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Lo sviluppo del commercio mondiale e la rivoluzione industriale

L'Inghilterra intraprese per prima la via dell'industrializzazione grazie a molteplici fattori che le davano un vantaggio rispetto agli Stati continentali: l'accresciuta produttività dell'agricoltura, che rese disponibile una parte della popolazione rurale per altri impieghi, la crescita dell'urbanizzazione, la disponibilità di capitali, il primato acquisito nel commercio mondiale, l'abbondanza di carbon fossile, che fornì energia a basso costo. La rivoluzione industriale si realizzò attraverso una serie di innovazioni tecnologiche che portarono alla sostituzione della manodopera con capitale ed energia.

L'introduzione della macchina a vapore favorì la meccanizzazione dell'industria e una enorme crescita della produttività: nacque così nelle manifatture cotoniere il sistema di fabbrica, fondato sulla concentrazione di macchine e lavoratori salariati. Il carbon coke diede un grande impulso alla siderurgia, base dell'industria meccanica. La rivoluzione industriale fu un fenomeno dirompente, che diede avvio a uno sviluppo che non si sarebbe più fermato e pose le basi dello squilibrio fra i paesi industrializzati e il mondo sottosviluppato che ancora caratterizza la realtà contemporanea.

Le premesse della rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale, termine coniato dalla storiografia inglese nella seconda metà del XIX secolo, indica l'emergere di un nuovo modello produttivo basato sul sistema di fabbrica, caratterizzato da unità produttive che raggruppano numerosi lavoratori salariati e macchine che utilizzano fonti di energia inanimata. Questo processo, che si sviluppò in Inghilterra tra il 1780 e i primi decenni dell'Ottocento, segnò la transizione dalla società rurale a un'economia incentrata sul settore secondario, che divenne il più dinamico e rilevante.

Sebbene l'Inghilterra sia stata il fulcro di questo fenomeno, la rivoluzione industriale si manifestò anche in altre parti d'Europa, grazie a vari fattori di cambiamento che nel corso del Settecento prepararono il terreno. Tra questi vi sono l'incremento demografico, che fornì una maggiore disponibilità di manodopera; i rinnovamenti agricoli, che aumentarono la produttività e liberarono forza lavoro per l'industria; e lo sviluppo del commercio, che creò mercati più ampi per i prodotti industriali. Questi elementi insieme contribuirono a un contesto favorevole all'affermazione della rivoluzione industriale in Europa.

La transizione demografica

Tra il 1700 e il 1800, la popolazione europea aumentò del 64,3%, passando da 121 a 188 milioni, un trend simile a quello dell'Asia, che, grazie in particolare alla Cina, passò da 437 a 638 milioni (+68,5%). Tuttavia, nel secolo successivo, le traiettorie demografiche dei due continenti divergevano: mentre l'Europa conobbe una crescita demografica accelerata, la Cina rimase stagnante, subendo conflitti e carestie che limitarono l'incremento della popolazione.

È importante notare che l'aumento demografico in Europa precedette la rivoluzione industriale, e coinvolse anche regioni come l'Europa orientale, dove la popolazione crebbe da 42,2 a 72 milioni (+58,6%) senza significativi cambiamenti economici. Durante il Settecento, la crescita avvenne principalmente nelle aree rurali e a bassa densità, come dimostra il caso della Russia, dove l'incremento della popolazione si registrò nonostante l'assenza di innovazioni strutturali nell'economia.

La rivoluzione agricola

L'aumento della produttività agricola fu una premessa cruciale per lo sviluppo economico, consentendo di nutrire non solo i lavoratori rurali ma anche una crescente parte della popolazione disponibile per altri settori. Le enclosures, che in Inghilterra iniziarono nel XVI secolo e si intensificarono nel XVIII, ridussero la superficie coltivata secondo metodi tradizionali e facilitarono la modernizzazione dell'agricoltura, trasformando le piccole proprietà in aziende capitalistiche gestite da salariati. Sebbene la storiografia recente abbia messo in discussione l'idea di una rapida proletarizzazione, le enclosures furono decisive nel fornire manodopera, materie prime e una domanda per i manufatti.

In aggiunta alle enclosures, altre innovazioni agrarie emersero in diverse regioni europee, come nelle Fiandre e in Lombardia, dove pratiche irrigue e coltivazioni intensive erano già in uso. Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, tali metodi si diffusero in Germania, Francia, Paesi Bassi e Danimarca. Tuttavia, l'introduzione di queste innovazioni incontrò resistenze, dovute a strutture economiche tradizionali e privilegi ereditari.

L'Inghilterra, comunque, vide la nascita di una vera e propria rivoluzione agricola. Il "ciclo di Norfolk" di Lord Charles Townshend, che prevedeva una rotazione delle colture, eliminò il maggese e incrementò l'allevamento. L'adozione delle marcite, dove possibile, contribuì anch'essa a questa trasformazione. Un indicatore significativo di questo sviluppo è il numero costante di addetti nei campi, che, nonostante l'aumento demografico, rappresentava una percentuale in diminuzione.

I trasporti e le comunicazioni

Nel Settecento, i miglioramenti nelle comunicazioni terrestri rappresentarono un elemento cruciale per lo sviluppo economico europeo. Grazie alla politica mercantilistica, che promosse la riduzione di dazi e pedaggi interni, e all'impegno dei governi nel miglioramento delle reti stradali, si registrarono significativi progressi. In Francia, nel 1738, fu introdotta una corvée per obbligare i contadini a contribuire alla costruzione e manutenzione delle strade, anche se questo provvedimento fu mal visto.

L'Inghilterra, tuttavia, si distinse per i suoi progressi, grazie a società private che gestivano la rete viaria e imponevano pedaggi moderati. La costruzione di canali per il trasporto di carbone e legname contribuì ulteriormente a migliorare i trasporti. Le strade vennero lastricate o ricoperte di ghiaia, facilitando il deflusso dell'acqua piovana e riducendo i tempi di percorrenza; ad esempio, nel 1770 un servizio di diligenze consentiva di viaggiare da Parigi a Lione in cinque giorni.

Nonostante ciò, al di fuori delle principali arterie, i viaggiatori dovevano affrontare condizioni difficili, e in regioni come la Russia, le strade lastricate apparvero solo nel 1830. Tuttavia, i miglioramenti nei trasporti stimolarono gli scambi commerciali interni e facilitarono risposte più rapide alle emergenze, come le carestie.

La crescita dei commerci internazionali

Nel Settecento, la tecnica marinara subì notevoli progressi, in particolare nel calcolo della longitudine e della latitudine, facilitando grandi esplorazioni nel Pacifico, condotte da figure come Louis-Antoine de Bougainville e James Cook. Questo secolo vide un'enorme espansione del commercio internazionale, con Inghilterra e Francia come protagoniste, a fronte del declino delle Province Unite.

Nel commercio con l'Oriente, si osservò una diminuzione del peso delle spezie a favore di nuovi prodotti, tra cui tessuti di cotone e seta dall'India, e porcellane e lacche dalla Cina. Un ruolo sempre più importante fu svolto dallo zucchero, prodotto nelle piantagioni delle Antille, con un'accesa competizione tra Inghilterra e Francia, che sfociò in scontri navali e tentativi di limitare il contrabbando.

Il tè, importato dalla Cina, e il caffè, inizialmente importato dai Veneziani e poi prodotto in Brasile, guadagnarono un'importanza crescente. Nel corso del Settecento, il commercio estero della Francia triplicò, mentre quello inglese aumentò di due volte e mezzo. Secondo una visione marxiana, la sottomissione dei popoli extraeuropei sarebbe stata fondamentale per l'accumulazione di capitali che avrebbero alimentato la rivoluzione industriale. Tuttavia, studi recenti hanno mostrato che i traffici transoceanici non sempre generavano profitti elevati e rappresentavano solo una porzione marginale dell'economia europea.

La tratta dei neri

Fra i rami più attivi del commercio va inserita la tratta di schiavi neri, che conobbe proprio nel Settecento il suo massimo sviluppo grazie all'intensificarsi del commercio triangolare: le navi europee si rifornivano di schiavi sulla costa africana compresa fra il Senegal e l'Angola, portando in cambio chincaglieria, stoffe, alcolici, armi. Dopo la terribile traversata, durante la quale periva in media più del 10% dei neri stivati in condizioni disumane nelle navi, i negrieri vendevano gli schiavi, destinati al lavoro nelle piantagioni, e ricevevano prodotti coloniali da riportare in Europa. Anche in questo commercio gli inglesi riuscirono a ritagliarsi la fetta più cospicua rispetto a francesi, olandesi e portoghesi; i centri della tratta furono innanzitutto Liverpool e Nantes. La maggior parte di questi schiavi era indirizzata verso le piantagioni di zucchero delle Antille (53%), verso il Brasile (31%) e l'America spagnola (10%).

I meccanismi dell'innovazione

Alla base della rivoluzione industriale vi fu l'innovazione tecnologica, spesso promossa dai proprietari e gestori delle imprese per risolvere problemi pratici legati alla produzione. Alcuni inventori avevano legami con il mondo scientifico, ma fu fondamentale anche l'alto livello di alfabetizzazione dei ceti intermedi, tra cui commercianti, imprenditori, artigiani e lavoratori urbani.

Il progresso tecnico si manifestava attraverso l'introduzione di innovazioni che aumentavano la produttività, ovvero la quantità di beni prodotti per unità di lavoro in un determinato tempo. Le tecniche adottate in un processo produttivo formano un sistema in cui una modifica può generare effetti a catena, richiedendo trasformazioni in tutte le fasi. Se si verifica un blocco in un passaggio, l'intero sistema ne risente. Questo accumulo di innovazioni porta infine alla necessità di un nuovo metodo di organizzazione del lavoro, come dimostra l'evoluzione dell'industria del cotone, il primo settore in cui si affermò il sistema di fabbrica.

L'industria del cotone

Nella lavorazione del cotone, le fasi principali includono la preparazione delle fibre, la filatura, la tessitura e le fasi conclusive come la follatura, la garzatura e la tintura. Alcuni di questi processi erano già meccanizzati. I progressi nella filatura avevano aumentato il numero di tessitori e migliorato i loro salari, ma ciò portò a una forte opposizione all'introduzione dei telai meccanici.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alederos14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Carnevale Diego.
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