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Fenomenologia dello spirito

Caratteri generali

Storia dell’opera:

La Fenomenologia dello spirito è la prima opera di Hegel riguardo lo studio

della dottrina della scienza. Vedremo come nello sviluppo delle opere

successive alla Fenomenologia, Hegel varierà alcuni concetti espressi

all’interno della prima opera, ma non ripudierà mai questo scritto.

L’opera ha inizio nel 1807 a Jena, dopo che Hegel ha già tenuto diverse lezioni

riguardo questi argomenti… Nel mentre che scrive l’opera bisogna ricordarsi

che Hegel è un filosofo accademico e quindi non tralascerà di sparlare dei suoi

colleghi (avversari) e di fomentare o ammaliare il lettore per conquistarlo.

L’opera viene finita nella notte prima della Battaglia di Jena, Hegel ebbe diversi

problemi con l’editore. Infatti le sue correzioni continuarono anche quando

l’opera era già in corso di stampa. Il primo titolo dato fu: “Scienza

dell’esperienza della coscienza”, fu cambiato per scelta concettuale dell’autore.

Il primo titolo infatti poneva come protagonista la coscienza che da finita

arrivava all’assoluto diventando spirito. Il titolo attuale, invece, vede già lo

spirito come protagonista e il percorso svolto dalla coscienza è in realtà solo lo

spirito che si rende consapevole. Non viene utilizzato alcuno schema che crea il

percorso della coscienza, ma il sapere assoluto essendoci già dalla prima figura

consiste in un’attività di “astuzia”. Esso si accorge di ciò che la coscienza non si

accorge ancora. Anche l’indice fu modificato, rendendo possibile la tipica

doppia lettura. Prima infatti era diviso solo nelle 8 figure principali. Solo dopo

furono aggiunti i momenti, dove le figure ricevono la loro caratterizzazione

fondamentale. A Coscienza B Autocoscienza. C AA Ragione BB Spirito CC

Religione DD Sapere assoluto. Questa doppia forma, momenti e figure, sono

complementari, dato che il cammino non è una lineare progressione verso la

scienza né una distruzione delle parventi forme di sapere, ma le accoglie

entrambi.

La Fenomenologia viene intesa da Hegel come Kant la espone nella lettera a

Lambert, ovvero come compito di introdurre alla Metafisica. Quindi è una

disciplina propedeutica, liberando il campo della pura ragione da ogni impaccio

con la facoltà inferiore della sensibilità. La Fenomenologia deve avere un

carattere negativo, che la caratterizza come scienza perché così libera il

sistema della ragion pura, ovvero la logica speculativa.

Il dizionario hegeliano, ovvero i suoi termini caratteristici, vengono infatti

sviluppati nel 1806 nella “Filosofia dello spirito”.

Introduzione al sistema filosofico:

Nell’opera ci sono alcuni concetti che ricorrono in modo abituale e per non

avere alcun dubbio sul significato che Hegel decide di dargli creiamo un mini

dizionario riguardo i concetti chiavi e le parole più comuni ed espressive.

- Storia: il concetto di storia all’interno della Fenomenologia è

fondamentale per la comprensione dell’opera. La storia è il luogo dove lo

spirito e la coscienza si muovono. La storia non discrimina, ma

comprende tutte gli eventi successi e li riassume. Per Hegel quindi lo

storicismo è ciò che ci dà la verità riguardo l’uomo e definisce il

mutamento dell’economia, religione, politica, filosofia…

- Vero: per Hegel il vero è l’intero. In questo senso si assume il concetto di

assoluto per Hegel. Non esiste nulla che stia al di fuori dell’intero e quindi

del vero. Cos’è quindi il falso? Ciò che viene analizzato come parziale.

All’interno dell’assoluto, infatti, vero e falso non sono contrari, ma come

vedremo appartengono entrambi all’intero. C’è una differenza tra verità e

certezza. 1. Si basa su leggi (o dogmi) 2. Sicurezza di conoscenza. Ciò

che ricerca Hegel è il vero e non la certezza, che è un tratto soggettivo

che è solo una parte della verità.

- Spirito (Geist): popolo collettivo. Lo spirito di un popolo riguarda tutti i

loro usi e costumi che si sviluppano nella storia. Perché introduce un

termine nuovo? Inizialmente usato per descrivere la sintesi, all’interno

dell’opera si tramuta nel concetto spiegato prima. L’utilizzo del nuovo

termine è dato dal distaccamento che Hegel adotta dagli Idealisti

precedenti, utilizzando quindi un termine sul quale non si era mai

filosofato. Spirito racchiude bene il concetto Hegeliano perché sintesi che

avviene nel terreno della storia, come concezione collettiva.

- Terna Essere, non essere, divenire: questa terna verrà definita in diversi

modi all’interno dell’opera, seppur con significati leggermente diversi. Per

quanto riguarda questa specifica, il divenire è ciò che lega i 2 termini

“opposti” andando a creare l’intero.

- Erscheinung: manifestarsi di una figura che inizialmente non è ancora

pienamente determinata come verità. Ogni figura, nel momento in cui si

presenta, pretende di essere vera, ma allo stesso tempo chiede di

essere giustificata nella sua verità. In questo senso, ciò che appare non è

semplicemente un’illusione da smascherare, ma un momento

necessario del percorso del vero. La ricerca di Hegel è rivolta

all’assoluto, inteso come ciò che non è relativo ad altro, ma che è in

relazione solo con sé stesso. Proprio per questo l’atto del conoscere non

può porsi al di fuori dell’assoluto: se il conoscere fosse uno strumento

esterno, l’assoluto dovrebbe passare attraverso di esso e diventerebbe

relativo. Esempio: se il conoscere fosse come un mezzo attraversato dal

raggio di luce della verità, non basterebbe sottrarre dal risultato le leggi

di rifrazione per cogliere la cosa in purezza. L’assoluto deve invece

essere presso di noi, nel senso che al suo interno è già presente la

relazione che rende possibile ogni rapporto con altro. Non è quindi

possibile “giocare d’astuzia” (ad esempio tramite lo schematismo) per

raggiungere l’assoluto.

- Coscienza: non è né l’anima in senso razionalistico né l’io kantiano.

Questo non significa però che Hegel parta da una definizione di coscienza

data una volta per tutte. Se così fosse, la coscienza sarebbe determinata

prima ancora che la scienza abbia iniziato a svilupparsi. Per Hegel, la

coscienza deve essere conosciuta presso sé stessa, cioè nel suo stesso

movimento. Questo può sembrare una radicalizzazione del soggettivo,

ma non si tratta di soggettivismo: non si parte da un soggetto

psicologico, bensì dal rapporto cosciente. La coscienza “impara”

attraverso la negazione e attraverso ciò che le si presenta come diverso

distinguere per

da sé. Questo dinamismo può essere definito come

rapportare: la coscienza distingue qualcosa da sé, ma nel farlo instaura

una relazione con l’altro. Cercando il vero nell’oggetto come indipendente

da lei, la coscienza si trova però impigliata nella disuguaglianza tra il

proprio sapere (che è relazione) e la verità, che sembra stare fuori di sé.

Hegel riporta quindi l’intero processo all’interno dell’operare della

coscienza, rifiutando ogni intervento esterno (come mostra anche il

riferimento all’argomento del terzo uomo). Il superamento della

coscienza può avvenire solo per mezzo della coscienza stessa.

- Esperienza: l’avvicinarsi di un oggetto nel campo della coscienza. Essa è

quindi connaturata alla coscienza. Solo attraverso l’altro la coscienza

fa esperienza della non-verità di sé stessa. In questa relazione, la non-

verità prende il posto della verità precedente, ma non la elimina

semplicemente: il nuovo nasce sempre dal precedente. In un primo

momento l’oggetto è inteso in sé; successivamente appare per sé,

mostrando un rovesciamento della cosa stessa. In questo passaggio vi è

un momento di cecità, in cui la coscienza non riconosce che il movimento

è partito da sé e considera il per-sé come qualcosa di totalmente nuovo.

La coscienza non impara mai da una non-verità autonoma, ma sempre da

un processo che ha origine in sé stessa. Il risultato è l’unione dei due

punti di vista: quello della cosa (l’in-sé) e quello del sapere (il per-sé).

- “Per noi”: Il “noi” è il soggetto che può assumere l’esperienza della

coscienza nella sua integralità, proprio perché non utilizza schemi

presupposti, ma osserva il suo auto movimento. Il compito del “noi” è

diverso da quello della coscienza: dobbiamo resistere alla tentazione di

imporre una scienza già posseduta e accettare di abbandonarci alle

cose stesse. Questo non implica passività: richiede piuttosto una forza

nel trattenersi dall’intervenire, lasciando che il contenuto si sviluppi da

per la coscienza;

sé. Ciò che vediamo è sempre il contenuto tuttavia, ciò

su cui dobbiamo soffermarci non è il contenuto isolato, ma il movimento

e il divenire della coscienza.

- Principio iniziale del movimento: La coscienza non può rimanere ferma

nella propria certezza parziale perché tende sempre a definirsi e a

domandare (Fragen):

definire l’altro. Il principio del movimento è il il

chiedere “che cos’è?” o “che cosa sono?”. Questa domanda sembra

provenire dall’esterno e scuotere la coscienza dalle sue certezze, ma in

realtà non è esterna all’assoluto. Il domandare esiste perché il sapere

assoluto è già operante fin dalla prima figura, anche se non è ancora

posseduto dalla coscienza. Per questo Hegel parla di astuzia dello

spirito: il movimento che scuote la coscienza è prodotto da sé stessa. Il

domandare coincide con la negazione determinata, con lo scetticismo.

La risposta alla domanda è sempre positiva, poiché dell’indeterminato

non è possibile dire né conoscere nulla. determinatio negatio

- Determinazione: Come afferma Baruch Spinoza,

est: determinare significa porre un limite, definire qualcosa in rapporto a

ciò che non è. In Hegel, la negazione non è distruttiva, ma produttiva: è il

motore del movimento della coscienza. Non è il negativo in funzione del

mondo che diviene, ma al contrario.

- Nottola di Minerva: la filosofia non è in grado di predire ciò che avverrà in

futuro. Lo studio della filosofia è invece uno studio che avviene dopo che

tutto il necessario è stato sviluppato e prodotto. La filosofia ha quindi il

compito di spiegare ed analizzare l’avvenuto.

- Intelletto vs Ragione: 1. Intelletto: Facoltà umana che riguarda le

sensazioni e percezioni di un soggetto; 2. Ragione: Conoscenza

oggettiva, universale. In Hegel vedremo il grande utilizzo della razionalità

come termine identitario della realtà.

- Mediazione: gli elementi che si rapportano fra loro non sono un’unica e

medesima cosa, bensì costituiscono l’uno per l’altro qualcosa di altro e

sono un’unità solamente in un terzo.

Indice

Divisione dell’opera:

Hegel decide di dividere l’opera in due principali campi schematici (in questa si

Spinoza

ispira a quando definisce gli attributi delle sostanze):

1. Figure (Gestalt): attimo centrale dove forza antagoniste si unificano per

dare origine all’unità singolarizzata. Le figure possono essere figure che

definiscono (in sé), ovvero la coscienza che tenta di definire la verità

dell’oggetto, e figure che demoliscono (per sé in sé), autoesame

della coscienza che distrugge la precedente definizione. Quest’ultima non

crea il nulla, ma il rovesciamento che sviluppa è sempre positivo

2. Momenti: modo in cui la coscienza configura il suo sapere nell’oggetto.

Preso singolarmente equivale alla vita dell’intero spirito, finché non viene

superato. Il momento però non rinuncia mai alla determinatezza propria.

Le figure sono quindi la determinatezza singolarizzata dei momenti. Nel

percorso del sapere universale esse tendono a scomparire, ma lasciando

sempre una loro scia.

Suddivisione:

La dialettica prenderà sempre la forma triadica: Soggetto OggettoAssoluto,

TesiNegazioneNegazione della negazione

A. Coscienza: 1. Certezza sensibile: questo (Erscheinung), oggetto dato

dalla sensibilità immediata 2. Percezione: illusione (Ding), proprietà

molteplici dell’oggetto 3. Intelletto: incapace di dimostrare sostanza in

sé, soggetto torna su sé stesso. Nel passaggio da questo alla cosa come

oggetto indipendente, la coscienza non riesce a definire l’oggetto in sé

(Problema della sostanza)

B. Autocoscienza: 4. Verità della certezza di sé: io cerca di definirsi nella

lotta con altre autocoscienze. Tutte le autocoscienze lottano perché non

esiste la verità parziale: solo una esiste rispetto alle altre.

C. Ragione: 5. Ragione pensa di poter spiegare il mondo e conoscerlo

(Periodo Rinascimentale). In realtà essa è solamente una ragione

soggettiva che si autoproclama universale.

D. Spirito: 6. rivelazione del protagonista della storia, ragione che si

concepisce oggettiva dall’universale. Essendo l’universale, lo spirito deve

solo conoscere sé stesso, non più le facoltà della coscienza. Spirito ha

superato le concezioni di Mondo, Sé, Altri e Natura.

E. Religione: 7. A. Naturale B. Artistica C. Rivelata

F. Sapere assoluto: 8. Totalità del vero della storia, visione soggettivo-

oggettiva Prefazione

La prefazione viene utilizzata come riassunto-spiegazione dell’opera generale.

Per semplificarne il contenuto, si divide in 10 macro-concetti :

1. Concezione di Hegel della filosofia:

Per Hegel la filosofia non può essere esposta come un insieme di risultati già

dati. Essa può essere compresa solo ripercorrendo il cammino attraverso cui

tali risultati si sono prodotti. Se costruire questo cammino è difficile, anche

ripercorrerlo lo è: il lavoro della coscienza e quello della filosofia coincidono e

sono entrambi caratterizzati da fatica e travaglio. Il dolore non è un

accidente, ma un momento necessario del sapere, perché solo attraversando il

negativo si giunge all’assoluto, che si distingue dalla semplicità astratta delle

verità parziali.

Il sapere, per Hegel, è effettivo ed è scienza: per questo deve assumere la

forma di un sistema. Tuttavia, il sistema non è un semplice mettere insieme

proposizioni già pronte. Il sistema è ciò che connette le proposizioni tra loro,

mostrando la loro necessità interna. Il sapere scientifico non consiste quindi in

una raccolta di risultati, ma nella loro interrelazione.

La scienza ha come contenuto il vero, e poiché il vero è l’assoluto, l’assoluto è

presente fin dall’inizio del percorso. Tuttavia, all’inizio esso è presente solo in

modo astratto: non è ancora conosciuto nella sua determinazione concreta,

ma deve diventarlo attraverso il processo.

Fenomenologia,

Nel percorso della l’assoluto si manifesta come Spirito. Lo

Spirito non è un concetto particolare né una sostanza trascendente: è la forma

in cui l’assoluto diventa consapevole di sé. Esso non sta al di fuori della realtà,

ma la comprende interamente. Per questo è spirituale ciò che è effettuale,

cioè concreto. Lo Spirito è insieme essenza (in sé) ed essere-altro (per sé): ciò

che sembra esterno a esso rimane sempre al suo interno.

Se l’assoluto comprende tutto, sorge il problema del falso. In Hegel il falso non

è escluso, ma viene compreso in due modi:

come particolare immediato, che diventa errore solo se viene

 assolutizzato;

come inconsapevolezza, poiché la verità dello Spirito consiste nella

 consapevolezza del proprio percorso.

La filosofia è definita da Hegel come speculativa, cioè riflessiva: l’intelletto

non deve adeguarsi a un oggetto esterno, ma riconoscere se stesso nel

contenuto. Il sapere non è corrispondenza, ma rispecchiamento.

Hegel descrive inoltre la filosofia come un organismo vivente. Essa è

composta da parti che non sono elementi isolati, ma funzioni di un tutto in

Fenomenologia

movimento. Le figure e i momenti della sono come membra di

un corpo: hanno senso solo nella loro relazione con l’intero.

Resta allora la domanda: come si fa scienza?

Secondo Hegel, bisogna assumersi la fatica del concetto. Non ci si deve

affidare a schemi o strutture formali imposte dall’esterno, né intervenire

arbitrariamente nel movimento del concetto. Il rischio, tipico dei formalisti, è

quello di costruire schemi astratti e applicarli poi alla realtà come se essa

dovesse adeguarsi a essi. Il pensiero filosofico autentico, invece, deve lasciare

che il concetto si sviluppi secondo la sua necessità interna.

2. Importanza della storia:

Il soggetto principale della storia è l’essere umano che deve auto

comprendersi. “Storia è ciò che ci appartiene, Vico”. Hegel pone la storia non

solo come ambiente dove l’assoluto si sviluppa, ma anche dove si sviluppa lo

spirito attraverso episodi storici. Viene fatto quindi un parallelismo tra le figure

dello spirito ed eventi storici che secondo Hegel hanno caratterizzato la storia

tanto da variarne il suo s

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pietro4546 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Fronterotta Francesco.
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