Storia della società contemporanea
Modulo 1
Perché studiamo storia contemporanea se non dobbiamo insegnarla? In realtà, noi la storia contemporanea possiamo insegnarla anche ai bambini senza lezioni.
- Perché abbiamo la storia locale che è un modo per dimostrare ai bambini che sono dentro la storia. Nome della scuola, di piazze perché? Partiamo dal territorio in modo da spiegare la storia da vicino così che si sentano inseriti nella storia.
- Educazione alla cittadinanza (es: giornata della memoria o altre giornate che non devono diventare retoriche)
- Calendario civile
Educazione alla cittadinanza e la storia
Attraverso la storia si può insegnare la cittadinanza che sia europea, democratica, attiva, inclusiva perché la storia è passato e presente, è la nostra azione. È dunque importante essere ancora connessi al nostro passato: nel Novecento si è interrotto quel legame con il passato che prima invece era molto forte. C'era quasi un legame affettivo con il passato perché la famiglia aveva vissuto quell'epoca e la loro esperienza veniva tramandata. Adesso non sappiamo quali sono le nostre origini. Invece la famiglia ha un ruolo molto importante in questo senso.
Poi dobbiamo ricordarci che il passato è presente e che ogni tipo di storia è contemporanea (come diceva Benedetto Croce) perché la storia viene analizzata sempre sotto punti diversi e nuovi che scopriamo studiando la storia attuale e cerchiamo di porci le stesse domande dell'oggi anche nel passato che quindi viene approfondito sempre di più e sempre sotto nuovi aspetti.
Pavone dice che la storia contrasta qualsiasi forma di qualunque principio unico perché la storia ci mostra la complessità. Per i cittadini capire la complessità è utile per abolire il fondamentalismo. Non c'è mai UNA causa, è sempre tutto più complesso.
La storia è stata usata anche a livello di parte (esempio in politica per convincere o indebolire il partito avversario). Quindi è necessario utilizzare un giudizio critico anche sulla storia. La storia si fa solo sui documenti. Si mostra sempre il metodo con cui si danno informazioni altrimenti si rischia di cadere nel falso come è accaduto spesso nella storia (Donazione di Costantino, Dreyfus, fake news.) Anche se qualcuno come Marc Bloch ci dice che le false notizie a volte non sono un errore, ma sono fatte appositamente per uno scopo, per influenzare l'opinione pubblica, per obbedire a una parola d'ordine. Le false notizie bisogna, dunque, analizzarle per poter capire molto.
Per conoscere la storia, infatti è necessario un metodo scientifico che prova la veridicità delle fonti e della ricerca, ma con il tempo il metodo e l'oggetto di studio sono cambiati molto. Infatti lo storico oggi parla di uomini e di donne, di meccanismi sociali, del popolo perché “L'oggetto della storia è per sua natura l'uomo. O meglio gli uomini. Il buono storico somiglia all'orco.....” La storia delle donne, infatti, nasce dagli anni 70 con il femminismo, così come quella degli operai e dei giovani.
Lo storico oggi si chiede perché e non si limita a raccontare i fatti. È inevitabile che dunque la storia non sia così oggettiva perché qualcuno definisce i fatti storici come pesci che nuotano in un oceano e lo storico come il pescatore. È lui che sceglie cosa pescare e come. Nella storia c'è lo storico. Non esiste scienza in cui lo scienziato si annulli. L'oggettività però sta nel metodo che è scientifico perché faccio ricerca, cerco le fonti, le analizzo, e le mostro perché devono essere confutabili. Analisi critica delle fonti.
Capiamo quindi che lo storico non giudica, ma ci aiuta a comprendere e siamo noi solo allora a giudicare.
Le fonti
- Orali (uso del testimone)
- Scritte
- Luoghi
- Fonti materiali
- Cultura come canzoni, testi...
La storia
- Culturale
- Sociale
- Economica
- Politica
Le periodizzazioni sono interpretazioni della storia (secolo lungo, secolo breve).
Parole chiave per conoscere il '900
Masse: tra il 1915 e il 1949 la società si trasforma in società di massa che modifica i diritti e i doveri del popolo. La massa è un insieme grande di persone che condividono gli stessi valori come ad esempio il lavoro. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa fa sì che le persone abbiano tutti gli stessi bisogni.
L’affermarsi della società di massa è favorito da una forte urbanizzazione, dalla diffusione della scolarità, dall’estensione del diritto di voto a tutti gli uomini maschi maggiorenni, da una produzione industriale che cerca mercati di consumo e dall’avvento di sistemi di comunicazione di massa. Anche la politica quindi deve trasformare i partiti storici in partiti di massa. Prima, infatti i partiti erano elitari, ma quando gli operai cominciano a rivendicare i loro diritti e far nascere la massa, i partiti liberali di élite non sono capaci di soddisfare queste nuove esigenze.
Nascono, dunque, prima di tutto i sindacati che poi si organizzano in partiti di massa per dare voce a questi nuove esigenze e per integrare le masse in politica che vogliono essere cittadini. Nasce la filosofia politica di Marx... La massa organizza in modo permanente i nuovi ceti.
| (Weber 1922) | Partito di Notabili | Partito di Massa |
|---|---|---|
| Personale di partito | Notabili dotati di risorse autonome | Politici di professione |
| Risorsa dei politici | Deferenza | Delega |
| Attività del partito | Campagna elettorale | Permanente |
| Struttura organizzativa | Comitati elettorali | Apparato burocratico con associazioni di massa |
| Funzione | Eleggere un individuo | Integrare i membri nella società e nello Stato |
| Base sociale | Borghesia | Lavoratori |
| Situazione in cui si sviluppa | Competizione elettorale ristretta | Suffragio elettorale allargato |
- La destra e la sinistra storica erano partiti di élite, quelli di massa invece avevano molte differenze tra loro. Nel partito di massa ho bisogno di far entrare in politica anche i più poveri perché anche loro devono essere rappresentati e questo necessita di possibilità economiche. Si apre dunque una questione sui finanziamenti pubblici ai partiti perché se da una parte avevamo i notabili che possedevano una stabilità economica che gli permetteva di fare politica senza l'appoggio economico dello Stato, con i partiti di massa invece è necessaria una retribuzione e anche un sostegno finanziario per svolgere le funzioni che erano diverse dai partiti di notabili.
- Deferenza (c'era un uomo politico a cui veniva affidato un ruolo maggiore e che quasi mai veniva obiettato) VS la delega (ti scelgo per svolgere funzioni nel parlamento e se non le svolgi viene ritirata la delega).
- Se i partiti di notabili avevano solo lo scopo di campagna elettorale, di raggiungimento del potere, i partiti di massa hanno un'attività permanente perché ad esempio hanno la funzione di acculturare le masse, di spiegare la politica per aumentare la cultura politica delle persone e questo richiede finanziamenti.
- I partiti elitari si ritrovavano in salotti dove svolgevano dei comitati elettorali per eleggere un individuo, al contrario le masse che erano prevalentemente povere necessitavano anche di un apparato burocratico per integrare i membri della società nello stato.
I nuovi partiti
- 1892 nasce il partito socialista a Genova su iniziativa dei sindacati, ma viene inizialmente sciolto dal governo Crispi perché altrimenti i borghesi avrebbero dovuto fare i conti con qualcuno che li può ostacolare. Il partito comunque riesce poi a riorganizzarsi, infatti nel 1913 dopo l'inserimento del suffragio universale maschile cresce molto e nel 1914 a Bologna e Milano ci sono alcuni comuni e province amministrate da socialisti. Nel 1919 dopo la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Russa raddoppia i voti e triplica i deputati grazie ad un programma che si dirige soprattutto ai lavoratori.
- 1919 partito cattolico: Don Luigi Sturzo fonda il partito popolare (Rerum novarum – enciclica che mette nuovamente i cattolici in politica). No guerra, giustizia sociale, educazione.
- 1919 nascita del movimento dei fasci di combattimento. Manifesto ancora molto socialisteggiante ma nello stesso tempo anche iniziative fasciste come l’abolizione del senato, l’istituzione di un’assemblea costituzionale per la costituzione, riduzione della giornata di lavoro a 8 ore, o anche l’abbassamento dell'età pensionabile.
- 1921 partito comunista scissione del partito socialista / partito fascista molto influenzato dal nazionalismo
Il dopoguerra
L'Italia ha vissuto 20 anni (dal 1922) di totalitarismo (che per alcuni, come ad esempio Hannah Arendt, è considerato imperfetto - È vero che in Italia c'è la chiesa, ma questa non pone dei limiti al fascismo, anzi firma le leggi, da l'incarico a Mussolini).
Cos'è il totalitarismo?
- Partito unico (dopo le leggi fascistissime esiste solo il partito nazionale fascista)
- Culto del capo (duce, Fuhrer, zar) --- sorta di religione, di idolatria del capo quasi come uomo della provvidenza
- Base sociale di massa: il totalitarismo si sviluppa in una società di massa. Le masse iniziano a fare politica dunque reprime le masse e le deve allo stesso tempo inglobare nello stato. Deve convincerle e cercare il consenso per irreggimentare e dare l'idea che anche loro sono parte dello stato. Questa è la grande differenza con una dittatura. (propaganda, controllo totale dei mezzi di comunicazione di massa ecc.. ). Si parla infatti di “fascistizzazione della massa”: la scuola per indottrinare uomini e donne. Cambia il modo di datare. La tessera per farti sentire parte di qualcosa (se fai parte della GIL hai delle agevolazioni). Massa numerosa, molti figli per conquistare il posto al sole perché se siamo pochi veniamo conquistati, se siamo tanti conquistiamo. Allora poi c'è da addestrare i bimbi e le bimbe alla guerra. ---- Antonio Scurati (biografia di Mussolini, trilogia)
- Protezione dello stato in ogni settore della vita civile
- Creazione di un associazionismo di stato: I Balilla ecc
- Ricorso alla repressione poliziesca
- Controllo totale dei mezzi di comunicazione di massa
- Controllare le forze armate e la polizia
- Controllo centralizzato dell'economia
- Politica di aggressiva espansione all'estero
La parola totalitarismo è nata dagli antifascisti per indicare questa dittatura che voleva invadere totalmente la vita dei cittadini.
Il totalitarismo italiano ha come protagonista Mussolini che sale al potere in modo legale. La marcia su Roma, infatti, non è un vero e proprio colpo di stato (esercito che con le armi marcia contro il parlamento per prendere il potere) perché appunto l’esercito era schierato con il Re il quale non dichiara lo stato d’assedio e pone lui a capo del governo provvisorio Mussolini stesso che gli sembrava quell’uomo forte che l’Italia aveva bisogno.
Quello che Mussolini tenterà di fare durante la Seconda Guerra Mondiale sarà condurre una “guerra parallela”, iniziando infatti ad invadere la Grecia, poi l’Africa, ma finendo per aver bisogno dell’intervento tedesco. Se all’inizio l’avanzata dell’Asse sembrava inarrestabile, pian piano le cose iniziano a complicarsi ed inizia quel fenomeno di Liberazione che in Italia culmina il 25 Aprile 1945 con la liberazione di Milano.
La situazione italiana, però, è particolarmente complessa perché non c’è nessuno a guidare il paese: Nel 1943 il Gran consiglio del fascismo (che fu istituito da Mussolini in sostituzione, seppur non ufficiale, del parlamento) si riunisce per mettere in minoranza Mussolini e farlo dimettere. Rino Grandi propone “l'ordine del giorno”. Vogliono che il Re riprenda il potere perché al Sud sono sbarcati gli alleati. Nel frattempo anche sui fronti occidentali (vedi la disfatta di Russia) gli italiani non stavano affatto vincendo. Per non parlare del fronte interno in cui si stava sviluppando un forte sentimento di arresa nei confronti della guerra. L’istituto Luce dà notizia delle “spontanee” dimissioni di Mussolini che viene sostituito da Badoglio.
25 luglio. Il re nasconde Mussolini sul Gran Sasso causando una grande gioia nel popolo che pensava fosse finita la guerra. Gli Antifascisti per ribellarsi cercano di liberarsi dei simboli, si rivoltano ma non ci sono aggressioni.
8 Settembre 1943 – Armistizio di Badoglio che lo comunica alla radio senza preparare l'esercito. Cambiamo alleanza improvvisamente lasciando i capi dell’esercito prendere posizione. In molte situazioni si verificano stragi come ad esempio Cefalonia (isola greca italiani vs tedeschi). Hitler offeso dalla nuova posizione dell’Italia fa fondare a Mussolini un governo fantoccio nel Nord Italia (la Repubblica Sociale Italiana o di Salò) e manda truppe naziste per deportare oppositori politici.
Mussolini intanto fa processare i fascisti che lo hanno messo in minoranza (tra cui Ciano, marito della figlia Edda) nel processo di Verona. E poi redige una nuova Costituzione (La Carta di Verona) per la sua Repubblica in cui appaiono alcuni punti dei fasci di combattimento:
- Governo populista
- Bandi di arruolamento (brigate nere che si ispiravano alle ss italiane)
- Campagna razzista contro alleati (Gli Americani sono visti come coloro che distruggono le chiese. I soldati neri delle colonie francesi degli alleati sono visti come coloro che rubano le donne – razzismo)
- Le donne volevano essere arruolate e si lamentavano di non poter usare le armi
- Nuova Europa per i lavoratori
La Resistenza
È in questo contesto che nasce il fenomeno della Resistenza (gruppi di uomini disertori volontari che decidono di schierarsi con l’antifascismo e combattere formando i primi GAP - gruppi armati partigiani). (1940-1945). Lotta popolare, politica e militare condotta durante la Seconda Guerra Mondiale nei paesi europei occupati dalle potenze dell'Asse. La diffusione su tutto il territorio europeo invaso e l'obiettivo comune di cacciare le truppe nazifasciste la qualificarono come Resistenza Europea, pur nella specificità delle situazioni nazionali; nei paesi con un solido equilibrio politico e sociale, come Danimarca, Norvegia, Olanda, l'obiettivo di fondo era la liberazione nazionale e il ritorno all'ordine prebellico, mentre in altri la Resistenza assunse un carattere di lotta politica antifascista, rivoluzionaria e di classe (Jugoslavia, Francia, Grecia, Belgio e Polonia).
In Germania i vari gruppi di opposizione, poco collegati tra loro, furono interamente sterminati e non arrivarono a organizzare una lotta armata antinazista. Carattere unificante della Resistenza Europea fu, dopo una prima fase di attività di propaganda e di resistenza passiva, la nascita della guerriglia, alimentata soprattutto da giovani volontari, renitenti alla leva, prigionieri evasi. La forte carica di autonomia dei vari movimenti di resistenza creò talvolta problemi nei rapporti con gli alleati, che esercitarono un'azione di aiuto, ma anche di controllo.
In questo fenomeno ebbero un ruolo fondamentale anche le donne che, pur non facendo una resistenza armata, hanno messo in pericolo le loro vite facendo da staffetta o ospitando segretamente partigiani a casa. Solo negli anni 70 la resistenza delle donne è stata riconosciuta come tale.
La resistenza c'era anche prima nei paesi occupati da fascisti e nazisti, ma in Italia assume una valenza particolare:
- Guerra di liberazione dal nazismo
- Guerra di classe perché i fascisti erano contro gli operai
- Guerra civile: guerra che vede contrapposte due fazioni all'interno dello stesso stato. La resistenza è guerra civile perché è partigiani vs forze di Mussolini. Nel dopoguerra i fascisti utilizzano dire guerra civile per mettere loro ed i partigiani sullo stesso piano. I partigiani non vogliono usare questa espressione.
Dopo l'8 settembre 1943 gli Appennini erano stati dichiarati zona di operazioni militari e fino al febbraio 1944 la lotta ai partigiani fu portata avanti esclusivamente dalla Wehrmacht. Il 17 marzo Kesselring ordinò di utilizzare misure eccezionali e dopo 14 giorni diede definitivamente carta bianca per procedere con la massima brutalità dichiarando che «Data la situazione attuale, un intervento troppo deciso non sarà mai causa di punizione» . All'inizio dell'aprile 1944 l'Italia settentrionale venne dichiarata esplicitamente zona di bande e su questo poggiarono le giustificazioni per intensificare ed inasprire i rastrellamenti. In specifico ricordiamo che l'8 aprile 1944 Harster, capo della polizia di sicurezza tedesca ordinò: «nel caso che veniate assaliti dovete aprire il fuoco immediatamente, senza alcun riguardo alle persone presenti. Dopo l'assalto arrestate i civili, eventualmente dando fuoco alle loro case. Contromisure devono essere subito prese e prima di un rapporto ai superiori» . Gli ordini di Kesselring del 27 giugno 1944 e del 1° luglio 1944 prevedevano che venissero catturati ostaggi, incendiate di case e, soprattutto, la così detta “clausola dell’impunità”, in base alla quale nessuno poteva essere punito per gli eccessi compiuti nelle azioni antipartigiane.
Attacco ai civili nel 1943
Dal 1943 inizia un vero e proprio attacco ai civili che causa un grande numero di stragi e violenze come accadde a Marzabotto nella Strage di Monte Sole (i nazisti vogliono far scomparire i partigiani sulla linea gotica dunque attaccano zone in cui si rifugiavano senza curarsi di salvare la popolazione. In questo caso morirono 770 persone). Ma non ci scordiamo nemmeno l'eccidio delle Fosse Ardeatine che fu l'uccisione di 335 civili e militari italiani, prigionieri politici, ebrei o detenuti comuni, trucidati a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l'attentato partigiano di via Rasella, compiuto il 23 marzo da membri dei GAP romani, in cui erano rimasti uccisi 33 soldati del reggimento "Bozen" appartenente alla Ordnungspolizei.
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