lunedì 28 aprile 2025 09:42
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Tutto nasce dalle prime teorie di Freud dove si parla di vita mentale inconscia fatta di impulsi
irrazionali orientati alla gratificazione istintuale.
In questo caso si parla di metodo retrospettivo dove il terapeuta attraverso l'interpretazione
aiuta il paziente a ricordare un evento nascosto nell'inconscio in modo da eliminare il sintomo.
Freud parla della teoria della sessualità infantile, stadi psicosessuali e fissazioni e regressioni.
Secondo Freud le relazioni sono secondarie alla gratificazione, e non hanno un ruolo significativo
nello sviluppo della psicopatologia.
Freud sviluppa anche il modello topografico con Es, io e super io.
Freud ha poco interesse per l'osservazione dei bambini egli si occupa solamente di lavorare con
gli adulti.
Gli istinti sono quindi asociali o antisociali-distruttivi, non esiste una componente
sociale/relazionale.
Il momento più importante è il complesso di edipo, dove il bambino interiorizza l'autorità del
genitore reprimendo le pulsioni sessuali aggressive così da avere accesso alla vita sociale
civilizzata.
Per freud il sintomo nasce da una pulsione che non può essere sodisfatta è che quindi viene
spinta nell'inconscio ma rimaneva a livello fisico.
In poche parole per Freud è tutto legato all'intrapsichico e nelle sedute il terapeuta doveva
essere neutro e cercare di lavorare con l'obbiettivo di portare a galla l'episodio nascosto.
Successivamente nasce la psicoanalisi infantile, dove ci si concentra sui bambini e l'osservazione
diretta.
Questo ha portato a un cambio di paradigma, da una parte alcune ipotesi di Freud si sono
rivelate vere, dall'altra parte si è capito che non era tutto legato a pulsioni e sessualità e che il
metodo retrospettivo non era l'unico metodo.
Freud parla di relazioni oggettuali per riferirsi a tutti quei oggetti animati o meno che possono
essere utilizzati per scaricare le proprie pulsioni.
Mentre successivamente si capirà che anche se fantasiose (es Klain) le relazioni oggettuali sono
relazioni interpersonali quindi dove si ha uno scambio tra persone.
Da qua nasce una divisione tra psicologi dell'io con anna freud che si scontrano con gli psicologi
del sé con la Klain e un gruppo di mezzo chiamato gruppo indipendente che attinge da tutti e
due i movimenti, sarà il gruppo più creativo con bowlby.
gli psicologi dell'io danno maggior peso alla realtà e le relazioni pur rimanendo però ancorati agli
istinti e il processo primario.
Gli psicologi del sé invece sostengono che le motivazioni sociali e le relazioni di caregiving sono
più importanti degli istinti di vita e di morte.
Infine l'approccio interpersonale-relazionale vede l'importanza primaria della relazione e come
lo scambio tra me e te possa influenzare le traiettorie di vita anche nel contesto terapeutico.
Ferenczi aveva anticipato questo filone dicendo che nella terapia il terapeuta potesse essere in
grado di aiutare il paziente e rimobilitare lo sviluppo che si era arrestato.
Psicologia dell'io: si indaga l'io come un aspetto con dinamiche e funzioni indipendenti e
adattive come l'integrazione, la cognizione, l'adattamento, esame di realtà, capacità di tollerare
la frustrazione e ritardare la gratificazione, controllo degli impulsi, e soprattutto le difese, l'io era
il potente cavaliere delle pulsioni.
Non si parlava solo di rimozione ma anche di razionalizzazione, negazione, proiezione,
dissociazione…
Nel corso del tempo queste difese potevano diventare parti solide della personalità,
specialmente se si erano sviluppate in situazioni traumatiche.
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specialmente se si erano sviluppate in situazioni traumatiche.
In questo caso quindi gli analisti cercavano di aiutare il paziente ad elaborare le difese e le
strutture del carattere.
Se le difese non erano adeguate si poteva arrivare a un crollo psichico.
Patologie più gravi vennero associate a fasi pre edipiche, mentre la nevrosi come risultato anche
se non ottimale del complesso edipico. (nevrosi come forma di angoscia più evoluta)
l'interpretazione delle difese e dei conflitti pischici venivano offerti ai pazienti nevrotici di livello
edipico.
Secondo questo approccio la relazione terapeutica poteva portare a un cambiamento nelle
strutture psichiche insieme o in alternativa all0interpretazione del conflitto psichico.
Però alcuni analisti classici criticavano questo approccio poiché pensavano che un cambiamento
profondo potesse avvenire solamente attraverso l'interpretazione.
(Approccio evolutivo: sviluppo come processo attivo di acquisizione di competenze e
padronanza sempre maggiori, si ha un movimento in avanti in infanzia e nell'età adulta, ad
esempio Anna Freud parla di linee evolutive che abbracciano l'intero ciclo di vita)
Psiconalisi kleniana
Secondo la Klain gli psicologi dell'io hanno abbandonato aspetti come istinti, fantasie e
inconscio.
Secondo la Klain la vita mentale del neonato era organizzata in fantasie e relazioni oggettuali
interne, solo scarsamente influenzate dall'interazione del bambino con i suoi caregiver.
Per la Klein, gli oggetti interni influenzavano tutto l'arco della vita, anche se le motivazioni sociali
non erano importanti nelle prime fasi della vita.
In poche parole l'esperienza dei caregiver reali era mediata da queste relazioni oggettuali
interne fantasmatiche.
Ma la relazione è in realtà intrapsichica (non come tua madre si comporta con te, ma come tu
immagini che tua madre si comporti con te).
Klein parla di posizioni schizo-paranoide e depressa che persistono anche in età adulta.
Posizione schizoparanoide
In questa posizione, il neonato non è ancora in grado di tollerare l’ambivalenza, ovvero la
coesistenza di aspetti buoni e cattivi all’interno dello stesso oggetto (come la madre). Per gestire
questa complessità affettiva, mette in atto un meccanismo di scissione, separando rigidamente
ciò che è vissuto come buono da ciò che è vissuto come cattivo. In questo stato, gli oggetti sono
percepiti come o completamente ideali o totalmente persecutori.
La posizione è definita "schizoparanoide" proprio perché caratterizzata da scissione (schizo-) e
da ansie persecutorie (paranoide): il bambino teme che gli oggetti cattivi lo attacchino
dall’esterno o dall’interno. Questo tipo di funzionamento è difensivo e rudimentale, ma
fondamentale per la sopravvivenza psichica nelle prime fasi della vita.
Il passaggio alla posizione depressiva avviene quando il bambino inizia a riconoscere che
l’oggetto d’amore (la madre) è uno solo, e che può essere allo stesso tempo fonte di piacere e di
frustrazione. Questo riconoscimento implica l’accettazione dell’ambivalenza e la nascita di
sentimenti più complessi, come la colpa, la preoccupazione per l’oggetto e il desiderio di
riparare il danno che si teme di aver causato con le proprie fantasie aggressive. L’ansia
predominante non è più persecutoria, ma depressiva, legata alla paura di perdere l’oggetto
amato.
Identificazione proiettiva
Un concetto chiave introdotto da Klein è quello di identificazione proiettiva, un meccanismo
difensivo attraverso il quale una persona proietta in un altro aspetti intollerabili del proprio Sé
(spesso vissuti come cattivi), ma in modo talmente intenso da indurre l’altro a viverli come
propri. Questo meccanismo è centrale in molte dinamiche relazionali patologiche, come nel
disturbo borderline di personalità, ma può manifestarsi anche in situazioni comuni, ad esempio
nell’innamoramento, dove uno può "vedere" nell’altro parti di sé.
Bion che fa parte del gruppo dei kleniani parla di contenimento (holding) da parte della madre,
nei confronti delle proiezioni di sentimenti intollerabili e distruttivi del bambino, in modo da
ripresentarli in forma meno intensa al bambino.
Bion quindi parla di contenitore-contenuto.
Attraverso questi sviluppi si passa da una terapia basata sulla neutralità a una basata
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Attraverso questi sviluppi si passa da una terapia basata sulla neutralità a una basata
sull'importanza del controtransfert e alla capacità dell'analista di gestire le identificazioni
proiettive del paziente.
Una critica all'approccio kleniano è che nonostante si parli di relazione, è tutto molto legato
all'intrapsichico e al primitivo. Inoltre non si prende in considerazione la personalità della madre
e gli aspetti reali della relazione con il caregiver.
Sia la madre kleniana che il terapeuta sono recipienti dei processi fantasmatici del
bambino/paziente anziché persone che collaborano al processo trasformativo attraverso un
interazione reciproca.
Gruppo di mezzo:
Esempi sono winnicott e bowlby, in questo caso si pone enfasi alla relazione bambino-genitore
reale.
Winnicot nella sua teoria parla di 3 stadi: all'inizio il bambino è tutt'uno con la madre, se il
bambino ha delle cure e la madre è sufficientemente buona il bambino può fidarsi, gli stati di
tensione inevitabili per freud e klein vengono meno se l'ambiente familiare è buono e
responsivo. In caso contrario possono svilupparsi personalità disorganizzate che persistono
anche in età adulta.
Bowlby al contempo parla di attaccamento, come sistema motivazionale primario al pari degli
altri.
l'attaccamento che sviluppa nella relazione con il caregiver può essere sicuro o insicuro e
influenza profondamente le traiettorie di vita.
Tale teoria però viene inizialmente criticata perché si discosta troppo dalle teorie legate agli
impulsi e alla sessualità.
Le cure materne inadeguate portano a difetti fondamentali. Con sintomi come dissociazioni fino
ad arrivare a personalità disfunzionali come quelle borderline a causa ad esempio di separazioni
prolungate o traumi.
In questo caso quindi, il terapeuta cerca di creare con il paziente una relazione sana dove l'altro
può esplorarsi ed esplorare l'altro in un contesto sicuro che può portare a un cambiamento.
Una critica a questo approccio è l'enfasi ai bisogni del bambino senza valutare aspetti come la
personalità e la soggettività del genitore.
l'odierna psicoanalisi dello sviluppo è un integrazione di numerosi approcci legati a tematiche
come: eventi in infanzia, fantasie inconsce, relazioni passate e presenti, le istituzioni, le
emozioni , le configurazioni del cervello, le culture ecc…
Adesso si parla di stadi-fasi dove emergono di volta in volta nuove capacità, questo comporta
un rimodellamento del modo di vivere sia a livello corporeo, sociale e psicologico.
I movimenti in avanti da uno stadio all'altro vengono definiti crisi evolutive.
Ogni fase si appoggia alla precedente, le fissazioni possono essere ripercorse e rielaborate.
Qui quindi nasce un aspetto importante, gli effetti del passato si estendono al futuro ma anche il
presente può alterare gli effetti del passato.
Il passato è cerebralmente connesso al mio corpo, è vivo. Per esempio, in un passato di neglect
c’è più rilascio di cortisolo. Quindi se il passato è vivo e agisce nel mio corpo e influenza le
situazioni presente, vuol dire che in terapia possono invertire la bi-direzionalità temporale (col
terapeuta posso sperimentare e fare esperienza di integrazione tra affetto e cognizione). Quindi
il presente altera gli schemi del passato che sono presenti nel corpo.
importante il qui ed ora col paziente adulto, che può cambiare l’effetto del passato sul futuro
che deve ancora arrivare. È una visione in parte evolutiva, perché ammettiamo che la persona è
dinamica ed evolve.
Le relazioni sono quindi fondamentali per il processo alla base dello sviluppo.
E lo sviluppo è influenzato da una miriade di aspetti come la neurochimica, sviluppo motorio,
cognitivo e linguistico, l'etnia, i cambiamenti politici e economici…
Gli approcci contemporanei si affidano alla teoria dei sistemi dinamici non lineari, che spiega
come i sistemi si organizzano e riorganizzano integrando e trasformando le loro varie
componenti e capacità, cambiando nel corso del tempo in risposta al loro sviluppo e alle nuove
condizioni ambientali. Genitorialità Pagina 3
Nasce quindi la psicoanalisi relazionale e l’approccio bidimensionale in terapia e influenza
reciproca tra paziente e terapeuta, è importante anche la soggettività del terapeuta perché è
sempre in gioco, entra in gioco la specificità della relazione co-costruita tra paziente e terapeuta
(è molto diverso dall’approccio medico dove ci sta un modo universale per operare il paziente al
cuore).
Dove è molto importante l'enactement o i momenti di impasse o le crisi, poiché sono
opportunità di cambiamento.
Paziente e terapeuta si influenzano reciprocamente attraverso piccole variazione ad esempio del
tono, dei ritmi vocali, espressioni del volto, postura del corpo, gestualità, le pause, i silenzi.
Le rotture-riparazioni sono aspetti fondamentali perché il paziente è in grado di vivere situazioni
in modo sano al contrario dell'infanzia
Mentre prima si parlava di approccio mono-personale
Erik erikson parla di una psicoanalisi sociale, dove lo sviluppo della personalità nasce da vari
aspetti sia relazionali, economici, storici, che si formano nel contesto delle famiglie, delle
ideologie e in altre istituzioni e forme culturali.
Anticipa l'approccio sistemico allo sviluppo.
Egli parla di otto fasi durante tutto l'arco della vita, definendo identità e crisi d'identità.
La diffusione in grande scala di una psicologia basata sulle relazioni viene anche sostenuta a
livello empirico aumentando la validità scientifica rispetto alle terapie psicoanalitiche in senso
classico.
Realtà è ugualmente importante all'intrapsichico.
Nasce un approccio basato sulle micro-interazioni in intervalli di tempo brevi, differente rispetto
alla teoria dell'attaccamento che è di tipo macro poiché studiavano i pattern relazionali più
globali.
Stern ad esempio confronta un fotogramma alla volta l'interazione registrata tra madre e
bambino.
Oppure Tronik con il paradigma della Still face, che mostra aspettative dei bambini verso le
interazioni fin dai primi mesi di vita.
Gli affetti sono molto importanti perché ci permettono di capire se sta avvenendo qualcosa di
utile o minaccioso, se aumentare il livello di coinvolgimento o fuggire.
Inoltre manifestiamo i nostri affetti influenzando le persone che li osservano.
Questo grazie ai neuroni specchio, in questo modo l'osservatore sente qualcosa anche se non è
lui a farlo, in questo caso si parla di simulazione incarnata.
In breve, osservare le espressioni e i movimenti altrui coinvolge l'osservatore in ciò che provano
gli altri.
In un contesto sano, si hanno regolazione e comprensione reciproca tra caregiver e bambino.
Prima il bambino era isolato e non poteva fare nulla, ora invece è in grado di far sentire la sua
voce (es pianto) e di essere attivo durante la relazione.
Siamo influenzati dalle relazioni, che portano a uno sviluppo del nostro sé con l'altro attraverso
canali multipli come la postura del corpo, le espressioni facciali, i movimenti, le parole, le
attivazioni cerebrali.
Tali pattern di interazioni durante l'infanzia portano allo sviluppo dell'identità, e del significato e
efficacia personale.
l'impossibilità di districare gli individui dalle loro relazioni sociali coglie il senso fondamentale
della prospettiva intersoggettiva.
La ricerca sull'infanzia possiede una componente maro-analitica molto forte, ad esempio delle
rotture-riparazioni, la sintonizzazione affettiva…
Modello dei sistemi interattivi: nel sistema, tutti gli elementi dipendono l'uno all'altro, i diversi
elementi interagiscono tra loro e si trasformano, inoltre l'intero sistema può cambiare e alterare
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elementi interagiscono tra loro e si trasformano, inoltre l'intero sistema può cambiare e alterare
la relazione tra i diversi elementi.
Tale modello ha aperto la porta a teorie come quella dei modelli non lineari.
Ogni vita si evolve come risultato di una complessa interazione tra fattori genetici ed epigenetici,
sviluppo biologico individuale, famiglia, cultura e tutti i vari ambienti sociali, culturali, economici
e storici.
Bolby parla della teoria dell'attaccamento, la Ainsworth sviluppa la strange situation, la main
sviluppa la AAI che applica tale teoria all'età adulta, e nasce una nuova categoria ossia
l'attaccamento disorganizzato, associato al trauma e alla dissociazione, predittiva del disturbo
borderline di personalità in et adulta.
l'attaccamento è strettamente legato alla capacità autoriflessiva e quindi al distinguere la
propria mente dalle altre= mentalizzazione ossia comprendere che esistono varie prospettive
oltre la propria e che quindi non ci sia una realtà oggettiva.
Fonagy sviluppa il concetto di mentalizzazione come strettamente legata all'attaccamento
Si scopre anche che la relazione tra caregiver e bambino influenza anche lo sviluppo cerebrale,
mostrando come il modello bi-personale e intersoggettivo sia supportato anche a livello
neuroscientifico (vedi anche neuroni specchio.
Di conseguenza le dimensioni interattive come la regolazione affettiva, la responsività, la
contingenza interattiva, la sicurezza dell'attaccamento e il riconoscimento del intersoggettività
hanno effetti duraturi che spesso perdurano nell'età adulta.
I traumi come accennato precedentemente influenza l'anatomia del cervello, portando spesso
ad attaccamenti insicuri e a psicopatologie.
È quindi importante ribadire la continuità tra infanzia ed età adulta, bambino con attaccamento
sicuro sarà più organizzato e avrà una visione del mondo come un posto dove ci si può fidare ed
esplorare che si porterà con l'età adulta, viceversa con un attaccamento insicuro.
Concetto di conoscenza relazionale implicita (simile a moi): forma di struttura psichica associata
a pattern di esperienza emotiva organizzati in aspettative e predisposizioni internalizzate per cui
rispondere in modi specifici durante l'interazione con gli altri.
Nel trauma il bambino soffre per l'abuso da parte del caregiver e al tempo stesso si sente in
dovere di non dover intaccare la relazione, questo porta a un atteggiamento del non sapere
quello che si sa creando un vincolo che schiaccia la mente e blocca il pensiero riflessivo.
Questi pattern disfunzionali perdurano in età adulta.
Quando un bambino vive un trauma all’interno della relazione con chi dovrebbe proteggerlo –
come un genitore che lo maltratta, lo trascura o semplicemente non è sintonizzato con lui – si
trova in una situazione davvero difficile da sostenere. È come se vivesse una trappola emotiva:
da una parte ha bisogno disperato di quella persona, perché è il suo punto di riferimento, il suo
mondo; dall’altra, quella stessa persona gli fa male.
Ma il bambino non può permettersi di riconoscere davvero quanto sta soffrendo, perché farlo
significherebbe mettere in discussione il legame stesso con chi si prende cura di lui. E questo,
per un bambino, è inimmaginabile: significherebbe sentirsi solo, perso, in balia del nulla.
Per questo, molto spesso, si crea un meccanismo difensivo potente ma invisibile: il bambino
comincia a “non sapere quello che sa”. In pratica, qualcosa dentro di lui registra il dolore, la
paura, la vergogna... ma allo stesso tempo blocca l’accesso cosciente a queste emozioni. È come
se una parte della mente le mettesse da parte in uno spazio nascosto, per non rischiare di
distruggere il legame con la figura di attaccamento. Così facendo, però, si perde anche la
possibilità di dare un senso a ciò che si è vissuto.
Col tempo, questo atteggiamento – che nasce per proteggersi – diventa un modo abituale di
stare al mondo. Si smette di fidarsi delle proprie emozioni, si vive in confusione, si ha difficoltà a
riflettere davvero su sé stessi, perché farlo significherebbe riaprire quel dolore antico. E quindi si
va avanti, cercando magari l’amore, il riconoscimento, l’approvazione… ma spesso sabotando
tutto, ripetendo inconsapevolmente quei vecchi schemi relazionali.
In età adulta, questi meccanismi si manifestano sotto forma di relazioni problematiche, difficoltà
nel capire i propri stati emotivi, bisogno continuo di conferme, sensi di colpa cronici o una
tendenza a distruggere ciò che di buono si ha. Tutto questo è legato a quella dinamica originaria:
non poter sapere davvero ciò che è accaduto, per proteggere un legame troppo importante per
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non poter sapere davvero ciò che è accaduto, per proteggere un legame troppo importante per
essere messo in discussione.
E anche se da adulti ci si rende conto che certe cose non andavano bene, spesso questo sapere
rimane “intellettuale”, razionale, ma non arriva al cuore, non si trasforma in un’elaborazione
emotiva. Serve tempo, fiducia e spesso una relazione terapeutica sicura per poter riaprire quei
cassetti nascosti e dare finalmente un nome a ciò che è stato.
Gli adulti incontrano la realtà attraverso gli schemi del loro passato.
I ricercatori dell'infanzia hanno proposto delle ipotesi su collegamenti tra precoce sviluppo,
personalità e psicopatologia in età adulta.
La ricerca sull'attaccamento ha mostrato la correlazione tra classificazione dell'attaccamenti in
infanzia e la personalità in età adulta.
Quindi possiamo affermare che le precoci cure genitoriali hanno un'influenza sulla successiva
organizzazione della personalità.
Quando si parla di relazione bi-personale, il bambino influenza costantemente lo stato mentale
e i comportamenti della madre e viceversa, portando allo sviluppo di rappresentazioni coerenti e
stabili delle relazioni interne e al senso di sé, ai moi, al senso personale di sicurezza, alla
class
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