G. Chiosso - Il novecento pedagogico.
Cap 1 - MODERNITA’, SCIENZA E PEDAGOGIA TRA OTTOCENTO E NOVECENTO.
1. L’affermarsi della civiltà moderna.
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, in europa, vi fu un processo di
cambiamento e di modernizzazione che scalzò il pensiero romantico e spiritualista per
far posto al pensiero positivista di progresso in funzione della razionalità scientifica.
Già i termini positivismo,scienza positiva, positivista circolarono in seguito alla
pubblicazione del filosofo sociologo Auguste Comte: COURS DE PHILOSOPHIE
POSITIVE. Questo studioso affermava che lo stadio positivo dell’umanità era
strettamente legato all’empirismo ed alla verifica scientifica. Da questo momento
storico si parlerà di cultura e civiltà moderna.
La modernità fondata sul progresso, sulla civiltà industriale, sulla visione laica della
vita, sul valore della scienza si contrapponeva alla consuetudine ed al rispetto delle
tradizioni, elementi ritrovabili nella fede religiosa e nei ritmi di vita della società rurale.
La convinzione di aver trovato la chiave che poteva aprire le porte della conoscenza
portò l’ottimismo ad essere un carattere proprio della civiltà moderna.
Comte formulò la legge dei tre stadi secondo la quale l’umanità come per la psiche
umana passa per tre stadi: teologico, metafisico e positivo. Mentre nel teologico la
spiegazione degli eventi umani, naturali e sociali era legata all’intervento di agenti
soprannaturali, nello stadio metafisico legato a forze astratte, nello stadio positivo
l’uomo smette di chiedersi il perché dell’evento concentrandosi sul suo effetto
scoprendo le leggi che lo regolano e che nella ripetizione si somigliano.
L’applicazione del metodo razionale e dell’analisi dell’evento (“Fatto”) fu esteso ai
fenomeni naturali e sociali.
Modernità e scienza divennero categorie intrecciate tra loro in modo simbiotico in
quanto la scienza doveva trovare il modo per superare le difficoltà oggettive per
permettere il progresso della modernità e quest’ultima doveva promuovere una
sempre più ampia applicazione della razionalità scientifica.
La modernità portò in Europa un miglioramento nelle condizioni di vita aumentando,
grazie allo sviluppo industriale, benessere, qualità e quantità di beni alimentari e di
prima necessità.
La medicina e l’igiene progredirono in forme positive di miglioramento come anche la
scuola, inizialmente prerogativa dei ceti benestanti, aperta anche a classi sociali di
minor peso sociale.
Mondo cattolico e marxismo erano in posizioni di opposizione rispetto alla modernità
per motivi diversi colpevolizzandola di essere incapace di risolvere problemi di
ingiustizia sociale ed essere espressione dell’interesse economico dei capitalisti.
2. L’educazione come “Fatto naturale”.
La cultura della modernità pose le basi per una ristrutturazione dell’educazione.
Romanzieri e narratori (come il De Amicis o il Verga per quel che riguarda l’Italia) si
fecero testimoni nelle loro opere di questo processo ponendo l’attenzione sulle
vicende delle persone (alunni, maestri, precettori) rivolgendo l’attenzione
sull’importanza dell’educazione. 1
Educazione quindi non solo legata alle tendenze spiritualistiche che tenevano il campo
fino ad allora ma in funzione di una applicazione razionale delle leggi sul piano
biologico, psicologico, sociologico ed etico.
Queste scienze dovevano fornire alla pedagogia i dati su cui costruirsi e poter quindi
parlare di scienze dell’educazione.
Quindi la pedagogia doveva accettare di considerare l’uomo non come poteva o
doveva essere ma in base ad un insieme di elementi scientifici in relazione ad analisi
biologiche e sociali.
La modernizzazione pensava la pedagogia fondata sull’educazione come “fatto
naturale” ed in base all’evoluzione degli stessi “fatti naturali” a livello umano e
sociale.
Due autori si fecero protagonisti di quest’epoca: Charles Darwin con la teoria
dell’evoluzione della specie o evoluzionismo ed Herbert Spencer che estese
l’impostazione evolutiva agli aspetti della vita naturale, biologica, psicologica, sociale,
politica ed educativa.
Con Darwin l’idea della vita nella storia dell’uomo passò da essere immutabile e
preesistente ad essere risultato di una serie di eventi naturali inserendolo all’interno
della natura non più come protagonista ma come un semplice tassello.
Ne risulta che l’uomo è indagabile tanto quanto lo è la natura e non solo nei suoi
aspetti biologici, fisici e psichici ma anche in tutte le sue manifestazioni, da quelle
politiche a quelle religiose, a quelle economiche ecc.
Spencer diede consistenza filosofica alla teoria dell’evoluzionismo.
Secondo Spencer l’evoluzione si svolge attraverso forme meno coerenti a forme più
coerenti.
Il cammino dell’evoluzione è sostenuto da un modo di differenziazione ed uno di
conservazione e riutilizzazione di esperienze.
L’intelligenza umana si presenterebbe come un dato ereditario consolidato da un
progressivo accumulo di esperienze.
Ritrova quindi lo scopo dell’educazione nel perfezionare razionalmente i risultati e le
esperienze raggiunte dalla specie umana.
Il filosofo inglese, sulla base della sua formazione naturalistico-evoluzionistica poneva
anche come importante l’educazione fisica in quanto l’uomo, principalmente essere
organico sensibile, per avere successo nel mondo doveva essere un animale. Quindi
educazione fisica accompagnata ad educazione intellettuale nel senso di educazione
al metodo scientifico.
In merito al metodo di educare, Spencer sottolineava la necessità che i processi
formativi si centrassero sulle esperienze personali dell’educando e che quindi anche
l’educazione morale non fosse frutto di norme comportamentali e di teorie fornite da
autorità esterne (religione, politica, scuola) bensì portata dalla constatazione che
quanto più l’agire umano fosse stato in funzione delle regole naturali e delle
consuetudini sociali, tanto meno si sarebbero incontrate difficoltà.
Quindi sperimentazione degli errori nei quali ritrovare la punizione anziché punizione
per non incorrere in errori.
3. Fisionomia e valori della società borghese.
L’analisi sociale secondo Comte, Spencer. 2
Secondo Comte la società è un risultato del percorso storico e si sviluppa in base alla
legge dei tre stadi. Quindi è necessaria una idea-forza sopraindividuale che guida i
processi di modernizzazione.
Comte poneva la necessità di guida per evitare sbandamenti od incertezze.
Spencer invece analizzando la società affermava che i cambiamenti sociali sono parte
di un processo di evoluzione. Quindi la collaborazione di individui in grado di mediare i
propri interessi dava modo di esprimere la capacità dell’uomo di autodeterminarsi.
In Spencer prevaleva la convinzione che l’organismo sociale come quello fisiologico
aveva la capacità di svilupparsi in modo ordinato.
Entrambe le teorie avevano comunque un problema comune: abbattendo le vecchie
idee e dissolvendo l’antico ordine che dava stabilità, il processo di modernizzazione
non riusciva a creare una stabilità altrettanto solida.
Alexis De Tocqueville analizzando lo sviluppo della società americana affermava che
una volta scomparso il prestigio delle vecchie cose non c’è nulla che distingua gli
uomini se non la quantità di denaro.
Marx ed Engels analizzando lo sviluppo della società inglese mise in discussione la
società borghese in quanto proveniente da modelli feudali e quindi incapace di
eliminare gli antagonismi tra le classi. Secondo questa linea di opposizione la
borghesia ha solo creato nuovi livelli e nuove condizioni di oppressione rischiando di
far emergere due campi nemici contrapposti: borghesia e proletariato.
Tra il settecento e l’ottocento, sulla scena della vita sociale, vi furono tre grandi
protagonisti.
Il primo fu il borghese, l’uomo d’affari, imprenditore, di grande forza economica.
Questa figura portò all’affermazione di nuovi valori e norme di vita come l’etica
individualista temperata dalle convenienze sociali e l’identificazione degli interessi
personali con quelli pubblici, il valore dell’istruzione, il senso di affermazione
personale.
Il secondo fu il grande dinamismo sociale che caratterizzò questo periodo con
l’interposizione tra alta borghesia e classe operaia di molte figure di media e piccola
borghesia (insegnanti, proprietari di negozi, liberi professionisti) che avevano tra loro e
con l’alta borghesia le caratteristiche comuni di non fare lavori manuali ed un livello di
istruzione secondario o superiore.
Il terzo scenario della società borghese fu la civiltà industriale ed urbana.
La città svolse un ruolo centrale nello sviluppo borghese e fu caratterizzata da un
aumento importante di affluenza umana e divenne il luogo dove si svilupparono più
nettamente gli antichi valori e dove quindi il processo di modernizzazione ebbe più
marcatamente successo.
4. Durkheim: l’educazione come socializzazione.
Uno dei primi campi dove si misurarono le nuove teorie educative naturalistico-
evolutive fu quello di trovare un modello pedagogico che potesse confrontarsi con i
nuovi valori che la società borghese stava delineando e con le nuove richieste a livello
economico-industriale.
Emile Durkheim, francese, riuscì a fare un passo in più rispetto a Spencer, indagando,
con lo stesso rigore che l’inglese investiva sulle teorie evoluzionistiche, sui modi di
pensare ed agire collettivi, sul funzionamento delle istituzioni, applicando la legge
evoluzionistica all’analisi sociale. Durkheim è considerato un promotore della scienza
sociologica moderna. 3
Anche Durkheim nega che l’educazione sia un risultato esterno all’esperienza
dell’uomo, ma nega anche che sia solo un fatto evoluzionistico.
Secondo il francese l’educazione è un “fatto sociale” e varia in funzione delle
condizioni storiche e della classe sociale da un lato, mentre dall’altro poggia su modelli
di comportamento, norme e sentimenti largamente condivisi in una determinata
epoca.
Secondo Durkheim l’individuo è “composto” da due esseri: l’essere individuale ed un
sistema di idee che esprime il gruppo o i gruppi a cui facciamo parte. L’obiettivo
dell’intervento educativo è dunque quello di innalzare l’individuo al di sopra di se
stesso e sistemarlo nel ruolo a lui più adatto in modo da mantenere l’ordine,
caratteristica di una società che funziona.
Azioni in funzione di regole—regole assicurano stabilità—stabilità necessaria perché
senza non c’è progresso;
Le regole assicurano quindi un ordine e la formazione di buone abitudini e la disciplina
assicura la maturazione dell’attaccamento ai gruppi sociali (lealtà) e l’autonomia nella
volontà.
La scuola riveste quindi un ruolo importante per questo processo educativo perché da
un lato esprime i bisogni sociali e dall’altro è luogo privilegiato per la formazione
dell’individuo con conseguente integrazione nella struttura sociale.
Le regole sociali non puntano ad emancipare l’individuo quanto a modellarne la
personalità e quindi Durkheim è più orientato sulla teoria di Comte rispetto ad idee
sopraindividuali che guidano la modernizzazione sociale rispetto alla teoria di Spencer
che ne permette l’autodeterminazione.
Il francese da importanza cruciale nella figura dello Stato in quanto garante del
rispetto e della protezione dei principi fondativi che la società liberale esprimeva:
rispetto della ragione, della scienza e del suo valore progressista, delle idee e dei
sentimenti nazionali.
5. La scuola nella società borghese.
La rivoluzione scolastica nell’ottocento si fonda essenzialmente sulla base dei bisogni
borghesi e sulle necessità derivate dalla modernizzazione.
Mentre nel 1600 e 1700 lo stato si poneva in una posizione esterna alla gestione ed
all’aspetto sociale della scuola (se pur vista con interesse) nel 1800 si verificò una
mutazione importante.
La scuola, nel diciassettesimo-diciottesimo secolo, veniva intesa come affare privato o
delle comunità locali e chi la frequentava lo faceva a proprie spese (scuola privata).
Lo stato interveniva solamente nelle scuole a carattere militare.
Vi era una sola scuola per eccellenza, il collegio, che preparava i frequentanti più
benestanti all’università oppure all’esercizio di professioni minori mentre tutte le altre
forme scolastiche erano scollegate dal collegio. (Collegio=studi linguistici; Scuole di
carità=lingua volgare, limitata alla capacità di leggere ed all’insegnamento del
catechismo).
A partire dall’ottocento gli stati agirono sempre più direttamente nelle riforme fino ad
arrivare all’obbligo di istruzione. Da scuola privata si passò sempre più generalmente a
scuola statale con un cambiamento della fisionomia stessa dell’istituto scolastico
elementare, finalizzandosi alla preparazione sia di chi intendeva continuare gli studi,
sia di chi intendeva frequentare per pochi anni. L’obbligo di istruzione era orientato
secondo i criteri e le caratteristiche della modernizzazione. 4
Le ragioni per cui vi fu questa generalizzazione della scuola ed il rilevante incremento
della scuola secondaria furono molteplici ed essenzialmente giustificate nel periodo
positivistico: il forte dinamismo della civiltà moderna, l’estendersi dei mercati de della
cultura scritta, la modernizzazione degli stili di vita che in genere si ispirarono alle
consuetudini borghesi, maggior peso politico della borghesia, necessità di trasmissione
ed interiorizzazione dei valori che la borghesia esprimeva.
L’interesse della borghesia si volse soprattutto verso la scuola secondaria, l’ambiente
preparatorio per la classe dirigente.
Si introdussero nelle scuole nuove discipline collegate ai cambiamenti culturali:
ginnastica ed igiene.
6. Pedagogia e Psicologia sperimentale: l’esperienza tedesca.
Il nuovo modello di pedagogia ebbe influenze importanti dallo studio della psicologia
sperimentale che si identificano, come punto di avvio, nell’esperienza tedesca.
Il laboratorio di psicologia sperimentale di Wilhelm Wundt, fondato nel 1879 a Lipsia,
coltivò interessi che concorsero in modo importante alla creazione della psicologia
scientifica ed allo studio del funzionamento di alcuni aspetti della psiche umana.
Fechner-Weber=legge matematica stimoli –sensazioni.
Helmholtz=organi sensoriali non solo registratori ma anche elaboratori che codificano,
interpretano, ordinano elaborano, valutano.
Gli studi di Wundt furono centrati sullo studio dei dati delle esperienze e dei processi
mentali attraverso cui vengono fatti propri.
La scoperta del funzionamento della psiche umana diventa importante per
l’educazione, assieme all’etica come base per la condotta umana.
Herbart=l’educazione doveva avere due saperi: psicologia ed etica. La prima per
identificare quali processi mentali e come si verifica l’apprendimento, la seconda dava
le norme di condotta morale e di comportamento nella società.
7. Il movimento per lo studio del bambino: Granville Stanley Hall
Granville Stanley Hall, uno psicologo americano, studiò nel laboratorio tedesco di
Wundt dove ebbe la possibilità di apprendere i concetti di psicologia sperimentale. In
America fondò un laboratorio analogo a Baltimora con la differenza però che i suoi
interessi si orientarono sullo studio della psicologia del bambino. Introdusse quindi
concetti tanto semplici quanto innovativi che ebbero ripercussioni in tutto il mondo:
l’educazione avrebbe avuto tanta efficacia quanto si fosse meglio conosciuto il
funzionamento della psiche infantile.
I suoi metodi furono per quel tempo d’avanguardia, usando questionari, temi specifici,
ricordi di adulti, esperienze di bambini (osservazione incrociata).
Se pur possibile criticare i metodi ed alcune sue teorie come la teoria della
ricapitolazione (nel corso dello sviluppo l’individuo ripercorre l’esperienza
dell’evoluzione umana), il più grande apporto dello psicologo americano fu quello di
aver aperto nuove vie per la conoscenza della mente infantile e di aver riportato in
campo l’insegnamento di Rosseau secondo il quale l’educatore deve partire dalla
conoscenza del fanciullo.
Grazie a Granville Stanley Hall si istituì una nuova pedagogia ispirata al principio
evoluzionistico: da un lato le ricerche sperimentali sulla psicologia dell’età evolutiva
fornivano le basi per l’educazione, dall’altro, sulla base di criteri scientifici verificabili,
5
l’educazione così introdotta formava l’individuo secondo leggi evolutive naturali, senza
quindi forzare la natura stessa dell’uomo.
8. La scala Metrica dell’intelligenza di Binet e Simon.
Un altro psicologo americano di nome James MC Kenn Cattel introdusse l’uso di una
tecnica entrata poi in uso corrente e cioè i test mentali. Inizialmente il suo scopo era
quello di determinare quali dati si raccoglievano, in merito a vari aspetti della vita
psico-fisica dell’uomo, che potessero essere standardizzati. Ma mentre nei fenomeni
fisici e chimici la cosa era possibile, così non fu per gli aspetti psichici; si rese
necessario somministrare i test mentali ad un vasto numero di elementi ricavando
quindi un orientamento statistico di risultati. Sulla base dei risultati ottenuti si
potevano formulare ipotesi relative a
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