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Istituzioni di scienza delle finanze: processi di decisione nell'economia pubblica

Capitolo 1

1. L'operatore pubblico nel sistema economico

Colui che opera nell'ambito del settore pubblico è l'operatore pubblico, il quale cerca di massimizzare la propria funzione di utilità, realizzando il buon governo ed evitando il mal governo con i suoi effetti, che sono la non cooperazione, paesi non fiorenti, la mancanza di scambi e del commercio, ecc.

Realizzare il buon governo significa decidere su:

  • Cosa produrre e quanti beni o servizi siano offerti dallo Stato;
  • Come produrre e quali politiche pubbliche influenzano il modo di produzione privato;
  • Per chi produrre e come risolvere il problema della distribuzione;
  • In che modo prendere le decisioni collettive.

La scelta di cosa produrre avviene mediante la frontiera delle possibilità di produzione per la collettività, ossia viene scelto un punto su tale curva, che è efficace e assicura una produzione ottimale fatta con un’analisi di public choice. La scelta di come produrre decisioni collettive, invece, viene applicando la teoria economica delle scelte razionali sulle scelte collettive.

Schumpeter (1976) introduce due categorie:

  • Lo scambio politico, ossia il rapporto tra i rappresentanti e rappresentati: il soggetto dotato di potere politico non esprime la volontà della nazione, ma è solo colui che ha ricevuto dagli altri la delega a prendere decisioni collettive e che vorrebbe poi essere rieletto grazie al fatto di essersi assicurato i favori dei rappresentati per aver favorito interessi privati o per aver distorto fondi pubblici ai propri fini;
  • La concorrenza politica, ossia tutti possono concorrere ad ottenere dagli altri la delega all’assunzione di decisioni collettive, perché ci si trova in un sistema democratico.

In un contesto democratico, la delega ai politici implica due problemi essenziali e, infatti, ci si chiede:

  • Cosa garantisce che il programma politico che ottiene il consenso sia desiderabile da proprio tutta la collettività?;
  • Cosa garantisce che le promesse politiche siano realizzate?

Il ruolo dei partiti politici è individuato nel desiderio di garantire l’efficienza nell’allocazione delle risorse, un’approvata distribuzione nelle ricchezza e nel reddito, la stabilità nel reddito nazionale e con l’estero, e lo sviluppo del reddito.

L’efficiente allocazione delle risorse si ha quando il beneficio è maggiore del costo, cioè quando i beni e servizi prodotti sono maggiori di quelli sacrificati. Quando ci sono più beni o servizi, nasce il problema che riguarda il fatto che i benefici di un progetto possono essere goduti da più persone, mentre il costo è supportato in parte o del tutto da altre persone.

Gli economisti hanno cercato di superare questo ostacolo facendo ricorso al criterio del Pareto: un’allocazione è efficiente nel senso di Pareto se non è possibile modificarla aumentando il benessere di almeno un individuo senza peggiorare nessun altro.

L’efficienza paretiana ha quattro presupposti:

  • L’azione umana si basa solo sul benessere individuale, senza rilevanza per considerazioni etiche o per il benessere collettivo;
  • L’individuo conosce ciò che è bene per sé, che coincide con il soddisfacimento delle proprie preferenze;
  • Si eliminano confronti interpersonali di utilità etica;
  • Se un cambiamento è vantaggioso per qualcuno deve esserlo anche per la società.

Siccome le possibili allocazioni iniziali delle risorse tra gli individui sono indefinite, ci sono infiniti punti di riferimento di ottimo paretiano (uno per ogni allocazione iniziale). Ciò che individua punti di ottimo paretiano è la frontiera delle utilità:

A = C = punti di ottimo paretiano di First Best
U2 B = punto non di ottimo paretiano perché suscettibile di miglioramenti nel senso di Pareto
U’2 Ottimo paretiano =

  • Migliora solo 1 e non 2;
  • Migliora sia 1 che 2;
  • Migliora 2 e peggiora 1.

Per definire un ottimo sociale occorre disporre di un criterio di scelta collettiva tra i punti della frontiera delle utilità, tradotti in funzione di benessere sociale.

La funzione del benessere sociale è quella di ordinare, con vari criteri, tutti i possibili stati sociali ["W = w(U )"] e quella di rappresentare i giudizi di valore della collettività e di chi la governa; sulla distribuzione delle utilità:

W W W1 2 3 C = punto di ottimo paretiano
A = punto non di ottimo paretiano
A W = livello di soddisfazione sociale
B 0W = curve d’indifferenza sociale della FSBC

Per decidere quale punto scegliere occorre:

  • Un’analisi positiva, ossia la descrizione del sistema economico e i modelli per valutare le conseguenze di politiche alternative;
  • Un’analisi normativa, ossia la valutazione sulla desiderabilità di politiche alternative.

Ciò che si occupa sia dell’aspetto positivo sia di quello normativo è l’economia pubblica; un aspetto teorico normativo, invece, è l’economia del benessere, che si occupa dell’analisi delle proprietà normative di un modello di equilibrio generale di mercato perfettamente concorrenziale, a partire da un concetto di efficienza il più possibile privo di giudizi di valore e di principi etici.

In un modello di equilibrio generale walrasiano di mercato perfettamente concorrenziale:

  • I consumatori razionali scelgono tra fini alternativi, disponendo nel modo migliore di mezzi scarsi;
  • Il problema dell’impresa è uguale a quello del consumatore e, quindi, più che dell’impresa, c’è bisogno di una funzione di produzione;
  • I mercati sono decentrati e completi;
  • C’è irrilevanza di istituzioni, costi di transazione e problemi sociali.

In concorrenza perfetta, ogni individuo è price-taker (irrilevante), ossia le sue azioni hanno effetto solo sul suo benessere e non su quello degli altri: ciò rende irrilevante le valenze etiche del comportamento economico individuale e, quindi, gli individui cooperano con le loro produzioni.

Il primo teorema dell’economia del benessere dice che, in un sistema economico di concorrenza perfetta nel quale c’è un insieme completo di mercati, un equilibrio concorrenziale, se esiste, è Pareto-ottimale.

Il secondo teorema dell’economia del benessere, invece, dice che, se sono rispettate alcune condizioni relative alle funzioni di utilità individuali e alle funzioni di produzione, in presenza di mercati completi, ogni posizione di ottimo paretiano può essere realizzata come equilibrio concorrenziale, salvo un’appropriata redistribuzione delle risorse.

2. Il lump sum

Il lump sum è un’imposta o un trasferimento sulla cui base imponibile, il contribuente o beneficiario non può influire modificando i propri comportamenti. In realtà, però, non esiste un sistema di imposte o trasferimenti lump sum in grado di svolgere i compiti.

3. Second best e intervento pubblico

La teoria del second best dimostra come l’operatore pubblico è tenuto al rispetto della regola prezzo uguale a costo marginale (p=Cmg), se desidera realizzare l’ottimo di primo grado (First Best) in tutti i settori dell’economia. Se, invece, non avviene il First Best a tutti i settori, il nuovo Second Best si ottiene quando tutte le condizioni del First Best sono violate in tutti i settori dell’economia: dunque, in un modo imperfetto, l’operatore pubblico non deve perseguire le regole del First Best.

La prima motivazione dell’intervento pubblico si ha perché esistono fallimenti di mercato, come il monopolio, le esternalità e le asimmetrie informative. Tale prima motivazione può essere, quindi, giustificata dall’esigenza di correggere i fallimenti del mercato. Se la concorrenza perfetta è realizzata, la seconda motivazione dell’intervento dello Stato può essere giustificata dall’esigenza di effettuare redistribuzioni correnti.

4. I beni pubblici

I beni pubblici sono causa di fallimento del mercato caratterizzati da:

  • Non rivalità nel consumo, ossia il consumo di un bene da parte di un individuo non ne impedisce il consumo da parte degli altri: i beni non rivali sono, dunque, quei beni che tutti possono godere in comune, come la difesa nazionale, la sicurezza pubblica, le politiche antinquinamento, l’illuminazione pubblica, ecc.;
  • Non escludibilità dal consumo, ossia non è possibile impedire ad un soggetto di consumare un certo bene e non è possibile usare i prezzi per praticare l’esclusione.

I principali rimedi ai beni pubblici sono tre:

  • Ricostruire le condizioni di efficiente funzionamento dei mercati;
  • Sostituirsi al settore privato nel finanziamento;
  • Sostituirsi al settore privato nella produzione.

Alla "q*", "a" è disposto a pagare un prezzo di "pa", mentre "b" paga "pb".

In base alla non rivalità, la non escludibilità, la rivalità e l’escludibilità, è possibile costruire una matrice "2*2" con i quattro tipi di beni esistenti:

Rivalità Non rivalità
Escludibilità Beni privati Beni tariffabili
Non escludibilità Beni comuni Beni pubblici

I beni comuni sono causa di free riding, ossia, in loro presenza, il mercato fallisce perché gli individui non hanno interesse a rivelare le proprie valutazioni marginali dei beni. Ciò rende impossibile all’impresa privata ottenere un compenso per la produzione di tali beni: infatti, gli agenti possono godere del bene anche senza contribuire al sostenimento dei costi (free riding). Il free riding ricorda il dilemma del prigioniero, ossia le decisioni vengono prese in modo non cooperativo e sono decentrate.

Ipotizziamo, ad esempio, la costruzione di una recinzione per una casa bifamiliare, che è un bene pubblico per le due famiglie. Il valore della recinzione è 100, il costo complessivo di realizzazione è 150 e il costo per ogni famiglia, se ciascuna contribuisce, è 75:

  • “A” paga “A” non paga 25 25 - 50 100
  • “B” paga 100 - 50 0 0

“B” non paga = non paga né A né B, ma c’è spazio di miglioramento. Soluzione non cooperativa se pagano. Soluzione cooperativa = pagano entrambi, perché così rendono massimo il loro profitto.

La condizione di Samuelson è “Σs.m.s. = s.m.t.”, ossia la somma dei saggi marginali di sostituzione tra bene pubblico e privato deve essere uguale al saggio marginale di trasformazione del bene pubblico. Tale risultato è ottenibile se il governante è in grado di conoscere le valutazioni degli individui relativamente ai beni privati e pubblici.

I lavori di Samuelson non si preoccupano di individuare i meccanismi istituzionali, che consentono di determinare i prezzi-imposta che gli individui dovrebbero pagare.

5. Le esternalità

L’esternalità è l’effetto che l’attività di produzione o di consumo di un individuo determina sull’insieme di produzione o di consumo di un altro e che non si trasferisce nel sistema dei prezzi, cioè non passa per il mercato. Gli effetti delle esternalità sono principalmente tre:

  • La funzione di produzione/utilità di un individuo è influenzata da variabili reali;
  • La quantità offerta del bene cui è associata l’esternalità non è efficiente;
  • Viene meno la validità del primo teorema dell’economia del benessere.

Le esternalità possono essere positive o negative. Quelle positive, a loro volta, si dividono in:

  • Esternalità produttore-produttore, come gli investimenti in ricerca e sviluppo;
  • Esternalità consumatore-consumatore, come il giardino del vicino che allieta la mia vista;
  • Esternalità consumatore-produttore;
  • Esternalità produttore-consumatore.

Anche le esternalità negative, a loro volta, si dividono in:

  • Esternalità produttore-consumatore, come l’impresa che inquina;
  • Esternalità produttore-produttore, come l’impresa industriale che inquina l’attività agricola;
  • Esternalità consumatore-produttore, come il traffico privato che rallenta i sistemi di trasporto delle imprese;
  • Esternalità consumatore-consumatore, come i fumatori non nello stesso ambiente.

Le esternalità possono essere evitate con vari rimedi, tra cui:

  • La produzione pubblica;
  • La fusione delle imprese;
  • I diritti di inquinamento trasferibili;
  • La regolamentazione;
  • Le imposte pigouviane, per far calare la produzione di un’impresa e il costo marginale esterno “CMAE”;
  • Il teorema di Coase.

6. Il monopolio

q* = equilibrio di concorrenza perfetta in C
q = equilibrio di monopolio in B
pmg = prezzo disposto a pagare dal monopolista in A
E
E
A

mg = area rendita consumatore nel monopolio
B
p* = area rendita consumatore nella concorrenza perfetta
pmg C
cmg
p* B
q R q* S
qmg mg

Il benessere è maggiore nel monopolio

Se si passa dalla concorrenza perfetta al monopolio:

  • p p* B A = aumento del profitto del monopolista
  • ABC = perdita di benessere, compensata dall’aumento del profitto del monopolista.

In caso di monopoli naturale, non conviene il ripristino della concorrenza perfetta. Nel monopolio naturale ci sono rendimenti di scala crescenti, ossia a costi decrescenti rispetto all’impiego di uno o più fattori: dunque, aumentando l’impiego, la produzione cresce. La presenza di economie di scala è solo condizione sufficiente, ma non necessaria, perché occorre anche la subadditività dei costi, ossia il costo di fornire una quantità da parte di un’impresa è inferiore alla somma dei costi che potrebbero supportare le imprese di dimensioni minori, ciascuna delle quali contribuisce solo parzialmente all’offerta complessiva:

“costo impresa < frazionamento tra imprese piccole” “CT(x) < ΣCT(xi)”.

Per la subadditività dei costi è sufficiente una tecnologia a costi medi decrescenti, ma la funzione di costo può essere subadditiva anche in presenza di costi medi crescenti. In presenza di subadditività, il permanere del monopolio è una soluzione più efficiente della concorrenza perfetta.

7. Rischi, assicurazioni ed asimmetrie informative

Il rischio provoca inefficienze di mercato e, quindi, apre lo spazio ai miglioramenti paretiani. Il rischio è assicurabile con imprese private di assicurazione e non assicurabile con l’intervento pubblico di tipo assicurativo.

Il rischio è una variabile casuale, le cui realizzazioni dipendono dal caso di situazioni ex-ante ed ex-post. Il valore atteso del rischio è pari a "EV = p1 C1 + p2 C2".

L’atteggiamento delle imprese di fronte al rischio può essere di tre tipi:

  • Neutrale rispetto al rischio, ossia indifferenti tra una situazione rischiosa ed una certa, a parità di valore atteso;
  • Avverso al rischio, ossia preferiscono una situazione certa ad una rischiosa;
  • Amante del rischio, ossia preferiscono una situazione rischiosa ad una certa.

Le imprese di assicurazione sono soggetti avversi al rischio, hanno miglioramenti in termini di benessere se potessero trasformare il rischio in eventi certi, anche sostenendo il pagamento di un premio, il quale, per essere equo, dovrebbe essere pari al valore atteso dell’evento: ciò è possibile solo se soggetti neutrali al rischio offrono contratti di assicurazione, attuando così il pooling dei rischi, cioè trasferendo risorse dai fortunati agli sfortunati, attraverso la partecipazione all’estrazione di molte lotterie simultanee. Il pooling delle risorse riduce la variabilità attesa di una situazione rischiosa.

Gli elementi delle imprese assicurative sono:

  • Il danno "L";
  • La somma assicurata "C";
  • L’evento "P";
  • Il premio assicurativo.

L’assicurazione può essere integrale o parziale: quella integrale trasforma una situazione rischiosa in una certa e, quindi, porta ad un miglioramento paretiano, con rischio tutto sostenuto dall’impresa di assicurazione; in quella parziale, la somma assicurata è minore del danno (C < L), mentre in quella integrale si ha "C = L".

L’offerta assicurativa è un’assicurazione neutrale al rischio, senza costi di gestione e che è disposta ad offrire un contratto al premio equo. Le condizioni per l’esistenza di un mercato assicurativo sono quattro:

  • Probabilità stimabile del rischio e, quindi, nessuna incertezza;
  • Prezzi indipendenti ed inferiori all’unità;
  • Nessuna asimmetria informativa, ossia tutti possiedono le stesse informazioni, per cui è possibile realizzare soluzioni efficienti.

Come conclusione, però, si può dire che i mercati assicurativi privati non sono capaci di coprire tutti i rischi.

Capitolo 2 - Contenuto e formazione dei bilanci pubblici

1. Intervento pubblico con il bilancio

Il bilancio degli enti pubblici è il documento che riporta, secondo opportune classi...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bocci1986 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Pisauro Giuseppe.
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