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CAPITOLO 2: SOCIETÀ E MEDIA DIGITALI: NETWORK SOCIETY

CONNECTIVE SOCIETY E PLATFORM SOCIETY

2.1 una società in trasformazione: l’utopia cibernetica e il digitale

L’avvento del digitale rappresenta una sfida alle comunicazione di massa in virtù del potere

trasformativo che porta con sé.

Un potere che va relativizzato rispetto alle forme di cyberentusiamo con cui è stato accolto.

Ciò che ha sostenuto per lungo tempo la visione cyberottimista è l’ UTOPIA

CIBERNETICA, quella della società post-industriale, del terziario avanzato che struttura una

spazialità in cui la dimensione di massa assume un movimento più fluido, che ha il suo senso

regolativo in una visione della società e della comunicazione organizzata come una rete di

connessioni.

La regolazione cibernetica è di tipo automatizzato e alimenta una società del controllo, che

trova la sua forma più compiuta nel svilupparsi della diffusione della tecnologia

computazionale (basata sull’uso dell’elaborazione automatica delle informazioni) in ogni

ambito del quotidiano.

Questa idea di evoluzione progressiva guidata tecnologicamente produce l’idea di

dematerializzazione del mondo.

Questa fase di utopia tecnologica si correla a un clima culturale e teorico che segna l’era della

globalizzazione e del capitalismo post-industriale, portando a dissolvere tutto ciò di solido

(lo Stato,le imprese…) L’universalità del mercato, l’emergere di una società mondializzata,

sono fenomeni che prefigurano un mondo decentrato, costituito di diversi nodi di una rete

eterarchica (cioè basato su una struttura a rete, cooperativa e non gerarchica).

È però nella modernità più avanzata che troviamo un cambio di direzione dell’utopia

cibernetica negativa (visione pessimistica del digitale in cui le reti limitano l’uomo invece di

liberarlo) a favore di un’utopia positiva che interpreta il senso della cyberconnessione così

come cominciamo a osservarla.

La natura cibernetica della società viene sostenuta anche dal suo intrecciarsi con le

telecomunicazioni e dalla strutturazione di una rete di uomini e macchine che rendono la

connessione tra nodi visibile in quello che diventerà il proggetto internet. È in questa fase che

nell’atteggiamento culturale diffuso, diventa prevalente l’internet-entusiamo (ottimismo

esagerato nei confronti di internet visto come strumento per migliorare la società e la

comunicazione). L’utopia cibernetica nella sua versione cyberconnettiva produce una

narrazione fatta di comunità virtuali sospinta da un egualitarismo digitale e da un libertarismo

espressivo che sembra determinato dalla tecnologia di rete in sé e dalle sue proprietà.

Troviamo esaltata una natura salvifica della rete , nella deriva che assume attorno al concetto

di comunità virtuale che tenta paradossalmente di rinsaldare la modernità più avanzata con le

forme sociali di una solidarietà organica premoderne; e con atteggiamenti culturali che

definiscono un discorso su internet caratterizzato da opposizioni tipo beatificazione vs

demonizzazione che enfatizzano il ruolo della tecnologia rispetto alla nostra società,

influenzando l’immaginario sociale.

La visione cyberutopica esaurisce la sua spinta propulsiva nel momento in cui la penetrazione

ubiqua delle tecnologie di comunicazione digitale tocca routine del mondo della vita

quotidiana e nel momento in cui il progetto di globalizzazione politica ed economica

dell’Occidente a capitalismo avanzato volge il suo sguardo alla rete come strumento di

esportazione liberale della democrazia. Con la diffusione dei blog, dei social network e delle

pratiche di connessione tra le persone, la rete viene interpretata come una possibilità di

emancipazione democratica e di redistribuzione dell’informazione.

Nel 2010, Hillary Clinton in un discorso al News Museum, sosteneva che fosse necessario

mettere questi strumenti nelle mani di chi li usa per promuovere la democrazia e i diritti

umani. Anche l’amministrazione Obama, durante le proteste in Iran, chiese a Twitter di

restare attivo per permettere la comunicazione dei manifestanti.

Questa visione ottimistica però viene criticata da Morozov, che avverte il rischio di pensare

che la tecnologia da sola possa portare libertà. Secondo lui, credere che internet basti a far

ribellare i popoli oppressi è una forma di ingenuità demagogica.

Dunque è importante NON cadere nel determinismo tecnologico ovvero nell’idea che la

tecnologia determini automaticamente il cambiamento sociale.

Internet è una tecnologia modellata socialmente: le sue potenzialità dipendono dall’uso che le

persone e le società fanno.

I processi di digitalizzazione vanno contestualizzati all’interno dei processi sociali che li

accompagnano.

2.2 verso una network society

A partire dagli anni Ottanta, si assiste ad un cambiamento del sistema dei media lungo le

direttrici della decentralizzazione,diversificazione e personalizzazione sospinte dai nuovi

media che cominciano a mutare l'esperienza audiovisiva del pubblico di massa.

L’offerta mediale si pluralizza e diversifica attorno alla moltiplicazione di canali televisivi

supportata dallo sviluppo del

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chantaltacchiaa__ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e antropologia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guiso Andrea.
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