I GENERI TELEVISIVI
CAPITOLO 1: BREVE STORIA DELLE TEORIE DEI GENERI
1.1: L’evoluzione del concetto di genere
Aristotele e Platone dedicano pagine fondamentali delle loro opere su quali siano le caratteristiche
dell’attività poetica. Fino al Settecento le poetiche rinascimentali rappresentavano un vero e proprio insieme
di regole per gli scrittori e poeti.
Così nasce il mito dell'autore e dell'opera d'arte come frutto della sua sensibilità.
L'originalità diventa il valore principale dell'opera artistica creando le premesse per una svalutazione di tutto
ciò che venga ideato e prodotto basandosi su principi e regole già fissate.
Dalla seconda metà del 800 ci fu l’affermarsi della società borghese con la creazione di un vero “mercato” di
prodotti artistico-letterari, veri e propri articoli. Nasce quindi l’industria culturale; che poteva essere
ricondotta anche a prima, dove le famiglie borghesi commissionavano opere d’arte per abbellire la propria
dimora. La presenza della borghesia commerciale ebbe come conseguenza in campo artistico, la
creazione di una pittura dalle caratteristiche precise, in grado di rispondere alle esigenze di un mercato ben
definito. Allo stesso modo a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, l'intellettuale deve porsi il problema
di come produrre opere artistiche che possano incontrare il gusto e l'interesse di fasce ben precise di
potenziali consumatori.
La produzione culturale, quindi, deve raggiungere pubblici diversi, più numerosi, dai gusti meno raffinati e
dalle disponibilità economiche più limitate; quindi, si devono realizzare prodotti in grado di poter essere
replicati su larga scala a prezzi accessibili anche ai nuovi potenziali consumatori.
La produzione culturale viene codificata in generi con altri scopi e in altre forme e modalità rispetto alle
poetiche del passato.
Con la nascita di un’industria culturale e con il rapido aumento del pubblico, le case
editrici hanno bisogno di nuove opere in grado di soddisfare i bisogni di
intrattenimento culturale. Si sviluppa così un meccanismo di standardizzazione della
produzione che cerca di intercettare e costruire i gusti di fasce specifiche di lettori
attraverso un'offerta di prodotti simili per forme e contenuti.
L’industria culturale si sviluppa intorno alla nascita e all’affermazione di un nuovo tipo
di prodotto culturale:
- Ideato e prodotto secondo canoni di immediata riconoscibilità
- Distribuito e pubblicizzato in modo massiccio attraverso canali che diventano
via via più numerosi ma, tutti in qualche misura interdipendenti
- Fruito sempre di più e sempre più fedelmente da un pubblico vastissimo e
apparentemente indifferenziato, ma al suo interno diviso in gruppi di
appassionati dei diversi generi.
Il genere si trasforma da definizione teoria a elemento cardine dell’industria culturale.
1.2: Qualche coordinata teorica sui generi
L'importanza del concetto di genere viene affrontato da molti punti di vista. Ci si chiede
che cosa sia un genere; ci sono due modi diversi di affrontare questi problemi:
1. Uno dei punti di partenza per distinguere i vari generi può essere quello di
definire a priori quali sono le caratteristiche che ogni prodotto deve avere per
appartenere a un determinato genere. In questo approccio i generi sono per così
dire, delle “costruzioni teoriche” che nella realtà concreta non si trovano mai
realizzate completamente, ma servono per definire e spiegare meglio
l’inesauribile varietà delle produzioni. (Es. il Maurizio Costanzo Show, talk show
simbolo del genere che non rinuncia a inserire al suo interno elementi musicali o
comici propri di altri generi). Possiamo definire questa impostazione al problema
dei generi astratto – deduttiva.
2. Un altro modo di affrontare il problema è quello di intervenire attribuendo le
etichette di genere a posteriori, al termine di una sorta di inventario delle
caratteristiche dei prodotti esistenti. In questo modo i vari prodotti saranno visti
all’interno dei contesti di produzione e di consumo in cui nascono e si diffondono.
I programmi che mostrano gruppi di persone costrette a vivere insieme in diversi
contesti e con diverse finalità per lunghi periodi di tempo (Grande Fratello, L’isola
dei famosi), la diffusione di questi programmi ha fatto si che si cercasse una
etichetta di genere in grado di raggrupparli e, prendendo come elemento
caratterizzante la loro dimensione di quasi esperimenti sociologici,
psychodrama reality show. Possiamo definire questa impostazione storico–
induttiva.
Nel primo caso, si è sempre rivelato difficile riuscire a individuare quali caratteri
distinguono un genere da un altro. Infatti, di volta in volta si rischia di riferirsi a criteri
diversi.
Nel secondo, caso una catalogazione a posteriori di generi a partire da una
ricognizione dell'esistente rischia di fare esplodere il numero delle etichette di genere.
Dal punto di vista di chi studia queste etichette di genere, questa moltiplicazione è
molto pericolosa perché può accadere che si crei una mappa di generi ampia quanto
quella di programmi che dovrebbe catalogare: a questo punto è inutile parlare di
generi perché ogni programma diventerebbe un genere a sé.
La volontà di distinguere il proprio prodotto da quello commerciale realizzato
oltreoceano ha provocato l'introduzione di una categoria di genere ulteriore, sulla base
di una distinzione legata solo al contenuto.
L’altro rischio, legato a quello precedente, è di non riuscire a dare un fondamento
teorico alle suddivisioni, con la possibilità di trovare etichette diverse a prodotti simili o
viceversa.
Di fronte a questi rischi la maggior parte delle riflessioni i suoi generi cerca di tenere i
conti di tutti gli aspetti del problema. quindi i generi vengono considerati come il frutto
complesso di una serie di operazioni di chi fa prodotti e anche di chi li fruisce.
1.3: Proposta per una classificazione dei generi
Si possono distinguere tre accezioni di genere:
1. Genere come proprietà produttivo – formale:
il tipo di linguaggio caratteristico del prodotto (es: il linguaggio della tv è quello
audiovisivo);
i modi di produzione (es: realizzare un programma all’interno o all’esterno dello
studio);
le tecniche (es: le inquadrature) e le tecnologie utilizzate (es: effetti speciali).
All’interno di altri mezzi espressivi come il cinema, tali proprietà possono
riguardare la durata del film, l’utilizzo di speciali tecniche di riprese. La televisione
permette di vedere all’opera questo criterio di distinzione a molti livelli.
Proprietà formali possono essere considerate anche la durata del programma,
la frequenza di messa in onda e le modalità di ripresa.
2. Genere come proprietà del contenuto:
aspetti narrativi: (in televisione la presenza o meno di una forma di racconto
differenzia il genere fiction dai programmi di intrattenimento o dai telegiornali);
ambientazione geografica e storica delle storie narrate (con l’ambientazione
geografica ritroviamo generi come l’avventura o il western, con la seconda
ritroveremo generi come la fantascienza);
tonalità: sempre all'interno del mondo della fiction sono importanti le differenze
di genere dovute a quell'insieme di caratteristiche della storia e dei personaggi
che potremmo definire appunto, tonalità. (generi come la commedia, il
drammatico, il sentimentale e le eventuali unioni diffuse in particolare in
televisione come il dramedy). per definirle devono entrare in gioco nella
valutazione anche elementi come lo stile del testo è la capacità che ha di
suscitare differenti emozioni attraverso l'uso del linguaggio;
aspetti relativi alle modalità di rappresentazione (al di fuori del mondo della
fiction a distinguere un genere da un altro possono essere utilizzati criteri quali il
ricorso o meno ad apparati spettacolari).
3. Genere come funzione sociale: i generi vengono definiti non dalle caratteristiche
interne del testo ma il compito che i vari prodotti devono assolvere da un punto
di vista sociale. Le tre principali funzioni sono intrattenimento, educazione e
informazione.
1.4: Perché studiare i generi della televisione?
generale e per la televisione. Una bussola che serve a decidere cosa produrre, come
distribuire e quale atteggiamento fruire dei prodotti culturali. Il genere è una realtà
concreta, determinata soprattutto dall’uso che ne fa chi produci i testi, chi li distribuisce
e chi ne fruisce.
proviamo ad avanzare l'ipotesi che i generi non siano legati solo ai testi ma all'insieme
dello spazio culturale in cui i prodotti vengono ideati, distribuiti e consumati. Girare un
western per chi lo scrive significa attenersi a delle regole in modo che da parte sua il
pubblico subito riconosca come generi appartenenti al western. (es. immaginario estetico come cappelli,
pistole, cavalli e saloon; personaggi come cowboy e indiani;
valori come onore, rispetto per la legge.).
La vera forza del genere nell'industria culturale sta proprio nel costruire un rapporto tra
il mondo della produzione e quella del consumo, senza questo si potrebbero creare
diversi problemi: chi crea e produce dovrebbe affrontare lo sforzo di non poter fare
affidamento su nessuno schema precostituito che faciliti l'ideazione di prodotti seriali;
chi distribuisce prodotti dovrebbe ogni volta spiegare e convincere il pubblico delle
caratteristiche del prodotto; il pubblico a sua volta non avrebbe modelli di riferimento
con cui poter affrontare l'amplissima offerta culturale e dovrebbe ogni volta
documentarsi e fare ipotesi su ogni prodotto.
Il genere permette a chi lo crea e produce, a chi lo distribuisce e al pubblico, di
relazionarsi attraverso un’interfaccia tra produttori e consumatori di testi mediali:
A- Per gli apparati produttivi industriali il genere serve a ridurre i margini di rischio,
consentire la creazione di routine produttive e la replicabilità dei prodotti.
B- Per i creativi (autori, registi, ecc): utilizzare formule e schemi realizzativi
consolidati su cui operare variazioni. Sta alla personalità di ogni singolo autore
sapere rileggere e riformulare in modo nuovo le convenzioni di genere e creare
opere originali.
Poter garantire una produzione costante e cospicua di opere in grado di
soddisfare contemporaneamente le esigenze degli apparati produttivi e del
pubblico.
Sviluppare modi espressivi talmente originali e di successo da diventare generi
essi stessi.
C- Per il sistema distributivo: specializzazione dei canali di distribuzione (es. canali
televisivi satellitari), per imporsi in un mercato devono ricorrere ad una
differenziazione in termini di contenuti proposti e target di riferimento.
Il sistema produttivo fornisce programmi distribuiti in generi differenti a seconda
dei diversi periodi dell’anno. Per quanto riguarda il sistema radio-televisivo, ogni
posizione nel palinsesto porta con sé attese relative al genere di programma;
nello stesso tempo, sono la collocazione oraria e la frequenza di messa in onda a
diventare in qualche misura delle specie di quanto di terminano nel pubblico
tutta una serie di aspettative in grado di ricontestualizzare il programma stesso
D- Per il consumatore – fruitore: orientarsi all’interno di una produzione vasta
selezionando di volta in volta i prodotti che corrispondono al meglio ai propri
bisogni. Partecipare attivamente o diventare parte di un target di riferimento per
i media costituendosi così come elemento fondamentale del circuito produttivo.
E- Per i testi: essere strutturati secondo le regole di genere significa contenere
caratteristiche definite e ben riconoscibili sia nei contenuti sia nelle forme, in
modo da rappresentare una facile chiave di accesso per il pubblico e favorirne
fedeltà e attaccamento nei confronti dei testi stessi e dei canali che li ospitano.
Quello che abbiamo delineato è un modello adatto a descrivere la struttura dei generi
all'interno di un sistema produttivo-distributivo.
Però l'ultimo decennio, ha visto affermarsi una serie di fenomeni di origine economica e
tecnologica che hanno avuto immediate ripercussioni a livello socioculturale.
Dal punto di vista tecnologico stato il perfezionamento dei media interattivi, insieme
alla digitalizzazione che gli integra le più diverse forme mediali.
Dal punto di vista economico si è assistito a concentrazioni industriali verticali e
orizzontali, insieme al prendere piede di fenomeni mediali progettati come globali.
Il sommarsi di tali processi ha creato nuove condizioni nella produzione mediale. Anzi,
provi un rigeneri i nuovi sistemi di comunicazione hanno trovato un elemento di
continuità con il passato diventando così la garanzia del mantenimento di un contatto
con il pubblico.
CAPITOLO 2: I GENERI NELLA STORIA DELLA TELEVISIONE ITALIANA
2.1: Gli anni 50 (le origini)
I generi nascono all’interno di un contesto storico determinato e si evolvono con il
mutare dei tempi. La televisione si sviluppa e si organizza:
- Da un punto di vista aziendale, all'interno degli apparati industriali (di
produzione e distribuzione) propri della radio;
- Dal punto di vista del contesto socio culturale, in un mondo della
comunicazione già ricco di offerte e contenuti.
Per quanto riguarda il primo punto, la televisione eredita dalla radio la possibilità di
trasmettere in diretta, la diffusione domestica degli apparati di ricezione,
l'appartenenza dei sistemi produttivi allo stato; per quanto riguarda il secondo punto, il
nuovo mezzo televisivo si confronta con i media che l'hanno preceduto ereditando da
queste forme e contenuti, nonché generi consolidati.
Visti i legami diretti con la radio, tanto la struttura stessa della programmazione (il
palinsesto) quanto molti generi specifici vengono mutuati proprio da questo mezzo di
comunicazione. I telegiornali riprendono lo schema dei radiogiornali, così come
programmi musicali o di intrattenimento sono adattamenti al nuovo mezzo di formule
sviluppate dalla radio. (Sentieri= soap prima in radio e poi messa in onda in tv).
Un altro media con cui la televisione si è dovuta inevitabilmente confrontare è il
cinema, con il quale condivide il linguaggio espressivo (mix tra immagini e suoni).
Il teatro è una delle forme di spettacolo che più influenzano la televisione italiana delle
origini.
La Rai delle origini, orientata in termini di politica culturale verso un obiettivo di
educazione e di alfabetizzazione di un’Italia ancora molto arretrata, sviluppa modelli di
programmi anche a partire da forme non mediali o spettacolari, ma considerate
istituzioni sociali. (Non è mai troppo tardi).
Nonostante la televisione delle origini si inserisca decisamente all’interno di una
produzione mediale e socioculturale ricca di forme e contenuti consolidati, non si può
tener conto del fatto che fin da subito il mezzo televisivo li assorbe e li rielabora in
modo originale.
In questo periodo nasce anche la tv dei ragazzi, nella fascia di programmazione
pomeridiana, che elabora un linguaggio e delle regole di genere che negli anni
successivi si consolideranno.
Si vanno creando generi nuovi, partendo da un ripensamento e da un adattamento di
modelli comunicativi ideati altrove (es. servizio di politica editoriale).
2.2: Gli anni 60
Negli anni 60 la televisione afferma la sua centralità nel sistema nazionale dei media.
Tra le nuove possibilità tecnologiche si creano le condizioni per trasformare il mezzo
televisivo da veicolo di contenuti già codificati in altri ambiti comunicativi, avvicinando
nello spazio e nel tempo le popolazioni di tutto il mondo. Nascono così i media events
(la diretta), come campionati mondiali di calcio, le olimpiadi, lo sbarco del primo uomo
sulla luna, le incoronazioni di reali.
Un’altra rilevante innovazione tecnica è l’introduzione di sistemi di registrazione
videomagnetica (AMPEX) che consente non solo di registrare ma anche di montare le
immagini riprese dalla telecamera.
Il mezzo televisivo attraverso queste due innovazioni tecnologiche acquisisce
maggiore consapevolezza di una sua centralità nel panorama mediatico e si passa da
una semplice riproposizione aggiornata di modelli presi altrove, alla messa a punto di
codici espressivi autonomi.
La fiction si allontana dal modello teatrale iniziando a proporre storie e personaggi
originali, facendo riferimento ai modelli della serialità televisiva americana.
2.3: Gli anni 70
Nella prima parte degli anni 70 ci fu l’introduzione nei palinsesti di opere e genere
innovative: miniserie di fantascienza o thriller/parapsicologico e alle opere realizzate
da grandi autori di cinema e teatro.
La riforma del sistema televisivo (1975) introduce all’interno della Rai una concorrenza
interna all’azienda tra le diverse reti e testate giornalistiche, in questo periodo viene
creata la Terza rete, per garantire un maggiore pluralismo informativo e culturale. In
termini di programmazione ci sono molti cambiamenti e si propongono nuovi generi.
Nel 1976 su Raiuno nasce “Domenica In”, primo esempio di programma contenitore
dalla durata di ben sei ore, per la prima volta non sono i contenuti a definire il genere
del programma, quanto la sua durata e la capacità di creare un fil rouge,
un’omogeneità tra i diversi contributi data dalla presenza unificante del conduttore.
Parallelamente alla nascita di Domenica In, su Raidue nasce un programma satirico e
parodistico “Altra domenica” di Renzo Arbore, che rappresenta l’alternativa giovanile e
provocatoria del sobrio e rassicurante intrattenimento della rete ammiraglia.
Si realizza quel fenomeno di innovazione attraverso la competizione che caratterizza
molte novità di genere: spesso è accaduto e accade, che i generi cambino proprio per
la ricerca di novit&agrav
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