Breve storia degli Stati Uniti d'America
Capitolo 2: indipendenza e costituzione
Lo scontro imperialista tra Francia e Inghilterra venne largamente vinto dall’impero britannico che però ebbe enormi problemi nel gestire questo vasto dominio. I francesi erano stati spazzati via dalle regioni ad ovest del Nord America e ormai i nativi erano sempre più ostili agli inglesi che invasero le loro zone di caccia ma comunque non avevano intenzione di mantenere le usanze francesi. I nativi si ribellarono spingendo i coloni verso l’oceano. Il governo inglese emanò il Proclama nel 1763 che vietò ai coloni di insediarsi ad ovest dei monti Appalachi tracciando una linea di confine da nord a sud ma i coloni si rifiutarono di rispettarlo.
Un altro problema inglese era il debito pubblico così il parlamento emanò una serie di leggi che tassavano le importazioni inglesi in America (Sugar Act 1764, Quartering Act 1765 e Stamp Act 1765). Le colonie si ribellarono e si trovarono a manifestare a New York nell’ottobre del 1765 con lo slogan ‘No taxation without representation’. L’anno seguente il parlamento inglese revocò lo Stamp Act; questo era la prova che un’azione unificata delle colonie riusciva a farsi ascoltare dalla madrepatria (era ancora in vigore il Declaratory Act ossia la pian sottomissione delle colonie alla madrepatria).
Nel 1767 il parlamento sospese l’assemblea di New York per aver rifiutato di rifornire le truppe di stanza nella colonia (Quartering Act). Nel 1770 un nuovo governatore inglese, North, tolse tutti i dazi tranne la tassa sul tè intesa più come un simbolo di supremazia della madrepatria sulle colonie. Questo portò al Boston Tea Party nel 1773 bollato come atto di ribellione dalla madrepatria che reagì con il Coercive Law o Intollerabile Act dove fu chiuso il porto di Boston al commercio fino al risarcimento del danno provocato, furono proibite riunioni cittadine e modificato il voto per i membri dell’assemblea del Massachusetts. Dopodiché nel 1774 ci fu il Québec Act che estendeva i confini del Québec franco-cattolico e infatti questo era visto con disdegno da parte dei puritani delle colonie perché avevano paura di una supremazia cattolica.
La battaglia di Bunker Hill nel 1775 fu la più sanguinosa tra coloni e britannici e si concluse a favore dei coloni. Data la violenza che aumentava di anno in anno decisero di riunire il Secondo Congresso Continentale nel 1775 dove crearono un esercito e ci misero a capo Washington, istituirono una moneta continentale e aprirono i negoziati con le potenze straniere. Paine disse in un articolo che l’America non era fatta per la tirannia monarchica ma era perfetta per una forma di governo repubblicano.
Venne così formato un comitato per scrivere una motivazione formato da Jefferson, Franklin, Adams, Sherman e Livingston ma la scrittura del documento fu affidata a Jefferson e Adams e il 4 luglio 1776 la Dichiarazione di Indipendenza venne firmata da Hancock, presidente del Congresso Continentale, e adottata all’unanimità. Sebbene fossero tutti favorevoli al distacco dalla tirannia britannica, non erano altrettanto entusiasti alla creazione di un governo centrale; tuttavia, una figura centrale che si occupava di reperire risorse e armamentiera era necessaria e così venne scelto un comitato che promulgò gli ‘Articoli di Confederazione’ (probabilmente opera di Dickson della Pennsylvania). Questo documento proponeva una confederazione di stati liberi e indipendenti rappresentati da una legislatura monocamerale. I delegati discussero gli articoli per oltre un anno e poi ci vollero altri tre anni e mezzo prima che tutti gli stati fossero d’accordo (era necessaria l’unanimità sia per l’entrata in vigore sia sulla correzione degli articoli).
Nel mentre la guerra era in corso a Lexington e a Concord e l’unica speranza britannica per sedare la ribellione era battere sul campo Washington, mentre i ribelli dovevano puntare a portare i britannici all’esasperazione e poi alla ritirata. Washington, nonostante numeri decisamente inferiori, attaccò nella zona di Manhattan la vigilia di Natale sorprendendo così le truppe britanniche (composte da mercenari tedeschi assoldati dall’impero); contemporaneamente delle truppe francesi tentarono di attaccare da nord ma furono bloccate dall’esercito del Massachusetts e New Hampshire comandato da Gates e questo portò la Francia a stabilire due trattati con l’America: 1) pace e commercio, 2) alleanza dove stabilirono che nessuno dei due avrebbe riposto le armi prima della fine dello scontro con i britannici.
Re Giorgio provò a mediare introducendo in parlamento uno strumento di legge che garantiva di fatto tutte le richieste delle colonie, tutte le leggi promulgate fino al 1763 sarebbero state abrogate e concesse l’amnistia per i prigionieri ribelli. Questo avvenne solo dopo la firma dei due trattati con la Francia e quindi le colonie non avevano la minima idea di tornare indietro a colonie suddite. Le colonie americane dopo anni di guerre (finite nel 1781) in diversi territori riuscirono a guadagnarsi l’indipendenza; la casa dei comuni di Londra votò per la cessazione delle ostilità e autorizzò la negoziazione delle ex colonie. 1782 a Parigi venne firmato il primo contratto provvisorio da Franklin, Adams, Jay e Laurens per le ex colonie e da Oswald per i britannici. Con questo trattato venne riconosciuta l’indipendenza degli Stati Uniti e definiti i suoi confini che andavano dall’oceano Atlantico fino al fiume Mississippi e dal 45° parallelo alla regione dei grandi laghi; includeva anche l’evacuazione dei territori di proprietà britannica inclusi nei territori degli Stati Uniti. I francesi criticarono questo accordo perché non erano stati interpellati ma una risposta diplomatica di Franklin ammansì l’orgoglio ferito dei francesi e impedì che i due alleati interrompessero le relazioni.
Costituzione e nuovo governo
Nel 1787 Hamilton all’interno di un incontro tra stati volto a trovare una soluzione al governo interstatale propose di creare un’assemblea speciale a Philadelphia per redigere un vero e proprio governo centrale. Così mentre gli articoli erano ancora in vigore il congresso invitò gli stati a nominare delegati per l’assemblea di Philadelphia con lo scopo di revisionare gli articoli di confederazione. Gli stati accettarono e mandarono così un totale di 55 delegati, tra cui anche personalità di rilievo come Washington ormai eroe nazionale, Hamilton, Madison. Ma i delegati riunitisi nel 1787 a Philadelphia come primo atto elessero all’unanimità Washington presidente mantennero uno stato di segretezza per il fatto che annullarono gli articoli di confederazione e redissero un nuovo documento. Mantennero la segretezza perché altrimenti alcuni stati avrebbero potuto ritirare i propri delegati.
Randolph, governatore del Virginia, propose l’ipotesi di governo proposta da Madison e chiamata anche “Piano della Virginia” che prevedeva un governo suddiviso in tre rami indipendenti: legislativo, esecutivo e giudiziario. Tipo di divisione che garantiva controllo ed equilibrio. Il congresso, ossia il ramo legislativo, sarebbe stato composto da due camere: una camera bassa elettiva, eletta ogni 2 anni dal popolo e proporzionale alla popolazione con il compito di eleggere la camera alta in base alle proposte dei singoli stati. Grandi poteri a questo legislativo tra cui il potere di annullare leggi statali e il compito della scelta dell’esecutivo e del giudiziario, composto da una corte suprema e una serie di corti minori. Per bilanciare venne eretto un consiglio di revisione composto da esecutivo e legislativo con potere di veto sugli atti legislativi.
Gli stati più piccoli avevano paura di una supremazia da parte degli stati più popolosi e quindi Paterson propose il “Piano del New Jersey” che prevedeva l’elezione di un governo monocamerale dove ciascuno stato avrebbe avuto un singolo voto, e non eletto dal popolo ma dai governi statali; questo congresso avrebbe poi scelto un esecutivo e un giudiziario. Questo modello però si trattava di una modifica degli articoli che tutti consideravano non funzionali; mentre il piano della Virginia era troppo sbilanciato verso un sistema proporzionale.
Per raggiungere un accordo si fece un compromesso: Sherman (Connecticut) propose un congresso composto da due camere di cui una eletta dal popolo sulla base della popolazione e l’altra eletta dagli stati nei quali avrebbero avuto tutti due rappresentanti; computo dei 3/5 per quanto riguarda gli schiavi e regolamentazione del commercio (come volava il nord) ma senza l’introduzione di dazi sull’esportazione (come voleva il sud). La durata dei mandati fu di due anni per i delegati, sei per i senatori e quattro per il capo dell’esecutivo. Questo compromesso regolamentò molto precisamente i compiti del congresso (legislativo) ma tralasciò gli altri due organi. Tra la regolamentazione degli altri organi abbiamo l’elezione del capo dell’esecutivo che avveniva attraverso un collegio di elettori scelto da ciascuno stato e l’elezione dei giudici; veniva conferito al presidente il potere di veto, nomina e comandante delle forze armate. Ultimo passo importante i tre rami del governo avrebbero ricevuto un rimborso della tesoreria nazionale e non dagli stati. Accordato il compromesso la convenzione nominò 5 uomini per stilare il documento ufficiale.
Dopo varie revisioni e la ratifica di 11 stati nel 1789 la costituzione entra in vigore ufficialmente. Non c’erano dubbi su chi sarebbe diventato presidente, Washington ormai eroe nazionale senza il quale non ci sarebbe stata nessuna unità, e Adams come suo vice. Nominò poi Jefferson come capo del dipartimento di stato, Hamilton al tesoro, Knox alla guerra, Jay alla giustizia e Randolph procuratore generale; organizzò inoltre la corte suprema con il Judiciary Act con un giudice capo, cinque associati, tre corti d’appello e 13 distrettuali.
Dietro l’insistenza di Madison la camera approvò 17 emendamenti sulle libertà personali; al senato attraverso combinazioni e cancellazioni ne passarono 12 e poi furono sottoposti agli stati per la ratifica né nel 1791 ne vennero entrarono in vigore 10. Madison voleva che venissero integrati alla costituzione ma Sherman propose di creare una carta a parte alla fine della costituzione definita poi Carta dei Diritti.
Il primo segnale di problema all’interno di questo governo fu quando Hamilton propose di assorbire il debito pubblico: alcuni stati come la Virginia che già avevano ripagato buona parte del loro debito vendendo territori occidentali erano contrari mentre altri stati come il New England che invece avevano un debito pubblico molto alto soprattutto dopo la guerra non erano sfavorevoli. La camera dei rappresentanti votò contro, ma Hamilton disperato chiese aiuto a Jefferson e tentò di arrivare ad una nuova votazione e stavolta passò alla camera dei rappresentanti. Inoltre, da questo momento la capitale politica venne spostata da New York in una zona in Maryland che chiamarono Washington in onore del primo presidente in un distretto chiamato Columbia per richiamare ad uno dei simboli maggiormente utilizzati dal presidente.
Un altro problema nasce sempre con Hamilton in quanto richiese al congresso nel 1790 l’istituzione di un sistema bancario per vent’anni con la banca principale sita a Philadelphia e altre sedi distribuite negli Stati Uniti, con lo scopo di creare un flusso di denaro per finanziare la crescita economica. Madison, il padre della costituzione, dichiarò la banca incostituzionale perché il diritto di garantire la concessione bancaria non faceva parte dei poteri delegati garantiti dalla costituzione e quindi era riservato agli stati stessi e al popolo. Nonostante questa obiezione il congresso l’approvò perché la costituzione permetteva al governo di approvare leggi necessarie e appropriate per l’esecuzione dei poteri delegati. Arrivò infine al presidente Washington che però decise di firmarla per appoggiare il segretario del dipartimento direttamente coinvolto.
Le due posizioni riguardo la banca e l’interpretazione della costituzione sfociarono successivamente in due partiti:
- Hamiltoniano o federalista che credeva in un forte governo centrale in grado di soddisfare tutti i bisogni commerciali e industriali della nazione e che avrebbe protetto la proprietà (Hamilton).
- Democratico-repubblicano invece a favore di un’autonomia locale capace di difendere i diritti individuali ed erano preoccupati dell’accentramento dei poteri in un unico punto (Jefferson e Madison).
Nel 1793 quando il Regno Unito dichiarò guerra alla Francia, Olanda e Spagna, Washington dichiarò la neutralità perché doveva rimanere in buoni rapporti con entrambe le nazioni (l’impero britannico per il commercio internazionale, con la Francia perché li avevano aiutati al raggiungimento dell’indipendenza). Dato che il presidente aveva appoggiato la visione neutrale di Hamilton e dei federalisti, Jefferson si dimise dal ruolo di segretario di stato e al suo posto entrò Randolph nel 1794.
1794 XI emendamento alla costituzione conseguenza delle proteste sociali dovute al processo Chisholm contro Georgia (1792 Chisholm fece causa alla Georgia per non aver pagato delle merci, la Georgia in quanto stato sovrano si rifiutò di apparire in tribunale, i giudici diedero ragione a Chisholm perché l’articolo tre della costituzione non prevedeva l’immunità sovrana degli stati); l’emendamento stabiliva che il potere giudiziario degli Stati Uniti non doveva estendersi ad alcuna causa legale o di equità iniziata o perseguita contro uno degli Stati Uniti da un cittadino di un altro stato o da un cittadino straniero. Emendamento ratificato nel 1798.
Gli affari esteri peggiorarono nel momento in cui l’Inghilterra mantenne basi militari in territorio statunitense e in più sequestrò navi americane costringendo i marinai statunitensi al servizio della marina britannica; per cercare a tutti i costi di evitare il conflitto Washington mandò Jay (presidente della corte suprema) in Inghilterra a negoziare. Quello che ne uscì fu umiliante per gli Stati Uniti; il trattato prevedeva interessi britannici oltre la barriera, non diceva nulla sull’arruolamento forzato e prevedeva l’abbandono del commercio americano in prodotti basilari come il cotone, zucchero e melassa. Le proteste sociali misero Jay alla gogna. Washington accettò comunque il trattato e lo sottopose alla ratifica del senato perché voleva evitare ad ogni costo la guerra, anche perché una guerra con la Gran Bretagna avrebbe messo a dura prova l’unione. Il senato ratificò il documento a stenti. I membri della camera dei rappresentanti tentarono di rendere nullo il trattato cercando di non stanziare tutti i fondi necessari e chiesero anche al presidente tutti i documenti e la corrispondenza riguardanti il trattato, il presidente si rifiutò categoricamente affermando il suo privilegio esecutivo (creando un’importante precedente).
Questo trattato favorì la separazione bipartitica del paese e l’osannato presidente perse la sua fama popolare e questa brutale condanna lo portò a non ricandidarsi alla terza presidenza. Alle elezioni del 1796 dopo una campagna elettorale avvelenata salì alla presidenza Adams mentre Jefferson arrivato secondo divenne vice (non c’erano ancora liste separate per presidente e vice e quindi chi arrivava secondo diventava vice). L’introduzione dei partiti diede inizio ad una nuova era della storia americana.
Capitolo 3: un'identità emergente
Fine del XVII secolo caratterizzato da due eventi importanti:
- La quasi guerra con la Francia 1797. I ministri francesi cercarono di estorcere una tangente ai funzionari statunitensi per il riconoscimento del loro ruolo; il conflitto si svolse in mare aperto per due anni e non si arrivò ad una vera e propria guerra solo per volontà del presidente Adams.
- Di conseguenza di questa quasi guerra e dell’ipotetica influenza giacobina sulla federazione, la maggioranza federalista del congresso decise di approvare una serie di leggi che riteneva avrebbero aiutato a contrastare le ingerenze straniere e cospirazioni in seno agli Stati Uniti. Queste leggi contraddicevano tutto ciò che gli Stati Uniti professavano in materia di libertà e democrazia. Jefferson, Kentucky, e Madison, Virginia, scrissero delle risoluzioni contro queste leggi dichiarandole incostituzionali e affermando il diritto degli stati di giudicare autonomamente il modo e la misura del contegno ogni volta che il governo avesse assunto poteri non specificatamente previsti dalla costituzione.
Dopo dieci anni di residenza provvisoria in Philadelphia il governo federale si trasferì a quella che venne chiamata Washington in onore del presidente nel 1800, ma la città che doveva essere costruita in quell’area non era ancora stata completata.
Le elezioni del 1800 Adams si candidò contro Jefferson, Burr e Pinckney. Burr e Jefferson presero lo stesso numero di voti elettorali e quando questi casi si verificano la decisione finale è presa dalla camera dei rappresentanti; ci vollero 37 votazioni perché alla camera si scegliesse il nome di Jefferson come presidente dopo che si era trovato un accordo con cui i repubblicani promettevano di non smantellare il sistema elettorale il sistema fiscale di Hamilton; di conseguenza Burr divenne vicepresidente essendo arrivato secondo. Per evitare il ripetersi di questo episodio il congresso decise di emanare il XII emendamento che prevedeva liste separate per presidente e vice, ratificato poi nel 1804.
Subito prima di lasciare l’incarico Adams nominò un gran numero di giudici per le varie corti federali in virtù di un Judiciary Act di recente approvazione. Fino all’ultimo giorno della sua amministrazione Adams bersagliò il senato con i cosiddetti appuntamenti di mezzanotte, avendo perso il potere esecutivo e legislativo i federalisti fecero di tutto per mantenere quello giudiziario; nominò Marshall presidente della corte suprema e poté finire il suo mandato con una serie di nuove direzioni per il sistema giudiziario.
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