Che materia stai cercando?

Riassunto esame Televisione prof. M. Gavrila Appunti scolastici Premium

Appunti per gli esami della prof. Mihaela Gavrila, utili anche per l'esame di Industria culturale e basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Gavrila dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Culture e industrie della televisione docente Prof. M. Gavrila

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La crisi economica: il recupero del common sense come risposta alla complessità

Per l’imprenditore e opinionista americano Peter Barnes, il capitalismo riformato passa per i

commons, i beni comuni, che tutti possono utilizzare ma su cui nessuno può reclamare un diritto

esclusivo.

La soluzione di Barnes di affidare la gestione di tali beni a Fondazioni istituite ad hoc mantiene la

sua forza persuasiva anche quando si affronta la questione della comunicazione e della cultura

come risorsa comune. Tra stato e mercato, i commons si candidano a diventare in questo inizio di

mellennio la vera terza via, più resistente ai tempi e ai fallimenti economici. Non a caso, nella

stagione comunicativa dominata dalla retorica della rete e del declino dei media mainstream

riemerge paradossalmente il bisogno di common sense e di mezzi per l’accesso alla conoscenza e

ai valori condivisi.

In risposta alla crisi: cultura, comunicazione e comportamenti giovanili

E’ più che mai interessante ricordare la singolare coerenza e il trend positivo della fruizione di quei

spettacoli e intrattenimenti outdoor che a lungo sono stati considerati d’élite.

Nella nuova modernità di linguaggi, la parola, scritta o messa in scena, si riveste di significati

profondamente trasversali alle varie evoluzioni dei mezzi di comunicazione, riacquisendo il suo

grande valore di depositario di forme organizzate di memoria individuale e collettiva.

La cultura, anche nella sua manifestazione televisiva, in un’epoca di crisi, può diventare, per i

soggetti che vivono la lacerante esperienza della messa in dubbio degli elementi di identificazione

e riconoscimento, uno spazio legittimo di nuovi momenti di riferimento, di confronto, di

omogeneizzazione ma anche di differenziazione sociale.

La comunicazione di presenta, quindi, come territorio naturale di rivoluzioni.

In questo contesto, il mondo dei giovani diventa un serbatoio di conoscenza ed ispirazione, un

territorio spesso inevaso di sapere anticipatorio sulle dinamiche socio-culturali ed economiche del

nostro mondo. Infatti, i giovani rappresentano i principali driver del cambiamento nelle società

contemporanee. Il rinnovato paesaggio culturale vede nei giovani i protagonisti di un processo

accelerato di ridefinizione degli stili di vita, di diversificazione degli interessi, di apertura della

società italiana alle tecnologie.

E ai media della crisi non dovrà sfuggire quello che accade negli universi giovanili.

2. Tele-visioni in transizione

Uno scenario in movimento

A distanza di più di mezzo secolo dell’affermazione come nuovo mezzo di comunicazione, la

televisione riesce ancora a rientrare tra le priorità nell’agenda dei media e degli studiosi.

La società post-tradizionale necessita di sistemi interpretativi che considerano l’informazione e la

conoscenza quali base per la riflessività e per il superamento dell’incertezza. Il soggetto è ritornato

ad impegnarsi nella costruzione della propria identità e a partecipare all’edificazione delle

comunità di appartenenza. Le tecnologie ridiventano habitat e strumenti per la valorizzazione

della conoscenza e delle relazioni.

La tv nell’Italia che cambia. Tra crisi transizioni e riposizionamento

Nei suoi 56 anni di storia ufficiale, la tv ha rappresentato il volano dei cambiamenti, a volte

propulsore di vere e proprie rivoluzioni nel costume, nel linguaggio e nel senso comune

quotidiano, nell’espressione dei bisogni e dei gusti.

E proprio per la sua centralità si è spesso trovata al centro di controversie e aspre critiche.

Scorrendo velocemente la storia dell’Italia, emergono sostanziali differenze nelle modalità con cui

viene elaborato il rapporto crisi-televisione.

Le fasi evolutive del mercato televisivo si possono sintetizzare in quattro macro periodi:

- Protoindustria televisiva. Si identifica con la fase del monopolio pubblico fino la liberalizzazione

delle frequenze radiotelevisive (legge n. 103/1975).

- La tv nel MediaEvo. E’ la fase di espansione della televisione commerciale, caratterizzata dalla

convivenza tra reti pubbliche. Nascono le società di rilevazione quantitativa degli ascolti, evidente

segnale per la configurazione del mercato.

- Tardo MediaEvo. Verso il TecnoEvo. Si affacciano nuovi protagonisti, in particolare le pay tv e le pay

per view.

- L’età dei linguaggi e dell’accesso. La fase dii predominio della tecnologia digitale, che permette la

moltiplicazione dei canali, stimola l’interattività evoluta e genera profondi cambiamenti non solo

negli scenari di consumo, ma anche nei modelli di business.

La prima crisi: la tv degli Anni Settanta, tra rivoluzione sociale e interessi economici

Il periodo della prima riforma del sistema radiotelevisivo italiano, nel 1975-1976, corrisponde anche l’inizio

di un periodo di forti critiche al mezzo che mette al centro la rivendicazione di un reale diritto

d’espressione, attraverso l’appropriazione dei mezzi di comunicazione.

Se la televisione ha come obiettivo di servire gli interessi del pubblico, è il pubblico che deve stabilire i

propri interessi.

Nella seconda metà degli Anni Settanta il monopolio statale sulla tv inizia a incrinarsi e, in meno di un

decennio, si scioglierà in quasi tutti i Paesi dell’Europa Occidentale.

Dietro il nuovo progetto di televisione della transizione c’è anche un progetto economico. Superata la fase

dell’etica del risparmio, in condizioni di eccesso di produzione, per industrie e consumatori è arrivato il

momento della conquista di nuovi spazi pubblicitari e di coltivazione di nuovi modelli di consumo. E’ la

quasi naturale transizione al duopolio, con la crisi petrolifera alle spalle e una crescita economica

accompagnata dall’aumento della comunicazione.

La seconda crisi: 1987/1988. La trasgressione come retorica del nuovo

Alla fine degli Anni Ottanta, siamo nel pieno di un secondo momento di avvertita debolezza della tv.

Come nel precedente caso si accompagna l’inizio di una nuova stagione di provvedimenti legislativi,

scarsamente innovativi ma necessari. E’ il periodo preparatorio della Legge Mammì del 1990. A ottobre

1989 viene emanata la direttiva europea “Televisione senza frontiere” che contribuisce a risolvere alcune

controversie sul piano normativo, portando verso l’approvazione della legge n.223 del 1990.

Le novità maggiormente significative possono essere così riassunte:

- Si stabilisce la libertà d’antenna per i privati.

- Viene imposto il limite di possedimento di reti televisive, tre, e chi le detiene può possedere

giornali che coprano solo fino all’8% della tiratura nazionale.

- Chi si trova ad avere una rete tv può avere giornali che coprano solo fino al 16% della tiratura

nazionale, mentre chi non possiede reti televisive può possedere giornali non oltre il 20% della

tiratura nazionale.

- Si stabilisce, inoltre, un tetto pubblicitario distinto per la tv pubblica e commerciale: 12% orario e

4% settimanale per la Rai, 18% orario e 15% quotidiano per le reti Fininvest.

- Viene istituito il Garante per la radiodiffusione e l’editoria.

- Si realizza il piano delle concessioni nazionali: Rai, Fininvest, Rete A, Telemontecarlo e Videomusic.

- Si espande la possibilità di diretta a tutte le emittenti, che sono inoltre obbligate alla realizzazione

di un telegiornale.

- Si regolamentano gli intervalli pubblicitari, vietati nei cartoni animati e nelle opere teatrali.

Di fatto la legge fotografa la situazione esistete, legittimando il duopolio Rai-Fininvest.

Nel periodo 1987/1988 siamo di fronte alla prima crisi della tv certificata dai dai Auditel.

Il telespettatore ha iniziato a prendere le distanze dalla programmazione televisiva tradizionale scegliendo

di spostare parte della propria fruizione sulla Terza Rete della tv di Stato.

Le televisioni collocate fuori dal duopolio aumentano le proprie quote di pubblico del 26,20%, 39,45% e

36,59%.

Era un momento proficuo per l’istituzione del tanto auspicato terzo polo. Ma evidentemente, i tempi e le

congiunture socio-economiche e normative non erano maturi per questo passaggio.

Tuttavia, lo stesso periodo di attestata crisi dei principali network nazionali, coincide con l’inizio della

stagione della trasgressione.

Si tratta della messa in campo di un comportamento simbolico, che, da una parte , esprime un

atteggiamento contrastante rispetto alle norme sociali di un periodo, dimostrandone l’instabilità, d’atra

parte, permette al soggetto di sperimentare quanto non permesso nella vita reale.

E’ solo l’inizio di un periodo che farà della quotidianizzazione dell’infrazione televisiva routine produttiva.

Dentro questo laboratorio, che trasforma la crisi in risorsa del cambiamento, si affermano anche quei

generi riconducibili alla tv verità, che permettono al telespettatore di salire sul grande palcoscenico

mediatico, intervenendo direttamente o attraverso il telefono.

Quel che resta di queste stagioni di profondo cambiamento dell’architettura della programmazione

televisiva è soprattutto un ritratto del pubblico sempre più consapevole delle proprie esigenze e dei propri

gusti.

Dopo le clamorose elezioni del 1994 la questione della par condicio enfatizza e rende autoreferenziale una

televisione che diventa mira dei dibattiti -non solo politici- e contenuto pregiato di tutti gli altri media.

Il contesto di logorato utilizzo del mezzo televisivo per la comunicazione politica porta a un disincanto

generale dei pubblici e, soprattutto, dell’uditorio giovanile.

I segnali di crisi si connettono a episodi di stanchezza dei generi e dei linguaggi televisivi, ma anche a una

maggior indipendenza e spirito esplorativo delle audience. E’ la stagione dell’inizio del disincanto e del

nomadismo dei telespettatori che sfruttano le interruzioni pubblicitarie per consultare il resto dell’offerta

televisiva, pronti a cambiare canale qualora il contenuto fosse più stimolante.

Quello che accade successivamente nel periodo a cavallo tra il secondo e il terzo millennio è, tuttavia,

tutt’altro che crisi. Anzi, si registra un aumento delle audience mai raggiunto precedentemente, che

prepara una stagione di rivisitazione del rapporto con il mezzo televisivo.

Si apre così la via verso l’ultimo stadio evolutivo sperimentato dal mezzo in bilico tra le offerte tradizionali e

lo sconvolgimento prodotto dalla potenza di Internet.

3. L’ultima stagione di cambiamento, ossia la lunga

transizione al digitale

La tv è morta. Viva la tv

La curva degli ascolti dal 1987 al 2008 ripropone all’attenzione dello studioso di comunicazione

l’ipotesi di un indebolimento progressivo del rapporto tra gli italiani e la tv.

La televisione, in particolare, si trova, in questo periodo, a dover esplorare nuovi territori, el

competere con gli altri mezzi di comunicazione, assumendo conformazioni diverse, che la

porteranno a sperimentare e a perfezionare nuove tecnologie, allontanandosi progressivamente,

per certi aspetti, dalla sua funzione principale.

Varata la legge 66/2001, che delinea il velocissimo passaggio (2002-2006) del sistema televisivo

italiano dall’analogico al digitale, nel settembre 2002, il ministro delle Comunicazioni Gasparri

presenta un disegno di legge per il riordino del sistema radiotelevisivo.

Il sistema televisivo italiano inizia, con l’ingresso in Sky e con il lancio più deciso del digitale

terrestre, a lasciare spazi agli altri operatori.

Verso il digitale. Questioni di definizione

Con la legge Gasparri, si stabiliscono le prime scadenze per lo switch off dell’analogico e si lanciano

le strategie governative per la promozione della tv digitale terrestre. Un decollo tutt’altro che

realistico, in cui la tv digitale viene affiancata alla retorica della gratuità e dell’interattività.

L’unico elemento che è riuscito a sopravvivere è il concetto stesso di digitale.

Prove di società… con le altre tv

Anche se non siamo entrati del tutto nell’era del generalismo digitale, è utile segnalare che la

moltiplicazione dell’offerta televisiva, come anche la proliferazione di un gran numero di soggetti

coinvolti nella produzione, distribuzione, ricerca e formazione per la comunicazione, siano anche il

sintomo dell’appeal esercitato dai prodotti televisivi sulle nostre vite. In questa prospettiva, il

mercato dei contenuti appare come uno tra i principali settori strategici per il futuro della nuova

comunicazione.

In Italia il Censis rileva un decremento della fruizione generalista a favore delle altre tv.

A prima vista, infatti, la fruizione televisiva complessiva aumenta, ma l’incremento di più di due

punti percentuali non è dovuto affatto alla fruizione tradizionale, quanto all’aumento delle quote

per le altre forme trasmissive.

Si assiste ad un duplice cambiamento. Dal punto di vista della domanda, si delinea la tendenza

verso una minore omogeneizzazione dei gusti e delle scelte dei telespettatori.

La strategia vincente in termini di contenuti è stata, almeno fino ad ora, la trasformazione e

l’adattamento degli stessi ai nuovi comportamenti di fruizione, offrendo la possibilità di

condividere, e a volte anche di sottrarre, quote di audience con/alla vecchia tv. Si tratta di prime

occasioni per sperimentare la moltiplicazione dell’offerta.

La diffusione della televisione digitale in Europa. Verso la DigItalia

In Italia, come negli altri paesi europei, la sfida del digitale terrestre si giocherà soprattutto sui

contenuti e sulle capacità di rispondere a quella parte dell’audience dimenticata dalla televisione

tradizionale: i giovani.

L’evoluzione del mercato della tv digitale, tanto a pagamento quanto in chiaro, sta modificando

profondamente lo scenario competitivo che abbiamo conosciuto finora. Il lancio dell’offerta

terrestre e l’accesso sempre più ampio e diversificato ai contenuti premium hanno notevolmente

accresciuto le opportunità di accesso ai contenuti audiovisivi da parte degli italiani, trasformando

in questo modo la struttura complessiva del mercato e dell’offerta televisiva, che oggi è diventata

sempre più multicanale e multipiattaforma.

Alla tv per tutti si affianca una tv fai da te, dove lo spettatore avrà la possibilità di scegliere un

palinsesto adatto ai propri interessi.

Il satellite come incipit

Non si può esitare a riconoscere a Sky un ruolo importante nella ridefinizione degli scenari

televisivi nostrani.

Finora la tv digitale satellitare è stata relegata entro quadri pregiudiziali, interdetta perché a

pagamento, una realtà poco interessante perché non in grado di incidere sull’opinione pubblica,

data la sua limitata copertura sociale. Oggi la situazione sta cambiando, al punto che Sky Italia è

diventata un competitor interessante sia dal punto di vista delle preferenze dei fruitori che da

quello degli investitori pubblicitari.

La tv oltre la tv. Il digitale satellitare come strategia

Il satellite si propone come una risposta di mediazione. Infrastruttura tecnologica e adattamento

ai nuovi trend di consumo e stili di vita ritrovano riscontro in una programmazione che armonizza

elementi di continuità e di rottura con le vecchie e le nuove tv.

Si tratta di una prima convincente sperimentazione della moltiplicazione dell’offerta: utile come

esercizio produttivo che prepara lo sviluppo di altre formule audiovisive digitali, nonché

l’incremento dell’interattività come possibilità di integrazione con gli altri media. La strategia

vincente in termini di contenuti è stata la trasformazione e l’adattamento degli stessi ai nuovi

comportamenti di fruizione, soluzione che ha garantito la possibilità di condividere quote di

audience con/alla vecchia tv.

Nuovi palinsesti per nuovi e vecchi pubblici

Genere e fascia oraria, i due concetti chiave del palinsesto nella tv generalista, in questo contesto,

sembrano scompaginarsi. Il genere abbandona il suo ambiente naturale che è la fascia oraria, per

estendersi in più canali dove il tempo si è dilatato. Il tempo della televisione del futuro è capace di

moltiplicarsi, fermarsi, tornare su se stesso o correre più veloce, assicurando allo spettatore i

contenuti.

Prove generali di tv… digitale

E qui si apre un nuovo problema: quello della democrazia nel monitoraggio degli ascolti televisivi,

di fondamentale importanza per garantire trasparenza e universalismo agli investitori pubblicitari.

In definitiva, possiamo ritenere che l’esperienza della tv satellitare in Italia stia contribuendo a

realizzare il sogno di oltrepassare il tradizionale duopolio. Con quest’esperienza, la società italiana

ha dimostrato di saper trasferire l’innovazione di comunicazione in vissuto, strategia di

cambiamento e superamento della crisi.

Ma le sorti di Sky non sono ancora definite.

4. Tre generi (anche) per il futuro: fiction,

informazione, programmazione per bambini

Quali potrebbero essere i generi e i contenuti che avranno ancora cittadinanza nella televisione del futuro?

Letteratura scientifica, documenti aziendali e dati di fruizione fanno convergere la scelta su tre tipologie di

programmazione: informazione, fiction e programmazione per bambini e ragazzi.

Analizzando, infatti, quello che accade dell’ambiente multichannel, non passano inosservate le

performance, nettamente superiori in termini di fruizione, dei canali dedicati ai contenuti selezionati.

La fiction tv nella stagione dell’abbondanza

Diventa fondamentale in questa sede la rappresentazione della fiction in quanto tipologia di

programmazione ibrida, che riesce a trasmettere contenuti attraverso parabole e strategie di

coinvolgimento del telespettatore diverse da quelle dell’informazione. Decontestualizzati e resi umani, i

personaggi riconducibili alla storia sociale e politica del Paese diventano persone comuni, con i loro difetti,

passioni e qualità, in grado di persuadere e far identificare fasce piuttosto rilevanti di popolazione.


PAGINE

12

PESO

1.08 MB

AUTORE

val1712

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Professioni dell'editoria e del giornalismo
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher val1712 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Culture e industrie della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gavrila Mihaela.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in professioni dell'editoria e del giornalismo

Riassunto esame Linguaggio e comunicazione giornalistica, prof. Donati, libro consigliato Dalla mano alla bocca, Corballis
Appunto
Riassunto esame Giornalismo Internazionale, prof. Benotti, libro consigliato Twitter Factor, Valeriani
Appunto
Riassunto esame Ufficio Stampa ed Eventi, prof. Peruzzi, libro consigliato La Guida del Sole 24 Ore all'Ufficio Stampa, Veneziani
Appunto
Riassunto esame Media Partecipativi e Giornalismo Digitale, prof. Antenore, libro consigliato Giornalismo e Nuovi Media di Maistrello
Appunto