Storia della società contemporanea
Una parità ambigua
Valido per l’esame
Le origini delle discriminazioni di genere nel mondo classico
La civiltà greca e la nascita dello stereotipo della diversità naturale
Scrivere la storia delle donne nel mondo antico non è facile, perché si tratta di ricavare elementi da pagine fatte di silenzio. Un silenzio sulla condizione femminile, un silenzio sulle donne significative, un silenzio perché, come avviene in parte ancora oggi, la storia è scritta da uomini, parla di una società prevalentemente maschile ed è rivolta soprattutto a uomini. Alcuni stereotipi sono talmente radicati perché appartengono alle origini della nostra civiltà, a quel mondo classico che fonda la nostra memoria e che ancora tanto la condiziona. La nascita della discriminazione di genere è dunque antichissima, risale addirittura all'antica Grecia ed è dovuta alla nascita dell'idea della differenza sessuale, da subito fondata anche nei miti come differenza non soltanto naturale, ma accompagnata a caratteristiche sociali e culturali.
Il poeta Semonide mostra in modo chiarissimo la nascita dell'identità femminile come differente e inferiore a quella maschile. Semonide descrive varie categorie di donne, tutte in modo spregiativo: Quelle fatte di terra, sono minorate, non sanno distinguere il bene dal male, pensano solo a mangiare. Altre, quelle fatte dall'acqua, come il mare, hanno due nature: un giorno sono e rendono felici, il giorno dopo sono inavvicinabili [...]. Per non parlare delle donne che derivano da animali, di cui posseggono le caratteristiche: quella che viene dalla scrofa ingrassa rotolandosi nel letame; quella che deriva dalla volpe è infida, sa e controlla tutto, ma si adatta agli eventi. Diceva che chi stava con una donna, non aveva un giorno di pace.
Secondo i Greci, le donne avevano una mente diversa da quella maschile. In quanto non possedevano il logos. La sola ragione che potevano possedere era la metis, un'intelligenza per capire le cui caratteristiche è necessario ripensare al mito che racconta la storia di Metis, la prima moglie di Zeus [...]. Racconta Esiodo, infatti, che un giorno Zeus, aveva saputo che Metis era incinta, ricordò una profezia, secondo la quale ella gli avrebbe dato un figlio che lo avrebbe spodestato [...] per risolvere il problema, la ingurgitò. Per questo, egli possedeva non solo il logos, ma anche la metis. E per questo [...] nacque, armata di tutto punto, la piccola Atena. Un mito curioso [...] che aiuta a comprendere la particolarità della metis-intelligenza [...]. Un'intelligenza, va da sé, diversa dal grande logos, la ragione alta e luminosa, appannaggio e prerogativa degli uomini: un'intelligenza "bassa".
È la differenza, quindi, che crea l'inferiorità e la discriminazione, o meglio, la differenza nasce e fonda la discriminazione. La concezione della donna, che non sarebbe genitrice, viene ripresa anche dai filosofi e in particolare da Aristotele. Secondo Aristotele esistono due tipi di amore: l'eros e la philia. Esistono anche diversi tipi di philia: quella fra eguali, cioè l'amicizia, e quella fra diseguali, quella fra i coniugi, dove la donna è inferiore all'uomo.
Anche la descrizione da parte di Aristotele del fenomeno della procreazione raffigura una donna considerata materia, una materia passiva e fredda, che ha soltanto la funzione di accogliere il seme dell'uomo, il quale non solo genera la vita, ma la riscalda. Ecco che lo stesso filosofo greco ci tramanda uno stereotipo fortissimo, quello che contrappone le donne, materia, esseri passivi, agli uomini attivi. Ancora, il filosofo raffigura la donna come il buio e l'uomo come la luce; la donna come materia e l'uomo come spirito; la donna come mano sinistra, l'uomo destra.
Esiste però un altro filone di pensiero nel mondo greco, completamente diverso, rappresentato da Socrate e da Aspasia, che volevano una donna emancipata: un filone, quest'ultimo, sicuramente minoritario, ma non per questo meno significativo. Aspasia fu concubina di Pericle, essendo straniera, non poteva essere sposata e assunse un ruolo rilevante nella società dei filosofi: si narra che Socrate abbia appreso da Aspasia il cosiddetto “metodo socratico", essendo quest'ultima molto abile nell'arte oratoria. Nel Simposio, Socrate discute sulle "virtù" delle donne e ci propone una visione molto diversa da quella di Aristotele: a suo avviso non vi sarebbe una “differenza naturale” fra uomini e donne e l'inferiorità femminile sarebbe dovuta soltanto alla mancanza di educazione. Secondo il filosofo greco, dovrebbero essere i mariti a insegnare alle donne a divenire delle buone compagne.
Occorre ragionare sulle conseguenze sullo status giuridico della donna nel mondo greco. Colpisce la donna ateniese per la sua condizione di totale di inferiorità. Le donne si sposavano al compimento del dodicesimo anno e non venivano educate, essendo destinate soltanto a procreare con la conseguenza che le stesse madri venivano totalmente escluse dall'educazione dei figli. Le donne dovevano essere fedeli al marito, mentre quest'ultimo aveva in genere più donne: accanto alla moglie, infatti, l'uomo ateniese poteva avere una o più concubine, ma era un'altra categoria di donne che lo accompagnava abitualmente in pubblico, quella delle etere. Queste erano le sole donne greche a ricevere un'educazione, a occuparsi di politica, a dedicarsi al canto e al ballo.
L'inferiorità della donna ateniese è dovuta anche alla circostanza che essa era esclusa dal possesso di beni: le donne non ereditavano nulla se avevano un fratello maschio e, nel caso in cui non ci fossero stati eredi maschi, dovevano sposare il parente più stretto in linea maschile, per non far uscire il patrimonio dalla famiglia, per farlo ereditare ad altri parenti maschi. Diversa la condizione della donna spartana, dove la donna poteva possedere dei beni, ereditare e anche rifiutare il proprio marito. Questa condizione giunge a creare alcuni aspetti dell'identità femminile, validi ancora oggi nel mondo dove non è scomparsa la poligamia.
La civiltà romana: la donna angelo e madre esemplare
Se nella civiltà greca nascono gli stereotipi sulle discriminazioni di genere, è la società romana che esprime in modo saldo un'organizzazione sociale patriarcale, le cui caratteristiche ritroviamo ancora oggi. Il diritto romano infatti si caratterizza per uno “strapotere del capo del gruppo familiare, al quale le donne del gruppo erano sottoposte (così come gli erano sottoposti anche i figli maschi e gli schiavi) in forme che non garantivano neanche il diritto alla sopravvivenza”.
Le donne romane, quando non venivano esposte, erano destinate a matrimoni precocissimi e la loro unica funzione, sottolineata anche dai numerosi culti e cerimonie religiose, era quella riproduttiva. Le schiave erano considerate semplici oggetti e i figli “frutti”, cioè cose appartenenti alla famiglia, mentre le donne libere non avevano certo sorte migliore, essendo sottoposte ai poteri assoluti del pater familias prima e del marito poi.
Le donne erano soggette a limitazioni fortissime: il marito poteva ucciderle, nel caso avessero commesso adulterio, e poteva punirle in modo rigoroso per aver bevuto vino. Il divieto di bere vino per le donne era strettamente collegato alla loro funzione riproduttiva: si riteneva che il vino potesse provocare più facilmente un aborto e che una donna che avesse bevuto fosse più disposta a tradire il marito. In una società organizzata sulla sistematica sottomissione delle donne, però, traspare un diffuso malcontento e il conseguente tentativo di sottrarsi a tale condizione: ne sono testimonianza i numerosi processi per avvelenamento nei confronti di donne e il calo demografico, dovuto anche alla frequente pratica dell'aborto, con cui le donne controllavano la natalità.
Interessante l’emancipazione femminile durante il Principato e l'Impero, con l'istituto del matrimonio, del divorzio e della dote: cessò infatti il principio secondo il quale il marito diveniva proprietario dei beni della moglie e si affermò quello per cui, nel caso di divorzio, il marito e i suoi eredi erano tenuti a restituire alla donna i suoi beni; scomparve anche la “tutela” delle donne libere.
Il mondo antico ci consegna dunque un patrimonio in cui, nella civiltà greca, la donna assume un ruolo soltanto naturale e viene del tutto esclusa dall'educazione dei figli, essendo la funzione riproduttiva l'unico apporto femminile alla vita della polis, mentre in quella romana alla donna viene affidato un ruolo anche educativo, come moglie e madre, svolgendo un compito fondamentale: quello di forgiare figli maschi come “cittadini”. La civiltà romana ci mostra inoltre come il cammino dell'emancipazione non sia inarrestabile: i diritti conquistati nel periodo dell'Impero, nel momento di maggiore fioritura della civiltà, durante la crisi vengono meno e le donne sono sospinte in un recinto solo “femminile” e subalterno. Per tutte le donne, greche e romane, comune è una sorta di “non esistenza”: in una storia scritta da uomini, esse hanno pochissimo spazio, spesso il loro nome non poteva essere pronunciato e il loro silenzio giunge fino ai giorni nostri.
La lotta per il suffragio e la nascita delle rivendicazioni femminili
Cenni sulla mancata conquista del voto femminile in Italia
Un momento particolarmente importante per la nascita in Italia di un pensiero sulla presenza delle donne fuori dalle mura domestiche è stato quello della lotta (purtroppo persa) per il suffragio femminile, una lotta nella quale le donne italiane si univano a un movimento più ampio, che in tutta Europa sosteneva la rivendicazione femminile per il più importante dei diritti delle persone, quello al voto.
Nonostante il punto di vista giuridico, di ovvia esclusione, tante donne italiane non rinunciarono a lottare per la conquista del voto. E persero. Fu durante i primi del Novecento, quando, in occasione del suffragio universale, il diritto di voto fu garantito soltanto agli uomini, mentre le donne furono poste sullo stesso piano "dei minori, dei delinquenti e degli incapaci"; si tratta di una lotta fatta da un movimento composto di anime diverse, di donne dalle differenti personalità.
In generale, molti furono gli interventi favorevoli alla concessione del voto; interventi in cui si metteva in luce come tale diritto spettasse alla donna per "ragioni morali, economiche, intellettuali alle forme nuove dell'economia sociale, a tutte le battaglie della religiose, civili. L'idea che alcune materie o alcuni settori siano più adatti alle donne e che il voto femminile (e, quindi, la partecipazione delle donne alla politica) sarebbe importante per occuparsi di alcuni temi "femminili": la famiglia, l'infanzia, l'istruzione. Il suffragio era visto come un pericolo per l'identità femminile e la famiglia.
Il monopolio dell’uomo: Anna Kuliscioff e la nascita di un pensiero italiano di genere
Il dibattito sull'emancipazione della donna sorto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, sembra avere posto le basi per la costruzione della “piattaforma dei diritti costituzionali femminili”. Emblematico pare, in questo senso, l'impegno di Anna Kuliscioff. Ciò che stupisce è che, già all'epoca, Kuliscioff avesse ben colto l'impatto della predominanza culturale maschile sulla vita e sui diritti delle donne. L'analisi di Kuliscioff non si limitava, tuttavia, a una mera presa di coscienza della condizione di sottomissione della donna (sottomessa due volte, a casa e nel lavoro), ma individuava, in ottica propositiva, i volani dell'emancipazione femminile: il lavoro e l'indipendenza economica e familiare.
Il lavoro, fondamento della dignità e motore dell'eguaglianza sociale, rappresentava per Kuliscioff il presupposto imprescindibile per l'emancipazione della donna dal monopolio culturale maschile. Allo stesso tempo, la promozione di politiche sociali e del lavoro non poteva che essere lo strumento fondamentale per rendere la donna non più solo "madre", ma realmente cittadina con parità e pienezza di diritti, che possa anche esercitare completamente le forze e le attitudini sue in qualsiasi direzione". Ma l'indipendenza economica attraverso il lavoro non poteva essere sufficiente e Kuliscioff evidenziava l'importanza dell’istruzione, un tema centrale nella storia dell'emancipazione femminile. Istruzione e indipendenza economica avrebbero consentito un’evoluzione sociale verso un rapporto paritario fra donne e uomini, donne istruite e lavoratrici, inoltre, avrebbero garantito un senza più qualificata anche all'interno della famiglia.
I temi del lavoro, dell'eguaglianza, della maternità, così fortemente presenti negli scritti di Anna Kuliscioff, sono divenute poi oggetto dell'impegno delle Costituenti. Fu sempre Anna Kuliscioff a essere una delle protagoniste della prima legge che riconosceva nel campo del lavoro i primi diritti alle donne e ai bambini: si tratta della cosiddetta legge Carcano del 1902. Questa legge, come è stato giustamente affermato, “è al tempo stesso un fallimento e una storica conquista”: per la prima volta le donne vedono riconosciuti i loro diritti, ma con l'accostamento ai fanciulli vengono da subito etichettate come soggetto debole e meritevole di una tutela speciale.
La proposta socialista riguardava "i minorenni e le donne", con un ambito molto vasto di applicazione; 14 un limite di ammissione all'età lavorativa (15 e 20 anni per i lavori pericolosi) e il divieto per le donne di ogni età del lavoro notturno, pericoloso, insalubre, sotterraneo. Nella stessa proposta si inseriva il tema dell'istruzione che si cercava di garantire almeno fino ai 15 anni. Centrale la tutela della maternità: si prevedeva il congedo obbligatorio e la Cassa della Maternità, che garantisse il 75% del salario. La legge Carcano rifiuta l'idea di consentire un'effettiva possibilità di lavoro e di adeguata tutela per le madri lavoratrici. La Conferenza generale dell'organizzazione internazionale del lavoro, indetta a Washington nel 1919, condusse all'approvazione di una Convenzione che stabiliva i principi della protezione della donna operaia nelle fasi della gestazione, del parto, del puerperio e dell'allattamento. Era stabilito il diritto delle operaie di interrompere il lavoro sei settimane prima del parto e riprenderlo sei settimane dopo, usufruendo di un'indennità. Era inoltre garantito il diritto a cure ostetriche e mediche gratuite nonché alla sospensione del lavoro per allattare il neonato.
Le difficoltà di un movimento progressista delle e per le donne: rileggendo il Manifesto
Colpisce la difficoltà di avanzamento delle rivendicazioni dei diritti delle donne anche da parte di movimenti che facevano della “rivoluzione” e dell'emancipazione la ragione della propria esistenza. La rivoluzione borghese aveva infatti creato un modello sociale di rigida divisione dei ruoli, almeno per la borghesia: da un lato gli uomini si occupavano del lavoro e della cosa pubblica, dall'altro alle donne era affidata interamente la sfera privata. Sorprende la difficoltà, sia per conquistare il diritto di voto, sia anche per realizzare le prime leggi a tutela delle donne.
J.S. Mill, La servitù delle donne: la bibbia del movimento suffragista, una voce inascoltata
Il famoso filosofo John Stuart Mill affronta l'analisi di un problema finora ritenuto inesistente: quello della posizione delle donne nella società. Il volumetto intende spiegare quello che ancora oggi è il dilemma quando affrontiamo il problema della parità fra uomo e donna, cioè che "le leggi che attualmente regolamentano il rapporto fra i due sessi, sottomettendone uno all'altro, non solo sono sbagliate oggigiorno costituiscono uno dei principali ostacoli dell'umanità e della società civile”. Il Principale motivo, a suo avviso, della subordinazione femminile è dovuto all'educazione e alla cultura. Le donne imparano a essere sottomesse al padre, poi sono sottomesse ai mariti e arrivano a interiorizzare la sottomissione, così da ritenerla l'unico comportamento adeguato. Questa inferiorità femminile non è un aspetto naturale, ma culturale. Mill è convinto che la rivoluzione liberale, per essere davvero tale, debba includere anche le donne, garantendo loro un'adeguata istruzione e permettendo alle stesse di seguire le proprie vere me nazioni, consentendo loro di scegliere.
La costituzione al femminile: donne e assemblea costituente
Dal voto all’Assemblea Costituente
Nonostante le battaglie per il suffragio femminile siano iniziat...
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