25/09/24
SCIENZA DELLE FINANZE
La Scienza delle Finanze (o Economia pubblica) è la disciplina economica che studia il
ruolo dello stato nelle economie di mercato. L’esperienza quotidiana di ciascun individuo è
fortemente permeata dalla presenza dello stato. La descrizione delle spese e delle entrate è
condensata nel Bilancio dello Stato.
Alcuni esempi di intervento pubblico: sempre avendo a mente il bilancio dello stato,
abbiamo detto che le politiche riguardano le entrate e le uscite, ma interviene anche con
politiche di tipo regolatorio.
● Il bonus in busta paga di 100 euro (prima 80 euro): questa è una politica che, dal
punto di vista dello stato, agisce dal lato delle entrate perché in realtà è una
detrazione fiscale (non un sussidio) e quindi è come se lo stato facesse uno sconto
fiscale a determinati tipi di lavoratori (-entrate).
● Il reddito di cittadinanza e reddito di emergenza: è una maggior spesa per lo Stato
in quanto consiste in un sussidio concesso ad alcuni cittadini.
● Il decreto “anti due tempi”: lo Stato interviene anche in altri modi, ad esempio,
regolamentando. In questo caso con tale decreto (detto anche “anti Vespa”), è stata
vietata la circolazione in Vespa nel centro di Genova. Tale regola ha finalità
ambientali.
● Obbligo di utilizzare i seggiolini antiabbandono, di usare il casco, le cinture di
sicurezza: sono tutti esempi di politiche regolatorie che hanno l’intento di proteggere
le persone. Sono scelte che lo stato fa in un’ottica di tipo paternalistica (ma
potrebbe esserci anche una giustificazione di tipo collettivo come ad esempio il fatto
di ridurre le spese sanitarie perché meno persone si fanno male).
LE TRE BRANCHE DEL SETTORE PUBBLICO DI MUSGRAVE
Quali sono le tre funzioni fondamentali del settore pubblico secondo Musgrave?
Le tre branche del settore pubblico di Musgrave: nell’opera “The theory of the Public
Finance” del 1959, Musgrave propone di articolare l’attività finanziaria dello Stato in tre
fondamentali funzioni. STABILIZZAZIONE, ALLOCAZIONE, REDISTRIBUZIONE
1. STABILIZZAZIONE, attività dello stato volto a mitigare l’impatto delle crisi e a
stabilizzare l’economia. Tale attività fa riferimento all’idea che lo stato debba
impegnarsi per garantire un livello di produzione il più vicino possibile a quello
di massimo impiego. Il modello neoclassico di equilibrio generale ha come
esito il pieno impiego dei fattori produttivi, tra cui riveste un particolare
interesse il lavoro. Secondo il modello neoclassico se si lasciasse agire i mercati in
modo autonomo, questi raggiungerebbero la massima occupazione. Tuttavia, il
modello neoclassico non rispecchia completamente la realtà: esiste la
disoccupazione e le economie hanno attraversato e attraversano, anche oggi,
fasi di recessione. Perciò si è diffusa l’idea (su cui non tutti sono d’accordo)
secondo cui il compito dello stato è quello di gestire la finanza pubblica per
promuovere la crescita dell’economia. Il più grande sostenitore di questa teoria fu
Keynes (1936) che riteneva che la spesa pubblica e le imposte possono
modificare il livello della domanda, sostenere la domanda in momenti di
recessione e, in conseguenza, favorire la crescita economica e mitigare
l’impatto delle crisi economiche. Ovviamente non tutti sono d’accordo: alcuni
continuano a sostenere che il mercato debba agire in modo indipendente. L’idea di 1
utilizzare il bilancio dello stato come strumento di stabilizzazione di fatto si scontra
oggi (ad esempio in Italia) con il problema del debito pubblico. Nei momenti di
recessione, favorire la spesa pubblica oppure ridurre le imposte (questi sono i
due strumenti attraverso cui si può stimolare l’economia) in paesi con un elevato
debito pubblico diventa insostenibile (tenendo anche in considerazione i vincoli
imposti dall’UE). Una delle finalità dello stato è evitare che le recessione abbiamo un
grave impatto.
● 17 marzo 2020: Decreto Cura-Italia (25 miliardi €)
● 8 aprile 2020: Decreto Liquidità (400 miliardi €)
● 19 Maggio 2020: Decreto Rilancio (55 miliardi €)
● 14 Agosto 2020: Decreto Agosto (25 miliardi €)
● 28 ottobre-nov 2020: Decreti Ristori (18 miliardi €)
● 2021: Decreti Sostegni (32 miliardi)
2. ALLOCAZIONE; attività con cui si cerca di capire in che modo lo stato influenza
l’efficienza economica. I mercati, sotto determinate condizioni, raggiungono una
situazione di efficienza, quindi, anche in questo caso, potremmo pensare che lo
Stato non ha ruolo. Tuttavia, questo accade solo se sussistono le condizioni di un
mercato in concorrenza perfetta. Allora è riconosciuto da tutti che lo Stato, nel
momento in cui non valgono le condizioni di concorrenza perfetta e di fatto i prezzi e
le quantità che si formano sul mercato non sono efficienti, deve intervenire attraverso
ad esempio la produzione di beni per correggere i c.d. fallimenti di mercato. È quella
funzione dello stato su cui sono d’accordo tutti perché prevede che lo stato debba
intervenire all’interno dei sistemi economici per motivi di efficienza. Se lo stato non
interviene non si raggiunge l'efficienza. Esempio tipico è quello della produzione di
beni pubblici, tipi di beni che non sono escludibili, tipo l’illuminazione pubblica.
Persegue modalità efficienti di offerta dei servizi pubblici e di prelievo fiscale
attraverso: produzione pubblica e regolamentazioni private.
Lo Stato influenza l'efficienza economica.
Il paradigma dominante della teoria economica (si vedano Walras, Pareto, Arrow)
tenta di fornire una spiegazione di come si formano i prezzi e le quantità prodotte in
un'economia di mercato, sulla base del presupposto che gli attori economici agiscano
secondo razionalità economica massimizzando l'utilità, se consumatori, il profitto, se
produttori. I risultati di questi comportamenti razionali sono efficienti.
Tuttavia, esiste una particolare categoria di beni, i beni pubblici, che possiede delle
caratteristiche che mettono in crisi alcune proprietà dell'economia di mercato: alcuni
servizi come la difesa, la giustizia, la sicurezza pubblica che un'impresa non ha
incentivo a produrre, perché se lo facesse, non potrebbe costringere gli acquirenti a
pagare il prezzo del servizio.
I potenziali acquirenti, a loro volta, non hanno incentivo a rivelare la loro disponibilità
a pagare per tali beni. Ciò produce il fallimento del mercato e per tale motivo i beni
pubblici sono forniti dallo Stato.
3. REDISTRIBUZIONE; pensiamo all' equità. Avviene quando lo stato attraverso il
bilancio pubblico altera la distribuzione delle dotazioni iniziali delle persone. Es. Ho
un certo reddito prima che intervenga lo stato; quando interviene lo stato, esso
agisce in modi diversi. Per prima cosa chiede di pagare le tasse, i contributi sociali
(assicurazione sociale). Lo stato però dà dei trasferimenti monetari (es pensione). Dà
2
anche dei servizi pubblici, es sanità, istruzione. Attraverso il prelievo fiscale, i
trasferimenti e la spesa pubblica, cerca di ridurre le disuguaglianze. Diverse teorie
economiche dicono che le imposte cambiano le scelte degli individui.
La redistribuzione è realizzata attraverso il bilancio pubblico. In assenza di
redistribuzione del reddito e del patrimonio, la distribuzione del reddito sarebbe
fortemente legata alla distribuzione delle dotazioni iniziali.
Avviene tramite trasferimenti, imposte, spesa pubblica.
La redistribuzione delle risorse implica dei trasferimenti (positivi o negativi) tra i
soggetti: es. sussidi, pensioni sociali, trasferimenti alle famiglie povere ecc. (ma
anche negativi es. imposte).
L'intervento dello Stato è, in questo caso, guidato da ragioni di equità.
I trasferimenti sono finanziati attraverso l’imposizione fiscale e le imposte sono
strutturate in modo da essere progressive. La progressività del sistema fiscale
implica che chi ha redditi maggiori, deve contribuire più che proporzionalmente al
finanziamento della spesa pubblica. Imposte e trasferimenti non sono gli unici canali
redistributivi.
Un altro importante canale redistributivo è quello della spesa pubblica. La spesa
pubblica (sanità, istruzione, ecc.) è finanziata attraverso l’imposizione fiscale
progressiva e il servizio viene reso gratuitamente (o quasi) e quindi si tratta di una
forma di redistribuzione delle risorse (le persone hanno contribuito a finanziare tale
servizio in misura diversa, ma tutti hanno diritto di usufruirne allo stesso modo).
Quanto più un sistema sarà progressivo, tanto più ci sarà una redistribuzione di
risorse e quindi una correzione nella distribuzione delle risorse effettuata dal
mercato. Il sistema fiscale incide pesantemente sull’attività redistributiva dello stato.
Adottando un sistema fiscale flat (con aliquota proporzionale universale) viene meno
l’intento redistributivo dello Stato.
La redistribuzione attraverso le imposte (che normalmente sono imposte sui
consumi, sulla produzione, sul capitale, sul lavoro) come vedremo ha effetti distorsivi.
Le imposte modificano le scelte degli agenti economici per via dell'effetto di
sostituzione e gli effetti distorsivi saranno tanto maggiori quanto maggiore è il grado
di redistribuzione.
Esistono anche delle imposte dette "in somma fissa" o "lump sum" che non hanno
effetto di sostituzione, ma solo effetto di reddito e quindi non distorcono le scelte
degli agenti economici, tuttavia è difficile pensare a trasferimenti di questo genere.
Per questa ragione di un trade-off tra equità ed efficienza:
● spesso per raggiungere allocazioni caratterizzate da un maggior livello di
efficienza, i mercati dovrebbero essere lasciati liberi di operare, ma cosi
facendo si otterrebbe una distribuzione iniqua;
● perseguire una maggiore equità implica l'utilizzo di imposte distorsive che
riducono il grado di efficienza dell'allocazione ottenuta.
Se lascio agire i mercati magari raggiungo una situazione efficiente, ma se voglio
introdurre un’imposta per ottenere effetti redistributivi (e quindi voglio modificare la
distribuzione iniziale delle risorse) e quindi voglio raggiungere una situazione più
equa, allora di fatto riduco l’efficienza dell’allocazione delle risorse.
DOMANDA: pensiamo a tre esempi di attività pubblica con obiettivo di
● Stabilizzazione: sussidi alle imprese in momenti di crisi, grandi investimenti pubblici
per sostenere l’economia in momenti di crisi; 3
● Allocazione: fornitura di servizi pubblici;
● Redistribuzione: reddito di cittadinanza.
Osserviamo come l'intervento dello Stato sia diverso nei vari paesi del mondo.
Quali criteri possono essere utilizzati per valutare l'intervento pubblico?
● Efficienza
● Equità
Qui è importante fare una distinzione sul tipo di analisi che si possono fare in economia...
● Analisi positiva
● Analisi normativa
ANALISI POSITIVA
Si analizza come e perché una certa situazione si sia verificata. Si occupa di spiegare fatti
economici, nessi causali, anche al fine di fare delle previsioni. La finalità dell’analisi positiva
è conoscitiva. È descrittiva ed esplicativa della realtà.
Esempi: Perché la spesa pubblica è cresciuta più del PIL? Perché l'economia italiana cresce
meno di quella degli altri paesi UE? Perché il debito pubblico italiano è così alto?
L'approccio positivo può essere interpretato come una descrizione dei fatti, ossia quel tipo di
analisi che ci consente di spiegare le cause di un fenomeno economico e quindi i nessi
causali tra le variabili. Com’è una determinata situazione? Le domande che si ci pone
quando si adotta un approccio positivo sono ad esempio: perchè il mercato immobiliare ha
raggiunto certi livelli? Perchè un kg di mele costa meno di un’automobile? Perchè in
monopolio l’impresa realizza profitti maggiori che in concorrenza perfetta? Perchè esiste la
disoccupazione?
Con tale approccio si cerca di dare risposta ad una domanda senza però introdurre dei
giudizi di valore (misurandola ad esempio attraverso strumenti statistici ed econometrici).
ANALISI NORMATIVA
Dato l'obiettivo che si desidera raggiungere, ci si domanda quale sia il modo migliore per
raggiungerlo e si stabilisce cosa si deve fare. Esprime valutazioni sulla desiderabilità di
opzioni alternative, sulla base di giudizi di valore.
Esempi: Quali politiche devono essere adottate per ridurre il debito pubblico? Cosa si deve
fare per contenere la spesa sanitaria? Quali leve possono essere utilizzate per incentivare la
crescita economica?
Nel corso approfondiamo le ragioni teoriche che giustificano l'intervento dello Stato
nell'economia.
Utilizziamo l'analisi normativa per valutare quando l'intervento dello Stato è desiderabile.
L'approccio normativo individua gli obiettivi di politica economica e gli strumenti idonei per il
loro raggiungimento. Come dovrebbe essere una determinata situazione? Con un approccio
normativo sinintroducono dei giudizi di valore perchè bisogna capire quali sono i nostri
obiettivi e tali obiettivi potrebbero essere diversi a seconda delle attitudini, delle idee sul
ruolo dello stato (ritengo che lo stato debba essere una presenza costante oppure
bisognerebbe minimizzare il suo intervento?). A seconda dei pensieri personali riguardanti il
ruolo dello stato, si hanno obiettivi di politica economica diversi. L’approccio normativo
implica di individuare la desiderabilità sociale di una determinata politica (e quindi si ci
scontra con i diversi punti di vista che possono avere le persone o la politica riguardo agli
obiettivi di politica economica). 4
Ad esempio, con un approccio positivo si ci potrebbe limitare a capire perché esiste la
disoccupazione, mentre con un approccio normativo ci si chiederebbe quali sono le politiche
migliori per ridurre la disoccupazione. Oppure, quali sono le politiche migliori per ridurre
l’inquinamento? Per incentivare l’istruzione? Per contrastare l’evasione fiscale?
NB: noi focalizzeremo tutta la nostra analisi sull’analisi normativa e il nostro il punto di
partenza sarà il principio dell’ottimo paretiano (il tentativo di confrontare allocazioni delle
risorse differenti per individuare qual è l’ottimo paretiano e poi cercheremo di capire come
passare da un’allocazione delle risorse efficiente, ad una allocazione desiderabile a livello
sociale. Ciò non è semplice perchè di fatto lo Stato ha il ruolo di esprimere la somma delle
preferenze individuali...).
DOMANDA: quali sono gli aspetti positivi e normativi di una proposta di introduzione di
un’imposta sulla plastica ?
Positivi: effetto sul prezzo dei prodotti, ripartizione del carico tributario tra consumatori e
produttori, effetto sul consumo, effetto sulla regressività.
Normativi: l’imposta deve o non deve essere introdotta? Costi, benefici, distorsioni, iniquità,
alternative.
DEFINIZIONE DEL SETTORE PUBBLICO IN ITALIA
Avere una definizione comune di AP (Amministrazioni Pubbliche) ci consente di fare
confronti temporali e spaziali (se ad esempio in tutta Europa si adotta la medesima
definizione possiamo confrontare l’Italia con altri paesi).
Rientrano nelle Amministrazioni Pubbliche (AP) le unità istituzionali che producono
servizi non commerciabili (forniti gratuitamente o finanziati da imposte generali) o con
funzione principale di redistribuzione. Non tutti i servizi forniti dalle AP o dagli enti delle
AP sono gratuiti (e quindi non tutti i servizi sono non commerciabili), tuttavia il criterio che si
utilizza è quello della prevalenza: consideriamo un’unità appartenente alla AP se almeno il
50% dei servizi che produce non è destinato alla vendita, bensì è fornito gratuitamente o ha
funzioni redistributive. All’interno delle AP troviamo 3 sottogruppi:
1. Amministrazioni centrali, sono amministrazioni che hanno competenza su tutto il
territorio nazionale, come:
a. Governo Centrale
b. Enti di assistenza e ricerca con interesse nazionale (es. ISTAT, CNR)
c. Enti di regolazione dell’attività economica (es. AIFA-Agenzia Italiana del
Farmaco)
d. Enti produttori di servizi economici (es. ANAS)
e. Altre autorità amministrative indipndenti (es. AGCOM)
2. Amministrazioni locali
a. Regioni
b. Province
c. Città Metropolitane
d. Comuni
e. Altri enti che hanno competenza locale
i. ASL (Aziende Sanitarie Locali)
ii. Istituti di cura a carattere scientifico e cliniche universitarie
iii. Enti locali come Università e istituzioni di assistenza e beneficienza 5
iv. Enti economici locali come Camere di Commercio, industria,
artigianato, agricoltura, enti provinciali per il turismo, enti regionali di
sviluppo
v. Comunità montane
3. Enti previdenziali
a. INPS
b. INAIL.
Sono enti la cui attività è destinata prevalentemente all’erogazione della protezione
sociale e sono enti che si finanziano attraverso i contributi sociali versati dai
lavoratori.
C’è un forte dibattito per quale debba essere la ripartizione delle competenze tra i
diversi tipi di amministrazione (in particolare quella centrale e quella locale).
La parte della scienza delle finanze che si occupa di stabilire i rapporti tra i diversi
livelli di governo è il federalismo fiscale.
DEFINIZIONE DEL SETTORE PUBBLICO ALLARGATO IN ITALIA
Nel Settore Pubblico Allargato (SPA) vengono incluse anche le spese effettuate da:
● Aziende municipalizzate e regionalizzate (es. le aziende municipalizzate di
trasporto urbano)
● Aziende pubbliche ed ex aziende autonome; Ferrovie, Poste, anas e foreste
demaniali, monopoli
ENTRATE FISCALI
a. Imposte dirette: tassano il reddito o il patrimonio (es. Irpef; Ires; Ritenuta sui
dividendi). Sono quelle attraverso cui avviene la maggior quota di redistribuzione,
sono quelle che rendono il sistema fiscale progressivo. Tassano direttamente la
capacità produttiva.
b. Imposte indirette: colpiscono la produzione, il trasferimento o il consumo di beni
(es.: Iva; Registro; Bollo; Oli minerali; Tabacchi; Lotto). Rispetto alle imposte dirette,
quelle indirette tendono ad essere regressive: visto che le persone con redditi più
bassi dedicano ai consumi una quota maggiore del proprio reddito tendono, in
proporzione, a pagare più imposte (rapportate al loro reddito) rispetto a quelle che
pagano le persone più ricche. Tale considerazione vale ovviamente per beni di prima
necessità. Imposte molto regressive sono quelle sui sin goods (ad esempio imposte
sui tabacchi). Colpiscono la manisfestazione della capacità produttiva.
c. Contributi sociali: gravano sui redditi da lavoro e sono destinati al finanziamento
della previdenza
d. Altre entrate (es. Contributi SSN e RC Auto; Vendita di Beni e servizi) 6
Dati del Conto Economico consolidato delle Attività Pubbliche, 2018: entrate totali 816
miliardi (30% imposte dirette, 31% indirette, 28% contributi sociali). Le entrate
rappresentano circa il 46% del PIL. L’Irpef fornisce circa il 34% delle entrate, l’IVA il 21%...
L’andamento delle entrate fiscali delle 3 principali entrate: dal 1951 al 2016 si sono molto
alterate le percentuali delle diverse voci. In particolare, a partire dagli anni ’70 c’è stata una
importante riforma tributaria che ha introdotto l’IRPEF e ha sostanzialemente aumentato in
modo considerevole la quota di imposizione diretta (riducendo la quota di contributi sociali).
A livello internazionale, emerge che in Italia la quota di imposizione diretta tende ad essere
comunque inferiore ad esempio a quella del Giappone o UK, mentre i contributi sociali
tendono ad essere maggiori rispetto a USA e UK. Le spese totali ammontavano a 856
miliardi (48,4% del PIL).
La spesa pubblica può essere distinta in Spesa corrente e Spesa in conto capitale.
Le spese riguardano: redditi da lavoro dipendente, consumi intermedi, prestazioni sociali in
denaro, altre spese correnti= totale spese correnti al netto degli interessi; interessi passivi=
totale spese correnti; investimenti fissi lordi, contributi agli investimenti, altre spese in conto
capitale= totale spese in conto capitale.
Il 93% delle spese pubbliche sono correnti, mentre solo il 7% riguarda spese in conto
capitale.
La composizione della spesa pubblica, oltre che per voci economiche, può essere analizzata
per funzioni, dove le funzioni sono i settori nei quali lo stato investe: 42,7% previdenza e
assistenza, 14% sanità, difesa 2%, istruzione 8% ecc.
La spesa pubblica può anche essere distinta in spesa obbligata o discrezionale.
Per quanto riguarda l’andamento della spesa pubblica possiamo affermare che negli ultimi
65 anni, l’incidenza della spesa pubblica sul PIL si è raddoppiata, passando dal 24% del
1951 al 49,4% del 2016. La prima metà degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 sono stati i
periodi di più intensa crescita. La crescita si è concentrata soprattutto in due componenti
della spesa: trasferimenti e interessi sul debito. Rispetto a 65 anni fa, la spesa pubblica per
trasferimenti (alle famiglie e alle imprese) e per interessi è cresciuta, in rapporto alla spesa 7
pubblica totale dal 40% all’attuale 60%.
Le voci che sono cresciute maggiormente sono la spesa per prestazioni sociali e quella per
interessi sul debito. Alcune categorie di spese hanno subito una diminuzione di risore
dedicate (esempio istruzione), altre sono aumentate (esempio protezione sociale):
l’invecchiamento demografico sta portando a un ribilanciamento della spesa, con ricadute a
livello intergenerazionale.
Rispetto agli altri paesi, l’Italia ha una % di spesa in rapporto al PIL simile a quello di UK e
Germania, ma la composizione è diversa.
Negli anni ’70 si verificoò l’estensione del welfare (SSN+pensioni).
Pressione fiscale: rappresenta l’ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale
e dei contributi sociali in relazione al PIL. Il dato sulla pressione fiscale ci consente di capire
quanto pesano le entrate sul PIL. La pressione fiscale supera il 42% del PIL ed è superiore
alla media Eu. Pressione fisca
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Scienza delle Finanze
-
Scienza delle finanze
-
Scienza delle Finanze - Appunti
-
Scienza delle finanze - appunti