che
vive in società.”: il lavoro è considerato fondativo perché ha favorito la nascita delle discipline, tra cui
l’antropologia culturale
Egli determinò una divisione tra
- cultura alta: grado di conoscenza (istruzione e educazione) dei singoli individui, di cui si occupano le
discipline, quali filosofia, psicologia, storia del pensiero e delle idee, ecc.
- cultura bassa (tipica o popolare): caratteristiche materiali e immateriali di una data civiltà, di cui si occupa
la storia culturale, che si affianca alle scienze sociali antropologiche, per studiare la pittura collettiva, popoli
e civiltà del passato
Come si è evoluta la specializzazione della storia culturale nell’ambito della storiografia?
Fine 1700: storie della cultura umana e storie di specifiche aree e nazioni
1800: termine “cultura” impiegato più spesso, e storia culturale in Germania già praticata
1990-2010 periodo d’oro: definito così da Arcangeli nel saggio, per la massima produttività in termini di
lavori, soprattutto per la storia culturale internazionale, perché quella italiana è in ritardo
La cronologia delle opere allegata in calce al volume di Burke è lo strumento per capire come la storia
culturale si è inserita nell’ambito della storiografia internazionale: si nota l’ampliamento quantitativo e
qualitativo (=contenutistico) di
- produzione di opere: dagli anni ’30 più pubblicazioni, in particolare nel periodo d’oro
- interessi o temi di ricerca: letteratura, rappresentazioni, post Colonialismo, memoria, cultura materiale,
corpo, ricezione, costruzione della comunità, traduzione
L’ampliamento degli interessi è dovuto al fatto che il termine “cultura” viene associato ad ambiti diversi, al
di fuori degli studi accademici, per esempio oggi è solito sentir parlare di cultura giovanile, imprenditoriale,
delle emozioni, ecc.
Burke dice che gli storici hanno fatto propria questa tendenza, tanto che oggi è molto più probabile sentir
parlare di cultura della stampa, assolutismo e mogli bambine, piuttosto che negli anni ’60-’70
La popolarità di questi argomenti fanno capire quanto è difficile trovare oggi qualcosa che non possa già
essere etichettato come culturale
Alessandro Arcangeli: →
“Il volto della storia culturale” sostiene che la questione fondamentale dell’orientamento di ricerca è il
rapporto tra culturale e sociale, infatti è difficile definire i limiti concettuali della storia culturale e della
storia sociale perché hanno campi di studio affini
Egli riporta degli esempi, come quello relativo alla Fondazione 2004 nel giornale ufficiale della società di
storia sociale britannica “Cultural and Social History”, che già dal titolo esprime un ideale di compromesso
tra esigenze diverse di fare storia, e dice “come inno tra esigenze diverse, ma concepite come non
mutamente esclusive”: dal punto di vista del giornale, fa capire la difficoltà di una chiusura netta tra storia
culturale e storia sociale, ma ciò può essere un incentivo ad utilizzare metodi condivisi per un indagine delle
discipline culturale e sociale allo stesso tempo, come si nota dai saggi, indici delle riviste e argomenti
(SAGGIO E SITO)
Karl Lamprecht: storico tedesco
Nel 1897 Lamprecht formulò la domanda: cos’è la “storia culturale”?
Si può definire in base a due questioni
- oggetti di studio: storia culturale delle emozioni, sentimenti, cultura materiale, cibo, moda, ecc.
- metodologia: cioè intendendola come storia che studia soggetti e oggetti anche diversi, secondo una
determinata ottica e angolatura
Peter Burke
Definizione “storia culturale”:
Ѐ un filone storiografico che riguarda l’analisi e lo studio di questioni e momenti, con metodi di ricerca
diversi da quelli utilizzati dagli storici politici, economici e sociali; non intende mettere da parte gli oggetti di
studio tradizionali, ma leggerli con strumenti nuovi, per esempio utilizza i linguaggi visuali (immagini,
statue, rappresentazioni)
Essa non prescrive come organizzare la conoscenza storica e non definisce le norme e i modi per
selezionare i temi oggetti di studio, quindi lascia abbastanza liberi studiosi e ricercatori
Ѐ una modalità di approcci che hanno origine dalle tradizioni e discipline competenti, con cui condivide due
impostazioni
- le conoscenze sono legate a lingua e comunicazione, quindi alla cultura
- in ogni epoca il pensare (ciò che si sente), sentire (come sentimento) e agire (modo in cui si agisce) sono
devianti dai canoni della cultura di quel tempo e spazio
Egli suggerisce di spostare l’attenzione dai soggetti e oggetti ai metodi di studio della disciplina: da questo
punto di vista la storia culturale è una forma di quantificazione, cioè un modo con cui si analizza la storia;
ma anche così restano i dubbi perché i metodi di approccio possono essere tanti (quantitativi, intuitivi,
rappresentazioni, attività politiche, narrazione dei fatti), e ciò si nota nell’analisi delle fasi evolutive
Secondo lui l’elemento che accomuna gli storici culturali è l’interesse per i singoli e la loro interpretazione,
quindi nell’ambito della storia culturale i simboli consci e inconsci sono sempre universalmente presenti,
nelle espressioni artistiche e nella vita quotidiana
La definizione resta non univoca: “Un impostazione di studi che esami il passato in termini di un analisi della
promozione e ricezione dei singoli è semplicemente un impostazione tra le altre possibili; una storia
culturale dei pantaloni, ad esempio, avrà rispetto a una storia economica di medesimo oggetto identica
distanza che poi intercorre tra una storia di istituzioni parlamentarie e una storia politica dello stesso?”
Egli ha comunque reso possibile seguire l’evoluzione del percorso compiuto dagli studi di storia culturale, in
ambito prevalentemente internazionale, perché in Italia sono arrivati più tardi, tramite le fasi, le cui
interruzioni non sono definitive perché si portano degli elementi nel filone successivo o delle questioni
scompaiono: esse convivono e si condizionano, ma non sono conseguenziali, e lo sviluppo dell’una non
implica la fine dell’altra
1. Storia culturale Classica, o Grande Tradizione (1800-1950)
2. Storia sociale dell’arte (anni ‘30)
3. Storia della cultura popolare (anni ’70)
4. Nuova storia culturale (oggi) FASE CLASSICA
Perché si chiama periodo “classico”?
- storici culturali alla ricerca di un canone per i capolavori di filosofia, letteratura, arte e scienza
- comprende classici, quali “La civiltà del Rinascimento in Italia” di Burckhardt, “L’autunno del Medioevo” di
Huizinga: in comune l’idea che lo storico deve dipingere il ritratto di un’epoca; gli autori erano storici e
pittori materiali, e composero i testi per comprendere meglio, inquadrando le opere d’arte nel loro
contesto storico
Differenza tra storico culturale e studioso dell’arte o letteratura: il primo si interessa delle connessioni tra
le diverse forme d’arte, e le esamina nella prospettiva del rapporto che lega ogni diversa forma artistica
allo spirito del tempo
Il lavoro degli storici culturali non riguardava solo testi sacri e scritti, ma anche forme ed espressioni
artistiche, quali poesia, arte, musica, teatro, atti e comportamenti, che assumevano come testimonianza
esemplare della loro epoca: così hanno contribuito all’estensione del concetto di ermeneutica, cioè
dell’arte dell’interpretazione
Questo nuovo modo di fare storia fu criticato come attività amatoriale, priva di scientificità perché non
fondata su documenti ufficiali d’archivio, e quindi incapace di apportare conoscenza alla storia della
costruzione dello Stato, interesse primario per gli storici del tempo
Huizinga: storico olandese, divulgatore e accademico
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“Il compito della storia della cultura” (1929) risponde a queste obiezioni e indica il principale obiettivo
dello storico culturale: comporre modelli di cultura, cioè descrivere idee e sentimenti di un’epoca che
trovano forma ed espressione nelle opere d’arte e letteratura; studia temi, simboli e forme (=regole
culturali o standard di comportamento)
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“L’autunno del Medioevo” studia gli ideali di vita della cultura medievale (cavalleria, sentimento della
decadenza, ruolo del simbolismo nell’arte, pensiero tardomedievale, paura dell’altro) e lascia spazio a una
serie di individualità; sostiene che per farci un’idea di un’epoca è importante fare un analisi della gente di
quel periodo, e per questo motivo la storia culturale introduce nella narrazione storica l’analisi delle
individualità
Burckhardt: storico svizzero, divulgatore e accademico
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“La civiltà del Rinascimento in Italia” ricerca gli elementi correnti e tipici della cultura rinascimentale
italiana, e descrive individualismo, competitività, autoconsapevolezza e modernità, presenti in letteratura,
arte e politica
Max Weber: sociologo
Tratto caratteristico della storia culturale: ibridazione (o contaminazione) tra i diversi saperi, e la più
frequente è con la sociologia, infatti tra i contributi di storia culturale arrivati dalla Germania:
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“L’etica protestante e lo spirito del Capitalismo” (1904) volume classico, in cui dimostra la relazione tra
Capitalismo e Calvinismo, confessione protestante
Sviluppo del Capitalismo in Germania:
- maggioranza di protestanti, con percentuale maggiore della proprietà capitalistica perché tendente al
razionalismo economico, cioè l’ethos che anima lo spirito del Capitalismo occidentale moderno
- minoranza di cattolici, da cui deduce che la ragione della diversità di comportamento economico va
ricercata nel carattere interno e spirituale (=concezione del mondo) del gruppo sociale, e non solo nelle
situazioni esterne storico-politiche delle confessioni
Obiettivo: spiegare un mutamento economico in termini culturali, mettendo in evidenza il concetto di
vocazione e l’etica protestanti, nel processo di accumulazione del capitale per la nascita di un sistema
industriale
Inoltre sostiene che l’attività economica diventa lo scopo della vita dell’uomo, che vive in funzione del
reddito che produce
Norbert Elias: sociologo e allievo di Weber
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“Il processo di civilizzazione” (1939) sostiene che la preservazione della civiltà impone ad ogni individuo
sacrifici
Obiettivo: dimostrare il graduale sviluppo dei meccanismi di autocontrollo (=controllo delle emozioni),
tramite la storia delle buone maniere a tavola come si è sviluppata nelle corti dell’Europa occidentale,
riconducendo ad essi pressioni sociali e fenomeni contemporanei (accentramento autorità di governo,
sforzo regio di disciplinare una nobiltà di guerrieri)
Concetti chiave: soglia del pudore e della ripugnanza (aumentarono fino a bandire sempre di più dagli usi
della buona società le condotte), e costrizione sociale all’autocostrizione
Ѐ un lavoro di impostazione di storia culturale della sociologia, che condivide con Weber, in cui l’ibridazione
consente di intersecare metodologie disciplinari diverse
Il libro è stato criticato perché ignora il Medioevo e l’Italia, e sovrastima l’influenza delle corti e sottostima
quella delle città
Aby Warburg: ammiratore di Burckhardt, era un ricco possidente che lavorava e studiava in modo
autonomo, non studioso dell’accademia; si occupava di storia dell’arte e storia della cultura, aveva molti
interessi, ma si concentrò su schemi percettivi e formule, sugli aspetti della cultura italiana rinascimentale,
e studiò l’arte come strumento di comprensione
È il padre dell’iconologia: settore artistico che studia il significato delle immagini, tramite il metodo
dell’interpretazione integrale di un’opera d’arte, che prevede ricerche sulle ragioni contestuali nei vari
ambiti, del periodo in cui è stata realizzata; cioè studia come la visione del mondo di un gruppo sociale è
rappresentata in un’opera
Obiettivo: contribuire allo sviluppo di una scienza della cultura che eliminasse “le polizie di frontiera sui
confini in cui si incontrano le diverse discipline accademiche”, cioè favorire l’ibridazione di saperi diversi ed
evitare il settorialismo disciplinare
Ibridazione con la storia dell’arte
L’impresa in cui si riflettono le sue aspirazioni è la Biblioteca, che costruì intorno alla sua dimora di
Amburgo e diventò luogo di incontro per studiosi e storici dell’arte (Cassirer, Saxl, Wind, Panofsky)
Nel ’33 con l’ascesa di Hitler e la promulgazione delle leggi razziali l’Istituto si trasferì a Londra, benché il
fondatore era già morto ma di origine ebraica; la Grande Diaspora (=dispersione del popolo e abbandono
delle sedi di origine) cui furono costretti gli ebrei tedeschi condizionò lo spostamento dei centri di studio e
degli intellettuali verso Gran Bretagna e Stati Uniti
Gli intellettuali lasciarono il lavoro, e portarono con sé i loro saperi che in molti luoghi non erano conosciuti
o avviati su strade diverse, quindi ci fu un ibridazione tra saperi già acquisiti e nuove conoscenze; spesso
vagarono per l’Europa prima di dirigersi nelle destinazioni, infatti molti tedeschi si rifugiarono in Italia e
vennero accolti dalle università.
(VIDEO PATRIZIA GUARNIERI INTELLETTUALI IN FUGA: EMIGRAZIONE DAL FASCISMO)
FASE SOCIALE DELL’ARTE
Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il rapporto tra cultura e società si manifestò ancor di più dopo la
Grande Diaspora e l’arrivo degli studiosi europei in fuga (=ibridazione tra storia culturale e sociologia) che
contribuirono ad avviare il periodo della storia culturale, identificato con la storia sociale dell’arte
Spesso nei luoghi di arrivo non c’era traccia di storia culturale, per esempio negli Stati Uniti il tema di studio
era la civiltà, no la cultura, interesse del movimento della New History
Negli Stati Uniti dopo gli anni ’30 si afferma ancor di più la storia delle idee, intorno alla rivista “Journals of
the history of the idea” (1940), il cui fine era lavorare in modo interdisciplinare
In Gran Bretagna tre studiosi si ritrovavano intorno al Circolo culturale della Domenica
Mannheim: sociologo e ammiratore di Marx, interessato alla sociologia della conoscenza, per cui studiava
la mentalità dei conservatori tedeschi
Antal: sociologo, che vedeva la cultura come riflesso della società, per cui il lavoro sull’arte fiorentina del
Rinascimento rispecchiava la visione
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