Italia devota – Fattorini
Introduzione
In realtà nessuna delle due. I cattolici italiani furono ostili al processo di unificazione per come andava configurandosi dopo il 1848 e quindi come portato dai tempi nuovi inaugurati dalla Rivoluzione francese, insomma la Chiesa non accettava il carattere rivoluzionario della unificazione, pur non essendo ostili all’Unità in sé. Inoltre negli anni Cinquanta la politica laicizzante aveva confiscato i beni ecclesiastici.
Con il Sillabo del 1864 la Chiesa condanna gli errori della società moderna. Da questo momento i cattolici si dividono in transigenti ed intransigenti verso la modernità. I liberali, seppur ostili al potere della chiesa nella società, ne riconoscevano l’importanza religiosa e ideologica.
Protagonisti o perseguitati?
Con la Grande Guerra i cattolici diventano a tutti gli effetti cittadini italiani, infatti il popolo cattolico è in prima linea nell’esperienza bellica. Essa ha fatto nascere devozioni dalle tinte non solo intime, ma anche pubbliche e politiche (ex. Sacro Cuore). Il cattolicesimo condannerà la guerra come “inutile strage”.
Un’altra novità è la nuova e straordinaria partecipazione femminile. La guerra cambia il volto dei cattolicesimi europei che ricevono finalmente legittimazione. Alcuni partiti (partito popolare e azione cattolica) incarnano il tentativo di mediazione politica laica con lo stato liberale. Ma l’autorità, la famiglia, la tradizione, la disciplina porteranno la chiesa ad accogliere benevolmente il fascismo con Pio XI che definì addirittura Mussolini come l’uomo della provvidenza. Pio XI inoltre propone una condanna alla laicizzazione e un programma di ricristianizzazione.
Un atlante della pietà
Giuseppe De Luca, prete romano, fu animatore di un nuovo protagonismo della cultura cattolica che non vuole mai scindere l’erudizione colta dalla pietà popolare. L’intento di De Luca era quello di ridisegnare i confini dell’Italia e dell’Europa ricomponendo un nuovo atlante costituito dal percorso dei santi, dalla devozione ai santuari ecc. «La pietà sta alla religione come la poesia sta alla letteratura: ne è la cima più alta». La pietas che muove l’uomo verso Dio nasce dalla carità.
Nell’Introduzione parla alla storia della pietà dei concetti di empietà-pietà nel mondo greco. Quindi il lavoro di De Luca interpreta la storia religiosa d’Italia e il rapporto tra modernità e arcaicità. Dalla riforma protestante in poi la religione viene depurata dal miracoloso. Nell’Ottocento c’è un corpo a corpo tra miracolo e scienza sino alla metà del Novecento, quando è maturata un’idea più dialogica, invece oggi ritornano le ostilità. L’uomo ha un immenso bisogno di illusione e di menzogna che lo spinge a sperare nel miracolo. Il positivismo e il progresso sembrano un ottimo connubio tra tecnica, sviluppo scientifico e soprannaturale. Successivamente, però, la scienza comincia ad assumere caratteri magici e prodigiosi: alla religione intesa come pura irrazionalità e dogmatismo si contrappone una scienza come religione della verità, che dovrebbe salvarci dai falsi miracoli.
La crisi dell’individualismo
De Luca non coglie le potenzialità della psicologia come scienza alleata nella formazione delle coscienze religiose a differenza di Agostino Gemelli. Egli promosse la diffusione della psicanalisi in Italia. I miracoli di Medjugorje sono intimi e psicologici (scelte interiori, conversione ecc.).
Tra cattolicesimo adulto e devozioni
Papa Wojtyla incarna la religione nella sua funzione di pacificazione e civilizzazione del nuovo millennio, egli vuole appellarsi all’anima più spirituale comune a tutte le religioni. La religione deve avere una funzione civile: rapporto con gli Stati attraverso le devozioni (culti arcaici efficacemente tradotti in modalità moderne, per es. ricerca dei santi locali). Nel XIX secolo l’iconografia mariana è quella di una donna sola, decisa, che schiaccia con i piedi il serpente (=satana, il nemico, l’infedele, la modernità, la rivoluzione), invece con Wojtyla la Madonna diventa simbolo di riconciliazione, infatti egli riesce a integrare la pietà dei semplici e la cultura delle élite.
Le devozioni italiane
Le devozioni si dividono in devozione personale e devozione come fatto sociale. Esse dovevano compenetrarsi con tutti gli ambiti della vita quotidiana (particolare attenzione alle donne): per esempio rosario, stazioni della via crucis, rispetto del digiuno, riposo festivo. Intento: dimostrare il proprio lealismo ecclesiastico. Nella seconda metà dell’Ottocento avviene una maggiore interiorizzazione delle funzioni liturgiche.
Nel 1883 il papa Leone XIII apre al pubblico l’Archivio Segreto Vaticano poi Bremond e De Luca sottoporranno le devozioni al vaglio del metodo storico-critico, fatto di rigore filologico, ricorso alle fonti e di quella continua distinzione del piano della fede e quello delle prove.
La visione provvidenziale della storia (Manzoni) porta a una maggiore e interiore consapevolezza del peso della presenza di Dio nella storia e nell’agire umano. Quindi Dio viene interiorizzato e visto come misericordioso e infinitamente buono.
Il culto del papa
Intorno alla figura di Pio IX si sviluppa una vera e propria devozione da quando la Repubblica romana costringe il Pontefice a fuggire a Gaeta, da questo momento la modernità si mostra minacciosa per il Cristianesimo e in particolare per la figura stessa del papa. Si crea così un parallelo tra le persecuzioni dei governi liberali e quella dei martiri. Infatti con la fine dell’intesa trono-altare i fedeli europei hanno bisogno di protezione che trovano nella figura del pontefice, la quale viene sempre più sacralizzata.
Con il pontificato di Leone XIII, il nuovo movimento cattolico si esprime in forme politico-sociali: si affermano nuovi modelli di associazioni di carità mossi da uno spirito missionario.
Romanticismo religioso e culto mariano
Il culto mariano è la devozione per eccellenza dell’Ottocento (apparizioni). Vengono postulati due dogmi: l’Immacolata e l’Assunzione. Il rilancio del culto mariano, che nasce da un nuovo bisogno spirituale e religioso, è alla base delle nuove congregazioni femminili (nuovo protagonismo femminile) e porta alla formazione di movimenti internazionali che hanno tutti in comune il carattere bellicoso contro i mali del mondo moderno e la diffusione di nuove opere di carità. Tra le nuove devozioni abbiamo anche “il voto di schiavitù”.
Esiste una profonda sintonia tra culto mariano e cultura romantica: quest’ultima contribuisce a fare del culto mariano il vessillo di una nuova crociata contro i protestanti. Infatti i tratti idealizzati dell’immagine femminile romantica si confondono e si fondono con quelli di Maria, di cui si sottolineano i caratteri naturali più che quelli sovrannaturali.
Le bonnes passions e la catarsi bellica
La Grande guerra rappresenta il nostalgico rimpianto della tradizione e contemporaneamente l’impresa trepidante verso il nuovo. Essa è vista come un evento salvifico e sacro soprattutto per le potenze centrali. Lo spirito universalistico della cattolicità si trasforma spesso in una deriva spaventosamente vicina ai nazionalismi più accesi, infatti l’invocazione di Benedetto XV a interrompere “l’inutile strage” resta inascoltata.
Quindi con la guerra il cattolicesimo ottiene una piena legittimazione dai governi nazionali e dalla cultura laica. Per concludere quindi la Grande guerra depone il suo intrinseco spirito religioso in una rivitalizzazione devozionale nazionalistica sul piano pubblico e in una persona.
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