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STORIA DELL’ARTE CONTEMPORANEA 1780-1970

Arte Neoclassicismo; Romanticismo; Realismo; Impressionismo; Avanguardie; Movimento Moderno;

Informale. Storia Rivoluzione Francese; I moti del 1848; Prima guerra mondiale; Rivoluzione russa;

Seconda guerra mondiale; Guerra fredda.

CAP. IL NEOCLASSICISMO:

L’ILLUMINISMO è il movimento di rinnovamento culturale del 700 che si afferma in tutta Europa, dove si

pensava che la ragione aveva il compito di far luce sulla vita dell’uomo (illumina le tenebre dell’ignoranza).

L’epicentro dell’Illuminismo fu in Francia e furono in particolare Parigi e Londra i centri europei più

importanti per la promozione delle nuove idee (fede, tolleranza religiosa, uguaglianza e libertà), che si

diffusero grazie agli intellettuali. In questo periodo venne pubblicata a Parigi l’Encyclopédie per iniziativa di

Diderot e d’Alembert, che era un catalogo in ordine alfabetico di tutto il sapere dell’epoca; inoltre

l’aumento dell’alfabetizzazione favorì lo sviluppo dell’editoria che portò alla nascita dell’opinione pubblica.

Le idee degli illuministi ebbero effetto anche in ambito politico, tanto che furono le stesse monarchie a

promuovere numerose riforme dello stato (dispotismo illuminato). Ma il 700 fu anche un’epoca di

rivoluzioni: quella americana (1776) e poi la rivoluzione francese del 1789 che portò alla fine dell’Ancien

Régime. La Francia visse poi un periodo drammatico caratterizzato da violenze: venne proclamata la

repubblica con la decapitazione del re e poi ebbe inizio il periodo del Terrore. Successivamente Napoleone

Bonaparte pose fine alla repubblica e si autoproclamò imperatore dei francesi nel 1804. Grazie alle sue

campagne militari arrivò a conquistare parte dell’Europa ma poi venne sconfitto a Waterloo nel 1815 dai

britannici e prussiani. Nello stesso anno con il Congresso di Vienna si aprì l’età della Restaurazione.

Nella 2° metà del ‘700 la stabilità degli stati italiani permise ai governi più aperti e illuminati di migliorare le

condizioni dei sudditi attraverso le riforme. Es: la Lombardia governata dagli Asburgo d’Austria (prima con

Maria Teresa e poi on il figlio Giuseppe II). Con la creazione da parte di Napoleone del Regno d’Italia (1805-

14) l’assetto della penisola subì delle modifiche e nelle città si avviarono opere di ristrutturazione.

NEOCLASSICISMOIn questo contesto si assiste a una graduale trasformazione del gusto che si tradusse in

una reazione alle formule tardobarocche e rococò (stile dell’Ancien Régime). Si sviluppò negli ultimi decenni

del 700 e inizio 800, un nuovo orientamento artistico, i cui padri teorici furono Winckelmann e il pittore

Mengs. Gli artisti si ispiravano all’arte antica (riscoperta dell’antico): ciò significava non solo interesse per le

forme dell’arte classica, ma anche ammirazione per lo spirito etico e per le virtù civiche e morali che

avevano saputo produrle. Da questo deriva un’estetica basata su un linguaggio sobrio e severo di estrema

sintesi formale. Il Neoclassicismo si diffuse in tutta Europa divenendo uno stile internazionale e

coinvolgendo ogni settore della produzione artistica. Oltre al mondo greco e romano, ad attrarre gli artisti

furono anche motivi egizi, etruschi, l’arte medievale e del primo Rinascimento. Per quanto riguarda

l’Architettura questo stile ebbe tratti diversi tra Vecchio e Nuovo Continente, Se da un lato il revival

classicista si basò sulla ripresa delle tipologie (templi), elementi (colonne) e materiali (marmo) della

tradizione antica, dall’altro ispirò progetti utopistici incentrati su edifici di forme geometriche pure (sfere,

piramidi) e dalle dimensioni spropositate. I principi illuministici di razionalità e funzionalità trovarono

applicazione anche nei progetti urbanistici delle maggiori città.

Nel ‘700 vengono fatte 2 scoperte archeologiche: Ercolano e Pompei (sepolte dell’eruzione del Vesuvio del

79 d.C), che contribuirono alla riscoperta e apprezzamento dell’arte antica (es: affresco delle Le 3 Grazie a

Pompei). La città in cui il richiamo della classicità era più forte fu Roma. Durante il Grand Tour divennero

famosi i ritratti di Batoni, dove i protagonisti si fanno effigiare tra scavi archeologici. Es: “il generale

William Gordon” (pag.996)ritratto in uniforme e con il gonnellino scozzese, indossato a richiamare la

toga romana; al fianco c’è una statua che è la personificazione di Roma e sullo sfondo il Colosseo. 1

Appassionato di antichità fu il cardinale Albani (nipote di papa Clemente XI) che decise di far costruire

dall’architetto Marchionni Villa Albani per contenere la sua collezione archeologica. Il complesso è

immerso in un giardino all’italiana ed è costituito da due fabbricati: il blocco principale a 2 piani presenta un

loggiato che accoglie erme-ritratto di imperatori; esso è fiancheggiato da 2 ali porticate dove ci sono statue

di filosofi e poeti classici; di fronte sorge un’esedra (spazio all’aperto) ornata con sculture di divinità greco-

romane. N.B: l’allestimento della collezione in Villa è lontano dalla disposizioni per stili, epoche e scuole

tipica dei musei illuministi: qui c’è una varietà di soluzioni espositive adottate per mettere in risalto i reperti

e armonizzarli con l’ambiente.

A Villa Albani intorno al 1760 lavorano per il cardinale: Marchionni (architetto); Mengs (pittore);

Winckelmann (antiquario e studioso di arte antica); Piranesi (incisore).

WINCKELMANN a lui si devono la definizione e la diffusione del pensiero neoclassico. Pubblicò “Pensieri

sull’imitazione”, il primo manifesto della nuova estetica neoclassica; poi pubblicò “Storia dell’arte

nell’antichità”. Lui era uno storico dell’arte tedesco che giunse a Roma, dove entrò al servizio del cardinale

Albani come bibliotecario e curatore delle raccolte di antichità. Winckelmann presentava la storia dell’arte

antica in 4 fasi: lo stile primitivo, quello grandioso di Fidia, lo stile bello, lo stile di imitazione (includeva

l’arte greca ellenistica e quella romana). Per lui l’arte della Grecia antica era un modello assoluto e

l’imitazione dell’antico non doveva essere una sterile ripresa dei modelli classici come repertorio di forme e

stili; il recupero del passato affascinava per i suoi contenuti etici ed estetici che si collegavano con le

esigenze di razionalità e rinnovamento civile del tempo. Solo attraverso l’imitazione razionale l’arte poteva

mirare alla bellezza ideale dello stile classico, caratterizzata da una nobile semplicità e quieta grandezza =

forme composte e armoniche.

MENGS (1728-79) Secondo il pittore l’arte neoclassica, caratterizzata dalla superiorità del disegno

rispetto al colorito, doveva fondarsi sull’imitazione non solo della natura, ma anche dei grandi artisti del

passato. Egli sosteneva che la natura è soggetta imperfezioni; mentre l’arte può superare la natura

assemblando e sintetizzando le parti migliori di essa per arrivare al bello ideale (= è la riunione delle parti

più belle). L’affresco eseguito sulla volta della galleria di Villa Albani, “il Parnaso”(pag.998)usa la

prospettiva centrale; la composizione è concepita come un bassorilievo con Apollo al centro (allusione al

cardinale Albani), affiancato dalla dea della memoria e dalle figlie di questa, le 9 Muse. Le forme sono

definite attraverso la purezza delle linee; Apollo richiama la statua classica del Belvedere. Il pittore usa

come modello il Parnaso di Raffaello.

DAVID (1748-1825) pittore francese.

Protagonista dei suoi dipinti è la Storia: portando sulla tela episodi reali o leggendari del passato, lui mirava

a esaltare non tanto i protagonisti, quanto i valori morali universali di cui erano portatori e che potevano

essere da esempio ai suoi contemporanei. Grazie a questo ritorno all’antico al punto di vista etico, David fu

una figura importante per il neoclassicismo. Gli anni in cui il pittore giunse in Italia furono fondamentali

perché gli offrì la possibilità di studiare l’arte classica e scoprire i maestri italiani come Caravaggio.

- Tra le prime opere neoclassiche realizzate al rientro in Francia spicca il “Belisario che chiede

l’elemosina”(pag.999) secondo la leggenda dopo aver combattuto al servizio dell’imperatore

Giustiniano (VI sec), il generale bizantino Belisario trascorse una vecchiaia misera e infelice:

ingiustamente accusato di avere complottato contro l’imperatore, fu accecato e costretto a vivere di

elemosine. David lo raffigura mentre riceve alcune monete da una giovane donna, mentre un soldato

che osserva la scena lo riconosce e nel vederlo così manifesta il proprio sgomento alzando le braccia. Il

significato dell’opera è una dolorosa meditazione sulla caducità della gloria, che non può nulla contro

lo scorrere del tempo (il fanciullo, il soldato e Belisario rappresentano le 3 età della vita), ed è una

condanna degli abusi del potere. Il paesaggio con architetture romane si fonde con una costruzione

2

geometrica dello spazio, impostata da David sulla diagonale ascensionale che dall’angolo in basso a dx

va fino all’obelisco sul fondo, e sottolineata dalle linee del pavimento. Nella resa dei volti egli rivela la

sua abilità ritrattistica; iscrizione ai piedi della colonna “Fate l’elemosina a Belisario”.

- “Il giuramento degli Orazi” (pag.1001) si parla di una “pittura di Storia”: il soggetto, scelto perché

manifestazione di un evento eccezionale, è funzionale a trasmettere virtù morali e civili universali care

alla poetica neoclassica. La pittura di David ha intenti patriottici ed educativi. Il dipinto fu

commissionato da re Luigi XVI e poi fu trasferito a Parigi ed esposto al Salon (esposizione organizzata

dall’Accademia reale). L’episodio dipinto rimanda a un racconto leggendario della storia di Roma

narrato da Tito Livio: durante il regno di Tullio Ostilio, per porre fine alla guerra fra la città di Roma e

Albalonga, si decise che si sarebbero affrontati in duello 3 fratelli della famiglia romana degli Orazi e 3

della famiglia albana dei Curiazi. David non rappresenta il momento dello scontro, ma quello che lo

precede, che solo in apparenza è meno drammatico: il gesto con cui i giovani romani giurano al

cospetto del padre di offrire la vita per la pace e la salvezza della patria. La scena anche se silenziosa e

statica, è carica di tensione e di presagi di morte: alla fine gli Orazi vinceranno ma moriranno 2 fratelli.

Lo sguardo dell’osservatore è catturato dal gesto dei 3 fratelli: le pose e i movimenti, insieme

all’abbraccio che li unisce, esprimono la volontà di affrontare il destino insieme.

Il porticato in stile dorico scandisce la composizione in 3 distinti gruppi di figure=> al centro c’è il padre

che porge le spade ai figli (la sua mano che regge le armi lucenti contro lo sfondo nero è il punto focale

dell’opera); a dx ci sono le donne piangenti (la madre intenta ad abbracciare i nipoti, e le sorelle);

queste donne si contrappongono con la loro corale commozione alla virile fermezza del gruppo

principale di sx. La presenza di queste donne prelude al tragico finale = l’unico superstite degli Orazi

ucciderà infatti la sorella Camilla, compagna di uno dei Curiazi. Al ritmo rettilineo del gruppo delle

figure maschili, evidenziato dalle braccia tese e le gambe divaricate, si contrappone la morbida

circolarità del gruppo femminile. Ogni parte del dipinto, come le rigide pose maschili, l’abbandono

delle donne, la luce fredda e limpida, la geometria e i colori nitidi con contorni netti, contribuisce a

enfatizzare la tensione di questa scena storica. David lancia ai suoi contemporanei un monito di fedeltà

alla patria da difendere al costo della vita. Questo quadro incarnava lo spirito della R. francese.

- “Leonida alle Termopili” (pag.1043) l’opera si riferisce alla battaglia tra le polis greche e l’impero

persiano, avvenuta presso le Termopili nel 480 a.C. David rappresenta l’eroico sacrificio del re di Sparta

Leonida e dei suoi 300 uomini che scelsero di resistere al nemico andando incontro alla morte. La

composizione appare equilibrata e armonica, anche se il soggetto è drammatico. Nella parte sx un

soldato con la spada incide un messaggio rivolto ai posteri, a memoria dell’impresa compiuta dai greci.

- David partecipò attivamente alla rivoluzione del 1789 e celebrò i martiri della rivoluzione dedicando 3

dipinti agli assassinii di Marat e altri 2. Il più celebre è “La morte di Marat” (pag.1002) Marat fu uno

dei capi della rivoluzione ucciso a tradimento dalla giovane aristocratica Charlotte Corday. Qui David

decide di immortalare un fatto di bruciante attualità. Con il capo abbandonato e ormai privo di forze,

Marat è ritratto nella tinozza nella quale era solito immergersi, avvolto in un lenzuolo, per cercare

sollievo da una grave malattia cutanea. La mano dx esanime regge una penna e a fianco, su una cassa

che funge da scrittoio, si scorgono un calamaio e un assegno ripiegato su un biglietto che ribadisce la

nobiltà morale e l’altruismo del rivoluzionario. Nella mano sx stringe la richiesta di essere ricevuta

scrittagli dall’assassina, la cui arma del delitto, un pugnale, è ai piedi della vasca. La luce livida e

l’ambiente spoglio rende la scena drammatica. Qui sono riconoscibili modelli iconografici: Cristo nella

Pietà di Michi e nella Deposizione di Caravaggio. A Caravaggio rimandano anche i colori e il

trattamento della luce, che rivela la realtà nuda del cadavere, esaltata dal vuoto del fondo.

Dopo essere stato in carcere a causa della caduta di Robespierre (protagonista del Terrore), egli dipinse una

serie di ritratti dove abbandonò l’austerità delle composizioni storiche per approdare a una nuova visione,

più rasserenata e sentimentale. 3

- Emblematico è il “Ritratto di madame Récamier” (pag.1003) raffigura la raffinata Juliette, moglie di

un banchiere di Lione. L’artista veste la nobildonna alla maniera antica, rappresentandola a figura

intera come una vestale (sacerdotessa della dea romana Vesta); la donna è adagiata su un divano a

stile impero, affiancato da un tripode in bronzo. Il volto è semplice e malinconico. L’ambientazione

spartana si deve forse all’incompiutezza dell’opera.

- A spingere l’artista a un simile cambiamento di tono fu il mutato clima politico: “Le sabine”

concepito in carcere, testimonia l’aspirazione del pittore al recupero della stabilità sociale. David non

illustra il celebre episodio del ratto (rapimento) delle donne sabine per mano dei romani guidati da

Romolo, ma la conclusione della vicenda leggendaria: le rapite frappongono se stesse a i figli tra i

guerrieri sabini e quelli romani per mettere fine a un’inutile lotta fratricida. La scena, dall’andamento

morbido e aggraziato, mostra in primo paino Ersilia che allarga le braccia a dividere il marito Romolo (a

sx) da Tazio (re dei sabini). Con la rappresentazione di questo episodio di storia romana David

intendeva rivolgere un esplicito invito alla riconciliazione tra i suoi connazionali, ancora divisi dalla

sanguinosa esperienza rivoluzionaria. N.B: Il ratto delle Sabine: Romolo, dopo aver fondato Roma, si

rivolge alle popolazioni vicine dei Sabini per stringere alleanze e ottenere delle donne con cui

procreare e popolare la nuova città. Al rifiuto dei Sabini, Romolo rapisce le loro donne.

L’ascesa al potere di Napoleone (salito al potere nel 1799 con un colpo di stato) fu vissuta con favore dal

pittore, che la vedeva come una continuazione del processo di rinnovamento della società rancese. A sua

volta Bonaparte stimava David. L’incontro tra i 2 portò alla realizzazione di diversi quadri celebrativi come il

ritratto equestre di “Napoleone valica il Gran San Bernardo” (pag.1004)è una sorta di monumento

pittorico dedicato all’eroico generale raffigurato mentre sprona i propri soldati; il braccio è teso per

indicare di proseguire l’avanzata verso l’Italia. La figura idealizzata del giovane militare, vestito

splendidamente, appare al centro come un’apparizione, mentre sullo sfondo c’è un’aspra natura montana.

Il volto del condottiero è calmo e governa il cavallo impennato e guida le truppe. Sulle pietre in basso a sx

sono incisi i nomi dei grandi della storia che avevano varcato le Alpi: Annibale e Carlo Magno.

Negli anni seguenti David divenne pittore ufficiale, e alla caduta di Napoleone nel 1815 egli si rifiutò di

omaggiare la restaurata monarchia francese e andò in esilio in Belgio dove morì.

LA PITTURA DELL’ETA’ NAPOLEONICA

Durante il periodo napoleonico (1804-15) agli intenti didascalici e morali dell’arte neoclassica se ne

affiancarono altri celebrativi. Le opere ufficiali erano uno strumento propagandistico al servizio del potere:

Napoleone seppe sfruttare la forza della propria immagine idealizzata in chiave eroica. Trai i primi artisti a

diffondere in Europa la figura trionfante di Napoleone fu David, nominato pittore ufficiale dell’imperatore.

Allievi di David l’artista formò numerosi allievi che si accostarono ai soggetti napoleonici, per poi

allontanarsi dal rigore neoclassico accogliendo la nuova sensibilità romantica. I suoi allievi furono:

 Antoine Jean-Gros: L’imperatore in persona gli commissionò una tela raffigurante “Bonaparte che

visita gli appestati di Jaffa” (pag.1006) un episodio della campagna d’Egitto. Napoleone si trova in

mezzo alle truppe decimate dalla peste, gli ufficiali che lo accompagnano si difendono con i fazzoletti

dei malati, mentre il generale con un gesto che allude ai poteri dei

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevra2610 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Meyer Susanne Adina.
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