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STORIA CONTEMPORANEA C

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Gli italiani erano prevalentemente contadini però in chiesa si suonava, ogni parroco e

sindaco avevano la propensione a costruire una banda che educasse i bambini

nell’ambito musicale; quando immigravano erano semi analfabeti che però sapevano

suonare in modo massiccio rispetto ad altre popolazioni. L’industria musicale

statunitense, mentre si sviluppa, si accorge che questi sono potenziale forza lavoro,

quindi molta parte di autori, musicisti americani erano in realtà italiani che venivano

reclutati per le loro esperienze nelle chiese italiane. Questo paese ha influenzato

enormemente la cultura europea e italiana: Bobby Solo era uno dei cantanti più famosi

in Italia negli anni ‘60, c’è americanizzazione del nome Roberto, per il modo di porsi,

gli abiti e anche il testo (scenari statunitensi). L’America si è consolidata grazie al

“soft power” (portare qualcuno a pensare e parlare come te) ma anche grazie ai

prodotti (cinema, cibo, vestiti); l’Italia è diventata una “colonia culturale” degli USA

perché tutto ciò che viene prodotto in America è visto come un modello che va

emulato. Gli immigrati italiani erano stati nel nord America per vivere e lavorare,

avevano il mito americano: gli USA sono stati tra i liberatori dell’Italia dopo la seconda

guerra mondiale.

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Il parroco, il sindaco e il veterinario/medico erano gli unici che sapevano leggere e di

conseguenza dovevano agire. Lettera scritta alla questura di Bergamo e al

commissariato generale dell’emigrazione che si occupava di temi migratori in Italia,

quindi chi scrive è un funzionario pubblico del commissariato che viene a scoprire la

mancata tutela dei migranti e parla del flusso clandestino della gente che parte dalla

Valle Cavallina e arriva in Nord America. Sul confine alcune persone sono state uccise

(35 italiani) quindi un attraversamento di confine illegale; si evidenzia l’esistenza di

mediatori che svolgevano il lavoro illegalmente (oggi scafisti). Passano per la Francia

sul cui suolo ci sono numerose agenzie di reclutamento illegale di potenziali emigranti:

ampia rete di organizzazioni che reclutano italiani da mandare clandestinamente

dall’altra parte del mondo. La figura dei preti aveva a che fare con le dinamiche

emigratorie perché i paesi si spopolavano visto che i giovani, i più forti e in salute

partivano e quindi rimanevano gli ammalati, anziani, deboli di conseguenza si crea un

comune che muore. Le parrocchie vivevano dei processi di disgregazione, quello che

cercavano di favorire era che gli emigranti se ne andassero ma tornassero anche e

quindi cercavano di mantenere un contatto con le comunità emigranti all’estero. Il

parroco diventa rappresentante di un’associazione emigrante anche se non era un

emigrante, è colui che dialoga con tutti.

Le donne che spazio hanno? Sono le destinatarie delle lettere, le madri e questo è

interessante perché è indicativo di una dinamica che riguardava questa tipologia di

flusso e che riguardava la società, le istituzioni all’interno delle quali avvenivano

questi movimenti. Erano le associazioni maschili, radicali (parroco, direttore,

responsabile, rappresentante) che organizzavano le cose e erano tutti maschi coloro

che partivano clandestinamente. I flussi regolari erano flussi non omogeneamente

maschili: gli uomini avevano più abitudine ai lunghi viaggi (per via della guerra), le

donne di una ventina d’anni avevano già figli, erano sposate quindi era più difficile per

loro emigrare. Quando si entra in un processo irregolare, criminale di qualche genere

si frequenta un segmento di società problematico che la società nel suo complesso

considera deviante. Per le donne dell’epoca entrare in contatto con quel tipo di circuito

era estremamente problematico anche perché non vi ci facevano entrare in contatto i

tuoi parenti perché le donne non avevano autonomia, erano sotto la patria podestà del

marito/padre, non entravano in questi circuiti a meno che non venissero considerate

come una poco di buono.

Perché sbarcano in Messico? Il 1924 è l’anno in cui vengono chiusi i flussi migratori

negli Stati Uniti (tramite una normativa dicono che non sono più accolti immigrati

italiani); nel paese è presente il proibizionismo (1918) che favorisce la diffusione della

mafia che si regge sul traffico illegale di alcool. Il passaggio pedonale di una frontiera

si può fare ovunque mentre lo sbarco di una nave no, inoltre il 1917 è l’anno in cui si

inizia un percorso di chiusura dei flussi migratori che si compie nel 1924 per motivi

politici: negli Stati Uniti è in corso un fermento di sentimenti senofobi, anti italiani.

Questi fermenti sono legati anche alla rivoluzione russa (1917) perché gli Stati Uniti

hanno paura degli anarchici, dei comunisti, dei socialisti, sovversivi e gli emigranti

italiani erano socialisti a volte. Da un lato gli Stati Unti puntano alla chiusura dei flussi

e arrivano a chiuderli ma dal punto di vista economico è un problema perché lo

sviluppo dell’industria statunitense si era basata sull’utilizzo massiccio di forza lavoro

emigrante. Il governo statunitense punta a chiudere i flussi dall’Europa e stringe un

accordo con il Messico: non vuole emigranti che arrivano dall’Europa ma fa entrare

forza lavoro dal Messico, perché? I messicani si potevano rimandare indietro mentre gli

italiani no perché erano più problematici e arrivando in nave era più difficile rimandarli

in patria. Questi flussi si dirigevano in Messico e poi gli italiani cercavano di passare la

frontiera fingendosi messicani: se funzionava bene, altrimenti venivano uccisi,

potevano essere dispersi e poi ritrovati.

lavoro dello storico

Il è mettere dei testi dentro al loro contesto: la storia è la disciplina

del contesto ovvero ti permette di prendere delle parole e di capire come, dove si

collocano nel processo storico cercando di apprendere, con le parole, qualcosa che

riguarda quel processo storico. C’è un rapporto dialettico: leggo, acquisisco

informazioni dal testo ma le appoggio su informazioni che stanno fuori dal testo; la

disciplina si basa sull’interrogare la fonte. La storia lavora sui documenti: per esempio

una lettera trovata nell’archivio del Don Agostino Vismara che era il responsabile

dell’opera Bonomelli di Bergamo negli anni ’20. Uno dei preti si occupava di

organizzare dei preti come lui di modo che si occupassero dei migranti: Bonomelli

aveva un sistema di raccolta di informazioni sui migranti che venivano condivise tra i

preti che poi volevano assistere gli emigranti italiani. C’è la paura della

desertificazione economica sociale ma anche di un’altra cosa: se il migrante va

all’estero per tempo indeterminato è un problema, se rientra è meglio ma dipende da

come rientra (se va in un paese protestante ma è cattolico, ha a che fare con

lavoratori di altre nazionalità, si politicizza, diventa anticlericale, a quel punto è meglio

stare all’estero perché se si torna così si è un problema per la parrocchia, difficile da

gestire). Queste organizzazioni clericali avevano anche come scopo quello di tutelare

l’emigrazione italiana da processi di politicizzazione e di perdita della fede.

Un documento racconta tante cose diverse: per esempio questa lettera racconta dei

flussi migratori del 1924, con i percorsi clandestini dalla bergamasca agli Stati Uniti,

sui giri transnazionali, sulla rete associativa che in modo legale o no seguiva i passi

degli emigranti, li orientava (reclutatori illegali, polizia, preti). Il ruolo del clero italiano

è importante: la migrazione italiana è importante nella storia mondiale perché da

metà ‘800 in poi l’Italia era il paese dell’emigrazione internazionale a livello mondiale,

più di tutti ha conosciuto il fenomeno della migrazione internazionale (milioni di

persone) per diverse ragioni (economia, società, demografia). L’Italia aveva una

caratteristica che non avevano altri paesi: ha la più capillare diffusione di chiese,

parrocchie, campanili, dove tutti erano cattolici perché la chiesa (istituzione

transnazionale) aveva la sua centrale in questo paese. Al centro arrivano tutte le

informazioni del mondo e questa chiesa era una specie di istituzione nell’istituzione

che ha creato la componente di essere un fenomeno migratorio che ha conosciuto

l’accompagnamento da parte di preti e suore in tutto il mondo.

La storia è la scienza del contesto, ovvero ha come scopo quello di collocare

i fatti nel loro tempo, spazio, quadro e il mestiere di storico è quello di chi,

praticando questa scienza, ha come primo obiettivo reperire delle tracce

(fonti) affidabili riguardo il passato, il tempo . Per lo storico più o meno

qualunque cosa provenga dal passato può essere considerata fonte, ovunque ci sia

qualcosa che rimandi all’esperienza umana del passato è una fonte per lo storico. Le

fonti sono materiali con cui lo storico costruisce il suo discorso; la fonte è qualcosa che

abbia in sé traccia dell’esperienza umana e può essere reperita in tanti posti diversi,

però il problema è quello che oltre a individuare le fonti deve essere in grado di

stabilire dei nessi di causa-effetto, azione-reazione che apprende grazie a quelle

interpretazione

testimonianze. Quest’operazione si chiama “ ” che però si riconduce

alla dimensione soggettiva. Ci sono fonti che sono oggettive, uguali per tutti, però per

lo storico c’è l’interpretazione: i collegamenti tra i fatti di cui parlano fonti diverse, tra i

fatti che avvengono in momenti diversi, tra fonti diverse che raccontano momenti

diversi dello stesso tempo non sono tracciati, lo storico deve tracciarli. Interviene la

dimensione interpretativa e soggettiva che è irriducibile però il lavoro di storico parte

da fonti, si basa su di esse che devono essere rispettate e interpretate. C’è una base

piano di oggettività

che deve essere solidamente ancorata a un ma c’è una

piano di soggettività.

dimensione che è ancorata a un Il lavoro di storico è un lavoro in

cui si hanno fatti, fonti oggettive ma una dimensione di interpretazione che, sfuggendo

all’oggettività, sta nel campo dell’ideologia di chi legge, interpreta quelle fonti;

ideologia: insieme di idee che orienta il nostro modo di guardare la realtà .

Nel lavoro di storico c’è dimensione soggettiva significa dire che non ci sarà mai una

ricostruzione che prescinda da chi la sta facendo, da come vede e sente le cose. Non

si può dire che tutto è relativo, soggettivo perché esiste una storia che sta nel campo

della verità e una nel campo del falso (non usa le fonti, distorce e nasconde i fatti; il

falso storico agisce nel rapporto con la capacità di adoperare le fonti, con il complesso

lavoro di critica delle fonti). Le fonti stesse non è che siano portatrici in sé di verità

assolute e indiscutibili, sono prodotto di una ricostruzione fatta da qualcuno partendo

Fare critica delle fonti significa

dal suo sguardo, dalle conoscenze che aveva.

interrogare le fonti stesse, capacità di entrare nel merito delle fonti riconoscendole

nella loro complessità, struttura, capire come si sono articolate per poter estrarre dei

fatti che poi sono sottoposti a un processo interpretativo. I media sono un materiale

interessantissimo per chi studia storia contemporanea perché sono un gigante archivio

di volti, parole, memorie, storie fotografati in diretta, raccontano del mondo cambiato;

la stampa stessa anche. Lo storico deve guardare ai media come fonti ma anche

supermarket delle conoscenze (Carlo Marletti) e

vederli nella loro natura di

dell’immaginario: è possibile cogliere sia tracce del passato che tracce

dell’immaginario, dell’ideologia del modo di guardare la realtà del passato.

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L’immaginario permette di accedere al modo in cui pensa la gente in un certo periodo.

La pubblicità, come quella dei tortellini italiani in Argentina, permette di riflettere sulla

cultura del paese che mette in scena e produce un prodotto di propaganda: gli italiani

costituiscono un segmento che è riconosciuto e è riconoscibile in modo chiaro; il

prodotto, che è di consumo per la popolazione locale, è di origine italiana. In Argentina

la componente italiana è stata decisiva nello sviluppo di alcuni processi, a volte si

confonde ciò che è da ricondurre all’Italia con ciò che è di origine argentina. Spesso c’è

confusione perché le due componenti sono talmente fuse che si creano condizioni in

I media sono dei

cui è difficoltoso distinguere ciò che appartiene a un paese o all’altro.

mezzi che aiutano a delineare le coordinate culturali di un certo gruppo sociale in un

certo tempo, ma anche le forme del pensiero, gli sguardi sulla realtà dei gruppi

editoriali che producevano l’informazione o la produzione culturale che usciva da

determinati media. “Supermarket delle conoscenze”: se interpretiamo i media

unicamente secondo la definizione di Marletti si ha l’idea per la quale sembrerebbero

contribuiscono

dei luoghi che riflettono qualcosa del loro tempo, in realtà però

all’orientamento e alla produzione della mentalità. I media forniscono dei presupposti

su cui si basa il ragionamento delle persone, assegnano il ruolo alle cose (negli anni

‘60-’70 veniva insegnato a vedere la macchina come l’oggetto più desiderato dalle

persone; la televisione era vista come famigliarità). I media parlano del passato, del

presente ma anche della percezione del futuro che si adegua ai vari momenti storici,

ma la propaganda commerciale e politica dice molto riguardo a come si aspettavano il

futuro, parlano degli oggetti nuovi (oggetto di dibattito). I media sono interessanti

perché mettono a fuoco la percezione che si ha dei cambiamenti in corso del tempo, il

modo in cui si discute di essi. Lo storico che affronta la storia con attenzione ai

prodotti culturali deve avere coscienza della complessità delle situazioni che studia,

del fatto che il prodotto che osserva è interessante non solo per il contenuto stretto,

ma è interessante se ti approcci tenendo conto delle questioni che hanno a che fare

con i sistemi di produzione, con il rapporto che c’è fra le questioni di cui si tratta e il

passaggio del momento in cui queste questioni sono poste, a che fare con i fatti che

attraversano quell’epoca.

Fenomeno migratorio

Ha attraversato un’evoluzione nel modo in cui è stato concepito, significato. Fino ai

primi anni ‘70 parlare di migrazione in Italia apriva una finestra su una serie di

significati:

immaginario orientato all’uscita e drammatico

- che pone l’esperienza

migratoria nel quadro di qualcosa altamente problematico, difficile da sostenere

e riconducibile al problema del lavoro. Chiunque vivesse esperienza migratoria

si era separato, c’era una percezione di quell’esperienza come qualcosa di

estremamente faticoso oppure era qualcosa di risolto positivamente dopo

essere stato vissuto con difficoltà. (Tenco si uccise come segno di protesta per

un paese degradato perché non ha vinto Sanremo).

- Tra fine anni ‘70 e inizi ‘80 la parola “migrazione” rimanda a esperienze diverse:

uno dei primi film di massa in cui appare il nuovo significato è “Si ringrazia la

regione Puglia per averci fornito i milanesi” in cui appare un nord

qualcuno che

africano/marocchino che è un lavoratore povero, dequalificato o

è in fondo alla scala sociale.

- Nel corso degli anni ‘80 si diffonde sempre più in Italia un modo di pensare la

migrazione che si riconduce all’immigrazione verso l’Italia delle persone

straniere: nord Africa e altri paesi che avevano relazioni particolari con il nostro.

Nel 1988 un giornalista italiano, Giorgio Bocca, scrisse “Gli italiani sono

invasione subita e come emergenza

razzisti?”: i migranti sono visti come ;

questo modo di vedere il fenomeno migratorio rimarrà, costituirà un filone vero

e proprio.

- In contemporanea si sviluppa un altro filone riscontrabile nella canzone “L’Italia

è bella” di Roberto Murolo: si immedesima nei panni di un africano che arriva in

C’è identificazione con

Italia e vive il confronto con questa nuova realtà.

qualcuno che sta vivendo una situazione che magari è di sofferenza

verso cui empatizzi. Tra ‘80 e ‘90 si sviluppano due filoni riscontrabili nei

uno la vede dalla prospettiva problematizzante e che

media degli ultimi 40 anni:

la pone come problema, mentre un altro che lo pone come problema verso cui

gli italiani devono porsi con ottica empatizzante (“L’orda: quando gli albanesi

eravamo noi” di Gian Antonio Stella).

I media, che sono importanti per chi studia la storia contemporanea, sono dei

contenitori degli immaginari, dei modi di concepire i fenomeni, di come sono accaduti

e lo studioso deve essere attento a tutti questi aspetti.

L’Italia non era un paese omogeneo, era diviso tra nord e sud che avevano conosciuto

processi di sviluppo economico- culturale diversi e la migrazione era differente: quella

sud tardiva nord “asciugata”

del era quindi mentre quella del si è nel corso degli anni

‘70, a sud è continuata quella di massa verso il nord. I meridionali guardavano alla

migrazione in un modo diverso dai settentrionali perché loro vivevano questo

fenomeno in modo diretto, si spostavano loro stessi, quindi in modo empatico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ginevra09. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Barcella Paolo.
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