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L'Ottocento

L'età della Restaurazione

Il Congresso di Vienna

A partire dal 1814, ebbe inizio l'“Europa dei principi” con il Congresso di Vienna, che fu dominato dalle potenze vincitrici contro Napoleone: Austria, Inghilterra, Prussia e Russia. I principi del Congresso furono i seguenti: legittimità (il potere proviene dalla tradizione o da Dio); equilibrio (bilanciare la potenza fra gli Stati); per evitare l’espansionismo francese vennero rafforzati gli Stati confinanti. Nacque così lo Stato-cuscinetto del “Regno dei Paesi Bassi” con l’unione di Belgio (cattolico, appartenente all’Austria) e Olanda (protestante, indipendente).

La politica interna pensata per la Francia consisteva nel ripristinare il sistema politico a prima della Rivoluzione del 1789, mentre in politica estera le potenze avevano l’obiettivo di preservare l’ordine. A questo scopo furono stipulate tre alleanze: la Triplice o “Santa” alleanza (Austria, Russia, Prussia), che stabiliva il principio di intervento (in caso di rivolta interna i membri dell’alleanza sarebbero intervenuti), la Quadruplice alleanza (con l’Inghilterra) e la Quintuplice alleanza (con la Francia). Nelle alleanze, però, sussistevano dei contrasti, come in Germania, poiché dopo la morte di Napoleone essa venne divisa in 39 Stati – compresa la Prussia – sotto l’amministrazione dell’Austria, la quale era in attrito con la Prussia; Austria e Russia si contendevano la zona dei Balcani (appartenente all’Impero turco); infine, Inghilterra e Russia lottavano per il dominio sul commercio.

Le società segrete e i moti '20 e '30

Nell’età della Restaurazione il dissenso politico era rigidamente vietato, perciò il periodo vide la nascita delle società segrete, che avevano come modello la Massoneria. In Italia, la più importante società segreta fu la carboneria, il cui obiettivo ultimo era una Costituzione per il paese. All’interno della società prevalevano due schieramenti: i progressisti e i reazionari, questi ultimi avevano un ruolo assai limitato, mentre i progressisti intendevano tenere vivi gli ideali della Rivoluzione e organizzarono spesso delle insurrezioni, molte delle quali fallite proprio a causa della troppa segretezza dei programmi.

Una delle prime insurrezioni si verificò in Spagna. Le colonie spagnole in America chiedevano l’indipendenza, così il 1 gennaio 1820 la Spagna decise di mandare un esercito per reprimere gli insorti, ma esso stesso attuò una rivolta poiché al suo interno vi erano anche membri dei comuneros che appoggiavano i coloni. Il re spagnolo Ferdinando VII fu così costretto a concedere una Costituzione liberale ai coloni, che divenne un punto di riferimento per gli altri possedimenti spagnoli: ad esempio, nel Regno delle due Sicilie scoppiò una rivolta a Nola su modello di quella dei coloni spagnoli, e anche lì Ferdinando VII dovette concedere una Costituzione.

Ad un successivo congresso della Santa alleanza venne invitato il re spagnolo, ma i carbonari si opposero temendo che un intervento delle altre potenze avrebbe vanificato i successi ottenuti. Così, il re giurò di voler difendere la Costituzione, ma una volta arrivato alla sede del congresso, chiese l’intervento dell’Alleanza, che mandò un esercito su suolo italiano. Dopo nove mesi (marzo 1821), Ferdinando VII poté tornare a Napoli e annullare i provvedimenti costituzionali.

Il Piemonte approfitta della concentrazione di forze al Sud per far scoppiare il moto a Torino. Il re Vittorio Emanuele I fu costretto ad abdicare in favore del fratello Carlo Felice. In attesa che quest’ultimo tornasse da Modena, il reggente che lo sostituiva, Carlo Alberto, concesse una Costituzione temporanea; tuttavia, al ritorno di Carlo Felice, Carlo Alberto venne mandato in Spagna per riabilitarsi e in seguito questi combatté contro i rivoltosi a Torino che prima appoggiava (perciò gli venne attribuito il soprannome di “re tentenna”), al fine i rivoltosi vennero mandati in esilio.

L’unico successo dei moti di inizio Ottocento fu l’indipendenza della Grecia (ortodossa) dall’Impero turco (musulmano). Essa la ottenne grazie all’aiuto della Russia (anch’essa ortodossa) e dell’Inghilterra, che voleva evitare un vantaggio alla Russia. Lo scontro si concluse con una battaglia navale e con la pace di Adrianopoli, mentre l’unica condizione posta dall’Alleanza fu la scelta del re al trono greco, Ottone di Baviera. Nel 1823 la Grecia ottenne l’indipendenza. Questo evento fu uno dei motivi per cui l’Alleanza entrò in crisi; un altro motivo fu l’indipendenza dell’America Latina.

Le ragioni dell’indipendenza ottenuta furono: l’interesse della Gran Bretagna; il presidente degli USA al tempo, Moroe, sostenne che «l’America è degli americani» (la cosiddetta “dottrina di Moroe”), in realtà il vero obiettivo degli USA era di impadronirsi delle risorse dell’America del Sud.

In Francia, alla morte di Luigi XVIII, divenne re Carlo X, il quale cercò di restaurare l’assolutismo emanando quattro ordinanze: scioglie le camere; restringe il diritto di voto ai soli cittadini ricchi; rimuove la libertà di stampa; emana la legge del miliardo per risarcire tutte le perdite subite dai cittadini benestanti. Alla luce di questi provvedimenti, il popolo parigino insorse durante le tre giornate di luglio. Carlo X, dopo tre giorni, abdica e al suo posto sale al trono un re liberale “borghese” Luigi Filippo d’Orléans, il quale annuncia il principio di non-intervento con l’intenzione di contrastare la Santa alleanza e di difendere la decisione dei popoli.

  • In Belgio, il 25 agosto a Bruxelles, scoppia una rivolta per l’indipendenza dall’Olanda. Quest’ultima chiede l’aiuto della Santa alleanza, ma alla Conferenza di Londra, Francia e Gran Bretagna la contrastarono; così, il Belgio ottenne l’indipendenza.
  • In Polonia, il 9 novembre, scoppiò la rivolta per l’indipendenza dalla Russia; lo zar russo Nicola I intervenne, ma in questo caso la Francia e la Gran Bretagna ne temono la potenza, così esse non intervennero. Repressa la rivolta il regime divenne più autoritario.
  • In centro Italia, nel Ducato di Modena, Ferdinando IV d’Este coltivava dei rapporti con i carbonari ed era intenzionato ad alimentare un moto in tutto il centro Italia; tuttavia, il giorno prima dell’insurrezione, decise di far arrestare e condannare a morte uno dei più influenti esponenti carbonari, Ciro Menotti; il moto scoppia ugualmente e i rivoltosi attendono l’aiuto della Francia, che però non arrivò, motivo per cui il moto fallisce e le truppe austriache repressero la rivolta. La Francia decise di non intervenire poiché al re Luigi Filippo era giunta voce che tra i carbonari vi era anche Filippo Bonaparte e, temendo la formazione di un nuovo partito bonapartista, decise di non appoggiare i rivoltosi.

Il dibattito risorgimentale

Le sconfitte della carboneria ne misero in evidenza i difetti: la troppa segretezza e la diversità di intenti. Difatti, dopo questi eventi, all’inizio dell’800 iniziò a diffondersi l’idea di un’unità nazionale e di un nuovo Stato. Ma, su questa questione, le opinioni si divisero: i moderati di destra sostenevano di dover coinvolgere la monarchia Sabauda per raggiungere l’unità gradualmente, mentre i democratici di sinistra ritenevano di dover coinvolgere il popolo per creare una repubblica.

Il processo che portò poi all’unità d’Italia venne chiamato “Risorgimento”. A fondarlo fu Giuseppe Mazzini nel 1831 con la nascita del movimento politico “la Giovine Italia”, affinché l’Italia diventasse libera, indipendente e repubblicana. I moti che Mazzini usò nella sua propaganda per coinvolgere il popolo furono:

  • “Educazione e insurrezione”
  • “Dio e popolo”, ove identificava Dio come spirito presente nella storia
  • “Pensiero e azione”

Tuttavia, l’azione fallì poiché nessun tentativo di insurrezione riuscì concretamente e, inoltre, Mazzini fu accusato di aver spinto molti giovani a un sacrificio sostanzialmente inutile.

L'esplosione del Quarantotto

In Francia

Gli anni '40 dell’800 furono caratterizzati da una grave crisi politica che portò alla rivendicazione di un’unità nazionale. Infatti, nel 1848 la crisi sfociò in un’ampia ondata rivoluzionaria in tutta Europa. La prima rivolta iniziò in Francia, ove il re borghese Luigi Filippo d’Orléans trovò molti oppositori nella classe operaia, che, appoggiata dai socialisti, organizzava dei comizi per fare propaganda politica. Il 22 febbraio, uno di questi comizi venne proibito a Parigi, per questo motivo il popolo parigino insorse e in soli tre giorni formò un governo rivoluzionario, che firmò la Seconda Repubblica. Questo governo provvisorio emanò alcuni provvedimenti democratici, tra cui: il suffragio universale maschile, la riduzione dell’orario di lavoro, l’abolizione della schiavitù e creò anche gli ateliers nationaux (fabbriche nazionali di Stato), ma proprio queste ultime portarono a delle conseguenze. Si diffuse gradualmente la “paura del rosso” (dalla bandiera socialista) e le fabbriche di Stato non furono approvate dalla borghesia e dai contadini.

Alle prime elezioni d’aprile, la maggioranza la ottennero i moderati (borghesi), che formarono un governo conservatore e annullarono tutte le riforme, costringendo gli operai rivoltosi ad arruolarsi nell’esercito. Questa decisione scatenò una nuova rivolta che durò quattro giorni prima di essere repressa nel sangue. L’unica riforma che il governo mantenne fu il suffragio universale, si formò dunque una repubblica moderata e la nuova Costituzione stabilì un’elezione diretta del presidente della Repubblica, alla quale si candidò Carlo Luigi Napoleone Bonaparte (conservatore e moderato), che divenne presidente il 10 dicembre. Pochi anni dopo, nel 1851, grazie a una deriva plebiscitaria, Luigi Napoleone trasformò la Repubblica in dittatura, facendosi votare presidente per 10 anni; nel '52, trasformò la dittatura in Impero assumendo il nome Napoleone III.

Nell'Impero asburgico e negli Stati tedeschi

La notizia dell’insurrezione a Parigi diede il via a rivolte in tutta Europa. Ad esempio, il 13 marzo, la protesta scoppiò a Vienna; l’Impero asburgico chiese il distacco di nazionalità, ma le rivolte furono represse e a dicembre l’imperatore Ferdinando I abdicò in favore del nipote Francesco Giuseppe. Successivamente, la rivolta scoppiò prima a Berlino il 14 marzo, poi in tutti gli Stati tedeschi, sollevando il problema dell’unità nazionale. Alla luce di ciò, fu istituita un’Assemblea nazionale costituente che scelse come progetto la “piccola Germania” (esclusa l’Austria) e offrì la corona del nuovo Stato al re di Prussia Federico Guglielmo IV; questi, tuttavia, rifiutò e l’assemblea fu sciolta: la via liberale fallì.

In Italia

Tra le rivolte più importanti dell’epoca vi fu quella in Italia. Lì, infatti, i primi giorni di gennaio del 1848, vi erano dei disordini a Milano, in Lombardia e in Veneto, tutti territori appartenenti all’Austria. Esattamente l’1 gennaio vi fu uno sciopero del fumo organizzato dagli studenti per colpire il commercio del tabacco austriaco. Per provocarli, la polizia austriaca iniziò a fumare nei teatri e nei musei. Alla notizia della rivolta di Vienna (13 marzo), scoppiò la rivolta anche a Milano, che durò dal 18-22 marzo: le cinque giornate di Milano. Durante la rivolta popolare si formò un comitato rivoluzionario con a capo Carlo Cattaneo, il quale formò la “Repubblica di Cattaneo” a Milano.

Nel frattempo, il re tentenna Carlo Alberto viene convinto dai ministri a dichiarare guerra all’Austria poiché in caso di vittoria avrebbe ottenuto la Lombardia, in caso di sconfitta si sarebbe potuta formare una repubblica stabile a Milano. Così, il 23 marzo scoppia una guerra federale: la prima guerra di indipendenza, appoggiata da molti stati, tra cui il Regno delle due Sicilie, il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio di Pio IX. Quest’ultimo, però, durante la guerra decise di ritirarsi con l’allocuzione del 29 aprile, in cui sostiene di non poter partecipare alla guerra in quanto “padre di tutti i popoli”, ma la vera ragione era la minaccia dello scisma dell’Austria cattolica.

Come conseguenza di questa scelta, anche gli altri Stati si ritirarono. Rimasto solo, Carlo Alberto venne sconfitto a Custoza il 13 luglio e il 9 agosto firmò l’armistizio di Salasco in attesa di riprendersi. La guerra si sarebbe ripresa un anno dopo (23 marzo 1849). Durante questo anno, il popolo rimase con il desiderio di liberarsi dallo straniero, perciò scoppiarono tre rivolte ispirate da Mazzini con il motto «È finita la guerra reggia, comincia la guerra di popolo». Si formarono tre repubbliche in tre città diverse: Venezia, Firenze e Roma. Nello Stato pontificio il papa venne estromesso e imprigionato dal popolo: si forma così la Repubblica romana governata da un triumvirato, di cui faceva parte anche Mazzini, che colse l’occasione per creare una nuova costituzione con un’Assemblea costituente a suffragio universale.

Pio IX decise di chiedere aiuto al sovrano francese Luigi Napoleone, il quale accetta la richiesta poiché sperava di ottenere il consenso popolare dando aiuto al papa, essendo che precedentemente Luigi Napoleone era un carbonaro. Nel 1849, la rivoluzione venne repressa nel sangue e al sovrano francese venne affibbiato il nome di “assassino della rivoluzione”. Vengono represse anche le altre repubbliche formatesi a Venezia e Firenze, ciò poiché in quell’anno ricominciò la guerra tra Austria e Carlo Alberto. La guerra dura un mese e Carlo Alberto venne sconfitto: egli abdicò il trono in favore del figlio Vittorio Emanuele II, che il 24 aprile firma l’armistizio di Vignale con l’Austria, terminando la guerra.

L'unità d'Italia

La presidenza di Cavour

Dopo il fallimento dei moti del 1848, l’Austria propose a Vittorio Emanuele II di abolire lo Statuto Albertino in modo da estinguere il debito di guerra; tuttavia, egli rifiutò a condizione che il Parlamento italiano non interferisse con la sua politica, ottenendo così i primi consensi popolari. Alle prime elezioni, fu eletto deputato il conte di Cavour, favorito in quanto liberale ed estimatore della monarchia britannica e, inoltre, molti lo seguirono anche a causa del fallimento delle rivolte di Mazzini e Pisacane (altro rivoluzionario). Nel 1850 Cavour fece una manovra di connubio insieme al capo della sinistra moderata Rattazzi, in modo da ottenere il ruolo di primo ministro e così fu. Nel 1852, quando Massimo d’Azeglio si dimise, Cavour divenne presidente del Consiglio.

Inizialmente, egli cercava l’espansione del Regno di Sardegna nel Nord Italia: il nemico era quindi l’Austria e la Francia era l’alleata ideale poiché bramava di divenire potenza dominante. Anche per questo, Cavour partecipò alla guerra di Crimea a fianco di Inghilterra e Francia. La guerra aveva come protagonisti la Russia, che voleva espandersi, e la Turchia, difesa da Francia e Inghilterra (l’Austria rimase neutrale per non lasciare sguarnita l’Italia). Quando, durante la guerra, la Francia chiese aiuto, Cavour accolse la richiesta e mandò 15 mila uomini a combattere. Pur se esiguo, grazie a questo contributo l’Italia venne invitata al congresso di pace, dove Cavour prende la parola per sottolineare l’invadenza del regime oppressivo austriaco. Napoleone III mostrò interesse per la questione.

Ciò che spinse Napoleone III ad agire fu un attentato ordito contro di lui da parte di Filippo Orsini. Così, nel 1858, strinse con Cavour gli accordi di Plombières che decretavano: (1) la Francia si sarebbe impegnata in una guerra contro l’Austria solo se difensiva; (2) in caso di vittoria, la Francia avrebbe ottenuto Nizza e Savoia; (3) l’Italia centro-meridionale sarebbe stata controllata da due principi francesi, uno dei quali avrebbe dovuto sposarsi con la figlia di Vittorio Emanuele II.

Cavour accetta le richieste e fonda la “Società nazionale” insieme ai mazziniani delusi, con la quale attua delle manovre di provocazione contro l’Austria: blocca il fiume di Cino con un esercito. L’Austria, in risposta, mandò un ultimatum, ma infine la guerra scoppiò il 29 aprile 1859: la seconda guerra di indipendenza (scoppiata 10 anni dopo la prima). Ci furono delle battaglie a Solferino e San Martino, e in alcune città si proclamarono dei governi temporanei annessi al Regno di Sardegna. Napoleone III, temendo una maggiore espansione del Regno di Sardegna e l’intervento di Russia e Prussia, firma l’armistizio di Villafranca con l’Austria, sostenendo che vi fossero stati troppi morti a Solferino. La pace prevedeva la cessione della Lombardia da parte dell’Austria alla Francia, che a sua volta la cede al Regno di Sardegna.

Giuseppe Garibaldi e Francesco Crispi

Per proseguire l’espansione, Cavour offre a Napoleone III Nizza e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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