SISTEMI DI
GESTIONE PER LA
QUALITÀ NELLA
RISTORAZIONE
Scienze e Tecnologie della Ristorazione
A.S. 2020/2021
Prof. Vera Lavelli Marianna Sala Marianna Sala
Lavoro di gruppo: divisione in gruppi, assegnazione di un compito (anche 2 lezioni) e quando finito si
espone agli altri studenti. Chi fa questo lavoro di gruppo non obbligatorio ha punti in più all'esame.
Domande pertinenti danno 1 punto all'esame.
Esame: iscrizione SIFA, poi scrivi nome su excel
LAVORO DI GRUPPO
Obiettivo
Sviluppare il pensiero critico nella fase di progettazione di un prodotto o processo alimentare
• Sviluppare la capacità di peer revision → strumento alla base che va subito ponziato
•
Fasi Scegliere un argomento: innovazione di prodotto alimentare, condivisa da 4-6 persone: scrivere
• nome componenti sotto la proposta
Una volta scelto l'argomento, si può iniziare a fare ricerca bibliografica per trovare un po' di
• argomenti di partenza e per essere ispirati. A questo punto, una volta selezionati gli articoli, si
deve rpeparare un power point di cc 15 slide, max cc 20 min [2 slide per ogni studente e 3-4
minuti per ogni studente]. Da questo lavoro di gruppo deve esserci:
Motivazione
◦ Flow-sheet di processo, in termini discorsivi. Si può trovare già fatto sennò lo dobbiamo fare
◦ noi.
Punti dove possono presentarsi rischi per la qualità del prodotto. [colorante sintetico con uno
◦ naturale: rischio quello naturale che non sia stabile durante il processo].
Prova di validazione
◦
Discussione in aula virtuale.
•
Criteri di valutazione [punti aggiunti al voto finale]:
1 punto: lavoro accettabile
• 2 punti: lavoro molto buono
• 3 punti: lavoro eccellente
•
Criteri: Grado di approfondimento
• Chiarezza di presentazione
• Capacità di risposa alle domande
• Le domande devono essere poste dai compagni: chi fa domande può avere 1 punto in più se la
domanda è pertinente
Come procedere:
Aprire file excel e mettere il nome sotto al nome del progetto entro il 27 novembre. Il 30
• novembre si confermano i gruppi.
2 lezioni di dicembre (?) in cui si fanno i lavori di gruppo.
• Presentare il lavoro in aula, proposta di una data, nell'orario della lezione [16 dicembre?]
•
Come fare ricerca bibliografica
Andare sul sito www.sba.unimi.it [servizi bibliotecari] → banch date e altre risorse e si presentano tutte le
banche date di interesse. Scopus e Web of science. Si può fare la ricerca di docummenti. Selezionare data
più nuova. Leggendo il titolo si può già fare una selezione di quelli che possono essere di interese. Poi
clicca View Abstrac, si legge un estratto e se sembra interessante cliccare su trovami e poi su go. A quel
punto si può scaricare il PDF. A questo punto si ha il PDF da leggere e su cui si ha la base per sviluppare il
progetto.
È richiesto non ti leggerli tutti, ma di fare una selezione di quelli che sembrano più interessanti.
Un altro criterio per ordinare è per i più citati, ma questi non sono recentissimi di solito; l'altro problema è
che un articolo citato tanto è uno studio, quindi è di lettura più complessa e quindi è difficile estrapolare
un caso studio. 1
Marianna Sala
DEFINIZIONE DI QUALITÀ
Il concetto di qualità è condiviso nello scenario dei rapporti commerciali ed è condivisa anche nel sistema
agro-alimentare. Il sistema agro-alimentare è un sistema dove ci sono dei rapporti commerciali a più
livelli. È condivisa perché è una definizione che è stata fornita nella norma UNI EN ISO 9000.
UNI: ente di unificazione nazionale italiana
EN: ente di unificazione europea
ISO è l'ente di standardizzazione internazionale
In comune, questi enti, hanno il ruolo di elaborano delle norme. Quello che cambia è che l'UNI agisce su
livello nazionale, l'EN su livello europeo e l'ISO su livello internazionale, ma spesso le norme nascono
nazionali e poi vengono adottate anche a livello europeo, oppure nascono dall'ISO e poi vengono adottate
dalla singola nazione. Queste sono norme volontarie; nascono delle norme volontarie perché è un'esigenza
commerciale. Questa esigenza è quella dell'avere delle norme aggiuntive rispetto alle norme cogenti che
facilitano gli scambi commerciali.
Nei rapporti commerciali è emersa anche l'emergenza di standardizzare le definizioni, in particolare quella
di qualità. Quindi c'è una definizione che si deve conoscere, perché tutte le aziende fanno riferimento a
questo concetto.
La norma ISO 9001 ha definito la qualità come il grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche di
un “oggetto” (bene o servizio) soddisfa i requisiti di un “soggetto”.
La definizione mette in relazione un soggetto con un oggetto: non si può parlare di qualità se non esiste un
soggetto che la percepisce e la valuta e se non esiste un oggetto che è il focus della valutazione.
Soggetto
Quando si parla di soggetto si deve subito capire che la qualità è sempre relativa, è sempre soggettiva.
Quindi questo concetto si contrappone al modo in cui si usa il termine qualità nella lingua italiana, perché
nella lingua italiana la qualità si interpreta come eccellenza, ma nella norma ISO 9001 la qualità non è
eccellenza.
Una macchina può essere di qualità per un determinato target, ma può non esserlo per un altro
target: la qualità è relativa ad un soggetto.
La qualità è soggettiva ed è il grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche di un oggetto soddisfa
le aspettative di un soggetto. La qualità non esiste in un oggetto ma esiste solo in rapporto tra un oggetto e
un soggetto.
Chi è che deve essere soddisfatto per poter conseguire la qualità?
Considerando la ristorazione scolastica, si devono soddisfare sia i genitori che i bambini. In termini
generali però ci sono anche altre parti:
Chi utilizza il bene, quindi i bambini.
• Chi paga per il bene, quindi i genitori.
• L'autorità pubblica di controllo, quindi l'ATS.
• Chi produce il bene → l'azienda della ristorazione che fa il servizio, deve soddisfare bambini, genitori
• e ATS, ma deve avere un tornaconto economico e quindi deve soddisfare se stessa e deve avere anche
una soddisfazione in termini di immagine.
La società civile → considerando un'azienda alimentare che produce pasta, se i clienti (cioè il
• consumatore) sono contenti, l'autorità pubblica di controllo è contenta, l'azienda è contenta […] anche
il vicinato dello stabile deve essere contento [potrebbe non esserlo magari per rumori o odori che
possono dare fastidio e causare malcontento].
Le future generazioni → il concetto è che si deve essere davvero capaci di prevedere le esigenze delle
• generazioni future affinché l'azienda sia resiliente. Per esempio se un'azienda alimentare fa un
prodotto troppo ricco di NaCl. Inizialmente non succede niente, ma in futuro potrebbe emergere la
richiesta di ridurre il sale negli alimenti e quindi il prodotto troppo salato va in crisi. Altri esempi,
oltre al sale, sono delle eventuali emissioni nell'atmosfera che per ora non sono bloccate dalle leggi.
Non è facile, quindi, mettere a punto alimenti perché si devono combinare la soddisfazione di tutti questi
soggetti. Dal punto di vista delle norme, visto che i soggetti da soddisfare sono più di uno, molte volte al
posto di parlare di cliente, si parla di parti interessante, dando per sottinteso che tutte le parti interessate
sono quelle sopra indicate. 2
Marianna Sala
Requisiti e caratteristiche intrinseche
La qualità ha due livelli di definizione. Infatti si può parlare di qualità in termini di requisiti e anche in
termini di caratteristiche intrinseche.
Supponendo che nei confronti di un prodotto alimentare, il consumatore esprima il requisito che sia dolce.
Il requisito è una richiesta espressa in termini soggettivi: quello che è dolce per un consumatore magari
non lo è per un altro.
La caratteristica intrinseca corrispondente è la concentrazione della sostanza che genera la sensazione di
dolcezza, per esempio potrebbe essere il saccarosio. Quindi un prodotto che risulta dolce potrebbe risultare
dolce perché contiene un certo livello di saccarosio. La concentrazione di saccarosio è una caratteristica
intrinseca, si chiama anche standard di prodotto ed è un dato oggettivo, che non dipende dall'osservatore.
Il problema è che si deve parlare di qualità necessariamente in tutti e due i modi, quindi usando sia i
requisiti soggettivi, sia usando le caratteristiche intrinseche oggettive. È l'azienda che deve capire quanto
saccarosio mettere all'interno della merendina affinché il consumatore la percepisca dolce. Allo stesso
modo in un'azienda alimentare non si può tenere sotto controllo un processo se non state definite delle
specifiche in termini oggettivi.
La richiesta di sicurezza è più facile da definire perché ci sono diverse norme sia volontarie che cogenti, ci
sono parametri microbiologici [liviti, muffe, batteri] e tenendo sotto controllo queste caratteristiche
intrinseche si può garantire la qualità del prodotto.
La norma da anche una definizione di requisito: requisito è un'esigenza o aspettativa che può essere
espressa o implicita.
Requisito è una parola generale che comprende diversi significati. Il requisito per esempio può
corrispondere ad un'esigenza oppure può corrispondere ad un'aspettativa. L'esigenza è ciò che fa bene al
soggetto, ciò di cui il soggetto ha bisogno; l'aspettativa è ciò che il soggetto desidera. Non è detto che le
due cose siano sovrapponibili.
La norma dice che ai fini commerciali non è necessario distinguere tra le esigenze e le aspettative e quindi
si utilizza una parola che le comprende entrambe: requisito.
Un'altra differenza che esiste è che i requisiti possono essere impliciti o espliciti. Espliciti vuol dire che il
soggetto li ha esplicitamente comunicati, mentre quelli impliciti sono quelli che non sono stati comunicati.
La norma in questo caso dice che l'azienda deve considerare sia i requisiti impliciti che quelli espliciti.
Questo perché alcuni requisiti non vengono espressi ma ci sono, come per esempio nel caso della sicurezza
perché questi requisiti rimangono impliciti, si ritengono dati per scontati. I requisiti possono essere anche
cogenti o non cogenti. Cogenti vuol dire che sono definiti dalla legge, come per esempio l'assenza della
salmonella in 25g di prodotti è un requisito cogente per molti prodotti alimentari e questi requisiti cogenti
vanno sempre soddisfatti, anche quando non sono richiesti. 3
Marianna Sala
Il primo livello si chiama “requisiti del prodotto in sè” e questo vuol dire che questi requisiti nascono dal
prodotto alimentare, senza tutto quello che sta intorno al prodotto e sono requisiti di sicurezza,
merceologici, nutrizionali e sensoriali. Per esempio considerando l'olio EVO:
Requisiti di sicurezza → sono definiti per legge e sono per esempio assenza (entro certi limiti) di
• metalli pesanti, pesticidi […]
Requisiti merceologici → molti prodotti alimentari per legge hanno anche una definizione. Per
• esempio l'olio EVO è l'olio ottenuto con processi solamente meccanici o fisici e quindi sono
escluse estrazione a solvente e raffinazione chimica. Quindi per un olio EVO non c'è solo il
requisito di sicurezza, ma c'è anche quello merceologico, quindi il cliente vuole che quell'olio
corrisponda alla sua definizione.
Requisiti nutrizionali → questi requisiti, a differenza dei requisii di sicurezza, sono espressi in
• positivo. Quindi è la richiesta che un prodotto abbia un certo potere calorico, che abbia una certa
composizione e anche che abbia un certo contenuto. Per esempio per l'olio EVO questo requisito
sia che il prodotto contenga una certa percentuale di acidi grassi insaturi, che contenga tocoferolo e
polifenoli.
Requisiti sensoriali → l'alimento viene consumato ed entra in relazione con gli organi di senso.
• Questi generano una risposta fisiologica in base alla quale il prodotto piace o non piace dal punto
di vista sensoriale.
Questi requisiti fanno parte della categoria dei requisiti del prodotto in sé. Il cliente in generale non
esprime requisiti solo sul prodotto in sé e infatti il prodotto nasce con una confezione. Il fatto che ci sia
una confezione genera altri requisiti. Per esempio comodità, comunicazione e presentazione.
Sempre considerando l'olio EVO, un prodotto che soddisfa i requisiti del prodotto in sé, potrebbe risultare
non soddisfacente per la comodità se per esempio l'olio non ha il salvagoccia e quindi si versa in maniera
complicato e quindi questo requisito diventa importante al pari con tutti gli altri. C'è poi il requisito di
comunicazione perché il cliente guarda l'etichetta del prodotto, guarda la confezione e quello che viene
comunicato attraverso la confezione.
Per quanto riguarda la presentazione entra in gioco anche l'estetica della confezione come requisito
associato al binomio prodotto-confezione.
Ci sono però altri requisiti. Il prodotto e anche la confezione sono stati ottenuti in un'azienda e anche nei
confronti dell'azienda ci sono dei requisiti. In generale dovendo dare una parola unica, si può dire che si
hanno dei requisiti di garanzia, cioè si vuol che l'azienda dia fiducia. Volendo capire più nel dettaglio cos'è
la fiducia e da cosa deriva ci sono due modalità: rintracciabilità di filiera e certificazione di prodotto.
C'è anche da considerare il mercato, perché il prodotto di una certa azienda non è da solo ma si trova in un
mercato con dei prodotto concorrenti. A a questo punto un requisito che entra in gioco in un determinato
mercato è per esempio l'occasione di consumo, infatti il prodotto potrebbe essere un prodotto alimentare
per tutti i giorni oppure potrebbe essere un prodotto di ricorrenza. Un altro aspetto importante è la
disponibilità nel tempo e nel luogo, perché magari tutti i requisiti sono soddisfatti, ma se il prodotto non si
trova in maniera facile in un determinato mercato questo requisito non è soddisfatto. Infine si considera il
rapporto qualità/prezzo.
C'è poi un'altra categoria di requisiti che si estende a tutti e 4 i livelli e che sono i requisiti
culturali/religiosi/ambientali e del contesto produttivo [riassumibili con la parola sostenibilità]. Il concetto
è che il consumatore non sceglie solo in base ad esigenze materiali, ma ha anche una sfera decisionale
culturale, religiosa ed etica. Questo si deve introdurre nel modello e la si mette a livello del prodotto. Per
esempio ci sono dei consumatori che per motivi religiosi non consumano alimenti a base di carne. Oppure
ci sono dei consumatori più attenti all'ambiente che non consumano prodotti che hanno un packaging con
troppi imballaggi. Allora questo requisito culturale/etico entra in gioco al secondo livello. Ci sono anche
consumatori che magari non si fidano appieno della dichiarazione che un prodotto è senza carne, ma
vogliono che quel prodotto sia certificato e quindi entra in gioco il terzo livello. Infine il requisito culturale
entra in gioco anche a livello di mercato perché alcuni mercati non danno fiducia e quindi i prodotti non
vengono consumati se provengono da quel mercato.
Questo modello serve ai tecnologi della ristorazione per studiare la qualità per esempio nel momento in cui
si deve sviluppare un nuovo prodotto. Quindi una volta individuato il target si può scorrere questo modello
per vedere se si riescono a soddisfare tutti i requisiti. 4
Marianna Sala
In questo modello la soggettività entra in gioco sia nel definire i livelli, sia nel dare un peso alle
caselle. Quindi ce ne saranno alcuni che per alcuni consumatori pesano di più, mentre per altri pesano
di meno. Tuttavia quando si pianifica un prodotto alimentare o un servizio è opportuno prima tenere in
considerazione tutte le caselle, ma poi è anche l'azienda stessa che fa delle semplificazioni, anche per
ragioni di costo, e quindi decide di puntare soprattutto su alcune. Quindi magari qualche azienda si
orienta di più sul prezzo e penalizza un po' la presentazione e la comunicazione, mentre qualcun'altra si
orienta di più alla presentazione penalizzando però il prezzo.
Quindi sicuramente c'è soggettività anche nel modo in cui si attribuiscono i pesi a queste categorie.
Grado
La parola grado in generale è associata ad una misura. La norma ha introdotto la definizione di qualità con
la parola grado, proprio perché vuole che la qualità sia misurata. Questo è un concetto un po' in conflitto
con il modo di concepire la qualità: nella lingua italiana spesso si contrappone qualità con quantità.
La qualità deve essere misurata su due livelli, questo perché la qualità si definisce in due modi, con
requisiti e caratteristiche e allora anche la misura deve avvenire in due livelli: conformità del prodotto alle
specifiche e soddisfazione del cliente.
Sempre considerando il target che voleva una merendina dolce. Per fare una merenda dolce si deve usare
saccarosio ad una certa concentrazione, per esempio al 5%. A questo punto si mette in atto il processo e si
produce la merendina. Come si fa a sapere se i requisiti del target sono stati soddisfatti? Ci sono due modi, e
devono essere applic
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Sistemi di gestione per la qualità nella ristorazione
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Appunti di Sistemi di gestione per la qualità nella ristorazione
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Domande di ripasso del corso di Sistemi di gestione per la qualità nella ristorazione
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Appunti Sistemi di gestione per la qualità nella ristorazione