Manuale del film
Sceneggiatura e racconto
Che cos'è una sceneggiatura
Descrizione più o meno precisa, coerente, sistematica di una serie di eventi, personaggi e dialoghi connessi in qualche modo fra loro. È un processo di elaborazione del racconto cinematografico che passa attraverso tre stadi che vanno dall'idea di partenza alla sceneggiatura vera e propria:
- Soggetto: È la prima manifestazione concreta di un'idea, è il breve riassunto di qualcosa che ancora non c'è ma che probabilmente prenderà forma. È contenuto in poche righe o pagine e può avere un'esistenza legale, cioè essere di proprietà di qualcuno che può rivendicare i suoi diritti per un film che da quel soggetto prende spunto. Può essere un adattamento, cioè film tratti da racconti e romanzi. Un soggetto originale dovrà essere articolato e ampliato, mentre un soggetto letterario sarà sottoposto a lavoro di contenimento, tagli, processo di selezione e variazioni che daranno vita a una rilettura personale dell'opera di partenza salvo opere particolarmente brevi.
- Trattamento: Gli spunti narrativi del soggetto vengono sviluppati e approfonditi. La forma è quella letteraria, ma ha acquistato una caratterizzazione narrativamente più definita, più delle varie scene con un’attenzione ad ambientazione e situazioni; è funzionale alla descrizione di un intrigo già articolato, la struttura drammatica ha una progressione, e i dialoghi sono abbozzati in stile indiretto.
- Scaletta: È il passaggio dal momento letterario della storia a quello della costruzione del film. Qui il trattamento è suddiviso in scene che vengono numerate e serve a tenere sott’occhio l’intera storia.
Trattamento e scaletta interagiscono fra loro dando vita alla sceneggiatura in cui sono messi in ordine tutte le scene del film, descritti con cura ambienti, personaggi ed eventi, e indicati con precisione dialoghi.
Poi c'è la fase del decoupage tecnico: le scene vengono divise in singole immagini (inquadrature/piani) numerate, e si indica per esempio il contenuto, il pov della cinepresa; la collaborazione del regista qui può essere determinante.
Possibilità di accompagnare al testo scritto di una sceneggiatura dei disegni che prefigurano quelle che saranno le inquadrature del film, dando vita a uno story board: negli anni '80 questo processo di illustrazione della sceneggiatura si è accompagnato a forme di previsualizzazione elettronica, cioè arrivando alla fase di ripresa su pellicola avendo già verificato i fattori che determinano il risultato finale.
Sceneggiatura desunta dalla copia definitiva del film: in questo caso la sceneggiatura non precede più la lavorazione del film ma la segue e il suo autore non è più uno scrittore ma un critico/studioso di cinema che, a partire da un film già realizzato, ne descrive accuratamente inquadrature, scene, riporta i dialoghi e indica le soluzioni tecniche per costruire uno strumento che consente di conoscere e studiare meglio quel determinato film (analisi).
La sceneggiatura assume spesso forme miste: ogni sceneggiatore ha le proprie idee su come scrivere una sceneggiatura e ogni idea corrisponde a un metodo.
L'importanza e le funzioni della sceneggiatura variano a seconda dei momenti della storia del cinema o di certi autori: l'avvento del sonoro ha dato notevole impulso all'arte della sceneggiatura, ma anche nel muto c'erano grandi sceneggiatori come ai tempi del Mayer.
Per Pudovkin (anni '20): la sceneggiatura è la definitiva precisazione di ogni particolare con la descrizione di tutti i mezzi tecnici necessari alla ripresa.
Il cinema americano classico (dall'avvento del sonoro alla fine degli anni '50) ha assegnato una notevole funzione alla sceneggiatura, tanto che il compito del regista era di rispettare le indicazioni fornite nel decoupage tecnico, mentre la Nouvelle Vague, nel privilegiare gli ambienti reali a quelli in studio e nel manifestare una certa disponibilità all'improvvisazione, ha modificato il ruolo della sceneggiatura, facendone uno strumento da rimettere continuamente in discussione.
Sceneggiatura chiusa Legata al cinema classico, più strutturata, che lascia pochi margini di libertà al lavoro del regista nel corso delle riprese. Sceneggiatura aperta Legata al cinema moderno, più aperta e manipolabile, disponibile a modificarsi e a nascere nel corso della realizzazione del film sulla base dell'improvvisazione, impulso creativo del regista degli attori.
Possibili posizioni intermedie, per esempio, Bresson che scrive minuziosamente e poi cambia tutto al momento delle riprese.
Caratteristiche essenziali della sceneggiatura
- Carattere fluttuante e instabile: processo di elaborazione, forme miste/intermedie, suscettibile di continue variazioni.
- Darsi in funzione di un film che è essenzialmente fatto di immagini: è un oggetto effimero concepito per eclissarsi e diventare altro.
Pasolini: il segno della tecnica della sceneggiatura allude al significato attraverso due strade diverse ossia concomitanti e riconfluenti, cioè il segno della sceneggiatura allude al significato secondo la strada normale di tutte le lingue scritte, ma nel tempo stesso allude a quel medesimo significato rimandando il destinatario a un altro segno che è quello del film da farsi. Bisogna saper raccontare in funzione delle immagini e dei suoni.
Scrivere la sceneggiatura implica assumersi delle responsabilità in merito alle concrete possibilità di realizzazione di quel film: la sceneggiatura ha una funzionalità pratica, cioè indica il denaro che occorre alla realizzazione del film.
Che cos'è un racconto
Raccoglie in sé almeno due significati diversi:
- Storia: Contenuto concatenarsi di eventi (azioni, avvenimenti) e gli esistenti (personaggi, elementi dell’ambiente). Che cosa viene narrato.
- Discorso: L’espressione, i mezzi per il cui tramite viene comunicato il contenuto. Come viene narrato.
In termini generali il racconto inteso come storia è una catena di eventi legati fra loro da una relazione di causa ed effetto che accadono nel tempo e nello spazio: causalità, tempo e spazio sono gli elementi centrali di ogni racconto.
A monte della nozione troviamo la narratività:
- Se il racconto è un dato concreto e fattuale, la narratività è un insieme di codici, procedure e operazioni indipendenti dal medium nel quale esse si possono realizzare, ma la cui presenza in un testo ci permette di riconoscere quest’ultimo come un racconto. La narratività ha una natura virtuale e non può esistere concretamente che nel momento in cui è diventata un racconto.
- Problema di individuare quell’operazione minimale di narratività che fatta propria da un testo mi permetta di riconoscerlo come un racconto: Gardies propone la figura minimale come equilibrio-squilibrio-riequilibrio (un mondo virtuale è inizialmente caratterizzato da una situazione di equilibrio ma a seguito di eventi l’equilibrio salta e dà vita ad una situazione che genera altri eventi che porteranno a un nuovo stato di equilibrio diverso/uguale a quello iniziale) quindi equilibrio-evento/i-squilibrio-evento/i-riequilibrio.
- Propp (ricercatore): le fiabe russe pur raccontando delle storie diverse si costruivano partire da un ristretto numero di funzioni (azioni-tipo necessaria lo sviluppo del racconto) quindi sotto ogni racconto si nascondono delle strutture che sono le stesse per ogni storia e che questa attualizza rivestendole di un aspetto diverso.
- Modello attanziale di Greimas:
- Ha dimostrato come al di sotto di ogni narrazione si ritrovi un modello costruito da 6 funzioni (ognuna definita come un attante) ossia un destinatario assegna a un soggetto eroe il compito di conquistare un certo oggetto di cui il destinatario potrà beneficiare e nel corso della sua azione il soggetto incontrerà elementi che gli faciliteranno il compito (adiuvanti) e altri che glielo ostacoleranno (opponenti).
- Un attante può assumere diverse figure e un personaggio può giocare il ruolo di più attanti.
- In ogni racconto si possono individuare più modelli attanziali a seconda dei punti di vista.
- Barthes:
- Insiste sul carattere di solidarietà interna degli elementi che costituiscono un racconto e parallelamente sul loro valore funzionale, a differenza di ciò che accade nell’esperienza quotidiana in un racconto non c’è niente di insignificante e ogni elemento entra in relazione con gli altri dando così vita a un tutto organico e solidale.
- Categorie di elementi:
- Funzioni: Rinviano a un fare e hanno il compito di far avanzare la storia.
- Indizi: Rinviano a uno Stato e servono ad arricchire il racconto.
Causalità: essendo organizzato intorno a un soggetto alla ricerca di un oggetto e conseguentemente strutturato attraverso funzioni cardinali che impongono determinate alternative allo sviluppo della storia, il racconto (almeno nella sua forma classica) impone una struttura causale.
Narratività: insieme di regole, modi e strutture profonde che presiedono ogni racconto e ne determinano la manifestazione di superficie, ossia il suo darsi attraverso enunciati verbali/audiovisivi che ci raccontano di personaggi che si muovono nello spazio e nel tempo secondo una certa logica causale.
Diegesi (tutto ciò che appartiene alla storia raccontata e al mondo proposto supposto dalla finzione): diegetico/intradiegetico è ciò che fa parte del mondo della diegesi, mentre extradiegetico è ciò che vi esula pur entrando a far parte di un film (es. musica).
Racconto cinematografico: narrazione e rappresentazione
Narratore: istanza astratta che ci dà delle informazioni su personaggi, ambienti, situazioni e azioni che si succedono in un ordine dato attraverso l’uso di determinate parole che lasciano passare un certo punto di vista.
Cinema della bipolarità di narrazione e mostrazione: sembra situarsi sul piano della rappresentazione perché ricorre alla presenza di attori che interpretano personaggi danno vita a una serie di azioni, sembrano essere davanti ai nostri occhi e il racconto pare farsi da solo ma il rapporto fra attore-personaggio e spettatore non è diretto come accade nel teatro ma mediato.
La macchina da presa che riprende la recitazione dell’attore può modificare la percezione che lo spettatore ha della prestazione degli attori e può forzare lo sguardo dello spettatore e dirigerlo: oltre a mostrare questa distanza ci fa anche sentire cioè manipola sia immagini che suoni (es. musica extradiegetica: mediazione fra film e mondo diegetico, dà un senso particolare alle immagini).
Perché si parli di narrazione è necessario che il cinema dimostri di possedere la facoltà di manipolare il tempo e lo spazio della storia (il film costituisce un prima e un altrove dando vita a un tempo e uno spazio che non è più direttamente determinato dall’azione dei protagonisti ma manipolato da un’istanza a essi superiori) e quella di regolare il flusso di informazioni diegetiche (spettatore può saperne di più o di meno rispetto ai personaggi) allo stesso modo in cui ciò è possibile in un romanzo.
La narrazione cinematografica si evidenzia come tale nel momento in cui costruisce il proprio operare sui principi della selezione della combinazione come accade nel romanzo: ogni racconto non era mai tutto il suo mondo dietetico ma alcuni dei suoi frammenti (selezione) che poi dispone in un certo ordine (combinazione), ad esempio, in Quarto potere si comincia dalla morte di Kane.
Presenza nel testo filmico di un’istanza rapportabile al narratore letterario, un’istanza che produce il racconto, la cui presenza è essenziale nel cinema narrativo e il cui lavoro si articola su tre livelli cioè mostrare, far sentire e narrare.
Quindi l’istanza narrante è un’entità astratta al di fuori del mondo diegetico la cui funzione è avvertibile quando immagini e suoni di un film sono strutturati in modo da dar vita a una narrazione ma altre volte:
- Narratore extradiegetico: Si manifesta in modo più esplicito attraverso una voce di nessuno.
- Narratore intradiegetico: È un personaggio della storia assume ruolo di narratore e potrà rivolgersi direttamente allo spettatore o un altro personaggio.
Racconto cinematografico: spazio del racconto
Spazio della storia: Spazio diegetico rappresentato da un film.
Spazio del racconto: Spazio che viene a formarsi sullo schermo attraverso il modo in cui il discorso articola lo spazio della storia.
Tipi di rapporti spaziali:
- Identità spaziale: articola due segmenti dello spazio diegetico in sovrapposizione parziale fra un’immagine e l’altra (es. nella prima immagine vedo l’intera parete con dei quadri, nella seconda vedo parte della parete con un quadro).
-
Alterità spaziale:
- Contiguità (relazione di congiunzione): due spazi adiacenti congiunti fra loro legati da un rapporto di comunicazione (es. conversazione fra due personaggi in cui si alternano le immagini dell’uno e dell’altro).
- Disgiunzione:
- Di prossimità: Ogni volta che fra due spazi non adiacenti è possibile una comunicazione visiva o sonora non amplificata (es. due detenuti in due cellule separate da un muro possono comunicare fra loro).
- Di distanza: Si costruisce fra due spazi privi di una possibilità divisiva immediata (es. immagine di una donna rimasta sola in casa segue quella del suo uomo in città).
Avverbializzazione: relazione di identità (stesso qui), di contiguità (qui), di prossimità (là), di distanza (laggiù).
Quello che lo spettatore ha davanti agli occhi è lo spazio del racconto costruito dal discorso filmico: è attraverso esso che potrà elaborare mentalmente lo spazio della storia che è definibile anche come spazio di genetico.
Lo spazio diegetico in un film è rappresentato attraverso una serie di immagini che invitano lo spettatore a dare un significato complessivo all’ambiente rappresentato.
La rappresentazione di uno spazio tende sempre a dar vita a uno o più significati, tali significati nascono grazie a un lavoro di cooperazione da parte dello spettatore che deve saper organizzare i segni che lo articolano. Lo spazio rappresentato ha tendenzialmente come suo referente primo lo spazio immaginario che altri media hanno contribuito a diffondere dando vita a stereotipi.
Lo spazio può assumere una funzione:
- Attanziale (non forse quella di soggetto eroe) es. città può essere destinatario o destinatore di una storia quindi nella sua possibilità di ricoprire diverse funzioni attanziali lo spazio si fa concreto agente del racconto.
- Operativamente attiva:
- Nel momento in cui si rapporta i personaggi di un racconto, per esempio uccelli impagliati nel salotto del motel di Norman Bates in Psyco.
- Rapporti fra spazio e personaggi possono costituire delle matrici narrative e così si parla di quattro modelli per Gardies (es. Sentieri selvaggi di Ford, 1956):
- All’inizio della storia il soggetto è disgiunto dallo spazio, dopo la trasformazione è nella sua posizione finale congiunto a esso.
- Situazione inversa.
- Inizialmente disgiunto da uno spazio il soggetto a seguito di un disequilibrio è congiunto a esso prima di ritrovarsi nella disgiunzione di partenza.
- Situazione inversa.
Racconto cinematografico: tempo del racconto
Il presente del cinema ci mostra una determinata azione nel corso del suo stesso svolgersi: per farci conoscere l’evento, l’istanza narrante non è obbligata a rispettare la sua temporalità diegetica.
Tre livelli concernenti i rapporti fra tempo della storia e del racconto (Genette):
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Ordine:
- Flashback: Parte di storia che il racconto presenta in un momento successivo a quello dai esso occupato sul piano cronologico (lo spettatore si ritrova di fronte all’ordine di un evento del discorso cioè un dato concreto del film e non quello della storia cioè una costruzione mentale dello spettatore sulle basi di ciò che il film suggerisce).
- Flashforward: Rappresentazione di un evento futuro.
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I momenti passati di una storia possono essere evocati sul piano sonoro attraverso il racconto di un narratore diegetico:
- Analessi: Evocazione a posteriori di un evento passato; tre tipi, cioè esterne (episodio avvocato inizia e finisce prima del momento in cui ha preso avvio racconto), interne (episodio avviene dopo l’inizio della storia) e miste (episodio passato che inizia prima dell’inizio del racconto che la contiene e termina dopo questo stesso inizio).
- Prolessi: Racconto in anticipo di un evento futuro.
- Può dare vita a situazioni temporali ambigue sul piano dell’ordine del racconto: fabula (ordine cronologico degli eventi della storia) e intreccio (ordine degli eventi del racconto).
- Durata: Determinata dal numero di minuti della pellicola impressionata.
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