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Cosimo e Giorgio Vasari

Cosimo I si identificò come “pater patriae”, ovvero come colui che ordina, salva e rinvigorisce la repubblica

morente. L’obbiettivo di Cosimo era di attribuire al nuovo stato mediceo un’identità culturale autonoma. Il

Medici stesso si proclamerà Dux Aetruriae, e attraverso le lettere e le arti voleva sempre essere sotto

l’occhio dei sudditi e di eventuali oppositori. La sua ispirazione troverà esiti adeguati solo con la sua corte di

artisti e successivamente con Giorgio Vasari. Venne ripresa la Biblioteca Laurenziana, venne costruito il

Ponte di Santa Trinita. Tutte le attività edilizie cittadine, sotto i Capitani di Parte, venivano sottoposte

direttamente al Duca.

Giorgio Vasari progettò il Tempietto Sacrario di Santo Stefano della Vittoria a Foiano della Chiana. È

evidente come la cupola richiami quella di Santa Maria del Fiore di Brunelleschi.

Inoltre dipinse un quadro raffigurante tutti gli artisti che facevano parte della corte di Cosimo I dei Medici,

dunque l’architetto legnaiolo Battista del Tasso, Belluzzi Sanmarino, lo scultore Boccio Bandinelli,

Benvenuto Cellini, Bartolomeo Ammannati, Tribolo (Nicolò Pericoli). E poi vi era Vasari stesso con una

pianta in mano.

Vasari parla, nei suoi scritti, proprio di una “setta fiorentina” che si era venuta a creare intorno alla corte di

Cosimo, in cui veniva impedito a chiunque di farne parte, tra cui Vasari stesso. Accadde però che molti

artisti lasciarono la corte. Una grave malattia mentale colpì Riccio, che ostacolava l’ingresso di Vasari a

corte. Questo permise a Vasari di poter entrare a farne parte nel 1555.

Scrisse “Le Vite”, un trattato che parla in modo molto organizzato degli artisti, come Cimabue ecc.

Nel 1539, Cosimo de’ Medici trasferì la sua residenza da Palazzo Medici (poi Palazzo Medici Riccardi) a

Palazzo Vecchio. Ovviamente il Palazzo non era adatto ad ospitare gli appartamenti del Duca. Il progetto

venne affidato a Vasari. Egli, grazie alla sua incredibile organizzazione, progettò scale segrete e scale

pubbliche, camminamenti interni, la Sala del Cinquecento e vari appartamenti, detti “quartieri”.

Possiamo sintetizzare il lavoro di Vasari in 6 punti.

1. Cortile;

2. Scalone;

3. Salone del Cinquecento;

4. Quartiere di Leone X;

5. Quartiere degli Elementi;

6. Corridoio vasariano.

Problematica era l’altezza delle stanze di ogni singolo appartamento, troppo basse, senza finestre e

sghembe (non perpendicolari). Vasari risolse il problema attraverso l’espediente di areosi soffitti

cassettonati.

Le pareti del Quartiere di Leone X vennero divise in due parti: una inferiore con elementi architettonici, una

superiore con affreschi. La sua inaugurazione si ebbe al matrimonio di Lucrezia. In questo quartiere pittura,

scultura ed architettura mostrano come queste tre siano sorelle del disegno.

Nel 1565 Vasari si occupò del Cortile di Michelozzo, rivestendo le colonne e creano 17 vedute.

Nel 1563 Vasari lavorò sul Salone del Cinquecento, così denominato perché capace di ospitare 500 persone.

Questa venne sollevata di 14 braccia (ovvero per 7 metri circa), al fine di ottenere più luce. Inoltre aggiunse

una griglia verticale in pietra serena.

Una volta al mese Vasari si recava a Roma per incontrare Michelangelo.

Il corpo di scale ha permesso di unire il Palazzo.

Nel 1559 venne presentato il primo progetto degli Uffizi, ovvero degli uffici, luogo delle 13 arti e

magistrature del duca Cosimo. Vasari presentò un modello che abbracciò la piazza e che si unisse al palazzo.

Creò un modulo ripetuto 11 volte seriamente su entrambi i lati. I materiali provengono da San Marino a

Mengola. Il perimetro è un loggiato a U. Il piano terra era proprio degli artigiani. Il primo piano era sede

delle magistrature. Il secondo piano era destinato alle gallerie.

Tante furono le espropriazioni e gli sventramenti necessari alla creazione degli uffici.

Fulcro a dir poco geniale degli Uffizi di Vasari è sicuramente lo spazio aperto baricentrico, che permette di

proseguire i lavori (ancora oggi). Il fronte si avvolge intorno alla piazza.

Sicuramente Vasari trasse ispirazione dalle procuratie vecchie che bordano il lato Nord di piazza San Marco

a Venezia. Incerta è l’ispirazione alla pergamena di Pirro Ligorio, raffigurante il cortile ovest del cortile di

Belvedere. Inoltre ritorna in maniera quasi sintetica il fronte di Palazzo Massimo alle Colonne a Roma.

Il loggiato rappresenta un cambiamento fondamentale, perché si inserisce in un contesto medievale

presistente.

Un’altra grande caratteristica è stata la capacità di mantenere le due anime contrapposte: il fronte del

loggiato e alle spalle tutto il resto.

Il Corridoio Vasariano collegava la stanza della duchessa Eleonora ai Giardini di Pitti. Esso venne realizzato

in soli 9 mesi. Venne costruito prevalentemente con mattoni e sassi. Particolarità del corridoio vasariano è

che la sua architettura utile che cambia spesso volto, a seconda dell’architettura che incontra. Questo ci

permette di capire come Vasari non fosse un innovatore, ma un forte sostenitore della tradizione

fiorentina. Sicuramente Vasari, per la realizzazione del corridoio, fece riferimento al cavalcavia di Roma e di

nuovo al Cortile di Belvedere.

La galleria è appendice del Palazzo e veniva usata solo per le esposizioni. Dunque non era collegata con i

piani sottostanti.

Non essendo necessario un collegamento tra i vari piani, era evidente la mancanza di collegamenti

verticali. Un corpo scala esterno in un cortile venne aggiunto in seguito ad opera di Natalini.

Il piano delle 13 magistrature era una sorta di archivio, contenente tutti i dati. Per mancanza di spazio,

parte dell’archivio venne disposto anche nel piano terra. A seguito dei gravi danni subiti a causa

dell’alluvione che colpì Firenze il 4 novembre del 1966, gli archivi vennero trasportati nel 1972 all’Archivio

di Stato (Piazza Beccaria).

Ci troviamo nella prima metà del ‘500. Firenze rappresenta la capitale del Granducato di Cosimo I.

Due sono gli eventi più significativi: il Sacco di Roma, la Controriforma.

L’Italia era frammentata e divisa in tante parti. C’erano da una parte i filo francesi e dall’altra i filo asburgici.

Il 6 maggio 1527 avvenne il Sacco di Roma. Esso è conseguenza della Lega antiasburgica formatasi contro

Carlo V d’Asburgo, lega voluta dal pontefice fiorentino Clemente VII (allora Giulio de Medici). Clemente VII

era filo francese e appoggiava Francesco I di Valois. Questi avevano il timore che il sovrano asburgico, una

volta impossessatosi dell'Italia settentrionale e avendo già nelle sue mani l'intera Italia meridionale come

eredità spagnola, potesse essere indotto a unificare tutti gli Stati della penisola sotto un unico scettro, a

danno dello Stato Pontificio, che rischiava, in tal modo, di rimanere isolato. L'imperatore, intenzionato a

controllare momentaneamente l'Italia settentrionale, tentò di riconquistare l'alleanza con il pontefice; ma

non avendo avuto successo, decise di intervenire militarmente. Carlo V mandò così i Lanzichenecchi,

mercenari tedeschi per saccheggiare Roma. Il sacco durò all’incirca un anno, infatti terminò il 6 ottobre del

1528. Non fu risparmiato Clemente VII, il quale dovette rifugiarsi in 3 posti diversi. In questa data il papa

tornò a Roma. Le ragioni che indussero i mercenari germanici ad abbandonarsi a un saccheggio così

efferato e per così lungo tempo risiedono nella frustrazione per una campagna militare deludente e,

soprattutto, nell'acceso odio che la maggior parte di essi, luterani, nutrivano per la Chiesa cattolica. Inoltre,

a quei tempi i soldati venivano pagati ogni cinque giorni, cioè per "cinquine". Quando però il comandante

delle truppe non disponeva di denaro sufficiente per la retribuzione delle soldatesche, autorizzava il

cosiddetto "sacco" della città, che non durava, in genere, più di una giornata. Il tempo sufficiente, cioè,

affinché la truppa si rifacesse della mancata retribuzione.

Carlo III di Borbone, figlio di Gilberto Montpensier e Chiara Gonzaga, fu duca di Borbone e conte di

Montpensier. Servì inizialmente il Regno di Francia. A causa però di contrasti con Francesco I di Valois, si

alleò con Carlo V. Sposò la cugina Susanna di Borbone, diventando così titolare di tutti i diritti della linea

ducale dei Borbone in Francia. Il matrimonio fu unicamente una questione d'interesse. Infatti Susanna di

Borbone era considerata donna priva di fascino, ma la sua dote era tanto ricca che dopo il matrimonio,

Carlo III divenne l'uomo più ricco del Regno di Francia.

Tra le famiglie più importanti vi era la famiglia Farnese.

Il 5 agosto del 1529 venne stipulata da Luisa di Savoia, madre di Francesco I, e da Margherita d’Austria, zia

di Carlo V, la pace di Cambray tra Spagna e Francia.

Clemente VII cercava di stringere rapporti con la Francia combinando diversi matrimoni, tra cui quello tra

Caterina de’ Medici e Enrico II (figlio di Francesco I e Claudia di Francia, re dal 1547 al 1559). La regina

Caterina de’ Medici, figlia di Lorenzo de’ Medici, era una donna di grande cultura. Ampliò il Palazzo de les

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Tuileries (1564) e fece costruire la Rotonda di Valois in St. Denis a Parigi da Primaticcio (architetto italiano)

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nel 1568. La Rotonda presenta una pianta circolare. Venne costruito come Mausoleo per la famiglia dei

Valois. Essa si appoggia alla facciata settentrionale del transetto. Jean Ballant proseguì i lavori ampliando

l’impianto di Primaticcio con un colonnato che arriva fino al secondo ordine. Nel 1719 venne distrutto.

La Cappella dei Principi di San Lorenzo a Firenze è a pianta circolare smussata negli 8 angoli da nicchioni. Le

pareti interne sono arricchite di incrostazione marmorea.

La Cappella Gaddi di Santa Maria Novella a Firenze fu decorata da Godio con incrostazione marmorea in

stile romano nel 1576-1578.

L’incrostazione marmorea (o complesso marmoreo) è una tecnica che consiste nell’accostamento di diversi

marmi a creare dei disegni sulle pareti. Essa deriva dal mosaico.

Questa tecnica è presente anche in Sicilia, dove oltre al complesso marmoreo sono presenti anche intonaci.

Un esempio molto indicativo è sicuramente la Cappella dei Gesuiti a Palermo.

Un Altro esempio è la Cappella della Sacra Sindone a Torino, mausoleo a pianta circolare della famiglia dei

Savoia, il cui piano di pavimentazione viene rialzato di 2 gradini rispetto al piano di pavimentazione del

transetto.

Dando uno sguardo più ampio in Europa, troviamo il Monastero di Batalha (o di Santa Maria Vittoria) in

Portogallo.

Nel 1529 venne assediata anche Firenze.

L’altro evento significativo è la Riforma e la Controriforma. Scattò un ribellione da parte di uomini di chiesa

(soprattutto in Germania e Olanda) a causa della perdita degli antichi valori su cui basava la chiesa, ormai

caduta in uno stato di vita scandalosa e corrotta, dominata dal lusso, dal desiderio di potenza e di denaro..

Infatti accadde che Leone X de’ Medici emanò delle bolle, una il 13 e l’altra il 18 ottobre del 1517, nelle

quali veniva data la possibilità da parte dei vescovi di vendere le indulgenze per il perdono dei peccati.

Sicuramente questa vendita diede un forte potere economico alla chiesa. Fu così che il frate agostiniano

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Martin Lutero affisse sul portale della chiesa di Wittemberg, in Sassonia, le 95 TESI che andarono a

costituire il Manifesto della Controtiforma. Leone X condannò senza appello le tesi luterane e, di

conseguenza, gran parte della Germania che le aveva accolte. Il desiderio di riforma era molto vivo anche in

Itali, dove dei movimenti popolari, appoggiati da una parte anche dalle gerarchie ecclesiastiche, si originano

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nuovi ordini religiosi .

Ovviamente nuovi ordini che si svilupparono in questo periodo dovevano essere approvati dal pontefice. Gli

ordini religiosi progressisti erano:

• Oratoriani o filippini, riconosciuti ufficialmente da Gregorio XIII nel 1575 e residenti nella Chiesa

Santa Maria in Vallicella di Roma. Nel 1615 avvenne l’approvazione dell’ordinamento da papa Paolo

V.

Il Palazzo era stato costruito per volontà di Luisa di Savoia.

1 Il Mausoleo era in genere o un corpo poggiante sul transetto, o un prolungamento della navata centrale.

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Esso deriva dal Sepolcro di Gerusalemme

In esse venivano esposte le sue teorie basate essenzialmente su due punti cardine: la libera interpretazione

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delle Sacre Scritture da parte di ogni singolo uomo e il principio di salvezza per mezzo della sola fede (solo

Dio può salvare per sua grazia e misericordia a prescindere dalle opere che gli uomini hanno compiuto).

I primi monaci furono i benedettini, derivanti da San Benedetto di Norcia. Sono benedettini sia i

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cluniacensi (dalla riforma di Cluny), sia i cistercensi (dal monastero di Cistò).

• Barnabiti a Milano. Questi seguirono la crescita religiosa della famiglia del Granduca Cosimo I a

Firenze. L’ordine fu approvato da Clemente VII nel 1533. Risiedevano nella chiesa di Santa Barnaba

a Milano.

• Teatini, fondato nella basilica di San Pietro il 14 settembre del 1524 da Gaetano Thiene e Gian

Pietro Carafa (poi papa Paolo IV). Venne approvato nello stesso anno da Clemente VII.

• Gesuiti, o Compagnia di Gesù, fondato dallo spagnolo Ignazio da Loyola nel 1534 e approvato da

Paolo III solo nel 1540. L’ordine si espanse in tutta Europa. Vennero costruite molte chiese con

l’emblema IHS, Iesus Homium Salvator.

La Controriforma ebbe il suo momento più importante quando Paolo III indisse il primo Concilio a Mantova

nel 1537. Nel 1542 e nel 1545 le assemblee vennero indette a Trento con lo scopo di avvicinare la Chiesa a

Carlo V. Nel marzo del 1547 la sede del Concilio fu spostata a Bologna da Paolo III, cosa che suscitò molte

polemiche. Con Giulio III il Concilio venne ritrasferito a Trento. Nel 1552 il Concilio venne sospeso a causa

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della guerra. Nel 1555 avvenne l’elezione di Paolo IV Carafa , che restaurò l’inquisizione, ghettizzò gli ebrei

e creò un indice dei libri proibiti. Il Concilio di Trento termina nel 1563 con la pubblicazione dei Decreti

Libertini da parte di Pio IV de’ Medici, con lo scopo di stimolare la pietas del popolo attraverso le

illustrazioni.

Istruzioni sull’edilizia si hanno tramite Carlo Borromeo e il suo trattato in 2 libri del 1577 “Instructiones

Fabricae et Supellectilis ecclesiasticae” (istruzioni sull’edilizia e la suppellettile ecclesiastica). Borromeo, con

l’ausilio di Pio IV, rifondò l’Accademia delle Notti Vaticane, istituita sull’esempio delle Noctes Atticae,

trattato di Aulo Gellio (175-179) riguardante discorsi compiuti con filosofi, oratori, intellettuali per le fredde

strade di Atene.

Le riunioni dell’Accademia si svolgevano a Roma nella Casina di Pio IV, o Villa Pia. Essa si erge all’interno dei

Giardini del Vaticano. Il complesso è formato da due edifici anteposti e distinti. Il primo di maggiori

dimensioni presenta una facciata decorata con stucchi ornamentali. Il secondo è una sorta di ninfeo

fronteggiato da una fontana, ornato con mosaici, con nicchie e statue. La decorazione plastica di questa

configurazione spettò a Pirro Ligorio. Presenta una duplice loggia dorica, una per il primo edificio ed una

per il secondo che viene spostata al secondo ordine. Sono presenti elementi figurativi mitologici a tutto

tondo. Il cortile ellittico murato funge da raccordo tra i due edifici. Il suo centro è sottolineato da una

fontana con due puttini a cavallo di delfini. Due padiglioni laterali fungono da portali di ingresso.

Attualmente è la sede dell’Accademia delle scienze sociali.

In questo periodo vennero abolite le iconostasi.

L’architettura monastica e conventuale tiene conto di Carlo Borromeo. Infatti diventano necessari i

seguenti punti:

• Ubicazione in luogo elevato, accessibile per 3-5 gradini, lontano da luoghi malsani e rumorosi.

• Forma della chiesa a pianta tradizionale basilicale latina (cap. II).

• Muri laterali e muro posteriore non devono essere decorati da immagini. La facciata invece sarà

tanto più decorosa e solenne quanto più sarà ornata di immagini e pitture relative alla storia sacra

(cap. III)

• Atrio, portico e vestibolo. (Sacro Monte a Varallo era molto caro alla madre di Borromeo)

• Tetto, pavimento con tanto di uso dei materiali. Laterizio per chiese minori, marmo e mosaico per

le chiese maggiori (cap. IV e V).

• Porte, di cui la mediana deve distinguersi per ampiezza e ornamento con figure di leoni (cap. VII).

• Finestre strombate (come a Palazzo Barberini), con ghiere e ghiberghe.

• Tabernacolo, ammesso esclusivamente ad edicola o a tempietto (cap. XIII).

• Battistero, luogo dell’ingresso nella comunità cristiana (cap. XIX).

• Confessionali, che nasce come arredo proprio con Borromeo (cap. XXIII delle Instructiones).

Paolo IV fu il primo vero pontefice della Controriforma, con lo scopo di voler tornare alla chiesa primitiva.

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Borromeo fu uno dei maggiori protettori dei gesuiti, tanto che fece ricostruire a Roma la prima chiesa per la

Compagnia di Gesù, ovvero la Chiesa del Gesù, in onore della Madonna della Strada. Santa Maria era

piccola, ma si trovava in prossimità della residenza papale di Palazzo Venezia (ex Palazzo San Marco). Essa si

affaccia su Via del Plebiscito e su Piazza del Gesù. Papa Paolo III nel 1540 autorizzò la costruzione della

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chiesa . La progettazione venne affidata inizialmente da Ignazio di Loyola a Giovanni Lippi detto Nanni di

Baccio Bigio (collaboratore di Antonio da Sangallo il giovane). Egli riprende l’impianto tradizionale a forma

basilicale, secondo i dettami tridentini. La chiesa presenta un’unica navata (affinché l’attenzione del fedele

fosse concentrata sull’altare), 6 cappel

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marghe_1123 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bevilacqua Carlo Alberto.
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